Buon Natale

24 dicembre 2017 ore 16:15 segnala

Bene,non sono molto brava nel fare gli auguri di Natale ma ringrazio chi ha speso il proprio tempo passando di qui,ci si può affezionare ad un posto,a delle persone senza averle mai conosciute??un anno fa avrei detto di no ma si sa solo gli stupidi non cambiano idea!!Non farò un elenco,c'è sempre il rischio di dimenticare qualcuno e quindi di fare una figuraccia:many
Semplicemente Buon Natale a tutti Voi :kissy :rosa
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« immagine » Bene,non sono molto brava nel fare gli auguri di Natale ma ringrazio chi ha speso il proprio tempo passando di qui,ci si può affezionare ad un posto,a delle persone senza averle mai conosciute??un anno fa avrei detto di no ma si sa solo gli stupidi non cambiano idea!!Non farò un elenc...
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Il vero stile è senza tempo

16 dicembre 2017 ore 16:19 segnala

I grandi classici hanno tutti qualcosa in comune: che le loro storie siano cominciate anni o secoli fa, non sono ancora finite. Come un buon vino, evolvono nel tempo e come il vero stile, non passano mai di moda.
Il tubino nero è stato inventato da Coco Chanel con l’idea di disegnare un abito adatto ad ogni occasione. Era il 1926 e neppure la visionaria stilista parigina avrebbe mai immaginato di aver rivoluzionato per sempre il mondo dell’abbigliamento. La Petite Robe Noire finì sulle pagine di Vogue America, e da allora non ne è più uscito.
Nel film Colazione da Tiffany, con un filo di perle e i guanti lunghi di raso, il tubino nero diventava elegante abito da sera, Jacqueline Kennedy amava portalo di giorno, con ballerine e occhiali scuri, con un cardigan fa signora, con un tacco 12 è arma di seduzione di massa. Dopo quasi un secolo è ancora lì, nei guardaroba delle donne di mezzo mondo, fra gli scaffali delle catene del fast-fashion e sulle pagine delle riviste patinate. Gli americani lo chiamano amichevolmente LBD, Little Black Dress, e le ragazze lo portano con scarpe da ginnastica e chiodo di pelle. “Le mode passano, lo stile resta” sentenziava Coco nei ruggenti anni Venti, avvolta da due gocce di profumo. Gli uomini portavano il panama in estate e cappotti di cammello in inverno – come oggi, si festeggiava con un calice di bollicine.

Da vanityfair
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« immagine » I grandi classici hanno tutti qualcosa in comune: che le loro storie siano cominciate anni o secoli fa, non sono ancora finite. Come un buon vino, evolvono nel tempo e come il vero stile, non passano mai di moda. Il tubino nero è stato inventato da Coco Chanel con l’idea di disegnare ...
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Io&Te

07 dicembre 2017 ore 22:34 segnala
Un anno fa più o meno a quest'ora ci siamo conosciuti...io così antipatica verso di te...tu che riuscivi ad andare oltre i miei modi...poi tra me&te è scattato quel feeling che solo Io&Te possiamo capire...non succede a molti nella vita di conoscere una persona che ci capisca già prima di parlare... posso dirti tutto perché tu non mi hai mai giudicata...e anche quando per un attimo ci siamo persi eri sempre lì... ovunque ci porterà la vita sarai sempre parte di me...e dopo un anno è ancora così"mentre fuori tutti dormono,loro sono lì l'uno per l'altra"...
Conoscevo questa canzone ma tu me l'hai fatta amare...:-*
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Un anno fa più o meno a quest'ora ci siamo conosciuti...io così antipatica verso di te...tu che riuscivi ad andare oltre i miei modi...poi tra me&te è scattato quel feeling che solo Io&Te possiamo capire...non succede a molti nella vita di conoscere una persona che ci capisca già prima di...
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Le cose che distinguono le 20enni dalle 30enni!

03 dicembre 2017 ore 23:53 segnala

1 SE AI PRIMI APPUNTAMENTI TI DICE «TI AMO»
Se a vent’anni, ai primi appuntamenti, lui ti dice «ti amo» o frasi simili, dichiarazioni strabordanti, pensi «come sono fortunata, forse ho già trovato l’uomo della mia vita». E ti senti… speciale. Se la stessa dichiarazione, nella stessa situazione, ti arriva a trent’anni, pensi «ottimo, ho trovato un altro psicopatico, o finto furbo che sia». E ti senti… che combinazione hai mal di testa e devi tornare a casa.

2 IL RAPPORTO CON LO SPECCHIO
Se a vent’anni hai la prima, vorresti almeno la terza. Se hai la quarta, vorresti al massimo la prima. I capelli ricci vanno stirati, e quelli lisci arricciati. Per non parlare poi delle tinture, e della conseguente sindrome da multicolore che poi non ricordi più qual era il tuo originale. A trent’anni, hai fatto pace con te stessa, e quindi anche con la tua immagine riflessa nello specchio. E anche se serve un duro lavoro per mantenere il lato B sodo, ti senti più bella.

