Dear John, I miss You...

08 dicembre 2016 ore 17:55 segnala
...

Caro John,
36 anni sono tanti, tantissimi.
Praticamente una vita intera.
Eppure tanti ne sono passati dal quell'8 Dicembre del 1980, da quei cinque colpi al Dokota Building sparati da una calibro 38, acquistata liberamente alle Havaii, che nessun metal detector fermò quando il tuo assassino, quel Mark David Chapman che pochi minuti prima ti chiese un autografo, volò a New York per attuare l'omicidio.
Tra le tante cause pacifiste che avevi abbracciato, c'era anche quella contro il commercio delle armi. Una campagna che ora prosegue la tua Yoko.

Oggi riguardavo i tuoi dischi John, acquistati nel tempo e conservati con cura.
La cura che tu mettevi in tutto ciò che facevi, fosse il testo di un brano, un comizio, un sit-in, un'intervista o una semplice idea espressa al tuo interlocutore di turno.
Da Sgt. Pepper's a Help, da White Album ad Abbey Road, fino ad Imagine, Mind Games, Double Fantasy.
Pezzi di me, della mia infanzia, dei mie sogni, della mia gioventù, dei miei gusti, della mia vita.
Una vita in mare con il sole sul viso e la salsedine nei polmoni.
Ma sempre, in ogni viaggio, con una sola, perenne compagna.
La musica.
Una Musica di cui tu, John, eri e resti una colonna portante.

Hai scritto di tutto e parlato di tutto nella tua vita, senza ipocrisie nè censure, e con quella perenne onestà ed indipendenza intellettuale sempre più rara e sempre meno desiderata.
Non hai risparmiato critiche e condanne senza appello contro la violenza politica.
Il tuo messaggio ai giovani era inequivocabile: "A cosa serve mettere le bombe a Wall Street? Se vuoi cambiare il sistema, cambia il sistema, non serve a niente ammazzare la gente. Se vuoi la pace non la otterrai mai con la violenza. Ditemi quale rivoluzione violenta ha funzionato. L'hanno fatto gli irlandesi, i russi, i francesi, i cinesi, e questo dove li ha portati? Da nessuna parte. È sempre lo stesso vecchio gioco. Chi guiderà il crollo? Chi prenderà il potere? I peggiori distruttori. Sono sempre loro ad arrivare primi. Quello che ho detto in molte mie canzoni è: cambiate la vostra testa. L'unico sistema per assicurare una pace durevole è cambiare la nostra mentalità: non c'è altro metodo".

Il primo aprile del 1973 annunciavi al mondo la nascita di Nutopia, di cui tu eri ambasciatore. Un "paese concettuale" senza confini, senza muri, senza passaporti. La bandiera di Nutopia era un fazzoletto bianco e l'inno internazionale è inciso nell'album Mind Games: una traccia muta con 5 secondi di silenzio. Per diventare cittadini di Nutopia bastava aderire alla sua Costituzione, che è il testo della canzone Imagine ("Immagina che non esistano frontiere, niente per cui uccidere o morire"). Tutti i cittadini di Nutopia erano suoi ambasciatori nel mondo. Hai chiesto all'Assemblea generale delle Nazioni Unite di riconoscere il paese di Nutopia. Non sei stato preso sul serio, ma se oggi all'Onu ci fosse un seggio per Nutopia, avremmo una possibilità in più contro l'Isis.

Tutto ciò che era in tuo potere di fare contro la guerra, lo hai tentato.
Contro la guerra del Vietnam, restituendo l'onorificenza da Baronetto, organizzando il famosissimo concerto Live Peace in Toronto, manifestazioni, iniziative pubbliche, finanziando movimenti pacifisti come il CND (Campaign for Nuclear Disarmament). Per il Natale del 1969 hai fatto riempire le città americane e le principali capitali del mondo con giganteschi manifesti con la scritta "War is over" ("La guerra è finita - se tu lo vuoi"), firmati "Con amore, John e Yoko, da NY". Durante la campagna elettorale presidenziale del 1973, in ogni angolo d'America dove c'è un'iniziativa elettorale con Nixon, lì organizzavi un concerto rock di protesta contro la guerra che attira migliaia di giovani invitati a disertare la manifestazione del partito repubblicano.

E poi il viaggio di nozze con Yoko che diventava l'occasione per promuovere la pace nel mondo, inventando il "bed in": una settimana in una camera da letto d'albergo, la numero 702 dell'Hilton di Amsterdam, tu e Yoko, a rilasciare interviste a giornali di tutto il mondo sul tema della pace.
Un evento di un successo enorme, e che tu hai avuto l'idea di ripetere nella suite 1742 del Fairmont Queen Elizabeth Hotel di Montréal, dove viene composta la canzone "Give Peace a Chance", che è l'inno del movimento pacifista mondiale.
Insieme a Yoko hai comprato intere pagine dei giornali americani per pubblicare i vostri pensieri di pace e inviato ad una cinquantina di leader mondiali e capi di Stato due ghiande ciascuno, dicendo loro di sotterrarle e guardare la crescita della quercia, così l'idea della pace gli sarebbe entrata in testa. (un bel connubio di pace ed ecologia, che oggi non guasterebbe di certo).

