Davvero? Ma siamo sicuri? E soprattutto, tu chi sei?

08 dicembre 2017 ore 14:50 segnala
Ho già scritto un post (sulla mia bacheca) riguardo le Fake News, cosa sono e perchè ci si accanisce così tanto contro di esse, quindi non mi ripeterò qui; invito chi pensa che combatterle e creare leggi contro di esse sia una cosa positiva, a leggersi quello che avevo scritto (7 Ottobre, nella mia Bacheca).

Ora preferisco parlare più in generale delle notizie, un'aspetto della realtà che si tende a sottovalutare fintanto che non si scopre cosa c'è sotto la verità ufficiale. Lungi da me cercare di insegnarvi a vivere, cerco solo di punzecchiarvi e stimolarvi a riflettere.

Dunque, di cosa sono fatte le notizie?
Le notizie sono fatte di due parti: i fatti che raccontano e chi li racconta. Potrebbe sembrarvi istintivamente sbagliato, ma è molto importante fare attenzione, non solo ai contenuti delle notizie, ma anche alla persona che ce li riporta.
Perchè questo?
Perchè quando sentiamo una notizia, la maggior parte delle volte, non abbiamo la più pallida idea di quale sia la verità. Questo per due motivi:
1) se la notizia tratta di concetti, non possiamo essere tuttologi. La conoscenza è così vasta che non possiamo avere competenze anche solo sufficienti su tutto;
2) se la notizia tratta di eventi, le uniche persone che conoscono la verità sono quelle che hanno partecipato o assistito all'evento.
Per tale motivo è fondamentale tenere in considerazione l'onestà intellettuale, l'integrità morale di chi ci sta riportando la notizia.

Dunque, quando una notizia vi sembra assurda, controintuitiva o si oppone alla "versione ufficiale" dei fatti, se viene riportata da una persona che reputate affidabile, sia per via delle sue competenze che per la sua onestà, ascoltatela e, se non avete voglia di informarvi, accettatela! Informarsi è comunque possibile e consigliabile.
Di contro, una notizia che vi sembra ovvia, che rientra perfettamente nel vostro sistema di conoscenze (per esempio: l'euro è positivo perchè è una moneta forte, senza l'euro saremmo già falliti), se riportata da persone che siete certi hanno una dubbia moralità, ritenetele fasulle!!! A meno di informarvi voi stessi, se non ne avete voglia, ripudiate istantaneamente qualunque cosa vi viene detta da tali personaggi ombrosi! Se anche affermano qualcosa che può sembrare sensata o persino che può portarvi beneficio, sappiate che ci sarà sempre qualche aspetto non visibile che, alla lunga, vi danneggerà (La moneta forte è infatti il primo ostacolo per la ripresa economica).

Come valutare un personaggio nuovo, di cui non sapete ancora nulla?
Cercate di capire chi è, qual'è la sua storia e da chi viene pagato.
Se un nutrizionista viene pagato dalla Coca Cola per verificare che non faccia male, pensate di potervi fidare di lui?
Se un ingegnere viene pagato dal governo per verificare che l'abbattimento delle torri gemelle non è stata una demolizione controllata effettuata col C4, pensate di potervi fidare di lui?
Se un farmacista viene pagato dalla Big Farm per verificare che un vaccino o un medicinale sia efficace e importante, pensate di potervi fidare di lui?
Eccetera, l'elenco è infinito, ma il senso penso sia chiaro, non sto parlando di fare ricerche approfondite che richiedono ore. Nessuno ha tutto quel tempo da "sprecare", ma è importante spenderli quei 5 minuti per capire chi è.

Soprattutto non vi bevete tutto quello che vi dice la TV e più in generale chi sta in posizioni di potere. Non vogliono il vostro bene, ma solo ingrassare le loro tasche.
Senza esagerare, e con intelligenza, ascoltate un pò di più le voci fuori dal coro.

La prima che dovete ascoltare è Alberto Bagnai: http://goofynomics.blogspot.it/
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Ho già scritto un post (sulla mia bacheca) riguardo le Fake News, cosa sono e perchè ci si accanisce così tanto contro di esse, quindi non mi ripeterò qui; invito chi pensa che combatterle e creare leggi contro di esse sia una cosa positiva, a leggersi quello che avevo scritto (7 Ottobre, nella mia...
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08/12/2017 14:50:56
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E' meglio l'uovo oggi o la gallina domani?

16 novembre 2017 ore 16:25 segnala
Secondo voi, perchè agiamo male? Perchè compiamo azioni che sappiamo ci porteranno male in futuro o che sappiamo compromettono un piacere maggiore nel futuro?