3 IL BAD BOY
Se hai vent’anni il bad boy è, nella maggior parte dei casi, il tuo ragazzo ideale. Ti affascina, ti intriga, e poi anche se fosse davvero così cattivo, per te cambierebbe sicuramente, lo trasformerai in un bravo ragazzo. Se hai trent’anni davanti a un bad boy dici «no, grazie». Sai già che tentare di farlo cambiare sarebbe una fatica inutile, e prenderlo così com’è non ti va. Non ti affascina neanche più: riconosci subito le sue insicurezze dietro la maschera del bullo.

4 IL SIGNIFICATO DELLA PAROLA AMICO
A vent’anni sono tutti tuoi amici: quelli con cui studi, quelli con cui prendi il treno, quelli con cui vai in palestra o alle feste. A trenta selezioni gli amici (anche in base a quello che è successo dai vent’anni ad adesso): quelli veri, in media, ti basta una mano per contarli. E nel tuo vocabolario, entra il termine conoscente.

5 SE TI ARRIVA UN SMS
A vent’anni, quando ti arriva un sms, ti fiondi sul cellulare. Potrebbe essere importante: il tuo ragazzo che ti scrive, il tizio che ti piace che ti manda un’emoticon, l’amica che ti racconta qualche pettegolezzo. A trent’anni, quando ti arriva un sms, finisci di fare quel che stai facendo e poi lo leggi. Non hai più fretta, o forse hai solo più cose da fare.

6 IL RAPPORTO CON I NEGOZI DI INTIMO
A vent’anni hai un curioso rapporto con i negozi di intimo, lingerie e affini. Se sei fidanzata, ci entri con grande entusiasmo: è la conferma che “hai il ragazzo”. Comprerai qualcosa per piacere a lui, per sentirti grande, fare un po’ la femme fatale. Se sei single, invece, gli stessi negozi ti deprimono: ti ricordano che non hai nessuno a cui far vedere quegli acquisti. A trent’anni, non te ne importa niente del tuo status: single o fidanzata, ci vai per comprare qual che ti piace, quel che ti serve.

7 LE USCITE SERALI
A vent’anni uscire è una cosa fondamentale. Se capita una sera in cui non hai niente in programma, ti attacchi al social di turno, o alla rubrica del cellulare, per cercare quell’amica che fa qualcosa, quell’amico che va da qualche parte. Perché di stare a casa, tu, non ne hai proprio voglia. Se a trent’anni ti rendi conto che hai una serata senza impegni, cene, eventi, aperitivi, sei solo contenta di poterti godere la quiete di casa. E quel cellulare, per sicurezza, è già mezzo silenzioso.

8 SE CONOSCI UN TIZIO
A vent’anni hai fretta di uscire con un ragazzo appena conosciuto. Rimandi gli impegni, chiudi i libri, dai buca alle amiche. Anche se dovessi avere un pizzico d’influenza, con un velo di cipria e un’aspirina, andrai all’appuntamento lo stesso. A trenta ti prendi i tuoi tempi e non sconvolgi i tuoi programmi. In fondo, per ora, è solo uno sconosciuto: per lui non vale ancora la pena mettere sottosopra l’agenda.

9 LA VITA DI COPPIA
A vent’anni, all’interno di una coppia, il tuo pensiero principale è «dove mi porterà stasera?». A trenta cambia in «dove mi porterà questa relazione?».

10 LE TELEFONATE ALLE AMICHE
A vent’anni, qualsiasi cosa ti accada, dal trovare un euro per la strada al litigio con il fidanzato, senti il bisogno di dirlo subito alla tua amica. «Non sai cosa mi è successo…» e le telefonate sono quotidiane e anche di più. A trenta, qualsiasi cosa ti accada, la vivi, metabolizzi, godi o soffri, e poi, al primo incontro la racconti. Il tempo al telefono diminuisce, la capacità di sintetizzare aumenta.
Dal web
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Il caffè e i Napoletani:

29 novembre 2017 ore 22:05 segnala


10 errori da non commettere mai

Per molte persone il caffè rappresenta un momento di pausa, un break dal lavoro; per alcuni è la scusa migliore per rivedere un vecchio amico; altri invece invitano a prendere un caffè per dire grazie ad una persona amica, ed altri ancora offrono il caffè ad una ragazza magari per fare colpo.
Ebbene per i napoletani un caffè rappresenta tutte queste cose. Ma ci sono 10 cose relative al caffè che un napoletano non sopporta, eccole qui e tienile a mente se non vuoi fartelo nemico!

