Foto con le palle

17 giugno 2018 ore 23:27 segnala

No, non è un modo di dire: le palle ci sono veramente e si vedono pure. Sono quelle in alto. Qualcuno adesso comincerà a storcere il naso, ma ogni opera d’arte che ha rappresentato un punto di rottura con la tradizione, ha sempre alimentato critiche e giudizi negativi al suo apparire. Questa delle foto con le palle sovraesposte sono sicuro che taglierà ogni ponte con l’arte del passato e darà la stura ad altre fantasie anatomiche che combaceranno perfettamente con gli altri elementi della foto.

Fotografarsi le palle con uno sfondo panoramico richiede regole chiare e semplici: Bisogna trovare un bel paesaggio, dargli le spalle, abbassarsi le mutande, piegarsi in avanti e scattare una foto attraverso le proprie gambe.

Le foto dei paesaggi sono belle però spesso non emozionano, sono un po’ piatti. Aggiungendo invece un paio di palle darà colore alle foto che si guarderanno così con più interesse.


Pare che stiano studiando il modo di far intervenire anche “Lui” nella foto, però il fatto che non sia così fotogenico ha ritardato la sua comparsa. Le palle, si sa, creano buon umore, sono divertenti. Se prendi una botta nelle palle, ad esempio, gli altri ridono, è automatico. Lui invece spesso appare tremendamente serio e si pensa che potrebbe appesantire la foto. Qualcuno ha pensato di infiocchettarlo ma, per fortuna, questa idea malsana e, lasciatemelo dire, sacrilega, è stata subito abbandonata.

Nelle more (finalmente ho l’occasione di scriverlo anch’io), le donne potrebbero anche loro rompere la tradizione. Naturalmente molte sono impedite, si sa, ma sono sicuro che la loro fantasia partorirà qualcosa.

Naturalmente ogni foto che mi arriverà, la ospiterò nel mio post: Avere solo foto con palle appese come mozzarelle alla lunga stanca.
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« immagine » No, non è un modo di dire: le palle ci sono veramente e si vedono pure. Sono quelle in alto. Qualcuno adesso comincerà a storcere il naso, ma ogni opera d’arte che ha rappresentato un punto di rottura con la tradizione, ha sempre alimentato critiche e giudizi negativi al suo apparire....
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Dai mici di twin.soul al nucleare

13 giugno 2018 ore 14:54 segnala


L’utente twin soul si è occupato di una mamma gatto e dei suoi cuccioli e adesso è preoccupato degli ostacoli che questi troveranno nel corso del cammino della loro vita. In particolar modo lo impensierisce la crudeltà dell’uomo. Gli ho scritto che per i topolini, i micetti rappresentano un pericolo reale: sono dei killer professionisti e difficilmente sbagliano. Lui però fa un distinguo tra animali e uomini.

Qualcuno potrebbe obiettare che gli animali uccidono per nutrirsi, l’uomo, invece, spesso per divertirsi. Non è così. Poco tempo fa ho visto il mio gatto che giocava torturando una rondinella che aveva afferrato (Tranquilli, sono riuscito a salvarla e, dopo un attimo di sbandamento, ha spiccato il volo).

Se io fossi Dio - non sono megalomane, però se devo prendere qualcuno a modello preferisco il migliore - dicevo, se fossi Dio e dovessi creare il mondo, perché dovrei farlo com'è adesso, dove il pesce grosso mangia il pesce piccolo, dove gli animali forti si nutrono di animali deboli e dove noi umani mangiamo piccoli e grossi? Sembra che Dio, mentre creava il mondo, avesse in mente un enorme ristorante: tutti che mangiano tutti. Poteva inventarci vegetariani, anzi no, anche le piante vivono. Beh, poteva farci senza bisogno di cibo. Perché una cosa è certa, non è bello vedere un leone che sbrana una gazzella o un gatto che uccide un topolino. Come può aver creato un mondo dove tutti per vivere devono uccidere?

Supponiamo che la natura non abbia bisogno di nessun padrone che la diriga. Che sia essa il padrone di tutto. Quando parliamo di natura ne parliamo in termini entusiastici. Eppure la natura, per sopravvivere, ha bisogno che ci nutriamo. Una natura senza vita non è natura. Quindi ha bisogno che si uccida.

Bisogna quindi convenire che la natura è crudele, almeno secondo i nostri parametri umani. E noi siamo parte integrante della natura. Per cui, nulla di quel che facciamo è innaturale, perché noi stessi siamo natura. Quindi tutto quello che facciamo è naturale.

Alla natura sta a cuore solo la nostra procreazione – poi ci si chiede perché l’uomo cerca sempre il sess, è la natura che ce lo impone - non il nostro tenore di vita. Una volta fatti i figli, dopo ci butta via.

Ma anche la natura commette errori qualche volta: creando l’uomo ha commesso un attentato contro sé stessa. Oggi, premendo un paio di bottoni, siamo in grado di ucciderla.

