un sogno per domani

31 agosto 2010 ore 21:01 segnala
è solo un film dirà qualcuno, un film senza grandi pretese, un film non certo da botteghino, o da ricordare per molti.un film che è passato in secondo piano...eppure mi sono trovata a guardarlo più di una volta, a dirmi ci devo provare anch'io, a dirmi fare il primo passo non costa nulla.
il film è molto semplice ed è racchiuso tutto in una frase " Questo sono io, e queste sono tre persone, a cui darò il mio aiuto, ma deve essere qualcosa di importante, una cosa che non possono fare da sole, perciò io la faccio per loro... e loro la fanno per altre 3 persone..."
la trama l'ho presa da wikipedia, perchè raccontarlo tutto non era certo alla mia altezza:
Trevor è un bambino molto intelligente di undici anni che vive una vita difficile con la madre exalcolizzata di nome Arlene in un modesto quartiere di Las Vegas. La donna durante il giorno lavora come cameriera in un locale di striptease e casinò. Il padre, invece, violento nei confronti di lei e con problemi di alcolismo, è sempre assente.

Trevor vive una sorta di confuso idealismo, finché un giorno a scuola alla prima lezione del corso discienze sociali arriva il professore Eugene che lo stimola a mettere in moto l'innata bontà d'animo.

Il professore ad una lezione domanda in maniera critica alla classe: "Vi piace il mondo così com'è?". Da quell'istante Trevor idealizza un modo per cambiare in meglio il mondo e comincia a compiere delle buone azioni, chiedendo a chi le riceve di compiere a loro volta un importante favore a tre persone differenti.

Trevor allora per il suo primo favore si dedica ad una persona in difficoltà, un povero tossicodipendenteche decide di portare a casa, dandogli ospitalità. Il tossicodipendente si sdebiterà aggiustando il motore dell'automobile ad Arlene. Arlene, dal canto suo, ricevuto il favore dallo sconosciuto, decide di passarlo a sua madre, anch'essa barbona e alcolizzata, che non vede da più di tre anni. E così questo meccanismo dal nome "passa il favore" prende vita e in breve tempo si espande a macchia d'olio fino a raggiungere le più grosse città statunitensi. Finché un giorno un giornalista decide di indagare sulla vicenda per scoprire la fonte di tanta bontà.

Trevor, nel frattempo, insiste nelle buone azioni e, dopo aver capito lo stato di necessità e solitudine in cui incorrono la madre e il professore, decide di farli incontrare. I due in effetti incominciano a frequentarsi, ma Eugene, che ha sempre vissuto da solo portandosi nella mente e nel corpo i traumidell'infanzia dovuta ad un padre violento, al momento di stringere un vero legame con la donna si defila. A peggiorare la situazione c'è il ritorno del padre, che rientra a casa e dà sfogo al proprio carattere manesco.

La mamma però trova la forza per cacciare il marito. Così Trevor cerca di riportare a casa propria Eugene. Intanto il giornalista indaffarato a ricostruire la "catena della bontà" incontra prima un ricco imprenditore, poi un delinquente e, infine, giunge sulle tracce della nonna di Trevor. Da lì il passo è breve e, ricostruita l'intera catena, individua il primo anello della catena in Trevor e decide di intervistarlo.

L'episodio permette a Eugene e Arlene di riunirsi, concretizzando così la seconda buona azione di Trevor. Ma il terzo favore conduce il ragazzino verso un destino infausto. Infatti, Trevor interviene in una rissa in difesa di un compagno di classe ma sfortunatamente ha la peggio e muore accoltellato.



si è vero il finale non è quello che vorremmo, ma la vita non è sempre come vorremmo.

io non ho questa capacità di aiuto, ma una cosa ho provato a fare e funziona, alzarmi sorridendo e cercare di sorridere agli altri, aiutare senza aspettarsi nulla in cambio, e non costa nulla tutto ciò, anzi col tempo ci si accorge che tutto ciò porta solo bene e serenità intorno a noi. che ciò che si riceve è molto più del poco che si riesce a dare.


