A girl walk alone at night di Ana Lily Amirpour (Usa 2014)

20 marzo 2018 ore 01:03 segnala


Nella città iraniana immaginaria di Bad City si incrociano i destini di alcuni personaggi dei bassifondi,ignari di essere osservati da una figura silenziosa quanto letale.
In un bianco e nero di una bellezza quasi abbacinante nel 2014 la regista di origini iraniane Ana Lily Amirpour realizza un'opera prima che incanta per padronanza del mezzo cinema,potenza visiva ed evocativa,rigore nella messa in scena e autorevolezza nel attingere rispettosamente con autentico amore per il cinema da maestri come Jarmusch o Leone.
Perchè come da lei stessa definito,non senza un pizzico di audacia nel promuoverlo, A girl walk alone at night è un'iranian spaghetti western vampire.
Un film che omaggia nella forma più che nella sostanza appunto il genere vampiresco e quello western.
Generando un curioso,originale e intriso di cultura pop moderna ibrido d'autore,un film dalla sceneggiatura esile eppure affascinante,conturbante a tratti sensuale senza in realtà mostrare quasi nulla se non giochi di sguardi penetranti e parole pronunciate in farsi dalla musicalità aliena quanto intrigante.




Azzeccatissima nonostante il film in realtà sia girato in Usa la scelta di ambientarlo in Iran nella città di fantasia Bad City (omaggio probabilmente a Sin City di Miller) e la scelta di girare il film in iraniano,cose che lo rendono se possibile ancora più sinuoso,estraneo rispetto ai canoni usuali del cinema americano e avverso ad ogni inquadramento in un genere ben preciso,perchè il film della Amirpour nella sua identità post-romantica è unico.
Fondamentali le musiche,scelte accuratamente su cui spiccano alcuni brani del gruppo Radio Baghdad.
Evidente l'amore verso la settima arte dell'autrice,la sua preparazione a livello sia tecnico che culturale.



Opera prima che ha svelato al mondo questa nuova regista americana di origini iraniane,attesa al varco per il suo secondo film produzione Netflix The bad batch accolto molto più tiepidamente,mi pronuncerò solo dopo averlo visto.
Nel frattempo godiamoci questa piccola perla rigorosamente in originale,un film che riporta la figura del vampiro alla sua aurea romantica di un cinema che ormai appartiene solo ai ricordi.

Annientamento (2018) di Alex Garland

14 marzo 2018 ore 01:24 segnala


Alex Garland alla sua seconda regia dopo l'esordio notevole con Ex-Machina adatta il romanzo di Jeff VanderMeer primo capitolo della Trilogia dell'area X ai tempi del mezzo cinema,con mano personale ed originale.
La Paramount decide di distribuirlo al cinema solo in tre paesi America,Canada e Cina mentre nel resto del mondo il film esce in streaming per la piattaforma Netflix.
Annientamento a dispetto da ciò che il titolo lascerebbe supporre non è prettamente una pellicola sci-fi action,anche se vi sono alcune notevoli e tesissime scene del genere.
E' un film che rimanda alla fantascienza adulta introspettiva di Tarkowski e Kubrick tentando con indubbia originalità visiva e concettuale a spiccare in un panorama fantascientifico del settore ormai inflazionatissimo e spesso telefonato in cui il deja vu è sempre dietro l'angolo.



Era impossibile e nemmeno auspicabile rispettare pedissequamente il romanzo da cui è tratto,le maggiori critiche che si leggono in rete si agganciano a ciò e francamente ogni qual volta si tenta di paragonare un film al romanzo da cui è tratto mi vien da sorridere,essendo due mezzi con tempi,percezioni e fruizioni non solo personali e soggettive ma anche molto diverse tra di loro.
Risiede molto nella forza di una sceneggiatura misurata,circolare e appunto personale della storia la riuscita di un film simile e Garland non delude.
Il regista già sceneggiatore di fiducia di Danny Boyle per 28 giorni dopo e Sunshine nonchè dello struggente Non lasciarmi,dimostra ancora una volta un gusto estetico non comune,un'occhio cinematografico notevole.




