Cavoli a merenda

13 maggio 2016 ore 21:40 segnala
Quando leggo titoli come “Genitori sottopongono la figlia a un regime vegetariano” oppure “Bimba vegana, i medici allarmati”, non mi pongo questioni come "Ma sarà una dieta equilibrata bla bla bla, le proteine, bla bla bla, il calcio nel latte bla bla bla."
Quello che mi domando piuttosto è : Ma come fanno? Come ci riescono?

Vi volevo infatti parlare di mia figlia PrincipessaLeila (il nome è di fantasia, ma davvero però, mica come i giornali che scrivono Maria, Paola, Anna e poi il nome è di fantasia....eh sì, che fantasia! vi siete sprecati).
Lei non mangia né frutta né verdura e proprio per questo credo sia una bambina normale. O meglio, lei non mangia frutta né verdura a casa, perchè a sentire lei a scuola mangia minestre di ogni genere, insalata, carote, fagiolini, piselli, spinaci, zucchine...
A casa no, se le dici “ho preparato le zucchine che sono la tua verdura preferita” lei dirà “ok mamma dammene due” intendendo con quel due proprio 2 rondelle di numero o 2 grammi che dir si voglia, possibilmente a cottura perfetta (cit. PrincipessaLeila), né troppo croccanti né bruciacchiate.

Il pomodoro no: solo sugo da polpa in scatola o passata, niente pomodori VERI, mi raccomando. Pure ad una festicciola l’ho vista evitare le pizzette di cui solitamente va ghiotta: “Vuoi assaggiare una pizzetta PrincipessaLeila?” e lei a bassa voce e occhi sgranati “No no mamma, c’è sopra un pomodoro VERO!”

La vellutata di zucca solo se travestita da zuppa di halloween (4 cucchiai eh, non esageriamo)

I fagioli solo con il tonno nel “Panino di Zorro” (sul panino di Zorro ho il copyright, non vi azzardate a copiarmelo, lo inventai per suo fratello e funziona ancora)

Altri ortaggi sono totalmente banditi, fra i quali asparagi, melanzane, tutti i tipi di cavoli, broccolo, cavolfiore (mamma cos’è questa puzza che stai facendo?), carciofi (che da piccola -non che adesso sia grande - mangiava in pinzimonio...bah).

Per quanto riguarda la frutta non andiamo molto meglio: abbiamo fatto i frullati, i centrifugati, le mele grattugiate, le mele cotte....è sempre andata a finire che IO, sì, proprio io, mi sono fatta delle sane merende.

Sono andata all’attacco con le fragole con panna e lei serafica: “Mamma, io solo panna senza fragole per favore”
Allora ho tentato la banana-split. Ve l’ho già raccontata questa: fettine di banana, pallina di gelato, ciuffetto di panna montata, scagliette di mandorle, zuccherini colorati e codette di zucchero...disse che era il giorno più bello della sua vita.
Ecco, abbiamo avuto un’evoluzione: mamma mi fai una banana-split senza banana?

Puoi fare discorsi finché vuoi sul nesso vitamine-lucentezza dei suoi capelli, comprarle libri con fumetti con le verdure, ricette per bambini da fare insieme, tenerla alla larga dalla TV, non portarla quasi mai al supermercato...ma alla fine PrincipessaLeila, quell’unica volta che me la porto appresso per la spesa (oggi), ha un’unica richiesta al grido di Batmaaaaaaaaaan.
Altro che vegan.

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Quando leggo titoli come “Genitori sottopongono la figlia a un regime vegetariano” oppure “Bimba vegana, i medici allarmati”, non mi pongo questioni come "Ma sarà una dieta equilibrata bla bla bla, le proteine, bla bla bla, il calcio nel latte bla bla bla." Quello che mi domando piuttosto è : Ma...
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Mi sono innamorata

31 marzo 2016 ore 23:30 segnala
Ti guardo e mi perdo in quegli occhi, quando ci sorridiamo, quando ammicchi, ci capiamo al volo e scoppiamo a ridere.
Mi piace ascoltarti, adoro quando mi tempesti di domande: ma perchè? Quando? Come in questi giorni con l’Holodomor e io che l’ho scoperto da un fumetto qualche anno fa, mi devo mettere a cercare con te: ai miei tempi mica lo sapevamo, nei libri non c’era.
Adoro quando mi parli di cose come Pietro il Grande che durante un viaggio s’innamorò dei colori della bandiera dei Paesi Bassi...e quando parli tu è come stare a sentire una fiaba.
Adoro scoprire la tua indipendenza: penso di coglierti in castagna e invece sei già avanti, hai già fatto i tuoi programmi, hai le idee chiare.
“Voglio parlare della paura, hai detto, della prima guerra mondiale e delle trincee, di Ungaretti, del 3 maggio di Goya, degli attentati al Bataclan e a Bruxelles...e della Siria.”
E poi di nuovo “Ma in Ucraina...perchè... e il comunismo, in questo caso, dov’è?”
Appunto, amore mio, ti risparmio un pezzo di strada, quello è lo sbaglio, quella è l’idea giusta che diventa oppressione ed estremo inumano.