Il caffè bruciato

Il caffè è un rito a Napoli, ed in quanto tale non si transige assolutamente sulla qualità. Il napoletano ha l’olfatto molto fine, e già dall’odore capisce se il caffè è buono o meno. Un caffè bruciato rischia di rovinargli l’intera giornata.

Il caffè annacquato

Vale lo stesso discorso del primo punto. Bisogna miscelare l’acqua con il caffè al punto giusto, guai a servire ad un napoletano un caffè annacquato. Ti guarderà con sguardo torvo, perché equivale ad un’offesa personale!

Sminuire il caffè napoletano

Può capitare che magari, anche per scherzo, tu dica ad un napoletano: “Ma che sarà mai? In fondo il caffè e l’acqua di Napoli sono uguali a tutti gli altri”. Madornale errore. Non solo offenderai il napoletano che è particolarmente sensibile su riti e tradizioni, ma soprattutto dirai una cosa inesatta poiché l’acqua ed il caffè napoletano hanno davvero un sapore ed un aroma diverso

Offrire il caffè da una macchinetta automatica

Un buon napoletano non rifiuta mai un caffè, a qualsiasi ora della giornata. Quindi lo farai contento se vuoi offrirgliene uno. Ma guai a darglielo dalla macchinetta da ufficio a gettone. Per un napoletano verace quello è tutto tranne che un caffè.

Dare il caffè senz’acqua

Nei bar napoletani al caffè viene sempre dato anche un bicchiere d’acqua, inscindibile come Scilla e Cariddi, Bud Spencer e Terenche Hill, Tom & Jerry… Insomma ci siamo capiti, non fate mai mancare un bicchiere d’acqua accompagnato al caffè.

Mai usare un bicchierino di plastica

A Napoli il caffè si beve in una tazzina di ceramica, oppure per chi ha gusti un po’ più particolari in un bicchiere di vetro. Ma mai, e dico mai, offrire il caffè ad un napoletano in un bicchierino di plastica.

Il caffè freddo

Intendiamoci, ai napoletani può anche piacere il caffè freddo, quello alla granita per intenderci, ma al massimo può essere un dessert o un aperitivo. Quando il napoletano fa pausa caffè deve essere rigorosamente bollente!

Bere il caffè di fretta

Anche se il caffè nasce come brevissima pausa il napoletano odia bere il caffè di fretta. Del resto è davanti a un caffè che nascono le migliori amicizie, le più belle storie d’amore e ci si azzuffa (linguisticamente eh) per un rigore dato o non dato alla propria squadra del cuore, no?

Caffè troppo zuccherato

C’è chi beve il caffè completamente amaro, chi con una punta di zucchero e chi con massimo 2 cucchiaini. Ma un vero napoletano vuole sentire fino in fondo l’aroma del caffè, lo zucchero deve essere quella virgola che lo addolcisce. Se quindi metti 3-4 o 5 cucchiaini di zucchero (e c’è chi lo fa) rovinerai il caffè.

Mancia al barista

A Napoli c’è l’abitudine di lasciare una mancia (pochi centesimi) al barista che ti farà un caffè. E’ un “grazie anticipato”, quindi ci si aspetta un ottimo caffè. Se vai in un bar a prendere un caffè con un napoletano, ricordati di dare la mancia al barista.


In caso contrario, il vero napoletano già sa che il barista si vendicherà con una “schifezza” di caffè
.




Dal web
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La Conoscenza

15 novembre 2017 ore 15:23 segnala
Il bene supremo al quale l'uomo
deve tendere è la conoscenza.
E' grazie alla conoscenza
se si è giunti fin qui e senza di essa
non possono affermarsi
tutti gli altri valori fondamentali
dei quali l'uomo sente il bisogno
per vivere con consapevolezza.
L'umanità dunque non deve smettere
di conoscere e indagare,
lasciando che la conoscenza
vada in ogni direzione e in ogni luogo,
tendendo verso l'uomo
e non in direzione contraria.
In particolare, in un mondo
governato dal benessere,
dobbiamo preoccuparci e occuparci
di quelle parti del nostro pianeta
in cui si lotta quotidianamente
per la sopravvivenza.
La felicità non esiste, è solo un attimo,
ma per il resto bisogna sforzarsi
di vivere con la serenità di chi
apprezza e ama la vita,
cercando di far prevalere sempre
l'ottimismo sul pessimismo,
che è un sentimento sterile.
La serenità si raggiunge
con l'amore verso noi stessi,
verso il prossimo, nella comprensione
e nell'accettazione dei nostri errori.
Lasciatevi travolgere
dalla dedizione verso il prossimo
e otterrete la serenità.


Di Rita Levi Montalcini
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Il bene supremo al quale l'uomo deve tendere è la conoscenza. E' grazie alla conoscenza se si è giunti fin qui e senza di essa non possono affermarsi tutti gli altri valori fondamentali dei quali l'uomo sente il bisogno per vivere con consapevolezza. L'umanità dunque non deve smettere di...
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