Per condividere

10 luglio 2018 ore 09:22 segnala
... ormai è un dato di fatto. È tanto tempo che non riesco a scrivere due righe di fila. Ad un certo punto bisogna arrendersi all'evidenza e andare oltre.

Non saprò più scrivere ma, questa è una convinzione personale, mi riesce abbastanza bene "giocare" con le fotografie... allora perché non condividere quelle?

Magari riceverò suggerimenti e critiche che mi aiuteranno a fare sempre un po' meglio...

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... ormai è un dato di fatto. È tanto tempo che non riesco a scrivere due righe di fila. Ad un certo punto bisogna arrendersi all'evidenza e andare oltre. Non saprò più scrivere ma, questa è una convinzione personale, mi riesce abbastanza bene "giocare" con le fotografie... allora perché non...
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10/07/2018 09:22:43
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Fino alla prossima volta

09 ottobre 2017 ore 10:09 segnala
Da li a breve sarebbe stato il buio a regnare, ad avvolgere cose e persone e con esso il silenzio assoluto. Solo buio e silenzio arrivarono con lo spegnersi dell'ultima tenue luce.

Cessò ogni brusio, cessarono le note "sparse" alla ricerca dell'accordo più armonioso per ogni strumento. Per un momento il teatro parve "immobile" fino all'improvviso rumore meccanico del riflettore, il suo fascio di luce andò a formare un cerchio che lambiva il palcoscenico nell'esatto punto in cui, lentamente, si apriva il sipario.

Il fascio di luce, ormai "libero" sul palcoscenico, si era allungato illuminando al suo centro una figura accovacciata. Il direttore d'orchestra sollevò la bacchetta e le note che si potevano cominciare a sentire parevano uscire da quell'unico piccolo e semplice oggetto, ciò che si udiva ora era una melodia capace, con il suo crescere d'intensità, di "animare" la figura immobile al centro di quel palcoscenico.

Sollevò il capo e poi le spalle ed infine si alzò restando in piedi come a cercare la provenienza di quella musica. Si mise a seguirla, inseguirla.

Si muoveva con leggerezza su quelle tavole, pareva sospeso nei volteggi. Il ritmo incalzava così come le note ma non mostrava il minimo affanno nel "rincorrerle" continuando ad afferrarle una dopo l'altra instancabilmente tutte fino alla fine e, con la medesima grazia, tornare al centro del palcoscenico.

Piegò le gambe, le spalle ed infine il capo tornando nella stessa posizione in cui il fascio di luce lo aveva illuminato, quel fascio di luce che ora si stava spegnendo riportando ovunque il buio ed il silenzio.

Oltre il sipario sentiva gli applausi... Applausi sempre più ovattati, flebili, sempre più simili ad un trillo...

... ad una sveglia...


Si stirò mentre il caffè cominciava ad invadere con il suo aroma la cucina. Finì di prepararsi e prendendo la sua valigetta uscì portandosi dietro anche le note, tutte. Azzardò un improbabile passo di danza che lo avrebbe ridicolizzato se fatto in pubblico...

Ora era nella realtà e la strada non era il palcoscenico, niente pubblico niente applausi, quella era la vita.

Per i sogni era meglio attendere... fino alla prossima volta...
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Da li a breve sarebbe stato il buio a regnare, ad avvolgere cose e persone e con esso il silenzio assoluto. Solo buio e silenzio arrivarono con lo spegnersi dell'ultima tenue luce. Cessò ogni brusio, cessarono le note "sparse" alla ricerca dell'accordo più armonioso per ogni strumento. Per un...
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Ultimo giorno di vacanza.

22 agosto 2017 ore 21:49 segnala
Ultimo giorno a Barcellona.
Per la mattina non abbiamo niente di particolare in programma mentre nel pomeriggio sono riuscito a trovare due biglietti per la Sagrada Familia ed in serata andremo a vedere la “Font màgica de Montjuïc” con i suoi giochi di fontane illuminate.

In mattinata decidiamo di raggiungere le spiagge di Barcellona e girare per il quartiere di Barcelloneta.

