vacanze

20 luglio 2012 ore 20:19 segnala

Stasera scatta l'operazione "valigia". E' un'operazione estremamente impegnativa, direi quasi delicata perche' come ogni donna davanti ad un trolley aperto mi lascio assalire da dubbi, indecisione e quel pizzico di vanita' femminile che impone di essere perfette anche a zonzo in una citta' d'arte sotto al solleone. Il problema maggiore resta comunque quello delle scarpe: non sono mai abbastanza e devono essere idonee a soddisfare ogni situazione atmosferica e ogni abbinamento di colore. Per non sbagliare a volte inizio proprio dalle calzature per proseguire gradualmente con tutto il resto fino ad accorgermi che una valigia non basta. Stavolta chi viaggia con me ha imposto peso e volume dei bagagli e, dopo qualche piccolo grugnito soffocato fra me e me, ho promesso di contenermi. Non sara' facile ma ci provero'. Intanto e' gia' un traguardo insperato essere giunta alle vacanze incolume dopo le ultime settimane faticose e, diciamolo pure, dense di "sfiga". Malesseri, pressione bassa, appuntamenti importanti in ufficio, budget da raggiungere, nervosismo e non ultimo, un piccolo incidente automobilistico. Proprio a causa di una sorta di mancamento dovuto ad un calo di pressione ed al caldo, sono andata a sbattere nell'unico palo nel parcheggio semideserto del supermercato. Fortunatamente non mi sono fatta nulla ma ho ammaccato vistosamente l'auto. Mi sono spaventata e per tutta la sera ho continuato a tremare per lo spavento. Ora il profumo di una settimana di vacanza sta cancellando ogni negativita' e gia' assaporo il primo scampolo di ferie. Prima pero' devo affrontare una missione impossibile: far entrare una miriade di abiti, scarpe ed accessori in valigia.......

ebrezza..

01 luglio 2012 ore 09:22 segnala

Raramente mi sono ubriacata perche' a parte rarissime eccezioni non bevo vino o alcolici, pero' ricordo quell'iniziale senso di allegria smisurata seguito da una irrefrenabile voglia di dormire. Diverso e' invece quel senso di ebrezza dovuto ad emozioni, ai piaceri, ai profumi, ai sentimenti. Il primo fra tutti sicuramente l'amore... quell'amore che travolge e stordisce da cui e' difficilissimo risvegliarsi. Si ha come la sensazione di camminare fra le nuvole, quasi in uno stato di grazia, ci si nutre unicamente di quello...................... L'amore manca da tempo nella mia vita, bevo raramente ma quella sorta di ebbrezza l'ho provata negli ultimi giorni. Una sensazione negativa pero': ansia, giramenti di testa, malessere generale, probabilmente anche una febbriciattola da imputare sicuramente al mio stato. Il nervosismo e lo stress giocano brutti scherzi e ci portano a cercare conforto in qualcosa che il pi della volte ci fa poi pentire. Ho fumato a dismisura: in una sera un intero pacchetto di sigarette ( di solito con una confezione ci faccio 3 giorni), ho mangiato pasticciando in modo sregolato... ma soprattutto ho cercato riparo in porti sconosciuti. Cercavo una sorta di abbraccio, cercavo il calore di parole dolci e rassicuranti, cercavo, come scrisse qualcuno tempo fa, "brodo caldo per l'anima". Ho liberato la parte piu' intima di me stordita dall'ansia e dall'agitazione per poi provare un senso di malessere ancora maggiore. Confusa e forse anche ferita da me stessa, dalla mia immensa voglia di tenerezza e di essere coccolata, pentita di essermi mostrata diversa da come effettivamente sono. Oggi ho ancora un cerchio alla testa e uno strano torpore ai muscoli, ma decisamente parte della tensione si e' sciolta: mi e' rimasto pero' l'amaro in bocca. E' difficile spiegare quali siano i pensieri che in questo momento galoppano nella mia mente come cavalli imbizzarriti e non voglio perdermi in discorsi lunghi e contorti. Io sono sempre stata schietta e trasparente, esuberante e generosa, forse troppo disponibile a raccontarmi e a svelarmi.... forse e' arrivato il momento di porre un piccolo limite a tutto questo per non svegliarmi ancora con l'amaro in bocca dopo qualsiasi tipo di "sbornia".
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immagine Raramente mi sono ubriacata perche' a parte rarissime eccezioni non bevo vino o alcolici, pero' ricordo quell'iniziale senso di allegria smisurata seguito da una irrefrenabile voglia di dormire. Diverso e' invece quel senso di ebrezza dovuto ad emozioni, ai piaceri, ai profumi, ai sen...
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01/07/2012 09:22:14
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dolce rincasare