aperture domenicali

29 agosto 2010 ore 11:27 segnala
ciao, oggi parlando con una persona mi dice: vado a far la spesa all'esselunga ora.gli rispondo ma guarda che è domenica.
e lui: sì, ma sono aperti.
della serie...non so che fare, non ho hobby, meglio un supermercato, e poi se sono aperti sono giustificato nel calpestare i diritti delle cassiere che sarebbero state più volentieri a casa con la famiglia.
mi chiedo quante persone la domenica vanno a far la spesa pensando che sia un loro diritto aver il supermercato aperto, e non ci sia il diritto di chi lavora a passare una domenica con i figli.
pensate invece se in una domenica di apertura nessuno entrasse in un supermercato, e così la domenica successiva e via andando...allora forse si ritornerebbe indietro è vero, quando la domenica le famiglie non portavano i bambini al centro commerciale, ma gli insegnavano la bellezza della montagna, lo stare insieme, il leggere una favola e parlare...si sembra strano, ma ci sono persone che sanno più della vita di una cassiera che di quella dei propri figli.
io lo so in questo discorso sono di parte...ci lavoro, ma anche prima quando avevo un'altra occupazione la domenica facevo altro, e anche se per un giorno si mangia del pane di un giorno...beh non è la morte di nessuno, non mi sembra una tragedia.
non so che pensare di questo voler a tutti i costi esser serviti e riveriti anche la domenica.
e quando passate alla cassa e la cassiera vi sorride ricordate, è domenica, sorride per contratto aziendale, ma dentro di se vi odia cordialmente.
voi cosa ne pensate?
11724299
ciao, oggi parlando con una persona mi dice: vado a far la spesa all'esselunga ora.gli rispondo ma guarda che è domenica. e lui: sì, ma sono aperti. della serie...non so che fare, non ho hobby, meglio un supermercato, e poi se sono aperti sono giustificato nel calpestare i diritti delle cassiere... (continua)
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29/08/2010 11:27:59
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poesia di omar falworth

26 agosto 2010 ore 20:26 segnala
averla senza possederla.

dare il meglio di sè

senza pansare di ricevere.

voler stare spesso con lei,

ma senza essere mossi dal bisogno

di alleviare la propria solitudine.

temere di perderla,

ma senza essere gelosi.

aver bisogno di lei,

maa senza dipendere.

aiutarla, ma senza aspettarsi gratitudine.

essere legati a lei,

pur essendo liberi.

essere un tutt'uno con lei,

pur essendo se stessi.

ma per riuscire in tutto ciò,

la cosa più importante da fare è...

accettarla così com'è,senza pretendere che sia come si vorrebbe.

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averla senza possederla.dare il meglio di sèsenza pansare di ricevere.voler stare spesso con lei,ma senza essere mossi dal bisognodi alleviare la propria solitudine.temere di perderla,ma senza essere gelosi.aver bisogno di lei,maa senza dipendere.aiutarla, ma senza aspettarsi gratitudine.essere... (continua)
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grazia

21 agosto 2010 ore 11:00 segnala
sono passati poco più di due anni da quando una mia cara amica e collega è venuta a mancare...straziante il pensiero che mentre lei ci lasciava la sua bambina veniva al mondo. eppure la vita ha ripreso, la bambina cresce, molte cose sono cambiate, ma come si dice...si va avanti.in questi giorni un'altra amica e collega è mancata, 45 anni, in salute, una bellissima donna, sempre curata, dal carattere un po' asciutto, ma sincera e schietta come poche persone sanno essere. un tragico incedente...è semplicemente scivolata in bagno, ha battuto la testa ed è rimasta ad attendere che qualcuno notasse che lei non era al lavoro, che qualcuno andasse a cercarla. e qualcuno l'ha notato, non si può non notare che una persona che arriva sempre puntuale se non in anticipo manca. e così un collega nota che il lavoro che lei doveva fare non è nemmeno iniziato, cerca la sorella che lavora con noi e l'avvisa, subito si pensa che sia successo qualcosa di brutto, non si perde tempo, Marisa prende le chiavi della macchina e corre da Grazia, ha le chiavi per le emergenze..apre la porta, silenzio, in bagno la trova stesa, respira, ma già non è cosciente, chiama aiuto, si fa il possibile, ma lei si spegne tra le braccia di quella sorella che è la sua famiglia. i genitori sono lontani, il marito si è fermato qualche giorno in più in vacanza. loro due sole in quel momento.
la vita non è sempre giusta, a volte crudele, ma perchè lasciare che il dolore sia ancora di più, perchè dovevano essere proprio sole quel giorno?
addio Grazia, ti ho voluto bene

de andrè

15 agosto 2010 ore 18:51 segnala
anche senza musica le parole arrivano al cuore, forse anche di più, perchè a volte nemmeno si ascoltano.

il testamento di tito


Tito: 
"Non avrai altro Dio all'infuori di me, 
spesso mi ha fatto pensare: 
genti diverse venute dall'est 
dicevan che in fondo era uguale. 

Credevano a un altro diverso da te 
e non mi hanno fatto del male. 
Credevano a un altro diverso da te 
e non mi hanno fatto del male. 

