Sangue del mio sangue

10 gennaio 2018 ore 21:47 segnala

Mio figlio si chiamerà Aureliano, come Aureliano Buendìa di “Cento anni di solitudine” che organizzò trentadue rivoluzioni armate perdendole tutte, o come l’imperatore Aureliano, deciso a fermare la decadenza del’era che gli è toccata di vivere senza peraltro riuscire a fermarla. A casa, o nei parchi, quando lo porterò a giocare al tiro a segno con i cani delle persone che come hobby hanno scelto di portare a pisciare dei mammiferi, lo appellerò con il nome di Aury. “Aury vieni qui”, “Aury dammi la mano”, Aury non mangiare troppo gelato che ti fa male”. Aureliano sarà una persona a cui non piacerà nessun compromesso con l’umanità, sarà rigorosamente dello Scorpione e avrà mille donne che amerà tutte in maniera disperata e altrettante di cui non si ricorderà neanche il nome. Aureliano sarà un artista, un uomo dal libero pensiero, proprio come non sono riuscito ad essere io, e avrà per suo padre un mistico rispetto, che onorerà in ogni modo. Aureliano terrà i suoi eccessi su di un altare, che venererà ogni volta che gli batte il cuore, e tenderà al cielo gettando di tanto in tanto occhiate distratte alla terra. Che uomo che sarà Aureliano, che uomo sarà mio figlio.
Mia figlia si chiamerà Incatenata, come sarà la sua condizione fino al compimento del trentaseiesimo anno di età. Non frequenterà mai giovani consumatori di Mp3 dall’italiano stentato, non scriverà messaggi criptati in righe zeppe di K, non indosserà Hallo Kitty né Monella Vagabonda. Vestita di nero speranza, guarderà alla marmaglia dipendente dagli ormoni con sguardi di pietà mista a schifo, e si esprimerà solo attraverso citazioni di grandi poeti. Non mi presenterà mai a Lallo, preferendo la castità al concedersi in pacchi famiglia al supermercato degli scambi di umori corporali. Mia figlia sarà d’esempio per le sue amiche, poche e solitarie come lei, passerà i sabati a leggere classici della letteratura greca, e non aspirerà mai a fare la velina sedando le ansie di un popolo allo sbando con culi e tette agitati a ritmo hip-hop. Non chatterà, non si fotograferà nel bagno coprendosi i capezzoli con le mani per mettersi nell’album delle figurine dei disperati delle community, non affermerà mai di essere pazzerella. Incatenata, mi amerà in segreto tutta la vita, fino a quando venendomi a trovare in ospedale, poco prima che i miei polmoni scelgano di non respirare più, mi sussurrerà in un orecchio: “Papà, perché non mi hai chiamato Aureliano?”.

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« immagine » Mio figlio si chiamerà Aureliano, come Aureliano Buendìa di “Cento anni di solitudine” che organizzò trentadue rivoluzioni armate perdendole tutte, o come l’imperatore Aureliano, deciso a fermare la decadenza del’era che gli è toccata di vivere senza peraltro riuscire a fermarla. A ca...
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10/01/2018 21:47:19
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