Ci manchi John.
Forse oggi più di allora.
Oggi che questo povero mondo sembra andare a rotoli, dove la discriminazione e la disugualianza sembrano la regola, dove il razzismo è tornato ai livelli di Martin Luther King, dove il fanatismo religioso viene usato come strumento di morte.
Dove chi osa esprimere alle autorità con convinzione ed autonomia il proprio pensiero per una causa politica o civile, mette in pericolo la propria incolumità, e viene considerato una minaccia.
Esattamente come ai tuoi tempi John, ai tempi di Nixon e del Vietnam, quando eri visto come un pericolo pubblico, per i tuoi ripetuti appelli alla pace ed i tuoi attacchi alla politica estera americana. Ti hanno messo sotto controllo, intercettato, pedinato, provato a farti tacere e ad espellerti dal Paese.
Perchè non volevi promuevere te stesso.
Volevi semplicemente regalare al mondo una situazione migliore.
Volevi utilizzare la tua arte per far capire cosa pensavi e cosa sentivi, per far sì che altri potessero fare del mondo un posto migliore.
Eri stanco di essere stato un idolo, sapevi di non essere la risposta alle domande del mondo.
Volevi semplicemente provocare la gente affinchè ponesse le domande giuste.

Eri un appassionato, determinato, dotato di grande velocità di pensiero.
Hai distrutto deliberatamente il mito dei Beatles per farti una vita tua, hai utilizzato la tua celebrità in favore della pace.
Quello che hai fatto è unico. Lo è stato e lo resta.
Nonostante le intimidazioni, hai affrontato il potere.
In un'epoca di guerra, in cui si viveva nella paura, tu hai combattutto per la pace senza alcun timore.
Eri un uomo che non voleva perdere nemmeno le piccole battaglie verbali.
Un visionario, con lo sguardo proiettato nel futuro.

Per questo i giovani di Parigi dopo la strage del Bataclan cantavano Imagine, che è un inno alla speranza.
La tua visione nonviolenta era molto chiara: "I fini non giustificano i mezzi. Dobbiamo imparare dai metodi utilizzati da Gandhi e da Martin Luther King. La gente ha già il potere; tutto quello che noi dobbiamo fare è prenderne coscienza. Alla fine accadrà, deve accadere. Potrebbe essere adesso o fra cento anni, ma accadrà. Credo che gli anni Sessanta siano stati un grande decennio. Sono stati la gioventù che si è riunita e ha detto: crediamo in Dio, crediamo nella speranza e nella verità, ed eccoci tutti insieme in pace. I giovani hanno speranze perché sperano nel futuro e se sono depressi per il loro futuro allora siamo nei guai. Noi dobbiamo tenere viva la speranza tenendola viva fra i giovani. Io ho grandi speranze per il futuro".

Mi manchi John.
I miss You...






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... Caro John, 36 anni sono tanti, tantissimi. Praticamente una vita intera. Eppure tanti ne sono passati dal quell'8 Dicembre del 1980, da quei cinque colpi al Dokota Building sparati da una calibro 38, acquistata liberamente alle Havaii, che nessun metal detector fermò quando il tuo assassino,...
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Viva l'Italia

07 dicembre 2016 ore 21:03 segnala
...
"Sono convinto che l'Italia abbia grandi Chance per il futuro.
E ogni volta che canto quella canzone (Viva l'Italia) sento che ogni parola di quel testo continua ad vere un peso.
"L'Italia che resiste" ad esempio; e solo le anime semplici potevano pensare che c'entrasse qualcosa con lo slogan giustizialista "resistere, resistere, resistere". "L'Italia che si dispera" e l'Italia che si innamora".
L'Italia che ogni tanto si innamora delle persone sbagliate, da Mussolini a Berlusconi.
Ma il mio amore per l'Italia, e per gli Italiani, non è in discussione".

Francesco De Gregori





"Viva l'Italia
L'Italia liberata
L'Italia del valzer
L'Italia del caffè
L'Italia derubata e colpita al cuore
Viva l'Italia
L'Italia che non muore.
Viva l'Italia presa a tradimento
L'Italia assassinata dai giornali e dal cemento
L'Italia con gli occhi asciutti nella notte scura
Viva l'Italia
L'Italia che non ha paura.
Viva l'Italia
L'Italia che è in mezzo al mare
L'Italia dimenticata e l'Italia da dimenticare
L'Italia metà giardino e metà galera
Viva l'Italia
L'Italia tutta intera.
Viva l'Italia
L'Italia che lavora
L'Italia che si dipera
L'Italia che si innamrora.
L'Italia metà dovere e metà fortuna,
Viva l'Italia
L'Italia sulla Luna.
Viva l'Italia, l'Italia del 12 Dicembre,
L'Italia con le bandiere
L'Italia nuda come sempre,
L'Italia con gli occhi aperti nella notte triste,
Viva l'Italia,
L'Italia che resiste".


Viva l'Italia - 1979





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... "Sono convinto che l'Italia abbia grandi Chance per il futuro. E ogni volta che canto quella canzone (Viva l'Italia) sento che ogni parola di quel testo continua ad vere un peso. "L'Italia che resiste" ad esempio; e solo le anime semplici potevano pensare che c'entrasse qualcosa con lo slogan...
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Democrazia

05 dicembre 2016 ore 21:51 segnala
...