26 giugno 2012 ore 21:16 segnala

Quando fa cosi' caldo la pigrizia prende il sopravvento: al termine di una giornata in ufficio mi trascino per la casa come un orso appena uscito dal letargo senza una meta' precisa . Solo qualche ora prima sono una dinamica ed indefessa lavoratrice che volteggia negli austeri corridoi della banca, professionale e con uno splendido sorriso rassicurante ma basta uscire nell'assolata piazza dove si affaccia la banca in cui lavoro, per perdere ogni energia. Salgo in macchina, o meglio dovrei dire sauna, ed immancabilmente sento il sedere incollarsi al sedile come se lentamente iniziasse a fondersi. In fondo non sarebbe una cattiva idea: le curve morbide tipiche della mezza eta' avrebbero bisogno di sciogliersi e rimodellarsi..... Ma il mio pensiero e' a questo punto focalizzato sulla mia doccia. A volte mi capita di improvvisare una sorta di spogliarello gia' sull'ascensore... slaccio i bottoni della camicetta, la sfilo dalla gonna, tolgo anelli ed orecchini, per ritrovarmi a smadonnare davanti alla porta di casa mentre impacciata frugo nella borsa per ritrovare le chiavi nella borsa, cercando di celare le mie nudita' davanti al mio vicino di pianerottolo plurisettantenne. Mi e' anche sorto il sospetto che esca tutti le sere all'ora del mio rientro solo per gustarsi la ridicola scena. Ma dietro a quell'uscio c'e' il benessere, al diavolo il vicino guardone.... apro la porta e come Pollicino lascio cadere gli indumenti lungo il tragitto verso al bagno. Ecco la doccia, il bagno schiuma... ecco finalmente un coccoloso momento di relax.....
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ricordi

