La premonizione dell'ultima volta

17 gennaio 2017 ore 07:44 segnala
Ieri tre minuti per rispondere, dopo le 20 e oltre. Quello era il mio piccolo spazio, tutto mio e suo. Poi niente, dall oggi al domani una prima scusa per allontanarsi e quello spazio non c era più, era per la famiglia, mi disse.

É durato poco... è da tempo che si diletta qua e là nelle sue serate tutt altro che solitarie. Il mio spazio è lo spazio di qualcun altra in realtà, da quando la nostra relazione era diventata qualcosa di più. Non so più quante volte mi ha deluso e mi domando il perché. Lui getta la responsabilità su di me ed io su di lui. "La colpa è di entrambi" dicono quelli che neanche ci conoscono. Ho sicuramente sbagliato a dirgli "ti amo" e ho sbagliato ad amarlo così, sino a farlo emozionare e ad avere paura.
Adesso "dare la colpa" non serve più.

C è una visione ricorrente: io e lui che facciamo l amore, ancora una volta, probabilmente l ultima. La nostra rivincita l uno sull altra per dimostrare a noi stessi che non c è nulla, non abbiamo bisogno l uno dell altro e fare l amore non significa nulla, non ci lascerà nulla. É come dimostrare che siamo guariti. Invece no. Io ho voglia di lui e lo sbrano. Lui ha voglia di sentirsi amato e desiderato e ha un disperato bisogno di lasciarsi andare e lo fa senza pensare al dopo, il nostro dopo. Ecco quel sorriso e quella lacrima. Il nostro totale appagamento in piccoli gesti, in frazione di secondi che sembrano profondi come l eternità. L imbarazzo della doccia, il dubbio di amarci ancora un po' ma l amore sotto la doccia è potente. Ci stringiamo ancora, i nostri corpi si cercano, si accarezzano avidamente, io ho di nuovo voglia di lui. É il desiderio che riaffiora, è la voglia di sentirci dentro, la voglia di godere ancora, per l ultima volta, prima del prossimo addio.
Poi la doccia si fa gelata. Siamo entrambi già fuori di lì con la voglia impellente di scappare l uno dalla altra a cercar conforto nelle vite di qualcun altro. Io per le sue assenze e lui per i miei graffi d amore.

Ecco le mie visioni, dolorose e realistiche. Mi colgono in qualsiasi momento e come in trance, godo, gemo. Nel traffico, mentre passeggio tra le persone ... Vivo in uno stato di eccitazione imbarazzante.
A volte sembrano così reali che ho paura che si avverino, così, per sensazione. Flash come sbottonargli la camicia... scegliere l intimo e immaginare la faccia che fa, il pantalone che scende sino a terra... il suo corpo nudo, perfetto... ecco sono in trance.
Prego che le visioni si concentrino su qualcun altro che mi desidera veramente e con le sue parole, io sono il suo desiderio:
" io per te ci sono se ancora vorrai......... sei importante e come tutte le cose importanti che non si hanno piu', manchi............ Affogherò la tua rabbia con i miei baci"...

Lui è un buon inizio, se solo trovassi il coraggio.
Se, almeno il mio inconscio fosse realista e ragionevole

Giugno 2016 la premonizione si è realizzata

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Ieri tre minuti per rispondere, dopo le 20 e oltre. Quello era il mio piccolo spazio, tutto mio e suo. Poi niente, dall oggi al domani una prima scusa per allontanarsi e quello spazio non c era più, era per la famiglia, mi disse. É durato poco... è da tempo che si diletta qua e là nelle sue serate...
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sientimiento nuevo

04 dicembre 2016 ore 22:42 segnala
Questa mattina il mio primo sorriso è stato per il suo "buongiorno amore" e per una canzone che mi ha inviato: sientimiento nuevo.
L'ho ascoltata, ho letto il testo e il suo significato.
Eccolo:
Il sentimiento non è poi così nuevo se ci fa sempre perdere la testa come fosse la prima volta.