E adesso fammi ridere con il tuo accento Russo:
io: Ma Bielorussia e Russia non è uguale?
tu: No, Bielorussia avere ricami rossi bianchi e verdi, noi avere vuodka

Forsee rido solo io a queste battute, ma sono innamorata di te, sei una delle persone più belle che ho incontrato sulla mia strada...e sono felice di essere la tua mamma.

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Ti guardo e mi perdo in quegli occhi, quando ci sorridiamo, quando ammicchi, ci capiamo al volo e scoppiamo a ridere. Mi piace ascoltarti, adoro quando mi tempesti di domande: ma perchè? Quando? Come in questi giorni con l’Holodomor e io che l’ho scoperto da un fumetto qualche anno fa, mi devo...
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Pasquetta e il tempo di m...

28 marzo 2016 ore 12:31 segnala
Per le festività Figures in Action :-)

Confettura di pesche secondo me

13 settembre 2015 ore 21:06 segnala




Mi hanno regalato delle pesche nostrane, praticamente bio e sono tante, quindi ho deciso di farci dei dolci, oppure una confettura. Sono teoricamente a dieta per rimediare ai danni delle vacanze, quindi opto per la confettura e ho pensato di condividere ricetta e procedimento.

Step 1 La spesa
Uscite per 3 ore di spesa circa, di sabato pomeriggio, con i tacchi, perchè ormai eravate vestite così. Comprate un kg di zucchero per il vostro progetto serale.

Step 2 La cuoca smemorina
Tornate a casa sistemate la spesa, togliete i tacchi, mettetevi comode. Solo a questo punto vi rendete conto di non avere i vasetti per la marmellata.Quindi, per ovviare al momento di sconforto, stendete il bucato come esercizio spirituale, vi rivestite, vi rimettete i tacchi (tanto dovrebbe essere una cosa veloce) e uscite di nuovo per comprare i vasetti.

Step 3 Già che sono fuori
Già che siete fuori passate dall'ottico che ha riparato gli occhiali (mi ero dimenticata pure quelli), poi avendo solo 15 euro in tasca passate al bancomat per un prelevamento. Per una ricetta che si rispetti lo sportello è fuori servizio, quindi niente...via verso nuovi orizzonti.

Step 4 Vedrai che faccio prima
Per fare prima, senza andare ad imbottigliarvi di nuovo nel supermercato, decidete di comprare i vasetti nel nuovo negozio di casalinghi che non avete ancora avuto occasione di visitare. Bellissimo, da perderci le ore e lo stipendio fra canovacci colorati, stampi per dolci, piattini frivoli, e ammennicoli vari. Vagate in estasi, ma con l'idea ben chiara che avete fretta: servono i vasetti ed è quasi ora di cena.Trovate una commessa: "Mi scusi, i vasi per le conserve?" Lei " Finiti, non abbiamo più nulla, mi spiace"

Step 5 Breve momento di sconforto
Vi concedete un breve momento di sconforto che dura dal negozio di casalinghi al parcheggio del supermercato, poi 50 metri di nuovo sui tacchi ed eccoli, finalmente, i vasetti. Non ci sono i coperchi.

Step 6 Ce la posso fare
Eh no, non è possibile, tutti sti vasi e nemmeno un coperchio. Niente panico: forse basta svoltare un paio di corsie ed eccoli, tutti i coperchi possibili e altri 4000 formati di vasetti. Non avendo mai fatto una marmellata in vita vostra, prendete anche questa cosa come l'ennesima prova inviata dal demonio per farvi saltare i nervi.Scegliete due formati di vasetti e vi dirigete alla cassa autoconvincendovi che quella coda di 12 persone alla cassa vi fa un baffo (il training autogeno di sabato pomeriggio nei supermercati è indispensabile)

Step 7 Sbucciate la frutta
Lavate, asciugate e pesate la frutta, trattasi all'incirca di 3 chili e mezzo di pesche.Sedetevi, sbucciate con pazienza, togliete i noccioli e tagliate le pesche a fettine o cubetti.Il procedimento finisce quando sentite la mano sinistra anchilosata (io sono prevalentemente mancina, voi potete anchilosare la destra se preferite).Nel frattempo avrete sterilizzato i vasi e i coperchi facendoli bollire per 30 minuti in acqua.

