Save the last dance

12 febbraio 2017 ore 23:17 segnala
Forse quello che siamo oggi deriva da quello che siamo stati ieri, io credo che per me sia stato così. Devo il mio presente a un passato superato a fatica, che ha lasciato segni profondi e che forse resterà sempre annidato negli angoli della memoria.
Ho accumulato tanti fallimenti e insuccessi negli anni, uno dietro l'altro, con la lunga serie di ferite e cicatrici che ne sono derivate. Ho passato un'adolescenza da brutto anatroccolo, il che di certo non mi ha reso la vita facile. Guardandomi indietro vedo solo un film triste, una pellicola rovinata dal tempo che scorre graffiata e consunta mostrando scene di solitudine e abbandono silenzioso; mi vedo ragazzina, schernita dai compagni per l'acne e per l'apparecchio, isolata in una quarantena imposta come se la mia sete di affetto e rispetto non fosse degna di essere saziata. Il passare degli anni mi ha scaraventato addosso mille altre palline di carta, mille altri intervalli china su un banco sola, in un'adolescenza dell'anima che mi è sembrata interminabile. L'acne è sparita dal viso, le cicatrici sono rimaste sul cuore. L'insicurezza che deriva dalle cattive parole è ciò che fa la differenza tra una persona che cresce serena e una che non sa dove muoversi, come una pianta che improvvisamente sia liberata da ormeggi e contorca i rami liberi in direzioni confuse.
Io non sono stata capace di crescere. L'insicurezza accumulata in anni di scherni, cattiveria e dispetti mi ha resa incapace di relazionarmi al mondo, me l'ha fatto rifuggire, e poi negare, allontanare, tenere a distanza con la consapevolezza che far avvicinare le persone equivalesse a consegnar loro il potere di colpirmi. E a qualcuno a volte l'ho concesso, aggrappandomi, ancora, come la ragazzina seduta a quel banco che desiderava disperatamente che qualcuno le si avvicinasse e le dicesse che era bella. Me l'hanno detto, poi, ma solo per lasciarmi seduta ad altri banchi, con altre cicatrici che quelle dell'acne, più profonde e meno guaribili.
Ho continuato ad aggrapparmi per anni. Ho rivisto la stessa scena mille volte, sentito le stesse parole mille volte, e per ognuna di quelle mille ho risentito gli scherni e le risate e rivisto quel banco e quella sedia. In amore mi sono sempre vista preferire altre, più o meno belle, migliori o peggiori, ma finendo costantemente con l'essere relegata al secondo posto, come seconda scelta e a volte senza essere scelta nemmeno per seconda; lasciata sola su un banco, indesiderata, di nuovo. E nonostante tutto la mia insicurezza ha continuato a concedere alle persone di farlo, di lanciarmi addosso altre palline di carta. Ho finito col credere alle cattiverie, e a un certo punto ho smesso semplicemente di credere anche in me stessa. Dopo anni ho smesso di farmi abbandonare, e mi sono abbandonata da sola. Ed è una colpa nei miei confronti che non mi perdonerò mai.
Ci si può raccontare quanto si vuole di essere forti, di aver superato il proprio passato e di essere cresciuti, ma la verità è che chi ha il mostro dell'insicurezza dentro di sé ne finisce inevitabilmente fagocitato. Il germe dell'insicurezza mette radici che nemmeno la più buona volontà riesce a sradicare, e che torneranno ad avvinghiarti ogni volta ricordandoti della tua inadeguatezza. Ogni volta che qualcuno proverà ad avvicinarsi, e ogni volta che si allontanerà. Soprattutto quando si allontanerà.

