l'Heidegger di San Giovanni...

10 giugno 2018 ore 13:57 segnala
Rimase li, per un interminabile attimo, ad osservare impietrito lo schermo di un computer. Non un movimento, non una parola. Nel silenzio più assoluto gli arrivava alle orecchie il flebile suono di un temporale. A domandarglielo ora non saprebbe quantificare il tempo che passò con gli occhi puntati su quello schermo e, a dire il vero, anche il narratore avrebbe difficoltà a farlo. E non perché sia impossibile – giacché il tempo è sempre misurabile per natura – ma perché dovrebbe scegliere l’unità di misura più adatta al caso: se quella arida e, diciamolo, un po’ asettica data dal movimento meccanico di una lancetta o quella in grado di misurare la percezione soggettiva del tempo che scorre. Sta di fatto che, sorvolando sulla questione del tempo, rimase in quella stupita posizione con la mente in stallo ed il cuore in subbuglio, senza decidersi a fare nulla. L’attento lettore a questo punto si chiederà cosa mai avesse visto su quello schermo di così ipnotico, cosa avesse mai potuto provocare una reazione/non reazione di questo tipo in un uomo, che, aggiungiamo noi, aveva 46 anni e, quindi, di cose ne avrà viste nella sua vita. Beh la spiegazione empirica è di per sé banalizzante. Se ci fermiamo al mero dato oggettivo, dovremmo dire che davanti a quegli occhi in immobile fissità si paravano nell’ordine: uno schermo, una stringa, una foto, delle frasi e per ultimo due parole. Volendo precisare si trattava di un pronome soggettivo e di un verbo. Detta così la cosa, forse faremmo un torto a quest’uomo in stallo. Meglio aggiungere che queste due parole – il pronome ed il verbo – messe insieme formavano la frase ti amo. Oddio, la frase ti amo fa sempre il suo effetto, non avrebbero scritto fiumi di poesie se non fosse così, ma una reazione di questo tipo abbisogna di una spiegazione più approfondita e questo ci costringerà a raccontare una storia, una di quelle che il narratore si vanterebbe di aver tratto dalla sua sterminata fantasia, se non fosse che, nella sua incredibilità, questa storia è davvero accaduta. Partiamo dalla fine però e diamo conto di chi fosse l’autrice di queste due parole, chi fosse, in ultima analisi, la colpevole di questo stato di apparente paralisi che ha colto il nostro protagonista. Potremmo dire che è una donna, potremmo dire che si chiama Alessia, potremmo dire che fa il medico ed in particolare la rianimatrice. Lo potremmo dire, ma non lo diremo. L’autrice di questa frase è la principessa di un castello incantato, castello propriamente ubicato nel quartiere di San Giovanni a Roma. L’attento lettore ora dirà: ma non esiste un castello nel quartiere San Giovanni. Che noia la pedanteria di questi attenti lettori. Caro mio, se parti da questo presupposto lascia perdere, smetti di leggere perché sei entrato in un campo che non ti appartiene. Questa storia narra solo di cose che sfuggono alla logica, di quelle che non dovrebbero accadere mai secondo gli attenti lettori e che, invece, avvengono, come di fatto quanto narriamo è effettivamente avvenuto. La vita caro attento lettore è favola, perché altrimenti sarebbe solo un meccanico susseguirsi di momenti e di eventi: chi vorrebbe compiere la fatica di svegliarsi ogni giorno per questo meccanico dipanarsi di fatti logici? Nemmeno un ingegnere del catasto! Dicevamo del castello incantato. Caro lettore attento se sei ancora lì ti faccio una domanda: secondo te possono esistere due gatti di sesso maschile che si chiamano Senti Tu e Cleopatra ed un cane che si chiama Gildo? No? Ed invece esistono e si trovano esattamente in questo castello incantato a fare compagnia alla nostra principessa. Ma torniamo all’autrice di questa frase, appunto la principessa Alessia. Ella era di una bellezza commuovente, portatrice sana di un sorriso che ti scioglie e soprattutto di un cervello che andrebbe assicurato ai Lloyds. Sapeva scrivere, altroché se sapeva farlo. Non solo la forma – che a tratti sfiorava la genialità – ma anche la sostanza: esprimeva concetti, esternava emozioni che nella loro profondità provocavano vertigini. Nel momento esatto in cui avveniva la paralisi con cui abbiamo iniziato il racconto, lei era davanti ad un Ipad, con lo sguardo divertito ed una miriade di stringhe aperte davanti a se. Quello era il suo canale elettivo per rapportarsi al mondo. Ci sia consentito dire che in quel castello – e non si arrabbi la principessa – ella viveva in qualche modo come inconsapevole prigioniera. Nessuno in realtà l’aveva coartata a rimanere li, ma spesso la vita ci costruisce invisibili sbarre fatte dei materiali più disparati, che in qualche modo ci imprigionano. Le sue – intendiamo le sbarre – si sostanziavano nell’incapacità di ritrovare fiducia nel prossimo. Ella preferiva rinchiudersi in un mondo dove nulla è vero, perché lì non potevano esserci aspettative deluse, perché lì dare fiducia non era richiesto. Questo mondo aveva un nome assai bizzarro, si chiamava Chatta.it. Questo mondo era popolato di esseri astratti chiamati profili, che evolvevano in preferiti e addirittura in fidanchatti, senza mai assurgere però all’impertinente pretesa di voler essere veri. Era un mondo fantastico dotato di un pregio: durava fino a quando la nostra principessa non decideva di premere un tasto. Premuto quel tasto la principessa tornava al suo castello, ai suoi