Step 8 Pesate la frutta
Pesate la frutta mondata: sono circa 2 chili e seicento grammi. Mettete la frutta in una capiente pentola antiaderente e nel frattempo ripescate la ricetta per calcolare quanto zucchero ci vuole.Di vostra iniziativa aggiungete due mele alla frutta, per dare un apporto di pectina, grattuggiate la scorza di 2 limoni, ricavatene il succo e aggiungete alla frutta. Totale 2 chili e 800 di frutta, secondo la ricetta che avete scelto ci va il 70% di zucchero.Un'esagerazione.

Step 9 Viaggio fra le scuole di pensiero
70% di zucchero dev'essere una cosa estremamente stucchevole, decidete quindi di consultare altre ricette scoprendo un migliaio di scuole di pensiero che riguardano le marmellate. Optate per un 50% avendolo letto anche sulle confezioni di confetture industriali, pesate quindi 400 grammi di zucchero e preparate il pacchetto comprato nel pomeriggio.La ricetta dice di aggiungere lo zucchero un poco per volta, aggiungete quindi solo i primi 400 grammi.

Step 10 Poche idee ma confuse
Stando alla ricetta la frutta dovrebbe cuocere circa 45 minuti dopo i primi 10 a fiamma vivace. Avete tutto il tempo per confondervi le idee ulteriormente navigando e calcolando ipotetiche quantità di zucchero.Trovate una ricetta che suggerisce solo 250 grammi di zucchero per chilo di frutta e per circa un'ora vi convincete che questa potrebbe essere la soluzione light che fa per voi.

Step 11 Si sta facendo tardi
Dopo i 45 minuti di cottura e un'aggiunta di altri 300 grammi di zucchero, la confettura è ancora troppo liquida, sono le 23 e probabilmente ci sarà parecchio da aspettare.La cuoca 2.0 quindi apre whatsapp in cerca di un'anima generosa che abbia voglia di scambiare 2 chiacchiere mentre la confettura cuoce. L'alternativa è il pc: altre ricette, altro zucchero, più zucchero, meno zucchero.Io preferisco la pasticceria classica che è una scienza esatta.

Step 12 E' tardi
Verso l'una la confettura non ha ancora la consistenza giusta.Vi rendete conto che avreste dovuto comprare della pectina in busta...alla facciaccia della preparazione "come quella della nonna".In preda a un attacco di sonno cercate almeno un avanzo di pectina in fondo all'armadietto (ne uso qualche grammo per il ragù di fragole sulla cheesecake e mi sembra di averne ancora un po')
Dosi: 350 grammi di zucchero per chilo di frutta più una busta di pectina da aggiungere A FREDDO. Cottura 3 minuti.
Ma vaffanculo.(licenza poetica)

Step 13 L'una
E' l'una, fate la prova piattino: la confettura non deve scivolare...e invece scivola.Che fate, invasate?No.Domani è un altro giorno. Spegnete e andate a letto, la notte vi porterà consiglio.

Step 14 Evviva la Zuegg
Alzatevi prendendovela comoda. E' domenica mattina e avete già dato la sera precedente.Mentre il caffè sale avete il tempo di calcolare: 90 centesimi a vasetto, 80 centesimi a coperchio, lo zucchero, la frutta, il lavoro, il gas...la Zuegg la vendono a due euro e poco più...ma non demordete: ormai la cucina è tutta appiccicosa e il progetto va portato a termine.Riaccendete il fornello e cuocete almeno un'altra ora (per un totale di 4 abbondanti, altro che 45 minuti). Mettete nei vasi, chiudete con i coperchi, capovolgeteli e avvolgeteli in un panno facendoli raffreddare lentamente (questo dovrebbe creare il vuoto all'interno dei vasetti secondo la scuola di pensiero numero uno).Una volta raffreddati metteteli in acqua con dei canovacci per pastorizzarli (scuola di pensiero numero 2... non si sa mai) e fateli bollire mezz'ora lasciandoli poi raffreddare nella pentola.

Se non è buona...beh, non ve lo dirò mai. :ok
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Lettera della ragazza della Fortezza

19 luglio 2015 ore 13:51 segnala
Vorrei riuscire a scrivere qualcosa che abbia un senso ma non posso perché un senso, questa vicenda, non ce l’ha. Sono io la ragazza dello stupro della fortezza, sono io.
Esisto. Nonostante abbia vissuto anni sotto shock, sia stata imbottita di psicofarmaci, abbia convissuto con attacchi di panico e incubi ricorrenti, abbia tentato il suicidio più e più volte, abbia dovuto ricostruir a stenti briciola dopo briciola, frammento dopo frammento, la mia vita distrutta, maciullata dalla violenza: la violenza che mi é stata arrecata quella notte, la violenza dei mille interrogatori della polizia, la violenza di 19 ore di processo in cui é stata dissezionata la mia vita dal tipo di mutande che porto al perché mi ritengo bisessuale.

