Storia di una Strega · Il triskele, simbolo celtico

10 ottobre 2018 ore 17:23 segnala
Il triskele, simbolo celtico di trasformazione

celtic-triskellIl Triskele o Triskell celtico è un simbolo che comprende in sé molteplici e profondi significati. Il termine in sè è di derivazione greca e letteralmente significa “tre gambe”.

Guardandolo si riesce già a intravedere un primo significato: movimento eterno, ciclo che continuamente rinasce, si distrugge e si rigenera inscrivendosi su se stesso. La ciclicità viene richiamata dalle spirali in cui i tre bracci si animano così come dall’intero simbolo che ruotando sul suo centro inscrive un cerchio continuo.

Il suo segno comprende in sé la simbologia del numero Tre, considerato presso diverse culture il numero simbolo di perfezione, dove il termine perfezione sta ad indicare non qualcosa di raggiunto e statico, ma qualcosa che è perfetto in quanto si trasforma e si crea.

Perfezione sta per “creare“: che siano pensieri, gesti, progetti, azioni, il Tre mette insieme la spinta creatrice dell’ Uno con l’accoglienza e la fertilità del Due, rendendo queste due forze armoniche e pronte ad espandersi. Tre è la spinta ad uscire da sé, ad agire nell’esterno, è la volontà di crescere, l’invito all’attività, a progredire nel proprio sviluppo personale.

Il Triskele celtico indica anche i tre mondi della cultura druidica:

Il Mondo del’Aldilà, dove risiedono dei e dee;
Il Mondo mortale della vita terrena;
Il Mondo celeste, dove si muovono le energie invisibili come le forze elementali.

Le sue tre gambe richiamano inoltre le triadi significative:

“Spirito, Mente, Corpo” – “Passato, Presente, Futuro” – “Creazione, Distruzione, Rinascita”.

Nella sua triade si riconoscono anche significati lunari: tre sono difatti le fasi della Luna, Luna Crescente, Luna Piena e Luna Calante, in esso ricorrono anche le tre forme della Dea: la Fanciulla, la Madre e l’Anziana.

Nel Triskele si fondono così mistero, intuizione, significati del profondo femminino, spiritualità, crescita, ricerca interiore ed esteriore del proprio vero Sè, il movimento continuo di creazione e distruzione, gli eterni cicli di ruota che sempre mutano il loro corso rinnovandosi.
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Il triskele, simbolo celtico di trasformazione « immagine » celtic-triskellIl Triskele o Triskell celtico è un simbolo che comprende in sé molteplici e profondi significati. Il termine in sè è di derivazione greca e letteralmente significa “tre gambe”. Guardandolo si riesce già a intravedere un...
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Figlio della luna

01 ottobre 2018 ore 17:48 segnala

Per chi non fraintenda
narra la leggenda
di quella gitana
che pregò la luna
bianca ed alta nel ciel
mentre sorrideva
lei la supplicava
«fa che torni da me»

«tu riavrai quell'uomo
pelle scura
con il suo perdono
donna impura
però in cambio voglio
che il tuo primo figlio
venga a stare con me»
chi suo figlio immola
per non stare sola
non è degna di un re

Luna adesso sei madre
ma chi fece di te
una donna non c'è
dimmi luna d'argento
come lo cullerai
se le braccia non hai
figlio della luna

Nacque a primavera
un bambino
da quel padre scuro
come il fumo
con la pelle chiara
gli occhi di laguna
come un figlio di luna
«questo è un tradimento
lui non è mio figlio
ed io no, non lo voglio»

Luna adesso sei madre
ma chi fece di te
una donna non c'è
dimmi luna d'argento
come lo cullerai
se le braccia non hai
figlio della luna

II gitano folle
di dolore
colto proprio al centro
dell'onore
l'afferrò gridando
la baciò piangendo
poi la lama affondò
corse sopra al monte
col bambino in braccio
e lì lo abbandonò

Luna adesso sei madre
ma chi fece di te
una donna non c'è
dimmi luna d'argento
come lo cullerai
se le braccia non hai
figlio della luna
Se la luna piena
poi diviene
è perché il bambino
dorme bene
ma se sta piangendo
lei se lo trastulla
cala e poi si fa culla
ma se sta piangendo
lei se lo trastulla
cala e poi si fa culla

