Parere Loro

07 agosto 2018 ore 22:06 segnala

Mi capita di osservare sia uomini che donne intrappolati in storie che non funzionano e per questo sta crescendo in me la voglia di restare sola..per non fare la stessa fine...Poi arrivi ai trenta e la società ti mette un'etichetta.. perché ancora non sei sposata e non hai figli...ho capito che trovarsi un lavoro stabile per una donna non è più la prima priorità ma la seconda..forse però..perché prima devi figliare sempre secondo i criteri sociali...
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L'Istinto

10 luglio 2018 ore 23:06 segnala

All'essere umano servono molte cose per sentirsi vivo. Una famiglia, l'Amore, il Sesso. Ma serve una sola cosa per essere vivi davvero, serve un cuore che batte.
Quando il nostro cuore è minacciato reagiamo in due modi, fuggiamo oppure reagiamo.
Esiste un termine scientifico per questo, "combatti" o "fuggi".
È l'istinto.
Non possiamo controllarlo.
...
Oppure sì?

Da "Grey's Anatomy"
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True Colors

27 maggio 2018 ore 22:58 segnala

Nella vita non va mai tutto liscio,ed è per questo che dobbiamo circondarci di persone che ci danno rispetto ma soprattutto ci restano vicine nel momento del bisogno perché le belle parole se le porta via il vento.Tutti si soffermano alla prima impressione,ma non bisogna mai dimenticare che dietro ad ognuno di noi c'è tanto ma tanto altro...
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Frasi A Metà

08 aprile 2018 ore 15:00 segnala

Chiedimi scusa anche per quello che sono
Spostati almeno e non provarci mai più
Quando di nuovo provo a rimettermi in piedi
E tu che mi chiedi cosa mi resta di me
E cosa mi porta a sbatterti in faccia il dolore
Non c’era posto migliore
Sarà che hai preso tutto e l’hai buttato via
Qualsiasi cosa fu, qualunque cosa sia
Non ti accompagno più se non c’è più ragione
Si muore in mezzo a una frase o di frasi a metà
Ecco il mio cuore sfinito da quanto è capace
Sempre ostinato, sempre la copia di sé
E poi ti ho perduto nell’alba gelata di ottobre
Non c’era giorno migliore
Sarà che hai preso tutto e l’hai buttato via
Qualsiasi cosa fu qualunque cosa sia
Non ti accompagno più se non c’è più ragione
Si muore in mezzo a una frase o di frasi a metà
Si muore a metà di una frase o di frasi a metà
Chiudiamo le cose, veloce, che poco mi basta
La rabbia finisce all’arrivo
È il poco in valigia la cosa che resta
Quanta violenza hai sprecato in quel “lasciami andare”
Non c’era frase peggiore
Sarà che hai preso tutto e l’hai buttato via
Qualsiasi cosa fu qualunque cosa sia
Ricordati di dirmi che va tutto bene
Si muore in mezzo a una frase o di frasi a metà
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E Allora Ti Dico Sbrigati

05 aprile 2018 ore 15:12 segnala

E allora ti dico sbrigati, sbrigati a dimenticare, perché se non dimentichi subito non dimentichi più. E non importa se la vita va avanti, se ogni cosa ti ricorda che certe cose non possono funzionare. Se non dimentichi subito certi ricordi ti tornano a cercare. Sono momenti impensabili, tu nemmeno lo immagini che possa succedere.
Tornano soprattutto quando pensi di aver archiviato, quando hai ricominciato, quando ai “chissà come sarebbe stato” hai finalmente sostituito ” è solo oggi quel che conta, oggi è un giorno migliore di ieri, è sempre meglio chi sei di chi eri”. Perché tanto la vita non ti ridà mai indietro un’altra occasione identica.
Te ne dà tante altre ma non una identica. L’identikit di un’occasione porterà sempre un nome e cognome, il rumore di certi passi, un profumo, una canzone, un sorriso all’improvviso, un silenzio raccontato da uno sguardo o persino un incontro mai avvenuto. Sarai fortunato se guardando indietro nel tuo puzzle mentale non avrai neppure un tassello da cambiare.
È davvero molto difficile. Quel macigno sullo stomaco, quel cerchio che ti gira in testa, quella smania che non ti fa dormire, quell’ansia che ti fa sospirare, quella tristezza che è come un trapano per il tuo sorriso, sono i tanti tasselli che sono rimasti nel giro vita dei tuoi ricordi. Sarebbe più facile, più comodo, più naturale accettare che alcuni eventi vanno semplicemente come devono andare, che esiste un’evoluzione dove la nostra volontà non basta a modificare andamenti inesorabili.
Se non lo puoi vivere lo puoi dimenticare. Ma spesso questo le anime se lo dimenticano.

