- L'aquila e il falco

26 luglio 2018 ore 18:01 segnala

Nera falce, Regina del pianto
Re degli Unni, flagello di dio
Dice lui "non è il mio momento"
Lei risponde "si fa a modo mio"
Voleranno un aquila e un falco
Lotteranno all'alba per noi
Si vedrà chi vola più in alto
Se il mio falco vince ti avrò
All'orizzonte fuochi di guerra
Lei dice "amico dimmi di te
Cosa ti manca ormai sulla terra
Perchè non vuoi venire con me?
Posso portarti via nel tempo
Verso altri mondi che non sai
Strappa il mantello che mi cancella
Io sono bella, la compagna per te"
Lui dice "donna, nelle tue ombre
Nel tuo castello oro non c'è
Io ti conosco quasi da sempre
E non…
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« video » « immagine » Nera falce, Regina del pianto Re degli Unni, flagello di dio Dice lui "non è il mio momento" Lei risponde "si fa a modo mio" Voleranno un aquila e un falco Lotteranno all'alba per noi Si vedrà chi vola più in alto Se il mio falco vince ti avrò All'orizzonte fuochi di g...
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il dolore

28 giugno 2018 ore 10:23 segnala

Ho conosciuto il dolore
(di persona, s'intende)
e lui mi ha conosciuto:
siamo amici da sempre,
io non l'ho mai perduto;
lui tanto meno,
che anzi si sente come finito
se, per un giorno solo,
non mi vede o non mi sente.
Ho conosciuto il dolore
e mi è sembrato ridicolo,
quando gli dò di gomito,
quando gli dico in faccia:
"Ma a chi vuoi far paura?"
Ho conosciuto il dolore:
ed era il figlio malato,
la ragazza perduta all'orizzonte,
il sogno strozzato,
l'indifferenza del mondo alla fame,
alla povertà, alla vita…
il brigante nell'angolo
nascosto vigliacco battuto tumore
Dio, che non c'era
e giurava di esserci, ah se giurava, di esserci….e non c'era
ho conosciuto il dolore
e l'ho preso a colpi di canzoni e parole
per farlo tremare,
per farlo impallidire,
per farlo tornare all'angolo,
cosi pieno di botte,
cosi massacrato stordito imballato…
cosi sputtanato che al segnale del gong
saltò fuori dal ring e non si fece mai più
mai più vedere
Poi l'ho fermato in un bar,
che neanche lo conosceva la gente;
l'ho fermato per dirgli:
"Con me non puoi niente!"
Ho conosciuto il dolore
e ho avuto pietà di lui,
della sua solitudine,
delle sue dita da ragno
di essere condannato al suo mestiere
condannato al suo dolore;
l'ho guardato negli occhi,
che sono voragini e strappi
di sogni infranti: respiri interrotti
ultime stelle di disperati amanti
-Ti vuoi fermare un momento?- gli ho chiesto -
insomma vuoi smetterla di nasconderti? Ti vuoi sedere?
Per una volta ascoltami!! Ascoltami
…. e non fiatare!
Hai fatto di tutto
per disarmarmi la vita
e non sai, non puoi sapere
che mi passi come un'ombra sottile sfiorente,
appena-appena toccante,
e non hai vie d'uscita
perché, nel cuore appreso,
in questo attendere
anche in un solo attimo,
l'emozione di amici che partono,
figli che nascono,
sogni che corrono nel mio presente,
io sono vivo
e tu, mio dolore,
non conti un cazzo di niente
Ti ho conosciuto dolore in una notte di inverno
una di quelle notti che assomigliano a un giorno
Ma in mezzo alle stelle invisibili e spente
io sono un uomo….e tu non sei un cazzo di niente
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« video » Ho conosciuto il dolore (di persona, s'intende) e lui mi ha conosciuto: siamo amici da sempre, io non l'ho mai perduto; lui tanto meno, che anzi si sente come finito se, per un giorno solo, non mi vede o non mi sente. Ho conosciuto il dolore e mi è sembrato ridicolo, quando gli dò di gom...
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PANTA REI