Tratto dal volume
"La Donna Con Un Cappello Pieno Di Ciliege"


"E' doloroso rendersi conto che ormai la parola Democrazia ha perso il suo significato originale. Dal greco letteralmente significa potere nelle mani del popolo. Ti sembra che il popolo ha potere oggigiorno di decidere quello che vuole?"
chiese la giornalista alla donna bambina.
Oriana sorseggiava il terzo caffè della mattina mentre Margherita accovacciata per terra accanto al suo letto giocava con le carte.

"Come no"
commentò sarcastica Margherita.
"Eleggiamo i nostri rappresentanti, i nostri deputati per vociferare - in teoria - le nostre opinioni, no?"
"E loro cosa fanno?"
la aggredì Oriana.
"Se ne fregano di quello che vogliamo, se ne infischiano di quello che pensiamo e fanno i loro porci interessi. Sono intenti solo a tenere stretto tra le mani il potere che hanno raggiunto e rimpinzarsi le tasche nel frattempo".

"E' ora di trovare un'alternativa alla Democrazia"
continuò aggressiva Oriana.
"Se rinunci a quella, se muore quella, la libertà va a farsi friggere e come minimo ci ritroviamo in un gulag o in un lager o in una foiba. Insomma in prigione o sottoterra. Ma quando ci riempiamo la bocca con la parola Democrazia sappiamo bene che la Democrazia fa acqua da tutte le parti. Sappiamo bene che è un sistema disperatamente imperfetto e sotto alcuni aspetti bugiardo. Sono due i concetti su cui si basa la Democrazia: il concetto di Uguaglianza e il concetto di Libertà. Ma gli esseri umani amano solo parlare dell'uguaglianza e della libertà spesso non gliene importa un bel nulla. Costa troppi sacrifici, troppa disciplina e non è forse vero che si può essere uguali anche in stato di schiavitù?"
"Allora bisogna reinventare il termine Democrazia e farlo funzionare"
dichiarò Margherita.
"Se quella in cui viviamo oggi è considerata Democrazia allora sia che ti dico, non mi piace e non la voglio!"
continuò a sua volta aggressiva la filosofa.
"E' facile arrivare alla conclusione che non solo noi non abbiamo Democrazia oggigiorno, ma che anche volendo il concetto di Democrazia è impossibile da inseguire in una società come la nostra.
Quando i greci coniarono il termine, allora si che la Democrazia era possibile. Ad ogni crisi politica, ogni volta che bisognava prendere una decisione di qualsiasi tipo, i rappresentanti dei vari settori sociali che costituivano la Polis - città - il macellaio, il panettiere, il produttore agricolo s'incontravano col sacerdote, il comandante militare, il pedagogo ed ognuno di loro aveva il diritto ed intendiamoci bene il dovere, di esprimere un'opinione sulla situazione. Ogni rappresentante dei vari settori della Polis godeva dell'autorità di parlare in pubblico. Quando tutti avevano espresso la loro opinione sulla questione presentata, allora si procedeva alla votazione e alla fine la maggioranza vinceva.
Si, che la decisione presa era allora veramente il frutto di una Democrazia!
Come diavolo pensi che oggi i milioni di noi che popolano le città, per non parlare di paesi interi, possono veramente raggiungere una decisione democratica?
Persino quando la popolazione organizza cortei e dimostrazioni e pubblicamente denuncia le decisioni prese dal governo, gli stessi uomini politici che abbiamo eletto per rappresentarci vanno avanti come se niente fosse a fare i loro interessi personali e niente altro (...).
Di che Democrazia stiamo parlando?
Del diritto di andare a votare ogni tanto come se veramente credessimo che i voti non vengono manipolati e che il volere della maggioranza trionfa?
Come facciamo a portare la Democrazia agli altri, se noi non ce l'abbiamo. Non l'abbiamo da parecchio tempo ormai. Oggigiorno la Democrazia è un anacronismo. Ma che Democrazia Oriana, fammi il piacere.
Hitler fu eletto democraticamente. Stalin lo stesso.
Bush fu eletto democraticamente ma ancora parlano di quello che successe in Florida nei seggi elettorali.
Il Giappone decise democraticamente di privare l'esercito del suo eccessivo potere perchè era in pericolo di essere usato in maniera abusiva e troppo autoritaria in un paese che - naturalmente - si dichiara democratico. Poi succede che un Generale esprime al di fuori del suo lavoro un'opinione personale, ovviamente non qualla che ci si sarebbe aspettati da uno nella sua posizione gerarchica - e paffate in quattro e quattrotto senza tante cerimonie viene rimosso dalla sua carica(...).
Viviamo in un'Europa"
continuò Margherita
"che, se ricordi l'argomento per unificarla, viene invasa ogni giorno da migliaia di cosiddetti rifigiati politici o immigrati illegali che ci stanno facendo a pezzi la nostra civiltà e in più ricevono anche i buoni per i pasti gratis. Sai che ti dico, Oriana, la Democrazia l'hanno inventata i tiranni per fare i loro comodi e farci credere che siamo noi che lo vogliamo".

