caccia alle streghe:

13 febbraio 2017 ore 19:51 segnala

Essere demonio o essere diavolo: cosa vuol dire oggi?

Siamo in tanti qui a paragonarci a Demoni e tante a richiamare Lilith.

Stiamo forse giocando col fuoco?
Se leggiamo le scritture della chiesa sembrerebbe di si!

Riporto alcuni stralci alla rinfusa presi da una Enciclica di Paolo VI e dal Malleus Maleficarum invitandovi a capire quali passi siano stati scritti nel 1487 e quali nel 1972 ….

Sono passati 5 secoli ma per la chiesa sembra che nulla sia cambiato.

Quali sono oggi i bisogni maggiori della Chiesa? Non vi stupisca come semplicista, o addirittura come superstiziosa e irreale la nostra risposta: uno dei bisogni maggiori è la difesa da quel male, che chiamiamo il Demonio. (….) Troviamo il peccato, perversione della libertà umana, e causa profonda della morte, perché distacco da Dio fonte della vita (Rom. 5, 12), e poi, a sua volta, occasione ed effetto d’un intervento in noi e nel nostro mondo d’un agente oscuro e nemico, il Demonio. Il male non è più soltanto una deficienza, ma un’efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa.

Il Demonio è all’origine della prima disgrazia dell’umanità; egli fu il tentatore subdolo e fatale del primo peccato, il peccato originale (Gen. 3; Sap. 1, 24).

E per quanto riguarda la volontà dei demoni, il lettore troverà che essa tende immutabilmente al male e che continuamente essi peccano di superbia, invidia, avarizia e sozza lussuria e che non vi è alcun potere sulla terra che possa essere paragonato a lui (Satana), che è stato creato tale da aver paura di nessuno. (Giobbe XLI).

(….) E così vedrà che i diavoli eseguono tutte le loro opere in modo consapevole e volontario, poiché la natura intelligente che era stata loro conferita prima della caduta non è stata cambiata.
.

Siamo ancora alla caccia delle streghe? Parrebbe di si se è vero come è vero che le streghe sono il tramite fra l’uomo ed il Demonio perché la donna è diabolica di natura.

Interessante leggere come veniva descritta la donna nel 1487 :

(...) essa è più carnale di un uomo, come si evince dalle sua molte abominazioni carnali.
E va notato che c'era un difetto nella formazione della prima donna, poiché essa venne formata da una costola curva, cioè da una costola del seno, che si piega come se fosse in una direzione contraria all' uomo.

E poiché attraverso questo difetto essa è un animale imperfetto, si inganna sempre.
Per cui Catone dice: Quando una donna piange, sta tessendo insidie. E ancora:
Quando una donna piange, sta lavorando ad ingannare un uomo.

E questo è dimostrato dalla moglie di Sansone, che lo ingannò, convincendolo a rivelarle la risposta all'enigma che egli aveva proposto ai Filistei.

Ed è evidente nel caso della prima donna (Eva) che aveva poca fede, perché quando il
serpente le chiese perché, con Adamo, non mangiassero di ogni albero del Paradiso, lei
rispose: Di ogni albero, ecc - forse perché si muore.

In tal modo dimostrò di dubitare, e di confidare poco nella parola di Dio.

E tutto questo è indicato dall'etimologia della parola, poiché Femina proviene da Fe (fede) e Minus, in quanto è sempre più debole nel mantenere e conservare la fede.

(....) Si può dire che il diavolo fa uso di una strega non perché ne abbia effettivamente bisogno, ma perché vuole ottenere la perdizione dell'anima della strega.


Quindi donne voluttuose della rete, donne seduttive, donne lussuriose, donne intriganti, donne peccaminose sappiate che siete strumento del Demonio e che se foste vissute solo qualche secolo prima sareste finite al rogo.

Siete esseri imperfetti oggetto di abominio carnale….ma……

Fortuna che ci siete e che rendete la vita degna di essere vissuta.