Di Massimo Bisotti
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Si Dice Donna & No Danno

22 marzo 2018 ore 22:53 segnala

Ieri sera si è tenuta la 62esima edizione dei David di Donatello, meglio conosciuti come “gli Oscar del cinema italiano”. Ma in pochi stanno parlando dei film vincitori (per la cronaca: il premio di Miglior Film è stato assegnato ad “Ammore e Malavita”, la commedia musical dei Manetti Bros). Tutti parlano di una sola cosa: il monologo di apertura di Paola Cortellesi.

E c’è un motivo: il suo monologo sulla disparità di genere farà storia.

Era chiaro che il tema dei David di Donatello di quest’anno sarebbe stata la disparità di genere e che sarebbe stato “Tutto dedicato alle donne, per le donne”. Ma pochi, forse, si sarebbero aspettati un monologo così semplice e così di impatto.

Paola Cortellesi ha iniziato il suo monologo con un lungo discorso sulle differenze linguistiche tra alcuni termini al femminile e al maschile:

“Impressionante vedere come nella nostra lingua alcuni termini che nel maschile hanno il loro legittimo significato se declinati al femminile assumono improvvisamente un altro senso. Cambiano radicalmente, diventano luogo comune. Un luogo comune un po’ equivoco. Che poi a guardar bene è sempre lo stesso, ovvero un lieve ammiccamento verso la prostituzione. Un cortigiano: un uomo che vive a corte; Una cortigiana: una mignott*. Un massaggiatore: un cinesiterapista; Una massaggiatrice: una mignott*. Un professionista: un uomo molto pratico del suo mestiere Una professionista: una mignott*. Un uomo di strada: un uomo del popolo Una donna di strada: una mignott*.”

Vi sembra familiare? Eh sì, questa considerazione gira da un po’ sui social. Ma non è stata scritta da una qualche donna stanca di essere discriminata. Bensì da un uomo, il professore, enigmista e grande esperto del linguaggio Stefano Bartezzaghi.

Il monologo della Cortellesi parte da questi accostamenti e poi prosegue e spiega come le piccole parole vadano a influenzare il modo in cui vediamo il mondo fin dalla nostra infanzia:

“All'asilo, un bambino maschio potrebbe iniziare a maturare l'idea che le bambine siano meno importanti di lui, da ragazzo crescere in qualche modo nell'equivoco che le ragazze in qualche modo siano di sua proprietà, e poi da adulto potrebbe pensare sia giusto che le sue colleghe vengano pagate meno e a quel punto non sembrerebbe grave neppure offenderle, deriderle, toccarle, palpeggiarle... e fosse così potrebbe diventare anche pericoloso.."

Il monologo di Paola Cortellesi, che è solo l’ultimo tassello in ordine temporale del moto “femminista” iniziato con “Me Too”, “Time’s Up” e “Non una di meno”, è già diventato un caso sul web e tanti, tantissimi, si sono schierati dalla sua parte.

C’è chi la vorrebbe addirittura alla Presidenza del Consiglio! Beh, forse qui si sta esagerando. Ma una cosa è certa: il discorso di Paola Cortellesi sulla disparità di genere ai David di Donatello non potrà essere dimenticato.

Dal Web
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