17 giugno 2012 ore 08:18 segnala
E' scoppiato il caldo: lo aspettavamo da tempo, qualcuno lo desiderava, altri come me, sperava tardasse ancora un po' o perlomeno arrivasse gradatamente, giusto per darci il tempo di prepararci. L'afa e l'umidita' gia' si fanno sentire in una citta' situata nel bel mezzo di una pianura, nata fra due fiumi e pertanto invasa anche dalle zanzare. Dopo questa premessa e' evidente che il caldo ( o perlomeno questo tipo di caldo) non e' di mio gradimento. Per questo ho trascorso il primo giorno di vera estate nella penombra della mia casa, cercando di beneficiare della timida corrente che circolava per aver lasciato aperte le finestre, dubbiosa se accendere il condizionatore od aspettare ancora qualche giorno. Forse avrei dovuto optare per la piscina ma avevo bisogno di silenzio e di relax. Sicuramente staro' invecchiando o forse avevo veramente il bisogno di restare un giorno fuori dalla confusione. E come spesso accade quando resto sola, nel silenzio e nella semi oscurita', riafforano i ricordi. Oggi ripensavo alle estati della mia infanzia, quando appena terminato l'anno scolastico mi recavo in campagna dai nonni: un'enorme casa circondata da giardino e frutteto che in tempi piu' fortunati era una splendida villa. Dopo la guerra il mio bisnonno aveva perso una serie di appalti statali per la ricostruzione di ponti ed edifici e la mancanza di entrate aveva peggiorato la situazione economica della mia famiglia. Si videro costretti a sistemare alcune zone della proprieta' creando piccoli alloggi da affittare agli immigrati che dal meridione e dal veneto venivano al nord in cerca di lavoro. La villa bella ed imponente al centro ed intorno, dove prima c'erano i locali destinati al ricovero degli attrezzi, tanti piccoli spazi che presto si animarono di famiglie numerose e tanti piccoli marmocchi. Per me quello era il paradiso: il divertimento era assicurato. Prediligevo i giochi "da maschio": fucili, cerbottana, arrampicate sugli alberi... giochi che mamma mi aveva sempre vietato. Le mie giornate estive iniziavano prestissimo, ancora con la tazza del caffelatte in mano correndo a svegliare i miei piccoli amici. Si giocava sino all'ora del pranzo preannunciato dagli invitanti profumi che uscivano dalle cucine: sapori diversi accompagnati dalla chiassosa musica di pentole e coperchi. Poi arrivava quel momento tanto odiato da noi bambini che invece ora mi manca terribilmente: la pennichella. Era d'obbligo a casa della nonna; forse per permettere a lei e al nonno di riposarsi un paio d'ore o forse perche' giustamente quelle erano le ore piu' calde. Mi rifugiavo con mia cugina sotto le ruvide lenzuole di lino che profumavano di lavanda, fingendo di dormire. In realta' continuavamo a chiaccherare, a ridere e a scherzare. Per zittirci la nonna obbligava il nonno (ma questo l'ho scoperto parecchio tempo dopo) ad uscire per muovere i listelli delle persiane calandosi nei panni del perfido "omin Gigiola", personaggio inventato dalla loro fantasia e temutissimo da noi bambini. Solo quando sentivamo i colpi alla finestra, mia cugina ed io, ci immobilizzavamo, serrando gli occhi talmente forte da addormentarci all'istante. A volte non mi riusciva ed allora restavo in silenzio ad osservare in quell'avvolgente penombra i disegni sul soffitto prodotti dalla luce che filtrava dalle persiane. Fantasticavo ed inventavo storie ed avventure in attesa di udire i primi rumori provenire dalla camera dei nonni e potermi finalmente alzare. Oggi nella penombra della mia casetta probabilmente cercavo quelle emozioni, quel silenzio ... o forse aspettavo che la mia fantasia mi regalasse ancora qualcuna di quelle storie....
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E' scoppiato il caldo: lo aspettavamo da tempo, qualcuno lo desiderava, altri come me, sperava tardasse ancora un po' o perlomeno arrivasse gradatamente, giusto per darci il tempo di prepararci. L'afa e l'umidita' gia' si fanno sentire in una citta' situata nel bel mezzo di una pianura, nata fra...
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lavoro....lavoro....lavoro

07 giugno 2012 ore 20:32 segnala
I piu' sono convinti che l'impiegato bancario svolga un lavoro tranquillo, sedentario, metodico. Questa pero' e' una sorta di leggenda metropolitana, forse un immagine dipinta da anni di telefilm dove il massimo sforzo di un bancario sia quello di raggiungere la macchinetta del caffe' in fondo al corridoio. Voglio sfatare queste "credenze popolari" dopo una giornata stressante e lunghissima alle prese con budget, statistiche, clienti esigenti e procedure poco collaborative..... A volte rimpiango gli anni passati quando ci si lamentava per la scarsa tecnologia o per la troppa manualita' prevista nel mio lavoro. Ora il progresso e la tecnologia hanno migliorato molte cose ma la burocrazia, i controlli, le scrupolose osseranze alle normative degli ultimi anni, ci hanno trasportato in un vero fronte di guerra dove al mattino, al posto di indossare uno scontato e prevedibile tailleur grigio dobbiamo ricorrere ad elmetto e giubbino antiproiettile. Poi, per chi come me si occupa di investimenti, i tempi sono veramente critici. Anni di turbolenza in borsa, quotazioni che salgono e scendono come altalene, clienti insoddisfatti o scottati da scelte sbagliate hanno aumentato malcontento, sfiducia nei risparmiatori e stress nei poveri impiegati. Ho sempre cercato di essere scrupolosa e professionale e nulla ho da rimproverarmi ( anche la stima dei miei clienti ne e' prova) ma, se da una parte adoro il mio lavoro, dall'altra non nego che ci sono momenti in cui vorrei essere una florida cuoca di un'osteria di campagna alle prese con polli ruspanti e verdurine dell'orto. Ma come dicevo amo il mio lavoro e forse, anche se comparisse un generoso genio della lampada pronto a trasformarmi in una perfetta "Sora Lella" della pianura di Marengo, rifiuterei l'offerta. Pero', in una serata come questa, permettetemi di essere stanca e sfinita..... per rimanere in tema culinario, cotta come una pera
.
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I piu' sono convinti che l'impiegato bancario svolga un lavoro tranquillo, sedentario, metodico. Questa pero' e' una sorta di leggenda metropolitana, forse un immagine dipinta da anni di telefilm dove il massimo sforzo di un bancario sia quello di raggiungere la macchinetta del caffe' in fondo al...
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crepe...

