Black cat

17 gennaio 2019 ore 01:20 segnala
Sono convinto di aver fatto la scelta giusta. Per una volta.

Il "ding" del microonde mi risveglia da un sonno dei pensieri, nel quale ero caduto per l'ennesima volta. Un sonno in cui si sognano idee e scenari, alcuni passati, che ritornano, altri futuri, che contempli come se fossero già realtà.

"Allora com'è possibile che non abbia il coraggio di cominciare a leggere quel libro" penso, la tazza di latte fumante nella mano.
Ho il terrore che quelle pagine finiscano. Questa è la verità. Quando finiscono quelle pagine non c'è più niente di lei al quale posso aggrapparmi. Niente più disegni, niente più parole, niente più inchiostro. Niente più sogni.

Bevo un sorso ad ogni punto fermo che metto, scrivendo queste righe.
La tazza è quasi vuota, il latte si è raffreddato.
"Chi cazzo è il trentenne che beve il latte caldo dopo una notte fuori", questo pensiero è come se uscisse dalla mia testa per accoccolarsi nella tazza che ho di fronte. La tazza è di due tonalità di blu, una oltremare pallido, l'altra più cerulea, il colore del cielo d'estate, quando il sole brucia le pietre.

"Vorrei non finisse mai quel libro", mi sussurra l'ultimo sorso di latte.



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Sono convinto di aver fatto la scelta giusta. Per una volta. Il "ding" del microonde mi risveglia da un sonno dei pensieri, nel quale ero caduto per l'ennesima volta. Un sonno in cui si sognano idee e scenari, alcuni passati, che ritornano, altri futuri, che contempli come se fossero già...
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Fuoco

15 novembre 2018 ore 11:15 segnala
La stanza è buia, tutto tace, c'è un profumo che riconosco, un profumo buono.
Profumo di fuoco. Quel fuoco vivo, che brucia emozioni. Quel fuoco che tu guardi e ti chiedi se è lui ad alimentare il tuo cuore o se è piuttosto il tuo cuore ad alimentare lui. Perchè quel fuoco brucia con te, ti sente, quando sei lì davanti a lui, immobile, ipnotizzato. E tu, se stai attento, lo senti mentre, affamato come se non mangiasse da settimane; estrae ogni goccia di combustibile da te, ogni pensiero, ogni emozione, che conservavi dentro per chissà quale motivo. E la vedi fluire fuori, come quando stai travasando il vino, e non ci puoi fare niente, sta uscendo, per Diana.
E quel fuoco se la mangia e divampa e brucia e si calma e scoppietta e ride e si allunga e si stira e urla e ti bacia.

Il fuoco è spento ora, mi sembra. La stanza è buia. Fa un po' freddo. Prima non era così. Oh no. Prima la stanza era inondata di luce e di calore, che da quel fuoco raggiungevano ogni cosa. E ci sono le tracce, io le sento. Le sento nel profumo di cui è pervasa la stanza; le sento nel buio stesso, così denso. Il buio ha memoria. Il buio dove prima c'era luce è diverso dal buio che stato lasciato marcire per troppo tempo. E in un attimo il buio che ancora non ha preso la forma dell'oscurità può rischiararsi di nuovo, può tornare luce.

Ecco. Succede. Lei apre la porta. Entra urlando come una pazza, al suo solito.
Io non la vedo, ma so che c'è, è dietro di me. Con lei entra una folata di vento da fuori, siamo in autunno e comincia ad essere freddo. Mi stringo nelle spalle, per proteggermi. Nessuno protegge il focolare, dove poco prima ardeva la fiamma.
La fiamma si accende, gagliarda. Non era spento, allora. L'aria fresca, vitale, si insinua sotto le braci ancora calde e le fa divampare di nuovo.

Poi lei se ne va, trascinandosi dietro la pesante porta.

Ci vuole poco per mantenere il fuoco acceso, forse per sempre.



