Nantucket

23 giugno 2020 ore 13:22 segnala


Non chiamatemi Ismaele.
Lui è un altro, lui verrà dopo, molto dopo. E’ un viaggiatore e ora sarà da qualche parte al sud…
Io non mi chiamo Ismaele, certo il mio nome è simile, perché l’origine è vicina. E anch’io ho viaggiato quasi come lui. I miei sono stati viaggi militanti, sono stato un errante, per molto tempo. Prima di tornare qui.
Qui alla mia Nantucket…
Ognuno ha la sua Nantucket, un porto di sosta per riposare durante le “fasi delicate” della vita.
Il porto non è sulle rotte principali.
Essendo sul mare è raggiungibile da qualunque parte, ma sempre con una grande o piccola deviazione.
Quando si arriva dal mare, a metà inverno, i banchi di nebbia fanno simmetria alla superficie dell’acqua.
Il porto di intravede dal largo e diventa più corposo, ma mai nitido, avvicinandosi. L’incertezza su ciò che si vede è la cifra del luogo.

Le luci delle case all’imbrunire e i riflessi dell’aurora all’alba aiutano la mente a capire che la vita, insinuata nel paesaggio verde umido della costa, attende accogliente l’arrivo di altre vite, segnate di stanchezza e di salsedine. La stanchezza di vivere contro i marosi, la salsedine del sapore di tutti i giorni.
Questo porto accoglie e da ristoro, fa sentire arrivati da qualche parte.
I primi giorni a terra sono sempre belli. L’ingenuo entusiasmo con cui ci si aggira per le strade della città, si salutano persone sconosciute e addirittura si ritrovano facce già viste nella precedente sosta, hanno un senso di novità già vista. Il senso di essere tornati a casa dopo tanto tempo.
Quest’isola è quanto di più vicino a una dimora di famiglia io possa aver mai avuto. Questa mia famiglia in verità è fatta di sconosciuti. Di gente di cui non so nulla e di cui è forse meglio non sapere nulla.
Sapere non è un bene. A volte è una necessità. A volte un caso. A volte un piacere. Ma mai un bene.
Beati i semplici, dissero. Semplici significa anche innocenti. Come si fa ad essere innocenti ? Nessuno è innocente. Perché nessuno lo è con gli altri e nemmeno con se stesso.
Nantucket accoglie generosamente spiriti malati e corpi stanchi, in attesa che possano sanare le ferite, cicatrizzare i segni invisibili lasciati dal destino avverso, tappare le falle delle perdite continue.

Così il tempo passa. Anzi, è passato. La sosta è finita. Questo inizio estate è il tempo giusto per partire.
La nostra nave è ormeggiata con le vele ammainate. Ma è pronta. Pronta a salpare.
Si capisce dallo scricchiolio costante sotto la spinta leggera della brezza, dai colpi sordi e radi contro il molo sotto la pressione delle onde allungate.
E anche noi ormai siamo pronti a partire. Dobbiamo partire. Vogliamo tornare erranti.
Il mare aperto attende, la rotta ci porterà a doppiare gli estremi dei continenti e a risalire gli oceani, forse fino a circumnavigare il mondo.

Sarà pericoloso? Fuori di qui, dal riparo del porto e della vita sull’isola, sarà pericoloso?
Non avremo più riparo dal vento sferzante e dalle alte creste d’acqua, dall’aggressione delle voci e delle immagini crudeli e sanguinarie, dalle presenze non volute, dai problemi non risolti.
Non avremo più la compagnia dolce delle donne di qui, della loro indole tenera e selvaggia, delle loro parole misurate e sagge, delle loro malinconie. Potremo solo ricordare l’espressione dei loro sguardi che non incrociammo mai, immaginare il colore dei loro occhi che non vedemmo mai, leggere e rileggere le ultime frasi ricevute senza mai sapere cosa è successo dopo.

E’ giunto il tempo. Il tempo di partire, anzi di ri-partire.
Non sarà neanche questa la volta in cui cattureremo la nostra Balena Bianca. In cui avremo una vittoria o una sconfitta definitive. Non sarà questa. Questa sarà solo un’altra sfida, un altro viaggio.
Fino alla stanchezza e al parziale oblio che farà ricordare le cose passate come buone.
Solo la fatica e la malinconia fanno ricordare il passato come buono e bello. Fanno rimpiangere quella sosta, quelle parole, quella cosa trovata senza essere stata cercata. Solo allora, forse, si vorrà tornare. Non perché “si torna sempre dove si è stati bene” ma perché “si ricorderà di essere stati bene”. Spesso si ricorda una menzogna, ma tant’è… anche le menzogne fanno superare le fasi delicate della vita.
E allora salpiamo. Di giorno o di notte non ha importanza. Il tempo è quello giusto. All’inizio dell’estate si può arrivare ovunque prima che i mesi si trasformino da caldi e soleggiati a freddi e nuvolosi. Per allora saremo arrivati in qualche luogo.
Sarà un luogo di sosta o di tappa o di sbarco definitivo? Non è dato sapere. Si tornerà? Non è dato sapere neppure questo. Per alcuni viaggi ci sono voluti anni prima di arrivare e tornare...
Alla peggio, e per fortuna, abbiamo il telegrafo…
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23/06/2020 13:22:40
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Commenti

  1. Brella28 23 giugno 2020 ore 14:34
    Buona fortuna...
  2. ombra.dargento 23 giugno 2020 ore 19:46
    il viaggio più affascinante conosce isole, gioielli incastonati tra la realtà del lento avanzare del tempo dell'assenza e la magia della vastità del "mare dentro"... dei flutti che lambiscono l'anima... della balena che lasciamo affogare o che portiamo in salvo.

    :rosa
  3. Elazar 24 giugno 2020 ore 22:31
    Heimat

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