La vita "è tutto tranne...

05 novembre 2017 ore 21:04 segnala

Quindi alla fine di un’estenuante inseguimento tra i banchi e il bagno, raggiunta dietro la lavagna, mi disse sì. In fondo non era una scelta troppo difficile da fare. Gli avevo proposto un hamburger in un Mac Donald. Adesso solo a passarci davanti mi vengono mille dubbi etici oltre a coniati di vomito, allora invece era di gran moda, faceva “figo”. Quella sera, davanti a una “coke” e patatine fritte con un olio frutto dei primi esperimenti di ingegneria genetica, gli avrei chiesto “Ti vuoi mettere con me?”. E lei probabilmente, levandosi dalle labbra l’unto delle patatine e coprendo un rutto con la sua manina, mia avrebbe risposto: “Sai, io ti direi di sì, ma a me piace Paolo che però sta con Ambra a cui piace Sergio, ma il mio cuore è rimasto legato a quello di mio cugino Francesco che quando avevo nove anni mi prese la mano dicendo che era segretamente innamorato di me, ma che ora è sposato con due figli e quindi il mio cuore è ancora infranto anche se il resto del mio corpo è integro ed è per questo che Alessandro mi ha avuto alla festa di Francesca anche se il mio pensiero era lontano...”. Ma io ero furbo. Non gli avrei lasciato iniziare la frase. Appena finito il rutto, le avrei preso le mani e lanciandomi come Stallone in “Over the top” all’ultimo incontro di braccio di ferro, l’avrei baciata. Un bacio semplice, senza lingua, ma che avrebbe sancito la nostra unione, per sempre, come una di quelle poesie eterne che a leggerle anche dopo anni fanno ancora piangere. Perché nella vita bisogna crederci, e mai dimenticarsi che si può contare solo su se stessi, sulle proprie capacità. “Volere è potere”, mi ripeteva nonna quando gli dicevo che a me la minestra con il formaggino faceva schifo. E allora sì. Io ci credevo, l’amavo, e sarebbe stata mia. Su quel tavolo del Mac, gocce copiose di sudore cadevano sulla vaschetta delle patatine, mischiandosi all’olio. Lei parlava dei Coldplay, ma io non l’ascoltavo, impegnato come ero a scegliere l’attimo opportuno per lanciarmi in un bacio appassionato. I panini finirono, insieme ai miei soldi. Era il momento. Mi alzai per baciarla, tenendomi appoggiato con le mani al bordo del tavolo che con il peso si alzò verso di me. La coca gli si rovesciò addosso macchiando la sua camicetta rosa, schegge di patatine schizzarono un po’ ovunque diffondendo come pioggia di primavera gocce di ketchup misto a maionese, sudore e olio. Per riprendere il controllo della situazione, misi un piede su un cetriolo caduto da chissà dove, che mi fece perdere completamente qualsiasi appiglio. Finii per terra, con il tavolo sulle gambe e la sedia sul petto. Dopo non so più bene cosa successe, credo di essere svenuto per un attimo. Ma quando mi rialzai, lei non c’era più.
Fu allora che capii che la vita “è tutto tranne che una bella poesia”...
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05/11/2017 21:04:47
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Commenti

  1. Illumia1 05 novembre 2017 ore 22:26
    Classica figura di doppia CC :batayesyes dove uno vorrebbe solo essere inghiottito dalla terra :batatifo

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