Siete voi a rendere questo inferno di vita un paradiso.

Leggendo...
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vivere esistere o esistere per vivere?

11 febbraio 2017 ore 09:17 segnala


La difficoltà di esprimere se stessi spesso porta ad eccessi che servono solo a legittimare il proprio ego di fronte a evidenti forme di insicurezza interiore.

Esteriorizzare se stessi al punto di farne delle icone rappresenta una forma di narcisismo virtuale che rasenta il patologico.

L’iper-esposizione mediatica serve solo a se stessi per poter affermare “io esisto” in un mondo dove “esistere” equivale ad “apparire”.

SE non vieni visto , se non ti manifesti, se non ti esponi prevalendo sulla massa non “esisti.”

MA vivere non è sinonimo di esistere pur essendo due aspetti complementari necessari ma singolarmente non sufficienti.

Ritengo che noi si debba vivere ed esistere per noi stessi, e per coloro con i quali vale la pena relazionarsi, senza però prostituire la propria immagine, i propri ideali o il proprio corpo sull’altare della visibilità.

Contegno!

Questo manca in questo sito ed in tutti i siti virtuali.

Eleganza!

Questo manca in questo sito ed in tutti i siti virtuali.

Fortunatamente le eccezioni non mancano ed è per queste che continuo ad esserci ed a leggere non solo la mano.

Mi piace essere un Diogene che gira con la lanterna per la rete alla ricerca dell’”uomo” o della “donna”….

Fortunamente ogni tanto qualcuno si trova e quando capita è come trovare una pepita d’oro in un fiume.

...Leggendo...
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« immagine » La difficoltà di esprimere se stessi spesso porta ad eccessi che servono solo a legittimare il proprio ego di fronte a evidenti forme di insicurezza interiore. Esteriorizzare se stessi al punto di farne delle icone rappresenta una forma di narcisismo virtuale che rasenta il patologi...
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la voce della coscienza

08 febbraio 2017 ore 22:03 segnala


Non si blocca la voce della coscienza.

Tanto più la si vuole tacitare tanto più essa urlerà in noi.
La coscienza se imbavagliata si dimena,
la coscienza se schiacciata rinasce da se stessa,
la coscienza è come acqua: esce dalle fessure portando con se le morchie di noi stessi,
la coscienza va oltre i buoni propositi....

Non si blocca la voce della coscienza

ma si sa... l'amore è incosciente e fa sempre a pugni con la coscienza.
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« immagine » Non si blocca la voce della coscienza. Tanto più la si vuole tacitare tanto più essa urlerà in noi. La coscienza se imbavagliata si dimena, la coscienza se schiacciata rinasce da se stessa, la coscienza è come acqua: esce dalle fessure portando con se le morchie di noi stessi, la c...
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amare per non fare scelte amare

05 febbraio 2017 ore 21:48 segnala


Tutti ci riempiamo la bocca con la parola amore.

Ma sappiamo cosa significa veramente amore? E sappiamo cosa significa veramente amare?

Io credo di no e lo dico analizzando prima di tutto me stesso.

Quando impareremo ad amare senza scegliere la persona da amare allora , forse, saremo sulla buona strada per capire il vero significato della parola amore.

Forse allora sapremo amare senza amareggiare.

Leggendo
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« immagine » Tutti ci riempiamo la bocca con la parola amore. Ma sappiamo cosa significa veramente amore? E sappiamo cosa significa veramente amare? Io credo di no e lo dico analizzando prima di tutto me stesso. Quando impareremo ad amare senza scegliere la persona da amare allora , forse, sar...
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ho imparato

04 febbraio 2017 ore 08:53 segnala


Ho imparato a non porre più "se" e "ma" ,
ho imparato a vivere per quello che do e per quello che prendo;
ho imparato che il condizionale nel tempo passato è imperfetto e non deve condizionarmi,
ho imparato che guardarsi indietro e rimpiangere una scelta o al contrario santificarla è sempre operazione inutile;
ho imparato che il cuore deve guardare avanti anche quando la mente tende a voltarsi;
ho imparato che ogni dolore genera conoscenza e che ogni conoscenza genera consapevolezza;
ho imparato che nulla deve essere lasciato al caso ma che il caso se ne frega di te;
ho imparato a sorridere alla vita anche quando la morte mi fa l'occhiolino;
ho imparato che non si smette mai d'imparare.