Per la Sagrada Familia avevo solo due opzioni come orario, 14.30 o 19.30. Volendo andare a vedere le fontane illuminate e sapendo che la visita alla Basilica sarebbe durata abbastanza, dopo un'indecisione iniziale, ho optato per le 14.30.
A differenza dello scorso anno, l'intero era completamente sgombero da impalcature e abbiamo potuto vederla in tutto il suo splendore. Ricordavo i giochi di luce ma sono ugualmente rimasto incantato nel guardarli.

Ormai sono quasi le 16.30 e per guadagnare tempo in previsione della serata prendiamo un taxi per rientrare in hotel. Ormai "conosciamo" bene la Rambla ed il suo traffico, quindi ci facciamo lasciare in Piazza di Catalunya.
Manca poco alle 17 quindi abbiamo tutto il tempo per rinfrescarsi, cenare e raggiungere Placa Carles Buigas per le fontane di Montjuïc.

Scendiamo dal momento che siamo ormai nella piazza ed il taxi è completamente bloccato. Siamo praticamente arrivati ma si respire una strana aria, l'atmosfera non è la solita. Polizia e persone ferme agli angoli delle strade finché, improvvisamente, non si capisce più niente. Tutti corrono, le persone vengono letteralmente "trascinate" dentro i negozi che chiudono le porte e oscurano i vetri. Ripetutamente viene detto di allontanarsi dalle vetrine. Noi ci siamo ritrovati, senza sapere minimamente cosa fosse successo, nello Storie Apple con almeno duecento persone. Le notizie erano frammentarie ed incerte. Da quello che posso capire un camion o furgone si sarebbe "catapultato" sulla zona pedonale della Rambla. Chiunque aveva un telefonino cercava notizie, il primo sito dove cercare che mi è venuto in mente è stato quello dell'Ansa dove ho trovato la conferma di quanto, purtroppo giustamente, avevo capito.

C’è ansia e timore, c’è paura. Comincia l'attesa, la Rambla è isolata ed irraggiungibile. Cordoni di poliziotti bloccano ogni accesso a chiunque, anche a piedi.

La voglia è solo quella di tornare in abergo e chiudersi la porta alle spalle, ma pare impossibile raggiungerlo a breve. Giro di telefonate con la reception dell’hotel dove cercano di spiegarci il tragitto da seguire per raggiungerlo. Con tanta fatica, e grazie al navigatore del cellulare, dopo circa cinque ore arriviamo ad un ingresso laterale dove ci vengono a prendere. Finalmente riusciamo a rilassarci.

Dalla finestra a stento si riconosce lo spirito della Rambla. Irrealmente silenziosa, deserta se non per la polizia che incessantemente controlla ogni angolo della strada.
Le prime persone che arrivano per fare rientro agli alberghi, si vedono verso la mezzanotte e scortati da poliziotti.
Al mattino la situazione non era tanto differente. La Rambla non era quella delle mattine precedenti. Il traffico veicolare ancora chiuso mentre i pedoni si potevano contare e tutti si dirigevano verso il punto dove tutto era successo.
Era il giorno della partenza e anche uscire dal garage, dove avevo parcheggiato all'arrivo, era problematico, fortunatamente c’era anche un’altra uscita oltre quella della Rambla.

Stavamo lasciando Barcellona portandoci dietro ancora un po’ di tensione... per quella ci vorrà del tempo per “lasciarla”.

...

È stato un bel viaggio fino alle 16.30 dell’ultimo giorno poi… mezza giornata da incubo che fa quasi dimenticare quanto di bello visto in 15 giorni.

Non era questo il ricordo che volevo portare a casa da questa vacanza...
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Ultimo giorno a Barcellona. Per la mattina non abbiamo niente di particolare in programma mentre nel pomeriggio sono riuscito a trovare due biglietti per la Sagrada Familia ed in serata andremo a vedere la “Font màgica de Montjuïc” con i suoi giochi di fontane illuminate. In mattinata decidiamo di...
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Il tesoro

26 aprile 2017 ore 09:29 segnala
Una volta certo di essere solo, andò a prendere il piccolo baule che conteneva il suo tesoro.
No, non conteneva alcun valore quel tesoro, chiunque lo avesse trovato, a parte lui, lo avrebbe portato senza pensarci un solo attimo alla discarica.

Spesso si domandava se fosse il caso o meno di disfarsene ma farlo avrebbe voluto dire gettare anche i ricordi.

