SIGNIFICATO ESOTERICO DEI NUMERI E LORO SIMBOLOGIA/ 2 parte

16 gennaio 2017 ore 09:28 segnala


Il numero Undici, insieme al Ventidue e al Trentatre è un numero maestro e rappresenta la potenza, la giustizia e il potere acquisito per meriti e valori in senso positivo. In senso negativo il numero Undici rappresenta, invece, la paura e la decadenza morale. Considerato come la via della maturità spirituale e della conoscenza oltre il limite della comprensione umana, è associato a una forte intuizione e una grande apertura mentale. Idealismo e visione d'insieme sono aggettivi propri del numero Undici che è armonizzato con i ritmi del suo numero base, cioè il 2 (11 = 1+1=2). In questo modo si fondono sia la geniale ispirazione propria del numero Undici che le forti capacità intuitive tipiche del numero 2. Questa combinazione erge il numero 11 a simbolo visionario e profetico. Caratterizzato dalla uguale presenza sia di proprietà maschili che femminili è sovente associato a segreti, legami e vincoli. E' il numero degli amori clandestini, degli affari loschi e dei segreti personali. Il numero Undici è numero primo ed è palindromo di se stesso. Nell'alfabeto ebraico la 11esima lettera è la kaf (la lettera K, C dell'alfabeto latino), con valore numerico di 20 e rappresenta la corona e la realizzazione.



Il numero Tredici indica la rottura dell’armonia, incarnando il disordine. Infatti, è il numero che con l’aggiunta di una unita al Dodici, interrompe la ciclicità, obbligando ad una trasformazione radicale.
Il significato del Tredici è negativo: infatti è detto aritmico, rompendo la legge dell’equilibrio e della continuità.
L’unità, aggiunta al Dodici, costituisce causa di destabilizzazione all’armonia ottenuta. Dalla riduzione del numero Tredici (13 = 1 + 3 = 4) si ottiene il Quattro, che indica stabilità, solidità e certezza, mentre il Tredici al contrario indica l’instabilità e l’incertezza. Nella numerologia il 13 rappresenta l’Alchimista e risulta in stretta relazione con l'universo dei sensi e delle forme. Contiene in sé il principio dell’ineluttabilità del cambiamento, il significato di questo concetto, è un monito a non aggrapparsi a ciò che non sostiene più l’evoluzione. Il numero karmico Tredici, quindi, rappresenta la morte, la trasformazione e la rinascita. Chi vive sotto l’influenza del numero Tredici avrà la concreta possibilità di riparare o di completare ciò che nelle vite passate è rimasto incompiuto.




Il numero Quattordici rappresenta la libertà, l’esplorazione e il costante cambiamento. L’energia del Quattro educa a vivere nel mondo materiale e sensuale senza smarrire il legame con le radici trascendentali e spirituali dell'essere. Le persone influenzate dal numero Quattordici hanno la grande occasione di apprendere l’uso del libero arbitrio con saggezza ed equilibrio.
Per imparare la “lezione” è richiesto all’individuo un gran lavoro sia fisico che psicologico e un alto senso di responsabilità per tener fede alle promesse senza avere l’insana illusione di sperperare tempo e risorse. In altre parole, si tratta semplicemente di valorizzare le qualità del numero Cinque, evitando gli eccessi e le fasi altalenanti in cui si imbatte il Quattordici: eccessi e squilibri dovuti a gravi limitazioni, subite o autoimposte in vite passate, della propria libertà. La capacità di indagare e di adattarsi proprie del numero Cinque non faranno altro, quindi, che portare giovamento al Quattordici che tenderà così a mantenere sempre chiari i propri obiettivi e a coltivare la saggia visione della natura spirituale dell'esistenza umana come fondamentale punto di riferimento.
Il numero 14 rappresenta anche l'esilio, la prigionia, la debolezza, e tutte quelle cose e situazioni che redono schiavi le persone. Esprime l'impotenza anche sotto l'aspetto sessuale. Il numero Quattordici è legato all'alternarsi delle situazioni attive a quelle passive, delle attività faticose e impegnative in genere. Il numero 14 è legato agli oggetti che imprigionano altre cose, oppure a tutto quello che è utile per calmarsi e rilassarsi. Infine il 14 è anche il numero delle reazioni violente e delle offese, di coloro che vivono in esilio o che sono costretti ad emigrare.




Il numero Sedici ha il suo corrispondente grafico nella svastica. Pur essendo un numero pari, che nella simbologia numerica ha una valenza passiva, quindi di stasi, rappresenta un eccezione esprimendo lo straordinario dinamismo proprio della svastica. Il Sedici è un numero ambivalente, simboleggia le avversità, che possono essere benefiche quando portano ad un cambiamento costruttivo, mentre sono negative quando portano l’individuo alla caduta verso la distruzione.
La riduzione del Sedici lo mette in rapporto con il numero Sette (16 = 1+6 = 7) e dunque con la perfezione. Mentre come prodotto della moltiplicazione del numero Quattro per se stesso (16 = 4 x 4) è il numero della realtà concreta e della terra. Può portare al pericolo un accestivo attaccamento e radicamento. In questo caso il Sedici incarna l’orgoglio, le prove della vita, la formazione attraverso gli insuccessi e le disillusioni.




Il Diciassette è considerato il numero del Tempio e dei Cavalieri Templari assumendo così un forte significato sia iniziatico che esoterico. Scindendo il numero 17 in 1 e 7 (17=1+7) avremo per il numero 1 il significato di Essere Unico o Cosa Unica che viene posta in relazione con la Potenza Suprema, il Polo Radiante e il Centro mistico. Il 7 invece, è il numero della Conoscenza e della Sapienza: simboleggia quindi la profonda saggezza e la ricerca della verità ma anche introspezione e meditazione. Secondo la Kabbalah ebraica il 17 ottobre dell’anno 3761 a.C. avvenne la creazione dell’Universo e la somma dei numeri che compongono l’anno (3+7+6+1) da il numero 17. Altre corrispondenze per il numero 17 le possiamo trovare nel Vangelo di Giovanni nei versi che citano la pesca miracolosa: "Ascendit Simon Petrus et traxit rete in terram plenum magnis piscibus, centum quinquaginta trium", "Simon Pietro, sali sulla barca e porta a terra la rete piena di 153 grossi pesci". Il numero 153 è dato dalla somma di tutti i numeri interi da 1 a 17.

I nomi degli angeli che si possono invocare sono 17 come il numero dei demoni evocabili. La stella a 8 punte posta sul capo della Vergine Maria ha 16 lati più 1 centro che sommati fa 17.
Secondo un’antica credenza popolare il 17 simboleggia anche l’arrivo di eventi funesti. Ma com’è nata questa superstizione che ha portato questo numero a essere considerato portatore di sfortuna? L’ipotesi forse più rispondente alla realtà si può far risalire al tempo dell’antica Roma: se, infatti, consideriamo il diciassette scritto in numero romano VXII, anagrammandolo abbiamo questo risultato: VIXI che il latino significa “vissi” quindi “sono morto”.




Il Diciotto è un numero composto e ha come divisori i numeri 1, 2, 3, 6 e 9. E' un numero piramidale pentagonale considerato nefasto al tempo dell'antica roma. Al ricorrere del 18 di ogni mese, infatti, nessuna azione, sia pubblica che privata, era possibile compiere a meno che non fosse strettamente necessaria. In epoche più recenti il numero Diciotto, nella Francia rivoluzionaria, rappresentava una data molto importante: il 18 Brumaio, infatti, segnò il passaggio dal Direttorio al Consolato. Il numero 18, anche se non sembra, è molto ricorrente ed è stato usato per indicare diverse quantità.

Nel calendario Maya un anno era composto da diciotto mesi ognuno dei quali aveva una durata di 20 giorni con un resto di 5 giorni. I Druidi utilizzavano l'alfabeto degli alberi, denominato Ogham, per riti divinatori. Questo alfabeto si componeva di diciotto lettere (5 vocalie e 13 consonanti); ciascuna di queste lettere prendeva il nome dell'albero del quale è l'iniziale. Le anime dei Giusti, citate nella Bibbia, giungono su diciotto colonne profumate mentre la letteratura buddhista menziona le diciotto condizioni di Buddha. Restando in ambito buddhista, sono diciotto i capitoli del Bhagavad-Gita mentre i Bonzi, durante le loro preghiere, usano un rosario composto da 18 grani. Oltre a queste curiosità, il numero Diciotto, essenzialmente femminile, nella simbologia esoterica rappresenta il carattere ricettivo, creativo e intuitivo dell'individuo.
La riduzione del Diciotto è il nove (18 = 1 + 8 = 9), con il quale condivide un'energia simile, essendo un numero femminile rappresenta la donna, nel senso di madre che genera una nuova vita.




Il 21 è indubbiamente un numero che negli ultimi tempi ha avuto un forte impatto simbolico a causa dell’ormai famosa profezia Maya che vedeva nel 21/12/2012 la fine de mondo o un nuovo inizio. Generalmente, il significato del numero Ventuno è la fortuna, la stabilità economica, successo nella vita e un maggiore soddisfazione ed elevazione personale.
Un significato simile possiamo riscontrarlo nei tarocchi come ad esempio il successo, poi la sicurezza e il “lieto fine”. Nella numerologia (21 = 7 x 3) rappresenta la terna del cammino umano il quale si conclude appunto col numero 21 ed è il suo simbolo è la spirale. In ambito religioso, essendo il prodotto di due numeri sacri, il numero Sette e il numero Tre, il Ventuno viene considerato il numero della perfezione. È La ventunesima lettera dell’alfabeto ebraico, la “shin”, il cui valore numerico è 300 ed esprime il potere divino e nello stesso tempo la corruzione.
Il significato cabalistico del numero 21 è: "L'amicizia sincera da un lato aiuta a sopravvivere, dall'altro difende da tutti i nemici”. Viene abbinato ad una serie di figure come ad esempio la donna, la fattoria, il barbiere, l'età, il naso, il panico, l'epidemia, la guida, il rapimento, la carezza, la cinghia e lo zoo.
Il Ventuno è il numero della fedeltà, della fiducia e della lealtà; del coraggio, delle amicizie vere, delle leggi e dei diritti civili. Al numero Ventuno sono collegate anche le azioni coraggiose; la difesa dei più deboli e il mantenimento delle promesse. È anche il numero dei libri, dei codici, delle tasse, dei testamenti, del padrino, del tutore e delle leggi del branco. Alcune curiosità legate al numero Ventuno sono: gli animali abbinati ad esso come l'aquila, il lupo, il leone. È l’ottavo numero della serie di Fibonacci; è il numero di volte che viene intonato il Mantra Om durante l'Aumkara, un’antica pratica induista. Il numero 21 come le lettere dell’alfabeto italiano e infine nella smorfia rappresenta la donna nuda.




Il numero 22 ha molti riferimenti alla tradizione biblica. Infatti possiamo ritrovare il numero 22 nelle lettere dell'alfabeto ebraico. Ventidue sarebbero, secondo la tradizione ebraica, i libri del Vecchio Testamento; come 22 sono gli elementi che l'onnipotente creò durante i 6 giorni della creazione. Al momentio della creazione, Dio in effetti si limitò solo a nominare tutte le cose create e che immediatamente, tramite l'invocazione del loro nome preciso, si manifestarono e vennero così create dal nulla. questo perchè il nome contiene in sè l'essenza stessa della cosa creata. In virtù del fatto che Dio è l'artefice di tutto il creato, i 22 nomi si riferiscono dunque a “tutto ciò che esiste”. Così proprio nel numero 22 è racchiuso il segreto della creazione dell'universo da parte di Dio. L'individuo 22 si configura come un dominatore, ed emerge tra tutti quelli che gli stanno intorno distinguedosi in modo definito e singolare, come allo stesso modo Dio è separato e distinto dalla stessa creazione.
L'interpretazione cabalistica del numero 22 e il suo significato nascosto indica che tale nunero è associato sia agli scontrosi e iracondi che alle persone serie e rispettose ma nello stesso tempo rigide. Nelle circostanze e negli ambienti in cui si riscontra il numero ventidue, la sensazione è quella di un crescente nervosismo e un aumento della tensione in generale. Inoltre il 22 è legato a soggetti che spesso richiamano al dovere e alle persone maleducate.




Il numero maestro Trentatre raffigura l’amore profondo e incondizionato. Simbolo di impegno totale il Trentatre tende a conservare le tradizioni, soprattutto quelle che riguardano il nucleo familiare. Ha cura del benessere delle altre persone addossandosi spesso grandi responsabilità. Da tempo considerato il numero di Cristo, il possiede un’innata capacità di amare in maniera assoluta e senza riserve.
La potente energia del numero Trentatre, se non viene compresa e indirizzata, corre il fondato rischio di trasformarsi in forza esplosiva: questo può avvenire perché la naturale capacità si espande nei casi della doppia cifra e la persona agisce seguendo l'ispirazione di una fonte superiore.
Quindi, per utilizzare al meglio questo genere di energia, le persone sotto l’influenza del numero maestro Trentatre dovrebbero seguire tutti i principi di una corretta vita all’insegna dell’elevazione spirituale.
l'interpretazione del Numero Trentatre è legata anche alle passioni, ai sentimenti dei nonni o degli anziani in generale; non solo ma è anche alle relazioni extraconiugali e influenza la capacità di sognare o avere un rapporto sessuale con una persona anziana. In generale il numero 33 esprime tutta una serie di azioni che normalmente si compiono da giovani invece che in età avanzata. Simbolicamente il numero 33 è rappresentato dalla monaca, dalla pensione o dai recipienti in genere. E' il numero che rappresenta la Cabala stessa con tutti i suoi segreti mistici che essa contiene.




Il numero Quaranta, nella letteratura ebraica indica, in modo generale, la quantità di tempo spesa alla presenza di Dio. Infatti, più di una volta, sia nel Nuovo che nel Vecchio Testamento troviamo il numero 40: Il popolo ebraico trascorse 40 anni nel deserto prima di raggiungere la Terra Promessa e lo stesso Mosè, che guidò la traversata, trascorse quaranta giorni e quaranta notti sul monte Sinai. Anche Gesù trascorre 40 giorni nel deserto prima di iniziare la sua opera di predicazione. Il profeta Elia, perseguitato dalla perfida regina Gezabele, camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al Monte Oreb (Monte Sinai), dove il Signore gli rivolse la parola. Tra l'altro, il numero Quaranta rappresenta, sempre per gli ebrei, il tempo di una generazione. In termini prettamente esoterici, il numero Quaranta partecipa allo stesso significato del numero Tredici, rappresentando, quindi, la morte simbolica. Infatti, il numero 40 indica la prova iniziata, il trapasso che permette una seconda nascita, quella spirituale.

La data di nascita ci dice la natura del cammino da percorrere e quindi le finalità della nostra vita.......Ma di questo scriverò domani.

SIGNIFICATO ESOTERICO DEI NUMERI E LORO SIMBOLOGIA/ 1 parte

15 gennaio 2017 ore 08:36 segnala
Quante volte accadono cose alle quali non riusciamo a dare una spiegazione...come guardare distrattamente l'ora e di vedere orari palindromici o comunque doppi. Per esempio appena vi svegliate e guardate l'orologio, vedete che segna le 10.01. All'ora di pranzo: ore 13.13. E via dicendo.. Questo ripetutamente ogni giorno. E' possibile, dare una spiegazione a questo "fenomeno"?
il fenomeno dei numeri ricorrenti è molto diffuso. I numeri hanno spesso assunto un significato magico nel corso della storia. Addirittura, essi sono ricorrenti in astrologia Coincidenze o mistero? Alcuni filosofi sostengono che tutto si basi su concetti matematici strettamente collegati fra loro. Che faccia tutto parte di un equilibrio? Che con la matematica si possa spiegare la vita stessa?




I Numeri racchiudono il codice segreto per interpretare l'Universo. La valenza simbolica dei Numeri è data dal loro valore qualitativo e dalle interazioni con tutti gli altri elementi strutturanti l'Universo. Tutte le componenti dell'universo sono caratterizzate da una sequenza numerica che stabilisce il rapporto con tutto ciò che la circonda. Le interazioni composte dai Numeri vanno al di là di un mero calcolo quantitativo.
Infatti da un punto di vista spirituale l'uno rappresenta l'unico, cioè l'unicità della divinità; il due non proviene dal raddoppiamento dell'uno, ma dalla sua divisione. Il due divide e rompe l'armonia dell'uno, e il ritorno all'unità si ha con il tre, cioè con il percorso inverso. Fatto che spiega come il tre, il triangolo, la triade, siano espressioni dell'unità. In tutte le tradizioni antiche i Numeri sono sacri, proprio perché permettono di comprendere l'ordine delle cose e le leggi del cosmo.
La Cina da millenni riconosce ai Numeri una funzione ordinatrice, energizzante e armonizzante del mondo e della materia vivente. Tutti i Numeri partecipano del simbolismo del'unità;, sia per addizione teosofica, che consiste nell'addizionare le cifre tra loro, sia anche per scomposizione. Per esempio, il 28 = 2 + 8 = 10 = 1 + 0 = 1; il Numero ventotto è dunque l'espressione dell'unità primordiale. Ma il 28 è anche composto di 4 x 7, apparentato alle quattro fasi della luna. I multipli di un Numero possiedono in generale gli stessi suoi significati, tuttavia hanno meno forza ed energia, non essendo forme pure. I Numeri si dividono in pari e dispari in base a delle specifiche qualità. I Numeri pari hanno una polarità femminile, quindi sono passivi e rappresentano degli stati dell'essere, mentre i Numeri dispari, con polarità maschile, sono attivi e rappresentano degli avvenimenti.