29 maggio 2012 ore 21:21 segnala

La terra sta tremando... un modo di ribellarsi, come la rabbia di una persona vendicativa ed incattivita sprigionata senza preavviso. Una rabbia terribile che colpisce interi paesi, milioni di persone che come formichine scappano dai loro nidi impaurite ed indifese. Edifici che crollano, strade transennate ed impolverate,volti pallidi scolpiti dal terrore e bagnati dalle lacrime. Non avrei mai voluto scrivere questo post perche' sono una persona allegra e solare.... sono una persona che ama sorridere e che vuole cogliere tutto quanto di divertente c' nella vita. Ma quelle crepe sui muri sono talmente profonde che arrivano a lacerare il mio cuore e la mia mente. Quei volti, quelle lacrime, quella polvere ... mi fanno sentire piccola ed impotente di fronte ad una natura incattivita. Stamane due scosse si sono sentite anche nella mia citta' malgrado qualche centinaia di km di distanza: ordinatamente siamo scesi nel cortile della banca in cui lavoro e siamo rimasti a fissarci impauriti. Qualcuno si e' acceso una sigaretta, qualcuno cercava di mettersi in contatto con familiari ed amici col cellulare, altri, quasi indispettiti dall'inattesa interruzione, sollecitavano un rientro in ufficio. In quel momento mi sono sentita terribilmente indifesa: come prevedere se la terra avesse smesso di urlare sotto ai nostri piedi, come sapere se la sua rabbia si fosse finalmente placata, come sperare di essere completamente al sicuro tra le quattro mura di un ufficio o delle nostre case. Ancora ora, mentre sto scrivendo, ho la sensazione che il tavolo stia tremando. Ho paura, tanta paura. Ma c'e' chi sta peggio di me perche' oggi, come la settimana scorsa, non ha avuto il tempo di pensare: gente che ha perso tutto o gran parte della loro vita...... ed io stasera non ho voglia di sorridere.

alta marea...

27 maggio 2012 ore 10:59 segnala

E' incredibile come cose impercettibili agli altri facciano invece accendere in noi una scintilla che finisce per alimentare un vero e proprio incendio emotivo. A volte e' un oggetto, altre un luogo, altre ancora una musica o semplicemente un profumo. Basta quel poco per riportarci nel magico mondo dei ricordi, magari in quell'angolino dove avremmo non voluto ritornare. S perche' ci sono attimi della nostra vita che ci hanno fatto soffrire, momenti talmente belli che forzatamente abbiamo voluto cancellare, emozioni che abbiamo sotterrato con nuove esperienze. Ma a volte questi ricordi non sono scheletri sepolti sotto cumuli di terra e basta poco, veramente poco, per farli riafforare. A me e' successo ieri ascoltando per caso una vecchia canzone di Venditti. A lui piacevano molto le canzoni del cantautore romano che erano spesso il sottofondo dei nostri spostamenti in auto o delle domeniche piovose trascorse pigramente a casa. Il nostro era un rapporto carico di passione, di fantasia, di desiderio: un cocktail di ingredienti che stordivano ed appagavano pienamente ogni senso. La nostra storia e' finita quando entrambi ci siamo resi conto che un sentimento molto simile all'amore stava impoverendo la nostra voglia di liberta', la nostra volonta' di non ricascare in qualcosa di molto simile ad un matrimonio. Entrambi separati avevamo avuto esperienze negative dalle precedenti unioni e, ritrovatici casualmente dopo anni (eravamo compagni di scuola), abbiamo iniziato a frequentarci "imponendoci" di evitare troppi coinvolgimenti. Una storia di sesso ? Forse anche quello... ma c'era amicizia, complicita', allegria, divertimento, interessi in comune. Momenti magici e carichi di vitalita', desiderio, passione. Ecco perche' quando ho sentito le note di quella canzone mentre rincasavo in macchina, un'ondata di calore si e' impadronita del mio corpo e della mia mente. In quell'attimo ho ritrovato la sua voce, le sue calde mani, il suo respiro sul mio collo, i suoi baci.... proprio come se fossi vittima di un'alta marea. Proprio come il titolo della canzone.......
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27/05/2012 10:59:46
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sabato mattina....