Non serviva spiegare i fogli per ricordarne i contenuti, i momenti che lo avevano fatto fermare per prendere nota, per scrivere una riflessione o una lettera.
Ricordava le conversazioni e, se non proprio le parole, erano ben vividi i toni ed i significati, almeno di quel momento.
Nel suo tesoro vecchi biglietti di luoghi visitati, monete di paesi ormai inesistenti e perfino un sassolino.

Da una fotografia ormai ingiallita dal tempo un ragazzo sorrideva nel centro di una piazza. Era passato del tempo da quello scatto, l'aspetto era completamente cambiato ma non i tratti, lo si riconosceva.
Attraverso le fotografie vedeva se stesso crescere, vedeva "crescere" il corpo ma era con il suo "tesoro" che "sentiva" la crescita.

Spesso si domandava se fosse il caso o meno di disfarsene... non lo avrebbe fatto.

Quegli oggetti all'apparenza insignificanti erano parte della sua crescita e la rappresentavano, tenerli o gettarli non avrebbero modificato il suo essere ne il suo futuro, non sarebbero stati degli oggetti a cambiarlo... no, non avrebbe gettato il suo "tesoro"
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Una volta certo di essere solo, andò a prendere il piccolo baule che conteneva il suo tesoro. No, non conteneva alcun valore quel tesoro, chiunque lo avesse trovato, a parte lui, lo avrebbe portato senza pensarci un solo attimo alla discarica. Spesso si domandava se fosse il caso o meno di...
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Righe nere

15 marzo 2017 ore 15:55 segnala
Ancora una riga, ancora una volta aveva cancellato tutto.
Era tanto che non riusciva a scrivere anche se non gli mancavano le idee.

Scriveva e cancellava, ricominciava a scrivere e tornava, desolatamente, a cancellare...

Un pensiero sopra a tutto, un pensiero che ancora non riusciva a focalizzare con chiarezza, fissava il foglio nella speranza che si materializzasse una spiegazione, una smentita alla sensazione che non riusciva ad allontanare...

La sensazione di "essere servito", la sgradevole sensazione dell' "usa e getta"...

Continuava a fissare il foglio ma continuava a vedere solo righe nere...

Solo cancellature... ma forse non solo errori...
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Ancora una riga, ancora una volta aveva cancellato tutto. Era tanto che non riusciva a scrivere anche se non gli mancavano le idee. Scriveva e cancellava, ricominciava a scrivere e tornava, desolatamente, a cancellare... Un pensiero sopra a tutto, un pensiero che ancora non riusciva a...
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Una farfalla

10 gennaio 2017 ore 10:35 segnala
Un giorno, lungo il mio tragitto, una farfalla mi ha attraversato il mio cammino.
Era incantata da mille immagini.

Un bosco, una nuvola, un paesaggio.
E ancora il mare, un fiore, una casa colorata.

Si è avvicinata con fare gentile, elegante.

Da principio l’avevo confusa.
Credevo... Pensavo...

Poco per volta ho cominciato a conoscerla.
Poco per volta ha imparato a conoscermi.

Quando l’ho vista, mi è parsa subito bella. Con ali splendenti e luccicanti.
Il suo volo era delicato, ma…

Pur nella moltitudine dei colori, nell’armonia del volo,
pur coi tratti luminosi,
il suo sorriso era puro, ma gli occhi...

... nascondevano malinconia.
Uno sguardo malinconico che non aveva il coraggio di chiedere,
di dire...

Continuava a volare tra i suoi ricordi,
ricordi vicini ma distanti,
distanti dal suo volo,
dai suoi voli.

Era triste vederla volare nel vuoto,
era triste vederla volare distante dal suo pensiero.

Anche se ha cuore triste,
è un cuore sempre puro e generoso,
generoso anche verso chi, come me, è ancora sconosciuto.

È coraggiosa, sa distinguere il giusto, sa dire parole sagge.
La farfalla, tra un battito d’ali e l’altro,
ha ancora la forza di confortare.