Rimangono impresse alcune sequenze belle ed originali fra cui un'incontro extraterrestre molto riuscito nella sua semplicità,decisamente "alieno" nei modi e nella coreografia della scena.
Cast quasi tutto al femminile tra cui si rivede volentieri Jennifer Jason Leight per un film che non annoia,sorprende sia visivamente che a livello di contenuti e probabilmente getta le basi per una possibile saga tratta dalla trilogia cartacea della zona X.
Se la qualità rimane su questi livelli direi che la cosa è ampiamente auspicabile.
Inutile dirlo l'ideale sarebbe vederlo in originale ed è una pellicola adatta soprattutto agli appassionati del genere.

Thelma di Joachim Trier Quando Adele incontra Carrie

13 marzo 2018 ore 19:20 segnala


Film lento ed ipnotico,si prende volutamente i suoi tempi Trier perchè sa dirigere e ne è consapevole,regia di altissima classe non è schiavo di tempi e stereotipi del cinema Hollywoodiano e confeziona un film di alto livello.
Si presuppone ovviamente per una storia simile una sospensione dell'incredulità non indifferente,che proprio grazie alla bravura del regista si mantiene in piedi per tutta la durata del film.
Bravissima l'interprete principale ed anche gli attori comprimari,visivamente nulla da eccepire alcune scene sono di una bellezza estetica davvero appagante anche per un occhio cinematografico attento e critico.




La prima parte scivola via benissimo,non annoia mai in un delicato racconto di formazione e scoperta della propria sessualità che fa impallidire altri film che trattano l'argomento in modo più esplicito (La vita di Adele).
Si perde un po nella seconda parte in alcune piccole lungaggini,una decina di minuti in meno avrebbero giovato all'insieme del film e rimane il colpo in canna per il previsto climax finale, un po trattenuto come non succede in altri film simili come lo splendido Carrie di Brian De Palma.
Non cerca di sondare troppo in profondità sacro e profano,teologia e psichiatria e probabilmente è un bene,mantiene il film in un limbo tutto suo personale e autoriale.




Imperfetto specie nella sceneggiatura ma una delle cose meglio girate viste ultimamente.

The post quando ancora un giornale poteva cambiare il mondo

05 febbraio 2018 ore 00:06 segnala




Arriva dopo molti anni dai fatti narrati il film di Spielberg, in tempi in cui la carta stampata pare abbia dovuto lasciare il passo alla voracità e alle modalità di informazione di internet e dei device in cui forse vanamente riversiamo le nostre velleità culturali.
Anche per questo assume un'importanza fondamentale nel panorama cinematografico odierno,un film che racconta come tutti noi siamo arrivati qui,in particolare lo spirito liberale di un paese dagli ideali altissimi purtroppo spesso miseramente crollati nelle mani dell'uomo delle sue pulsioni e debolezze.
Un paese al quale ancora oggi tutti si guarda nonostante le ultime vicende politiche con speranza,perchè siamo in fondo un po tutti americani o meglio sono loro che sono un po tutti italiani,irlandesi o spagnoli etc etc.
Il naturale prequel dell'istant movie di Alan j. Pakula Tutti gli uomini del presidente,dove si chiude il film di Steven si apre il film con Redford.



Un film che rasenta la perfezione quello di Spielberg non didascalico,pregno di passione politica e civica ben interpretato da due mostri sacri di Hollywood.
La inossidabile Maryl Streep che delinea benissimo il personaggio dell'editrice Kay Graham e il fido scudiero di Steven Tom Hanks sempre sui suoi alti livelli.
Completano il cast un gruppo di ottimi caratteristi su cui spicca il Bob Odenkirk star di Breaking Bad e Better Call Saul.
Scandaloso abbia ricevuto ai prossimi oscar del 4 marzo solo due nomination,per rendersene conto basterebbe leggere la lista dei titoli in lizza.



