PARLARE CON I DEFUNTI? – IL DECALOGO Maggiori informazioni

21 novembre 2016 ore 08:35 segnala


Scrivo questo articolo in seguito a numerose richieste che mi sono state fatte riguardo a questo argomento, ultima tra tutti una molto recente, forse l’esempio più eclatante che mi ha portato a stilare un decalogo che – si spera – venga messo in atto soprattutto dai neofiti. Ovviamente, ciascuno è libero di fare come crede e di seguire la strada che gli è più congeniale, ma credo sia opportuno ricordare che, trattandosi di un’altra dimensione, non possiamo non tenere conto di alcuni punti molto importanti, i quali ci permettono di avere un dialogo adeguato con chi ci è vicino ma che non fa più parte di questo piano fisico. Sicuramente, ci sarà qualcuno che contesterà il mio modo di vedere e vivere queste situazioni, ma in giro esistono troppe persone che si autocelebrano per ciò che non sono, creando dipendenza nei confronti di chi, in condizione di debolezza, si rivolge a loro, magari spendendo del denaro inutile. Chi ci ama ci è accanto in ogni momento: il resto può essere facilmente fraintendibile.


1 I defunti non vanno evocati. Essi hanno terminato la loro missione su questa vita terrena e hanno il dovere di occuparsi di altro, qualcosa che nemmeno noi possiamo immaginare, neppure con le più fervide teorie. Chi crede in un’esistenza dopo la morte fisica (qualunque essa sia), sa anche che le Anime non stanno con le mani in mano ad attendere ciò che noi chiediamo loro, ma che devono seguire un cammino ben preciso in un’altra dimensione. Chi decide di evocarli consapevolmente, apre un Portale troppo ampio per poter contenere anche le altre energie più basse che potrebbero arrivare, mascherate da volti apparentemente conosciuti. Se queste Anime devono comunicarci qualcosa, devono farlo spontaneamente.
2 I defunti non hanno il permesso di parlarci direttamente. I loro messaggi sono filtrati da una Entità Superiore (anche un Angelo), perché la nostra condizione umana è la più delicata che possa esistere e le nostre emozioni sono un deterrente per una giusta comunicazione. Possiamo sentire la loro vicinanza ma è molto raro che ci parlino in modo spontaneo. Tutto arriva attraverso la nostra intuizione e grazie all’intercessione di Guide di Luce che ci proteggono ed impediscono alle Anime del Limbo di aggrapparsi ancora al ricordo terreno attraverso di noi. Se un defunto decide di violare il velo sottile che lo separa dall’Essere Umano, per quanto amorevole egli sia, va allontanato e riportato nella sua dimensione. Le Leggi della Vita sono molto chiare su ogni piano dell’esistenza e non possono essere sottovalutate.
3 Gestire un defunto non è per tutti. E’ importante riconoscere i propri limiti. La curiosità, il desiderio di ricevere dei messaggi, la voglia di sapere che cosa c’è dopo la morte fisica (e molto altro ancora) non sono buoni motivi per creare un approccio con le Anime che hanno lasciato il corpo e che, spesso, vagano alla ricerca della giusta direzione. Non è compito nostro indirizzarle e sono davvero pochissimi gli Esseri Umani che possiedono questo dono: la maggior parte delle volte, essi non lo hanno scelto e la loro caratteristica principale è il desiderio di tenere nascosta questa capacità che non manifestano pubblicamente, assurgendosi a dei.
4 La paura non permette di operare il discernimento. In presenza di un’emozioni così intensa, la cosa migliore è sempre quella di allontanare ogni contatto e rimandarlo verso la Luce, soprattutto quando non si è in grado di gestire le proprie resistenze. La paura possiede una grande forza attrattiva verso le entità più basse e altera ogni tipo di messaggio. Quando non si è in grado di discernere con serenità, bisogna sempre rispedire al mittente ogni missiva, con la certezza che, in ogni caso, il messaggio urgente o importante arriverà a destinazione, in modo meno traumatico e più accettabile.
5 Non tutto ciò che arriva porta con sé un significato. La maggior parte delle volte, noi proiettiamo verso l’esterno ciò che sentiamo dentro e creiamo un corpo che non esiste, un’identità che appartiene a noi e al nostro subconscio. I veri medium sono pochi, anch’essi vivono nel nascondimento, non promettono a nessuno di poter gestire le Anime dell’altra dimensione, non ricevono messaggi a comando e vivono una vita come quella di tutti, senza mai vantarsi di ciò che hanno. Inoltre, spesso può accaderci di vedere un volto famigliare quando, in realtà, questo è solo una maschera che nasconde qualcos’altro, soprattutto nei momenti in cui siamo più esposti e vulnerabili. Quando il potenziale messaggio non è chiaro, semplicemente non è un messaggio. Non è nulla. Quindi, va dimenticato.