Significato esoterico e simbologia dei Numeri



Il numero Uno è il principio divino. Ogni cosa nasce dall'Uno. Il numero Uno è il tutto, l'Eterno Infinito Essere, che non ha forma e possiede tutte le forme, che non ha nome e possiede tutti i nomi. Essendo indivisibile, indica principalmente l’unità, la sua forza sta nel suo valore qualitativo di unire e di origine, per questo motivo è un numero sacro venerato dall’antichità.
Tutte le tradizioni parlano di un origine in cui regnava l’unità, il non-manifesto senza divisione, l’unificazione delle energie e la totalità. Da questa origine sono nate tutte le cose e la manifestazione. Dal numero Uno scaturiscono due energie uguali e contrarie che formano la materia. L'unione di queste due energie, maschile e femminile, dentro l'Uno, creano la nuova vita.
L’unità è il principio armonizzante, ma se questa unità si rompe lascia il posto alla molteplicità. Il pantheon della mitologia antica contemplava una molteplicità di elementi naturali, governata da una divinità suprema, ricordo dell’unità fondamentale. Simbolo dell’Uno è il Cerchio essendo senza inizio e senza fine. Il numero Uno, in quanto simbolo unificante, ha un grande capacità evocatrice, permette di creare legami riunendo gli elementi separati, come la terra e il cielo, il macrocosmo e il microcosmo. L’Uno nella simbologia esoterica non è considerato un numero avendo una valenza principiale come unità, da cui si originano e fanno ritorno tutti i numeri.




Il numero Due deriva dalla divisione dell'unità ed è il simbolo della separazione, perché da un punto di vista sacro, l'unità è per essenza una e unica. Il Due, come diade, è l'espressione della dualità. In una visione dualistica del mondo si ha la separazione del principio materiale dal principio spirituale, e il numero Due è l'incarnazione degli opposti: maschile/femminile, giorno/notte, terra/cielo, ecc. Essendo un principio duale, indica sia il contrasto, la polarità, sia il tentativo di conciliazione. Quindi il Due può essere considerato un numero ambivalente: nella sua funzione positiva cerca di riconciliare gli opposti, per ritornare all'unione ed è indice di saggezza, come ricerca attiva di una perduta armonia, oppure ha un carattere negativo se porta alla rottura dell'unità con la netta divisione dei contrari. Il numero Due, ci porta all'interno di una differenziazione, non multipla, bensì fondata su un conflitto binario che comporta un'esclusione e una spaccatura: vero o falso, bianco o nero, ecc. La linea è la figura geometrica raffigurante il due; infatti si ha un collegamento con il simbolismo della croce nella coppia della verticale e dell'orizzontale: la linea orizzontale indica lo sviluppo materiale, mentre quella verticale l'elevazione spirituale. Inoltre il Due essendo un numero pari, incarna le energia femminile e la passività. Infatti, nell'Antichità il numero Due era attributo della Grande Madre Terra



Il Numero Tre è il simbolo del ternario, la combinazione di tre elementi. Il ternario è uno dei simboli maggiori dell’esoterismo. Primo numero dispari, poiché l’uno non è considerato un numero, il Tre è profondamente attivo e possiede una grande forza energetica. È il simbolo della conciliazione per il suo valore unificante. Infatti tanto il Due separa quanto il Tre riunisce. La sua espressione geometrica è il Triangolo, simbolo esemplare del ritorno del multiplo all’unità: due punti separati nello spazio, si assemblano e si riuniscono in un terzo punto situato più in alto.
Inoltre il rapporto della triade con l’unità può essere espresso da un triangolo equilatero, ovvero dall’identità del Tre, dove in ognuno dei tre angoli diversamente indicati è data ogni volta la triade intera. È il primo numero di armonia, di soluzione del conflitto dualistico, ed è per questo considerato un numero perfetto. Il Tre apre la strada della mediazione e permette di uscire dall’antagonismo, superando la visione parziale e riduttiva del dualismo, poiché due elementi non possono essere conciliati che con l’ausilio di un terzo elemento. La triade sintetizza i poli opposti della dìade. Il Tre è dunque numero simbolo di vitalità e radice di ogni ulteriore estrinsecazione delle operazioni dell’Uno nell’alterità del molteplice. Nella mitologia e nel culto è l’espressione della Trinità (una riunione di dèi in gruppi di tre), come simbolo dell’unità sostanziale.




Il numero Quattro è il più perfetto tra i numeri essendo la radice degli altri numeri e di tutte le cose. Esso rappresenta la prima potenza matematica, e la virtù generatrice da cui derivano tutte le combinazioni. Il numero Quattro è l’emblema del moto e dell’infinito, rappresentando sia il corporeo, il sensibile, sia l’incorporeo. Il Quattro è scomponibile in 1 + 3, la monade (l’uno) e il Triangolo, e simboleggia l’Eterno, e l’uomo che porta in sé il principio divino. Il quaternario era il simbolo usato da Pitagora per comunicare ai discepoli l’ineffabile nome di Dio, che per esso significava l’origine di tutto ciò che esiste.
È nel quaternario che si trova la prima figura solida, simbolo universale dell’immortalità, ovvero la Piramide. Secondo Pitagora, dalla monade derivò la dìade indeterminata, dalla loro unione tutti i numeri, dai numeri i punti, dai punti le linee, dalle linee la superficie, da questa i solidi, dei quali gli elementi sono quattro: il Fuoco, l’Acqua, l’Aria e la Terra; e dai solidi i corpi, la Decade o l’Universo. Il Quattro è considerato dalla simbologia il numero della realtà e della concretezza, dei solidi così come delle leggi fisiche, della logica e della ragione. Il Quattro come manifestazione di ciò che è concreto, immutabile e permanente ha la sua espressione geometrica nel Quadrato, che ben rende tutte le sue caratteristiche. E’ il numero della materia: i 4 elementi della terra: fuoco–acqua–terra–aria, della concretezza, dell’ordine, dell’orientamento: la croce cosmica riunisce i punti solari dell’orizzonte (nord-sud, est-ovest).




Il numero Cinque simboleggia la vita universale, l’individualità umana, la volontà, l’intelligenza, l’ispirazione e la genialità. Il Cinque simboleggia anche l’evoluzione verticale, il movimento progressivo e ascendente. Essendo il numero dell’uomo, come mediano tra terra e cielo indica la possibile trascendenza verso una condizione superiore. Si tratta di un numero eminentemente umano, e come tale simbolicamente suscettibile di deviazione dall’ordine spirituale che gli conferisce invece valenze positive. Tale deviazione ha luogo allorché l’individualità e la vitalità, deducibili dal riferimento ai Cinque sensi ed all’articolazione quinaria dell’essere umano nella raffigurazione leonardesca (uomo vitruviano, stella a cinque punte), pretendono di staccarsi dall’Uno per diventare autocentriche.

Il Cinque diviene allora un quaternario eccentrico, o falsato da un doppio centro, ovvero un simbolo iterativo della natura dissociata o decaduta. Lo squilibrio potenziale tipico del numero Cinque si rileva anche nella sua scomponibilità in due più tre, così come le sue valenze creative possono essere lette nella somma 1 + 4, indicatrice della discesa immediata dell’Unità nel Quaternario, una discesa imprevedibile che produce l’ispirazione e la genialità. Riassumendo, il numero Cinque, come tutti i numeri dispari genera attività, nella forma positiva di evoluzione, di movimento progressivo di elevazione, oppure in quella negativa di involuzione, di discesa e di degradazione. Il quinario collega l’alto con il basso, e può far tendere verso uno di questi poli. Il suo valore positivo o negativo è bene rappresentato dalla figura geometrica del pentagramma: quando il pentagramma è dritto si identifica con l’uomo (stella a cinque punte), nella sua valenza positiva; quando invece è capovolto assume un valore negativo, attributo delle forze del male.




Il Sei è un numero mistico e ambivalente nel suo significato, in quanto è il numero dell’equilibrio e dell’ordine perfetto. Può ben predisporre all’unione con il divino, ma allo stesso tempo può generare confusione, turbamento e illusione. La sua ambivalenza è rappresentata graficamente dalla Stella a sei punte (Sigillo di Salomone) che permette di comprendere la contraddizione insita nel numero Sei. La stella a sei punte è formata dall’unione di due triangoli: quello con la punta verso il basso, indica la materialità; quello con la punto verso l’alto, invece la spiritualità.
Mentre la Stella a cinque punte corrisponde alla dimensione microcosmica, all’uomo individuale, la Stella a Sei punte corrisponde alla dimensione macrocosmica, all’uomo universale. L’interazione dei due triangoli è l’incarnazione dell’unione tra cielo e terra, tra la polarità maschile e la polarità femminile, generando l’armonia degli opposti; ma allo stesso tempo indica l’oggetto e il suo riflesso, l’immagine speculare deformante. Il numero Sei evoca la prova iniziatica, la scelta fondamentale che implica l’impegno attivo dell’iniziato a seguire la via dell’elevazione spirituale, senza disperdersi in illusioni. Il numero 6 che nell’antichità era consacrato a Venere è considerato simbolo della bellezza e della perfezione. Negli antichi Misteri era importante perché offriva le Sei dimensioni di tutti i corpi più quelle di altezza e profondità, ovvero i quattro punti cardinali sommati allo Zenit e al Nadir.




Il numero Sette esprime la globalità, l’universalità, l’equilibrio perfetto e rappresenta un ciclo compiuto e dinamico. Considerato fin dall’antichità un simbolo magico e religioso della perfezione, perché era legato al compiersi del ciclo lunare. Gli antichi riconobbero nel Sette il valore identico della monade in quanto increato, poiché non prodotto di alcun numero contenuto tra 1 e 10. Presso i Babilonesi erano ritenuti festivi, e consacrati al culto, i giorni di ogni mese multipli di Sette. Tale numero fu considerato simbolo di santità dai Pitagorici. I Greci lo chiamarono venerabile, Platone anima mundi. Presso gli Egizi simboleggiava la vita.
Il numero Sette rappresenta il perfezionamento della natura umana allorché essa congiunge in sé il ternario divino con il quaternario terrestre. Essendo formato dall’unione della triade con la tetrade, il numero Sette indica la pienezza di quanto è perfetto, partecipando alla duplice natura fisica e spirituale, umana e divina. É il centro invisibile, spirito e anima di ogni cosa. Il Sette è il numero della Piramide in quanto formata dal triangolo(3) su quadrato(4). Quindi il Sette è l’espressione privilegiata della mediazione tra umano e divino.




L'infinito: è questo il primo significato attribuito al numero Otto. E l'infinito è indissolubilmente legato al Karma, alla fecondità e alla prosperità. Il numero Otto, quindi, come simbolo dell'infinito, del riflesso dello spirito nel mondo creato, dell'incommensurabile e dell'indefinibile. Dal punto di vista prettamente esoterico, il numero 8 simboleggia la Giustizia rappresentata da una bilancia con due piatti e trasposta nell'intelletto che si eleva oltre ciò che è terreno. Il numero Otto indica l'incognito che segue alla perfezione simboleggiata dal numero Sette che incita alla ricerca e alla scoperta della trascendenza. Essendo un numero pari, l'Otto è formato dall'energia femminile e passiva. L'Otto è anche il numero che simboleggia la morte, in termini di transizione e di passaggio.

La rappresentazione del numero Otto si palesa anche nell'archeologia sacra dato che l'Otto viene universalmente considerato il numero "difensore" dell'equilibrio cosmico. Nella cultura orientale, soprattutto quella legata alla religione, troviamo templi costruiti su pianta a base ottagonale, ovvero sulla figura che fa girare la ruota del centro stesso dell'universo. Sin dai tempi antichi, il numero Otto è considerato sacro nel paese del Sol Levante rappresentando una quantità immensa ma allo stesso tempo non definibile. Lo stesso territorio nipponico veniva rappresentato dal numero Otto dato che, come ben sappiamo, è costituito, oltre che dalle quattro isole maggiori, da un numero enorme di isole e isolotti. Continuando sulla nostra dissertazione sulla simbologia del numero Otto possiamo dire che, nella dottrina cristiana, l'ottavo giorno rappresenta la trasfigurazione e il Nuovo Testamento. Dopo i sei giorni della creazione e il settimo di riposo, l'ottavo simboleggia la resurrezione del Cristo e dell'uomo stesso annunciando quindi l'eternità. Nella filosofia orientale, l'interazione cosmica dello Yin e dello Yang realizza le cosidette "Otto forze della natura" e queste, nel loro insieme, danno forma agli otto trigrammi del bagua (o pakua) che, a loro volta, danno origine ai sessantaquattro esagrammi dell'I Ching.




Il numero nove è il numero della generazione e della reincarnazione. Numero dispari è dinamico e attivo nella sua natura e nei suoi effetti. Indica il periodo della gestazione, nove mesi per la nascita di una nuova vita.
Il numero nove seguendo all'Otto, che indica uno stato limite, è il superamento nella creazione. Il nove ha come proprietà la permanenza. Infatti il numero nove torna sempre al suo stato antecedente e non si trasforma mai veramente, conservando uno stato fisso e immutabile.
Questa caratteristica lo accomuna al numero Uno, diventando una sua manifestazione, nella sua funzione di unicità. Il simbolo grafico del numero Nove è il cerchio, come per il numero Uno. Anche secondo Pitagora il 9 è un numero che si riproduce continuamente, in ogni moltiplicazione, e simboleggia pertanto la materia che si scompone e si ricompone continuamente. Composto da tre volte il numero Tre (la perfezione al quadrato), con l'aggiunta di un quarto tre genera il Dodici, simbolo della Perfezione assoluta. Il nove serve da dissolvente per tutti i numeri, senza che mai si associ a qualcuno, né per somma né per moltiplicazione. Il 9 è l'ultimo numero delle cifre essenziali che rappresentano il cammino evolutivo dell'uomo. E' dunque il simbolo della realizzazione.





Il numero Dieci simboleggia la perfezione, come anche l’annullamento di tutte le cose. 10 = 1+0 = 1 illustra l’eterno ricominciare. Il Dieci è il totale dei primi quattro numeri e perciò contiene la globalità dei principi universali. Corrisponde alla Tetraktys pitagorica, che insieme al sette lo considerava il numero più importante, in quanto è formato dalla somma delle prime quattro cifre (1+2+3+4=10), esprime la totalità, il compimento, la realizzazione finale. Il numero Dieci è divino poiché perfetto, in quanto riunisce in una nuova unità tutti i principi espressi nei numeri dall’uno al nove. Per questo motivo il numero Dieci è anche denominato Cielo, ad indicare sia la perfezione che il dissolvimento di tutte le cose, per il fatto che contiene tutte le possibili relazioni numeriche.

La comparazione della simbologia numerica e geometrica fa scoprire un’analogia tra il Dieci ed il punto entro il cerchio: nella tradizione esoterica il valore numerico di un centro o punto è uno, mentre quello di una circonferenza è nove, numero che moltiplicato per qualsiasi altro dà, per addizione delle cifre costituenti il risultato, sempre e soltanto sé stesso, esattamente come una circonferenza perpetuamente ritornante sul proprio tracciato. Tale simbologia suggerisce l’ipotesi che la decade rappresenti la perfezione relativa allo spazio-tempo circolare, ovvero la divina immanenza. Il Dieci indica il cambiamento che permette all’iniziato di evolvere, di crescere e di elevarsi spiritualmente.
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Quante volte accadono cose alle quali non riusciamo a dare una spiegazione...come guardare distrattamente l'ora e di vedere orari palindromici o comunque doppi. Per esempio appena vi svegliate e guardate l'orologio, vedete che segna le 10.01. All'ora di pranzo: ore 13.13. E via dicendo.. Questo...
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VOCI E MESSAGGI DALL'ALDILA' / VITA E VISIONI DI ROL....

14 gennaio 2017 ore 14:45 segnala


"Ciao Loris,
sono Paolo da Savona e ho 35 anni, prima di tutto complimenti per il vostro portale che è superlativo.
Il mio racconto è piuttosto normale per chi si occupa di esoterismo e paranormale, ma a me ha scosso l'anima.
Sono un sensitivo. Nel 2004 mia nonna materna, alla quale ero particolarmente affezionato, è venuta a mancare e io non ebbi il tempo di poterla salutare per l'ultima volta. Sopraggiunse un fortissimo senso di colpa che, con il tempo, divenne sempre più forte.
Decisi quindi di contattare una mia amica di Torino, anch'ella sensitiva, per riuscire a ricontattare la mia povera nonnina, ma fu un fallimento assoluto.
Tornato quindi sconsolato a Savona cercai testi e argomenti riguardanti la registrazione delle voci, quindi provai a porre domande registrando il tutto.
Tenendo conto che sono musicista e che possiedo una strumentazione audio sofisticata non c'è da stupirsi se al momento dell'ascolto mi si è gelato il sangue!
Ad ogni domanda posta vi era stata registrata la risposta che, poi rielaborata al computer, è risultata dall'analisi spettrografica del suono una voce non umana. Tutti i parametri erano sfasati come se la voce fosse arrivata da un luogo molto lontano.
Il fatto è che quella voce era proprio quella di mia nonna e che le risposte date poteva darle solo lei in quanto i quesiti posti erano intimi e personali e solo lei poteva conoscerne i particolari.
Ergo, tendo a credere che tutto ciò che mi è accaduto non sia stato frutto della mia immaginazione, ma un caso di quelli che si possono definire paranormali.
Vorrei invitare chiunque abbia voglia di provare a fare certi esperimenti di rinunciarci, perché in questo modo vengono aperte porte dalle quali non si può mai sapere chi potrebbe passarvi, e ricevere danni psicologici molto gravi senza poter poi rimediare .
Bisogna lasciare perdere e avere fede.
La fede è l'unica cosa che ci può far sentire vicino ai nostri cari e farli avvicinare a noi senza doverli cercare forzatamente. Ciao e grazie".