Quando Spielberg smette i panni da eterno Peter Pan ci regala sempre grandi film come Munich,Schindler's List,Lincoln e questo The post.
Fece fare l'immigrato clandestino a Tom Hanks anni fa in The terminal e ironia della sorte pare che Hanks sia pronipote di Abramo Lincoln,per la serie prendiamoci beffa del peggio dell'america repubblicana......

Tre Manifesti a Ebbing missouri

29 gennaio 2018 ore 19:57 segnala


Quando il cinema americano riesce a riflettere sulla sua società contraddittoria,pregna di retorica nazionalista,razzismo ed intolleranza ma anche di slanci umanitari,in particolare raccontando i fantasmi che ancora stazionano nel suo sud,spesso ci ha regalato film magnifici.
Ed è questo senza ombra di dubbio il caso di Three Billboards Outside Ebbing, Missouri,film probabilmente migliore dell'anno scritto e diretto da Martin McDonagh commediografo e scrittore britannico di indubbio talento,regista che sinora non ha sbagliato un colpo regalandoci soli tre lungometraggi uno più bello dell'altro,In bruges,Sette psicopatici e quest'ultima opera.
Questo dramma interpretato da un trio di interpreti in stato di grazia,su cui spiccano gli straordinari Frances McDormand (già oscar per lo splendido Fargo) e Sam Rockwell,in corsa anzi praticamente quasi certi oltre del recente golden globe anche di ottenere l'ambita statuetta di Hollywood,riesce a regalare anche momenti ironici.
Supportato da un cast di comprimari assolutamente all'altezza capitanati da un sempre intenso Woody Harrelson e dal Peter Dinklage di Il trono di spade,il film di MacDonagh ti investe con la sua complessità dei rapporti umani,che di fronte alla tragedia reagiscono come possono incastrati in una spirale di odio e rancore,che sembra prendere il sopravvento sulle coscienze personali,sugli ideali.



Sorretto da una sceneggiatura perfetta,da dialoghi realistici Tre manifesti a Ebbing Missouri è uno di quei film che ti rimane dentro nelle viscere, che ti fa sentire più vivo,umano,che ti fa capire l'importanza nella vita di tenersi vicine le persone che ami e soprattutto di farle sentire amate,perchè la fuori non si sa cosa troveranno quando tu non potrai essere accanto a loro.
Ricorda lo stile dei fratelli Coen, ma senza la vena sarcastica e grottesca che spesso permea anche i loro lavori migliori.



Ora non resta che attendere il 4 marzo per vedere giustamente premiato questo film che è già destinato a diventare un classico,un cult perchè senza ombra di dubbio si tratta di un capolavoro della settima arte.
Come sempre consiglio vivamente di vederlo in lingua originale,fate un piccolo sforzo non ve ne pentirete.

Dunkirk di Christopher Nolan

15 settembre 2017 ore 12:31 segnala



Nolan difficilmente delude e questo Dunkirk ne è l'ennesima prova,costruito quasi come un thriller grazie anche alla musica trascinante e avvolgente di Hans Zimmer.
Una fetta di storia ricostruita fedelmente,senza eccessiva retorica o enfasi,che emoziona e ci catapulta dentro l'orrore della guerra.
La spiaggia di Dunkirk è come un limbo infernale in cui i soldati inglesi e francesi attendono quasi inerti il loro destino ineluttabile,che sia la vita o l'oblio.
Costruito alla perfezione, con flashback sui differenti punti di vista che si concatenano a formare probabilmente uno dei migliori film bellici di sempre.