Non nominare il nome di Dio, 
non nominarlo invano. 
Con un coltello piantato nel fianco 
gridai la mia pena e il suo nome: 

ma forse era stanco, forse troppo occupato, 
e non ascoltò il mio dolore. 
Ma forse era stanco, forse troppo lontano, 
davvero lo nominai invano. 

Onora il padre, onora la madre 
e onora anche il loro bastone, 
bacia la mano che ruppe il tuo naso 
perché le chiedevi un boccone: 

quando a mio padre si fermò il cuore 
non ho provato dolore. 
Quanto a mio padre si fermò il cuore 
non ho provato dolore. 

Ricorda di santificare le feste. 
Facile per noi ladroni 
entrare nei templi che rigurgitan salmi 
di schiavi e dei loro padroni 

senza finire legati agli altari 
sgozzati come animali. 
Senza finire legati agli altari 
sgozzati come animali. 

Il quinto dice non devi rubare 
e forse io l'ho rispettato 
vuotando, in silenzio, le tasche già gonfie 
di quelli che avevan rubato: 

ma io, senza legge, rubai in nome mio, 
quegli altri nel nome di Dio. 
Ma io, senza legge, rubai in nome mio, 
quegli altri nel nome di Dio. 

Non commettere atti che non siano puri 
cioè non disperdere il seme. 
Feconda una donna ogni volta che l'ami 
così sarai uomo di fede: 

Poi la voglia svanisce e il figlio rimane 
e tanti ne uccide la fame. 
Io, forse, ho confuso il piacere e l'amore: 
ma non ho creato dolore. 

Il settimo dice non ammazzare 
se del cielo vuoi essere degno. 
Guardatela oggi, questa legge di Dio, 
tre volte inchiodata nel legno: 

guardate la fine di quel nazzareno 
e un ladro non muore di meno. 
Guardate la fine di quel nazzareno 
e un ladro non muore di meno. 

Non dire falsa testimonianza 
e aiutali a uccidere un uomo. 
Lo sanno a memoria il diritto divino, 
e scordano sempre il perdono: 

ho spergiurato su Dio e sul mio onore 
e no, non ne provo dolore. 
Ho spergiurato su Dio e sul mio onore 
e no, non ne provo dolore. 

Non desiderare la roba degli altri 
non desiderarne la sposa. 
Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi 
che hanno una donna e qualcosa: 

nei letti degli altri già caldi d'amore 
non ho provato dolore. 
L'invidia di ieri non è già finita: 
stasera vi invidio la vita. 

Ma adesso che viene la sera ed il buio 
mi toglie il dolore dagli occhi 
e scivola il sole al di là delle dune 
a violentare altre notti: 

io nel vedere quest'uomo che muore, 
madre, io provo dolore. 
Nella pietà che non cede al rancore, 
madre, ho imparato l'amore". 



mattino

14 agosto 2010 ore 20:20 segnala
ti guardavo mentre dormivi, avrei voluto accarezzare i tuoi capelli biondi, ascolto il tuo respiro, osservo il tuo viso disteso. un movimento, mi allontano piano, non vorrei disturbare il tuo sonno.vado in cucina, preparo piano il caffè, ascolto il telegiornale,anche ieri sera della madri han perso i figli, altri incidenti assurdi. guardo l'ora, le 6, è già tardi mi preparo. torno sulla porta a guardarti, dormi ancora, più tardi ti sveglierai, chiuderai tutto e con la tua moto andrai a scuola.
che lotta la moto, il tuo desiderio, le mie paure. eppure so che posso fidarmi di te. non mi hai dato mai un problema. 
a volte capita che esco dal lavoro e ti trovo lì:dai ma andiamo a mangiare insieme. sorridi ti rimetti il casco e senza aspettare risposta ti allontani. a pranzo mi racconti della scuola, ormai hai fatto le tue scelte, la tua vita l'hai presa in mano e segui la tua strada.
usciamo, riparti e quando arrivo a casa sei già lì ad aspettare.
ti guardo e rivedo quel bambino bellissimo, dai riccioli chiari e gli occhi azzurri, che con uno sguardo già sapeva come arrivare al cuore delle persone. lo fai ancora, intorno a te vedo solo bene.
sono orgogliosa di te, il  mio capolavoro ti chiamo.
in realtà di mio non c'è nulla...solo l'amore.
tu sei tu, una persona, non un qualcosa che si può possedere.
mi piace dire mio figlio, ma in realtà odio la parola mio. 
qualcosa di inspiegabile ci unisce, come tutte le madri coi figli, eppure quando me lo raccontavano non ci credevo, pensavo a qualche esagerazione.
comunque tutto ciò per dirti grazie, insieme siamo cresciuti