VITA E VISIONI DI GUSTAVO ROL



Difficilissimo riuscire a parlare sinteticamente di Gustavo Adolfo Rol, talmente è vasta la fenomenologia a lui collegata e ampia la documentazione e la testimonianza che se ne conserva.
Nato a Torino nel 1903 da una famiglia della buona borghesia (il padre era un alto funzionario di banca), conseguì tre lauree: in Legge a Torino, in Economia a Londra e in Scienze Biologiche a Parigi. Ancor giovane, a Marsiglia per lavoro, sviluppò in sé quelle che lui chiamava le sue “possibilità”, cioè vere e proprie facoltà paranormali che ne hanno poi fatto, nel corso di più di sessant’anni di attività e sperimentazione, il più grande sensitivo del secolo.
Sposato a una nobildonna norvegese rientrò presto a Torino dove trascorse il resto della sua esistenza, conclusasi nel 1994, all’età di 91 anni.
Uomo colto e raffinato (suonava il violino e il pianoforte), amava la pittura e dipingeva egli stesso. Fu grande appassionato di antiquariato e collezionò cimeli napoleonici.
Dal matrimonio con Elna non ebbe figli, ma Gustavo era sempre circondato da amici di ogni ceto sociale, coi quali condivise a lungo quelli che lui chiamava gli “esperimenti” e cioè le dimostrazioni dei fenomeni che avvenivano in sua presenza: lettura e scrittura a distanza, apporti ed asporti, pittura e scrittura automatica, telecinesi, lettura del pensiero, chiaroudienza e chiaroveggenza, diagnosi mediche e guarigioni e tanto altro ancora.
Rol rifiutava categoricamente le definizioni di veggente e sensitivo e aborriva essere assimilato a medianità e spiritismo; tuttavia riassumeva in sé tutte queste facoltà, rappresentando una vera e propria enciclopedia vivente del paranormale.
Di questi fenomeni, dicevo, c’è un’ampia e documentata testimonianza, a firma dei tanti suoi amici ed estimatori che ne hanno scritto su libri e giornali per oltre mezzo secolo.
Tra questi, nomi di grande rilievo nel mondo dello spettacolo e dell’imprenditoria, ma anche giornalisti e scrittori, statisti e teste coronate, scienziati e studiosi di parapsicologìa.
Per citarne alcuni tra i più prestigiosi: Federico Fellini, Dino Buzzati, Vittorio Valletta, Roberto Gervaso, Vittorio Messori, Gustavo De Boni, Albert Einstein, Jacques Monod, Enrico Fermi e Jean Cocteau. Medici illustri e valenti chirurghi dell’epoca si rivolgevano spesso a Rol per un consulto e addirittura ne richiedevano la presenza in sala operatoria; tra questi ricordiamo il Prof. Achille Mario Dogliotti e il Prof. Giovanni Sesia, entrambi legatissimi a lui e testimoni di innumerevoli fatti prodigiosi. Persino Mussolini e il generale De Gaulle vollero incontrarlo e quest’ultimo proibì in seguito ad un suo ministro di continuare a frequentare il sensitivo in quanto “quest’uomo legge il pensiero e non possiamo rischiare che i segreti dello Stato francese vengano a conoscenza di estranei.” In tempo di guerra, sfollato in provincia, si servì delle proprie straordinarie facoltà intrattenendo gli ufficiali nazisti in cambio della libertà di molti partigiani e civili condannati alla fucilazione: per queste attività nel 1945 il CNL gli conferì un attestato di riconoscenza che lui conservò tra le cose più care.
Gli “esperimenti” di Rol, quelli cioè che avvenivano durante le sue famose serate ad invito (mentre moltissime testimonianze si riferiscono a fatti straordinari avvenuti anche in ogni momento della giornata: al ristorante, in auto, per strada), si aprivano sempre con le carte da gioco, da lui considerate un valido mezzo per “riscaldare” l’ambiente: le carte, provenienti sempre da mazzi nuovi, ancora avvolti nel cellophane, cambiavano seme e numero, si disponevano secondo l’ordine voluto, passavano attraverso il piano del tavolo o apparivano improvvisamente segnate da scritte, senza che Rol mai le toccasse, nemmeno con un dito.
Più avanti nel corso della serata, dopo molti di questi “giochi” sempre diversi l’uno dall’altro, avveniva l’episodio clou: un apporto, una scrittura diretta (su fogli bianchi piegati e riposti in una tasca di uno dei convenuti), una pittura diretta (si ottenevano quadri ad olio con la pittua ancora fresca e in perfetto stile del pittore “evocato”; il tutto nel giro di dieci-quindici minuti).

Uomo riservato, umile e modesto nonostante tutto, Rol rifuggiva la pubblicità e concesse pochissime interviste. Era però sempre disponibile per chi aveva bisogno di lui e il suo nome figurava sull’elenco telefonico. Grazie alle sue facoltà riuscì a dare consolazione e speranza a tantissime persone disperate e ci sono molte testimonianze di autentiche guarigioni inspiegabili, riportabili al suo intervento: tuttavia egli non chiese né accettò mai denaro o regali da nessuno.
Nel 1978, dopo una seguitissima serie di articoli sul suo operato, scritti da Renzo Allegri per il settimanale “Gente”, il giornalista Piero Angela chiese ed ottenne di assistere ad una sua serata.
Gli esperimenti si svolsero con la genuinità e trasparenza di sempre (in piena luce nel salotto di Rol e alla presenza di altri invitati) e il giornalista si mostrò colpito e meravigliato così come succedeva ad ogni nuovo testimone di quei fenomeni.
Qualche tempo dopo però Piero Angela iniziò una serie di puntate televisive sulla parapsicologìa che avevano l’unico obiettivo di screditarla a tutti i costi. Alle trasmissioni RAI fece seguire la pubblicazione di un libro e nelle pagine dedicate a Rol, riferendo dell’incontro avuto col sensitivo, ironizzava ferocemente sugli esperimenti osservati, paragonandoli a squallidi giochetti di prestigio.
Seguì una accesa polemica a mezzo stampa in cui i tanti amici e sostenitori di Rol, anche nomi notevoli come quello del Prof. Franco Granone, psichiatra e patologo di fama, difesero strenuamente l’operato del sensitivo torinese che però, fortemente amareggiato, da allora, si ritirò del tutto dalla vita pubblica limitandosi a frequentare pochi e fidati amici.


Il “pensiero” di Rol.

Gustavo Rol sosteneva che ogni cosa, anche inanimata, ha un suo spirito eterno e immortale. Lo spirito dell’uomo è però uno “spirito intelligente”, costantemente in contatto con tutti gli altri spiriti intelligenti a formare una “coscienza universale” o “coscienza sublime” che trascende dalle dimensioni di spazio e tempo e che può agevolmente interferire con la materia.
Lui stesso si stupiva del risultato dei suoi esperimenti e ne gioiva intensamente, riscontrando in essi la dimostrazione dell’esistenza di un “oltre” ancora misterioso, ma aperto all’indagine.
Sosteneva infatti che l’umanità fosse ormai prossima a scoprire, attraverso la Scienza, i meccanismi dello spirito e che presto Scienza e Fede si sarebbero incontrate.
Egli stesso aveva cercato di scoprire cosa fosse alla base dei suoi fenomeni, arrivando a sperimentare una stretta relazione tra il colore verde, una certa nota musicale e un certo valore termico: riteneva infatti che lo spirito dell’uomo fosse una “dimensione” sottile, invisibile ai sensi, ma indagabile scientificamente nell’ambito della Fisica delle particelle.
Egli ripeteva che le sue stesse “possibilità” come amava chiamarle, sono alla portata di ognuno di noi; è però necessario un rigoroso controllo del Sé, per renderlo puro da ogni istinto negativo di egoismo, interesse, orgoglio ecc., di tutte le pulsioni cioè legate alla materialità.


Natuzza Evolo: i messaggi dei defunti e dal Cielo



Il 17 gennaio un vecchio mendicante dai vestiti sporchi e laceri bussò alla mia porta.
Io chiesi: “Che volete“? E l’uomo rispose: “No, figlia mia, non voglio niente. Sono venuto per farti una visita“.
Intanto notavo che l’anziano, coperto di cenci che pendevano, aveva gli occhi incredibilmente belli, erano verde intenso. Cercai di congedarlo rapidamente e dissi: “Sentite, se avevamo un morso di pane ve lo davo, ma non abbiamo niente, siamo poveri in tutto“.
“No figlia mia, me ne vado. Prega per me che io prego per te“, mi rispose andandosene con un sorriso bellissimo.
Pensai fosse un vecchio pazzo. L’angelo allora mi disse: “Tu sei una stupida, non ti ha chiesto niente, non ti ha detto niente, ha alzato la mano per benedirti. Chi poteva essere? Uno dell’altro lato!“.
Presa dalla paura replicai: “Un altro lato dove? della strada?“.
L’angelo rise e con voce pacata disse: “Era il Signore…si è mostrato così stracciato perchè siete voi, il mondo, che l’avete stracciato e lo continuate a stracciare. Era Gesù“.
Figurati a me, piansi per tre giorni. Avevo trattato male Gesù, se sapevo che era Lui lo avrei abbracciato!

(testimonianza di Natuzza Evolo a don Cordiano)


L’interessante testimonianza appena riportata della mistica di Paravati, Natuzza Evolo, ci trasporta nella straordinaria quotidianità di “Mamma Natuzza“, come viene tutt’oggi amorosamente chiamata ed invocata.
Ella difatti era in continuo contatto con gli angeli (vedere l’articolo “Natuzza Evolo e gli angeli“), i defunti e con Dio.
Riceveva apparizioni, messaggi, ammonizioni, visite anche più volte al giorno, arrivando persino a scambiare le anime dei deceduti per persone vive: un caso emblematico risale a cavallo tra il 1944 e il 1945, quando la mistica senza volerlo fece fuggire spaventato un uomo che si era presentato da lei con altre persone, chiedendogli ingenuamente: “Scusate, ma voi siete vivo o siete morto?“.
Accanto alle apparizioni, la Evolo cadeva spesso in trance volute da Signore affinchè i deceduti potessero comunicare al mondo attraverso di lei. L’avvocato Silvio Colloca, rinomato personaggio del tempo, raccontò d’aver sentito provenire dalla bocca di Natuzza una voce di bambino che intimava: “Vieni pure. Sono tuo zio Silvio“.
Il padre dell’avvocato aveva infatti perduto un fratello di otto anni nel 1874 e in sua memoria ne aveva dato nome al figlio.
Dopo l’iniziale smarrimento, Colloca iniziò a dialogare con il bambino in questione, chiedendo notizie dei suoi familiari deceduti. “Tranquillo, stanno bene” fu la risposta.
Sempre più sconvolto dalla discussione, l’avvocato tentò di scuotere la mistica per svelare un possibile trucco, ma un’altra voce candidamente disse: “Inutile che la scuoti, non si sveglia. Ora devo andare, il permesso è finito. Fatti una comunione per me“.
Ancora non smaltito lo stupore ed ecco presentarsi un’altra voce, questa volta rauca e sofferente, d’un suo parente massone: “Sono morto senza volere i Sacramenti, da massone. Soffro, non c’è speranza, sono giustamente condannato al fuoco eterno…sono sofferenze atroci e spaventose“.

Un caso analogo fu quello di don Silipo, sacerdote scettico nei confronti di Natuzza, il quale ebbe occasione di parlare – sempre tramite la mistica di Paravati – con monsignor Giuseppe Morabito, vescovo deceduto da giorni.
“Diteci qualcosa dell’altro mondo!“, gli fu chiesto.
La voce con solennità rispose: “Ho conosciuto la cecità di codesto mondo, ora sono nella Visione Beatifica“.
A queste parole don Silipo decise di ricredersi del tutto, in quanto egli era l’unico a conoscenza della cecità che colpì il monsignore negli ultimi giorni di vita.

Queste trance divennero nel tempo sempre più frequenti e la gente del posto, venuta a conoscenza dei fatti, si recava spesso da Natuzza con la speranza di ricevere messaggi dall’aldilà.
Dorotea Ferreri Perri, una delle signore presenti, raccontò allo scrittore Valerio Marinelli quanto segue:


Ricordo che ad un certo punto la voce del marito di una donna che era là con noi le disse: “Mi hai dimenticato, io avrei bisogno di tante preghiere, di tanti aiuti“. La moglie rimase stupefatta e addolorata, continuando il discorso.
Si presentò poi un bimbo che era morto in un incidente automobilistico, figlio di una marchesa di Vibo Valentia, il quale disse: “Io sono il figlio di…” e poi: “Mamma è in viaggio, sta per arrivare, però il mio turno è questo, ditele, vi prego, che non pianga più, che stia tranquilla, perchè io prego per loro, io sono vicino a Dio e attorno gli angeli, sono in un luogo bellissimo pieno di fiori. Mamma arriverà tra poco, diteglielo che sono intervenuto“.
Non passaromo molti minuti che la donna arrivò e, riconosciuta dai presenti, le fu riferito tutto. Ella si disperò per non aver potuto sentire il figlio.


I colloqui con i defunti tramite trance cessarono definitivamente nel 1960.
Quell’ultima occasione viene ampiamente descritta dal primogenito dei figli della mistica:


Si presentò la voce di una santa, mia sorella si ricorda che si trattava di Santa Teresa del Bambin Gesù.
E iniziò a rimproverarmi: “Tu non vai a messa e marini la scuola“, cosa vera perchè spesso me la filavo a giocare a carte. “Ti devi comportare diversamente…“.
Papà a quel punto intervenne: “Fate bene a riprenderlo!“. Ma la voce lo ammutolì: “Zitto tu bestemmiatore!“.
Mio padre non disse più una parola, sentendosi in colpa per quelle volte che aveva perso la pazienza.
Poi altre voci si susseguirono; alla fine ci salutarono dicendo che quella sarebbe stata l’ultima volta che venivano. “Ci risentiremo quando sarete tutti riuniti“.
Noi pensammo allora che intendessero una particolare occasione familiare, ma forse, con il concetto di riunione, intendevano qualcosa di molto più grande…


Nonostante questo speranzoso congedo, le visioni delle anime dei morti continuarono per tutta la vita.
Spesso la Evolo parlava delle anime dei potenti, come quella di John Fitzgerald Kennedy (1917 – 1963): “È salvo, ma servono tanti, tanti suffragi“.
Riferiva inoltre di vedere spesso l’anima “radiosa” di Papa Pio XII durante le celebrazioni liturgiche, descrivendolo come “quel Papa alto, magro, con il naso lungo e gli occhiali“.
Ancora, ella riceveva, in determinate ricorrenze, apparizioni del “medico-santo” Giuseppe Moscati (1880 – 1927), già beatificato da Papa Paolo VI nel 1975, vedendolo “rivestito di lucente gloria; quella lucentezza derivava dalla sua vicinanza alla Madonna, e ai tanti atti di carità che aveva compiuto in vita“.
Non mancò di richiedere informazioni su sua figlia scomparsa anche il celebre cantante Al Bano, il quale si sentiva ormai certo della morte di Ylenia. La risposta di Natuzza in quella circostanza spiazzò tutti: “Se ne è andata via con una setta, bisogna pregare per lei“.


Frammenti di Cielo

La mistica di Paravati mai negava un consiglio, una carezza o un abbraccio a chi la veniva a visitare.
Non di rado i consigli stessi che donava provenivano dall’angelo custode, dalla Madonna o direttamente da Gesù.
Fu questo il caso d’un giovane indeciso se sposarsi o darsi totalmente al Signore, assecondando la sua chiamata:


Ho visto la Madonna e le domandai di darmi una risposta. Mi rispose: “Fra un momento ti mando l’angelo custode e ti riferirà quello che io ho detto a lui“.
L’angelo allora mi disse: “Vuole essere fedele con la Madonna o con Gesù, ma deve offrire realmente il suo cuore affinchè tutto quello che lui vuole fare venga confermato dal Signore. Che preghi, dia buon esempi, sia umile e caritatevole, dimostrando d’essere figlio fedele di Dio e della Madonna.
Vi sono in Cielo più padri e madri che non zitelle. I santi si possono fare pure nelle grotte“.


