Spine

10 agosto 2017 ore 18:55 segnala


Spine penetrano la carne.
Stelle di sangue
calano dalle mie mani.
T'hanno toccato le membra
prima ancor di vederti,
che già l'anima mia avevo donato.

Parla il demone inquieto
come un corvo appollaiato.
Gracchia questo mio smarrimento,
brucia questa piaga aperta
di rovo immaginario.

"E se domani
ti sveglierai con le mani insanguinate,
la colpa sarà tua
che cedesti il passo alla rupe
cieca
come fa la luna
in una notte senza sole."
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« immagine » Spine penetrano la carne. Stelle di sangue calano dalle mie mani. T'hanno toccato le membra prima ancor di vederti, che già l'anima mia avevo donato. Parla il demone infingardo come un corvo appollaiato. Gracchia questo mio smarrimento, brucia questa piaga aperta di rovo immaginario...
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10/08/2017 18:55:45
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Semper Eadem

10 agosto 2017 ore 18:30 segnala

‘Donde viene – dicevi – questa strana
tua tristezza, che sale come il mare
sopra la roccia nuda e nera?’ Quando
il nostro cuore ha già fatto vendemmia,
vivere è un male. Ed è un segreto, questo,
che tutti sanno, un semplice dolore
senza mistero, come la tua gioia
a tutti manifesta. Smetti dunque,
o mia bella curiosa, di cercare.
E se anche la tua voce è dolce, taci.
Taci, ignorante, anima estasiata
perennemente! Bocca dal sorriso
perennemente! Bocca dal sorriso
infantile! Più ancora della Vita,
ci tien la Morte con nodi sottili.
Lascia, lascia il mio cuore inebriarsi
d’una menzogna; come in un bel sogno
immergersi nei tuoi begli occhi, e a lungo
riposare tra l’ombra dei tuoi cigli!

(Charles Baudelaire-I Fiori del Male)
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‘Donde viene – dicevi – questa strana tua tristezza, che sale come il mare sopra la roccia nuda e nera?’ Quando il nostro cuore ha già fatto vendemmia, vivere è un male. Ed è un segreto, questo, che tutti sanno, un semplice dolore senza mistero, come la tua gioia a tutti manifesta. Smetti dunque, o...
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E sarà

08 agosto 2017 ore 12:26 segnala

Io sono il mio cerchio di luce
e racchiudo te nel mio spazio sacro.
Lascerò a te il compito
di far emergere la mia ombra
e tu lascerai a me il compito
di proteggere la tua tenebra.
Spazzeremo via i demoni
che ci ingannano il tempo.
Con la lama della vita,
con la lama della morte
vinceremo il vuoto.
E sarà oggi
e sarà domani.
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« immagine » Io sono il mio cerchio di luce e racchiudo te nel mio spazio sacro. Lascerò a te il compito di far emergere la mia ombra e tu lascerai a me il compito di proteggere la tua tenebra. Spazzeremo via i demoni che ci ingannano il tempo. Con la lama della vita, con la lama della morte vin...
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Mio vero

06 agosto 2017 ore 22:17 segnala


C'è nella tristezza un contagio
amore mio e da questo si vede
che abbiamo fatto comune cuore
e siamo uno che pare due.
Allora io
insemino la gioia
in questa cosa che non consiste
però esiste e tiene entrambi appesi.
La gioia ce la metto io.

Mariangela Gualtieri
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« immagine » C'è nella tristezza un contagio amore mio e da questo si vede che abbiamo fatto comune cuore e siamo uno che pare due. Allora io insemino la gioia in questa cosa che non consiste però esiste e tiene entrambi appesi. La gioia ce la metto io. Mariangela Gualtieri
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Non t’amo se non perchè t’amo

05 agosto 2017 ore 09:36 segnala

Non ti amo, se non perché ti amo.
E dall'amarti al non amarti giungo.
E dall'attenderti quando non t’attendo
passa il mio cuore dal freddo al fuoco.
Ti odio senza fine, e
odiandoti ti cerco.
E la misura del mio amor perduto,
è non vederti e amarti come un cieco.
Forse consumerà la luce di Gennaio,
col suo raggio crudele il mio cuore intero,
rubandomi la chiave della calma.
In questa storia solo io muoio,
e morirò d’amore perché t’amo.
Perché t’amo amore, a Sangue e Fuoco!