Sai cosa vuol dire Battiato con il verso “il senso del possesso che fu pre-alessandrino“?

Il verso alessandrino si chiama così perché è la forma metrica usata per scrivere il Romans d’Alexandre, un poema mitologico francese sulla vita e le gesta di Alessandro Magno. Quel verso ebbe molto successo nella poesia italiana del duecento, avanguardia del Dolce Stil Novo, movimento poetico in cui la persona amata è vista come una divinità, come qualcosa di sacro e inafferrabile. L’amante stilnovista non desidera possedere la sua amata, non osa nemmeno pensarlo: tutto ciò che vuole fare è contemplarla e struggersi. Insomma con lo Stil Novo, e quindi con il verso alessandrino, il senso del possesso cessa di esistere.

Quindi, quale è il senso del possesso pre-alessandrino, quello della cultura greca libera e sensuale, prima dell’avvento della cultura sociale ed estetizzante? Il senso è l’esaltazione dell’eros, del coinvolgimento folle (le sirene di Ulisse) nel momento in cui i due corpi si fondono e diventano uno (ed è bellissimo perdersi in questo incantesimo). Perché l’amore e la poesia – quelli veri, che vivono – passano attraverso due menti e due corpi uniti dal piacere, dal sudore e dalla meraviglia del sesso … . Insomma, è un sentimento istintivo – quasi brutale – nei confronti dell’oggetto del proprio desiderio, quello di Battiato invita a riappropriarsi.

Grazie tesoro

le paure degli uomini secondo Selvaggia Lucarelli

23 novembre 2016 ore 19:48 segnala
Il dramma delle relazioni moderne e' la paura di disturbare. Non ti chiamo perché non voglio disturbare. Non ti aspetto sotto l'ufficio per paura di disturbare. Non ti ho scritto dopo cena perché non volevo disturbare. Poi c'è la variante "paura di essere invadente". Non ti ho chiesto cosa facevi nel weekend perché non volevo essere invadente. Non ti ho chiesto se volevi che ti accompagnassi a quell'evento perché non volevo essere invadente. Non ti ho chiamato ieri perché sapevo che avevi da fare e non volevo essere invadente. Poi c'è la variante della variante: la paura che l'altro abbia paura. Non ti dico quello che provo perché non voglio spaventarti. Non ti chiedo di stare troppo insieme perché ti spaventi. Non ti cerco troppo perché ti spaventi. La verità e' che tutte queste paure di invadere, disturbare, spaventare, non nascondono alcuna premura per l'altro ma solo una, noiosa e patetica per se stessi. La solita, vecchia, pallosa paura di rischiare. Mettetevi in testa una cosa amici uomini: se ci interessate non disturbate mai, neanche se chiamate che stiamo seppellendo il nonno. Se non ci interessate siete invadenti pure con un sms a Natale. Specie se con la foto di un gattino. E mettetevi in testa che con questa vostra moderna incapacità di far sentire una donna al centro dei vostri pensieri e delle vostre giornate per un misto di ignavia, mediocrità e sciatteria, ci state lentamente. amabilmente, soavemente (autocensura). E scusate amici uomini se vi ho disturbato, se ho invaso la vostra bacheca e se spero ancora nell'esistenza di un uomo che conosca la differenza tra rompere i (censura) e rompere gli indugi. Amen.
S. Lucarelli