Film corale in cui non spicca un vero protagonista,un pò come avvenne nel capolavoro di Malick La sottile linea rossa,ma se là complice anche i tempi dilatati il regista americano virava verso l'introspezione filosofica nella rielaborazione personale del dramma della guerra,Nolan sceglie l'essenzialità,la precisione storica (o almeno più plausibilmente precisa) e confeziona in soli 107 minuti una pellicola circolare,all'inizio dispersiva forse,ma al termine del film si capisce il disegno generale del regista in un crescendo di pathos che emoziona e non può lasciare indifferenti.

Fondamentale la colonna sonora di Zimmer,un film molto sentito da Nolan sicuramente che riesce però a conservare il suo stile,senza eccessi patriotistici nel raccontare una vicenda che come dice la locandina del film rimodellò il futuro del mondo,semplicemente salvando migliaia e migliaia di vite umane,capolavoro? presto per dirlo ma molto probabilmente si.

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« immagine » Nolan difficilmente delude e questo Dunkirk ne è l'ennesima prova,costruito quasi come un thriller grazie anche alla musica trascinante e avvolgente di Hans Zimmer. Una fetta di storia ricostruita fedelmente,senza eccessiva retorica o enfasi,che emoziona e ci catapulta dentro l'orro...
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15/09/2017 12:31:39
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Sulle strade perdute di un cuore selvaggio...

03 agosto 2017 ore 06:36 segnala



Il cinema di Lynch autore americano ormai di culto per più di una generazione di cinefili è arte,anarchia,pulsioni violente che squarciano la quotidianità perchè in fondo David ha capito che l'essere umano per sua stessa natura è imprevedibile a volte,dominato dai suoi istinti e dalle sue paure ancestrali e quotidiane.

Ma è anche incredibilmente complesso,stratificato questo suo modo di girare film spesso criptici in cui siamo noi a dover aggiungere i tasselli per completare il puzzle,un cinema dai ritmi a volte ipnotici,rarefatti volutamente lentissimi che paradossalmente richiede un impegno totale e una partecipazione attiva della mente di chi vi si approccia assolutamente necessaria o si rischia di rimanere tagliati fuori dal mondo onirico,grottesco e affascinante del cineasta del Montana.

Un autore complesso e completo che spesso ha voluto curare ogni dettaglio delle sue produzioni,come nel recentissimo ritorno sul piccolo schermo della terza stagione di Twin peaks in cui ha dato di nuovo dimostrazione del suo talento come compositore musicale.

Nel corso degli anni ci ha sorpreso con Eraserhead,commosso con The elephant man,scosso con film come Velluto Blu,Cuore selvaggio,Strade perdute o il bellissimo e forse suo più bel film Mulholland Drive,sino al punto di non ritorno apparente del probabilmente troppo onirico Inland Empire,che aveva al suo interno alcune sequenze memorabili ma che rimaneva un film quasi sperimentale.





Col tempo si è creata attorno alle sue opere un aurea quasi mistica,un fascino ambiguo e schizzofrenico che ha portato i fan perfino a considerare un piccolo e semplice film come Una storia Vera,una sorta di sogno in cui cercare significati reconditi come in altre sue opere,mentre in realtà è un grandissimo e struggente road movie basato su fatti realmente accaduti.

Non esiste forse una chiave di lettura univoca per tentare di catalogare l'opera di Lynch,così come la vera arte non la si può spiegare ma solo percepire,un'artista che comunica principalmente con le immagini.

Si è fatto attendere per oltre 10 anni ma ora finalmente è tornato, ed è difficile considerare i 18 episodi della nuova stagione di Twin peaks come una semplice serie Tv quando c'è David di mezzo.


