Il cuoco perverso

12 luglio 2018 ore 17:46 segnala
Il Cuoco Perverso
Camilla apre la porticina e esce con furia disperata, una specie di singhiozzo non passa per la sua gola stretta dal terrore, si getta a terra e agita frenetica le zampine nell’aria come a scacciare un incubo.
Le altre galline nella grande stia la vedono presa da una oscura frenesia e delirio, le si fanno intorno con cautela ma premurose.
“ Camilla, hai le penne tutte tremanti, cosa hai visto? Sarà meglio chiamare il cuoco?
Come morsa da una serpe, Camilla si rimette ritta sulle zampette e le fissa prima di parlare
“ Il cuoco è un maniaco, uno psicopatico.
Le altre galline tirano un sospiro di sollievo, la solita Camilla che di un aglio fa una cipolla, la rimproverano piene di tolleranza.
“ Camilla, ti riferisci a quella sua mania di mettere rosmarino su qualsiasi tipo di arrosto? Qui lo sanno tutti, per il resto il nostro cuoco è davvero un brav’uomo, siamo tuti una famiglia.
Camilla le fissa di nuovo, ora sarcastica.
“ E come la mettiamo con quelle galline in busta fatte a pezzi nel frigo?
Con Patate Arrosto
Il cameriere entrò di furia sbattendo le due mezze porte della cucina, la sala ristorante era piena di tipi e tipe affamati.
“ Una coscia di pollo con patate arrosto “ gridò al cuoco.
Il cuoco lasciò sospeso a mezz’aria il coltellaccio con cui stava tagliando le bistecche con l’osso.
“ Gli diamo un qualcosa di surgelato?” chiese calmo al cameriere.
“ Niente da fare. E’ il cliente con l’orologio a carillon, Paperone grandi mance. Gli devi dare qualcosa di fresco.
Il cuoco si guardò attorno perplesso, notò la tartaruga che si limava le unghie, rovesciata al sole sotto la finestra. La tartaruga fece cenno al cuoco di guardare sotto la sedia impagliata. A questo punto la gallina decise che era meglio uscire allo scoperto, si mosse zoppicando con una gamba sola e la stampella, lo sguardo torvo.
Il cuoco non si lasciò impressionare e fece subito notare alla gallina come stavano le cose.
“ Al cliente piacciono le tue cosce, sei pagata per questo, devi accontentarlo.
La gallina si fece ancora più torva e indicò la stampella.
“ Cuoco della mia pasta scotta, non vedi che mi è rimasta una coscia sola? Come farò a camminare?
Il cuoco prese ad affilare il coltellaccio e le rispose indifferente.
“Ti compreremo una carrozzella elettrica.
In quel momento rientrò il cameriere con un altro ordine.
“ Un brodo.
Il cuoco si guardò di nuovo intorno e fece attenzione al fischio della tartaruga che gli indicava la posizione della gallina con la limetta per le unghie. Rasente al muro la gallina cercava di svignarsela dalla cucina. Ma il cameriere non aveva finito l’ordine.
“ Un brodo di tartaruga.
La tartaruga continuò a limarsi le unghie. La cosa non la riguardava, lei era l’anima e la memoria storica del ristorante. Era entrata bambina col fondatore, un tipo tosto coi grandi baffi e la bombetta sempre in testa. Il frigo era pieno di tartarughe surgelate, gente da poco, il cuoco si arrangiasse al meglio.
“ Gli diamo un qualcosa di surgelato? – chiese il cuoco al cameriere.
“ No. Definitivamente. Il brodino è per la bambola che è arrivata e si è seduta di fronte a Paperone. Ci vuole roba fresca.
La tartaruga impugnò la limetta con forza, aveva già sentito in giro queste storie di ingratitudine.
“ Vammi a prendere la tartaruga, ho da fare “ ordinò il cuoco al cameriere. E gli porse una pentola mezza piena d’acqua.
La tartaruga guardò tutti con disprezzo e maledisse il momento in cui si era lasciata girare sul guscio. Sulle quattro zampe avrebbe potuto trovare un buco dove infilarsi.
Il cameriere la depose nella pentola. Lei evitò di guardarlo, ma lui picchiò sul guscio con un dito.
“ Ehi sorella era uno scherzo, vieni fuori.
Lei contrasse tutti i tendini, si girò come furia e morse il dito del cameriere.
L’Uovo Nero
Le voci erano arrivate ai tipi dell’Immigrazione. Al Miramar venivano servite uova sode dal guscio nero, solo ai clienti conosciuti e fidati. I tipi avevano deciso di fare una sorpresa al Miramar, travestiti da finti clienti.
“ Vogliamo gustare le vostre uova nere, ne parlano tutti in giro. Le voci dicono che sono fresche, che il cuoco ha una nuova gallina dall’Africa.
Il cameriere ossequioso aveva restituito ai tipi il biglietto da cento dollari.
“ Sono davvero desolato, signori. L’ultima scatola di uova nere è stata consumata giusto ieri. Il cuoco le ha messe in ordine, provate il mese prossimo.
Le parole del cameriere erano state approvate dalle sedie vuote, i tipi erano in cucina, ogni coperchio di pentola viene sollevato, un piccolo registratore fa sentire il canto del gallo. Il cuoco indifferente continuava il suo lavoro al tagliere della carne. Alla fine i tipi se ne erano andati senza, lasciare una mancia.
A un cenno di approvazione del cuoco, la ballerina ferma in posa su una zampetta, tra i due gatti impagliati, si era tolto il cappuccio e il mantello giallo per volare giù tra le braccia del cuoco, che ora affettuoso le faceva carezze sulle piume tremanti rosse e blu.
“ Niente paura gallinella, non ti prenderanno. Sei la regina dell’Africa.
Lei non riusciva a smettere di tremare, rivedeva la terra rossa dove razzolava libera e felice tra gli altri animali. Una mano l’aveva afferrata per le zampette, le avevano messo un cappuccio nero. Quando le avevano tolto il cappuccio, si era ritrovata nella stiva della nave, in gabbia con altre cento derelitte, furiosa e atterrita. Il suo becco di ferro aveva fatto di lei la regina del pollaio nella terra rossa e ora la faceva libera.
La nave si era fermata in un porto, lei si era aperto un varco nella gabbietta, aveva trovato un oblò aperto e si era tuffata.
Si era salvata perché era una notte di luna. La squadra dei Volontari di don Tacchino, in cerca di anime derelitte, aveva visto i riflessi muoversi sulle piume colorate, non era uno straccio. Lo stesso don Tacchino l’aveva portata sul retro del Miramar, deposta sulla grata esterna che soffiava aria calda dalla cucina.
“ Non potevi trovare posto migliore. Non ci vorrà molto che il cuoco verrà fuori e si prenderà cura di te – erano state le ultime parole di don Tacchino.
All’alba il cuoco era arrivato e guardava perplesso quel grande gomitolo di piume variopinte sulla grata, dal quale ora spuntavano fuori due occhietti e un beccuccio.
“ Ho fame, signore.
Il cuoco si era intenerito, senza pensare ai guai in cui poteva cacciarsi.