"Non mi fare ridere, Margherita".

"Oriana, la Democrazia è una chimera. E' una parola che gli uomini al potere usano per farci credere di vivere in un paese degno di rispetto. Io non ho nessuna illusione sulla Democrazia"
sosprirò triste Margherita.
"Che facciamo allora?"
chiese retoricamente la scrittrice e giornalista famosa che sapeva già la risposta di Margherita.
"Un bel niente se non ci mettiamo in testa di cambiare totalmente il nostro sistema di vita, se non la smettiamo di chiedere scusa e cominciamo a crecare di usare quella poca intelligenza che ci è rimasta da tutto questo lavaggio del cervello che ci hanno fatto ultimamente.
Adesso la Democrazia è un concetto fuori tempo. Siamo in troppi per riuscire ad avere e a far funzionare correttamente un sistema politico veramente democratico. Gli interessi personali hanno preso il posto delle coscienze e delle opinioni, il denaro che passa di mani in mani ha preso il posto delle diatribe tra filosofi che cercavano di illuminare i dibattiti. Ma che razza di Democrazia ti aspetti da una struttura politica così stratificata e confusa che a malapena ti rendi conto dove e come si sta svolgendo la battaglia della supremazia politica?
Oggigiorno la parola Democrazia è diventata usata ed abusata per giustificare una situazione di potere totalitario.
Se la gente tirasse i pomodori in faccia a tutti coloro che usano a sproposito la parola Democrazia forse riusciremmo a ritrovare la parole giuste per ogni situazione.
Avremmo le idee più chiare sul come comportarci e forse riacquisteremmo una certa moralità che abbiamo perduto tra la nebbia di discorsi che usavano tante belle parole e non dicevano mai niente.
Un campo in cui gli italiani, specialemnte i politici, sono esperti".


Oriana Fallaci

"La Donna Con Un Cappello Pieno Di Ciliege"






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Campeones Para Siempre

03 dicembre 2016 ore 20:52 segnala
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"Nas Alegrias e Nas Oras Mais Dificeis, Meo Furacao Tu Es Sempre Un Vencedor"


Erano In Centomila oggi ad accoglierli.
Ad accogliere quegli eroi caduti dal cielo.
Ad accogliere i loro eroi sotto una pioggia battente.
Ad accogliere quei corpi vuoti e senz'anima.
Ad accogliere quelle bare fredde e bagnate dal cielo.
Erano in Centomila.


"I Campioni sono tornati a casa".




"Perchè il Dolore non ha nè maglia nè colore nè Nazione".
















"Campeones Para Siempre".





FORZA CHAPE.




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... "Nas Alegrias e Nas Oras Mais Dificeis, Meo Furacao Tu Es Sempre Un Vencedor" Erano In Centomila oggi ad accoglierli. Ad accogliere quegli eroi caduti dal cielo. Ad accogliere i loro eroi sotto una pioggia battente. Ad accogliere quei corpi vuoti e senz'anima. Ad accogliere quelle bare fredde...
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Hallelujah

01 dicembre 2016 ore 15:15 segnala
...
"C'è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra la luce"

Leonard Cohen




"Now, I've heard there was a secret chord
That David played, and it pleased the Lord
But you don't really care for music, do you?
It goes like this, the fourth, the fifth
The minor fall, the major lift
The baffled king composing hallelujah
Hallelujah
Hallelujah
Hallelujah
Hallelujah
Your faith was strong but you needed proof
You saw her bathing on the roof
Her beauty and the moonlight overthrew ya
She tied you to a kitchen chair
She broke your throne, and she cut your hair
And from your lips she drew the hallelujah
Hallelujah
Hallelujah
Hallelujah
Hallelujah
You say I took the name in vain
I don't even know the name
But if I did, well really, what's it to you?
There's a blaze of light in every word
It doesn't matter which you heard
The holy..."


Hallelujah - 1984




Ciao Leonard...



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... "C'è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra la luce" Leonard Cohen « immagine » "Now, I've heard there was a secret chord That David played, and it pleased the Lord But you don't really care for music, do you? It goes like this, the fourth, the fifth The minor fall, the major...
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Pray For Them

29 novembre 2016 ore 23:47 segnala
...
"La tragedia non è morire ma dimenticare"

Museo del Grande Torino.


Quando l'aereo del Grande Torino cadde a Superga, il 4 Maggio 1949, alle 17:03, io non c'ero.
Quando quel FIAT G-212, delle Avio Linee Italiane, con a bordo l'intera squadra del Grande Torino, si schiantò contro il muraglione del terrapieno posteriore della Basilica, che sorge sulla collina torinese, io non c'ero.
Quando Valentino Mazzola, Bacigalupo, Ballarin, Castigliano, Gabetto, Grava, Maroso, Menti, Ossola, insieme ad altri compagni, dirigenti, allenatori, giornalisti, persero la vita, io non c'ero.

Ci sono però oggi.
In questo tristissimo 29 Novembre 2016.
E la tragedia dell'aereo precipitato in Colombia con 71 morti e solo 6 sopravvissuti mette tutto in secondo piano.
Medellin come Superga, come Brema, come le Ande.
Tragedie in cui l'uomo è solo spettatore del fato.
In cui vede scorrere la propria vita in pochi istanti.
Istanti in cui non può nulla.
Poi una luce.
Una palla di fuoco.
E il silenzio che sommerge tutto.