26 maggio 2012 ore 09:00 segnala
Stanotte pioveva e dalla finestra socchiusa entrava, non invitato, un alito di vento carico del tipico profumo della pioggia.... Pigramente mi accoccolavo nel letto coprendomi con le coperte dubbiosa sul da farsi: alzarmi a chiudere la finestra perdendo quella sorta di magico tepore o restare ad aspettare le braccia di Morfeo pronte a riaccompagnarmi nel mondo dei sogni. Ha vinto la pigrizia che un po' mi contraddistingue: mi sono avvolta ancor di piu' nel lenzuolo, ho abbracciato il morbido cuscino mettendomi a pancia in giu' ed ho osservato la flebile luce che filtrava dalle fessure della tapparella sino a quando le palpebre lentamente si sono riunite. Ho dormito profondamente sino al suono della sveglia: s anche al sabato , ma solo per poco ancora. Mia figlia frequenta l'ultimo anno delle superiori e fra qualche settimana il sabato mattina diventera' finalmente l'inizio di un rilassante weekend. In fondo mi basterebbe soltanto un'oretta in piu' di sonno o forse solo la certezza di non dover udire il gracchiante trillo della sveglia. Ma gia' lo so: mi inventero' qualche impegno, qualche gita fuori porta, qualche raid all'outlet piu' vicino in compagnia delle amiche, ed allora dovro' nuovamente puntare la sveglia all'alba. Ora mi concedero' il primo caffe' della giornata, il piu' gradito perche' mentre l'aroma sprigionato dalla caffettiera sul fuoco riempe la casa, pregusto una giornata di relax, da vivere lentamente assaporandone ogni attimo.
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Stanotte pioveva e dalla finestra socchiusa entrava, non invitato, un alito di vento carico del tipico profumo della pioggia.... Pigramente mi accoccolavo nel letto coprendomi con le coperte dubbiosa sul da farsi: alzarmi a chiudere la finestra perdendo quella sorta di magico tepore o restare ad...
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26/05/2012 09:00:41
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incipit..

25 maggio 2012 ore 18:32 segnala
Tempo fa tenevo un blog e mi piaceva; era una sorta di diario personale in cui raccontavo le mie emozioni, le mie gioie, i miei desideri. Non ero mai riuscita a farlo prima perche' un diario era difficilmente "occultabile" avendo una mamma impicciona che sicuramente ci avrebbe ficcato il naso. Quando ho scoperto il mondo virtuale ho potuto avverare quel piccolo sogno di mettere a nudo quella parte di me che per timidezza o per pudore non avevo mai lasciato trasparire. In quelle pagine sono riuscita a parlare di me a 360 gradi, dei miei sogni, delle mie sofferenze e della mia femminilita'. Nascosta dietro ad un nome di fantasia, senza avere un interlocutore in carne ed ossa davanti, tutto mi era piu' facile. Pagina dopo pagina, post dopo post mi sono raccontata, impaziente di leggere i commenti, curiosa di conoscere i pensieri degli altri blogger...... Poi ho smesso quando ho attraversato un periodo troppo impegnativo nella vita reale: lavoro, famiglia, stanchezza. Ed ora eccomi qui.... la prima pagina di un nuovo blog nato dopo aver letto il post di un caro amico. Proprio mentre una gazza ladra dispettosa , come ogni sera, si divertiva a rovistare fra i vasi del mio terrazzo. E forse per la prima volta dopo tante sere non sono uscita a spaventarla, anzi ho voluto premiare il suo coraggio e la costanza dedicandole il titolo del neonato blog....
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Tempo fa tenevo un blog e mi piaceva; era una sorta di diario personale in cui raccontavo le mie emozioni, le mie gioie, i miei desideri. Non ero mai riuscita a farlo prima perche' un diario era difficilmente "occultabile" avendo una mamma impicciona che sicuramente ci avrebbe ficcato il naso....
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25/05/2012 18:32:46
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