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Restare di sasso... non è avere un kuore di pietra

17 luglio 2012 ore 15:51

costruire è cercare tra migliaia il sasso che possa assomigliare ai tuoi sogni, al tuo ideale da modellare e cambiare in reale ....
a volte è difficile trovarlo, bianco tra bianchi
nero tra neri
a volte è difficile accettare di sceglierlo perchè si ha paura di confondersi tra gli altri
e persino timore di non aver molto da dire al riguardo, molto da dare avendo già dato
costruire è un'arte difficile
eppure non sempre è tutto bianco o nero, anzi... molto più spesso è tutto un confondibile ma vitale grigio solo di notte un madreperlato blu che ci affascina












tratte da http://www.mazzate.com/fumetti/


..e per quanto possiamo sentirci irriducibilmente destinati a non essere visti, capiti, ascoltati,
troppe parole dette inutilmente
non siamo così soli:c'è qualcuno vicino a noi, sempre.

che può rendere trasparente anche l'acqua nera e torbida
e volgere la paura scura e profondain un passo chiaro e pulito



Che morte... che occasione...e che sorpresa
La mia volontà ha scelto la vita
Comunque ho preso un bello spavento e non solo io...
Di notte penso al mio pianoforte nel profondo dell'oceano
e a volte penso anche a me, sospesa sopra di esso
Là sotto tutto è così fermo, silenzioso
che mi concilia il sonno
è una strana ninna nanna
ma è così
ed è mia
C'è un grande silenzio dove non c'è mai stato suono
C'è un grande silenzio dove suono non può esserci
nella fredda tomba del profondo mare.
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« immagine » costruire è cercare tra migliaia il sasso che possa assomigliare ai tuoi sogni, al tuo ideale da modellare e cambiare in reale .... a volte è difficile trovarlo, bianco tra bianchi nero tra neri a volte è difficile accettare di sceglierlo perchè si ha paura di confondersi tra gli altr...
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17/07/2012 15:51:54
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Commenti

  1. astilelibero 17 luglio 2012 ore 15:53
    belloo
  2. kuore.chiaro 17 luglio 2012 ore 16:02
    :fiore astilelibero: è bello perchè viene dalla sofferenza, come ogni romantico pensiero dedicato....
  3. bollicina.or 17 luglio 2012 ore 18:50
    Oh Dio! Quante volte mi accorgo che nella vita non è un uomo (sia pure autorevole) ma è Dio stesso, il mio Signore, che prende su di sé il mio fardello!
    Allevia le mie angosce, mi aiuta nella sofferenza ... mi sostiene nelle difficoltà .
    Non siamo mai soli nel cammino della vita! Dio ci è sempre accanto. Nei pericoli resta sempre la guida sicura.
    Come una mamma con il suo bimbo, ci tiene sempre per mano!

    Un mistico indiano del 1600, provato da tante sventure, così si rivolgeva al suo Dio:
    “Dovunque io vada tu sei il mio compagno che mi tieni per mano e mi guidi. Al mio fianco tu porti il mio fardello, Durante il Cammino, se divago errando, tu mi riporti sul giusto sentiero, spezzi le mie resistenze e mi spingi avanti. Ora la tua gioia mi penetra e mi avvolge ed io sono come un bimbo che gioca in una festa”. ciao kiss bolly
  4. idiosyncrasy 17 luglio 2012 ore 22:26
    molto bello e profondo questo messaggio di sequenza fra i sassi, l'acqua e la vita: la storia di ognuno da raccontare a qualcuno, anche se non lo vedi, non lo tocchi...eppure in quel grande silenzio che sembra assenza sai che c'è...
    :rosa
  5. kuore.chiaro 17 luglio 2012 ore 23:27
    :fiore @ bolly: essendo io atea,
    credo nell'umana vicinanza, di chi ci ama, ci rispetta, ci aspetta, ci ascolta, ci comprende, ci sopporta, ci invidia, ci conforta, ci biasima, ci diverte, ci annoia, ci illude, ci ama....
    Credo ci sia sempre qualcuno che può esserci vicino e che l'errore sia attendere che quella vicinanza sia univocamente proveniente da chi ci aspettiamo ce la dia o arbitrariamente conforme al nostro ideale di sollievo.
    Come fosse un'etichetta da attribuire ad ognuno e ad ogni azione,
    la vera solitudine
    è lì: nel dare per scontato la disponibilità o la limitatezza dell'altro,
    senza esser veramente pronti ad entrare in relazione,
    senza percepire sintonie, magari meno ambite delle aspettative, ma pur sempre frutto dei sentimenti che ispiriamo negli altri,
    altri ai quali dovremmo cedere in piètas, concedere fiducia,
    anziché chiuderci in una sorda arroganza di cui noi soli siamo gli artefici, l'arroganza (o l'umana paura) di ritenerci unici nel dolore.
  6. kuore.chiaro 17 luglio 2012 ore 23:35
    :fiore @ idiosyncrasy:
    costruire con piccoli gesti la propria storia e poterla raccontare è condividere la vita, le piccole gioie e le grandi sofferenze, le cose che pensiamo siano soltanto a noi proprie.
    Credo che la paura di costruire
    o di non saper costruire
    siano il nostro più grande e più umano limite, ecco perchè è importante sentire la vicinanza di qualcuno e la nostra capacità di non allontanarne la presenza, pena il perdersi nel profondo mare della solitudine ed il lasciarsi vincere dal silenzio, là dove il suono, al contrario provoca la vita.

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