Pablo Neruda
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« immagine » Non ti amo, se non perché ti amo. E dall'amarti al non amarti giungo. E dall'attenderti quando non t’attendo passa il mio cuore dal freddo al fuoco. Ti odio senza fine, e odiandoti ti cerco. E la misura del mio amor perduto, è non vederti e amarti come un cieco. Forse consumerà la luc...
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Annabelle

03 agosto 2017 ore 16:34 segnala


-La morte non è il peggio; ci sono cose molto più orribili della morte. Riesci ad immaginarlo?-


Annabelle, da dietro un cespuglio, si teneva le lunghe trecce nere che le incorniciavano il viso pallido.
Le sue gote erano di un rosa appena accennato e i suoi occhi, color alba, si abbinavano perfettamente alle sue labbra.
La camicia da notte le arrivava quasi a i piedi e anche se aveva l'inesperienza era abbastanza sveglia per sapere che il domestico aveva già dato l'allarme della sua scomparsa.
Lei, noncurante, pensava alla madre e a quell'uomo al quale lei, per tutti quegli anni, aveva permesso ciò che più desiderava.
Premeditava quella fuga da mesi, senza aver mai il coraggio di farlo per davvero.
Così quella notte, l'ennesima notte, quando sentì che la porta stava per aprirsi, corse giù dal letto e si lanciò dalla finestra.
Ormai era fatta!
Corse, corse senza voltarsi indietro, sapeva bene che se anche lui si fosse reso conto della sua fuga, non avrebbe potuto far nulla.
Consapevole, si allontanò con i piedi scalzi e la sottana color lavanda.
Abbastanza lontana da far perdere le sue tracce, raggiunse un piccolo borgo e stanca si rannicchiò, stringendosi le ginocchia, sotto la grande chioma di un albero, spaventata e infreddolita.
E fu lì, che la sua vita cambiò.
Qualcuno, che non fece in tempo a vedere, le si avventò addosso.
Non erano servite a niente le urla e il pianto. Nemmeno i calci e i graffi che aveva tentato di solcare sulla pelle del suo aggressore. Poi un dolore terrificante la fece urlare sotto quel corpo gelido.
Sentiva risucchiare la sua vita, il respiro perso vigore, le mani mollarono la presa; Non era più in grado di fare nulla e priva di forza ed energia, si lasciò andare. Persa nel vuoto della sua mente.
Quando riaprì gli occhi, i suoi ricordi erano offuscati, non ricordava come fosse finita lì e non ricordava nemmeno l'aggressione. Aveva sete e fame, quello lo sentiva bene ma a nulla erano servite le provviste di quella signora incontrata per caso, che tanto gentile, le aveva donato. E quando, rimanendo sola, raggiunse un villaggio abitato, vide una donna che con una mannaia tagliava la testa ad una gallina. Fu li che tutto le parve più chiaro. Tutto tornò alla memoria.
Una folata di vento le portò al naso un dolce odore di sangue, che lei subito annusò come quando si annusa il proprio cibo preferito, e con la stessa bramosia di chi è affamato salì in lei un impulso incontrollabile e, come un animale inferocito, balzò su quella donna. Ora sapeva ciò di cui aveva bisogno per saziarsi.

Non aveva minimamente provato a resistere a quell'impulso, era stato irrefrenabile e in un attimo era saltata addosso alla donna. Ora provava una frenesia incontenibile, Mentre il sangue scendeva, sentiva prendere vita, i suoi muscoli prendere forza, la sua vista diventare più acuta e più si saziava e più quella frenesia aumentava. Stava dalla parte del suo aguzzino ora, condivideva con lui quella bramosia, che poco prima l'aveva lentamente uccisa, e sentiva che essa velocemente cancellava in lei anche quel poco di purezza che le era rimasta.
Gli occhi ancora pieni di sete e con i denti ancora sporchi di sangue eri lì, che fissava quel corpo senza vita. Non aveva lasciato nulla in lei, si era saziata della sua linfa vitale. Mentre questa scendeva nel suo corpicino, un'irrefrenabile follia si stava impadronendo già di lei.
Non c'era più nulla di innocente in quel viso da bambina. Solo il corpo dimostrava la sua innocenza, ma gli occhi, rosso fuoco erano diventati l'ultima cosa, che prima di morire vedevano i suoi pasti.. uno dopo l'altro.
Nel villaggio, molti dormivano nel loro letto, del tutto ignari, con la certezza che si sarebbero risvegliati, molti altri, del tutto soggiogati, non avrebbero più rivisto la luce del sole.
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« immagine » -La morte non è il peggio; ci sono cose molto più orribili della morte. Riesci ad immaginarlo?- Annabelle, da dietro un cespuglio, si teneva le lunghe trecce nere che le incorniciavano il viso pallido. Le sue gote erano di un rosa appena accennato e i suoi occhi, color alba, si ab...
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Il Vampiro