La sua discreta curiosità, mi ha portato ad aprirmi...
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Un giorno, lungo il mio tragitto, una farfalla mi ha attraversato il mio cammino. Era incantata da mille immagini. Un bosco, una nuvola, un paesaggio. E ancora il mare, un fiore, una casa colorata. Si è avvicinata con fare gentile, elegante. Da principio l’avevo confusa. Credevo......
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Il mio angelo

26 dicembre 2016 ore 08:44 segnala
“Toh chi si vede! E fin’ora dove sei stato?”

Era tornato. Certo che il coraggio non gli manca di certo. Mi fissa senza dire nulla. Continua a fissarmi e questo mi irrita. “Sei tornato solo per vedere se ci sono ancora?”.
Le uniche parole che sa dirmi le usa per chiedermi se sono ancora arrabbiato.

“Arrabbiato io? Figurati, è stata una passeggiata. Ora che hai visto puoi anche tornartene dove eri finito quando ti stavo cercando”. Timidamente mi chiede di dargli la possibilità di spiegare. Non lo lascio neanche terminare, ho talmente tanto rancore che inveisco contro di lui “Ora vuoi chiarirti! Ora che non ho più bisogno di te! Non ho più bisogno di nessuno io! Io non volto le spalle nel momento del bisogno -faccio una pausa, mi fermo per rafforzare le ultime parole -Fammi pensare, come mi hanno sempre insegnato al catechismo?...ora ricordo, alle tue spalle ci sarà sempre il tuo angelo custode! Peccato che il mio, cioè tu, ti sia leggermente distratto in quel momento! Il mio, cioè tu, indubbiamente era indaffarato! E allora torna hai tuoi affari e non mi scocciare più!”.

Rivedermelo davanti, immobile, senza dire una parola, ancora mi mandava su tutte le furie. Era senza parole. Lo credo dopo quello che mi ha combinato. Io che mai prima gli avevo chiesto nulla, mai la benché minima cosa e ora era tornato senza sapere cosa dire.

“Hai finito?”

“Cosa? Hai il coraggio di chiedermi se ho finito? Sono appena all’inizio e... anzi, una cosa te la chiedo ora. Sparisci dalla mia vista!”

Continua a fissarmi e questo mi irrita. Neanche lui sa cosa dire, neanche prova a raccontare una balla. Ma continua a fissarmi. Sembra in attesa. Io mi volto e continuo nelle mie cose, ma so benissimo che lui non si muove da lì. So che aspetta che io mi rivolga ancora a lui, che è immobile alle mie spalle. Io non cedo, non voglio sentire. Non è solo la sua presenza ad irritarmi, mi manda in bestia la sua tranquillità, la sua calma, il suo aspettare, la sua pazienza. Mai sul suo volto è comparsa la rabbia, irritazione. Lo sguardo è sereno come sereno è lo sguardo verso un amico. Di un amico vero, che accetta i tuoi sfoghi, che sa che arriverà il suo momento per parlare e non mostra, e sicuramente non ha, fretta. Un amico che accetta anche i tuoi insulti. Un amico che ti conosce e che sa, passata la rabbia, sapere cosa dirti. La sua calma è indisponente ma, probabilmente, ha ragione lui.

Mi sento un po’ meglio dopo avergli detto che penso di lui. Sono in attesa che alzi bandiera bianca, la sua resa mi pare inevitabile. Per assaporare con maggiore intensità la sua sconfitta, mi volto, lo guardo, mi decido ad ascoltarlo. Tanto il suo discorso sarà breve, di questo sono certo.

I nostri occhi si incrociano, non serve parlare per capirsi. Mi pare, ora, il suo volto cambi espressione. Se con gli occhi mi ringrazia per accettare di ascoltarlo, appare anche uno strano sorriso. Ho uno strano presentimento, non mi piace la situazione che si sta creando, la sua calma mi disorienta.