6 Impariamo a lasciar andare. Quando un’Anima abbandona il corpo fisico è come se venisse partorita un’altra volta, in un’altra dimensione; nello stesso istante, cambiano la forma e la missione; si trascorre un periodo di purificazione in un luogo che non ci è dato a sapere (possiamo fare molte supposizioni e, sebbene con nomi diversi tra di loro, portano comunque a questa pulizia ulteriore) e, alla fine, si viene condotti verso una nuova vita (non importa in cosa crediamo, se nella Reincarnazione o nel Paradiso: qualcosa accade comunque). Noi che rimaniamo su questo piano fisico abbiamo il dovere di sciogliere ogni nodo e di permettere a quell’Anima di essere libera nel suo nuovo cammino, senza trattenerla: entrambi ne soffriremmo e le nostre esistenze si annoderebbero in un legame sbagliato.
7 Perché desideriamo parlare con i morti? Chi si pone davvero questa domanda? E’ la chiave di tutto. Che cosa vogliamo controllare? Che cosa vogliamo sapere? Che cosa vorremmo gestire? Perché ci affidiamo a qualcuno che ha terminato il suo cammino? Perché non ci fidiamo del nostro intuito? Perché chiediamo ad altri medium di metterci in contatto con queste entità? E domande da porsi sono molte e non sono mai banali. Prima di decidere se vogliamo davvero permettere ad un defunto di comunicare con noi, dobbiamo avere ben chiaro il motivo e le conseguenze che esso porta con sé. E, anche con tutte queste consapevolezze, nulla avverrebbe come potremmo sperare, proprio perché noi non ci troviamo su quel piano che, attualmente e doverosamente, ci è proibito.
8 Le risposte più evidenti si trovano quasi sempre nella realtà di tutti i giorni. Non c’è bisogno di cercare altrove ciò che è già a nostra disposizione. Tuttavia, tutto diventa così scontato da sembrare quasi invisibile. Alla fine, ciò che non possiamo vedere diventa più credibile dell’evidenza che appare di fronte ai nostri occhi. Le persone insicure, con bassa autostima e che hanno sviluppato una dipendenza affettiva ed emotiva, tendono a chiedere a chi credono possa conoscere i misteri segreti delle loro vite, senza comprendere che nessuno ha il diritto di violare lo Spazio Sacro altrui.
9 Noi viviamo nel momento presente. Non possiamo rimanere aggrappati al passato e nemmeno proiettarci troppo nel futuro, o rischieremmo di perdere ciò che di più bello sta per arrivare. Non abbiamo bisogno di scrutare tra i morti quella vita che pulsa dentro di noi e abbiamo il dovere di lasciare che ogni dimensione segua il suo corso. Per quanto difficile e piena di prove, questa è la nostra e ci è chiesto di affrontarla fino in fondo, assumendoci la responsabilità delle nostre azioni e di tutte le nostre scelte, senza demandarle ad altri. Non possiamo scaricare le nostre responsabilità ma dobbiamo avere la forza e la pazienza di attendere – anche nel silenzio – ciò che la vita ha in serbo per noi.
10 Nel dubbio, rimandiamo alla Luce. Nel dubbio e comunque in ogni caso. Alle nostre spalle c’è sempre qualcuno che vuole comunicare con noi ma non possiamo stabilirne l’identità e nemmeno è così semplice comprenderne le intenzioni. In qualsiasi cosa crediamo, abbiamo il dovere di chiedere al defunto di rivolgersi a Dio, agli Angeli, ai Maestri Ascesi, o, comunque, a tutto ciò che è immerso nella Luce Eterna, prima di veicolare il messaggio. In caso di urgenze, nulla ci viene taciuto, quindi non è necessario forzare qualcosa che è destinato ad arrivare. Continuare a chiedere equivale a scardinare la serratura di uno scrigno chiuso da secoli e che, oltre a contenere un tesoro, una volta aperto, può emanare esalazioni tossiche. Basti pensare alla Tomba di Tutankhamon: a quale prezzo gli scopritori hanno potuto godere della magnificenza del famoso Faraone egizio?

Paola Elena Ferri

Maggiori informazioni http://www.paolaelenaferri.info/news/parlare-con-i-defunti-il-decalogo/
f422f48b-9842-4ffc-9c06-539d2ecc6026
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