la musa ispiratrice

08 dicembre 2016 ore 01:25 segnala



Da sempre si pensa che un artista per concepire un’opera d’arte abbia bisogno di una Musa ispiratrice.

Nella mitologia greca le muse erano nove: Clio, Euterpe, Talia, Melpomene, Tersicore, Erato, Polimnia, Urania,e Calliope.

Ognuna aveva la sua specializzazione.

Nessuna di queste però era specializzata in blog, ma si sa, nell’antica Grecia non li avevano ancora inventati.

Talia forse poteva avere caratterisitiche inclini al mio modo di scrivere ma anche lei con il passare degli anni,dei secoli e dei millenni è decaduta e,come le sue colleghe, è andata in pensione alla faccia della Legge Fornero.

Le Muse odierne, quelle versione 4.0, hanno nuove e più carnali caratteristiche, sono sbarazzine, scrivono a loro volta, battibeccano, si alterano, insomma interagiscono o addirittura si candidano candidamente al ruolo pur continuando a far cadere dall’alto il dono della loro ispirazione.

Una musa moderna, dice G. Greer (scrittrice e giornalista australiana femminista sfegatata)” è la parte femminile dell’artista maschio, con la quale egli deve avere rapporti, se desidera concepire un nuovo lavoro. E’ l’anima del suo animus, lo yin del suo yang, tranne che per il fatto che è lei, la musa, a penetrare il suo artista, in una completa inversione dei ruoli di genere, ed è lui, l’artista, a portare avanti la gestazione, a partorire il suo lavoro, dall’utero della mente.

Mamma mia, ma se veramente è così vuol dire che per avere l’ispirazione giusta e scrive un blog decente devo farmi penetrare dall’ispiratrice e partorire dall’utero della mia mente?

E' un effetto collaterale al quale non avevo pensato e che un pochino mi inquieta!

Ma se l’ispiratore fosse un uomo?….
Se volessi scrivere che so, di Renzi e del Referenzium ?
Se fosse lui ad ispirare un mio blog cosa succederebbe?…..

Meglio non pensarci!

Per fortuna mi salvano due cose:
1) Non sono un artista
2) I miei post non sono opere d’arte

Quindi posso stare tranquillo e lasciare al loro posto” muse” e “musi” continuando a rapportarmi con chi più mi aggrada.

Scampato pericolo……


Leggendo.....
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« immagine » Da sempre si pensa che un artista per concepire un’opera d’arte abbia bisogno di una Musa ispiratrice. Nella mitologia greca erano nove: Clio, Euterpe, Talia, Melpomene, Tersicore, Erato, Polimnia, Urania,e Calliope. Ognuna aveva la sua specializzazione. Nessuna di queste però...
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straordinario.....sono vivo

05 dicembre 2016 ore 21:01 segnala


Straordinario: sono vivo….

Oggi mi sono chiesto perché le strade delle nostre vite si incrocino e si intersechino con il destino in modo così casuale da sembrare già scritto.

L’altro giorno scrivevo del mio desiderio di andare all’inferno ed oggi, per una frazione di secondo, non ci sono andato davvero.

Pensavo: Sei tranquillo che viaggi in auto e ti crolla un ponte sulla testa, dormi nel tuo letto e resti sepolto dalle macerie della tua casa per un terremoto improvviso; viaggi su una funivia ed un aereo “alleato” trancia i cavi della funivia dove stai viaggiando e ti trovi spiacciato in fondo valle, stai giocando a carte e una frana ti seppellisce o un alluvione ti spazza via.

Cosa hai fatto per essere così puntuale all’appuntamento con il tuo destino?

Io non lo so, so solo che io fino ad ora sono stato in ritardo……in ritardo, mai in anticipo.

Evidentemente fino ad ora oltre che ai vari appuntamenti di lavoro sono arrivato in ritardo anche a quelli con il destino.

Appuntamenti ne ho avuti molti e di tutti i tipi prima di oggi.