Oggi, a distanza di tempo, posso dire di essere cresciuta e di aver dato finalmente una direzione ai miei rami. Ma perchè questo fosse possibile è stato necessario un percorso lungo e doloroso di riabilitazione alla vita, e la persona che sono oggi è cresciuta ingoiando quello che era, fagocitandolo a forza, arrivando persino a negarlo, eppure conservandolo in segreto come un vulcano che nasce nella culla di un cratere precedente ereditandone le ceneri. Per sopravvivere ho dovuto metabolizzare tutti gli errori, le autodistruzioni, gli abbandoni, farne un impasto e inghiottirlo, passo obbligatorio per poter cancellare una storia di mancanze e ripartire da zero.
Vorrei poter dire che alla fine ce l'ho fatta da sola, ma non è stato così, e forse in fondo ho sempre saputo che avrei avuto bisogno di un aiuto per togliere l'aria alla mia bolla di insicurezze e soffocarla per sempre. A volte la forza non basta per riconciliarsi con se stessi, a volte non ci si può salvare da soli.
E io mi sono riconciliata con l'universo solo nel momento in cui qualcuno è venuto a chiamarmi a quel banco, e a dirmi che ero bellissima, facendomi alzare, e ballare, e volteggiare, esaudendo il desiderio di quella ragazzina con l'apparecchio ai denti, ormai morta e sepolta, che aspettava solo di essere liberata per sempre dalla prigione del passato. E che può finalmente dirmi addio.

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Forse quello che siamo oggi deriva da quello che siamo stati ieri, io credo che per me sia stato così. Devo il mio presente a un passato superato a fatica, che ha lasciato segni profondi e che forse resterà sempre annidato negli angoli della memoria. Ho accumulato tanti fallimenti e insuccessi...
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12/02/2017 23:17:02
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Commenti

  1. VirPaucisVerbo 14 febbraio 2017 ore 14:41
    Non è mai tardi per liberarsi dalla gabbia del nostro passato. Bella la soddisfazione, l'alleggerimento dell'anima che si percepisce dalle tue parole! :rosa
  2. AllegroRagazzo.Morto 14 febbraio 2017 ore 22:27
    @Hildegarde
    trovare una strada può essere non facile, trovare la propria a volte risulta essere inesorabilmente difficle, questo perché mentre ci si appresta a trovarne una, posto che la si debba trovare o la si voglia trovare, si cresce allo stesso tempo, sulla base delle esperienze... siano esse belle o solo positive, brutte o forse solo complicate.

    Per esperienza personale sono sicuro di essere partito da qualche parte ma pur avendone incrociate diverse (strade) ed averne affiancato altre (strade) per un periodo, la mia strada non so ancora oggi se possa definirsi tale.

    Probabilmente i ricordi spesso assumono più la solida forma di mattoni che il nulla etereo di un pensiero. Sè è la nostra mente a dare poi spessore ad ogni idea, pensiero e ricordo, questo non è sempre un vantaggio.

    Spesso mi chiedo se abbia fatto tutto ciò che avessi dovuto fare, se abbia imparato dai miei errori, piccoli ed immensi, se abbia senso ancora porsi codesti interrogativi. La verità è che credo di non essere affatto la persona che dovrei essere, credo di mantenere enormi lacune e di essere incapace di andare in qualche modo avanti.

    Il problema o la fortuna è che ad ogni modo avanti si continua ad andare pure pensando di essersi fermati perché è la sola cosa che di inerzia ci trascini. Certo a volte ci si ferma definitivamente ma questo è un aspetto del quale non è importante scrivere adesso.

    Trovare il positivo o cercare le piccole cose è un modo di incamminarsi, ovviamente ognuno intende codesti elemeneti in modo diverso ed ha i propri tempi, i propri modi e ognuno mantiene le proprie opinioni al riguardo. Leggendoti traspare una luce, segui uno spiraglio e ti invidio perché ci sono momenti nei quali per me sia come andare a caso, in attesa del prossimo muro contro cui semplicemente sbattere, in attesa soltanto dell'ennesimo errore o della scelta più ovvia. E la scelta ovvia non è per forza quella più semplice.

    Scrivi ripartire da zero... secondo me non è mai zero letteralmente, abbiamo dietro un bagaglio sempre, a volte leggero, così leggero da sembrare inesistente, a volte è come portarsi dietro mattoni. Ad ogni modo... se lasci il superfluo doloroso alle spalle, ti resta il presente ed il futuro, non so dire o voglio dire se sia il modo giusto ma è sicuramente un modo...
  3. froggo 25 febbraio 2017 ore 23:50
    non posso commentare l'esperienza della tua vita. volevo solo dire che ti ho letto, ti ho ascoltata e anche se non potrò mai capirti del tutto, ci ho provato.
    aspetto che tu scriva ancora...

    :boing frog

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