
C’è stato un tempo in cui anch’io, come tutti i giovani, mi sono sentita invincibile e padrona del mondo, soprattutto padrona della mia vita, un tempo in cui il tempo non poteva passare e ce ne era sempre ancora tanto davanti per fare tutte quelle cose che si potevano rimandare, c’è stato un tempo in cui la vita era un lungo percorso ancora tutto da scoprire e dietro ad ogni angolo ci si poteva meravigliare, il tempo dei sussulti e dei baci all’improvviso o di quei momenti indescrivibili quando tutto sembra fermarsi e sai che arriverà quel bacio, ma entrambi indugiate a intrecciare lo sguardo con lo sguardo, mentre lo stomaco si riempie di mille farfalle impazzite, c’è stato il tempo in cui tutto era possibile, in cui bella , giovane e convinta che non mi si potesse dire di no andavo a testa alta aspettando di cogliere il mio desiderio in un fiotto di parole ed emozioni, un tempo interminabile di chiacchiere e risate, di litigi smorzati, di velati timori di quel mese saltato in cui ci si sfiorava con lo sguardo a cercare di immaginare un figlio, e c’è stato il tempo in cui i figli si desideravano e si facevano, il tempo in cui il pancione cresceva con quella tranquilla serenità di chi sa di non essere solo. Un tempo di ideologie e manifestazioni e canzoni cantate a squarcia gola, un tempo di mare e sole e tende con gli amici, il tempo in cui l’Europa andava visitata e l’America era un sogno su cui contare, il tempo in cui ci si poteva perdere negli occhi grigi di quel lui che ti accompagnava a vedere l’oceano d’Irlanda e ti teneva stretta a ripararti dal vento di quell’immensità di increspature di colore che al margine della scogliera fissavi sempre con un piede troppo avanti, ma era il tempo in cui la morte era un concetto astratto, i cimiteri si riempivano di cespugli in fiore e le tombe soccombevano al verde del Galles. Un tempo in cui la sabbia ti rimaneva in mano e domani era un altro giorno da inventare, da vivere, in cui credere che tutto poteva accadere così perché tutto era a portata di mano, il tempo in cui i miei lunghi capelli ricci si scioglievano al vento mentre guidavo con sicurezza impavida una moto ad una velocità folle, che in moto o si vola o si muore, il tempo in cui sfiorarsi la mano significava qualcosa, un bacio significava troppo, o troppo poco… il tempo delle fughe con la tua migliore amica, di quando uscivi dalla finestra mentre tutti dormivano e non pensavi a come saresti rientrata, un tempo che non aveva né limiti né confini, come i tuoi sogni, tutto era possibile, non pensavi ci sarebbe stata una resa dei conti, un tempo in cui il tuo viso allo specchio sarebbe parso stanco e invecchiato, un tempo in cui quella che chiamiamo coscienza avrebbe preteso delle risposte, un tempo in cui la vita avrebbe presentato il conto. Si correva come cavalli sciolti e senza timore d’essere imbrigliati, senza pensieri che non fossero risolvibili con uno schioccar di dita.. Eravamo, donne appassionate in lotta perenne con un mondo al maschile, donne che riuscivano a far varare delle leggi, che non avevano timore di scendere in piazza che non mercificavano il proprio corpo , donne che attendevano quello squillo , che per definizione non arriva mai, per al massimo 10 minuti che il tempo andava vissuto, non si aspettava dietro l’angolo c’era sempre qualcosa di meglio, anche se avevi appena giurato che l’amore non lo volevi e basta. C’erano quelle lettere azzurre che arrivavano da oltre oceano che ti mettevano l’ansia da postino, e le leggevi 6 volte perché I love you era bello da pronunciare, c’era il tempo in cui ci credevi, il tempo in cui tenevi i tuoi bimbi piccoli per mano e li guardavi crescere ed era sempre troppo in fretta, quando tu da piccola non crescevi mai… c’era la scuola, il preside da intimorire per un’altra assemblea e la tesina di storia che andava fatta lo stesso..c’erano i proff che gli davi del tu perché qualcuno urlava al 6 politico . Tutto era terribilmente affascinante..c’erano quelle eterne disquisizioni sui grandi temi della vita, dove si filosofeggiava su pace, Dio, e gnosticismo, e c’era sempre un lui che ti attendeva, quel lui con cui avevi fatto progetti anche se c’era tempo, quel lui che per la prima volta timidamente ti sfiorava il seno camuffando un bacio, c’era quell’intreccio di lingue in apnea e quegli occhi che chiedevano muti, c’era Battisti da ascoltare e da cantare alle gite scolastiche … c’era Baglioni che ti leggeva addosso e ne faceva una canzone… e se non ti piaceva pazienza, e se i Pimk-floyd ti piacevano di più sicuro tua madre non li tollerava, C’era Margherita che era bella e buona e voleva dei fiori e quella sua maglietta fina e le bionde trecce gli occhi azzurri e poi… un anima latina e quel loden verde … con quella cerniera aperta a metà…femmina rossa cosa vuoi…e tua madre che ne ascoltava le note e scuoteva la testa… Mio per sempre..continuava la canzone imperterrita… e a te per sempre pareva una vita di troppo che non sarebbe mai finita…
:rosa
