Tuttavia i messaggi che provenivano dal Cielo non erano unicamente rivolti ai singoli, ma trattavano spesso temi concernenti l’intera umanità: la stessa Evolo chiese, in tempo di guerra, delucidazioni al Signore riguardo la situazione mondiale.
La Madonna le rispose mostrandole una lunghissima lista scritta, aggiungendo: “Vedi figlia mia, questa è una lista di peccati; perchè possa tornare la pace servono altrettante preghiere“.
Ancor più pressanti erano gli inviti al pentimento e le descrizioni del Purgatorio:


Chiedete perdono a Dio per i vostri peccati mortali, e con pentimento altrimenti la Giustizia non vi potrà mai perdonare , ma chi chiede perdono a Dio viene preservato solo dal fuoco eterno, la colpa dovendosi espiare in Purgatorio con pene diverse: chi fa testimonianza falsa, o dice calunnie, è condannato a stare in mezzo al mare; chi fa magia nel fuoco; chi bestemmia sarà costretto a stare in ginocchio; chi è superbo nel fango.

Natuzza Evolo, in questo continuo contatto diretto con la Madonna, Dio ed i santi, riceveva persino ammonimenti e rimproveri per alcuni comportamenti: ella stessa raccontò di come San Francesco la sgridò per aver principalmente dedicato l’attenzione in Chiesa alla sua statua piuttosto che al Crocifisso.


Altrettanti ammonimenti, assieme ad un grande numero di frasi bibliche, provennero dalle sudorazioni ematiche: la mistica difatti, in determinate occasioni, sudava sangue, e tale sangue andava poi a formare frasi ed immagini sui fazzoletti usati per asciugare le sudorazioni.
Gesù, la Madonna e i loro Cuori Immacolati trafitti da croci furon speso i protagonisti delle misteriore raffigurazioni; vi si potevano inoltre trovare simboli riconducibili allo Spirito Santo, simoboli dei martiri e di San Luigi Gonzaga (1568 – 1591).
Le frasi potevano invece variare dal greco antico al latino, dal francese all’italiano, dal tedesco allo spagnolo, seguendo tuttavia una ben precisa logica biblica neotestamentaria.
Tra le numerosissme donate, quella più ricorrente – ed emblematica – secondo la testimonianza dei presenti fu un passo del Vangelo di Marco (8:36), chiaro invito di Dio all’uomo moderno a non bramare smodatamente ricchezze e potere, ma ad impegnarsi piuttosto nel proprio cammino spirituale:




Che giova all’uomo se guadagna il mondo ma perde l’anima sua?
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14/01/2017 14:45:32
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IL TERZO OCCHIO

14 gennaio 2017 ore 10:51 segnala


Terzo Occhio: cos’è e perché é meglio esercitarlo con prudenza

Il terzo occhio è collegato al sesto chakra, ajna, e alla ghiandola pineale, si dice sia collocato sopra agli occhi al centro della fronte mentre il chakra corrispondente si trova dietro di esso. Il sesto chakra, il cui colore è l’indaco, associato all’intuizione e alla visione, è formato da novantasei petali rotanti, che si trasformano in un vortice turbinante quando il terzo occhio viene aperto. L’apertura del terzo occhio permetterebbe di vedere oltre la forma e rappresenterebbe il presupposto dell’intuito e addirittura della chiaroveggenza.

Ma cos’è l’intuito? Spesso confuso con l’istinto, esso in realtà rappresenta la capacità di captare le cose senza ricorrere alla mente logica. Ma se l’istinto è una risposta automatica legata alla sopravvivenza, l’intuito è piuttosto un insieme di istinto, intelletto e intuito stesso. L’attivazione del sesto chakra consentirebbe il risveglio di questa facoltà insita in tutti noi, ma spesso addormentata. Come riporta Salvatore Brizzi nel suo blog, il Vangelo stesso ci parla indirettamente di questa facoltà: “La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!“(Mt 6,22-23). Si ritiene infatti che vedere con occhi chiari significhi proprio vedere oltre i contenuti della coscienza e tutti quei limiti mentali, giudizi, parole inutili per la nostra evoluzione.




l terzo occhio viene anche chiamato Occhio centrale di Shiva o Occhio di Horus. Si ritiene che esso svolga sia il compito di ricevente che trasmittente e che permetta la percezione dei piani interiori, delle forme pensiero e delle entità solitamente non percepibili. Ajna, che è la sua sede, nasce dall’unione degli occhi fisici che insieme ci permettono di guardare oltre l’apparenza, ovvero di guardare senza guardare, sviluppando tutta una serie di qualità come l’intuizione e la concentrazione, incrementando nel contempo la consapevolezza di noi stessi.Focalizzandosi su questo punto durante la meditazione, facilitiamo secondo alcuni autori il suo sviluppo.

Pinocchio e il Terzo occhio




Come riportato su campoquantico.it e sul blog di Salvatore Brizzi, la favola che meglio simboleggia il percorso verso l’apertura del terzo occhio è quella di Pinocchio. Il nome stesso del burattino è composto da due parole, pino e occhio:
“Pinocchio deriva dalla composizione delle parole “pino” e “occhio”. Il pino è l’albero i cui frutti, i pinoli, hanno la stessa forma della ghiandola pineale, che nella tradizione esoterica rappresenta appunto il “terzo occhio”. La favola di Pinocchio rappresenta quindi il percorso verso l’apertura del “terzo occhio”, verso il risveglio dell’essere.” Non a caso la favola è intrisa di simbologie, basti pensare a Geppetto che come un padre “divino” crea suo figlio da un pezzo di legno o ancora la fatina, che è l’anima del burattino, pronta a soccorrerlo nei momenti più bui. Il risveglio, nella favola, è rappresentato dalla trasformazione del burattino in bambino in carne e ossa.

Esercizi per aprire il terzo occhio: perché é meglio essere prudenti



strangedays

Online si trovano moltissimi esercizi per aprire il terzo occhio è sempre bene approfondire le fonti prima di sperimentare qualunque cosa. Il fatto è che sebbene ve ne siano di innocui, lavorare con le energie sottili richiede sempre un po’ di attenzione, specialmente oggi come oggi, visto che non abbiamo ancora una conoscenza così approfondita di queste tematiche. Io stessa ho riportato in passato esercizi consigliati da esperti del settore o pseudo-tali ma ammetto di stare riconsiderando questo aspetto. Non sto sconsigliando di fare esercizi ad hoc ma suggerisco di sperimentarli con persone di fiducia, con insegnanti che conoscete, diffidando di chi vi promette risultati rapidi e semplici da ottenere.




Il percorso di crescita spirituale, e più banalmente anche il percorso di crescita psicologica, richiede costanza, buona volontà, fiducia, autenticità, ma soprattutto tempo e sebbene ci venga venduto come qualcosa di estremamente facile, non è così. Come suggerisce Salvatore Brizzi, “il ricercatore spirituale moderno non si rende conto che quando si lavora con le energie della psiche non si può scherzare. Non passa settimana nella quale non vengo a sapere di qualcuno che si è amaramente pentito di aver praticato esercizi miranti ad aprire il Terzo Occhio, a risvegliare la Kundalini, a fare sogni lucidi e viaggi astrali. E non sto esagerando, il numero delle persone danneggiate è altissimo; ci sono scuole che stanno letteralmente creando dei danni a tappeto sulla popolazione divulgando queste pratiche!”. Non voglio fare
allarmismo ma occhio a quello che si fa, cerchiamo di informarci, confrontare le fonti, approfondire gli argomenti di nostro interesse in modo da non fare di tutta l’erba un fascio sperimentando qualunque cosa senza un minimo di cognizione e consapevolezza.

Laura De Rosa

yinyangtherapy.it
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Terzo Occhio: cos’è e perché é meglio esercitarlo con prudenza Il terzo occhio è collegato al sesto chakra, ajna, e alla ghiandola pineale, si dice sia collocato sopra agli occhi al centro della fronte mentre il chakra corrispondente si trova dietro di esso. Il sesto chakra, il cui colore è...
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SPIRITUALITA'/Quando l’allievo è pronto, il Maestro appare.

13 gennaio 2017 ore 10:52 segnala

Questo è un proverbio orientale che per me significa una cosa molto semplice: chiunque potrebbe darti consigli, ma se tu non sei pronto, o pronta, ad ascoltarli, a rifletterci, a capirli, sarà tutto inutile.

Adesso ti presento il mio Maestro, Colui che mi ha guidato nel mio percorso Spirituale e mi guida ogni giorno: Gesù.

Voglio subito chiarire un paio di cose perché purtroppo, quando nomino Gesù o Dio, si fa sempre molta confusione.

Ecco cosa devi sapere:

Un Maestro Spirituale è colui che sa guidarti a comprendere la verità riguardo la tua vita, come spirito e come corpo.
Seguire Gesù e seguire la chiesa, o una delle tante, sono due cose diverse.
Non ti parlo di religione. Ti parlo di spirito e spiritualità. Gesù ha insegnato come viverla, che ruolo dare allo spirito, come rafforzarlo attraverso la nostra esperienza quotidiana.
Le chiese sono piene di dogmi e regole, appaiono spesso come strutture che impongono qualcosa. Gesù ha offerto la Sua via a coloro che la vogliono scegliere. C’è una bella differenza!
La spiritualità non è fatta di gesti formali, riti, celebrazioni, obblighi o regole. La verità rende liberi, se il tuo cammino apre i tuoi occhi e te la mostra, il resto viene spontaneo.
Sì, si può credere nell’insegnamento di Gesù e nel Suo essere figlio di Dio, senza credere in questa o quella chiesa.

A scuola avevi un maestro. Cosa faceva?

Ti insegnava le cose che non sapevi e ti mostrava come imparare a diventare forte, a scegliere meglio.
Gesù mi ha insegnato quale strada seguire, come distinguere bene e male nel senso che spiega come fare quello che produce felicità.
Gesù insegna come vivere la migliore esperienza possibile su questa terra.
Il corpo deve essere al servizio dello spirito.
Ecco cosa mi ha insegnato:

Avere fiducia in Dio come l’avremmo nella persona che più di tutte ci ama. Tutto quello che fa è per il nostro bene, per amore nei nostri confronti. Anche quando non capiamo.
Amare senza porre limiti. L’amore incondizionato è la strada che crea una gioia immensa, e Gesù la insegna come stile di vita.
Niente e nessuno può condizionare le nostre scelte. Dio ci offre ogni giorno forza a sufficienza per vincere ogni sfida, sopportare ogni problema o sofferenza. Basta chiederla.
Ciò che conta è il nostro cuore, non i comportamenti esteriori. Non è cosa facciamo il problema, ma le intenzioni, i reali sentimenti, la vera disposizione d’animo con cui viviamo.
La nostra vita materiale deve essere al servizio del nostro spirito, elevarlo invece di sporcarlo con comportamenti sbagliati, odio e sentimenti negativi. Solo così vivremo felici.

Se vuoi essere felice devi invertire le priorità: prima c’è lo spirito, perché tu sei spirito, poi il corpo che serve allo spirito per crescere, progredire, fare esperienza.
Questo ribaltamento è al centro del messaggio di Gesù, anche se tutti lo tralasciano.
E questa è anche la mia personale esperienza, il percorso di ricerca spirituale che ho intrapreso e proseguo ogni giorno.
Vorrei precisare però il primo punto dell’elenco: la fiducia in Dio è l’idea che nulla accade senza che Lui lo permetta.
Alcuni penserebbero che quindi Dio vuole le guerre o la morte dei bambini.

Immagina un padre che ama il proprio figlio. Pensi che sia felice nel vederlo in difficoltà o soffrire?
No, ovviamente, perché lo ama.
Ma sarebbe amore eliminare per lui ogni difficoltà e problema?
Sarebbe amore evitargli ogni sfida davvero difficile e magari dolorosa?
Non lo sarebbe, perché in questo modo il figlio non diventerebbe mai un uomo, non sarebbe forte e non riuscirebbe ad affrontare la vita.
Se un padre ama il figlio non gioisce quando sta male, ma sa che queste prove sono indispensabili per crescere e poter vivere felice.
Dio è un padre che ama me quanto te, e se non ti risparmia difficoltà o problemi lo fa perché tu possa diventare forte e libero, o libera.

In ogni situazione difficile, in quelle che chiamiamo facilmente ingiustizie, alcuni vedono punizioni, altri prove, altri ancora disinteresse da parte di Dio per gli uomini, o peggio la Sua inesistenza.
Io non so dirti se siano punizioni o prove, ma so che sono opportunità.
L’opportunità più grande che Dio potrebbe concederci, perché è la sola occasione per vivere felici: scegliere di amare.
Ho scoperto che se non pretendo di stabilire se quel che accade è giusto, che se smetto di giudicare il disegno di Dio, posso scegliere di amare.
A cosa serve discutere se sia giusto che alcuni bambini soffrono? O se sia giusto che la guerra uccida milioni di persone?

Cambia le cose pormi queste domande? No.
Cosa posso fare io? Questo conta.
Come posso amare in situazioni come queste, nonostante quel che accade?
Come posso dare il mio contributo per rendere questo mondo migliore?
In ogni situazione ho imparato a vederci una grande opportunità: amare nonostante tutto, proprio laddove nessuno sarebbe disposto a farlo.
Questo farà la differenza nella tua vita, ti renderà libero, o libera, e soprattutto felice.
Ecco il senso del messaggio di Gesù: abbi fiducia perché Dio ti ama come un padre, e cogli ogni giorno le occasioni di amare che si presentano.
Questa è spiritualità, questa fiducia è una corazza contro la sofferenza, questo amore è il modo più sicuro per vivere una vita meravigliosa ed elevare il tuo spirito.

Religione o spiritualità?

Alcuni dicono che sono la stessa cosa, o cose molti simili.
Altri intendono la spiritualità anche senza credere all’esistenza dello spirito, come diversa dalla materialità.
Su Wikipedia ho letto alcuni spunti interessanti.
Io penso che la spiritualità sia legata alla natura umana in quanto siamo spirito, prima di tutto.
Come detto, Gesù è il mio Maestro spirituale, ma non appartengo a nessuna chiesa e non le seguo.
Che motivo hai di seguire coloro che seguono il Maestro?
Segui direttamente Lui!

Se pensi ai maestri spirituali orientali, la gente segue loro, non altri che se ne fanno portavoce.
Ecco cosa fa un Maestro spirituale: ti indica come entrare in contatto con la parte di te più preziosa e come comprendere la verità che altrimenti sfugge ai nostri sensi.
Da qui, c’è una ricaduta meravigliosa sulla nostra vita, in tutti i suoi aspetti.
Il Maestro è sempre uno solo.
Qualche anno fa vivevo una vita normale, quindi non ero sempre felice.
Poi ho iniziato a capire tante cose, a scoprire come funziona la mente e molto altro.
La svolta, però, è stata la mia scelta di seguire Gesù.

A proposito voglio consigliarti un progetto in cui creo moltissimo: Semplicementecristiani.it.
Ti consiglio davvero di scoprire le risorse che ti offre per il tuo percorso spirituale.
Io ho anche realizzato un percorso gratuito in cui ho condiviso i punti chiave del mio percorso.
Non è astratto come potrebbe sembrare, dal momento che io vivo la spiritualità e la fede in maniera molto concreta.
Pensiero e azione devono sempre essere allineati.
Ma ricorda che conta solo cosa abbiamo nel cuore.


DAL WEB




Aprire gli occhi non basta, ma aiuta



La parola “spiritualità” sembra alludere a una dimensione «altra», sempre ulteriore, rispetto a quella che si vive ordinariamente. Sembra forse rinviare a un tempo tranquillo, festivo, privo di quegli impegni che distraggono lo spirito da ciò che più conta. In ambito cristiano poi a volte si pensa che la spiritualità sia un discorso riservato a persone ben formate e ferventi: una sorta di passo in più, di passo in avanti.
La verità più fondamentale è che ogni essere umano, in quanto tale, vive sotto l’influsso della chiamata della grazia di Cristo e dalla Grazia è incalzato. Tutti gli esseri umani, proprio perché umani, hanno una vita spirituale con le sue dinamiche proprie. Tutti sono toccati dalla grazia di Dio. Semmai a volte questo tocco viene riconosciuto e a volte no.
La vita spirituale delle persone dunque non è morta perché non può morire. Semmai oggi sembra spesso fuoriuscire dal mondo della confessione religiosa.

Lo Spirito di Dio agisce di continuo in noi e in tutta la realtà umana: è presente ed è attivo negli avvenimenti, nelle sensibilità, nei desideri, nelle tensioni profonde dei cuori e dei contesti sociali, culturali e spirituali.
Compito dell’uomo spirituale cristiano, oggi più che mai, è di scoprire ciò che Dio opera nella vita delle persone, della società e della cultura, dell’economia, della politica, e di discernere come Egli proseguirà la sua opera. Dunque il discernimento spirituale evangelico cerca di riconoscere la presenza dello Spirito nella realtà umana e culturale, il seme già piantato della sua presenza negli avvenimenti, nelle sensibilità, nei desideri, nelle tensioni profonde dei cuori e dei contesti sociali, culturali e spirituali. Tutti i contesti, anche quelli apparentemente più lontani.
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http://diventarefelici.it/wp-content/uploads/2014/12/Quando-lallievo-%C3%A8-pronto-il-maestro-appare.jpg Questo è un proverbio orientale che per me significa una cosa molto semplice: chiunque potrebbe darti consigli, ma se tu non sei pronto, o pronta, ad ascoltarli, a rifletterci, a capirli, sarà...
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13/01/2017 10:52:51
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Scopriamo insieme le proprietà dello Zenzero e del Limone.