Ma oggi è bastata una frazione di secondo, una esitazione al semaforo che ha fatto la differenza fra la vita e la morte, quella esitazione grazie alla quale ora sono qui a scrivere invece di essere all’obitorio schiacciato da un camion impazzito.

Allora mi chiedo:
perché si o perché no?

Perché vivi o perché muori ? chi e cosa definisce che questo è o non è il tuo momento?

Il fato o semplicemente la sfiga?
Eppure qualcuno parla ancora di libero arbitrio…… sarà…..ma non certo il nostro…..

Altri sono arbitri della nostra esistenza….. vorrei solo sapere chi!
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voglio andare all'inferno

03 dicembre 2016 ore 09:49 segnala



Voglio andare all’inferno

Si voglio proprio andare all’inferno e non prendetemi per matto.

Perché non c’è nulla di meglio che entrare negli inferi di se stessi, scoprirsi e scavarsi andando "sotto" , andando a ciò che è..."inferior" ed entrando in noi stessi come dice l’etimologia latina della parola :
"in -fero":”portare dentro”

La parola inferno per la cultura cattolica ha assunto un significato punitivo grazie all’oscurantismo ecclesiastico.

In origine non era così, per la cultura "pagana" gli inferi erano semplicemente il regno dei morti, l'Ade dove non c’era distinzione fra buoni e cattivi, fra bene e male, il luogo della ricongiunzione con se stessi.

Voglio andare all’inferno, voglio semplicemente andare verso me stesso.

Qualcuno mi vuole seguire?
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« immagine » Voglio andare all’inferno Si voglio proprio andare all’inferno e non prendetemi per matto. Perché non c’è nulla di meglio che entrare negli inferi di se stessi, scoprirsi e scavarsi andando "sotto" , andando a ciò che è..."inferior" ed entrando in noi stessi come dice...
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Parole e musica

01 dicembre 2016 ore 23:36 segnala


Il divertimento di scrivere senza sapere cosa scrivere parte proprio dallo scrivere senza sapere come andrà a finire.

Tutto parte dal voler aprire la porta dei propri pensieri e lasciarli fluire verso il nulla o verso il tutto o forse là dove il nulla diventa tutto.

Scrivere per non parlare non potendo o non volendo parlare, scrivere per manifestare la propria muta sordità.

Improvvisare con le parole è come improvvisare con le note, una tastiera di un PC in luogo di una tastiera di pianoforte o di corde di una chitarra: vocali e consonanti messe in fila esprimono pensieri che fino a pochi attimi prima non esistevano, esattamente come note armonizzate fra di loro creano nuova musica.

La scrittura resta, vive o morte che siano le parole che la compongono resta.
La musica di solito non si registra e svanisce nel momento stesso in cui è stata eseguita.

Penso…..Se dovessi scegliere non saprei se vorrei essere “scrittura” permanente ed immota o “musica” immediata ed evanescente, non saprei se sarebbe meglio sopravvivere su un foglio o vivere in un’anima…..
Anzi pensandoci bene lo so……eccome se lo so!
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« immagine » Il divertimento di scrivere senza sapere cosa scrivere parte proprio dallo scrivere senza sapere come andrà a finire. Tutto parte dal voler aprire la porta dei propri pensieri e lasciarli fluire verso il nulla o verso il tutto o forse là dove il nulla diventa tutto. Scrivere per no...
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perchè scrivere un blog?

25 novembre 2016 ore 23:47 segnala


Perchè si scrive un blog?

Per ricerca?
Per edonismo ?
Per esibizionismo ?
Per solitudine ?
Per insicurezza ?
Per divulgazione ?
Per esposizione ?
Per confronto ?
Per conforto ?
Per dialogo ?
Per egoismo ?
Per qualunquismo ?
Per dare voce a chi voce non ha?
Per amore della scrittura ?
Per ricerca di amicizie?
Per sfizio?
Per soldi?
O lo si fa solo per “cuccare” ?

