Paese che vai Italiano che trovi

15 febbraio 2017 ore 23:02 segnala


Gli stranieri ci riconoscono prima ancora di mettere piede sul loro suolo natio. Già in aereo si vede la differenza tra noi e loro. Tutti i viaggiatori tirano un sospiro di sollievo quando l’aereo atterra. Noi italiani invece vogliamo mostrare al pilota tutta la nostra gratitudine per averci condotto sani e salvi a destinazione e tutti in coro esplodiamo in un fragoroso applauso.

Amiamo applaudire. Qualcuno muore? Applausi! Ci sono più applausi fuori dalla chiesa quando esce il feretro che in un concerto rock. Non mi meraviglierei se l’applauso fosse un’invenzione italiana. Di certo, già in epoca romana, quando nel Colosseo i leoni si mangiavano i cristiani, gli applausi scrosciavano.

Dopo l’applauso tributato al valoroso pilota, tutti gli italiani dentro l’aereo, come una sorta di trance, escono fuori i cellulari e cominciano a telefonare. Anche i loro bambini dai due anni in poi.

Prima di scendere dall’aereo, non ce ne fotte un cazzo se il cielo è coperto, se piove o se è quasi sera: gli occhiali da sole ce l’abbiamo e non capiamo il motivo per cui non metterli. Per cui, dalla scaletta, se c’è uno che indossa occhiali da sole, anche se la visibilità è ridotta ai minimi termini, sapete già di che nazionalità è.

Naturalmente non ci limitiamo solo agli occhiali da sole. Noi vestiamo come Dio comanda. Molti popoli sembra che entrino dentro armadio al buio e si vestono alla cieca. L’italiano no, l’italiano ci tiene all’apparenza. Non solo tutto deve essere abbinato, ma deve essere tutto rigorosamente griffato. Che poi, non si sa bene perché, ma abbiamo una preferenza per certe marche, come se fossero ormai entrati nel DNA dell’italiano medio: Lacoste, Timberland, Ray Ban, Hogan, Tods. E di sera Armani.

Se c’è una cosa assolutamente che con l’italiano medio non ha nulla a che fare, è la visita guidata. Si scende dall’autobus e già metà di noi si propaga per la città come il fuoco nei boschi. Non sappiamo esattamente dove andare, potremmo definirla una visita “ a cazzo”, per cui non è raro trovare qualche italiano in mezzo a un’autostrada o dentro il Bronx. Ecco perché all’appuntamento per ripartire, mancheranno una buona metà.

La prima sera, mentre la guida ci racconta che si può conoscere un paese e la sua gente tramite il suo cibo, una buona parte di noi annuisce o biascica un "Certamente", per poi scappare alla chetichella alla ricerca di un ristorante italiano per un piatto di spaghetti e un buon caffè.




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15/02/2017 23:02:10
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