Uova Fritte
“ Due uova fritte, ma fresche.- Disse arcigno il cliente.
“ Questo è il miglior ristorante in città “ sorrise Anselmo il cameriere.
Con la sua miserabile paga e con le umiliazioni sofferte dal capocameriere, Anselmo era tuttora inebriato dal fatto di essere stato accettato al Miramar San Giorgio, e aveva sempre evitato le amicizie con i camerieri di trattoria.
Dalla cucina arrivava la voce del cuoco, parlava al telefono con il fornitore di frutta di importazione. Veloce e silenzioso Anselmo entrò in cucina e passò l'ordine al cuoco con un cenno convenzionale, che significava 'Stai attento cuoco, questo è cliente da cento euro di mancia’.
Il cuoco mise la padella sulla brace, poi aprì lo sportellino della stia. Le galline finsero indifferenza, ma smisero di beccare il granoturco e si guardarono l'un l'altra di traverso.
Il cuoco scelse Maria, le reiette ripresero a beccare il granoturco con furia crudele. Maria fu posta a sedere sulla padella con grande attenzione e depose due uova pronte da friggere.
Anselmo servì le due uova in una nuvola di burro, con una fetta di pagnotta cotta al forno a legna, come si conviene.
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Il Cuoco Perverso Camilla apre la porticina e esce con furia disperata, una specie di singhiozzo non passa per la sua gola stretta dal terrore, si getta a terra e agita frenetica le zampine nell’aria come a scacciare un incubo. Le altre galline nella grande stia la vedono presa da una oscura...
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12/07/2018 17:46:43
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Commenti

  1. JohnnySapodil 12 luglio 2018 ore 17:47
    Sigaro Avana
    J G Sapodilla
    di prossima pubblicazione

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