Secondo Socrate/Platone è questione di ignoranza. Le persone, non è che non sappiano che certe azioni portano dolore, ma, siccome quel dolore è lontano, mentre il piacere che deriva da quell'azione è vicino, per una questione quasi di prospettiva, valutano male la misura di questo bene e di quel male, sopravvalutando il primo e sottovalutando il secondo.

Io non sono d'accordo, non è che la vicinanza del piacere ce lo renda più grande e la lontananza del dolore ce lo renda più piccolo. Non siamo così stupidi (e forse qui, come in altri punti, viene fuori l'arroganza di Platone che deriva dal suo essere nato nell'aristocrazia Ateniese).

Per me non è una questione di prospettiva, ma di probabilità e, nel valutarla, non sbagliamo affatto!
Il piacere che abbiamo davanti a noi, alla nostra portata, è sicuro, è certo, è afferrabile all'istante e godibile senza ombra di dubbio. Il dolore che sappiamo questo piacere potrebbe portare è invece incerto e, infatti, uso giustamente il condizionale. Se mangio un dolce di troppo, so che potrebbe farmi male, portarmi un gran mal di pancia; se mangio abitualmente troppo, so che potrebbe farmi male, farmi ingrassare, e questo a sua volta porterebbe ulteriori conseguenze negative: divento meno bello, meno appetibile per l'altro sesso, non sono più agile e alla lunga l'obesità può portare a un gran numero di malattie; se mi scopo la moglie del vicino, so che potrebbe venirlo a sapere e che questo potrebbe portare una reazione spiacevole, persino pericolosa, potenzialmente mortale nei casi limite.
Non so a voi, ma a me pare chiaro che non valutiamo incorrettamente le conseguenze delle nostre azioni, semmai, molto correttamente, valutiamo che queste conseguenze non sono sicure. Inoltre, pensiamo, speriamo o ci illudiamo di poter ridurre ulteriormente la probabilità che esse si verifichino: se mangio troppo oggi, domani faccio dieta, oppure faccio più esercizio fisico; se io e la vicina di casa siamo estremamente cauti, nessuno può venirlo a sapere.
Infine, e questo è a mio parere fondamentale, ben consci della fragilità del nostro essere, nel profondo del nostri processi mentali c'è sempre la consapevolezza della nostra mortalità e quindi il piacere immediato, per quanto piccino, risulta più appetibile di un piacere comparabilmente più grande situato in un futuro incerto in cui sappiamo che potremmo benissimo non esserci più.

Queste sono, a mio parere, le ragioni per cui molto spesso ci lasciamo "tentare" dal piacere immediato piuttosto che aspettare e lavorare per un piacere ben maggiore che potremmo godere in futuro, se solo agissimo correttamente. La sapienza, la conoscenza e la valutazione della "grandezza" o gravità delle conseguenze negative non centrano nulla, in quanto stiamo parlando di conoscenze semplici, basilari, fondamentali, come appunto il mangiare e il far sesso, che ogni uomo non può non apprendere in modo corretto senza risultare inadatto alla vita.

I motivi poi per cui sentiamo così spesso bisogno di questi piaceri immediati sono ancora diversi e, senza la pretesa di analizzarli ora nel profondo, si possono riassumere nella scarsità o persino mancanza di quei piccoli piaceri quotidiani che dovrebbero essere scontati, ma che fin troppo spesso, e mi pare, sempre più spesso, mancano, come una parola amica, un abbraccio o una carezza (i pongidi passano il 50% del loro tempo nel grooming - la pulizia reciproca che equivale per noi alle carezze).
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Secondo voi, perchè agiamo male? Perchè compiamo azioni che sappiamo ci porteranno male in futuro o che sappiamo compromettono un piacere maggiore nel futuro? Secondo Socrate/Platone è questione di ignoranza. Le persone, non è che non sappiano che certe azioni portano dolore, ma, siccome quel...
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16/11/2017 16:25:00
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All'eterna ricerca del/della comagno/a perfetto/a

12 ottobre 2017 ore 20:22 segnala
Ormai disperavo di trovare alcunchè di sensato nel Fedone, opera di Platone degna del più zelante e bigotto biascicabibba odierno, incentrato su discorsi assurdi quali l'immortalità dell'anima e amenità simili. Per fortuna, nel mezzo di queste assurdità, ho trovato una riflessione interessante che, siccome è pertinente a certi discorsi che ho fatto recentemente con una persona e più in generale con l'atteggiamento di molti in questo luogo virtuale, ve la riporto.