"Solo il fato li vinse"

si disse del Grande Torino.
Oggi il fato si è portato via altre 71 anime.
Giocatori della squadra brasiliana del Chapecoense, diretti in Colombia per la finale di Copa Sudamericana, e passeggeri normali, imbarcatisi su quel volo di linea.

Il mio pensiero è a loro.
Alle famiglie delle vittime di quei ragazzi innocenti il mio più totale cordoglio.
Ai sopravvissuti l'augurio di rimettersi presto.
A tutti un abbraccio fortissimo.
Il resto, oggi, conta nulla.


PRAY FOR THEM







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... "La tragedia non è morire ma dimenticare" Museo del Grande Torino. Quando l'aereo del Grande Torino cadde a Superga, il 4 Maggio 1949, alle 17:03, io non c'ero. Quando quel FIAT G-212, delle Avio Linee Italiane, con a bordo l'intera squadra del Grande Torino, si schiantò contri il muraglione...
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"E per questa ragione, io non la assolverò"

26 novembre 2016 ore 18:51 segnala
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Tratto dal volume
"La Paura è un peccato. Lettere da una vita straordinaria"


Oriana Fallaci non riesce a realizzare l’intervista promessa e già fissata con Fidel Castro, forse per intervento dei sovietici, forse per timore che sia troppo diretta (nella cartelletta del materiale che ha preparato per l’intervista ci sono domande come «È vero che non potete sopportare gli americani?», «Perché fate morire i vostri soldati in tante guerre all’estero?», «Lei è stato perseguitato e ora perseguita? »).

La scusa del regime è il comportamento «contro la rivoluzione» che la giornalista avrebbe tenuto durante e dopo il suo viaggio a Cuba.
Oriana Fallaci risponde con sdegno alle accuse.



New York, 1° ottobre 1983


Signor Presidente,
mercoledì 28 settembre il Suo Ambasciatore all’Unesco, dottor Alfredo Guevara – da Lei inviato appositamente da Parigi a New York per recapitarmi il Suo messaggio – mi ha comunicato che l’intervista fissata per il mese di novembre era stata cancellata. Il motivo di questa decisione ha dell’incredibile: «Di’ a Oriana che ho ricevuto da una fonte di comprovata fedeltà l’informazione che, non appena lontana da Cuba, si è espressa in maniera irriverente nei miei confronti e che ha rilasciato dichiarazioni che denotano pregiudizi sulla rivoluzione e sul socialismo». «All’Avana cinque testimoni» ha aggiunto Guevara «potranno confermare che lo stesso “delitto” è stato commesso anche su territorio nazionale.»
Questo messaggio è un insulto alla mia intelligenza e alla mia dignità. Il Suo gesto è un tradimento, nonché una mancanza di rispetto alla mia persona che non Le ha mai mancato di riguardo e a cui Lei invece deve – e non solo per questo motivo – molto rispetto.

Tuttavia, poiché sono una signora educata, cercherò di controllare lo sdegno che mi assale.
E le risponderò.

1) Non conosco, e non mi interessa nemmeno, il livello intellettuale e culturale degli informatori di «comprovata fedeltà» che mi avrebbero rivolto tali ridicole accuse dentro e fuori il territorio cubano. Oltre ad Alfredo Guevara, a Gabriel García Márquez e al loro gruppo di amici – persone intelligenti che mai mi avrebbero attribuito un comportamento tanto stupido – a Cuba ho avuto contatti solo con l’Ambasciatore italiano e con coloro che si sono fatti carico delle mie necessità negli ultimi giorni. Inoltre, in aeroporto mi è stato affiancato un giornalista argentino con il compito di assistermi in ogni evenienza.

2) L’Ambasciatore italiano è un idiota che non sa quel che dice, come la sua terribile moglie e i suoi inetti collaboratori. Coloro che si sono occupati di me in quegli ultimi giorni erano estremamente disponibili e sorridenti, ma – mi dispiace per Lei – non mi sono sembrati capaci né di fornire un resoconto su Oriana Fallaci, né di comprendere le sue idee e tanto meno di capire la sua lingua. Per esempio, dicevano di conoscere l’italiano e l’inglese, ma mi rendevo perfettamente conto che comprendevano molto poco di quel che dicevo e che perdevano frequentemente il filo di quel poco che coglievano… Inoltre, per quanto riguarda il giornalista argentino, il suo italiano non era certo migliore. E come se questo non bastasse, dissimulava malamente una fastidiosa irritazione che provava nei miei confronti per ciò che avevo dichiarato a Buenos Aires sui giornalisti del suo Paese. Mi sono ben guardata dal fornirgli alcuna opportunità che potesse essere utilizzata per costruire un’inutile e mal congegnata calunnia contro di me.
Non sono nata ieri. Sapevo bene che la simpatica scorta che mi accompagnava sia in città sia in aeroporto, Le avrebbe riportato qualunque mio gesto, dal nome del profumo che uso al numero di sigarette fumate. Anche se non avessi stabilito con Lei l’intesa che credevo di aver stretto, non sarei stata così imbecille da commettere un errore tanto grottesco e infantile come quello che Lei mi attribuisce.