24 giugno 2018 ore 17:33 segnala
C’è un’armonia nascosta, e ineffabile, nel rinnovarsi a ogni istante dell’esperienza, di ogni esperienza, mai uguale a se stessa. È il messaggio fondamentale del “Panta Rei“—”tutto scorre“—di Eraclito di Efeso. Il pensatore presocratico di cui, secondo Nietzsche, il mondo avrebbe “eternamente bisogno”, così come ha eternamente bisogno di verità.
L’accettazione del dinamismo del divenire, in Eraclito si fissa nell’immagine del Fuoco, che richiama l’archè dei presocratici. “Regola” del divenire, il Fuoco brucia energia. Tramuta qualcosa in qualcosa d’altro. Mentre consuma e si consuma. Attraverso la metafora del Fuoco, il continuo mutare di tutte le cose si salda con un’altra idea forte di Eraclito, quella dell’attrazione degli opposti, che si rovesciano uno nell’altro.
Luce e ombra, amaro e dolce, sono in ogni momento vicini e avvinghiati l’uno all’altro come due lottatori, dei quali ora questo ora quello prende il sopravvento. Dalla guerra dei contrari nasce ogni divenire: le qualità determinate che ci appaiono come durevoli esprimono solo la momentanea preponderanza di un lottatore, con ciò tuttavia la guerra non è mai finita, questo lottare si protrae in eterno.

articolo completo su
https://www.helloworld.it/cultura/eraclito-panta-rei?utm_source=facebook&utm_medium=social&utm_campaign=editoriale
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C’è un’armonia nascosta, e ineffabile, nel rinnovarsi a ogni istante dell’esperienza, di ogni esperienza, mai uguale a se stessa. È il messaggio fondamentale del “Panta Rei“—”tutto scorre“—di Eraclito di Efeso. Il pensatore presocratico di cui, secondo Nietzsche, il mondo avrebbe “eternamente...
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Volevo scriverti

21 giugno 2018 ore 08:10 segnala


Volevo scriverti, non per sapere
come stai tu, ma per sapere come
si sta senza di me. Io non sono mai
stato senza di me e quindi non lo so.
Vorrei sapere cosa si prova a non
avere me che mi preoccupo di sapere
se va tutto bene, a non sentirmi ridere,
a non sentirmi canticchiare canzoni
stupide, a non sentirmi parlare,
a non sentirmi sbraitare quando mi
arrabbio, a non avere me con cui
sfogarsi per le cose che non vanno,
a non avermi pronto lì a fare qualsiasi
cosa per farti stare bene.
Forse si sta meglio, o forse no.
Però mi è venuto il dubbio e vorrei
anche sapere se ogni tanto questo
dubbio è venuto anche a te.
Perché sai, io a volte me lo chiedo
come si sta senza di te, poi però
preferisco non rispondere
che tanto va bene così.
Ho addirittura dimenticato me stesso
per poter ricordare te.

- Søren Kierkegaard -

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« immagine » Volevo scriverti, non per sapere come stai tu, ma per sapere come si sta senza di me. Io non sono mai stato senza di me e quindi non lo so. Vorrei sapere cosa si prova a non avere me che mi preoccupo di sapere se va tutto bene, a non sentirmi ridere, a non sentirmi canticchiar...
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Ho le rughe.

29 maggio 2018 ore 14:11 segnala
Mi sono guardata allo specchio e ho scoperto di avere molte rughe, intorno agli occhi, alla bocca, sulla fronte.
Ho le rughe perché ho avuto amici, e abbiamo riso, abbiamo riso tanto, fino alle lacrime.
E ho conosciuto l'amore, che mi ha fatto strizzare gli occhi di gioia.
Ho le rughe perché ho avuto dei figli, e mi sono preoccupata per loro fin dal concepimento, e ho sorriso a ogni loro nuova scoperta e ho passato notti a cullarli.

E poi ho pianto.
Ho pianto per le persone che ho amato e che sono andate via, per poco tempo o per sempre oppure senza sapere il perché.
Ho vegliato, trascorso ore insonni per progetti andati bene, andati male, mai partiti, per la febbre dei bambini, per leggere un libro o fare l’amore.
Ho visto posti splendidi, nuovi, che mi hanno fatto aprire la bocca stupita, e rivisto i posti vecchi, antichi, che mi hanno fatto commuovere.

Dentro a ogni solco sul mio viso, sul mio corpo, si nasconde la mia storia, le emozioni che ho vissuto, la mia bellezza più intima e se cancellassi questo, cancellerei me stessa.
Ogni ruga è un aneddoto della mia vita, un battito del mio cuore, è l’album fotografico dei miei ricordi più importanti.