Ho censurato le parolacce che condivido ma rovina il contesto. Ho letto questo messaggio sulla bacheca di una amica e mi ha fatto ridere, giuro. Ha sicuramente centrato un atteggiamento di molti uomini e ha esposto in modo molto colorito quella che è in realtà solo strafottenza. Forse, in fondo ma moooolto in fondo, sono una indicibile romantica e non riesco a concepire l uomo che ha paura. Selvaggia è sicuramente più buona e più clemente di me.
Per quanto gli uomini possano cambiare, soprattutto peggiorare, resta certa la capacità genetica di raccontare balle. Quindi se li amiamo, facciamo finta di crederci senza troppe storie almeno finché dura.
Fatto salvo... le nostre paure
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Il dramma delle relazioni moderne e' la paura di disturbare. Non ti chiamo perché non voglio disturbare. Non ti aspetto sotto l'ufficio per paura di disturbare. Non ti ho scritto dopo cena perché non volevo disturbare. Poi c'è la variante "paura di essere invadente". Non ti ho chiesto cosa facevi...
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23/11/2016 19:48:39
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appuntamento al buio

13 novembre 2016 ore 08:43 segnala
In un periodo particolarmente difficile, mi sono ritrovata sola per scelta e anche no, a dover combattere ogni giorno e piangere ogni sera.
Arriva lui, Dario, dieci anni più grande di me e insiste in uno scambio epistolare che seguo con totale disinteresse.
Le conversazioni si fanno notturne, ci facciamo compagnia sino alle 3 e anche oltre in cui Dario mi distrae dai miei problemi e dai mille pensieri che non mi lasciano dormire. Arriva il classico e banale invito per un caffè anzi lui corre, mi invita a casa sua, vuole passare molto tempo con me, un pranzo, una cena.
"Dimmi di sì ed io corro da te". Ho sottovalutato un po' tutto, ho accettato un caffè al volo, neanche mezz'ora, in un centro commerciale. Unica aspettativa: distrarmi. Ho messo in conto anche il rischio di incontrare un folle ma nella mia totale confusione ero certa che nessuno avrebbe potuto farmi più male di quanto me ne aveva fatto Alberto.
Appuntamento: porta Sud del centro commerciale. Raggiungo il luogo con passo deciso, nessuna emozione, apatia. Indossai un abito con scollo a V ma aderente evidenziando bene le mie curve. Lo trovo particolarmente femminile. Non è audace né volgare, copre sino alle ginocchia e ... con i sandali col tacco mi sentivo bella e a mio agio.
Mi guardo intorno e solo allora realizzo che non lo conosco, neanche in foto. Lo chiamo e lo vedo incamminarsi verso me con un bellissimo sorriso, il sorriso di chi è davvero felice di incontrarmi.
Se avevo l impressione che fosse uno svitato, a prima vista ne ebbi la conferma.
Ha gli occhi verdi, grandi. È un gran chiacchierone proprio come piace a me e lui parla a ruota libera, ogni tanto mi prende la mano che ritiro tutte le volte. Gli spiego i miei guai e lui comprende al volo e parla parla parla.
In seguito, ho scoperto che nulla era un caso.
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In un periodo particolarmente difficile, mi sono ritrovata sola per scelta e anche no, a dover combattere ogni giorno e piangere ogni sera. Arriva lui, Dario, dieci anni più grande di me e insiste in uno scambio epistolare che seguo con totale disinteresse. Le conversazioni si fanno notturne, ci...
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"ti amo", amerei sentirmelo dire

12 novembre 2016 ore 18:46 segnala
Dario mi ha inviato un messaggio del tipo "non mi ami?", così dal nulla. Pensai al mio post sul "ti amo e gli altri demoni" in cui scrivo di me e di lui e trovai la cosa molto strana. Tuttavia, come quasi tutti i perché di Dario, mi fece riflettere. Sicuramente se lo amo, glielo voglio dire guardandolo negli occhi e non con un messaggio su whatsupp.
"Come fai a dire che non ti amo? Praticamente penso solo a te" risposi
"Non lo dico, ti confesso che amerei sentirmelo dire.."
Come fa ad essere così?