3) Una volta fuori da Cuba, ho mantenuto il silenzio sulla Sua persona e il segreto sul nostro progetto, tanto che nemmeno i più sofisticati microfoni della Cia uniti a quelli del Kgb avrebbero potuto cogliere la mia voce. Ho rotto il silenzio solo con tre persone: a) William Broyles Jr., direttore di «Newsweek», che sarebbe stato il primo a pubblicare la mia intervista con Lei e che rimase quasi sbigottito dall’ascoltare l’entusiasmo con cui io descrissi il nostro futuro incontro; b) il nostro ministro degli Affari Esteri, Giulio Andreotti, che mi aveva aiutato a rinnovare la richiesta di intervistarla; c) mio padre che ha ottant’anni e che vive sulle colline toscane insieme ai suoi cani, i suoi gatti, le sue galline e le sue api. Escludo che William Broyles, Giulio Andreotti, mio padre, i suoi cani, gatti, galline e api possano aver riferito ciò che i suoi informatori di «comprovata fedeltà» Le hanno riportato.
In riferimento agli «irriverenti giudizi e pregiudizi» di cui vengo accusata, questo è tutto. E non accetto di essere messa sotto processo per dei pettegolezzi da cortile. Anzi, non accetto di essere messa sotto processo da niente e da nessuno.

4) Non sono socialista. Lo sono stata. Se Lei avesse davvero letto i miei articoli e il mio ultimo libro, conoscerebbe la mia diffidenza nei confronti dei dogmi salvifici, nonché la mia sfiduciata conclusione che nemmeno il socialismo è in grado di cambiare gli uomini. (E questo, sì, è un tema su cui mi sarebbe piaciuto discutere con Lei, invece di chiederle – come ha fatto la televisione americana – «Chi dorme nel suo letto».)
Però nessuno mi aveva mai detto che per intervistare Fidel Castro era necessario essere socialista e credere che i Paesi socialisti siano il Paradiso terrestre. I giornalisti nordamericani che Lei riceve senza tempi di attesa di sette anni, senza offenderli con accuse mal congegnate, che non sono che pretesti ben calcolati, senza protestare quando riducono quattro ore di intervista a una paginetta di arbitrarie estrapolazioni o quindici minuti di superficialità televisiva, non sono socialisti. Non vengono a Cuba per dire che il socialismo è il Paradiso terrestre e che è in grado di cambiare gli uomini. Anzi, sono i peggior reazionari che io conosca.
Nessuno può dire lo stesso di me. I Suoi informatori «di comprovata fedeltà» avrebbero svolto il loro compito in maniera migliore ricordandole la storia della mia vita; l’affetto, l’ammirazione e la credibilità di cui godo e che mi circondano in ogni parte del mondo; e ciò che ho fatto e continuo a fare a favore della libertà, a costo nella mia tranquillità e della mia incolumità personale.

5) Ovviamente non credo che la ragione per cui Lei si è rimangiato la parola data sia il motivo che mi è stato comunicato da Alfredo Guevara. Se ci credessi, io per prima starei insultando la mia intelligenza. E aggiungo: può essere che sia stato tramato un complotto contro di me, però dubito che Lei sia il tipo di persona e il tipo di governante da lasciarsi manipolare dalla mala fede dei Suoi subalterni.
La verità è che Lei ha ritratto la parola data; mi ha tradita poiché si è pentito. E si è pentito perché ha avuto timore di parlare con me di Fidel Castro e degli argomenti per cui La consideravo un interlocutore ideale. (E anche io costituivo per Lei l’interlocutrice ideale.) In luogo di questo, Lei ha intravisto in quest’intervista il rischio che certi leader vedono in me: la donna scomoda, dal pensiero indipendente, la scrittrice che non è impressionata dal Potere e che lo affronta senza timore e senza timidezza per permettere al suo lavoro di entrare nella storia. Che pena! La ritenevo più audace, più agguerrito. Non c’è nulla che ammiri di più del coraggio e nutro sempre un grande rispetto verso coloro che non hanno paura di confrontarsi col mio.

6) Due rappresentanti del Potere mi hanno voltato le spalle in questi giorni: Augusto Pinochet e Fidel Castro. Pinochet ha cambiato idea accusandomi di essere una sovversiva che vagava nei dintorni di Santiago sobillando il popolo contro il regime. Non è esattamente così, ma i timori del cileno erano giustificati... Posso comprendere Pinochet. Non posso dire lo stesso per Fidel Castro. Non mi lusinga sapere che ha avuto paura di Oriana Fallaci. Al contrario, mi delude come uomo e come politico. E più come uomo che come politico. Credevo di aver conosciuto un uomo che non era solo un capo di Stato o un uomo politico. Ma adesso comprendo di aver conosciuto solo uno dei tanti capi di Stato, uno dei politici di turno. Anzi, ho conosciuto un politico che si è permesso di prendersi gioco di me. Scriverò tutto nel mio prossimo libro, spiegando il motivo per cui non appare l’intervista a Castro. E questo triste episodio sarà l’amara conclusione dei miei studi sul Potere.
Si accorgerà che mercoledì 28 settembre Lei ha commesso un grave errore: non ha solo mandato all’aria un’intervista di prima qualità e di storico rilievo. Non ha solo indignato una persona che sarebbe stato molto più saggio non offendere e non insultare. Come un masso che cade pesantemente in un salone di cristallo e che infrange tutto ciò che vi è di prezioso, Lei ha distrutto qualcosa di molto più valore.