03 agosto 2017 ore 13:38 segnala


Come una coltellata, tu che a me
entrasti nel pavido cuore;
che forte come una mandria
di diavoli, folle e agghindata,
del mio spirito umiliato
hai fatto il tuo letto e il tuo regno;
-infame che a te mi leghi
come il forzato alla catena,
al gioco il giocatore incarognito,
l'alcolizzato alla bottiglia,
la carogna ai suoi vermi
-maledizione a te, maledizione!
La rapida spada ho pregato
di darmi la libertà,
ho domandato al perfido veleno
soccorso alla mia viltà.
Ahimè! Spada e veleno
mi hanno risposto con sdegno:
"non meriti d'esser tolto
alla tua grama schiavitù;
se anche del suo potere
ti liberassimo, idiota!
il cadavere del tuo vampiro
resusciterebbe ai tuoi baci".

Baudelaire
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« immagine » Come una coltellata, tu che a me entrasti nel pavido cuore; che forte come una mandria di diavoli, folle e agghindata, del mio spirito umiliato hai fatto il tuo letto e il tuo regno; -infame che a te mi leghi come il forzato alla catena, al gioco il giocatore incarognito, l'...
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Passa a sorprendermi

01 agosto 2017 ore 18:31 segnala


- Mi vuoi sposare?
- No.
- Davvero No?
- Sì davvero no, non voglio sposarmi.
- Perché non mi ami?
- Sì che ti amo ma non voglio che ci sposiamo - ecco se vuoi possiamo levare la S e ci "posiamo".
- Ci posiamo?
- Sì ci posiamo su un bel prato di fiori magari, e dopo potremmo, se ti va, levare anche la P e così ci "osiamo".
- Ci osiamo?
- Sì, perchè no, il prato di fiori, io e te che osiamo di noi, e magari quando i sudori saranno un odore solo, leviamo la O, così rimane il " siamo".
- Il siamo?
- Sì il siamo, la presenza, e una volta diventati una cosa sola , consapevoli, leviamo anche il SI per dare la nostra conferma al cielo, e tra noi rimarrà solo e per sempre " amo".
- Allora ricapitoliamo, sposiamo, posiamo, osiamo, siamo e amo giusto?
- Giusto.
- Lo voglio.
(Gio Evan)
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« immagine » - Mi vuoi sposare? - No. - Davvero No? - Sì davvero no, non voglio sposarmi. - Perché non mi ami? - Sì che ti amo ma non voglio che ci sposiamo - ecco se vuoi possiamo levare la S e ci "posiamo". - Ci posiamo? - Sì ci posiamo su un bel prato di fiori magari, e dopo potremmo, se ti va...
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È oggi

31 luglio 2017 ore 17:45 segnala


È oggi: tutto l’ieri andò cadendo
entro dita di luce e occhi di sogno,
domani arriverà con passi verdi:
nessuno arresta il fiume dell’aurora.
Nessuno arresta il fiume delle tue mani,
gli occhi dei tuoi sogni, beneamata,
sei tremito del tempo che trascorre
tra luce verticale e sole cupo,
e il cielo chiude su te le sue ali
portandoti, traendoti alle mie braccia
con puntuale, misteriosa cortesia.
Per questo canto il giorno e la luna,
il mare, il tempo, tutti i pianeti,
la tua voce diurna e la tua pelle notturna.

Pablo Neruda
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« immagine » È oggi: tutto l’ieri andò cadendo entro dita di luce e occhi di sogno, domani arriverà con passi verdi: nessuno arresta il fiume dell’aurora. Nessuno arresta il fiume delle tue mani, gli occhi dei tuoi sogni, beneamata, sei tremito del tempo che trascorre tra luce verticale e sole cu...
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Vento

31 luglio 2017 ore 14:05 segnala

“V'è una ineffabile eloquenza nel vento,
e una melodia nel corso dei ruscelli
e nel mormorio delle canne sulle loro sponde,
che per la sua inconcepibile relazione
con qualcosa entro l'anima nostra,
desta gli spiriti a una danza di smarrita estasi.”

PERCY BYSSHE SHELLEY
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« immagine » “V'è una ineffabile eloquenza nel vento, e una melodia nel corso dei ruscelli e nel mormorio delle canne sulle loro sponde, che per la sua inconcepibile relazione con qualcosa entro l'anima nostra, desta gli spiriti a una danza di smarrita estasi.” PERCY BYSSHE SHELLEY
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31/07/2017 14:05:42
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