animali dai nomi improbabili e alla sua consolante ed amata certezza: un bambino di anni 11, dagli occhi color sabbia e dal nome miracolosamente normale: Fabrizio, che forse in sanscrito – visti i presupposti – significherà scampato pericolo… Proprio in questo mondo la principessa Alessia aveva conosciuto il nostro uomo, cui ora diamo anche un nome: Nicola. Anzi a dire il vero non si erano propriamente incontrati Nicola ed Alessia, ma Logichedisintegrate (guarda un po’ attento lettore amante della logica…) e Nik8868. Anzi, a dire il vero, non si erano proprio incontrati, si erano semplicemente scritti e, se proprio vogliamo essere precisi, diremo che Nik8868 aveva trovato il coraggio di scrivere e Logichedisintegrate si era degnata di rispondere. Ma che ci faceva Nik8868 in quel mondo virtuale? Se ascoltassimo la principessa dovremmo rispondere che stava li a rimorchiare, a fare il provolone ed a dire a tutte le stesse cose. Ma sappiamo della difficoltà della principessa Alessia di fidarsi e quindi rispettiamo il suo parere, ma facciamo il nostro compito che è narrare i fatti, non le malevole impressioni. Nicola ci era finito quasi per caso li, ma anche lui viveva in una gabbia, le cui sbarre erano fatte di tristezza, delusione e disinteresse per il mondo. Quel mondo immaginario era un surrogato: come affacciarsi ad una finestra e vedere gli altri vivere. Passava distratto da un profilo all’altro fino a quando non gli apparve quello della principessa Alessia. In principio fu la foto ad attrarre la sua attenzione e se questa fosse una favola illustrata tutti i lettori potrebbero capire il perché. Poi lesse. Dovete sapere che in questo mondo ognuno può scrivere quello che sta pensando. Diciamo che l’effetto complessivo che aveva tratto fin qui Nicola era di un mondo che alla scrittura non è che avesse dedicato la miglior parte del proprio tempo e a dire il vero nemmeno ai contenuti concettuali. Poi si imbatté nei pensieri della principessa e rimase li a leggerli e rileggerli. Li trovava addirittura emozionanti e non resistette alla tentazione di scrivere. Fu il primo messaggio, la prima goccia di un fiume in piena. Rimase ogni giorno incollato al computer aspettando che la principessa facesse il suo ingresso nel mondo virtuale. Aspettava pazientemente ore, giorni, secoli che lei finisse di parlare con i suoi preferiti e rispondesse ai suoi messaggi. Cominciò a pensarla anche durante il giorno, sempre più spesso. Prima di addormentarsi si lasciava cullare dal ricordo delle loro conversazioni. Poi cominciò a vedere le sue foto con preoccupante costanza. Finché non lo assalì un’atroce certezza. La amava. Nik8868 amava Logichedisintegrate, anzi Nicola amava Alessia. Anzi, la amava a tal punto da sentirne la mancanza. Ora qualcuno – magari proprio tu lettore attento se sei ancora li – si potrà domandare perché definire questa certezza atroce. Che c’è di male? È bello amare. Si nel mondo reale cari lettori. Ma non nel mondo virtuale e non una donna che ti abbia già detto che a te non ti incontrerà mai, anzi neanche ti telefonerà mai. Provateci voi a gestire un’emozione così grande nei confronti di un essere impalpabile come un pensiero, a vivere un amore nella certezza che non potrà mai avere sostanza e soprattutto che non verrà mai ricambiato. Lei era stata chiara. Fu così che la rassegnazione aveva fatto il nido nella mente di Nicola che si sforzava di farsi bastare quelle apparizioni e quelle conversazioni in multiproprietà. In questa predisposizione di animo lo raggiunse quella frase: ti amo. No, proprio non poteva aspettarsela, proprio non sapeva gestirla. Il desiderio di realtà esplose in un istante. Sognò di stringerla tra le braccia, di baciarla, di amarla e di non lasciarla più. Poi lei aggiunse per oggi e non solo te forse… chi lo ha detto che le favole hanno tutte un lieto fine? Questa non lo ha. Almeno per ora, chissà che quelle sbarre non crollino…chi vivrà vedrà. In quel caso noi saremo qui a raccontare perché è il nostro mestiere e perché diciamolo a noi le favole favolose piacciono, perché senza sogno che vita sarebbe? Principessa regalaci una favola che valga la pena di essere raccontata e che aspiri all'eternità.
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Rimase li, per un interminabile attimo, ad osservare impietrito lo schermo di un computer. Non un movimento, non una parola. Nel silenzio più assoluto gli arrivava alle orecchie il flebile suono di un temporale. A domandarglielo ora non saprebbe quantificare il tempo che passò con gli occhi puntati...
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10/06/2018 13:57:19
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Commenti

  1. FoglioA4 14 giugno 2018 ore 15:08
    Sublime la stesura, ineccepibile la capacità narrativa, straordinaria la proiezione immaginifica! Amplificato, sovrastimato , il soggetto femminile.
  2. Ilmioregnoper 14 giugno 2018 ore 19:24
    Non credo che fosse nè amplificato, nè tantomeno sovrastimato. Magari è troppo romanzata la storia e sicuramente amplificata la sua reale entità, ma ti assicuro che il personaggio femminile è fedelmente riprodotto. Anche se è vero che il personaggio femminile in questione all'epoca sottostimò la sua capacità di affrontare pericoli o supposti tali. Comunque grazie per i complimenti.

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