E per questa ragione, io non la assolverò.


Oriana Fallaci

"La Paura è un peccato. Lettere da una vita straordinaria" - Rizzoli








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... Tratto dal volume "La Paura è un peccato. Lettere da una vita straordinaria" Oriana Fallaci non riesce a realizzare l’intervista promessa e già fissata con Fidel Castro, forse per intervento dei sovietici, forse per timore che sia troppo diretta (nella cartelletta del materiale che ha...
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26/11/2016 18:51:01
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Il silenzio uccide

26 novembre 2016 ore 01:04 segnala
...

"Ciò che spaventa non è la violenza dei cattivi;
é l'indifferenza dei buoni.
Non la cattiveria dei malvagi
ma il silenzio degli onesti.
Può darsi non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate,
ma lo diventerete se non farete nulla per cambiarla"


Martin Luther King






Il 25 Novembre è passato.
La commemorazione è passata.
Il Frastuono è passato.
La violenza resta.
E da oggi i mostri tolgono la maschera.
Gli agnelli tornano lupi.
Torna a scorrere il sangue.
Ricordare è un dovere.
Sempre.



LA VIOLENZA UCCIDE
IL SILENZIO PURE




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... "Ciò che spaventa non è la violenza dei cattivi; é l'indifferenza dei buoni. Non la cattiveria dei malvagi ma il silenzio degli onesti. Può darsi non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non farete nulla per cambiarla" Martin Luther King « immagine »...
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Ricordiamolo

25 novembre 2016 ore 12:41 segnala
...
"Per tutte le violenze consumate sul di Lei.
Per le umiliazioni che han subìto.
Per il suo corpo che avete sfruttato.
Per la sua intelligenza che avete calpestato.
Per l'ignoranza in cui l'avete lasciata.
Per la libertà che le avete negato.
Per la bocca che le avete tappato.
Per le ali che le avete ogni tagliato.
Per tutto questo: in piedi signori, davanti a una
Donna".

William Shakespeare



International Day
For The Elimination Of Violence Against Women




Ricordare è importante.
Farlo ogni giorno di più.
Perchè non siano solo parole.
Perchè non siano solo frasi di circostanza.
Perchè non siano solo post per farsi belli.
Perchè chi muore non muoia invano.
Perchè i lupi non possano più travestirsi da agnelli.
Perchè qualcosa cambi davvero.




LA VIOLENZA UCCIDE.
IL SILENZIO PURE.








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... "Per tutte le violenze consumate sul di Lei. Per le umiliazioni che han subìto. Per il suo corpo che avete sfruttato. Per la sua intelligenza che avete calpestato. Per l'ignoranza in cui l'avete lasciata. Per la libertà che le avete negato. Per la bocca che le avete tappato. Per le ali che le...
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25/11/2016 12:41:28
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A Night At The Opera

23 novembre 2016 ore 19:52 segnala
...
"Ogni giorno ci presentavamo in studio pensando: finalmente è finita, possiamo dedicarci ad altro. Invece arrivava Freddie, ci dava dei fogli con un nuovo testo e diceva: 'Miei cari, sappiate che ho aggiunto un altro po’ di quei bei galilei'...".

Brian May






Descrivere la bellezza di un disco, piccolo o grande che sia, non è mai semplice.
Perchè dietro quel disco vi è un processo creativo che noi possiamo solo provare ad immaginare, a supporre, a sfiorare, con un gioco di sensazioni e percezioni di cui non tutti siamo capaci.
Perchè un disco non è solo un mero oggetto con incise delle tracce audio in vari formati da ascoltare, in cuffia, in macchina, nello stereo, in Home Theatre, con un vecchio grammofono.
Un disco è qualcosa di più.
E' un qualcosa da vivere nel nostro io interiore.
Perchè ci crea emozioni.
Perchè la musica è poesia, è arte, è capacità di suscitare emozioni in chi ascolta.
La musica emoziona.
E la musica che emoziona è musica che dà vita.
Musica che vive.
Musica che è essa stessa vita.
Al di là del tempo, dell'etichetta e della data di pubblicazione.
Perchè ciò che vive non muore mai.
Esattamente come i Queen.
Esattamente come "A Night At The Opera"



1974.
Inghilterra.
Londra.
Prendete tre musicisti appassionati, uniteli ad un personaggio artistico e poetico, calateli nell'atmosfera del meraviglioso panorama musicale anni Settanta, immaginate il tutto per un anno e date il via ad una sperimentazione musicale a tutto tondo, che cattura l'ascolto e il respiro di chiunque si avvicini.
Il risultato?
Un disco che ha segnato la storia del Rock e della musica in tutti i sensi.

