Pimps e le pecore

20 maggio 2017 ore 02:50 segnala
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Nello studio di Sir Algernoon Everybottom.
“E’ arrivata la posta, sir. Raccomando a vostra grazia di non indossare ancora scarpe a due colori prima dell’ora di pranzo.”
Algernoon guarda con affetto e compiacimento le sue scarpe bianche e gialle.
“Qualcosina di interessante, Pimps? Forse l’ultimo numero di La Dieta del Porcello Moderno?”
“No, sir. Sono desolato. Abbiamo una lettera dei legali Easingoil-Crooks-Grease&Stick.”
“Sono avvoltoi, Pimps. Di sicuro portano cattive notizie. Vedo un’altra lettera nel vassoio. Dadove proviene?”
“Da Bertham Castle, sir.”
“Bertham Castle? Deve essere Salsiccia Stockington. Non lo vedo dai tempi dell’università a Oxford. “
“Woollington, sir. Antonius Petronius Woollinton, così dice la busta intestata.”
“Antonius, eh? Si tratta proprio del mio amico Salsiccia. Lassù in Cumbria sono soddisfatti di essere discendenti bastardi da antichi Romani. Sta a sentire la storia di Saldiccia, Pimps. I Woolington hanno un allevamento di pecore lassù Bertham Castle. Pecore! Si può immaginare niente di più idiota che allevare pecore? Antonius non faceva che parlarci delle sue pecore. Tenevamo sempre che ne sposasse una e ci invitasse al matrimonio. Lo incoraggiammo a cercarsi una brava ragazza, che in molte circostanze può essere più utile di una pecora. Antonius scrisse a una Agenzia Matrimoniale in Australia. Chiedeva una ragazza con una dote di pecore da incrociare. La sposina era piuttosto belloccia e le sue pecore assai allegre. Dopo due giorni di matrimonio e due notti di pioggia continua lei lasciò un biglietto per Antonius. Diceva che andava a Sud a fare un giro con l’autista. Ebbene, Pimps, forse Antonius a ripreso moglie e ci invita alla cerimonia. Apri la sua lettera e leggi.“
‘Mio caro Everybottom, mi spariscono le pecore. Non ci sono lupi nei dintorni, niente altro che pecore. Il cane e il pastore sono completamente fedeli e affidabili. Durante la notte le pecore sono al sicuro rinchiuse in un recinto elettrico che ho fatto venire dall’America. Scotland Yard non ha notato forestieri e facce sospette venute dal Continente o dall’Irlanda. Con una buona elemosina, ho convinto il Vicario a tuonare in chiesa contro i ladri di pecore e lui ci si è messo di impegno. Ma non si sono visti fedeli sulle panche alzarsi e implorare il perdono. Abbiamo a che fare con ladri astuti e spietati. La tua fama, e quella di Pimps, nello scovare ladri di porcelli, è arrivata fino a Bertham Castle. Scovare un perverso ladro di pecore, un maniaco io sospetto, dovrebbe essere per te un facile passatempo, tanto per tenerti in esercizio. Infine, quando lecose saranno a posto, e il ladro impiccato, potremo far festa e incrociare uno dei tuoi porcelli con una delle mie pecore australiane, che ti cedo volentieri come ricompensa. Devo dunque pregarti di prendere il primo treno disponibile a mie spese. Nella busta ho messo una banconota da cinque ghinee. Tuo Salsiccia.
Finita la lettura, Pimps ha un’aria assai soddisfatta. Everybottom non nasconde il suo malumore.
“Pecore, Pimps? Dovrei immischiarmi in un sordido affare di ladri di pecore? E alla fine dovrei incrociare uno dei miei teneri ingenui porcellini con una di quelle sgualdrine villose?”
Pimps l’imperturbabile punta l’indice verso il vassoio.
“Vostra grazia noterà che la lettera di Easingoil e tutto il resto è aperta. Date le circostanze, ho dato alla cuoca il permesso di leggerla.”
“Quali dannate circostanze, Pimps?”
“Vostra grazia, la cassa domestica è vuota. Vostra grazia ha speso tutto l’appannaggio mensile alle corse. Easingoil si rifiuta di prelevare altro denaro dalla banca per questo mese, In base al lascito ereditario degli Everybottom. Grease si offre di presentare a vostra grazia un onesto macellaio a cui affidare una paio dei nostri grassi porcelli.”
“Pimps, manda in giro la cuoca a fare la smorfiosa con i fornitori. In modo da avere credito fino alla fine del mese.”
“Abbiamo già esaurito questa risorsa, vostra grazia. La cuoca si rifiuta di farsi pizzicare ancora il sedere. Dice che trova la cosa sconveniente e dolorosa. Lei è la cuoca di un lord dopotutto, non una servetta da quattro soldi.”
“Pimps, quella marmaglia dello studio Easingoil deve essere appesa con una corda al collo. Solo sciacalli e corvi.”
“Sono avvoltoi, vostra grazia, una volta ho avuto a che fare con uno di loro.”
“Ebbene, Pimps?”
“Mi ero sposato, sir. Con una femmina, voglio dire. Dopo due giorni dalla cerimonia, lei mi dice che se ne va da una sua zia in campagna per farsi spiegare alcune cose sul matrimonio, e che intanto io potevo farmi un pollo al curry e lucidare l’argenteria. Verso il tramonto mi prende come un languoree una malinconia. Me ne vado al mio Club a gustarmi una cenetta ben innaffiata e poi al Burlesque, dove vedo lei che balla sul palcoscenico con altre svergognate. Lei vede me e va da un suo avvocato.a frignare che sono un bugiardo e non faccio che maltrattarla. Capita che questo avvocato ha una organizzazione di falsi testimoni, perché tutte le ballerine del burlesque divorziano almeno una volta o due. Capita che in una settimana mi ritrovo senza moglie e senza un penny. ”
“Il tuo racconto mi ha davvero commosso, Pimps. Ora non vogliamo tornare alla cuoca? Cosa ha preparato per cena?”
“Suggerisco a vostra grazia di cenare con Salsiccia Woolington. Forse la cuoca ci farà un piccolo prestito per i biglietti del treno.”