Qualunque sia il motivo per cui lo fa, chi scrive un blog si espone coscientemente al pubblico con le conseguenze del caso e con la possibilità di imbattersi in chi non la pensa allo stesso modo o in chi ne sa oggettivamente di più .

Un blogger ha scritto: “ Non puoi avere un blog se non accetti il confronto con altre persone, “… http://sumo.ly/rKAe via @ddonati79.

Questa affermazione tanto ovvia quanto sacrosanta in effetti non sembra essere così ovvia e neppure così scontata.

Nella breve esperienza maturata in questo sito mi sono reso conto che la percentuale di persone che non accettano il confronto pensando di avere il dono dell’unica e sacrosanta verità è statisticamente molto rilevante.

Costoro al primo cenno di contraddittorio o di contraddizione chiudono il dialogo o addirittura bloccano il profilo, costoro a mio avviso cercano “conforto” e non “confronto”, cercano adepti, cercano sostenitori, cercano conferme a loro stessi , soffrono di “meismo”.
Costoro non solo non cercano la “verità” ma la rifiutano pensando di essere depositari dell’unica verità possibile.

Se è vero che alla sintesi si arriva analizzando una tesi ed una antitesi, coloro che rifiutano il confronto “sintetizzano “ solo loro stessi.

In questo caso però l’aggettivo “sintetico” va letto nell’accezione di “artificiale” che guarda caso è l’esatto contrario di “vero”.

Leggendo
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« immagine » Perchè si scrive un blog? Per ricerca? Per edonismo ? Per Esibizionismo ? Per solitudine ? Per insicurezza ? Per divulgazione ? Per esposizione ? Per confronto ? Per conforto ? Per dialogo ? Per egoismo ? Per qualunquismo ? Per amore della scrittura ? Per ricerca di amicizie? Per so...
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intimità

21 novembre 2016 ore 18:00 segnala


Lei era stufa di guardarsi allo specchio e vedere solamente un volto, lei era stufa della sua esteriorità, di capelli da mettere a posto, di trucco da sistemare, di quella ruga da nascondere e di un altro segno del tempo da mascherare.

Era stufa di guardarsi per guardare quello che gli altri dovevano vedere.

Era stufa di apparire per essere, voleva finalmente poter essere senza apparire.

Essere lei, donna , nella sua intimità, nella sua essenza, vedere dove nessuno poteva vedere, guardare dove pochi avevano potuto guardare e soprattutto dove neppure lei aveva mai guardato.

Uno specchio che non restituisse un volto ma una emozione ed una sensazione,
uno specchio che riflettesse ciò che lei per pudore aveva sempre nascosto a se stessa : la propria femminilità.

L'intimità di un gesto e di un desiderio represso era ora palesemente e impudicamente esposto alla propria vista: quell'atto usciva dalla sfera del proibito per esplodere nella propria violenta carnalità fino ad un estasi contemplata e finalmente riconosciuta come tale.

Delle volte basta poco per intraprendere un viaggio dentro se stessi: uno specchio, uno sgabello ed un pò di impudicizia. Il dialogo e la crescita interiore può nascere anche dalla riappropriazione consapevole del proprio corpo e del proprio essere.

Leggendo..
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« immagine » Lei era stufa di guardarsi allo specchio e vedere solamente un volto, lei era stufa della sua esteriorità, di capelli da mettere a posto, di trucco da sistemare, di quella ruga da nascondere e di un altro segno del tempo dal mascherare. Era stufa di guardarsi per guardare quello ch...
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pensieri notturni

12 novembre 2016 ore 10:29 segnala




Rivoli di sangue scendono dalle dita lancinanti, unghie esterefatte graffiano l'aria fatta di luce, tenebre , ombre e solitudine senza speranza o di brandelli di sperata solitudine.

È come Ubriacarsi di polvere,
inspirare inutilità ed espirare incredulità.

Dimenticarsi di essere vivi per accettare di esserlo, continuare a credere per poter credere di continuare.