I Queen, che solo un anno prima avevano sconvolto e stupito il mondo del rock con il clamoroso "Sheer Heart Attack", capolavoro del duo Mercury-May, risolvono i problemi con la Trident, firmano un contratto con la EMI e registrano così il quarto album della loro carriera. Si tratta di un lavoro costosissimo per l'epoca e con sperimentazioni a livello di suoni, cori, orchestrazioni e sovraincisioni senza precedenti. Vengono mescolati alcuni fra i generi musicali più "popolari" di ogni tempo per creare un sound inconfondibile. L'opera e l'operetta, il vaudeville, il music-hall, il musical di Broadway, l'hard-rock di Who e Led Zeppelin, la vena glam di Marc Bolan e David Bowie confluiscono insieme e si fondono magicamente l'uno con l'altro senza soluzione di continuità.
È l'album che porterà al quartetto inglese il primo disco di platino:
"A Night At The Opera"




L'album si apre con la splendida "Death On Two Legs", canzone che parla in maniera tutt'altro che positiva del loro ex manager Jack Nelson e che si sviluppa tra i lead di Brian May alla chitarra e il piano di Mercury come nella migliore tradizione Queen, per poi proseguire quasi scherzosamente con il minuto di "Lazing On A Sunday Afternoon", minuto in cui i Queen pescano a piene mani dalla tradizione musicale degli anni venti (come del resto faranno più volte in questo album).

Seguono poi "I'm In Love With My Car", pezzo storico della band, scritto e cantato da Roger Taylor e più lento rispetto agli episodi d'apertura, "You're My Best Friend", altro grande classico affidato alla voce di Mercury e al suo piano, un inno all'amicizia che ha quasi le sembianze di una dichiarazione d'amore vera, "'39" nella voce di Brian May, un pezzo dal sapore country a base di timidi cori, chitarra acustica e tamburelli e dalle sottili e fuggenti sfumature malinconiche, la più graffiante "Sweet Lady", in cui la chitarra di May galoppa libera nei prati innevati lasciando la sua impronta inconfondibile.

E poi ancora la spensieratezza di "Seaside Rendevous", la sperimentazione pura di archi, cori a cappella e chitarra degli oltre otto minuti di "The Prophet Song", la voce di Freddy Mercury ed il suo pianoforte in quella gemma che è "Love Of My Life", uno dei pezzi più commoventi di sempre, l'allegria giocosa di "Good Company".


E poi, prima dell' epilogo di "Good Save The Queen", che da questo album diventerà il rito conclusivo di ogni concerto dei Queen, lei...
L'apice della storia della musica leggera (intesa nel suo concetto di "non-classica"): "Bohemian Rhapsody".
Una malinconica introduzione che porta a un duetto assolutamente irripetibile che ha come protagonisti Mercury e il suo piano, il coro sinfonico, l'assolo di May. Un assolo poetico e geniale che da aggressivo diventa dolce e cullante fino ad incontrare in chiusura la voce di Freddy. Un azzardo di sei minuti completamente composto da Mercury dietro le pagine di un elenco telefonico e che occupò un'intera settimana di registrazioni.
Oltre 150.000 copie come singolo nelle prime due settimane.




12 tracce diverse.
12 pezzi assolutamente vari, fatti di classicità, sperimentazioni, sonorità e atmosfere apparentemente discordanti ma che riescono perfettamente a fondersi ed armonizzarsi tra loro.
Un album, "A Night At The Opera" che è un capolavoro unico e assoluto non solo della carriera dei Queen, ma anche della storia del rock e di tutta la musica.
L'ugola unica di Mercury, mai compianto abbastanza, interprete perfetto di ogni singola nota ed ennesimo protagonista di quest'album immortale, è l'ultimo grande passo che porta, senza alcuna ombra di dubbio, "A Night At The Opera" tra quelle manifestazioni di genio musicale che nell'arco di un secolo si possono contare sulle dita di una mano.
Un disco che non stancherà mai, che merita ammirazione eterna, che ad ogni ascolto fa correre i brividi lungo la schiena, e magari qualche lacrima sulle guance.

Potrei continuare a narrare per ore della maestosità, dell'onnipotenza e della grandiosità di quest'opera senza mai rendergli giustizia, perché la musica va oltre le parole, per quanto queste possano essere nobili e cariche di sentimento.
Conviene allora spalancare il cuore e preparare le orecchie ad una esperienza irripetibile.

Forse gli dei della musica sono scesi in terra.
Quel che è certo è che la Musica vive.



Tracklist:

1) Death On Two Legs
2) Lazing On A Sunday Afternoon
3) I'm In Love With My Car
4) You're My Best Friend
5) '39
6) Sweet Lady
7) Seaside Rendevous
8) The Prophet's Song
9) Love Of My Life
10) Good Company
11) Bohemian Rhapsody
12) God Save The Queen


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... "Ogni giorno ci presentavamo in studio pensando: finalmente è finita, possiamo dedicarci ad altro. Invece arrivava Freddie, ci dava dei fogli con un nuovo testo e diceva: 'Miei cari, sappiate che ho aggiunto un altro po’ di quei bei galilei'...". Brian May « immagine » Descrivere la...
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23/11/2016 19:52:15
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