La misantropia sorge dal fatto che si ripone eccessiva fiducia in qualcuno senza avere sufficiente esperienza degli uomini e quindi, noi giudichiamo veritiero, sincero, fedele, colui che poi, alla prova dei fatti, si rivela malvagio, malfidato e perennemente mutevole. E quando questo caso ci abbia a capitare più volte, soprattutto da parte di quelli che noi stimiamo più intimi e più amici, finiamo, per i continui disinganni, con l’odiare tutti, giudicando che non esista affatto sincerità in nessuno.
Chi giudica in tal modo è evidente che tratta con gli uomini senza avere esperienza alcuna della natura umana, perchè, se ne avesse un tantino, penserebbe, com’è in realtà, che di uomini assolutamente buoni o assolutamente malvagi ve ne sono pochi e che la maggioranza è costituita invece di mediocri.
Platone - Fedone


Una piccola riflessione nella riflessione: io preferisco non parlare di bontà e malvagità; sono, a mio parere, concetti antichi e infantili, creati agli albori della cività, in culture giovani e immature e che possono ancora aver un qualche ragione d'essere nello spiegare concetti difficili a individui giovani (ai bambini), ma che sulla bocca degli adulti, a mio parere, esprimono un'immaturità che dovrebbe essere stata superata.

La pertinenza di questa riflessione in questo luogo virtuale sta nel fatto che molti, uomini e donne, si aspettino di trovare qui dentro (e magari anche fuori) persone perfette, amici o addirittura compagni/e le cui idee e modi di vivere, d'essere, di pensare e d'agire coincidano perfettamente coi propri.
Questo, usando le parole di Socrate, è evidentemente uno sbaglio nella valutazione della natura umana o, a parole mie, è indicativo del fatto che la nostra società, tra TV, cinema, romanticismo becero e ancor più per mezzo di tecnologie e sistemi illusori e illudenti come i social, vi abbia fatto perdere il contatto con la realtà.

Io sono il primo ad essere riservato, cauto e diffidente nei confronti di tutti, in special modo degli estranei, ma, preparàti al peggio, senza crearsi false aspettative, è giusto e bene per tutti che si dia una possibilità al prossimo di esprimersi e di farsi conoscere. Sempre preparàti al peggio, ma mai prevenuti. L'alternativa è la desolante solitudine in cui molti di noi viviono.

IL BERSAGLIO MANCATO (Conclusione del discorso che avevo ahimè perso di vista)

Forse ancora più importante è cercare di abbandonare quell'assurda abitudine, che mi è così incomprensibile e aliena da non riuscire a rintracciarne le origini, di rovinare rapporti di "amicizia" o piacevole "frequentazione" appena il vostro interlocutore dice qualcosa di sbagliato o che pensate sia sbagliato.
A chiunque capita di esprimersi male ogni tanto o di far battute fuoriluogo e tenete sempre conto che, dove tutta la comunicazione è fallace, quella che utiliziamo qui è priva della parte non verbale, la cinestetica (ossia l'insieme delle espressioni e gesti che compiamo mentre interagiamo con gli altri) e il tono della voce. Questi sono aspetti fondamentali della comunque fallace comunicazione vis-a-vis, sono i mattoncini della comunicazione che ci portiamo dietro da ben prima di imparare a parlare (evolutivamente intendo) e sono, per fortuna, facili da interpretare e difficilissimi da simulare (a differenza delle parole che possono dire facilmente l'opposto di quello che pensiamo). Siccome qui mancano, piuttosto che inventarveli e dare alle frasi il "tono" che avete voi in testa, magari è preferibile, prima di arrabbiarvi, chiedere ulteriori spiegazioni.

Infine, anche quando la comunicazione riesca a veicolare il pensiero correttamente, vi inviterei a non rompere i suddetti rapporti appena capite che il vostro interlocutore la pensa diversamente da voi su un qualche argomento e neppure se vi fa una critica. Questa è la cosa che mi risulta più incomprensibie: come fate a pretendere che gli altri la pensino perfettamente come voi su tutti gli argomenti? Potete forse dire di aver mai avuto amici che la pensassero esattamente come voi su tutto? E quand'anche qualcuno vi faccia qualche critica a un vostro operato o modo di agire o di pensare, non siate così immaturi e fragili da prenderla come critica e insulto alla vostra persona, cercate di valutare i modi con cui la critica è stata espressa e, anche in caso di effettivo disaccordo, di realizzare che una persona può rimanere interessante e piacevole anche se su quella particolare cosa la pensate diversamente!

Così va meglio, sono riuscito finalmente ad esprimere quello che avevo in testa (conferma ulteriore di come la comunicazione sia fallace, persino in un monologo come questo!!)
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Ormai disperavo di trovare alcunchè di sensato nel Fedone, opera di Platone degna del più zelante e bigotto biascicabibba odierno, incentrato su discorsi assurdi quali l'immortalità dell'anima e amenità simili. Per fortuna, nel mezzo di queste assurdità, ho trovato una riflessione interessante che,...
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