Il processo di nogaredo

13 gennaio 2011 ore 11:09 segnala
Corre l'anno 1646. Nella piazza di Nogaredo Mercuria accusa Domenica di furto chiamandola strega; per questo motivo le due donne vengono imprigionate nelle carceri del castello, a loro vengono tagliati i capelli come segno delle accuse mosse nei loro confronti. Mercuria, che viene a sua volta accusata di stregoneria, afferma che sono state Domenica e sua figlia a insegnarle come diventare una strega, trattenendo l'ostia consacrata sotto la lingua dopo la comunione e imprimendole il marchio del demonio sulla spalla. In seguito a queste accuse, le donne imprigionate nel castello vengono sottoposte a tortura durante gli interrogatori.Le torture praticate in quel periodo comprendevano il "tratto di corda" (che consisteva nell'appendere la persona per le mani fino a spezzarle i tendini o le ossa), e i "sibilli" (spezzare le ossa delle mani con cunei di legno fra le dita).
 Sotto tortura Mercuria ammette di essere una strega, di andare al sabba con altre donne dei dintorni, di aver praticato guarigioni con unguenti satanici e polvere di ossa di morto. Ella asserisce inoltre di aver avuto rapporti con uno stregone di nome Delaito.A seguito di questi interrogatori Mercuria viene rilasciata. Rimangono invece imprigionate Domenica Chemella e la figlia Lucia. Esse sono donne di ceto sociale molto basso e Domenica è solita recarsi alla corte dei Lodron a vendere gamberi pescati nell'Adige. Sotto tortura Lucia racconta come lei e le altre stregarono tal Cristoforo Sparamani: trasformate in gatti si inoltrarono nottetempo nella camera da letto del malcapitato e lo cosparsero con un unguento dato loro dal diavolo in persona, poi, riprese le sembianze umane, si diedero ai festeggiamenti con pietanze sottratte alla sua cucina (pane formaggio e un boccale di vino). Il diavolo spesso si univa a loro in questi festeggiamenti sia sotto sembianze umane sia in forma di capra. A seguito di questi interrogatori vengono incarcerate altre donne delle giurisdizioni di Castel Noarna e Castellano (Zenevra, Caterina, Benvenuta). Domenica, Lucia e le altre stremate dalla tortura ammettono tutto ciò che i giudici mettono loro in bocca: escono così altri dettagli sui sabba, ricette di pozioni magiche, ecc. Il processo si protrae per un anno coinvolgendo decine di persone di tutti i paesi della Vallagarina.

Nella fase finale del processo entra in scena l'avvocato difensore Marco Antonio Bertelli di Nomi, che mette in evidenza come gli interrogatori siano stati eseguiti scorrettamente; fa sottoporre a perizia medica le donne dove risulta che non portano segni di diabolici sul corpo e dichiara che le colpe delle donne sono sempre inferiori perché esse sono "fragili, imbecilli nell'intelletto, ignoranti, credulone e facilmente soggiogabili. Ma nonostante le tesi sostenute dalla difesa, i Lodron vogliono dare un esempio di fermezza; le donne vengono dichiarate colpevoli e 5 di loro sono condannate alla decapitazione e successivo rogo, sentenza che venne eseguita dal boia Ludovico Oberdorfer di Merano alla quale dovettero assistere tutti gli abitanti delle giurisdizioni. In questo processo venne incriminato anche un uomo: Santo Graziadei, che morirà in prigione nel 1651.

Da questo processo una stupenda canzone di Ivano Fossati che v'invito ad ascoltare.
11880056
Corre l'anno 1646. Nella piazza di Nogaredo Mercuria accusa Domenica di furto chiamandola strega; per questo motivo le due donne vengono imprigionate nelle carceri del castello, a loro vengono tagliati i capelli come segno delle accuse mosse nei loro confronti. Mercuria, che viene a sua volta...
Post
13/01/2011 11:09:59
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
  • commenti
    comment
    Comment

articolo di un'amica giornalista sulla violenza

13 gennaio 2011 ore 11:03 segnala
 

L'attesa....poi la notte.