Che strano, sono sempre le ore che precedono l'alba quelle che ci sembrano più buie, quelle in cui la veglia violenta il sonno e lo martirizza.

Quelle in cui i pensieri più nascosti debordano, defluiscono facendosi spazio fra le piccole crepe di un'anima che si credeva integra ma che, inaspettatamente, è attraversata da mille cavillature.

Piccole incrinature che in condizioni normali non sono percepibili ad occhio nudo ma dalle quali permeano fragilità, paure, incoerenze artificiosamente trattenute ed imbrigliate durante il giorno.

È proprio in questi momenti che incontri te stesso e fai i conti con la tua anima, quando aprire o chiudere gli occhi non fa differenza e l'interno non viene soverchiato dall'esterno.

Avente mai pensato a come la luce del sole nasconda per abbagliamento le profondità dello spazio siderale esattamente come nasconde le tenebre del nostro io?

Il buio della notte è impietosamente luminoso, paradossalmente non nasconde ma libera alla vista l'invisibile e noi.....

Noi torniamo ad essere crudelmente noi stessi.
Nudi, fragili, impauriti, ma veramente noi.

Ed è di nuovo mattino......
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« immagine » Rivoli di sangue scendono dalle dita lancinanti, unghie esterefatte graffiano l'aria fatta di luce, tenebre , ombre e solitudine senza speranza o di brandelli di sperata solitudine. È come Ubriacarsi di polvere, inspirare inutilità ed espirare incredulità. Dimenticarsi di...
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idraulica applicata alla mente: idraulicamente

10 novembre 2016 ore 10:53 segnala


Mi affaccio sul torrente , l’acqua scorre limpida quieta, il gorgoglio trasmette pace e serenità posso udire lo stormire delle foglie ed il cinguettio degli uccelli , qualche tronco tagliato fa percepire la presenza dell’uomo , fa capire che nulla è incontaminato e che l’antropizzazione è presente anche dove non sembra.

Cammino nell’acqua, mi bagno fino ai polpacci, mi rendo partecipe, divento fiume, vivo placidamente in mente placida.

L’apparente silenzio viene rotto…da lontano percepisco brontolii che fanno presagire un imminente temporale, il vento si alza, le fogli si agitano e poco dopo inaspettatamente violenti scrosci di pioggia mi sferzano il viso.

E’ tempesta, inaspettata e violenta!

Bastano pochi minuti e quello che era un placido ruscello diventa un mostro dalla forza incontrollabile, si trasforma, esonda e urla , le acque prima limpide diventano melmose, scure, agitate, incontrollabili.



Guardo atterrito e sbigottito, ho solo il tempo di uscire prima che la piena mi travolga.

E già…noi siamo così, siamo come l’acqua, contenibili, gestibili, regimentabili e usufruibili se in stato di quiete o di turbolenza controllata.

Diventiamo invece violenti, limacciosi e ingestibili se una tempesta si scatena nella nostra mente.

Idraulica - mente allora penso che quando la tempesta si scatena in noi dobbiamo lasciare che segua in suo corso, nessuna opera “idraulica” potrà contenere o regimentare il fiume in piena dei nostri sentimenti, positivi o negativi che siano.

Prima o poi tornerà la quiete e se avremo costruito argini adeguati il ruscello tornerà a scorrere placido come prima.

L’acqua in ogni caso troverà sempre la sua strada ed il destino si compirà.

Leggendo..
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« immagine » Mi affaccio sul torrente , l’acqua scorre limpida quieta, il gorgoglio trasmette pace e serenità posso udire lo stormire delle foglie ed il cinguettio degli uccelli , qualche tronco tagliato fa percepire la presenza dell’uomo , fa capire che nulla è incontaminato e che l’antropizzazi...
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i colori dell'anima

06 novembre 2016 ore 21:18 segnala



E’ al buio che l’anima riconosce i propri colori, è al buio che li sa distinguere nelle loro essenze primarie:

Il nero dell’angoscia, il bianco della serenità, , il rosso della passione, il giallo della rabbia, l’indaco della pace. ….poi

poi iniziano le composizioni :

nero più bianco ed il grigio della tristezza
giallo più indaco ed ecco il verde dell’invidia..