Ada Luz Marquez

25 settembre 2018 ore 11:10 segnala


Disse la vecchia guaritrice dell'anima:
Non fa male la schiena, fa male il carico.
Non fanno male gli occhi, fa male l'ingiustizia.
Non fa male la testa, fanno male i pensieri.
Non fa male la gola, fa male quello che non si esprime o si esprime con rabbia.
Non fa male lo stomaco, fa male quello che l'anima non digerisce.
Non fa male il fegato, fa male la rabbia.
Non fa male il cuore, fa male l'amore.
Ed è proprio lui, L’ amore stesso, che contiene la più potente medicina.
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« immagine » Disse la vecchia guaritrice dell'anima: Non fa male la schiena, fa male il carico. Non fanno male gli occhi, fa male l'ingiustizia. Non fa male la testa, fanno male i pensieri. Non fa male la gola, fa male quello che non si esprime o si esprime con rabbia. Non fa male lo stomaco, fa ...
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Intreccerò la mia tristezza

17 settembre 2018 ore 10:32 segnala


Mia nonna diceva che quando una donna si sentirà triste, quello che potrà fare è intrecciare i suoi capelli: così il dolore rimarrà… intrappolato tra i suoi capelli e non potrà raggiungere il resto del corpo.
Bisognerà stare attente che, la tristezza, non raggiunga gli occhi, perché li farà piangere e sarà bene non lasciarla posare sulle nostre labbra, perché ci farà dire cose non vere; che non entri nelle tue mani – mi diceva – perché tosterà di più il caffè o lascerà cruda la pasta: alla tristezza piace il sapore amaro.
Quando ti sentirai triste, bambina, intreccia i capelli: intrappola il dolore nella matassa e lascialo scappare quando il vento del nord soffia con forza.
I nostri capelli sono una rete in grado di catturare tutto: sono forti come le radici del vecchio cipresso e dolce come la schiuma della farina di mais.
Non farti trovare impreparata dalla malinconia, bambina, anche se hai il cuore spezzato o le ossa fredde per ogni assenza. Non lasciarla in te, con i capelli sciolti, perché fluirà come una cascata per i canali che la luna ha tracciato nel tuo corpo.
Intreccia la tua tristezza – mi disse – intreccia sempre la tua tristezza.
E, domani, quando ti sveglierai con il canto del passero, la troverai pallida e sbiadita tra il telaio dei tuoi capelli.

Paola Klug
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SONO UNA STREGA

12 settembre 2018 ore 10:25 segnala

Sì. Sono una strega. Venite a prendermi, non opporrò resistenza. La mia non è una resa,
ma l’ennesimo sortilegio che mi attribuite. Non sopporto più i sospetti che gli occhi ditutti lasciano scivolare sul mio corpo. E’ fumo il mistero che circonda le mie intenzioni. Ma voi, che credete di sapere tutto, e guardate il mondo attraverso l’orizzonte limitato del bianco e del nero, lasciate parlare me, la strega, l’ospite non gradita alla mensa degli orchi. Lasciatemi parlare, prima che taccia in eterno e in voi rimanga l’ombra impertinente del dubbio. Non aspettatevi da me una confessione: piuttosto l’ultimo canto sgraziato di chi ha vissuto in silenzio l’ingiustizia. Sono nata in una notte di inverno. Sono nata lo stesso giorno di mio fratello, il Figlio di Dio. Condividevo il giorno della nascita con una persona importante, che ho sempre sentito vicina. Ma io sono una strega. Mi spiegarono che era stata una scelta arrogante nascere lo stesso giorno del Signore Nostro Gesù Cristo. E seppi di averlo fatto apposta, essendo io nata venti giorni prima del tempo stabilito. Mio fratello sa che io sono una strega? Penso di sì perché niente può essere nascosto, niente è incomprensibile, ma tutto risponde al disordine connaturato con le cose del mondo. Non ho mai festeggiato un solo compleanno. Ho lasciato la festa a mio fratello che è più importante di me. E’ per questo che non sono cresciuta, che non mi rendo conto del tempo che passa e non avverto il peso degli anni che, appoggiati alle spalle, mi seguono, ovunque io vada. E’ per questo che sono una strega bambina, il cui peccato più grande è stato quello di crescere inconsapevolmente. Fin da bambina mi sentivo diversa. Gli uomini rifuggono la stranezza come la peste e sono attratti dalla banalità come dai peccati veniali. Solo i bambini e i vecchi accolgono i pazzi e i diversi, per incoscienza e per noia. Sono stata una bambina strana, che parlava con gli specchi e desiderava una sorella. Sono stata una bambina capricciosa e bugiarda, che mentiva senza sforzo in faccia ai grandi. Poi, quando è nata mia sorella, ho smesso di parlare con gli specchi, ho smesso di parlare del tutto. Ho imparato a leggere senza sforzo, dalla sera alla mattina. Ho esercitato la mia arte di accanita strega lettrice sui barattoli di marmellata, sul foglietto delle medicine, sui manifesti crocifissi nell’indifferenza blasfema dei muri. Scoprii che esistono i bambini bugiardi leggendo Pinocchio e che esistono gli incantesimi e mondi diversi da questo, sotto il mare, sopra il cielo, sotto terra. Imparai a sognare a occhi aperti e a vivere a occhi chiusi su quello che non mi sembrava interessante.

