In nome del Dio denaro

30 dicembre 2016 ore 20:36 segnala


Dopo che una ragazza della Dentsu, la più grande agenzia pubblicitaria del Giappone, costretta a straordinari senza sosta, si tolse la vita, adesso arrivano le dimissioni dei vertici aziendali. Ogni anno nel Paese del Sol Levante si uccidono per “eccesso di lavoro” 2.000 persone

Nel prossimo mese di gennaio 2017 il presidente della maggiore agenzia pubblicitaria in Giappone, la Dentsu, rassegnerà le dimissioni. Il motivo? Il suicidio, nel dicembre 2015, di una ex dipendente – una ragazza di appena 24 anni – imputabile a un eccessivo carico di lavoro. Lo ha annunciato lo stesso dirigente, Tadashi Ishii, nel corso di una conferenza stampa, mentre prosegue l’inchiesta del ministero della Salute e del Welfare nipponico sulle operazioni della società, già coinvolta in passato in un caso analogo

”Siamo spiacenti di non essere stati in grado di prevenire un’abitudine ad orari eccessivamente lunghi per i nostri dipendenti. Mi assumo tutta la responsabilità e offro le mie più sentite scuse”, ha detto il presidente Ishii, che la scorsa domenica, giorno di Natale, aveva chiesto di incontrare i familiari della vittima. Il caso riguarda la 24enne Matsuri Takahashi, assunta nell’aprile del 2015, e costretta a turni straordinari di lavoro in media di 100 ore mensili.
Una lunga campagna mediatica della madre ha portato alla luce una pratica diffusa tra i capi ufficio per mascherare gli orari eccessivamente lunghi dei dipendenti, e contrari allo statuto dei lavoratori. La Dentsu – inoltre – era stata coinvolta in un caso simile nel 1991, quando un altro dipendente si tolse la vita per un motivo imputabile agli orari di lavoro massacranti. Una prassi che nel Paese è riconosciuta con l’espressione karoshi, letteralmente morte da eccesso di lavoro. Secondo le statistiche del governo sono circa 2.000 le persone che ogni anno si tolgono la vita in Giappone per ragioni riconducibili ai turni di lavoro massacranti.




La notizia è sconvolgente, leggere di una lavoratrice che si suicida per l'eccessivo carico di lavoro straordinario, è desolante, è insopportabile, è aberrante. Se poi apprendiamo che tutto ciò avviene nel civilissimo Giappone in una delle maggiori aziende pubblicitarie della nazione nipponica, allora vuol dire che i soldi veramente non puzzano per nessuno e non sarà la morte "gratuita" a rasserenare gli animi. Matsuri Tkahashi una bella ragazza di 24 anni era impiegata dall'aprile del 2015 presso la Dentsu, una grossa e importante ditta giapponese. La poverina oltre il suo orario di lavoro prestava, come se non fosse abbastanza, 100 ore al mese di straordinario...imposto! Massacrante e spregevole modo per spremere un dipendente. Pare che sia una normale routine quella di caricare ore su ore di lavoro perché sia resa la massima redditività. La Matsuri ci ha messo tutta la sua buona volontà, ha lavorato sodo e alla fine non ha retto: suicidarsi per questo, è abominevole!!!! E deve averlo pensato anche il Presidente della società tale Tadashi Ishii che alla notizia del gesto estremo, ha avuto una crisi di coscienza poiché ha annunciato le sue dimissioni per la fine dell'anno. Costernato e rammaricato, da buon giapponese si è inchinato e ha chiesto scusa a tutti, famiglia della giovane compresa. Grande gesto, grande dignità per un uomo che magari non sapeva nemmeno chi fosse la ragazza e come fosse torchiata dal suo diretto superiore. Sto pensando alle grande classe del presidente e alla sua decisione: immagino un grande funzionario italiano, un presidente di una grande azienda privata o pubblica, compiere lo stesso gesto, avere la stessa dignità e la stessa onestà intellettuale, di mollare tutto per un suicido nella sua azienda. Ma anche senza un suicidio, lo avete mai immaginato un pezzo grosso, un manager di quelli da 500/600 mila euro all'anno che si dimetta mortificato, sentendosi comunque responsabile e colpevole di qualcosa? No vero? Non ci riuscite proprio. Io pure non riesco a immaginarlo contrito e dispiaciuto, anzi, lo immagino dimettersi e pretendere la sua buona uscita, dovutagli comunque per contratto e a prescindere da tutto. Quello è il Giappone, questa è l'Italietta.
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« immagine » La notizia è sconvolgente, leggere di una lavoratrice che si suicida per l'eccessivo carico di lavoro straordinario, è desolante, è insopportabile, è aberrante. Se poi apprendiamo che tutto ciò avviene nel civilissimo Giappone in una delle maggiori aziende pubblicitarie della nazione...
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30/12/2016 20:36:43
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Commenti

  1. Tremalnaik 05 gennaio 2017 ore 08:58
    A me puzza di bufala. 100 ore al mese non sono molte, io ad esempio ne faccio parecchie di più il problema è se fai un lavoro stressante o un lavoro piacevole.
    Sì, se fai un lavoro che ti fa schifo (per quello che devi fare, per l'ambiente, per le persone con cui hai a che fare) e ti accorgi di doverci dedicare la tua vita, allora che scopo ha vivere? Lo penso spesso anche io.
  2. LaFataDelleAcque 05 gennaio 2017 ore 12:41
    @Tremailnik
    Sai, anche se non ho fatto bene i conti (sono sempre stata una frana in matematica) e la ragazza lavorasse solo 5 ore in più al giorno, sommate alle 8 ore lavorative, diventerebbero circa 13 ore....direi che per una 24enne sarebbero veramente troppe.
    A me non è sembrata una bufala :-)
    Ciao e buona giornata.
  3. Tremalnaik 05 gennaio 2017 ore 13:52
    Io alla sua età lavoravo 70,80 ore a settimana, sempre il sabato a volte anche la Domenica. L'ho fatto per dieci anni, adesso ho ridotto che sennò davvero la vita non ha più senso. Anche in Gran Bretagna si può lavorare 70 ore la settimana se uno vuole, una mia amica con suo marito l'ha fatto fino alla nascita del loro figlio, hanno una bellissima casa e possono permettersi auto di lusso. Ad essere devastante è la sottomissione psicologica che ti porta a fare tutte quelle ore anche se non lo vorresti (stress da lavoro correlato).
    Ma parliamo d'altro, esoterismo? :-)

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