E ffetti personali

30 settembre 2013 ore 02:51 segnala


Piove...
Stasera piove che Dio la manda...
Mai visto un temporale così...
C'è da dire che è sempre piacevole guardare un bel temporale fuori dalla finestra mentre tu stai al riparo, chiuso in una comoda stanza asciutta, tra le tue cose, e osservi la furia della natura. In questi casi la percezione ambientale fa correre i pensieri...

Puoi guardare la pioggia inclinata dal vento che segna la scena di righe parallele.
Puoi inseguire le gocce sul vetro mentre scendono su un percorso irregolare verso il basso, curvando, deviando, riunendosi ad altre gocce, sempre sul lato della finestra opposto al tuo.
Ti puoi immaginare all'aperto, con indosso una mantellina, mentre le gocce scolano dal bordo del cappuccio, fermo sotto i rami frondosi e agitati di un albero, aspettando che i lampi all'orizzonte e il rombo dei tuoni a seguire si allontanino e si attenuino per indicare la prossima fine della pioggia. Fa un certo effetto... Bello...

Ma è meglio stare al chiuso.
E' vero che ormai sono sensibile all'umidità. Mi sento subito più pesante quando il tasso di umidità nell'aria aumenta e mi sento più leggero quando l'aria è più secca.
Ormai mi ci sono abituato, a questa reazione particolare.
E inoltre la mia vita è definitivamente sedentaria. Devo dire che non ho mai amato molto viaggiare, anche se ci sono spesso stato costretto, ma adesso ogni spostamento diventa veramente inopportuno, a prescindere dalla mia volontà.

Amo stare qui circondato dai miei effetti personali.
E' bello averli tutti qui a portata di mano (per così dire).
Tutte cose che mi hanno sempre seguito, sia fisicamente sia emozionalmente.
A cominciare dal libro di ricette. Ma mica le solite ricette !
Questo ha dentro solo ricette di dolci, cose come i churros spagnoli alla cioccolata o le castagnole alla nutella... cose che solo a pensarci hai quasi la sensazione di risentire i sapori di quelle golosità... Effetti della suggestione !!!

E poi, se si va a sfogliarlo il libro di ricette, si trova magari qualche altra cosa oltre a ingredienti, tempi di cottura e metodi di preparazione...

Magari dietro la copertina si trova una vecchia cartolina, di quelle in bianco e nero, una bella foto di bimba con tanto di cappellino e borsetta in piedi su una spiaggia che osserva le onde infrangersi sul bagnasciuga. Dietro, sul lato bianco, qualche riga vergata sghemba indirizza un augurio di buon onomastico per un giorno di fine settembre. Giusto sotto una data frettolosamente scritta e sopra una firma illeggibile a tutti meno che al destinatario. Una firma di sole iniziali e nemmeno veritiere. Una firma seguita da un post-scriptum con una affermazione tanto intima quanto comune... un effetto languido di commozione...



Qualche pagina dopo, sfogliando con attenzione per non fare danni, una macchia rosso cupo fa capolino tirandosi dietro una sottile fettuccia verdastra, quanto resta di un papavero essiccato dopo anni di pressione tra quei fogli. I fiori essiccati sono sempre un bel souvenir. Ma nel caso dei papaveri la distanza tra la versione essiccata e la versione fresca è enorme. Perchè un papavero in realtà non è mai solo. I papaveri vanno a campi, a distese, o alla peggio a lunghe strisce che seguono strade o fossi o coste di colline. Ma sempre tanti. I papaveri sono vegetali sociali. E spesso anche socializzanti.

Vi è mai capitato da piccoli di fare amicizia con qualcuno “marchiandolo” con un papavero ? Si, premendo il pistillo su una mano o su un avambraccio e lasciando un segno a stella, una cosa che ha il sapore magico di un marchio di appartenenza. Oppure mettendo un petalo di papavero sull'incavo di un indice e pollice arrotolati per poi farlo scoppiare battendo sopra l'altra mano, solo per poterne mostrare orgogliosamente il risultato come fosse chissacche. Ma la cosa più singolare è poter guardare un campo di papaveri “da sotto”, stando sdraiati nell'erba e osservando le corolle da sotto in su, come fossimo formiche. E' un po' come guardare una folla di ombrellini rovesciati dal vento... o come una folla di gonnellini rossi indossati da verdi signorine filiformi. Fu in una circostanza così che colsi il papavero che adesso giace schiacciato nel libro, mentre ero in un campo di papaveri con qualcuno sdraiato vicino a vedere chi riusciva a interpretare più fantasiosamente quello che lo sguardo coglieva... Certo allora potevo stare sdraiato nell'erba come se niente fosse, oggi è un'altra storia...

Come pure potevo stare all'aperto, la sera tardi, in una piazza antica illuminata da lampioni a luce gialla, tutto per ascoltare una esibizione al pianoforte. Si,
parlo della foto nella cornice a fianco del libro di ricette, sulla stessa mensola... Se vi avvicinate potete vedere meglio.
Quel piano a coda messo al centro della piazza con tutte le persone sedute attorno... sulle sedie pieghevoli allineate fatte preparare dalla pro-loco... Non oso pensare a cosa ci sia voluto per portare un pianoforte a coda fin là, attraverso vicoli stretti e strade ripide fino al centro storico sul cucuzzolo del paese medievale.... Quella lì, quella in piedi a destra del pianoforte,quella è l'insegnante di musica che organizzava ogni anno un saggio tra gli allievi facendoli esibire in un posto suggestivo e sempre diverso. Una volta ci trovammo addirittura in una chiesa sconsacrata e abbandonata in piena campagna... due ore solo per arrivare... senza contare il fango e i pipistrelli serali... Ma devo dire che il pianoforte a coda faceva la sua figura tra i ruderi... quasi un effetto metafisico...