Più colori mischi e più tutto diventa scuro e opaco, più colori mischi più tutto diventa nero.

Esattamente il contrario di come avviene in natura dove il bianco è il riflesso di tutti i colori ed il nero la negazione, l’assorbimento di tutti.

All’amore e all’odio però non sono mai riuscito a dare un colore.

Allora cerco ad occhi chiusi , scavo nella memoria, rivango e smuovo morchie di vita che vita non sono state.



Scavo, scavo, ma trovo solo melma grigiastra. Tutti i colori della superficie si sono amalgamati dando origine ad un blob informe denso e viscido.

Gli occhi si spalancano cercano oltre la cortina impenetrabile
delle tenebre, la mia anima sembra genuflessa alla ricerca di qualche cosa che si è perduta e le mie mani rovistano cercano, palpano, fremono nella speranza di trovare ciò che forse è introvabile.
Cerco un colore, un colore nell’anima che possa caratterizzare il mio essere, cerco quel colore che possa dare tono cromatico ad una emozione che mi sfugge me che so esistere.

Com’è difficile essere pittori della propria anima….
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« immagine » E’ al buio che l’anima riconosce i propri colori, è al buio che li sa distinguere nelle loro essenze primarie: Il nero dell’angoscia, il bianco della serenità, , il rosso della passione, il giallo della rabbia, l’indaco della pace. ….poi poi iniziano le composizioni : nero più...
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l’ipocrisia delle tombe

01 novembre 2016 ore 09:21 segnala


"Qual fia ristoro a dì perduti un sasso che distingua le mie dalle infinite ossa"


e sempre il Foscolo....

“Vero è ben Pindemonte, anche la speme ultima dea lascia i sepolcri”

E io dico….. lasciamo che la lasci.

Speranza nel futuro? Speranza di rinascita e resurrezione?

NO

Sono materialista e ateo convinto, non sono così presuntuoso da pensare che noi uomini, in quanto esseri pensanti si possa ambire a qualche cosa di diverso rispetto che so,….ad uno scarafaggio…

Vive lui viviamo noi

Muore lui moriamo noi.

Ciò che (forse) ci rende diversi è il ricordo…. Ammesso che uno scarafaggio non abbia ricordi.

In questo caso non un ricordo attivo ma un ricordo passivo.

Non parlo dei nostri ricordi ma del ricordo che noi lasciamo nella memoria altrui.

SI

Questa è la nostra vera tomba e la nostra vera resurrezione, essere stati capaci in vita di lasciare un segno del nostro passaggio nella memoria o nella vita di qualcuno.

Le tombe sono ipocrite.

Illudono e tengono legata la memoria a quello che era il corpo di una persona, al suo aspetto materiale e non a quello più vero:
quello sentimentale, emozionale, educativo, animistico.

Le tombe servono ai vivi e non ai morti.

Se potessi esprimere un desiderio vorrei che la mia tomba fosse nella memoria delle persone che mi amano e mi hanno amato, di quelle che mi odiano e mi hanno odiato, di quelle che mi hanno apprezzato e disprezzato.

Finchè vivrà il mio ricordo in loro io sarò vivo alla faccia di tombe, lapidi e crisantemi.

Polvere, cenere sparsa ai quattro venti per tornare a concimare il mondo.
Ma purtroppo anche in questo campo ci si mette la burocrazia con divieti, limitazioni, distinguo e cavilli vari..

Ma è possibile che non si possa essere liberi neppure da morti?
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« immagine » "Qual fia ristoro a dì perduti un sasso che distingua le mie dalle infinite ossa" e sempre il Foscolo.... “Vero è ben Pindemonte, anche la speme ultima dea lascia i sepolcri” E io dico….. lasciamo che la lasci. Speranza nel futuro? Speranza di rinascita e resurrezione? NO Sono ...
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