Possession (1981) di Andrzej Zulawski

31 luglio 2017 ore 10:11 segnala


Film controverso quello di Andrzej Zulawski, all'epoca dell'uscita massacrato dalla censura benchè girato ed ambientato in germania non ha mai trovato una distribuzione in questo paese,ed anche altrove ne distribuirono versioni tagliatissime anche di 30 o 40 minuti.
La Adjani buca letteralmente lo schermo sia per bellezza,così giovane quasi eterea,sia per la straordinaria interpretazione giustamente premiata a Cannes ma forse avrebbe meritato anche almeno una nomination agli oscar,le difficoltà enormi di distribuzione del film ebbero la loro parte anche in questo.
Magistrale anche la prova di Sam Neil forse cosi bravo solamente in un paio di altre occasioni nel proseguire della sua lunga carriera,come nel bellissimo Il seme della follia di Carpenter.
Impossibile raccontarne la trama o cercare di capirlo fino in fondo è un'opera che si presta a molteplici interpretazioni o chiavi di lettura.
In evidenza inizialamente il disfacimento morale,la crisi esistenziale di una donna,di una famiglia ma è solo l'incipit di un incubo ad occhi aperti dalle atmosfere Lovecraftiane.
In una Berlino quasi spettrale e deserta ancora dominata dall'assurdo muro,Zulawski mette in scena un horror potentissimo sia concettualmente che visivamente.
Una pellicola in cui la violenza esplode incontrollabile grazie ad una Adjani a tratti algida,un secondo dopo in preda a raptus isterici.
Straordinaria l'intensità di alcune scene,un film disturbante che difficilmente lascia indifferenti,sarebbe improponibile girarlo ai giorni nostri.
La totale ambiguità di tutti i personaggi lo rende pur nella sua follia più realistico,con una misoginia latente di fondo opinabile.
Chiude su un finale delirante ma bellissimo in cui ognuno probabilmente troverà diverse interpretazioni.
Film tanto bello quanto imperfetto,barocco,eccessivo non adatto a moralisti o falsi tali ma visivamente affascinante con una Isabelle Adjani indimenticabile.

Ghost in the shell alla ricerca dell'anima di un anime.....

29 luglio 2017 ore 18:01 segnala



Visivamente accattivante,cerca di ricreare le atmosfere dell'anime originale riuscendovi solo in parte.
Ne riprende alcune sequenze quasi peddisequamente ma non riesce a coglierne lo spirito sovversivo.
Sempre bello rivedere Takeshi Kitano in un ruolo tosto dei suoi, chi non conosce il film di Mamoru Oshii lo apprezzerà,ma non ne ha la profondità e l'anima cyberpunk è solo estetica ed imprigionata dall'obbligo di rimanere in Usa entro il divieto +13.
Buon film se preso a se stante ma il capolavoro vero è quello del 1995,Scarlett sin troppo espressiva per metà film con gli occhi lucidi, forse qualcuno avrebbe dovuto spiegarle che stava interpretando un cyborg.....






Takeshi Kitano

Il re David Lynch è tornato.......finalmente!

29 luglio 2017 ore 07:05 segnala
No stars Rebekah Del Rio e David Lynch



My dream is to go
To that place
You know the one
Where it all began
On a starry night
On a starry night
When it all began

You said hold me
Hold me, hold me
Don't be afraid
Don't be afraid
We're with the stars

I saw them in your eyes
En tus palabras
Y en tus besos, tus besos
Debajo de una noche
Na llena de estrellas
Under the starry night
Long ago
But now it's a dream


Yo vi, en tus ojos
Yo vi, las estrellas
Pero ya no hay, ya no hay
Estrellas
Pero ya no hay, ya no hay
Estrellas


No stars
No stars
Ya no hay estrellas
No stars
No stars
No stars
No stars
No stars
No stars
Ya no hay estrellas
No stars
No stars
No stars
No stars
No stars
No stars
NoR
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No stars Rebekah Del Rio e David Lynch My dream is to go To that place You know the one Where it all began On a starry night On a starry night When it all began You said hold me Hold me, hold me Don't be afraid Don't be afraid We're with the stars I saw them in your eyes En tus palabras Y en...
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29/07/2017 07:05:39
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