Leggendo
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« immagine » Ho imparato a non porre più "se" e "ma" , ho imparato a vivere per quello che do e per quello che prendo; ho imparato che i condizionale nel tempo passato è imperfetto non deve condizionarmi, ho imparato che guardarsi indietro e rimpiangere una scelta o al contrario santificarla è se...
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il labirinto

04 febbraio 2017 ore 00:18 segnala



Pensierino della sera

Quando si entra in un labirinto lo si fa perché si va alla ricerca del centro di se stessi e lo si fa per affrontare il Minotauro che dobbiamo sconfiggere…il nostro lato oscuro, le nostre paure, le nostre angosce.

Ma non si entra in un labirinto per restarvici prigionieri, si entra per uscirne vincitori dopo aver sconfitto il mostro che alberga in noi.

E’ impresa ardua che senza aiuto rischia di fallire.

Come nel mito di dedalo, Teseo affronta il labirinto e ne esce vincitore, io spero di trovare la mia Arianna e quel benedetto filo rosso che ci unirà.
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« immagine » Pensierino della sera Quando si entra in un labirinto lo si fa perché si va alla ricerca del centro di se stessi e lo si fa per affrontare il Minotauro che dobbiamo sconfiggere…il nostro lato oscuro, le nostre paure, le nostre angosce. Ma non si entra in un labirinto per restarvic...
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siamo tutti masochisti

02 febbraio 2017 ore 22:32 segnala


La strada si inerpica con tornanti tortuosi, mano a mano che si sale il paesaggio cambia e l’aria si fa più frizzante.

Il respiro affannoso cerca di cattura quanta più aria possibile mentre le gambe sempre più affaticate risentono dell’acido lattico che piano piano si accumula nelle fibre muscolari.

Tanto più le gambe diventano pesanti tanto più il cervello si alleggerisce e le idee si fanno chiare.

E’ fantastico accorgersi di come la fatica fisica possa alleggerire quella mentale e di come l’anima riesca a interiorizzarsi esteriorizzandosi, donandosi all’esterno per godere del proprio interno.

L’animo umano è così. Lavora per ossimori, si muove per opposti e ragiona per contrasti.

Nulla è più nitido di ciò che è contrastato.



Tanto più la luce battaglia con le ombre, tanto più l'insieme viene percepito in tutta la sua profondità.

Tanto più il corpo fatica tanto più la mente riposa.

Tanto più il cuore ama e tende alla felicità, tanto più troverà dolore e passione.

Quindi tanto più cercherà dolore tanto più troverà piacere?

Sembra assurdo ma forse proprio assurdo non è.

Non ho mai pensato di essere un masochista e ritengo di non esserlo perché non amo il dolore , ma una riflessione sul fatto che io non lo sia veramente credo di doverla fare.

Certe fatiche fisiche al limite dell’epico alle quali mi sottopongo non sono forse forme di masochismo?

Come è possibile dire che chi si ammazza di fatica in bicicletta o camminando in montagna, chi corre maratone al limite della sopravvivenza non abbia un substrato masochistico?

Non lo so, e non so dare una risposta perché non so cosa sia effettivamente cosa sia il masochismo.

O meglio….. lo so benissimo ma, l’ho sempre visto in una chiave sessuale e non ho mai pensato che io, da cultore di sport “faticosi”, possa inconsciamente essere masochista.

Anche chi vuole innamorarsi è sostanzialmente un masochista.