Molte ore di treno hanno tormentato lo stomaco vuoto di Sir Algernoon. E finalmente a tavola! La mensa del generoso Salsiccia Wellington è adornata di orchidee. Di continuo coppieri in livrea riempiono i calici di Algernoon e Pimps. Ed ecco arriva la prima portata, Algernoon applaude e si volge grato al suo amico dei tempi andati:
“Ebbene, mio buon Salsiccia, cosa si nasconde sotto le patatine arrosto e l’intingolo.”
“Benvenuto alla mia misera tavola, Algernoon. Conoscendo le tue inclinazioni per i porci, ti ho fatto arrostire un bel cosciotto tenero di maialino da latte.”
Verde e paonazzo si fa il volto irato di Sir Algernoon, che punta l’indice vendicatore contro l’infame Salsiccia:
“Gli Dei colpiranno duramente la tua casa e i tuoi discendenti, spietato assassino.”
Le grida provengono dalla camera da letto di Algernoon. Premuroso accorre Pimps il fedele e con rispettoso affetto gli parla:
“Vostra grazia ha avuto un incubo. Un bicchierino di porto scaccerà i demoni.“
“Portami tutta la bottiglia Pimps. Ne uccide più i ricordi che la spada. Il fottuto Salsiccia si burlava di me a Oxford a causa dei porcelli. L’allevamento degli Everybottom è stato sempre famoso per il tenero affetto verso i suoi maialini. Riempi ancora il bicchiere. Lo scellerato Salsiccia fingeva di leggere le ultime notizie del Tripplewood Times. Diceva che c’era stato un altro caso di Morbo del Porcello Pazzo. Il governo aveva dato ordine di appiccare il fuoco a tutti gli allevamenti e sterminare le povere bestie. Il fondatore del nostro allevamento è tato Sir Richard Tenderheart. Egli si trovava assediato dai Mori a San Giovanni d’Acri durante una Crociata. I Mori lo stringevano per mare e per terra. Per non morire di fame aveva fatto portare cento porcelli entro le mura della città. Gli sventurati porcelli vivevano in uno stato di straziante terrore. In attesa della loro triste sorte, si guardavano l’un l’altro fingendo indifferenza. Si misuravano, chi di loro era più grasso? Finché un giorno il terrore dei di finire arrosto fu più forte della paura dei Mori. I porcelli si gettarono contro la porta a cercare scampo all’aperto. Alla vista dei maiali, i Mori si diedero alla fuga, che la loro religione proibisce di toccare animali impuri. Grande fu la riconoscenza si Sir Tenderheart, il quale riportò tutti i porcelli nelle terre cristiane e fece voto ereditario con promessa solenne che mai più un porcello fosse ferito da coltello nei possedimenti degli Everybottom. Un giorno Lady Ginevra, sua moglie,gli disse di scegliere tra lei e i porcelli. Sir Richard la fece insaccare e appendere a un albero, perché il vento la facesse seccare. Al terzo giorno appesa, lei disse che comprendeva le sofferenze dei porcelli e chiese pietà.