Come potete immaginare che io mi senta adesso? Non riesco a descriverlo nemmeno io. La cosa più amara e dolorosa di questa vicenda é vedere come ogni volta che cerco con le mani e i denti di recuperare la mia vita, di reagire, di andare avanti, c’é sempre qualcosa che ritorna a ricordarmi che sì, sono stata stuprata e non sarò mai piú la stessa. Che siano state le varie fasi della lunghissima prima udienza, o le sentenze della prima e poi della seconda, ne ho sempre avuto notizia dai social media piuttosto che dal mio avvocato. Come mai questo accada non lo so. So soltanto che é come un elastico che quando meno me l’aspetto, mentre sono assorta e impegnata a affrontare il mondo, piena di cicatrici, ma cercando la forza per farcela, questo maledetto elastico mi riporta indietro di 7 anni, ogni maledetta volta.

Ogni maledetta volta dopo aver lavorato su me stessa, cercato di elaborare il trauma, espulso da me i sensi di colpa introiettati, il fatto di sentirmi sbagliata, sporca, colpevole. Dopo aver cercato di trasformare il dolore, la paura, il pianto in forza, in arte, ecco un altro articolo che parla di me. E io mi ritrovo catapultata di nuovo in quella strada, nel centro antiviolenza, nell‘aula di tribunale. Tutto questo mi sembra surreale come un supplizio di Tantalo.
La memoria é una brutta bestia. Nel corso degli anni si dimenticano magari frasi, l’ordine del prima e dopo, ma il corpo sa tutto. Le sensazioni, il dolore fisico, il mal di stomaco, la voglia di vomitare, non si dimentica.

Che poi quanti sforzi ho fatto per ritornare ad avere una vita normale, ricominciare a studiare, laurearmi, cercare un lavoro, vivere relazioni, uscire, sentirsi a proprio agio nel proprio corpo, nella propria città. E quante volte sono stata invece redarguita dal mio legale, per avere una “ripresa”. Per sembrare andare avanti, e non sconfitta, finita. “La vittima deve essere credibile”. Forse se quella volta avessi inghiottito più pasticche e fossi morta sarei stata più credibile? Forse non li avrebbero assolti?

Essere vittima di violenza e denunciarla é un’arma a doppio taglio: verrai creduta solo e fin tanto che ti mostrerai distrutta, senza speranza, finché ti chiuderai in casa buttando la chiave dalla finestra, come una moderna Raperonzolo. Ma se mai proverai a cercare di uscirne, a cercare, pian piano di riprendere la tua vita, ti sarà detto “ah ma vedi, non ti é mica successo nulla, se fossi stata veramente vittima non lo faresti”. Così può succedere quindi che in sede di processo qualcuno tiri fuori una fotografia ricavata dai social network in cui, a distanza di tre anni dall’accaduto, sei con degli amici, sorridi e non hai il solito muso lungo, prova lampante che non é stato un delitto così grave. Fondamentale, ovviamente.

A sette anni di distanza ancora ho attacchi di panico, ho flashback e incubi e lotto giornalmente contro la depressione e la disistima di me.
Non riesco a vivere più nella mia cittá, ossessionata dai brutti ricordi e dalla paura di ciò che la gente pensa di me. Prima la Fortezza da Basso era un luogo pieno di ricordi positivi, la Mostra dell’Artigianato, il Social Forum Europeo, i numerosi festival e fiere. Adesso é un luogo che cerco di evitare, un buco nero sulla mappa della cittá di Firenze.

Mi é stato detto, é stato scritto, che ho una condotta sregolata, una vita non lineare, una sessualità “confusa”, che sono un soggetto provocatorio, esibizionista, eccessivo, borderline. C’é chi ha detto addirittura che non ero che una escort, una donna a pagamento che non pagata o non pagata abbastanza, ha voluto rivalersi con una denuncia.

Perché sono bisessuale dichiarata, perché ho convissuto col mio ragazzo un anno prima che succedesse tutto ció, perché amo viaggiare e unito al fatto che non sono riuscita a vivere nella mia città dopo l’accaduto, ho viaggiato molto, proprio per quella sensazione di essere chiunque e di dimenticare la tua storia in un posto nuovo. Perché sono femminista e attivista lgbt e fin dai 15 anni lotto contro questo schifo di patriarcato che oggi come sette anni fa, cerca di annientarmi come ha fatto e fa continuamente, ovunque.

