Il bambino nello specchio.

27 luglio 2010 ore 14:25 segnala
Questa è la più recente, e anche la più insensata.

C'era una volta una bambina che giocava nell'erba; verso le 6 di sera tornava sempre a casa da brava. Un giorno rientrata nella sua stanza passo davanti allo specchio e ci vide riflesso un pettirosso.
La bimba si sedette per terra e tese una mano verso l'uccellino che volò sulla sedia riflessa.
Iniziarono a parlare:
"ciao pettirosso, perchè sei nel mio specchio?"
"volevo vederti"
"e come mai?"
"ti ho vista giocare e saltare, camminare e quasi volare, parlare e cantare, e mi sono sorte delle domande.
Perchè sei innamorata bambina?"
Questa sgranò gli occhi e arrossì leggermente:
"come puoi dirlo signor pettirosso?"
"l'ho notato da come fai quando sei con lui, perchè stai dietro a uno stronzo bambina?"
"perchè l'amore non ha cervello"
Allora il pettirosso iniziò a parlare tirando fuori concetti profondi ed eleganti divulgando sui sentimenti umani e quelli animali.
Quando fu interrotto:
"parli tanto, ma le  conosci le emozioni?"
Il pettirosso volò in basso allo specchio, proprio di fronte a lei:
"le emozioni le conosci solo se lo vuoi. Quando sentirai che una cosa è così lo sarà e basta"
"le tue parole non hanno senso"
"non hanno senso se per te non ne hanno. Dimmi bambina chi sei per dire cos'ha senso e cosa no? io dico che la mia frase ha senso, chi sei tu per dirmi il contrario? cos'è l'esistenza per contrapporsi a ciò?"
"io dico che la tua frase non ha senso, chi sei tu per dirmi il contrario? sai la vita è un perchè, e una frase continua con un'altra, quindi se io rispondo dopo tu ribatterai e andremo avanti così"
"i bambini pensavo. Gli adolescenti fanno. Gli adulti eseguono, che strano l'essere umano non pensi?"
"si perchè penso."
Allora il pettirosso uscì  dallo specchio e prese la forma di un bambino:
"sono il bimbo stronzo che ami"
"ciao"
Gli si avvicinò e gli diede un bacino sulla guancia
"andiamo?"
"dove?"
"a domandarci perchè"
I due si presero per mano e si avviarono verso la finestra, l'aprirono e diventarono pettirossi volando via.

Red Snow-Storiella dell'anno scorso.

27 luglio 2010 ore 14:20 segnala
Scritta addirittura un anno fa D:

Red snow
Mentre cammino, non bado agli sguardi della gente. Sono sola anche se circondata da mille e mille persone. Nonostante io sappia di avere una vita, una famiglia, degli amici, gente che mi vuole bene io, mi sento sola.
Perché?
Non lo so.
Perché sei così? Che domanda è? Non posso saperlo; o forse sì ma io ancora non sono capace di capirlo. Non l’ho compreso, quando nel bagno la sera, ho preso il rasoio e ho tentato, di smettere di sentirmi così, così inutile così sbagliata così eternamente sola. Un pallore limpido risplendeva davanti allo specchio che rifletteva il mio volto in lacrime. Un volto che si chiedeva perchè; perchè ero arrivata a tutto ciò.
Forse la risposta stava nel fatto che vedevo tutto così difficile...complicato, eccessivo per me. Debole, ingenua, inconsapevole della lunghezza della "vita", se così si può chiamare, non capivo cosa io stessi facendo.
La lametta di ferro penetrò la carne per pochi millimetri. Una gocciolina di sangue rosso scintillante iniziò a colare lungo il braccio agitato. Ero sicura di volerlo fare. Eppure tremavo, tremavo come una foglia. Qualcosa mi bloccava. Cosa? Perché, la mia debolezza mi condizionava anche allora? Il rasoio cadde a terra sul pavimento freddo della stanza. Abbandonò le mie mani assieme alle lacrime che scendevano lente rigandomi le guance. Mi mancava il coraggio. Il coraggio di smetterla. Non riuscivo ad affondare il ferro nella mia pelle tenera e pallida. Tornai a letto, mi guardai i segni rossi che mi erano rimasti sui polsi, segni che mi sarei portata dietro per molto, segni che avrebbero dovuto aiutarmi a ricordare, l’errore che avrei commesso se lo avessi fatto. Non mi aiutò.
Inverno, neve, ghiaccio, era così il paesaggio quella mattina, Il giorno in cui, andai in gita con la scuola in una grotta. Per raggiungerla dovemmo andare a piedi su per il sentiero sterrato di una montagna. A un tratto ci fermammo a guardare il panorama. Un meraviglioso spettacolo della valle, illuminata dalla luce offuscata dalle nuvole. Volare. Immagini che bello? Anche solo per qualche momento, poter sfuggire alle”grinfie” del mondo per qualche attimo. Dimenticare per sempre tutti i mali, il dolore, le sofferenze che si provano senza un motivo preciso. Starsene per sempre tranquilli.
Basta.
Mi accostai alla fine del dirupo, guardai giù. Vidi l’infinità.
Mi chiamava.
Chiusi i miei occhi. Occhi che avevano pianto tanto. Troppo.
Lasciai cadere il mio corpo gracile e minuto in quell’infinità. Stavo volando. E avevo ragione perché, in quell’attimo, avevo dimenticato tutto. Non sentivo le urla spaventate dei miei compagni, non sentivo la sofferenza che mi perseguitava ogni giorno, non sentivo l’aria che mi scompigliava i capelli per l’ultima volta. E non sentii neanche l’enorme colpo che ebbi quando finalmente, toccai terra e un ramo appuntito caduto a terra, mi trafisse il petto. La bellissima neve si tinse di rosso. Scorse giù per il fiume colorando anche  l’acqua di quel bel colore che nella mia corta esistenza avevo visto tante volte.
Era finita.