10 gennaio 2017 ore 20:11 segnala
Zenzero e limone: proprietà e ricette per assumerli ogni giorno

Zenzero e limone sono due prodotti naturali che insieme possono essere davvero benefici per il nostro organismo: aiutano a dimagrire, sono ottimi contro i malanni di stagione e non solo. Scopriamo di più su questi due ingredienti e le ricette per consumarli ogni giorno.




Zenzero e limone sono due alimenti dalle tante proprietà benefiche per il nostro organismo. Assunti insieme ogni giorno sono un vero e proprio toccasana per la salute: sono depurativi, antinfiammatori, rinforzano il sistema immunitario e aiutano a dimagrire, inoltre favoriscono la digestione e sono ottimi antiossidanti anche grazie alla presenza della vitamina C. Scopriamo le principali proprietà di zenzero e limone e le ricette per utilizzarli al meglio.


Proprietà benefiche di zenzero e limone

Ma quali sono le proprietà di zenzero e limone? Scopriamole insieme per imparare a conoscere questi due preziosi prodotti naturali.

Zenzero: lo zenzero ha proprietà antinfiammatorie, aiuta infatti in caso di influenza, raffreddore e mal di gola, inoltre funziona anche come antidolorifico in caso di dolori mestruali, articolari e contro il mal di testa. Aiuta la digestione ed evita la formazione di gas intestinali. Lo zenzero è anche indicato per tenere sotto controllo il colesterolo cattivo e la glicemia.

Limone: questo frutto è ricco di vitamina C che aiuta a rinforzare il sistema immunitario prevenendo raffreddore e influenza. Inoltre aiuta a depurare il fegato favorendo l'eliminazione di tutte le scorie, purificando così l'organismo. Combatte la ritenzione idrica aiutando il corpo a disintossicarsi, oltre ad eliminare il gonfiore addominale. Il limone contribuisce anche a migliorare la digestione ed ha ottime proprietà antibatteriche. Assunto ogni giorno, il limone aiuta anche ad eliminare i calcoli biliari e renali.

Zenzero e limone per dimagrire

Zenzero e limone insieme sono ottimi per perdere peso: aumentano il senso di sazietà e, bevuti sotto forma di bevanda calda, rendono più attivo il metabolismo aiutando a bruciare i grassi. Il limone in particolare, favorendo la diuresi, aiuta a disintossicare l'organismo. Lo zenzero è ottimo per dimagrire: favorisce infatti la perdita di peso grazie alle sue componenti piccanti e riscaldanti, come il gingerolo, che lo rendono un alimento termogenico, un vero e proprio brucia grassi naturale.

È però importante sottolineare che, per usufruire degli effetti dimagranti di zenzero e limone, è importante seguire un'alimentazione sana, fare regolare attività fisica e bere almeno due litri di acqua al giorno. Zenzero e limone devono quindi essere considerati come alimenti da integrare all'interno di una dieta bilanciata, in questo modo possono essere di grande aiuto.


Quanto assumerne?


Potete bere una tazza di zenzero e limone al giorno, preferibilmente al mattino a stomaco vuoto, inoltre potete distribuire questi due alimenti nell'arco della giornata anche in altro modo. Per quanto riguarda lo zenzero è importante non superare una quantità che può variare dai 10 ai 30 grammi. Il limone può essere utilizzato anche come condimento e, il suo succo, può essere utile per assimilare il ferro contenuto in alcuni alimenti vegetali come legumi e verdure a foglia verde.

Come assumere zenzero e limone: le ricette da preparare per i diversi utilizzi

Una volta scoperti gli effetti positivi di zenzero e limone, vediamo ora alcune ricette per prepararli al meglio per i diversi utilizzi.

Tisana depurativa e dimagrante

Chi vuole perdere peso, al mattino potrà preparare una tisana a base di zenzero e limone che sarà anche un ottimo energetico per affrontare la giornata. Per prepararla fate bollire un pezzo di zenzero di 5 centimetri per alcuni minuti, poi fate intiepidire e aggiungete il succo di mezzo limone. Bevete la tisana 10 o 15 minuti prima di colazione. Questa bevanda ha anche un effetto alcalinizzante utile a mantenere in equilibrio il pH fisiologico.

Decotto per nausea e mal di stomaco

Chi invece ha problemi con lo stomaco o non riesce a digerire, potrà preparare un ottimo decotto: un rimedio della nonna detto "canarino", a causa del suo colore giallo. Questo decotto ha un sapore amarognolo ma è indicato in caso di mal di stomaco o nausea. Fate bollire insieme buccia di limone e pezzetti di radice di zenzero e, una volta intiepidito, sorseggiate lentamente: aiuterà anche a favorire la digestione.

Bevanda digestiva


Con zenzero e limone potete anche preparare una vera e propria bevanda digestiva, magari dopo un pasto abbondante. Per prepararla sbucciate mezza radice di zenzero, aggiungete poi il succo di mezzo limone e un po' di zenzero in succo, aggiungete poi del miele per equilibrare il sapore con il giusto mix di dolce e piccante. Questa bevanda va bevuta dopo i pasti: favorisce la digestione e previene la formazione di gas intestinali evitando flatulenza e gonfiore addominale.

Tè contro raffreddore e l'influenza

Zenzero e limone insieme sono inoltre un ottimo antibiotico naturale, utile a combattere i sintomi di raffreddore, mal di gola e influenza. In questo caso potete preparare un tè: fate bollire una radice di zenzero di 4 centimetri in mezzo litro di acqua per almeno 10 minuti. Una volta tiepido aggiungete il succo di mezzo limone così da favorire gli effetti benefici della vitamina C. Prendetene una tazza al mattino e una alla sera aggiungendo un cucchiaino di miele, meglio se di eucalipto perché aiuta non solo a dolcificare ma funge anche da espettorante.

Infuso freddo come bevanda dissetante


E per preparare un infuso dissetante? Fate bollire una radice di zenzero di 4 centimetri per circa 5 minuti, fatela raffreddare prima a temperatura ambiente e poi mettetela in frigo. Prima di bere l'infuso aggiungete il succo di un limone: potete poi dolcificare con succo di acero. Un'ottima bevanda da bere durante la giornata per rinfrescarsi. Inoltre, bevuto tra i pasti, questo infuso è un ottimo spuntino e riesce a regolare il metabolismo.

Come condimento

Zenzero e limone possono essere utilizzati anche come condimento, senza dover preparare tisane o infusi. Potete infatti grattugiare lo zenzero aggiungendolo alle pietanze insieme al succo di limone: un ottimo condimento per le vostre insalate.

Controindicazioni

Zenzero e limone insieme sono sconsigliati a chi soffre di ulcera o gastrite. Lo zenzero, inoltre, consumato in dosi eccessive potrebbe aumentare la pressione sanguigna, per questo non deve abusarne chi soffre di ipertensione ma anche chi ha problemi digestivi o gastrointestinali. Anche chi assume farmaci dovrà chiedere il parere del medico prima di assumere quotidianamente lo zenzero. Il succo di limone non ha particolari controindicazione, l'importante, come in tutte le cose, è non abusarne e utilizzarlo sempre come ultimo ingrediente senza farlo mai cuocere: in questo modo, infatti, perderebbe le sue proprietà benefiche.

Nel prossimo post parleremo di come utilizzare il limone per l'igiene della casa e non.
Buona serata
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Zenzero e limone: proprietà e ricette per assumerli ogni giorno Zenzero e limone sono due prodotti naturali che insieme possono essere davvero benefici per il nostro organismo: aiutano a dimagrire, sono ottimi contro i malanni di stagione e non solo. Scopriamo di più su questi due ingredienti e le...
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suor marie-paul ross parliamo di sesso......

09 gennaio 2017 ore 23:24 segnala
perché la Chiesa non deve temere l’eros

Prima Parte
Un solo percorso, molte Vie

Una morte senza senso

«Perdono, Madre, Perdono!»
una donna isterica urla, con il volto deformato dal dolore, continuando a ripe-
tere le stesse parole. Non capisco niente di quello che dice, finché il mio sguardo non viene attirato da una lunga cassa di legno posata sul pavimento, in fondo alla
stanza. Mi avvicino e vedo Maria, quindici anni, stesa su delle assi, con intorno piccoli lumini elettrici multicolori. È pallida e il suo viso, circondato da lunghi ca
pelli color ebano, esprime un’infinita dolcezza...
Anna, la madre, si getta ai miei piedi, in lacrime. anche se ci sono quaranta gradi, comincio a tremare.
«Che cosa è successo?»
Intorno a me tutto tace.
Alla fine si alza, mi accompagna nel retro della casa e mi racconta del dramma che
si è svolto proprio lì, qualche ora prima.
La figlia era incinta e per salvarla dall’ira del padre ha chiesto a un guaritore di farla abortire.
L’intervento di quel vecchio, che pretendeva di saperla lunga quanto un medico, è
sfociato in tragedia. Non riesco a trattenermi dal chiederle: «Chi è il papà del bambino? dove si nasconde?».
Lei abbassa gli occhi e non dice più nulla.
Più tardi verrò a sapere che il colpevole, un adulto di ventiquattro tro anni, ha già una compagna e tre figli! Quel giorno sono rientrata furiosa. Ho strappato due pompelmi da un albero del giardino, ho appeso un’amaca tra due tronchi e ho pianto, a lungo.
Poi, al calar della notte, ho reso partecipe Dio della mia rabbia.
Davvero, gli uomini sono tutti degli irresponsabili!
Me la sono presa con me stessa.
Io, missionaria dell’Immacolata Concezione, infermiera diplomata, non ero stata capace di impedire quella disgrazia. Quella morte non aveva
senso.
Maria aveva appena compiuto quindici anni!
Come richiede la tradizione, la famiglia aveva risparmiato per organizzare una festa sfarzosa a cui era stata invitata tutta la comunità. su richiesta dei genitori ero
intervenuta anch’io, ma avevo provato un forte disagio: non riconoscevo più in lei la bambina che cantava nel coro del villaggio.
L’avevo sempre vista indossare vestiti sintetici a buon mercato, ma ora si era trasfor
mata in una principessa: tacchi alti, trucco, pettinatura elaborata... attirava su di sé tutti gli sguardi maschili di quella rumorosa assemblea, piuttosto alticcia.
«Guardate com’è bella!» si vantava il papà: era fiero dell’effetto che provocava.
Il compito della ragazza, quella sera, era di fargli onore e soddisfare il suo
orgoglio, provocando il desiderio di tutti quegli uomini.
Naturalmente, però, se dopo uno di quei signori le avesse chiesto un favore sessuale, doveva stare attenta a non farsi mettere incinta!
Infatti a Baurès, nel cuore dell’Amazzonia Boliviana, non si scherza con la verginità delle figlie: vengono anche picchiate e addirittura
uccise, per punizione.
Anche il colpevole subisce la stessa sorte ed è costretto a fuggire per salvarsi la pelle!
La realtà mi ha sempre portato a esprimere dubbi sulla mia vocazione: “
Marie Paul, sei davvero sicura di avere la stoffa della missionaria?”.
L’immagine e il ricordo di Maria, dei suoi splendidi capelli neri ondu-lati e del suo meraviglioso sorriso non mi hanno più lasciata. No, quella gente non aveva soltanto bisogno di evangelizzazione. Gli abusi, le ferite profonde, la mancanza di educazione erano le cause di tutta la miseria sociale e affettiva che mi circondava, tanto quanto la povertà.
È successo vent’anni fa... Cominciavo a capire che se volevo agire per il benessere e la salute di quelle persone dovevo fare qualcosa di diverso: promuovere una sessualità responsabile e sana sarebbe diventata la mia priorità.



Prima Parte –
Un solo perCorso, molte Vie
2
BoliVia e Perù


29 dicembre 1976
Ho ventinove anni e prendo l’aereo per la prima volta, diretta in Bolivia, nella regione di Yungas, nelle Valli calde sul versante umido della Cordigliera delle Ande.
Sto per raggiungere la mia comunità religiosa,
dove mi fermerò per cinque anni.
Il giorno prima, chiudendo la valigia, mi sono sentita assalire dall’ansia.
invece di essere contenta perché finalmente posso fare qualcosa di concreto, sono presa dal panico come una bambina che ha paura del buio, sconvolta dalla nuova
vita che mi aspetta, una destinazione sconosciuta che tra qualche ora mi separerà dalla mia famiglia, dalla mia terra natale, il Québec... e, devo confessarlo, da ogni
comodità.
Devo restare o è meglio partire? sono combattuta tra due mondi.
Durante la cena d’addio i miei genitori sono rimasti in silenzio, con il naso nel piatto.
Alla fine, con una voce spenta e gli occhi azzurri velati di lacrime, mia madre mi ha dato il suo consenso: «Vai, se questa è la tua scelta».
Ho trascorso la notte guardando le stelle e pregando la Vergine Maria e sant’Anna di sostenermi durante il lungo cammino verso l’ignoto che ho deciso di intraprendere.


A bordo, le diciassette ore di viaggio mi sembrano interminabili.
Lascio intatto il vassoio del pranzo, non ho né fame né sonno.
Sarà Lima la prima tappa del mio periplo; resterò lì per qualche giorno. Lungo la
strada che mi porta alla casa provinciale della con
gregazione scopro una serie interminabile di Bidonville. sono sconvolta!
I bambini sono vestiti di stracci, hanno lo sguardo triste. alcuni dormono per terra, circondati da montagne di rifiuti. i primi tempi, le mie consorelle si prendono cura di me.
Insieme facciamo visita a famiglie ammassate in stanze minuscole, senza finestre e a volte prive di tetto!
Dispongono soltanto di un piccolo lavandino e di un bagno comune. dove trovano, queste persone, la forza per sopravvivere in condizioni così disumane? Questa realtà mi spezza il cuore. Ci sarà mai un po’ di equità su questa terra? Non condivido i miei stati d’animo con le altre suore, che vedo molto impegnate nelle attività quotidiane. Hanno mille progetti, sono dotate di un incredibile coraggio e mi sembrano così felici di donarsi ai più bisognosi... alla fine rimango conquistata dal loro entusiasmo. È giunto per me il momento di riacquistare la calma e di passare all’azione.
La prossima tappa sono la Bolivia e la sua capitale, La Paz, situata sull’altipiano, a quasi quattromila metri di altezza.
Durante il volo, guardando dal finestrino scopro le Ande e la neve sulla cima delle montagne: paesaggi da cartolina, strabilianti, così belli che mi vengono le lacrime agli occhi.
All’aeroporto mi sento un po’ perduta, sola in mezzo a tutti quei ponci colorati.
sfortunatamente per me, a causa di un malinteso, la comunità non è stata avvertita del mio arrivo.
Mentre sto seduta sui bagagli sono assalita dai capogiri, mi tengo la testa tra le mani, sembra che stia per scoppiarmi. Vengo circondata da un piccolo gruppo di donne vestite con il costume tradizionale; una di loro mi porge una tazza
di mate di coca.
«Madre, è la medicina migliore contro la mancanza di ossigeno, beva!»la coca... sono diffidente, ma butto giù lo stesso l’infuso, grazie al quale, dopo un’ora, mi sento in grado di prendere un taxi per raggiungere l’appartamento della congregazione. Quattro piani da fare a piedi... lo sforzo aggrava le mie condizioni.
Le suore, apprensive, mi portano subito una bombola d’ossigeno e mi mettono a letto. Nella mia cameretta senza riscaldamento comincio a battere i denti, fa molto freddo ed è terribilmente umido.
Inizio a delirare, mi sento soffocare, ho paura di morire.
Le parole di mio padre mi risuonano nella testa come un gong: “No, non ce la farai a
sopportare tutta quella miseria! Resta qui, non sei fatta per quelle cose!”.

Il giorno dopo, con mia grande sorpresa, riesco ad alzarmi, ma il morale è sotto i tacchi. sono assalita da ondate di nostalgia.
Mi rivedo mentre faccio rientrare il bestiame nella fattoria dei miei genitori a
Sainte Luce, una bella cittadina balneare sulle rive dell’estuario del San
Lorenzo, dove sono nata nel 1947.
Sono la penultima di una tribù di nove fratelli e sorelle, la più timida e la meno socievole!
Ricordo che da bambina trascuravo volentieri i giochi tipici della mia età e trascorrevo intere giornate a guardare il cielo stellato, cercando di
capire quell’infinito così distante da me.
Mi immaginavo
Dio, il nostro Creatore, potente e vicino a noi. Quellasete di spiritualità avrebbeguidato tutta la mia vita...i miei primi contatti con le missionarie dell’Imma-
colata Concezione, le “MIC”, risalgono alla scuola primaria. Vestite con un abitobianco, un velo nero e una larga cintura blu, passavano regolarmente nelle classi per spiegarci la gravità dei problemi del Terzo mondo.
Sono affascinata dal racconto della loro vita negli orfanotrofi in Cina, in
Perù e in Africa. Voglio con tutta me stessa somigliare a quelle donne impegnate!
Durante l’estate dei miei quindici anni, una di loro bussa
alla nostra porta per vendere una rivista. Vedendomi, chiede a mia madre quale istituto frequenti.
La mamma alza le braccia al cielo e risponde: «Nessuno! Non so
più che cosa fare con mia figlia, ha voti scarsissimi!».
Dopo una lunga discussione, in cambio del versamento del mio assegno familiare, la religiosa accetta di occuparsi di me e mi iscrive al pensionato della scuola apostolica di Rimouski, a dieci chilometri dalla nostra abitazione.
A causa del mio carattere, non riesco a tenere a freno la lingua! i rapporti con la direttrice dell’istituto si deteriorano in fretta. Conformarmi alle regole per me è un incubo! infatti vengo cacciata per ben tre volte.
Alla fine sarò riammessa grazie all’intervento di un padre predicatore
e riuscirò a entrare nel postulato! vicino a
montréal.
Stranamente non mi fanno paura né il nubilato, né la rinuncia a crearmi una famiglia. Ho preso una o due cotte per ragazzi che mi hanno infiammata come una torcia, ma niente di più.