Perché mi vesto non seguendo le mode, e quindi se seguo uno stile alternativo, gothic o cose del genere, sono automaticamente tacciata per promiscua. Perché sono (?) un’attrice e un’artista e ho fatto happening e performance usando il corpo come tavolozza di sentimenti e concetti anche e soprattutto legati al mio vissuto della violenza (e sì, la Body art é nata negli anni 60, mica ieri. Che poi, qualcuno si sognerebbe forse di augurare o giustificare chi stuprasse Marina Abramovic perché si é mostrata nuda in alcuni suoi lavori?).

Ebbene sì, se per essere creduta e credibile come vittima di uno stupro non bastano referti medici, psichiatrici, mille testimonianze oltre alla tua, le prove del dna, ma conta solo il numero di persone con cui sei andata a letto prima che succedesse, o che tipo di biancheria porti, se usi i tacchi, se hai mai baciato una ragazza, se giri film o fai teatro, se hai fatto della body art, se non sei un tipo casa e chiesa e non ti periti di scendere in piazza e lottare per i tuoi diritti, se insomma sei una donna non conforme, non puoi essere creduta. Dato che non hai passato gli anni dell’adolescenza e della giovinezza in ginocchio sui ceci con la gonna alle caviglie e lo sguardo basso, cosa vuoi aspettarti, che qualcuno creda a te, vittima di violenza?

Sono stata offesa non solo come donna, per ciò che sappiamo essere accaduto. Ma come amica, dal momento in cui il capetto del gruppo era una persona che consideravo amica, e mi ha ingannato. Sono stata offesa dagli avvocati avversari e dai giudici come bisessuale e soggetto lgbt, che hanno sbeffeggiato le mie scelte affettive e le hanno viste come “spregiudicate”.

Sono stata offesa come femminista e attivista lgbt quando la mia adesione a una manifestazione contro la violenza sulle donne é stata vista come “eccessiva” e non idonea a una persona vittima di violenza, essendomi mostrata troppo “forte”. Sono stata offesa dalla corte e dagli avvocati avversari per essere un’artista e un’attrice (o per provarci, ad ogni modo), un manipolo di individui gretti che non vedono oltre il loro naso e che equiparavano qualsiasi genere di nudità o di rappresentazione che vada contro la “norma” (per es. scrivere uno spettacolo sulla prostituzione) alla pornografia.

Mi hanno perfino offeso in quanto aderente alla moda giapponese delle gothic lolita (e hanno offeso il buon senso), quando hanno insinuato che fosse uno stile che ha a che fare con pornografia, erotismo e chissà cos’altro. Hanno offeso, con questa assoluzione, la mia condizione economica, di gran lunga peggiore della loro che, se hanno vinto la causa possono dir grazie ai tanti avvocati che hanno cambiato senza badare a spese, mentre io mi sono dovuta accontentare di farmi difendere da uno solo. E condannandomi a dovere essere debitrice a vita per i soldi della provvisionale che ho speso per mantenermi negli ultimi due anni, oltre al fatto che nessuno ripagherà mai il dolore, gli anni passati in depressione senza riuscire né a studiare né a lavorare, a carico dei miei, e tutti i problemi che mi porto dietro fino ad adesso. Rischio a mia volta un’accusa per diffamazione, anche scrivendo questa stessa lettera.

Ciò che più fa tristezza di questa storia che mi ha cambiato radicalmente, é che nessuno ha vinto. Non hanno vinto loro, gli stupratori (accusati e assolti in II° ndb), la loro arroganza, il loro fumo negli occhi, le loro vite vincenti, per esempio l’enorme pubblicità fatta ai b-movie splatter del “capetto” del gruppo, sono andate avanti nonostante un’accusa di stupro.

Abbiamo perso tutti. Ha perso la civiltà, la solidarietà umana quando una donna deve avere paura e non fidarsi degli amici, quando una donna é costretta a stare male nella propria città e non sentirsi sicura, quando una giovane donna deve sospettare quando degli amici le offrono da bere, quando si giudica la credibilità di una donna in base al tacco che indossa, quando dei giovani uomini si sentiranno in diritto di ingannare e stuprare una giovane donna perché e’ bisessuale e tanto “ci sta”.

Quello che vince invece, giorno per giorno attraverso quello che faccio, é la voglia di non farmi intimidire, di non perdere la fiducia in me stessa e di riacquistarla nel genere umano, facendo volontariato, assistendo gli ultimi, i disabili, le persone con disturbi psichici (perché sì, anche quando si é sofferto di depressione e forse soprattutto per questo, si é capaci di essere empatia e d’aiuto).