Oggi ci siamo incontrati come tutte le settimane ma ogni volta come se fosse la prima e l ultima. Siamo nella fase in cui ci lasciamo travolgere e sembra non bastarci mai. Siamo liberi di essere e, come dice lui, stiamo crescendo. È un crescendo di emozioni e desideri.
Dopo cinque ore passate a chiacchierare e fare l amore, abbiamo pranzato insieme: lui ha preparato per me. Mi distrae da tutto con mille attenzioni cui non sono più abituata. Poi il caffè prima di andare via. Inizio a sorseggiare, lui si avvicina, mi parla dolcemente di medici e medicine e mi bacia con una tale naturalezza che mi fa sorridere. Poi ancora un bacetto, un altro...: non ci vedo più, perdo il controllo e lui non mi ferma anzi, mi asseconda con un sorriso bellissimo. Lo spingo sino in camera da letto tra mille baci, mi spoglio e in meno di un minuto sono già nuda. Pochi secondi e lui gode dentro me. Eravamo sfiniti, senza fiato, abbracciati stretti.
Tra baci e carezze, noto un filo di tristezza nei suoi occhi e penso al suo "amerei sentirmelo dire". Avevo paura. Mi ripetevo "se glielo dici, lo perdi". Raccolgo un po' di coraggio e sussurro "ti amo" . Chiudo gli occhi per paura ma lui si avvicina "ti amo anche io" e mi stringe forte. Mi bacia e mi bacia, mi accarezza e mi accarezza, parla, parla, parla, di noi. Ci addormentiamo  così.
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Dario mi ha inviato un messaggio del tipo "non mi ami?", così dal nulla. Pensai al mio post sul "ti amo e gli altri demoni" in cui scrivo di me e di lui e trovai la cosa molto strana. Tuttavia, come quasi tutti i perché di Dario, mi fece riflettere. Sicuramente se lo amo, glielo voglio dire...
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Cosa provavo quando mi dicevi "ti amo"

05 novembre 2016 ore 18:13 segnala
cosa provavi quando ti dicevo TI AMO? Allora te lo rammento io. Eri persa come lo ero io.
Sono sicuro che hai bisogno di quei TI AMO, mentre ti stringevo tra le braccia e ti guardavo negli occhi.Ti bastava una stretta forte e un ti amo per farti viaggiare senza pensare più a nulla, era una scarica che ti travolgeva, che ti scorreva dentro e ti faceva toccare il paradiso quando te lo dicevo mentre facevamo l'amore.
Non è presunzione la mia, ma semplicemente perchè ti conosco molto bene