Chiara Ferraris
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Mi sono guardata allo specchio e ho scoperto di avere molte rughe, intorno agli occhi, alla bocca, sulla fronte. Ho le rughe perché ho avuto amici, e abbiamo riso, abbiamo riso tanto, fino alle lacrime. E ho conosciuto l'amore, che mi ha fatto strizzare gli occhi di gioia. Ho le rughe perché ho...
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"Mi sono sempre chiesto perché noi napoletani siamo in carne

05 maggio 2018 ore 15:58 segnala
"Mi sono sempre chiesto perché noi napoletani siamo cosi in carne!
Ecco!! Ho trovato il perché!!
Parlando con un ragazzo che vive in provincia di Bergamo, fissato per la palestra, mi son sentito dire "a Napoli non avete la cultura del fitness". Allorché gli ho chiesto: "dalle tue parti oltre alla nebbia e qualche piantagione di riso che cosa c'è?". Ovviamente la risposta è "niente"! Tu a Bergamo esci di casa, vedi la nebbia, vedi il riso e te vaje a chiurer rind a na palestra. Qui a Napoli esci di casa vai a Mergellina e vir e taralli cav'r. Che faje nun te 'ccatte?!

Vai al castel dell'Ovo e senti l'odore di pesce fritto che faje nun t'assitt e magn?
Vai a fare un giro nel centro storico, o'babbà rind a vetrina e Scaturchio te chiamm pe nomm, che faje nun o'rispunn?

E se vai a via Toledo a sfogliatella addu Pintauro nun t'a pije?


E poi che fai, stai a Napoli e nun te magn a pizz? Ti levano la cittadinanza! E poi vai in pizzeria e che fai prendi solo una pizza?! È na figura e merd! E allò pigl pure duje panzarott e quando pigl o panzarott e pigliá pur a frittatin!

E se invece non esci, resti a casa, Mammà ha fatt a pastier che faje nun assaggi? E si nun è Mammà è a signor affianco che ha fatt o ruot e past al forno e so avanzat nu par e piatt, che faje nun assagg? E se vai dalla nonna ha fatt a frittat e maccarun che faje nun assagg? E se vai dalla fidanzata a'gnor ha fatt o casatiell che faje nun assagg?

Dopo tutto questo ben di Dio, amico mio, per smaltire non devi andare in palestra ad allenarti, devi andare da San Gennaro a pregare, pecchè ce vo sul nu miracolo pe smaltì tutt chell ca te magnat! Il vero problema non è che a Napoli ci manca la c
ultura del fitness, è che a Bergamo non sapete dove andare!! "
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"Mi sono sempre chiesto perché noi napoletani siamo cosi in carne! Ecco!! Ho trovato il perché!! Parlando con un ragazzo che vive in provincia di Bergamo, fissato per la palestra, mi son sentito dire "a Napoli non avete la cultura del fitness". Allorché gli ho chiesto: "dalle tue parti oltre alla...
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The Sound of Silence

01 maggio 2018 ore 10:33 segnala


Salve oscurità, mia vecchia amica
ho ripreso a parlarti ancora
perchè una visione che fa dolcemente rabbrividire
ha lasciato in me i suoi semi mentre dormivo
e la visione che è stata piantata nel mio cervello
ancora persiste
nel suono del silenzio

Nei sogni agitati io camminavo solo
attraverso strade strette e ciottolose
nell'alone della luce dei lampioni
sollevando il bavero contro il freddo e l'umidità
quando i miei occhi furono colpiti dal flash di una luce al neon
che attraversò la notte
e toccò il suono del silenzio

E nella luce pura vidi
migliaia di persone, o forse più
persone che parlavano senza emettere suoni
persone che ascoltavano senza udire
persone che scrivevano canzoni che le voci non avrebbero mai cantato
e nessuno osava
disturbare il suono del silenzio

"Stupidi" io dissi, "voi non sapete
che il silenzio cresce come un cancro
ascoltate le mie parole che io posso insegnarvi,
aggrappatevi alle mie braccia che io posso raggiungervi"
Ma le mie parole caddero come goccie di pioggia,
e riecheggiarono nei pozzi del silenzio

e la gente si inchinava e pregava
al Dio neon che avevano creato.
e l'insegna proiettò il suo avvertimento,
tra le parole che stava delineando.
e l'insegna disse "le parole dei profeti sono scritte sui muri delle metropolitane
e sui muri delle case popolari.
E sussurrò nel suono del silenzio"


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