Se potessi tornare indietro sapendone le conseguenze non so se sarei comunque andata al centro antiviolenza, da cui é poi partita la segnalazione alla polizia che mi ha chiamato per deporre una testimonianza tre giorni dopo. Ma forse si, comunque, per ripetere al mondo che la violenza non é mai giustificabile, indipendentemente da quale sia il tuo lavoro, che indumenti porti, quale sia il tuo orientamento sessuale. Che se anche la giustizia con me non funziona prima o poi funzionerà, cambierà, dio santo, certo che cambierà.

La ragazza della Fortezza da Basso
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Vorrei riuscire a scrivere qualcosa che abbia un senso ma non posso perché un senso, questa vicenda, non ce l’ha. Sono io la ragazza dello stupro della fortezza, sono io. Esisto. Nonostante abbia vissuto anni sotto shock, sia stata imbottita di psicofarmaci, abbia convissuto con attacchi di panico...
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19/07/2015 13:51:36
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Un altro amore: Figures in action

15 gennaio 2015 ore 19:55 segnala
Palesemente rubacchiata e Federico Burroni.
J'adore.








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Palesemente rubacchiata e Federico Burroni. J'adore. « immagine » « immagine » « immagine » « immagine »
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Più icone per tutti

13 gennaio 2015 ore 21:23 segnala
Oggi ho trovato questa, mi piace un sacco, quindi ho deciso di metterla in questa mia soffitta per venire a rileggermela ogni tanto e sorridere.



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Oggi ho trovato questa, mi piace un sacco, quindi ho deciso di metterla in questa mia soffitta per venire a rileggermela ogni tanto e sorridere. « immagine » « immagine »
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Copia incolla

09 gennaio 2015 ore 20:57 segnala
Per una volta mi concedo un copia incolla. Perchè sono 3 giorni che non trovo le parole per esprimere quello che mi passa per la testa, e finalmente le ho trovate, belle e pronte.

Sai quando leggi una cosa e sembra proprio che sia uscita da te? Ecco.

Non siete Charlie.
E neanche io.
Charlie ha espresso idee profondamente libere, e offensive per altre religioni.
Io no.
Voi no.
Voi siete quelli che si dichiarano laici e poi vanno a sposarsi in chiesa, perché mamma ci tiene.
Voi siete quelli che non vanno a messa ma il figlio lo fanno battezzare, perché si fa così. E poi lo mandate a catechismo.
O peggio, a messa ci andate.
Non siete Charlie.
Né io né voi abbiamo la libertà di Charlie, o il suo coraggio.
Noi viviamo in un paese in cui la libertà di espressione di Charlie non esiste.
E se la pensate diversamente, se credete che in Italia esista la libertà di espressione, andate a vedervi le classifiche sulla libertà di stampa.
Quello di Charlie, per cominciare, è un dramma che ha luogo in un paese laico.
Il vostro paese non lo è. Se foste Charlie, avreste fatto qualcosa in questa direzione.
Io non sono Charlie.
Perché il mio diritto di satira non l’ho mai esercitato in faccia a pericolosi integralisti.
E come me, nessuno dei miei colleghi.
Perché se fai la battuta sbagliata ci puoi anche lasciare la pelle. E noi alla pelle ci teniamo. Abbiamo il mutuo.
Non dite che siete Charlie, colleghi.
Che da noi ci sono i dieci comandamenti di Benigni. Non i dieci comandamenti di George Carlin.
Non dite che siete Charlie, gentile pubblico, che poi mi arrivano minacce di morte se dico in televisione che uno con il camper sta nei coglioni.
Da queste parti, uno come Charlie ce lo sogniamo.
Anche per questo siamo pronti a indossare il dolore altrui, sentirci paladini di una libertà che non abbiamo perché semplicemente non ce la siamo guadagnata. A noi è sempre andata bene così, siamo gente che prende volentieri le scorciatoie. Odiamo facile, sbandieriamo facile. Poi manifestiamo, cambiando foto del profilo.
Perché dico queste cose impopolari? Che non mi porteranno alcun giovamento? Perché in mezzo a tutto questo coro di sdegno, e improvviso falso coraggio, credo sia doveroso per rispetto verso Charlie, che qualcuno vi dica chiaramente:
-col cazzo che voi siete Charlie.

Fabrizio Casalino


Avrei anche un paio di vaffanculo da aggiungere in coda, ma prevale il senso del lutto.