"ti amo" ed altri demoni

28 ottobre 2016 ore 08:18 segnala
Al secondo appuntamento, tra i baci, mi sussurrò "ti amo" e per esser certo che io avessi capito, mi guardò negli occhi.
Si stupì dinanzi alla mia reazione: seria, triste, mi allontanai e cadde un silenzio imbarazzante. Lui addirittura preoccupato. Mi comportai come un uomo, che di fronte a un "ti amo", fugge. Invece avevo mille pensieri, tantissime riflessioni per lo più dolorose.
Dario mi disse ciò che ogni donna vorrebbe sentirsi dire, e si aspettava la reazione "standard" delle braccia al collo, sorrisetto, promesse, mille bacetti. Invece no. Per un millesimo di secondo, pensai ad Alberto, a quanto mi aveva "danneggiata", a quanto me l aveva fatto pagare il mio "ti amo" e il mio modo di amare. Dovevo fare attenzione con Dario, non volevo che avesse neanche una lontana percezione di ciò che avevo vissuto io. Pensai ancora ad Alberto, se fosse stato lui a dirmi "ti amo": sicuramente non avrei reagito come in quel momento e non riuscivo ad immaginare la mia reazione: un vuoto.
Che importanza aveva se neanche nei sogni riescivi ad immaginare?
Guardai Dario con tenerezza, i suoi occhioni verdi cercavano una risposta ma io non sapevo la domanda.
Ancora un'ultima breve considerazione: come sono diversi gli uomini. Uomini con la fame di amare e uomini col desiderio di fuggire per paura. "Paura" la parola chiave. Ormai mi ero convinta che fosse naturale aver paura dell amore ed io ero li e ne ero stata sicuramente contagiata da Alberto.
"Tu non hai paura?" gli chiesi titubante, con un leggero tremolio nella voce.
Lui ancora più stranito mi domanda "paura  di cosa?". Come poteva non essere intuitivo per lui? "Di amare? Delle relazioni? Delle responsabilità? Di me? Di me e te..." sparo tutto d un fiato e quasi piango. "Perché dovrei aver paura dell amore???" non capiva davvero, mi sentivo sciocca.
"Perché dovrei aver paura di te? Cosa fai?"  domanda lecita, inconsciamente mi ero messa in cattiva luce da sola ma non volevo raccontargli il mio passato.
"Dicono che io emoziono e alcuni uomini han paura delle emozioni" mi gioco una mezza verità ma mi sento ridicola e coerente al mio stato d animo. Lui, leggermente disorientato mi guardò come se io fossi una aliena o peggio come se cercassi una scusa.
"Quali uomini hanno paura delle emozioni? Stai scherzando? Se viviamo nella continua ricerca delle emozioni. Senza emozioni non è vita".
Accidenti se aveva ragione. Capii al volo e conoscevo bene quello stato d animo del vivere senza emozioni. Il mondo attorno appare senza colori, la vita scorre per dovere con l unica meta, quella finale. Tutto il resto è una abitudine, un disco rotto.
Apprezzai la pazienza e la comprensione di Dario  e meritava sincerità "io non ti amo. Amo un altro..." che a quel punto facevo fatica a chiamare uomo, "però ti giuro che farò di tutto per amarti, perchè lo desidero più di ogni altra cosa al mondo" e perché ne sento un disperato bisogno.
Mi sorrise e ... il resto è il presente, il nostro presente, con tutte le nostre emozioni.
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Al secondo appuntamento, tra i baci, mi sussurrò "ti amo" e per esser certo che io avessi capito, mi guardò negli occhi. Si stupì dinanzi alla mia reazione: seria, triste, mi allontanai e cadde un silenzio imbarazzante. Lui addirittura preoccupato. Mi comportai come un uomo, che di fronte a un "ti...
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28/10/2016 08:18:20
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Un anno fa...

05 ottobre 2016 ore 16:40 segnala
Tutti i giorni attraverso il ponte che passa sul fiume di auto. Dieci corsie in cemento per i due sensi di marcia. Guardare le auto da lassù mi mette tristezza: è una volgare violenza al bello. Tra i palazzoni che scorrono intorno scorgo uno rosso e una insegna nera "Venezia" che riconosco, ho già visto. Io sono sul ponte che attraversa la strada che che portò me e Alberto al nostro primo appuntamento d amore.
Appena realizzai, vidi me con l espressione spaventata, pallida e insicura, taciturna e lui... mi teneva teneramente la mano, mi parlava dolcemente. Era teso anche lui ma lui dava coraggio a me.
Siam passati sotto quel ponte ed io avrò alzato gli occhi e l avrò guardato...
Adesso sono lì, sono sopra e le auto sfrecciano verso casa, lavoro e verso luoghi d amore e potrebbe esserci Alberto ... e questa volta stringe la mano di qualcun altra.
All inizio la sola idea mi faceva male e correvo, ad occhi chiusi, sentivo solo il rumore dei motori. Adesso quelle auto voglio vederle ad una ad una. Voglio scorgere la verità in un'altra promessa d amore e trovare pace.
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Tutti i giorni attraverso il ponte che passa sul fiume di auto. Dieci corsie in cemento per i due sensi di marcia. Guardare le auto da lassù mi mette tristezza: è una volgare violenza al bello. Tra i palazzoni che scorrono intorno scorgo uno rosso e una insegna nera "Venezia" che riconosco, ho già...
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Addio Maria