Ricordo una canzone di Baccini che diceva “ho voglia di innamorarmi, ho voglia di stare male….”

Ebbene trovatemi una dichiarazione più masochista di questa se siete capaci.

Quindi devo dedurre che, cercando l’amore, siamo tutti masochisti e , che essendo tutti chi più chi meno seduttori, viviamo una tutt’altro che latente condizione opposta di sadismo.

Ecco perché siamo ossimori viventi.

Per fortuna!

...Leggendo...
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« immagine » La strada si inerpica con tornanti tortuosi, mano a mano che si sale il paesaggio cambia e l’aria si fa più frizzante. Il respiro affannoso cerca di cattura quanta più aria possibile mentre le gambe sempre più affaticate risentono dell’acido lattico che piano piano si accumula nell...
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sedurre: capire la preda

01 febbraio 2017 ore 14:02 segnala

Lasciando perdere il pensiero di Robert Green che individua 13 tipologie diverse di seduttori, io penso che esista “il seduttore” e non “enne” seduttori diversi.

La caratteristica principale che caratterizza il seduttore con la S maiuscola è quella di essere camaleontico e di sapersi adattare alla preda di volta in volta individuata

La prima regola per un seduttore libertino quindi è quella di scegliere accuratamente la preda cercando di individuarne preliminarmente la tipologia.

In altre parole la preda va studiata e non individuata a caso.
La prima macrocategoria a cui fare riferimento è fra:
• donna dominante
• donna sottomessa.

In funzione della prima caratterizzazione principale va individuata la tecnica di approccio.

Ovviamente con la sottomessa ci si proporrà da uomini che non devono chiedere mai tipo macho da pubblicità e con la dominante ci si dimostrerà schiavetto remissivo e tappetino devoto.

Nell’uno o nell’altro caso mai essere mediocri ma dimostrare ( e non promettere) di essere in grado di fornire emozioni forti e di poter stimolare il demone, la” Lilith “ che alberga più meno nascosta in ogni donna.

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Mai portare la donna fuori dal suo contesto e dal suo campo d’azione erché solo in esso si sente sicure. Forzarle ad uscire dal loro habitat vuol dire perderle in partenza.

Pertanto alla donna colta non potrai mai proporre arcomenti frivoli, a quella frivola mai discussioni impegnate, alla elegante rispondere con eleganza, alla avventurosa con avventura ecc.
Le eccezioni sono proprio tali e statisticamente irrilevanti.

Per individuare le varie tipologie di donne ci si potrebbe rifare ai miti greci e romani che , secondo Jung, sono le rappresentazioni archetipiche dell’io femminile.
Studiate le dee dell’olimpo e capirete le donne.
Ma di questo parleremo più avanti.
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« immagine » Lasciando perdere il pensiero di Robert Green che individua 13 tipologie diverse di seduttori, io penso che esista “il seduttore” e non “enne” seduttori diversi. La caratteristica principale che caratterizza il seduttore con la S maiuscola è quella di essere camaleontico e di sapersi...
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siamo tutti diavoli...poveri diavoli

31 gennaio 2017 ore 00:58 segnala



Memorie di un seduttore
premessa
parte terza


Sedurre deriva da sui -dico tirare a se o da sed -duco in cui sed ha valore di separazione.

Il significato che ne deriva è quello di trarre a sè condurre in disparte, allontanare da sè.

Ma senza seduzione non ci sarebbe unione , non ci sarebbe procreazione e non ci sarebbe proliferazione della specie.



La seduzione è quindi un fatto del tutto naturale e spontaneo che tutte le specie viventi attuano.

Ed è in questo senso che il termine veniva impiegato nel latino classico e della mitologia greca.

Nulla di negativo nella seduzione, ma semplice riconoscimento della forza della natura.