 

C'è puzza di vecchio, di stantìo mista a tanfo di urina; nella notte ancora regalata ad un'estate che si appresta a levare le tende ci sono i grilli intervallati da versi di galline ed il ragliare di un asino. Poi ci sono loro, feroci, le facce in cui l'odio si mescola all'eccitazione, l'istinto bestiale che fa a pezzi la dignità ed il decoro che secoli di civilizzazione hanno edificato attorno all'uomo.

Fanno a pezzi i miei vestiti in un gioco torbido, con essi vanno via i primi brandelli del mio io, come se strappassero via la pelle per entrare nella mia anima, nel mio intimo.

Ridono, divertiti, ed il mio terrore li eccita ancora di più, li rende superuomini proprio mentre dismettono il loro lato umano.

Piango, chiedo loro di aver pena per me, di pensare alle loro mamme, alle sorelle che condividono il mio essere donna con tutto ciò che esso comporta. E' tutto inutile: con una furia bestiale mi liberano di ogni indumento e restano per un pò a guardarmi. L'attesa, i momenti che precedono la distruzione di una persona, dei suoi sogni, dei suoi desideri. peggio della morte perchè dopo avrai una vita per ricordare, per provare dolore, per provare vergogna, magari per accusarti ingiustamente di colpe non tue, per pensare anche di farla finita......

L'attesa è interminabile, rotta dalle loro risa, dal mio respiro che si fa affannoso, da un senso di spossatezza che ti pervade, dalla consapevolezza di non poter fare nulla, di essere inerme, indifesa, di essere la vittima sacrificale all'altare dell'odio.

Poi viene la notte, le tenebre si calano su di te avvolgendoti in una morsa mortale.

Sento il dolore fisico provocato dalla furia bestiale di chi non vuole solo prendere il tuo corpo ma compiere un rito di distruzione. La chiamano violenza e di violenza si tratta, non è sesso, non è nulla; è come se il cielo fosse un enorme cristallo che va in frantumi e senti i pezzi cadere su di te, dentro te. Fuori, la luna sembra rassicurante, i grilli continuano a cantare, mentre niente e nulla sembra essere contaminato da quelle urla, da quel pianto.

Mi picchiano, poichè per loro il silenzio è complice, mentre il pianto li distoglie dal loro gioco al massacro. Uno ad uno si accaniscono ed il mio corpo diventa di pietra, insensibile, il mio sguardo diventa fisso. Al dolore fisico fa posto l'agonia interna di chi sta lasciando su quel pavimento sudicio la propria personalità. Cerco di aggrapparmi ad immagini care che vengano a soccorrermi, che riescano a lenire quel loro accanimento, che non mi facciano ascoltare le loro parole, le loro risate, i volti trasfigurati dalla loro stessa violenza.

Mi costringono ad ogni cosa ed io non reagisco più e questo li rende ancora più feroci, poichè cercano in una mia reazione che fosse solo il lamento per il dolore o per l'estremo schifo che sto provando la giustificazione del loro operato.

Spero solo che finisca presto, poichè il mio corpo oramai è svincolato dalla mia mente. Sono due entità astratte, il primo è in loro completa balìa, la seconda invece cerca di raccogliere tutte le forze per resistere, per portarmi lontano da lì, da quel casolare, da quel pavimento, da quelle orrende facce.

E ritorna l'attesa, della restituzione del mio corpo che oramai sembra non appartenermi più, violato in ogni sua parte, l'attesa della fine di ogni vessazione, umiliazione che una ad una mi vengono imposte.

Non so quanto tempo sia passato, ho perso ogni contatto con la realtà. Finalmente sembra che vadano via, consumano l'ennesima umiliazione, l'ultima, orinandomi addosso, quasi a voler sottolineare che come persona non esisto più. Ed hanno ragione.

L'attesa è finita. Comincia la notte.......

11880049
  L'attesa....poi la notte.   C'è puzza di vecchio, di stantìo mista a tanfo di urina; nella notte ancora regalata ad un'estate che si appresta a levare le tende ci sono i grilli intervallati da versi di galline ed il ragliare di un asino. Poi ci sono loro, feroci, le facce in cui l'odio...
Post
13/01/2011 11:03:59
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
  • commenti
    comment
    Comment