22 settembre 2016 ore 20:32 segnala
Maria forse la mia età, forse qualcosina in più. Rumena, una figlia diciannovenne, portinaia del palazzo di mia madre.
La conosco burbera e poco collaborativa ma si impegna nel suo lavoro, è seria e di buon cuore. Insomma stringiamo un po'. Le prometto che farò presente il suo nome quando rinnoveremo la nostra portineria, cioè la rubo a mia madre perché la cooperativa per cui lavora la paga pochissimo e senza garanzie. Nn mi fa pena ma tenerezza quando mette da parte il broncio e sorride. Nonostante tutto lei sorride.
Poi un giorno piange, trema, è spaventata. In una giornata estiva e torrida, lei in jeans, smanicato, maglia con le maniche lunghe. Mi avvicino e qualcosa non torna. Il volto tumefatto, nn ho mai visto un livido così esteso e di quel colore giallognolo. Provava a nascondersi, nn voleva parlare, piangeva, un pianto spento come di chi ha pianto per ore e nn aveva più né voce né lacrime.
Ero incredula, non era possibile. Aveva lividi in tutte le parti del corpo appena scoperte: il collo, i polsi, le caviglie.
Mi avvicino e l accarezzo piano. Il livido del viso ha reso la pelle ruvida.
'Con quanta forza, ti ha fatto questo... e quanto dolore avrai provato, quanto forte avrai sentito girare la testa, quanto avrai urlato, pianto, supplicato che la smettesse? ... Che ti hanno fatto piccola Maria?' ho pensato.
Tremavo nel ritirare la mia mano "che hai?" ho detto semplicemente.
"Nulla, nn sto tanto bene, ho la febbre. Sono caduta e mi fa male la pancia"
La pancia? "È successo qualcosa se hai la febbre. Ti porto in ospedale?"
"No! Sta venendo mio marito a prendermi. Torno a casa"
Ho insistito poco, ho capito tutto. Le ho dato il mio numero e le ho detto di chiamarmi x qualsiasi cosa.
Nn l ho più vista. Lei in ferie, io in vacanza.
Fine agosto, il condominio allestisce un tavolino in memoria di Maria, morta il giorno del suo compleanno in Romania.
Il marito arrestato per omicidio. L ha colpita con un oggetto contundente alla testa e lei è morta per emorragia, davanti alla figlia diciannovenne.
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Maria forse la mia età, forse qualcosina in più. Rumena, una figlia diciannovenne, portinaia del palazzo di mia madre. La conosco burbera e poco collaborativa ma si impegna nel suo lavoro, è seria e di buon cuore. Insomma stringiamo un po'. Le prometto che farò presente il suo nome quando...
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22/09/2016 20:32:11
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Senza Anima ... giugno 2016

02 agosto 2016 ore 08:55 segnala
Nei periodi di vuoti e nostalgie il mondo mi appare dai colori spenti, il sole non splende, non riscalda, i suoni confusi, chiassosi, le parole volano inutili, insignificanti, perdono valore.
Poi ci sono i periodi in cui sento solo dolore e vivo un distacco dal mondo.
La gente mi appare senz'anima, preferisco evitare rapporti e relazioni.
Chi c'è e chi non c'è, non importa.... ci farò i conti dopo.
Farò l'amore con chi ci sarà in fondo al mio tunnel e difenderò la mia assenza da chi non c'è stato ma vorrebbe esserci di nuovo.

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Nei periodi di vuoti e nostalgie il mondo mi appare dai colori spenti, il sole non splende, non riscalda, i suoni confusi, chiassosi, le parole volano inutili, insignificanti, perdono valore. Poi ci sono i periodi in cui sento solo dolore e vivo un distacco dal mondo. La gente mi appare senz'anima,...
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02/08/2016 08:55:29
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