Sì. Sono una strega. Non ho saputo evitarlo, non ho saputo piegarmi alla normalità. A volte non parlo la lingua dei miei simili e i miei discorsi giungono inquietanti alle loro orecchie. Io parlo la lingua delle stelle, con l’accento della notte, conosco il folle dizionario della luna, fisarmonica triste che si apre e si chiude sullo spartito del mondo. Sono una strega perché leggo il futuro negli occhi del prossimo e di notte immagino solo scenari funesti. Quando sollevo i capelli che mi coprono il viso, le cose belle mi passano accanto e io le riconosco, sotto i vestiti delle donne, nel soffice respiro dei bambini, nei laboratori dei giovani scienziati, dentro le onde increspate dai pesci, nei nidi morbidi di primavera. Le cose belle mi sfiorano la pelle e la carezza della perfezionemi regala dei brividi di piacere assoluto. Sì, io sono una strega e voi credete che possa fare a meno dell’amore. Sono una strega ma non so cosa sia questa parola che pure mi incatena alla vita. Conosco tante cose ma non conosco l’amore. Non interessa a nessuno una storia che non parli d’amore. Sono diventata mamma tante volte e tante volte, dopo avere liberato la vita sottoforma di scrittura arrogante e leggera, ho abortito di disperazione, stracciando i fogli in tanti piccoli pezzetti, coriandoli al vento di maggio. Sono una strega senza pietà per me stessa e non concedo appello alle ingiustizie che sopporto. Sono una strega che vive la vita come se fosse morta e osserva la morte immaginando la vita. In questa casa dove vivo da sola tutto è perfettamente in ordine. Tutte le stanze tranne una, che ho sottratto alla follia dell’ordinario. Là concepisco i miei sogni di strega e lotto per non seguirne alla lettera le orme che lasciano sulla sabbia della memoria. Questo breve racconto rappresenta il tempo della catarsi, per ritornare quella che ero quando sono nata al mondo da dove sono venuta. Non crediate che le streghe cantino sotto il noce i colori dell’autunno. Io aspiro il fiato del sambuco e aspetto che l’estate inghiotta la fata primavera. Non crediate che le streghe siano cattive. Io offro me stessa al lento fluire della vita ma la vita respinge le mie attenzioni, come un’onda schiaffeggia lo scoglio che la ferma. Non crediate che le streghe bastino a se stesse. Io vorrei condividere il nettare che preparo con il cuore e riempire il piatto vuoto che mi biasima ogni sera. Sì, sono una strega. Venite a cercarmi e mi troverete nell’estasi dell’attesa paziente. Venite a prendermi, non opporrò resistenza. Abbiate pietà di me oppure dimenticatemi come un peccato inevitabile o una stella cadente. Perdonate le mie colpe oppure inghiottitemi nell’oblio, come ho fatto io.

SONO UNA STREGA di Maria Natalia Iiriti
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« immagine » Sì. Sono una strega. Venite a prendermi, non opporrò resistenza. La mia non è una resa, ma l’ennesimo sortilegio che mi attribuite. Non sopporto più i sospetti che gli occhi ditutti lasciano scivolare sul mio corpo. E’ fumo il mistero che circonda le mie intenzioni. Ma voi, che crede...
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- L'aquila e il falco

26 luglio 2018 ore 18:01 segnala

Nera falce, Regina del pianto
Re degli Unni, flagello di dio
Dice lui "non è il mio momento"
Lei risponde "si fa a modo mio"
Voleranno un aquila e un falco
Lotteranno all'alba per noi
Si vedrà chi vola più in alto
Se il mio falco vince ti avrò
All'orizzonte fuochi di guerra
Lei dice "amico dimmi di te
Cosa ti manca ormai sulla terra
Perchè non vuoi venire con me?
Posso portarti via nel tempo
Verso altri mondi che non sai
Strappa il mantello che mi cancella
Io sono bella, la compagna per te"
Lui dice "donna, nelle tue ombre
Nel tuo castello oro non c'è
Io ti conosco quasi da sempre
E non…
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26/07/2018 18:01:30
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