Chi sono stati i più grandi seduttori della mitologia greca?
Zeus, simbolo del potere
Pan simbolo della natura e della procreazione.
Zeus, padre degli Dei, forte e bello che ha rapporti incestuosi con mezzo Olimpo scatendando le ire della gelosa Era e Pan, brutto da fare schifo,rappresentato con corna e piedi di capra, che si scopa in tutti i modi possibili le varie ninfette.

Come vediamo già allora la seduzione aveva due volti che sono quelli tipici dello stereotipo maschile: il potere di Zeus e forza di Pan al quale faceva da contro altare in campo femminile la bellezza di Venere.

La seduzione ha quindi un compito preciso: deve portare fuori da sé, deve far sballare, perché senza di essa non ci sarebbe congiunzione.
Sarebbe come trovarsi di fronte a due binari che scorrono in parallelo rappresentati da sedotto e seduttore che senza la seduzione mai si incontrerebbero.

E’ con la chiesa cattolica e peggio ancora con la religione Islamica che la seduzione acquista una connotazione negativa assumendo il significato di ciò che “distoglie dal bene con lusinghe e allettamenti atti a traviare, sviare, indurre in errore, in peccato ed i colpa”, esattamente il concetto psicologico di corruzione che la Chiesa vuole evidenziare e proporre.

Ecco perchè che la seduzione maschile del diavolo viene impersonificata dall’immagine del dio Pan e quella femminile dall’immagine non figurata ma reale delle streghe.

Cari maschietti, come vedete non vi serve essere bellocci o palestrati per sedurre, per farlo dovete essere potenti come Zeus o naturali come Pan.

Ma di questo parleremo la prossima volta.

Leggendo
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« immagine » Memorie di un seduttore premessa parte terza Sedurre deriva da sui -dico tirare a se o da sed -duco in cui sed ha valore di separazione. Il significato che ne deriva è quello di trarre a sè condurre in disparte, allontanare da sè. Ma senza seduzione non ci sarebbe unione , non c...
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sedotti e abbandonanti

29 gennaio 2017 ore 23:03 segnala


Donne sedotte e abbandonate da uomini falsi, sleali e disonesti.

A giudicare da quante siete verrebbe da pensare che tutti gli uomini siano Don Giovanni o Casanova della peggior specie.

Io non ho problema ad annovermi fra costoro e non ho problemi a considerarmi tale.
Ho il mio lato scuro e demoniaco con il quale fare i conti se è vero che la seduzione è “demoniaca”.

Ricordo che ad estromettere l’uomo dal paradiso terrestre è stata la seduzione operata dal diavolo, (in cui nome deriva dal greco “dia-ballein” colui che divide, che separa ), ma ricordo anche che nel contempo, con questa azione, il diavolo ha dato inizio alla storia offrendo all’umanità la possibilità di essere tale svincolandosi dal controllo e dalla staticità di un Dio superiore. Sofferenza e morte si, ma anche gioia, vita, emozione e soprattutto , per chi crede, perdono e redenzione.

Quindi anche in questo caso il male non è poi stato tutto e solo male.

Vorrei inoltre ricordare a voi , donne sedotte ed abbandonate, che se da una parte vivete coscientemente con lealtà il vostro amore con la fedeltà e la sincerità che a noi seduttori sembra manchino, dall’altra dimostrate una curiosità ed una disponibilità che va invece nella direzione opposta alla vostra coscienza. Insomma siete solo vittime o anche complici che si consegnano volontariamente al Don Giovanni di turno spinte dal vostro lato oscuro?

Permettetemi almeno di dubitare che la bilancia della diabolicità pesi tutta su di noi che, da seduttori, molto spesso finiamo con l’essere sedotti e abbandonanti, magari per legittima difesa .

Leggendo
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« immagine » Donne sedotte e abbandonate da uomini falsi, sleali e disonesti. A giudicare da quante siete verrebbe da pensare che tutti gli uomini siano Don Giovanni o Casanova della peggior specie. Io non ho problema ad annovermi fra costoro e non ho problemi a considerarmi tale. Ho il mio lat...
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