Bhe forse vi sto annoiando, lo so, con i miei ricordi.
Ma a questo servono gli effetti personali che ci si porta sempre dietro.
A ricordare le persone, ed i momenti, e le emozioni.
In realtà non di e-ffetti si tratta... in realtà quello che ci portiamo sempre dietro, anche se travestiti da oggetti o scatole o nastri o foto, sono i nostri a-ffetti... E ce li portiamo dietro sempre.
Perchè il ricordo degli affetti dura nel tempo, molto a lungo, come avesse vita propria.
In effetti, me lo sto chiedendo da parecchio tempo... almeno da quando sono qui, in questa condizione.... ormai ridotto a cenere in questo cilindro di ottone appoggiato su una mensola...
E mi chiedo... ma quanto a lungo possono vivere i ricordi ?

Questo post nasce da un gioco di scrittura praticato tra amici ed è un post "a tema" su elementi dati, suggeriti a turno dai vari partecipanti e pubblicati ogni 15 giorni sul blog del profilo Ilpassaparole. Sullo stesso blog potrete trovare, nei commenti, i link ai racconti degli altri partecipanti.
Gli elementi di questo turno sono : una insegnante di pianoforte, un temporale, un cilindro, un libro di cucina, un campo di papaveri, un biglietto di auguri.
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« immagine » Piove... Stasera piove che Dio la manda... Mai visto un temporale così... C'è da dire che è sempre piacevole guardare un bel temporale fuori dalla finestra mentre tu stai al riparo, chiuso in una comoda stanza asciutta, tra le tue cose, e osservi la furia della natura. In questi casi...
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30/09/2013 02:51:57
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Commenti

  1. albaincontro 30 settembre 2013 ore 07:09
    Una magia! Per un poco ho creduto parlassi del mio gemello,poi ho visto che si tratta del gioco a tema,cui partecipi sempre in modo egregio.Complimenti!
  2. kel.tika 30 settembre 2013 ore 17:31
    'E mi chiedo... ma quanto a lungo possono vivere i ricordi ?'
    Lo scopriremo solo ...morendo ;-)
  3. ClarissaDalloway 30 settembre 2013 ore 19:10
    E'incredibilmente bello, Arlequin, questo racconto!!
    Un filo di dolcezza lega tutte le immagini che via via vengono presentati come fotogrammi che evocano momenti di vita vissuta, fino all'inaspettato finale, al coup de teatre.
    Incantata! :rosa
  4. malenaRM 30 settembre 2013 ore 19:18
    Vivono oltre la vita, in ogni frammento infinitesimale di noi...Bellissimo, Arle.
    Grazie.
  5. dealma 30 settembre 2013 ore 22:26
    Sempre un piacere leggerti, sempre un piacere farsi portare dal flusso delle parole. Sempre bravo. :rosa
  6. Lessien 01 ottobre 2013 ore 00:05
    Si, premendo il pistillo su una mano o su un avambraccio e lasciando un segno a stella, una cosa che ha il sapore magico di un marchio di appartenenza.
    quante volte l'ho fatto...non ci ho mai ripensato, grazie altri ricordi recuperati grazie alle parole di un altro. Ciao, Less
  7. MorganaMagoo 01 ottobre 2013 ore 00:06
    i ricordi vivono finchè li teniamo in vita :-)
    bellissmo post.
  8. salyma 01 ottobre 2013 ore 09:11
    I ricordi si chiamano ricordi perché la mente li incamera e li conserva per sempre, sono indipendenti da ogni volontà. E sembra non ci riesca nemmeno la morte a cancellarli :-)
    Durante la lettura del tuo bellissimo racconto mi hai trasportata in ogni luogo che hai magistralmente descritto, ero lì, sdraiata tra i papaveri o sul cucuzzolo del paesino medievale.
    Complimenti davvero :-)
  9. tyha 01 ottobre 2013 ore 23:28
    Davvero un bel racconto. Mi sono presa del tempo per
    visitare anch'io il tuo blog ed è stato un vero piacere.
    Complimenti!
  10. rigalizius 02 ottobre 2013 ore 22:10
    Capisco chi fa' spandere le proprie ceneri nel vento,nel mare,frammenta i propri ricordi,si fa' soffiare nel mondo,generoso li restituisce al creato insieme al corpo,come e' giusto che sia,si rovinerebbero col tempo,cangerebbero tendendo all'ocra,come un film visto troppe volte.
    Ricordi infetti divorerebbero il corpo del grillo dall'interno,come le ormie,impedendogli il canto.
    Bello scritto,ciao.
  11. mynikforever 04 ottobre 2013 ore 12:27
    mi ha ricordato mio padre....
    complimenti!
  12. Odirke 07 ottobre 2013 ore 10:51
    I ricordi non muoiono mai. Sta alla nostra mente nasconderli o colorarli.
    Bel racconto.
    Semper Fidelis
  13. Erreto 08 ottobre 2013 ore 08:56
    chapeau
  14. malenaRM 02 novembre 2013 ore 19:44
    Si passa e si saluta.
    Di qui, sempre volentieri.

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