L'impossibile coincidentia oppositorum

20 giugno 2020 ore 13:35 segnala
Ho passato anche quest’anno la serata ad ascoltare accesi dibattiti sulla attitudine divisiva della festa del 25 aprile, sulla sua incapacità di essere la festa di tutti. Neanche la pandemia è riuscita a preservarci da questo stucchevole ed ozioso dibattito. Ho ascoltato giornalisti esibirsi in equilibrismi grotteschi, cercando di trovare il modo, secondo loro, di essere politically correct, lungo l'insidioso crinale del "si, ma anche...". Soprattutto ho passato la serata a chiedermi chi dividesse questa festa ed ho trovato un'unica risposta: divide coloro che festeggiano la Liberazione da quelli che vedono ancora oggi nel fascismo un valore. Ed allora mi domando: ma questi giornalisti sanno il significato di questa ricorrenza? il 25 aprile è ontologicamente la vittoria di un'idea su di un'altra. Pretendere che rappresenti un momento di unione tra chi insorse e chi fu sconfitto è ossimoro storico. Mi dispiace, ma questa tendenza a fare sempre di tutto pari e patta non è esercizio che mi appassioni e non è nemmeno sintomo di obiettività, è semmai il suo contrario. La storia non si legge come un romanzo, la storia si legge come vita vera, non si giudica seduti a tavolino, bisogna entrarci e viverla. La storia non è un quadro, è vita e sangue, è fatta di sentimenti, di pulsioni, in cui anche l'odio non ha un che di negativo a prescindere. Quando leggi la storia devi vederlo un banco vuoto, ma devi anche sentire lo stato d'animo del bambino che si gira e non vede più il suo compagno di banco e la paura e lo sconcerto che attanagliano colui che quel banco è stato costretto a lasciarlo vuoto senza capire il perché. Devi entrare nella rabbia di quella famiglia, che viene ghettizzata e guarda suo figlio e non sa dargli una risposta a quel perché. Devi sentire l'odore della paura di centinaia di migliaia di famiglie ebree costrette a nascondersi come topi. Devi sentire la rabbia di chi non può più insegnare o lavorare perché da un giorno all'altro ha perso il titolo di essere umano per degradare verso quello di razza inferiore. Devi immaginare la tracotanza ottusa delle purghe, devi sentire l'odore ed il sapore dell'olio di ricino ed il suono dei manganelli. Devi pensare cosa proveresti se di punto in bianco non potessi più esprimere una tua opinione, se non potessi più leggerla. Devi stare dentro la testa di chi parla in Parlamento e già sa che morirà perché ha scelto di dire no, di non piegare la testa. Devi aver perso la tua famiglia per una guerra al fianco dell'esercito di un pazzo criminale. Devi farlo con il cuore e non con la mente il viaggio in quel vagone dopo il rastrellamento, devi sentire lo strappo di tuo figlio preso da mani estranee o il tuo sguardo separarsi da quello di tuo marito o di tua moglie, che non vedrai mai più. Devi sentire il freddo della montagna innevata che ha sentito un partigiano e stare alle Fosse Ardeatine dopo via Rasella. Devi stare a Marzabotto - a Monte Sole - o a Sant'Anna di Stazzema insieme alla tua famiglia ad implorare di non morire senza un perché, a piangere ed a disperarti vedendo i tuoi figli crivellati di colpi, mentre gli altri ridono o urlano. Quando avrai fatto questo e lo avrai moltiplicato per venti lunghi anni, beh se ancora troverai strano l'odio che ti spinge a fare strame delle spoglie del tuo nemico, beh allora ricomincia a leggere, perché qualcosa ti deve essere sfuggito...
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Ho passato anche quest’anno la serata ad ascoltare accesi dibattiti sulla attitudine divisiva della festa del 25 aprile, sulla sua incapacità di essere la festa di tutti. Neanche la pandemia è riuscita a preservarci da questo stucchevole ed ozioso dibattito. Ho ascoltato giornalisti esibirsi in...
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20/06/2020 13:35:08
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