la forza di un sorriso

12 agosto 2010 ore 20:40 segnala
a volte sembra che tutto ciò che si ha non sia abbastanza, che qualcosa manchi, in ogni senso. si vorrebbe di più, ma soprattutto si vorrebbe una carezza che dia forza, uno sguardo che ci faccia sentire speciali, una parola che ci faccia sentire amati...vorrei tante cose, queste cose in modo particolare, ma se ci penso io le ho avute, sono stata fortunata, mia madre mi ha dato tutto questo, in poco tempo ha saputo trasmettermi tutto ciò che conta davvero nella vita. anche quella sera sorrideva, a dispetto della notte che sarebbe finita con lei, a dispetto dei dolori, delle cure assurde, della sedia a rotelle che odiava, a dispetto della sofferenza lei trovava la forza di sorridere, di trasmettermi il suo calore. quante volte ho pensato che tutto sia difficile, che le cose non vanno al meglio, che vorrei altro. che scema che sono, bastava in quei momenti guardare tutto da un'altra prospettiva, sorridere un attimo e pensare in modo più semplice. bastava trovare come faceva lei la forza in un sorriso. ecco, ci riprovo, provo ancora a sorridere nel ricordo suo, a vivere con la forza che sapeva trasmettermi. con il suo ricordo in me da donare agli altri.

particolari

12 agosto 2010 ore 17:22 segnala
quella sensazione che manchi qualcosa, controlli la borsa, le chiavi ci sono, il telefono, portafoglio...tutto il resto è superfluo. eppure aspetti ad uscire, senti che stai dimenticando qualcosa, fai il giro di casa...le finestre chiuse, il gas spento, le luci anche. accidenti che fare? scendi in auto parti, arrivi al bar per la colazione, caffè, brioches, sigarette..e torni a pensare cosa poteva essere. entri al lavoro, fai per timbrare e cavoli ecco..magari andando al lavoro portare il camice e il badge?! e sì a volte capita anche questo. la testa...la prossima volta devo ricordare la testa.

un addio speciale

11 agosto 2010 ore 22:06 segnala
ero lì, gli tenevo la mano, era la seconda volta che mi trovavo in una situazione del genere...la prima più di vent'anni fa, un letto in ospedale a guardare mia madre, che ci lasciava.combattuta tra il volerla lì ancora egoisticamente con me e il sapere che ciò che sopportava era atroce e disumano. ora il nonno...sono stati giorni lunghi, duri, la nonna che non voleva mai lasciarlo solo. vedere questa donna sempre stata forte che sa che il compagno di una vita sta per lasciarla era difficile. come puoi dividere due persone dopo 63 anni. piano piano si spegneva, il medico passava, ci salutava, e si allontanava...non c'erano parole.poi una mattina eravamo soli, io e il nonno, mi strinse la mano (sapevo che era un riflesso), per un attimo mi sono detta mi stringe, perchè tante volte mi aveva stretto, portato in braccio, tenuto sulle ginocchia, era un uomo con mani grandi, bellissimo, con due occhi azzurri capici di guardarti l'anima, di dire ti voglio bene, anche quando combinavo qualche cosa. quella stretta come a dire addio, sono contento che tu sia qui, che ci sia proprio tu.
in un attimo tutto si è fermato, il silenzio della stanza sembrava aver contagiato anche i corridoi, tutti fermi per quell'uomo che tanto era stato amato da tutti.
forse può essere doloroso, in fondo è anche un onore essere vicini alle persone che più ti hanno amato e che più hai amato. le due persone che hanno riempito la tua vita di sole gioie, le due persone che ti han lasciato l'eredità dell'amore.
addio nonno, e grazie, ora sei vicino alla tua irene,quella figlia che troppo presto ti ha lasciato.
addio...o forse no, se è vero che c'è un aldilà è solo un arrivederci.


un nuovo inizio

10 agosto 2010 ore 18:37 segnala
nel leggere un altro blog mi son trovata a chiedermi perchè non scrivessi più. eppure di cose in questo periodo ne sono successe tantissime, ma era tutto diverso era come se le parole non volessero uscire, come se il pensiero fosse chiuso e per quanto cercasse di mostrarsi rimaneva lì fermo.e così il tempo è passato ed è sembrato sempre più difficile trovare il modo di comunicare. poi oggi all'improvviso è come se si fosse aperto qualcosa, leggo il pensiero di una persona e mi dico è vero, sono anch'io così.
forse queste mi frasi sono inutili, a nessuno importa, ma per me è un nuovo inizio.