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La stanza è buia, tutto tace, c'è un profumo che riconosco, un profumo buono. Profumo di fuoco. Quel fuoco vivo, che brucia emozioni. Quel fuoco che tu guardi e ti chiedi se è lui ad alimentare il tuo cuore o se è piuttosto il tuo cuore ad alimentare lui. Perchè quel fuoco brucia con te, ti sente,...
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15/11/2018 11:15:35
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Preghiera al viso

11 novembre 2018 ore 15:20 segnala

Mi sei davanti. Tremi. Tremi quando ti guardo. Perchè tremi, cazzo?
Ti afferro il collo tra le mani, lo senti? non sto stringendo, ma la mia presa è salda, abbandona il capo, lo sostengo io.
Sento la giugulare, che pulsa. Conto. Il tuo cuore non mente, non hai paura, sei calma, qui con me. E allora perchè tremi?
Lascio la presa. Le mani leggere scivolano sulle tue guance e le dita intrecciano per un attimo le tue ciocche castane, sempre disordinate, da scoiattolo. Il mio sguardo segue le mie mani, prima quella destra, poi quella sinistra, e le guida fin sulla cima della tua zucca. Scoppio a ridere, ti guardo e tu abbassi gli occhi, arrossisci.
E' nella tua testa la paura che ti fa tremare? Dammi i tuoi pensieri. E le mani diventano radici di magnolia, e ciò che pensi fluisce, attraverso la punta dei polpastrelli. "E' troppo è troppo - cos'è tutto questo? - mi sento travolta - non dovrei essere qui - cosa sto facendo - cosa voglio - chi sei tu?"
Chiudo gli occhi, con te.
I palmi delle mani, lievi, ora sono sulla fronte. Sfiorano le sopracciglia. Scendono senza fretta, leggeri ma sicuri e con eleganza ruotano, come tuffatori che esegue un danza in coppia, perfetto carpiato con ritorno, sincronizzato. Così che, quando scendono sotto gli occhi, sono le dita a sfiorarti. Indice e medio ti abbracciano gli occhi; l'anulare sullo zigomo, vicino alle orecchie. E in quel momento ci scambiamo le menti e i pensieri. La mani scendono allegre sopra al naso, ora il tempo è da marcetta. Fanno un salto, sulle labbra. E si fermano. Sembrano giunte a preghiera ora, i pollici si toccano, indice e medio delle mani sentono le tue labbra tumide, le mani ti cingono il viso. Il pathos si risolve in un attimo. Ci scambiamo i cuori.


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Mi sei davanti. Tremi. Tremi quando ti guardo. Perchè tremi, cazzo? Ti afferro il collo tra le mani, lo senti? non sto stringendo, ma la mia presa è salda, abbandona il capo, lo sostengo io. Sento la giugulare, che pulsa. Conto. Il tuo cuore non mente, non hai paura, sei calma, qui con me. E...
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11/11/2018 15:20:18
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Soffio intriso di mare

11 novembre 2018 ore 03:52 segnala
Un bel dì vedremo
levarsi un fil di fumo
dall'estremo confin del mare.


"Madama Butterfly"


Colori e suoni si mescolano con la salsedine.
Gioca a fare l'artista, il soffio leggero che mi accarezza le guance, setole di pennello intrise di mare. Sfioro gli zigomi. E' come tela, il mio viso.
Socchiudo gli occhi e distinguo i pigmenti, che s'infiammano sul mio viso e vivono in questa tempera marina. Sono le correnti blu oltremare dell'ultima striscia d'acqua, laggiù, all'orizzonte. Sono il sospiro delle onde, urlato dalle conchiglie, che al loro interno covano altri mari e altri mondi. E' un impasto salmastro, una tempera preziosa appena diluita dal profumo delle rocce screpolate dal sale e dalla spuma.
E' spessa e densa, ma si stende bene, sulle guance. E' una tempera di emozioni con cui il mare mi imbratta il viso, così avido di sentire.

Sento i confini. Sento la linea d'ombra che prima o poi tutti dobbiamo attraversare, per lasciarci alle spalle la fanciullezza.
Vedo l'orizzonte, al di là del quale le cromìe dei bassi fondali si accendono e maturano. Oltre-mare. Oltre l'ultimo orizzonte, nell'infinito ignoto blu avvolgente abisso cielo di bellezza possibilità scelte e amore.

Sento di essere solo, qui, ora. Non so se mi fa bene rimanere seduto su questa roccia chiara, i piedi bagnati dalle placide onde che solleticano il bagnasciuga. Sento i confini, ma sono avvolto in un guscio di bellezza e sono fermo sulla soglia, pucciando i piedi.

Voglio entrare in acqua.


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Un bel dì vedremo levarsi un fil di fumo dall'estremo confin del mare. "Madama Butterfly" Colori e suoni si mescolano con la salsedine. Gioca a fare l'artista, il soffio leggero che mi accarezza le guance, setole di pennello intrise di mare. Sfioro gli zigomi. E' come tela, il mio viso. Socchiudo...
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11/11/2018 03:52:49
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