All'eterna ricerca del/della comagno/a perfetto/a

12 ottobre 2017 ore 20:22 segnala
Ormai disperavo di trovare alcunchè di sensato nel Fedone, opera di Platone degna del più zelante e bigotto biascicabibba odierno, incentrato su discorsi assurdi quali l'immortalità dell'anima e amenità simili. Per fortuna, nel mezzo di queste assurdità, ho trovato una riflessione interessante che, siccome è pertinente a certi discorsi che ho fatto recentemente con una persona e più in generale con l'atteggiamento di molti in questo luogo virtuale, ve la riporto.

La misantropia sorge dal fatto che si ripone eccessiva fiducia in qualcuno senza avere sufficiente esperienza degli uomini e quindi, noi giudichiamo veritiero, sincero, fedele, colui che poi, alla prova dei fatti, si rivela malvagio, malfidato e perennemente mutevole. E quando questo caso ci abbia a capitare più volte, soprattutto da parte di quelli che noi stimiamo più intimi e più amici, finiamo, per i continui disinganni, con l’odiare tutti, giudicando che non esista affatto sincerità in nessuno.
Chi giudica in tal modo è evidente che tratta con gli uomini senza avere esperienza alcuna della natura umana, perchè, se ne avesse un tantino, penserebbe, com’è in realtà, che di uomini assolutamente buoni o assolutamente malvagi ve ne sono pochi e che la maggioranza è costituita invece di mediocri.
Platone - Fedone


Una piccola riflessione nella riflessione: io preferisco non parlare di bontà e malvagità; sono, a mio parere, concetti antichi e infantili, creati agli albori della cività, in culture giovani e immature e che possono ancora aver un qualche ragione d'essere nello spiegare concetti difficili a individui giovani (ai bambini), ma che sulla bocca degli adulti, a mio parere, esprimono un'immaturità che dovrebbe essere stata superata.

La pertinenza di questa riflessione in questo luogo virtuale sta nel fatto che molti, uomini e donne, si aspettino di trovare qui dentro (e magari anche fuori) persone perfette, amici o addirittura compagni/e le cui idee e modi di vivere, d'essere, di pensare e d'agire coincidano perfettamente coi propri.
Questo, usando le parole di Socrate, è evidentemente uno sbaglio nella valutazione della natura umana o, a parole mie, è indicativo del fatto che la nostra società, tra TV, cinema, romanticismo becero e ancor più per mezzo di tecnologie e sistemi illusori e illudenti come i social, vi abbia fatto perdere il contatto con la realtà.

Io sono il primo ad essere riservato, cauto e diffidente nei confronti di tutti, in special modo degli estranei, ma, preparàti al peggio, senza crearsi false aspettative, è giusto e bene per tutti che si dia una possibilità al prossimo di esprimersi e di farsi conoscere. Sempre preparàti al peggio, ma mai prevenuti. L'alternativa è la desolante solitudine in cui molti di noi viviono.

IL BERSAGLIO MANCATO (Conclusione del discorso che avevo ahimè perso di vista)

Forse ancora più importante è cercare di abbandonare quell'assurda abitudine, che mi è così incomprensibile e aliena da non riuscire a rintracciarne le origini, di rovinare rapporti di "amicizia" o piacevole "frequentazione" appena il vostro interlocutore dice qualcosa di sbagliato o che pensate sia sbagliato.
A chiunque capita di esprimersi male ogni tanto o di far battute fuoriluogo e tenete sempre conto che, dove tutta la comunicazione è fallace, quella che utiliziamo qui è priva della parte non verbale, la cinestetica (ossia l'insieme delle espressioni e gesti che compiamo mentre interagiamo con gli altri) e il tono della voce. Questi sono aspetti fondamentali della comunque fallace comunicazione vis-a-vis, sono i mattoncini della comunicazione che ci portiamo dietro da ben prima di imparare a parlare (evolutivamente intendo) e sono, per fortuna, facili da interpretare e difficilissimi da simulare (a differenza delle parole che possono dire facilmente l'opposto di quello che pensiamo). Siccome qui mancano, piuttosto che inventarveli e dare alle frasi il "tono" che avete voi in testa, magari è preferibile, prima di arrabbiarvi, chiedere ulteriori spiegazioni.

Infine, anche quando la comunicazione riesca a veicolare il pensiero correttamente, vi inviterei a non rompere i suddetti rapporti appena capite che il vostro interlocutore la pensa diversamente da voi su un qualche argomento e neppure se vi fa una critica. Questa è la cosa che mi risulta più incomprensibie: come fate a pretendere che gli altri la pensino perfettamente come voi su tutti gli argomenti? Potete forse dire di aver mai avuto amici che la pensassero esattamente come voi su tutto? E quand'anche qualcuno vi faccia qualche critica a un vostro operato o modo di agire o di pensare, non siate così immaturi e fragili da prenderla come critica e insulto alla vostra persona, cercate di valutare i modi con cui la critica è stata espressa e, anche in caso di effettivo disaccordo, di realizzare che una persona può rimanere interessante e piacevole anche se su quella particolare cosa la pensate diversamente!

Così va meglio, sono riuscito finalmente ad esprimere quello che avevo in testa (conferma ulteriore di come la comunicazione sia fallace, persino in un monologo come questo!!)
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Ormai disperavo di trovare alcunchè di sensato nel Fedone, opera di Platone degna del più zelante e bigotto biascicabibba odierno, incentrato su discorsi assurdi quali l'immortalità dell'anima e amenità simili. Per fortuna, nel mezzo di queste assurdità, ho trovato una riflessione interessante che,...
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12/10/2017 20:22:18
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