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Per una volta mi concedo un copia incolla. Perchè sono 3 giorni che non trovo le parole per esprimere quello che mi passa per la testa, e finalmente le ho trovate, belle e pronte. Sai quando leggi una cosa e sembra proprio che sia uscita da te? Ecco. Non siete Charlie. E neanche io. Charlie ha...
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La vera storia di Santa Lucia

10 dicembre 2014 ore 23:03 segnala
O meglio, la vera storia di Santa Lucia secondo me.

Mi sono documentata: dovrebbe funzionare così anche a Verona, Cremona, Piacenza, Vicenza e Bergamo. Di sicuro vi posso raccontare com'è a casa mia, a Brescia (e così vale per tutta la provincia).

Santa Lucia è una martire cristiana di Siracusa, non si sa come né perchè, oltre ai partecipatissimi festeggiamenti siciliani, la Santa protettrice della vista, è diventata un personaggio speciale e magico in alcune città del nord Italia: porta doni e dolci ai bambini nella notte fra il 12 e il 13 dicembre.

E' una notte magica e particolare, carica di aspettative. A differenza del Natale o di altre festività, è un'esclusiva dei bambini: ai grandi il compito di assistere a tanta magia e godersi l'effetto che fa.

Tutto inizia con la preparazione di una letterina, in cui normalmente i bambini raccontano di essere stati buonissimi, o in caso contrario promettono di migliorare. Seguono le richieste di giocattoli e dolci e naturalmente è corredata di baci, abbracci, coccole, altre promesse e disegni dedicati alla loro santa preferita. La letterina un tempo si lasciava a disposizione della Santa la sera del 12 dicembre, ma ultimamente i bimbi sono più sgamati: tocca spedirla, oppure imbucarla in una cassetta allestita a scuola o all'oratorio, oppure c'è chi la lascia sul davanzale. Noi qualche sera fa l'abbiamo lasciata sul tavolo del soggiorno e il mattino dopo non c'era più: al suo posto 4 caramelle.

Già nelle sere precedenti il 12 dicembre, verso le 20, per le vie dei paesi e della città si sente il tintinnio di un campanello: è la Santa, che accompagnata dal suo asinello, fa veloci sopralluoghi qua e là per controllare se davvero i bimbi sono bravi come dichiarato nero su bianco e se vanno a nanna presto.

Quand'ero piccola io si narrava che la Santa gettasse cenere negli occhi dei bimbi che erano ancora svegli quando passava a controllare e che portasse carbone a quelli cattivi.

Nel libro che ho comprato per mio figlio qualche anno fa, invece, questo mito un po' macabro viene sfatato: la Santa protettrice della vista, mai e poi mai potrebbe gettare cenere negli occhi dei bimbi, né esistono bimbi cattivi ai quali portare carbone.

La sera del 12 dicembre ciascuna famiglia allestisce i propri preparativi tradizionali: io da piccola lasciavo un caffè sul tavolo del soggiorno e un po' di farina di mais per l'asinello.

C'è chi prepara del fieno o dello zucchero per l'asinello, chi lascia anche dei biscotti, mio cugino l'anno scorso aveva lasciato una torta intera. Da qualche anno (cioè da quando mi sono procurata il suddetto libro sulla storia della Santa) ho scoperto anche un personaggio nuovo: Gastaldo, una sorta di ubriacone aiutante della Santa (che effettivamente ciecata, con gli occhi nel piattino, e un asinello col carretto per portare i doni, senza aiutante sarebbe un po' in difficoltà). Insomma...è sbucato 'sto Gastaldo, allora la sera prepariamo farina gialla per l'asinello, latte e biscotti per la Santa e un goccio di vino per Gastaldo. Ma poco, pochissimo - dice mio figlio - perchè come racconta il libro, un anno è capitato che Gastaldo completamente ciucco facesse sbagliare strada alla Santa e all'asinello (finendo in Svezia, mi pare...ma questa è un'altra storia).

Il mattino del 13, un po' timorosi, un po' emozionati i bambini si alzano presto (quelli grandicelli moooolto presto) per scoprire se è davvero passata la Santa.
Un anno mio figlio si alzò, ed entrando in soggiorno senza osare accendere la luce disse "C'è profumo di dolcetti".

Un'altra particolarità di Santa Lucia è che a differenza di Babbo Natale, Gesù Bambino eccetera eccetera, lei non porta pacchetti né calze: porta i giochi belli e pronti per giocare subito: piste per le macchinine, bambole, cucine, gru, trenini...qualsiasi cosa vi venga in mente. Niente scatole, carte, pile da inserire: ci ha già pensato lei ed ha ben disposto il tutto nella stanza dove ha trovato la sua tazzina di caffè/il suo bicchiere di latte.

