ODE AI BOSCHI BATTUTI DALLA PIOGGIA

06 gennaio 2019 ore 09:51 segnala
Boschi,
non chiamo il vostro nome invano.

Il mio sguardo si posa sul vostro smeraldo
abbattuto dalla notte perenne;
nella fiamma errante dell’humus,
nei vertici millenari della forza silvestre,
dove si lacera la voce e il tempo,
germoglia il seme primordiale del silenzio
attraverso il buio vegetale
raccolto nella linfa tremante.
Non fu la potenza nascosta nel manto delle foglie,
né il tumulto dei vostri sentieri
scavati dalla tempesta
a smarrire i secoli e le mani dell’uomo.
È il mistero incarnato nella sete delle radici
e il respiro trattenuto dai vostri polmoni
che possiedono la canzone immortale del legno,
l’odore della pioggia fatto di umide stelle
ed enigma.
E tutta l’anima non può comprendere
la costanza della vostra furia,
il disegno perfetto che ritrae la vostra limpida calma.

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Boschi, non chiamo il vostro nome invano. Il mio sguardo si posa sul vostro smeraldo abbattuto dalla notte perenne; nella fiamma errante dell’humus, nei vertici millenari della forza silvestre, dove si lacera la voce e il tempo, germoglia il seme primordiale del silenzio attraverso il buio...
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