“Hai ragione, tu non hai mai chiesto nulla e ti sei sentito abbandonato...” azzardo una replica, ma il suo sguardo è perentorio e mi mette a tacere ancor prima che io possa parlare, ora posso solo ascoltare. “... non mi hai mai chiesto perché non c’era necessità di chiedere. Il mio compito è cercare di aiutarti sempre e comunque. Non aspetto una richiesta per aiutarti. Quando poco più che bambino, ricordi il rumore che fece quella macchina frenando? E quando già adulto, ricordi le condizioni della tua macchina quando ti fecero andare contro quel muro? Anche se non hai chiesto, io ero là. Dici che mi sono distratto quando avevi bisogno, e mentre attraversavi non lo eri anche tu? E ora che siamo in argomento, tu non hai visto l’espressione dubbiosa del chirurgo, no questa tu non l’hai vista. Questa te la sei persa” Silenzio. Aveva parlato senza mai alzare il tono della voce, senza mai rancore. Aveva continuato a fissarmi negli occhi ed io, anche se mi ero imposto di non farlo, non sempre sono riuscito a reggere quello sguardo. Ero disorientato, le mie convinzioni cominciavano a crollare e, nella mia mente, il fragore era maggiore della caduta del “muro”.

“Certamente non è stato facile -riprese dopo avermi lasciato il tempo di assimilare quanto detto- nessuno nega le sofferenze che hai incontrato, ma tutto ciò fa parte del “gioco”. La vita stessa è dura, però, mi pare, che tu stesso ora ti ritieni più forte, affronti con meno apprensione ciò che incontri lungo il tuo cammino –altra lunga pausa, quasi a lasciarmi il tempo per riflettere- ma soprattutto, non sei tu quello che afferma che per giudicare bisogna conoscere i fatti? Tutti i fatti.” Ora capisco l’espressione iniziale del suo volto. Benché stessi cercando come contraddirlo, pensavo... pensavo... nulla, nella mente nulla a cui potessi aggrapparmi per ribattere. Sapevo che il tempo era poco. Sapevo che stava preparandosi per il gran finale. Era sicuro di sé, ma nei suoi occhi nessuna traccia di rivalsa. Ancora mi fissava, ma ora non mi irritava più. Sapevo che a breve avrei capitolato. “Ora conosci i fatti, sta a te decidere cosa fare, come comportarti, spetta a te decidere se devo restare o andare”.

Ho perso la mia battaglia contro di lui, ma la cosa non mi provoca sofferenza né dolore.

La sconfitta mi lascia interiormente... la pace.
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“Toh chi si vede! E fin’ora dove sei stato?” Era tornato. Certo che il coraggio non gli manca di certo. Mi fissa senza dire nulla. Continua a fissarmi e questo mi irrita. “Sei tornato solo per vedere se ci sono ancora?”. Le uniche parole che sa dirmi le usa per chiedermi se sono ancora...
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26/12/2016 08:44:34
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È arrivato

14 dicembre 2016 ore 21:15 segnala
È arrivato.

Ancora una volta è arrivato.

È arrivato il giorno in cui tutto in me si ferma. Sono in attesa. Tutti siamo in attesa.
A cosa pensano le altre persone?
Incrociamo gli sguardi, ma ci vediamo? Mi vedono o guardano il nulla come me?
Ognuno mostra i propri pensieri.
Da quanto tempo sono in attesa?

Non saprei, però ora tocca a me. È il mio turno.

Ormai “oggi” è già capitato molte altre volte.
La sedia è sempre la stessa, da anni.
La solita calma e pacatezza della dottoressa.
La stessa visita dell’”oggi” d’ogni anno.
Gli stessi timori, gli stessi dubbi, le stesse mille domande
che ogni anno mi assalgono quando arriva “oggi”.

Guardo la dottoressa per catturare gli sguardi, sto aspettando il momento temuto \ sperato. L’espressione è serena.

Il tempo riprende a scorrere.

Ancora una volta la vita, la mia vita, va avanti.
Mi prenderà il prossimo “oggi”? Può essere ma non questo “oggi”. “Oggi” non ho tempo, ho ancora parecchie cose da fare. Non ho nessuna fretta d’incontrarlo ancora una volta. “Oggi” tutto in me va avanti.

L’appuntamento è al prossimo “oggi”, quando tutto si fermerà. Quando ci ritroveremo di fronte ancora una volta.

Io e “lui”.

Io ed il “cancro”!
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È arrivato. Ancora una volta è arrivato. È arrivato il giorno in cui tutto in me si ferma. Sono in attesa. Tutti siamo in attesa. A cosa pensano le altre persone? Incrociamo gli sguardi, ma ci vediamo? Mi vedono o guardano il nulla come me? Ognuno mostra i propri pensieri. Da quanto tempo sono...
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