L'asinello ha spazzolato la farina, la Santa ha bevuto il caffè e Gastaldo il vino. In cambio lasciano una quantità spettacolare di dolci, soprattutto caramelle e altri dolcetti che compaiono solo una volta l'anno in questa occasione e i bambini spaesati fanno l'inventario dei doni sparsi nella stanza.

Ogni famiglia vive l'evento a modo proprio e anche in base alle proprie tasche: a me piace che Santa Lucia abbia l'esclusiva come era per me da bambina. Non mi piacciono le letterine con elenchi infiniti di richieste, come non mi piacciono i bambini "delusi" perchè la Santa ha portato "solo" 8 cose sulle 10 chieste. Anche in questo caso mi piace tornare piccola, quando si chiedeva una cosa o due e tutto quello che arrivava in più lo vivevo come un inaspettato premio della Santa: "Sono stata brava! Sono stata brava! "
La magia adesso è rivedere questo negli occhi dei miei figli.

Volevo raccontare anche della mia ricerca spasmodica di una bambola fra venerdì e sabato scorsi, della lotta per il parcheggio, delle corse in giro con la consapevolezza di essere tremendamente e colpevolmente in ritardo (avete presente la ricerca del prosciutto in "Fuga dal Natale"? ...ecco)
Volevo raccontare di questa Santa Lucia che prepara i dolcetti un po' per volta...poi non quantifica bene, non si rende conto, aggiunge, aggiunge, aggiunge e ogni 3 giorni incontra la bancarella col tal cioccolatino o quella cosa particolare...e va a finire che il tavolo del soggiorno non basta per i piatti di dolci.

Volevo raccontare di quella volta che non trovavo più una cosa che avevo nascosto così bene che, appunto, non la trovavo più.
Volevo raccontare anche dell'atmosfera del 13 mattina: colazione a base di dolcetti, sveglia prestissimo, anche alle 5 e 30 se c'è da andare a scuola, così c'è un po' di tempo per giocare prima. Quest'anno cade di sabato: la mia piccola è a casa e potrà giocare tutto il giorno senza nemmeno levarsi il pigiama.

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O meglio, la vera storia di Santa Lucia secondo me. Mi sono documentata: dovrebbe funzionare così anche a Verona, Cremona, Piacenza, Vicenza e Bergamo. Di sicuro vi posso raccontare com'è a casa mia, a Brescia (e così vale per tutta la provincia). Santa Lucia è una martire cristiana di Siracusa,...
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10/12/2014 23:03:05
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Poker

06 dicembre 2013 ore 23:56 segnala


In questi giorni mi è capitato di leggere un interessantissimo articolo sui neologismi creati soprattutto per il mondo informatico. Contrariamente a quanto accade per esempio in Francia, dove il mouse è una souris, noi ci pigliamo tendenzialmente i termini inglesi tali e quali ritrovandoci poi a declinarli in modo surreale: si è passati così, diceva l'articolo, dallo scannare un documento, allo scannerizzare, farne una scansione eccetera eccetera, creando man mano termini che in realtà non esistono e nulla hanno a che fare con la nostra lingua.

Guarda caso, proprio mentre leggevo l'articolo, la TV era accesa: poker.

I cronisti del poker parlano una loro lingua e non si capisce bene perchè: abbiamo sempre giocato dalla notte dei tempi a carte, anche in Italia, e non capisco come mai le parole "passo", "rilancio" e via dicendo non possano essere utilizzate anche per raccontare una partita di Texas hold'em.

Eh no loro devono checkare, foldare e di conseguenza coniugare: giuro che uno dei due cronisti ha detto proprio "Credo che tizio folderà".

Viene da chiedersi:
Possiamo considerare questi verbi come regolari?
Sono forse transitivi?
In base a cosa vengono tutti creati con la prima desinenza? Chi si è arrogato il diritto di escludere l'-ere e l'-ire? Forse che checkire e foldere suona peggio?

E ancora: vediamo il flop...credo di avere un draw...ma chissà quell'altro che kicker avrà...se mi fa un raise io faccio un call...

Argh! Mi viene l'orticaria!
Sarà forse che oltre a darmi sui nervi mi annoiano.
Sarà che preferisco tornare col pensiero a quando, specialmente nella notte di capodanno in montagna, mamma andava a prendere il barattolo delle 50 lire e si giocava a Sette e mezzo: carta, carta, carta, sto.
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« immagine » In questi giorni mi è capitato di leggere un interessantissimo articolo sui neologismi creati soprattutto per il mondo informatico. Contrariamente a quanto accade per esempio in Francia, dove il mouse è una souris, noi ci pigliamo tendenzialmente i termini inglesi tali e quali ritrov...
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