Rosa e Ferdinando

16 maggio 2017 ore 07:42 segnala
Rosa e Ferdinando


Introduzione
L’Unita d’Italia nasce grazie a una puttana – sia pur deliziosa e raffinata – la contessa di Castiglione, inviata da Cavour ai bagni di Plombieres, dove si riposa Napoleone il Piccolo, che deve essere convinto a una alleanza contro l’Austria. E nasce anche dai ducati che l’Ammiragliato Inglese generosamente versa nelle tasche dei generali borbonici, per farli tradire e lasciar la strada aperta a Giuseppe Garibaldi. I Savoia sono terragnoli con una flotta ridicola, al contrario il regno delle Due Sicilie ha grandi tradizioni marinare e rappresenta un pericolo e un concorrente per le navi inglesi nel Mediterraneo, in pace e in guerra.
La spedizione trionfale di Giuseppe Garibaldi alla conquista del Regno delle Due Sicilie è l’evento che fa nascere l’Italia Unita dopo secoli di divisioni. Nella versione ufficiale della spedizione si racconta di mille camice rosse, guidate dal condottiero sul cavallo bianco, che sconfiggono l’esercito borbonico, con folle festanti ad acclamare nelle città liberate. In una differente versione si racconta che l’Impero Britannico, geloso della flotta marinara di Franceschiello Re di Napoli nel Mediterraneo, corrompe gli ufficiali dell’esercito borbonico e spinge il re del Piemonte a mandare Garibaldi alla conquista. Fonti maliziose aggiungono che le reali casse piemontesi erano piene di debiti e le casse di Franceschiello erano stracolme di ducati d’oro. Pare infine che gli inglesi finanziarono la corruzione dei generali borbonici con un certo carico d’oro derubato all’Impero Ottomano. Queste sono le versioni degli storici, che noi rispettiamo. Mentre qui vogliamo raccontare come questi grandi eventi cambiarono la vita di Rosa e Ferdinando, in un breve romanzo, ispirato da un diario autentico all’epoca della Spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi.

Inno Al Re

14 maggio 2017 ore 05:11 segnala
Inno Al Re
I fazzolettini ricamati, intrisi di essenza di violetta e lacrime di gioia, sventolano verso il palcoscenico nelle mani aristocratiche delle dame milanesi. Prima un lungo applauso e poi il grido di Viva Verdi si è levato dai velluti dei palchi, dalle poltrone, dal sudore povero del loggione. E' appena terminato il coro ' O mia patria si bella e perduta '. Le bianche uniforme degli ufficiali austriaci, a un cenno imperioso di un loro generale, muovono verso le uscite del Teatro alla Scala, perché Viva Verdi significa Viva Vittorio Emanuele Re d'Italia. Il Maestro Giuseppe Verdi sul podio rappresenta la sperata unità d'Italia e la cacciata degli austriaci: per questo i fazzolettini ricamati sventolano verso il podio, agitati dalle signore romanticamente liberali.
Per la verità, dietro a un ventaglio veneziano due occhioni neri guardano in direzione di un biondo tenentino austriaco che appena si volta, e la mano della giovane dama, presa dall'emozione, languida sventola verso la parte sbagliata.
Il Maestro Giuseppe Verdi si volge al pubblico adorante; si inchina, sembra godersi il successo. Ma i pensieri di un genio sono imprevedibili.
Il Maestro suona dove il baiocco tintinna. La memoria va a quel 1848, quando la Corte di Ferdinando di Borbone, re delle Due Sicilie, gli fa giungere discretamente un invito a comporre l'inno al re. Un gran re quel Ferdinando, gran signore, altro che questo zotico di Vittorio piemontese, che di musica capisce solo la tromba della Sveglia e della Zuppa. Consoliamoci che almeno questa Unità d'Italia ci toglie di mezzo lo stato pontificio con preti e monache. Questo pensa il Cigno di Busseto sorridente al suo pubblico.