Dentro di me ho sempre saputo che il mio destino era un altro... Tuttavia, in famiglia non parlo mai della mia vocazione, perché di solito in casa sento dire che chi prende i voti è pieno di complessi o ha paura degli uomini! È vero che nel Québec degli anni sessanta l’anticlericalismo è alle stelle, diventare
suora è assolutamente fuori moda.
Abbiamo vissuto la liberazione dei costumi e il femminismo, mentre sul piano politico il paese vive all’insegna della modernità, dei grandi progetti industriali e della
rivoluzione tranquilla iniziata dal primo ministro Jean Lesage. Questa rimette in discussione, in particolare, l’influenza dell’istituzione religiosa sul sistema ospedaliero e sulle scuole pubbliche, portando alla separazione tra stato e Chiesa.
In un contesto come questo, preferire il velo alla minigonna è considerato, per i miei compatrioti, un vero e proprio fallimento!
Quando ricevo la lettera di ammissione come postulante, approvata dalla superiora generale,la mamma aveva firmato l’autorizzazione senza nemmeno leggerne il contenuto, provo una gioia profonda.
il giorno fatidico si avvicina a grandi passi!
Certo, come tutte le ragazze della mia età adoro andare a ballare il rock e il twist con la mia sorella maggiore e i miei fratelli e mi piace suonare qualche giga
con la fisarmonica; quello che preferisco, però, è stare da sola a meditare in una cappella o nel mio letto. per me la preghiera diventa naturale come il respiro.
Il giorno prima di partire, il 6 agosto 1964, finalmente annuncio la notizia ai miei familiari che, come mi aspettavo, non comprendono la mia decisione. «Non puoi farlo,
Marie Paul, sei completamente pazza! Non ti vediamo mai con un chum2.
A livello sessuale, sei sicura che vada tutto bene?».
Sono sconcertati e abbattuti, a cominciare da mio fratello maggiore, il più antibigotto della casa.
Mi sento costernata, dichiaro che non cambierò idea per niente al mondo. Reclamo la stessa libertà di scelta di mio fratello Adrien, che dopo aver lavorato nella Marina Mercantile è entrato a far parte dell’ordine dei domenicani.
Perché lui sì e io no?
«Lui però non aveva diciassette anni come te, ma ventuno, e sapeva quel che faceva. Non è la stessa cosa!» continua a ripetermi mia madre.
Il giorno dopo faccio colazione immersa in un silenzio pesante.
Papà ha lo sguardo severo dei giorni più tristi. Non mi rivolge nemmeno lo sguardo,
non mi saluta. mentre lascio la fattoria, la mamma mi grida: «Prima di soffrire troppo, non farti problemi a tornare indietro!».
Non sapeva di avere così ragione.
Nel convento di Pont Viau, a Laval, a nord di Montréal, la vita quotidiana si rivela burrascosa: provo difficoltà enormi a sottomettermi a ciò che non mi sembra
essenziale per la vita di fede, suscitando una valanga di critiche e commenti aspri da parte della responsabile della formazione.
Incasso il colpo, per sfogarmi, gioco tutti i giorni a tennis e a hockey su ghiaccio con l’abito lungo! e vado in bicicletta.
Continuo a non aver peli sulla lingua e a suonare la fisarmonica.
Mi rimproverano tutti, dicendo che non corrispondo all’idea che di solito si ha della suora. Non prego in ginocchio, con le mani unite, è qualcosa che non mi si addice, ma
passeggiando nei boschi e respirando a pieni polmoni.


«No, Marie Paul, non hai la vocazione. Quando cammini agiti le braccia come un uomo, non come una monaca; non ti comporti e non pensi come una religiosa. lascia gli ordini,la tua personalità non è compatibile con la scelta che hai fatto.»
Undici anni dopo pronuncerò i voti perpetui. alla fine la mia determinazione ha vinto.
Diventare missionaria dell’immacolata Concezione è stata la risposta a un’aspirazione profonda, scritta nel mio dna.
Fondato nel 1902, innovatore rispetto al passato, il mio istituto opera su tutti i fronti, l’educazione, la salute, l’evangelizzazione, il lavoro sociale, tutti settori
in cui ho sempre sperato di impegnarmi. C’è un' altro aspetto interessante: prima di creare una sede in una nuova regione del Terzo mondo, alcune consorelle vengono inviate sul posto, come accadrà a me, per organizzare progetti pilota, valutare i bisogni della popolazione, creare sistemi di intervento, ecc. Noi, le “MIC”,
eravamo le antesignane delle ongdi oggi!
Mentre raggiungo Irupana, in Yungas, a otto ore di macchina da La Paz, percorro dislivelli impressionanti, valli lussureggianti di eccezionale bellezza.
La regione, punto di incontro di cercatori d’oro e produttori di coca e caffè, è un centro agricolo della Bolivia che ha saputo conservare il patrimonio culturale, i costumi e l’artigianato del periodo precedente ai conquistadores.
La strada sul fianco della montagna è così stretta che i veicoli non possono incrociarsi. Questo non spaventa certo Gabrielle, la suora canadese che mi accompa
gna con la Jeep: al volante ne ha viste di tutti i colori e schiaccia l’acceleratore a tavoletta.


«Guarda, Marie Paul, tutte quelle croci che vedi lungo la carreggiata sono gli sfortunati caduti nei precipizi!»
Immobilizzata dalla paura, a ogni curva ho l’impressione che il peggio debba ancora venire...
arrivata sana e salva, vedo subito il piccolo ospe-dale fondato dalla mia comunità e la nostra sede, un fabbricato in fase di ultimazione situato all’entrata del
paese.
Le mie giornate sono molto piene.
Per assimilare meglio la cultura locale e presentarmi alla popolazione incontro gli agricoltori della zona nelle loro casette di mattoni di terra con il tetto di paglia. Colgo anche l’occasione per fare conoscenza con i gruppi di giovani musicisti, dai dodici ai diciotto anni, che ogni domenica sera suonano la chitarra, il charangoe la
quena, il flauto tipico di bambù, in una stanza adiacente alla
chiesa.
Mi insegnano le danze folcloristiche, farfuglio qualche parola in spagnolo e parlo con le mani, facendoli ridere molto. È così che comincio ad affezionarmi
alla mia nuova patria.
Svolgo molte attività diverse che mi obbligano a spostarmi in città e nelle valli, per raggiungere le frazioni più isolate.
Per imparare la lingua mi reco a Cochabamba. Considerata la capitale quechua del paese, è situata al centro dei cartelli della cocaina.
All’hospital materno-infantil, dove lavoro per qualche mese, cerco di assimilare tutto il vocabolario che riguarda i metodi di cura, per essere utile il prima possibile ai bambini e alle partorienti.
Qui i pazienti sono sistemati su letti in ferro degli anni Trenta, senza lenzuola, direttamente sul materasso.
Non conviene essere troppo puntigliosi sull’igiene: qui mancano talmente tante cose! Faccio anche visite a domicilio, soprattutto alle persone in fin di vita. Quando
arrivo, i miei ospiti mi offrono con gentilezza il plato pacenoa base di carne e mais, le deliziose humintas, calzoni di manioca, e l’api, la bevanda nazionale dolce
servita molto calda.
La mia amica Norma, una madre di famiglia di soli quarant’anni, ma che ne dimostra ottanta, abita in una casa poverissima con il marito e i cinque figli, dai tredici
ai ventitré anni. Colpita da un tumore ormai diffuso in tutto il corpo, mi aspetta ogni mattina, sdraiata su un pagliericcio di fortuna nella stanza che funge da cucina e salotto.
In fondo, intravedo una cameretta completa mente buia con due letti, uno piccolo per i maschi, uno grande per il padre e le tre femmine... una di loro, Lucia, si prende cura della madre e prepara da mangiare per tutti.
L’immagine di quella prossimità di corpi mi sconvolge. Qualche tempo dopo la ragazza più vecchia se ne andrà con un giovane di un villaggio lontano, per sfuggire al potere maschilista del papà che la violenta.
La seconda, invece, più sottomessa, resterà incinta del fratello! Come spesso succede in Bolivia, questa famiglia vive continuamente sotto il dominio di uomini
incestuosi.
Più tardi mi renderò conto che purtroppo questo male è diffuso in molti paesi e non solo in america latina!
Parlarne con le altre suore? Non ne vale la pena. Gli abusi sessuali e le gravidanze precoci sono ancora un argomento tabù, sia nella società civile che
nella Chiesa, complice dell’omertà che regna ovunque.
Infatti, quando in ospedale visito adolescenti incinte di pochi mesi che, innocenti e ingenue come sono, non capiscono cosa stia succedendo, le madri mi dicono: «Non è niente, è solo un po’ debole.
Il medico le toglierà quella gobba che ha nella pancia!». Gli aborti sono all’ordine
del giorno... il confronto continuo con i soprusi e con le vittime darà vita, in seguito, alla mia riflessione sulle disfunzioni della sessualità umana e sulle azioni da realizzare in favore della salute pubblica.
Nel piccolo dispensario rurale che sono riuscita a organizzare su richiesta dei
campesinos3e dei loro familiari, ricevo molti malati di tubercolosi e tifo. Collego le mie condizioni di spossatezza al clima montano e non mi rendo subito conto che la mia salute è in pericolo.
Diagnosticata troppo tardi, la malattia ha già infettato una parte dello stomaco e del duodeno, provocando gravi emorragie.
Operata sul posto in una clinica insalubre, sento che sta arrivando la mia ultima ora.
L’intervento, durato cinque ore, mi ha quasi ucciso. le consorelle si daranno il cambio al mio capezzale giorno e notte. Sant’Anna, però, veglia su di me...
Una settimana dopo il ricovero, tre suore della mia congregazione decidono di portarmi in montagna per farmi riposare.
A contatto con la neve che mi ricorda il Canada, poco per volta riacquisto le forze. Tuttavia, questo miglioramento sarà di breve durata: gravi postumi postoperatori, tromboflebiti e infezioni polmonari, mi obbligano a rientrare in tutta fretta in Québec.
Vi resterò due anni e mezzo.

Nell’ottobre del 1978, dopo cinque mesi di convalescenza un’eternità! sono finalmente guarita dal tifo.
Ripartire per la Bolivia? È la mia ossessione. Quando
comunico alla madre provinciale la mia intenzione ditornare in America meridionale, la sua risposta non ammette repliche: «Marie Paul, non è possibile. Hai appena avuto la prova che non sei adatta alla vita mis-
sionaria. resterai qui, a Montréal».
Mi sento umiliata e contrariata. per mitigare il suo rifiuto, la superiora mi offre uno stage di sei mesi in Scienze umane, poi mi affida per sette mesi l’incarico
di aiuto infermiera a
Sainte Dorothée, una casa di riposo per le suore convalescenti del nostro ordine.
Mi occupo della somministrazione delle medicine, del controllo medico e della cucina. Vengo poi mandata a
Pont Viau, nel ricovero delle “MIC”, come sostituta dell’addetta al turno serale.
Nello stesso periodo divento volontaria dell’associazione Écoute secours, una linea diretta telefonica per le donne del Québec che affrontano una gravidanza
indesiderata. Naturalmente non dobbiamo giudicarle, né spingerle a prendere una decisione in un senso o nell’altro, ma ascoltarle e accogliere con compassione
la loro sofferenza.
A contatto con queste persone, mi sento nuovamente in sintonia con il mio desiderio profondo di portare aiuto a chi si trova in una condizione di vulnerabilità. Tra le prime chiamate che ricevo, sono particolarmente colpita da quella di una certa
Isabelle, di ventidue anni, incinta del nonno paterno. mi racconta tra le lacrime che non può confidare quel terribile segreto alla madre, che adora il padre e chiaramente
non è pronta ad affrontare la rivelazione di questo incesto...
La ragazza ha lasciato la casa familiare per occuparsi della raccolta stagionale di frutta in una fattoria alla periferia di
Montréal, e lì si è resa conto della futura maternità.


La sera prima della partenza il colpevole era andato nella sua stanza per abusare ancora una volta di lei.
Mi supplica di metterla in contatto con una clinica per effettuare una ivg(interruzione volontaria di gravidanza), ma da un punto di vista deontologico
non posso accontentarla. Le consiglio però di parlarne con i contadini che la ospitano.
Mi richiama tre mesi dopo, ma questa volta per la
nipote. la quattordicenne è incinta del padre, Pierre, il fratello di Isabelle! Non credo alle mie orecchie: come nel caso di Norma a Irpuana, a migliaia di chilometri
da qui, questa famiglia è sottomessa a due criminali sessuali!
Parliamo a lungo di questo contesto parentale disfunzionale. Ci tengo a rassicurarla: «No, nessuna delle due deve vergognarsi, la legge è dalla vostra parte sfortunatamente non siete le uniche a trovarvi in questa situazione...».
In effetti tutte le mie esperienze mi dimostrano che in mancanza di una prevenzione mirata, in tutto il mondo ci sono donne che subiscono drammi di questo tipo.
Durante la conversazione, la giovane mi dice che dopo aver riflettuto a lungo ha deciso di tenere il bambino. le persone che l’hanno accolta e con cui si è confidata
la sostengono moralmente. mi confida di essere felice della sua scelta e, senza nemmeno dubitare del fatto che io sia una suora, mi chiede di pregare per lei e per
il suo piccolo...
L’infermiera che sostituisco a Pont Viau alla fine riprende servizio.
Siccome per un anno avevo svolto le
sue mansioni in modo soddisfacente, la superiora accetta di riconsiderare la mia richiesta.
Alla fine vinco io e sono pronta per una nuova destinazione: Baures
in Bolivia, nell’estremo nord-est del paese.
Sono in caricata, con altre due suore canadesi,
Sylviane e Rachelle, di fondare una nuova sede della nostra congregazione.
La zona in cui dovremo operare è immensa e ci avvertono che, in mancanza di strade, nella giungla saremo costrette a muoverci a piedi, con la piroga o a cavallo.
Decolliamo il 25 marzo 1981.
Sono emozionata e pazza di gioia!
Raggiungere il grande dipartimento del Beni, vicino al bacino amazzonico brasiliano, equivale a una vera e propria spedizione. Giunta nella sua città principale,
Trinidad, devo aspettare più giorni e andare tutte le mattine all’aeroporto per verificare la presenza di un velivolo di collegamento militare per Baures.
Dopo una settimana di attesa viene annunciato l’arrivo di un volo della tam.
Sulla pista di atterraggio c’è una gran confusione, una folla compatta si precipita rumorosamente verso la scaletta.
I motori fanno un rumore infernale! sono l’ultima a salire a bordo, il pilota mi spinge con violenza per chiudere e bloccare il portellone dietro di
me, usando dei semplici cavi.
Un’ora dopo, quando viene riaperto, vedo in basso una moltitudine di bambini
sorridenti e con gli occhi spalancati, come affascinati da quel ferrovecchio dell’esercito.
Una scena che mi riempie di tenerezza! al primo colpo di tamburo intonano un
canto di benvenuto nella loro lingua, quella degli amerindi arawak. Gli abitanti ci accolgono con la musica, mostrandoci con orgoglio gli strumenti costruiti sul posto. Bellissimo! Questa allegria della gente mi va diritta al cuore. Quando passiamo, per civetteria, gli uomini si abbottonano in fretta la camicia, mentre le donne, in
disparte, assistono timidamente allo spettacolo.
Noi consorelle siamo ospitate provvisoriamente in una piccola costruzione di fianco alla chiesa, dove il parroco ha sistemato tre letti di fortuna dotati di zanzariere, che proteggono sia dagli insetti che dai pipistrelli.
In attesa del nostro futuro alloggio, consumiamo i pasti in una famiglia che ci vorrebbe adottare: siamo diventare delle Madres molto richieste!
I primi giorni fatico a orientarmi: da dove è meglio cominciare?
Per valutare al meglio le necessità sanitarie, decido come prima cosa di incontrare i cento nuclei familiari che vivono nel villaggio e nei dintorni.
Sylviane, che è educatrice, si occupa della catechesi e dell’animazione pastorale, mentre Rachelle, infermiera ausiliaria, si incarica della farmacia della parrocchia e delle visite ai malati.
Sono molto colpita dai diversi ritmi di vita degli uomini e delle donne.
Mentre queste badano agli animali e ai bambini, lavano la biancheria al fiume, vanno
a cercare la legna, i rami secchi per la cucina, lavorano nei campi o confezionano cappelli in piccole botteghe artigianali, i loro compagni se la prendono comoda. se
ne stanno sdraiati sulle amache, seduti nella taverna, a ubriacarsi con una bevanda a base di succo di pompelmo e mais. Qui non si sta mai senza alcol! Siccome
le coltivazioni di coca sono una delle attività principali della regione, i trafficanti di droga si recano nei paesi per ritirare il loro carico, in tutta discrezione. in cambio, offrono alla gente del posto enormi botti di acquavite e mettono a disposizione i loro aerei come mezzo di trasporto locale. Confesso che a volte ne approfitto anch’io, per andare a Trinidad o raggiungere alcune popolazioni che vivono molto lontano nella selva, la giungla... per quanto riguarda la salute, dobbiamo partire da zero.
La suora educatrice mi aiuta a formare gruppi femminili per sensibilizzare sulle regole elementari dell’igiene.
Infatti nel paese le case, di dimensioni molto ridotte, ospitano sia persone che animali, galline, maiali e cani rognosi, senza contare che i bambini fanno i loro bisogni direttamente sul pavimento di terra battuta.
Scopro con stupore che i tetti sono infestati dai pipistrelli e che le poche stoviglie non sono protette dai loro escrementi...la farmacia, rifornita dal parroco, pone alcuni problemi di gestione. Quante volte
Rachelle e io lo sorprendiamo a distribuire medicine come fossero caramelle! Cerchiamo in tutti i modi di spiegargli che un antibiotico non cura il mal di testa, ma non c’è verso, Don Pedro è testardo come un mulo.
Per fortuna la mia consorella riprende in mano la situazione. Tra le giacenze non c’è nessuna traccia di preservativi o pillole... Ne sono inquietata, tanto più che le donne con cui riesco a intrecciare rapporti di fiducia mi confessano di essere sfinite dalle continue gravidanze e dalle esigenze dei mariti, che devono soddisfare sessualmente più di quanto esse vogliano. «Gli uomini vogliono farlo
troppo spesso!» ammettono, con un’aria fatalista. Al cune accennano a problemi di violenza coniugale dovuti all’abuso di alcol, altre, molto infastidite, mi rac-
contano controvoglia del numero sempre crescente di ragazzine incinte: «Qui è come una malattia». Queste parole mi fanno male.
Sono una suora, ma anche un’infermiera e un’umanista, devo assolutamente reagire, anche questo fa parte della mia missione e del mio lavoro. Ne discuto con le altre, ma l’idea di organizzare dei corsi di educazione sessuale crea grandi reticenze.
«Ma dai,
Marie Paul, non si addice a una religiosa!»
Nonostante le mie argomentazioni, Sylviane, Rachelle e il parroco restano sulle loro posizioni e i nostri rapporti peggiorano.
Eravamo sempre state solidali tra noi, ma ora la nostra bella amicizia sembra incrinata. Ci evitiamo, dopo che entrambe si sono messe dalla
parte di don Pedro, che non vuole sentir parlare di lezioni. in mancanza del loro appoggio, che non facilita certo il mio compito, mi ritrovo ad affrontare le urgenze da sola e totalmente sprovvista di mezzi.
Lo sa Dio quanto sia difficile far cambiare le mentalità, sia nella giungla che altrove; è qualcosa che richiede molto tempo.
Sono ben consapevole che per realizzare i miei progetti è necessario comprendere il funzionamento di questa microsocietà patriarcale.
Nel villaggio non succede un granché, la sera, grandi e piccoli si ritrovano a messa, perché la parrocchia, l’unico luogo dotato di energia elettrica, è diventata il
centro degli incontri comunitari apprezzato da tutti. a parte questa riunione liturgica, però, non esistono attività sportive o culturali.
Stabilendo un contatto sempre più ravvicinato con le condizioni di vita dei giovani, mi rendo conto che gli unici passatempi, comuni a quelli degli adulti, sono l’alcol, il sesso e le riviste pornografi che (ebbene sì, arrivano addirittura nel profondo della foresta!), con tutte le conseguenze drammatiche che si possono immaginare. Cito l’esempio di Nancy, una tredicenne adorabile per cui provo un grande affetto.
Conosco bene i suoi genitori.
In occasione di una visita mi dicono che è incinta, evidentemente lei non si
rende conto di che cosa le stia succedendo.
La dignità che dimostra è impressionante, la madre mi racconta che stanno aspettando un aereo dei narcos che le accompagnerà a Trinidad, la città più vicina, oltre che l’unico luogo, a un’ora di volo, in cui sia possibile ricevere cure
mediche e procurarsi preservativi e contraccettivi.
Sono sollevata: fortunatamente per lei, l’interruzione di gravidanza verrà effettuata in ospedale. Non tutte, però, hanno questa possibilità. Quelle che appartengono agli
ambienti più poveri non hanno altra scelta che restare a Baures, dove subiscono aborti clandestini in condizioni terribili dal punto di vista igienico.
La piccola Maria perderà la vita... sono fuori di me: voglio capire perché nel villaggio il numero delle ragazze incinte, a volte già all’età di dodici anni, sta aumentando.
Dopo lunghe giornate dedicate alla cura dei malati e alle visite agli abitanti, mi capita di parlare con gli adolescenti del loro modo di concepire i rapporti tra i
due sessi, dei loro progetti professionali... Un po’ per volta vengo a scoprire i retroscena: le serate in chiesa servono da esca ai predatori sessuali! Quello che mi
dicono mi sconvolge.
Prima dell’ufficio religioso della sera, gli uomini, la maggior parte padri di famiglia, si aggirano dietro l’edificio, nella penombra dei cespugli e degli alberi, dove trascinano le vittime che stanno andando alla funzione. Queste, prive di esperienza, si lasciano fare di tutto senza protestare. e come in tutta l’america
latina, le donne in generale sono così sottomesse, da sentirsi “obbligate” ad acconsentire a ogni desiderio sessuale, con la scusa che «non si può dire di
no a un maschio»!
il colmo è che dopo questi stupri, i responsabili e le loro prede si ritrovano sui banchi della parrocchia a pregare, come se niente fosse. È intollerabile!
Le domande si affollano nella mia mente. Che cosa posso fare per cambiare le cose nel rispetto delle tradizioni locali? Come infermiera dovrei prendere l’iniziativa di riunire tutti i giovani del villaggio e organizzare incontri periodici per indicare la via per una sessualità responsabile? Bisognerebbe far partecipare anche gli
adulti, ma come? la prima difficoltà è proprio quella di creare gruppi misti. Come in chiesa, i due sessi non hanno l’abitudine di mescolarsi in pubblico; gli uomini
stanno da una parte, le donne dall’altra, devo quindi agire con cautela e per tappe successive.
La mia priorità sono gli adolescenti. Con il consenso dei genitori, per prima cosa proporrò di formare una corale che riunirà ragazzi e ragazze: sarà un’occasione per imparare a conoscersi meglio e soprattutto per incontrarsi in modo “diverso” e non prima della messa, in tre minuti d’orologio! inoltre, il canto presenta l’enorme vantaggio di mettere tutto quel piccolo mondo su un livello di uguaglianza, una novità a cui le femmine non sono molto abituate, ma che servirà a valorizzarle.
Nel giro di qualche mese i miei sforzi vengono ripagati, in mancanza di altre occupazioni, il progetto riscuote un grande successo.
I cantori cominciano a tenere concerti in un piccolo centro sportivo costruito in
adobe(mattoni di terra), le loro voci sono magnifiche!
Mi dicono che sono orgogliosi di quello che riescono a fare tutti insieme, rispondo: «Benissimo, ma non dovete fermarvi proprio ora. Volete praticare uno sport?».
Sono entusiasti della mia proposta! Ci rimbocchiamo le maniche e mettiamo al lavoro gli abitanti del villaggio per creare comitati per il calcio, la pallavolo, il basket...
Mi reco a La Paz per sbloccare le sovvenzioni di un organismo governativo dedicato
alle popolazioni delle regioni più remote, in questo modo, tutto il materiale ci verrà fornito gratuitamente.
Il giorno delle gare, le mamme preparano bevande al limone e al pompelmo; i padri lasciano le osterie per assistere alle prove, a cui talvolta partecipano anche
loro, inoltre, un gruppo folcloristico composto da artisti dai dodici ai quindici anni organizza spettacoli che riscuotono un bel successo. sono felice vedendo che
comunicano tra di loro con più rispetto. mentre ballano, i ragazzi prendono delicatamente le giovani per la vita e si adattano al loro ritmo...e dire che al mio arrivo bambine e adulte indossavano vestiti lunghi di nylon che impedivano qualsiasi
pratica sportiva e coreografica! Nel centro di cucito gestito da noi consorelle, una piccola stanza accanto ai nostri alloggi, ora le donne creano modelli di abiti corti di cotone, gonnepantaloni e calzoncini.
Per il football ho imposto ai membri della lega femminile di portare i bermuda, una piccola rivoluzione. anche le madri di famiglia si cimentano nelle attività proposte e in questo modo si guadagnano un po’ per volta la stima degli uomini, costretti a riconoscere la loro abilità.
Mi sembra evidente che questi eventi, favorendo l’emancipazione e creando legami sociali e di fraternità, offrano le condizioni ideali per risvegliare le coscienze e
promuovere una sessualità più sana.
Le lunghe assenze di don Pedro, che si sposta in tutto il dipartimento, mi concedono una maggiore libertà e la possibilità di organizzare, in una sala parrocchiale, i primi corsi settimanali di educazione sessuale.
All’inizio, i ragazzi provano un grande imbarazzo quando parlano della loro intimità.
A scopo pedagogico utilizzo grandi tavole anatomiche realizzate su cartone. Certi si nascondono il visto tra le mani per non guardarle.
Dopo parecchie sedute, tuttavia, quelle immagini sono diventate familiari e alcuni mi regalano graziosissimi disegni fatti da loro, che ritraggono corpi nudi. Con
questo gesto vogliono dire di aver capito che il mio scopo non è offenderli, ma aiutarli.
Durante gli incontri, ognuno a turno prende la parola. parlo dell’importanza di amarsi con rispetto. «L’atto sessuale deve essere praticato con dolcezza. sapete, la violenza non porta da nessuna parte, è solo l’espressione di un disagio profondo.»
Sono tutti d’accordo e si dimostrano particolarmente interessati quando spiego le funzioni genitali, il ciclo ovulatorio, concetti come desiderio, erotismo...
Mi pongono tantissime domande. Molti non si erano mai resi conto del legame tra rapporto sessuale e rischio di gravidanza!
Discutiamo di tutto; sento che non ci sono più barriere tra di noi, hanno
l’abitudine di vedermi mentre pratico sport e suono la fisarmonica con loro...
si fidano di me e sanno di potersi esprimere liberamente.
Li ascolto senza giudicarli. Tuttavia, alcune problematiche sono più difficili
da affrontare di altre.
propongo allora di inventare alcuni sketch e di recitarli.
Le ragazze, per esempio, fanno vedere che vogliono poter accettare o rifiutare
un rapporto intimo, che non deve essere visto come un obbligo; i maschi mettono in scena le loro pulsioni nei confronti delle signorine... prendiamo in esame
le nozioni di sensibilità affettiva, amore, genitorialità.




Per suor Marie-Paul Ross è tempo che nella Chiesa si parli di eros, riconoscendolo come dono di Dio e alzando quel velo di omertà che nell’ambito ecclesiale favorisce da secoli il perpetrarsi di devianze e infelicità.
Contro il parere dei suoi superiori, dei vescovi e persino del mondo accademico, suor Marie è riuscita a conseguire un dottorato in sessuologia clinica, grazie anche a una speciale licenza ricevuta da Giovanni Paolo II. Oggi si batte per demolire il tabù per cui i religiosi non dovrebbero occuparsi di certi temi.
Le sue idee su coppia, contraccezione, aborto, omosessualità, celibato sono in dissonanza con i canoni della gerarchia. Solo il consenso ricevuto nelle conferenze che tiene in tutto il mondo e la gratitudine di tanti pazienti, che hanno potuto beneficiare del centro di terapia sessuale che dirige, l’hanno convinta a non demordere nella battaglia.
Ai tanti che la incontrano è solita ripetere: «In materia di sessualità ed eros c’è una chiusura patologica che impedisce alla Chiesa di crescere».
In questo libro – bestseller internazionale – riassume con piglio deciso la sua filosofia, le sue teorie rivoluzionarie e i risultati di oltre vent’anni di ricerche sul campo.
Personalmente trovo che sia un libro davvero interessante. Gli Incesti e gli Stupri, non sono solo piaghe dei paesi ancora sottosviluppati.... Ne sappiamo qualcosa anche noi , "gente civilizzata"
Il sesso è appagante solo se contiene tutti gli ingredienti: dolcezza, tenerezza, rispetto, gioco, istinto, passione e desiderio condiviso, animalità.. tutto condito da un pizzico di fantasia e tanto tanto amore.
Serena notte a tutti.
Virginia
b71ee4da-4968-4ab6-a586-2d00fd1800be
IN COSTRUZIONE perché la Chiesa non deve temere l’eros Prima Parte Un solo percorso, molte Vie 1 Una morte senza senso «Perdono, Madre, Perdono!» una donna isterica urla, con il volto deformato dal dolore, continuando a ripe- tere le stesse parole. Non capisco niente di quello che dice,...
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suor marie-paul ross parliamo di sesso......

09 gennaio 2017 ore 21:42 segnala
IN COSTRUZIONE

perché la Chiesa non deve temere l’eros


Prima Parte
Un solo percorso, molte Vie

1
Una morte senza senso

«Perdono, Madre, Perdono!»
una donna isterica urla, con il volto deformato dal dolore, continuando a ripe-
tere le stesse parole. Non capisco niente di quello che dice, finché il mio sguardo non viene attirato da una lunga cassa di legno posata sul pavimento, in fondo alla
stanza. Mi avvicino e vedo Maria, quindici anni, stesa su delle assi, con intorno piccoli lumini elettrici multicolori. È pallida e il suo viso, circondato da lunghi ca
pelli color ebano, esprime un’infinita dolcezza...
Anna, la madre, si getta ai miei piedi, in lacrime. anche se ci sono quaranta gradi, comincio a tremare.
«Che cosa è successo?»
Intorno a me tutto tace.
Alla fine si alza, mi accompagna nel retro della casa e mi racconta del dramma che
si è svolto proprio lì, qualche ora prima.
La figlia era incinta e per salvarla dall’ira del padre ha chiesto a un guaritore di farla abortire.
L’intervento di quel vecchio, che pretendeva di saperla lunga quanto un medico, è
sfociato in tragedia. Non riesco a trattenermi dal chiederle: «Chi è il papà del bambino? dove si nasconde?».
Lei abbassa gli occhi e non dice più nulla.
Più tardi verrò a sapere che il colpevole, un adulto di ventiquatro

2017: l'anno della rivelazione?

08 gennaio 2017 ore 21:16 segnala


un attacco alieno nel 2017

Secondo le recenti teorie complottistiche, gli alieni ci attaccheranno nel 2017, cosa che scongiurerà Terza Guerra mondiale.

Fra Russia e America si respira ormai da qualche mese una certa tensione, infatti c'è anche chi crede probabile una terza, disastrosa, guerra mondiale. Questa ipotesi, purtroppo, non è poi così surreale considerando l'attuale clima politico, con le famose tensioni fra Russia e Stati Uniti d'America. Ma cosa c'entrano gli alieni e gli UFO con tutto questo? Secondo delle recenti teorie complottistiche, sarebbero proprio gli extraterrestri a scongiurare il pericolo di una Terza Guerra Mondiale. Secondo l'Inquisitr e il Daily Star il vicepresidente statunitense Joe Biden avrebbe incontrato il presidente della federazione Russa Vladimir Putin per illustrargli dettagliatamente la situazione.



Oltre al presunto incontro fra Joe Biden e Vladimir Puntin, è stato caricato su internet un video dal titolo inequivocabile, ovvero “US warns Russia ‘Aliens on Their Way, Will Be Her in 2017”. La voce narrante distorta, ci informa che nel Settembre del 2017 gli alieni invaderanno il pianeta Terra e che un satellite della NASA ha già catturato le immagini di enormi UFO che sono diretti verso il nostro mondo. Il video sostiene, inoltre, che il Presidente Putin, si stia già armando per non farsi trovare impreparato durante l'invasione aliena, e che quest'ultimo stia mettendo da parte le tensioni con l'America per unire le forze e combattere gli alieni. Queste sono decisamente affermazioni difficili da credere, soprattutto quando le fonti sono così confuse.




La scorsa invasione aliena

Secondo delle tradizioni, un'invasione aliena di questo tipo c'è già stata, qualche manciata di secoli fa, sul pianeta Terra. La vecchia invasione aliena sarebbe avvenuta il 4 aprile 1561 a Norimberga, come riportano le fonti dell'epoca. Gli UFO avrebbero intrapreso in quella giornata una devastante battaglia aerea, almeno secondo le interpretazioni degli ufologi. Il video sopracitato ha avuto in pochissimo tempo tantissime visualizzazioni e dai commenti è facile notare come i pareri della gente siano tutt'altro che concordi, come sempre sta a voi scegliere in cosa credere.



Nel 2017 è previsto il transito vicino alla Terra di una misteriosa "sonda aliena"



Nel 2017, un oggetto misterioso dovrebbe transitare in prossimità della Terra. Questa volta, a preoccupare l'opinione pubblica non sono i soliti teorici della cospirazione ma bensì alcuni prestigiosi scienziati comprensibilmente sconcertati per via dell'anomalo comportamento di un misterioso corpo celeste.
Una delle anomalie rilevate dai ricercatori è che la velocità costante dell'oggetto sembra non avere senso visto che continua a muoversi a velocità variabile, il che significa che tende ad accelerare e decelerare gradualmente. L'oggetto è stato scoperto all'inizio di novembre del 1991 dall'astronomo James Scotti della University of Arizona. Nonostante che fossero numerosi gli oggetti celesti che vengono monitorati e scoperti ogni giorno dagli astronomi, questo particolare corpo celeste sembra muoversi in modo del tutto irregolare tanto da attirare l'attenzione della comunità scientifica internazionale.
L'oggetto indicato come 1991VG il cui diametro misura solo 10 metri sembra eseguire un'orbita eliocentrica oltre il bordo della Via Lattea.
Ma ciò che è veramente insolito, è che nello spazio dovrebbero aggirarsi altri oggetti simili, di cui non se ne conosce la natura anche se alcuni sostenitori della teoria extraterrestre affermano che potrebbe trattarsi dell'avvicinamento di strutture artificiali di origine 'aliena'. Ebbene, l'idea che l'oggetto 'potrebbe' appartenere ad una avanzata civiltà aliena è arrivata dopo che i ricercatori hanno identificato altre strane anomalie nel comportamento dell'oggetto 1991VG. Come precedentemente accennato, l'oggetto misterioso esegue un'orbita eliocentrica che si estende oltre il bordo della nostra galassia, ed è interessante notare, che questa strana orbita è insolitamente simile a quella del nostro pianeta. Tuttavia, gli altri oggetti che vagano nello spazio con un diametro simile,normalmente non si comportano in questo modo.
Dopo che i ricercatori sono riusciti a prevedere l'orbita iniziale dell'oggetto, si sono resi conto che lo stesso oggetto avrebbe sfiorato la Terra già nel 1975. Gli scienziati hanno concluso che gli incrementi variabili del tempo impiegato nella sua evoluzione fanno sì che il suo comportamento risulti estremamente anomalo e diverso da qualsiasi altro oggetto naturale individuato in precedenza nella nostra galassia. Inoltre, i ricercatori hanno concluso che l'oggetto sembra effettuare una strana rotazione sul proprio asse, mentre la sua luminosità tende a variare nel tempo. Molti credono che il misterioso comportamento dell'oggetto 1991VG sia dovuto alla ciclica varianza della sua luminescenza . Tutte queste anomalie combinate in un'unico corpo celeste fanno sì che agli scienziati risulti estremamente difficile identificare la vera natura dell'intruso.
Inoltre i ricercatori non sono ancora riusciti ad accordarsi su una singola teoria che avrebbe potuto fare luce sulla sua origine.Tra le numerose teorie proposte dagli scienziati , quella più attendibile sostiene che la variazione anomala della luminosità combinata con le immagini ottenute durante il suo ultimo passaggio vicino alla Terra avvenuto nel 1991, fa sì che il corpo celeste 1991VG potrebbe essere un serbatoio rilasciato da qualche razzo lanciato nel 1970 durante una delle tanti missioni Apollo. Tuttavia nessuna delle precedenti teorie sembra spiegare le anomalie aggiuntive dell'oggetto che a questo punto potrebbe essere qualsiasi cosa. Tra le molte teorie proposte, vi è la possibilità che il misterioso oggetto possa trattarsi effettivamente di una sonda extraterrestre.
Secondo Duncan, un astronomo che lavora presso l'Università di Adelaide in Australia, "il corpo celeste 1991 VG potrebbe essere effettivamente una sonda aliena osservata mentre si avvicina alla Terra ."
Tuttavia, in una successiva ritrattazione, Duncan ha affermato di non essere convinto che l'oggetto VG 1991 possa avere un'origine extraterrestre. Che cosa potrebbe succedere qualora venissimo a sapere che si tratta veramente di una sonda extraterrestre? Saremmo mai in grado di identificarla e deviare la sua traiettoria? Come potrebbe reagire l'umanità qualora venisse a conoscenza che l'oggetto è stato costruito artificiosamente attraverso una tecnologia altamente avanzata?
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« immagine » un attacco alieno nel 2017 Secondo le recenti teorie complottistiche, gli alieni ci attaccheranno nel 2017, cosa che scongiurerà Terza Guerra mondiale. Fra Russia e America si respira ormai da qualche mese una certa tensione, infatti c'è anche chi crede probabile una terza, disastr...
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Fortuna: si può attirare?

07 gennaio 2017 ore 14:48 segnala
Si può attirare la fortuna o solo alcune persone possono essere considerate fortunate?



La calamita della fortuna

È possibile attirare momenti propizi nella nostra esistenza o solo alcune persone possono essere considerate fortunate?

Tu fai parte di chi non la merita o pensi che essa possa un giorno bussare alla tua porta?

Certo che la fortuna esiste e, come ho detto prima, tu ne sei l’artefice. Spetta a te manifestarla nella tua esistenza. Com’è possibile?

Questo fenomeno è possibile creando un’onda emozionale di risonanza sintonizzata sulla fortuna.
Spesso facciamo il contrario: ci sintonizziamo sull’onda delle disgrazie! Un evento nefasto inaugura la nostra giornata e, grazie allo stato emotivo negativo, ne attiriamo altri a cascata.

Se iniziamo male la giornata, continua ad andare male per qualche altra ora.

Invece, cosa succede se sperimentiamo lo stesso stato emozionale che si prova quando si è fortunati?

Puoi innescare un’onda sintonizzata sulla fortuna in modo da attirare eventi propizi a cascata. Se mi chiedi di darti una prova concreta di questo fenomeno, non posso. Quello che posso fare con te è farti riflettere: un fenomeno del genere ti è mai capitato, sia nel bene che nel male? Penso proprio di sì. Si tratta di fare affidamento sulla propria esperienza per credere al funzionamento di certi meccanismi.

Il primo passo per generare questa risonanza consiste nell’elencare le situazioni più fortunate e significative che ti sono capitate. Non venirmi a dire che non ne hai mai avute, ti prego! Fermati un attimo a pensare e sono sicuro che te ne verranno in mente diverse, scrivile se è necessario. Quando focalizzi la tua mente su di esse, prova a riviverle sentendo le emozioni che hai provato quando ti “è andata bene”.

Esplora i vari eventi e “vivi la fortuna”. In questo modo stai sperimentando lo stato adatto per generare la risonanza necessaria: più è forte l’emozione, più la risonanza funziona.

Quando sperimenti quello stato emozionale fortunato, sei pronto per vivere la giornata. Per migliorare quest’approccio puoi usare una tecnica chiamata ancoraggio, in modo da attivare la risonanza a comando. Procedi in questo modo.

Come fare Oponopono – Chiarimenti su teoria e pratica del Ho’ Oponopono

Un lettore ci ha scritto: Scusa Sebastiano, ma la pratica di HO’OPONOPONO non consisteva solo nelle quattro parole indirizzate al Divino in Noi?! E cioè: Mi dispiace, Perdonami, Grazie, Ti Amo. Da ripetere come un mantra? Ciao e Un Cordiale Saluto.




UN CHIARIMENTO INTELLIGENTE

Grazie Luigi. Ottima domanda. Me l’ero posta anch'io tempo fa. Infatti, che senso avrebbe ripetere ininterrottamente le quattro parole Ho'oponopono: Mi dispiace, Perdonami, Grazie, Ti Amo? Sono quattro parole della lingua italiana. Sono anche parole di uso comune: quante volte al giorno si dice Grazie, o Scusami, o Mi dispiace, o Perdonami, o Ti amo, o Ti voglio bene, e non succede niente di particolare.

HO'OPONOPONO: NESSUNA MECCANICITA'

Evidentemente non sono parole magiche. Potresti ripeterle 24 ore su 24 senza che cambi niente nella tua realtà. Queste parole acquistano la loro valenza soltanto all'interno di un processo Ho'oponopono, applicato in un caso particolare.

Mi spiego: dire "Grazie!" può avere un suo valore solo se colui che dice "Grazie" sa cosa vuole dire dicendo "Grazie!", e lo stesso vale per le altre parole H0'oponopono.


FACCIAMO UN ESEMPIO

Un esempio: un collega di lavoro mi infastidisce col suo atteggiamento. Io potrei reagire mentalmente con due parole Ho'oponopono: Grazie! Ti Amo. Ora, qual'è il significato in codice che io assegno a queste due parole per questa particolare situazione? Perchè se io ripeto sempre il mantra Grazie, Ti Amo, Mi Dispiace, Perdonami come un registratore, è molto facile che non cambi niente nella mia realtà.

OGNI SITUAZIONE E’ UNICA


Io che uso l’Ho’oponopono, debbo assegnare un particolare significato alle parole-mantra per ogni diversa situazione.

Cioè, se uno mi infastidisce ed io dico mentalmente Grazie! , e tutto finisce qui, sarebbero solo parole vuote come se ne dicono tante durante tutto il giorno. Però, se dietro la parola-simbolo Grazie! c’è tutto il significato che io le assegno, allora io sto veramente facendo un' Ho'oponopono efficace. Nell’esempio suddetto, io dicendo Grazie intendo dire: “i sono grato, amico, per avermi informato che in me c’è un qualcosa che sta contribuendo a creare questo tuo comportamento, grazie, e ancora grazie.

Perciò una cosa è ripetere grazie solo per ripeterlo, un’altra cosa è ripetere grazie, ma pensando al suo significato che ha per me IN QUESTA SITUAZIONE. Nel secondo caso sto facendo l'Ho'ponopono correttamente, perchè dicendo Grazie io mi sto rendendo conto che in me c’è un qualcosa che ha creato questo problema col mio collega, di conseguenza, riconosco che io sono responsabile di questa situazione, e che posso anche cancellare quelle credenze erronee in me, che hanno consentito che si manifestasse questo problema.

Quindi adesso io sono consapevole che dicendo Grazie, pur non conoscendo a livello cosciente la causa del problema, so però di aver messo in moto un potente processo Ho'oponopono che cancellerà in me (nel mio Subconscio) quelle mie memorie erronee che hanno permesso che si manifestasse questo problema. Allora, se dietro la parola Grazie c’è un discorso di questo genere, io sto andando in direzione della soluzione del problema, altrimenti sto sprecando inutilmente energie mentali.


HO'OPONOPONO E LA MALATTIA


Lo stesso procedimento può essere applicato in caso di una infermità. Supponiamo che si manifesta una malattia, da una semplice influenza passeggera a qualsiasi altro tipo di infermità. Qual’è la reazione Ho'oponopono? Potrebbe essere di questo tipo: Ti Amo, Grazie, Mi Dispiace, Perdonami.

Esempio: “Ti amo caro stomaco ( o caro ginocchio, o quello che sia l’organo del corpo interessato dalla malattia), ti ringrazio di avermi servito fedelmente fino ad oggi, Mi Dispiace perchè c’è in me un qualcosa che ha contribuito al manifestarsi di questa malattia, Per favore, Perdonami.

Ecco, io dovrei iniziare il processo Ho'oponopono inquadrandolo a larghe linee, attribuendo un significato particolare alle parole Ti Amo, Grazie, Mi Dispiace, Perdonami, in riferimento a questa particolare situazione (in questo caso un’infermità). Poi, una volta che mi è chiaro il procedimento che sto facendo, potrei anche ripetere soltanto le parole ho'oponopono come un mantra, ben sapendo però che cosa vogliono significare in questa particolare situazione. Perchè è chiaro che Ti Amo, Grazie, Mi Dispiace, Perdonami assumeranno significati diversi per situazioni diverse.


UN PO’ DI TEORIA

Ho’oponopono è una terapia Hawaiana che dice che per cominciare a ripulire dalla negatività il mondo dobbiamo essere responsabili al 100% dei nostri atti, dei nostri pensieri e delle nostre parole; e non solo, dobbiamo anche essere responsabili delle azioni, dei pensieri e delle parole degli altri, perché tutti insieme, noi siamo quelli che creiamo e manifestiamo la nostra realtà.

Una volta assunta questa responsabilità, attraverso la pulizia del nostro materiale subconscio, otterremo la Pace Interiore dentro di noi e in coloro che ci circondano. Se riesci ad assumerti questa grande responsabilità, le cose cambieranno e ti renderai conto che tutto quello che vedi, tocchi, mangi o esperimenti proviene da te, perché semplicemente sta già in te e nella tua vita.

Questo significa che i problemi di delinquenza, terrorismo, economia o qualsiasi altro tipo di conflitto che ti circonda, si sta manifestando e coinvolgendoti, affinchè tu lo guarisca. E’ come se non fosse realmente lì, semplicemente è una proiezione del tuo Interiore. E così, come tu influisci per rendere possibile la sua manifestazione, così puoi anche influire affinchè tutto questo sparisca e cambi. Il problema non è in loro, ma in te, e per risolverlo devi cambiare tu per primo.



LA PRATICA DEL HO’OPONOPONO

Questa terapia è talmente potente che un terapista Hawaiano, chiamato dr. Ihaleakala Hew Len, fu in grado di guarire un gruppo di criminali in un Ospedale Statale delle Hawai senza nemmeno visitarli personalmente. Ti potrebbe sembrare impossibile, ma non lo è. Ci sono prove di come questi criminali furono sciolti e messi in libertà. Com’è possibile che una persona sia stata in grado di operare un cambiamento tanto profondo in dei criminali, servendosi della tecnica Ho’oponopono?

Ciò che Ho’oponopono insegna è che devi guardare dentro di te per vedere come stai manifestando la tua realtà in un’altra persona. Questo terapeuta leggeva soltanto le cartelle cliniche dei criminali, e si domandava in che modo egli aveva influenzato e creato quell’infermità mentale nei suoi pazienti, e dopo chiedeva perdono, ripetendo le quattro famose frasi della filosofia Ho’oponopono:

TI AMO MI DISPIACE PERDONAMI GRAZIE …

Mentre egli si ripuliva interiormente, i suoi pazienti cominciavano a migliorare e
guarire. Il dr. Ihaleakala Hew Len ripeteva queste frasi continuamente, senza fermarsi, con ognuno dei pazienti, e nella misura in cui egli si ripuliva dalle sue negatività, il paziente migliorava. Miracoloso, no?


PERCHE’ CI SI RIVOLGE A DIO?

Queste frasi si rivolgono a Dio o alla Divinità, non perché Dio abbia bisogno di udirle, ma perche sei TU che hai bisogno di udirle.

TI AMO MI DISPIACE PERDONAMI GRAZIE …

QUANDO SERVIRSI DEL HO’OPONOPONO?

L’ho’oponopono lo puoi praticare con qualsiasi problema. Per esempio, se c’è qualcuno che ti infastidisce, l’unica cosa che devi fare, invece di combatterlo o mandargli vibrazioni negative, è dire Ti Amo, Ti Amo, Ti Amo, Ti Amo, Ti Amo … mentalmente. Dopo chiedi a Dio che cosa hai fatto per manifestarsi questa reazione verso di te in quella persona. Quindi ripeti le quattro frasi Ho’oponopono ancora per un po’. Comincerai a calmarti e a poco a poco comincerai a notare il cambiamento nell’altro. E’ incredibile.

QUANDO PRATICARE L’HO’OPONOPONO

L’Ho’oponopono si pratica giornalmente e varie volte al giorno per poter ottenere dei risultati visibili. Riassumendo, si dovrebbe praticare sempre. Dovrebbe diventare il tuo stile di vita. Queste richieste Ho’oponopono aiutano a ripulire paure, rabbia, sofferenze, etc. Ripuliscono in nostro subconscio dalle tante negatività accumulate nel corso della vita. Queste sono frasi che puoi ripetere in ogni tempo, quando hai un problema, quando litighi con qualcuno, o solo per essere grato all’Universo per le cose buone che hai.

Per favore, Perdonami per ciò che c’è dentro di me e che sta manifestando questo problema Ti Amo Mi Dispiace Perdonami Grazie

Che cosa sta succedendo in me che ha influito in questa persona in tal modo da provocare questo problema? Ti Amo Mi Dispiace Perdonami Grazie

Questo atteggiamento si può applicare anche alle cose quotidiane della vita. Per esempio, a volte mangiamo e siamo preoccupati che il cibo possa farci male. In questo caso, prima di mangiare, mentalmente dici al cibo che lo ami: Ti Amo. Ti Amo. Ti Amo.

La pratica del Ho’oponopono è realmente una benedizione.


A proposito di fortuna e o sfortuna, oggi qui siamo sommersi dalla neve ed è impossibile muoversi da casa io poi abito sul cucuzzolo della montagna per cui per non annoiarmi navigo sul web....







E non è finita...i fiocchi continuano a scendere dolcemente. Che spettacolo!

Ho trovato un film molto carino che potrebbe piacervi.



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Si può attirare la fortuna o solo alcune persone possono essere considerate fortunate? « immagine » La calamita della fortuna È possibile attirare momenti propizi nella nostra esistenza o solo alcune persone possono essere considerate fortunate? Tu fai parte di chi non la merita o pensi che...
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07/01/2017 14:48:55
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