Uno dei più antichi postulati della filosofia della natura recita così: Natura non facit saltus (la natura non fa salti). Ma passare dai mici di twin_soul al nucleare non è un gran salto?
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« immagine » L’utente twin soul si è occupato di una mamma gatto e dei suoi cuccioli e adesso è preoccupato degli ostacoli che questi troveranno nel corso del cammino della loro vita. In particolar modo lo impensierisce la crudeltà dell’uomo. Gli ho scritto che per i topolini, i micetti rappresen...
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L'invasione delle poesie nei social

11 giugno 2018 ore 23:07 segnala


Ovunque navighi trovi poesie. La rete sembra essere l’unico approdo possibile cui far pervenire al mondo i propri sentimenti e le proprie emozioni in versi. Nemmeno le case editrici, quelle che dovrebbero pubblicarle, le vogliono. Dicono che non si vendono.

Quello Italiano è sempre stato un popolo di poeti. Anche di navigatori, in realtà, ma da quando siamo passati da Cristoforo Colombo al comandante Schettino, siamo rimasti solo un popolo di poeti. Le statistiche dicono che leggiamo poche poesie, in compenso ne sforniamo a ritmo industriale.

Sorge subito la domanda: perché molti per comunicare agli altri quanto hanno da dire, scelgono come mezzo di comunicazione una serie di versi, ossia una poesia anziché la semplice prosa? Evidentemente perché ritengono che la poesia sia più efficace per quello che vogliono comunicare. Il risultato deve però fare entrare, noi lettori, in un magico mondo che ci scaldi con il fuoco delle emozioni e dei sentimenti, altrimenti è l’apoteosi del nulla.

Personalmente trovo che di poesie che raccontano il nulla ve ne sono a migliaia e non mi riferisco ai poeti dilettanti ma ai nomi noti. Quante brutte poesie loro bisogna leggere prima di trovarne una che faccia riflettere o scaldi il cuore? E’ stato detto che la poesia è la voce stessa di Dio, espressa attraverso la bocca dei poeti, ma molto spesso è solo una voce pretenziosa che con Dio non ha nulla a che vedere.

Il grande poeta è sempre stato un fenomeno raro, e la grande poesia un avvenimento d’eccezione, che ritorna solo di tanto in tanto, nella storia del mondo, a interpretare i segreti dell’animo umano.

Orme sulla sabbia


Questa notte ho fatto un sogno,
ho sognato che camminavo sulla sabbia
accompagnato dal Signore,
e sullo schermo della notte erano proiettati
tutti i giorni della mia vita.
.
Ho guardato indietro e ho visto che
per ogni giorno della mia vita,
apparivano orme sulla sabbia:
una mia e una del Signore.
.
Così sono andato avanti, finché
tutti i miei giorni si esaurirono.
Allora mi fermai guardando indietro,
notando che in certi posti
c’era solo un’orma…
Questi posti coincidevano con i giorni
più difficili della mia vita;
i giorni di maggior angustia,
maggiore paura e maggior dolore…

Ho domandato allora:
“Signore, Tu avevi detto che saresti stato con me
in tutti i giorni della mia vita,
ed io ho accettato di vivere con te,
ma perché mi hai lasciato solo proprio nei momenti
peggiori della mia vita?”
.
Ed il Signore rispose:
“Figlio mio, Io ti amo e ti dissi che sarei stato
con te durante tutta il tuo cammino
e che non ti avrei lasciato solo
neppure un attimo,
e non ti ho lasciato…
i giorni in cui tu hai visto solo un’orma
sulla sabbia,
sono stati i giorni in cui ti ho portato in braccio”.
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« immagine » Ovunque navighi trovi poesie. La rete sembra essere l’unico approdo possibile cui far pervenire al mondo i propri sentimenti e le proprie emozioni in versi. Nemmeno le case editrici, quelle che dovrebbero pubblicarle, le vogliono. Dicono che non si vendono. Quello Italiano è sempre...
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Il matrimonio: prima e dopo 2°

09 giugno 2018 ore 15:33 segnala


L’amore è cieco, chi non lo sa? Quello che non si sa è che il matrimonio ti fa recuperare la vista. In poco tempo ci vedi di un bene come mai nella tua vita.

Bisogna riflettere su quanto disse il compianto Massimo Troisi: “Non è che sono contrario al matrimonio, però mi pare che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi.” O, come ha detto un filosofo: “Se i coniugi non vivessero insieme, i buoni matrimoni sarebbero più frequenti.”

Insomma, per farla breve, il matrimonio è come un libro i cui primi capitoli sono
scritti in poesia mentre gli altri sono in prosa. (Posto che io amo la prosa, molto più della poesia.)

A questo punto mi viene il sospetto che, se Beatrice fosse stata la moglie di Dante, non l’avrebbe messa in paradiso; E se fiammetta fosse stata la moglie di Boccaccio, Laura di Petrarca e Silvia di Leopardi, non credo che i rispettivi poeti avrebbero scritto le poesie per loro e noi a scuola avremmo studiato altro. E ora che ci penso, perché Ulisse stette 20 anni in giro per il mondo prima di ritornare da sua moglie Penelope? Davvero fu per il gusto dell’avventura o c’è altro sotto? E se Manzoni, dopo avere scritto “i promessi sposi” avesse scritto il seguito dal titolo: "Il matrimonio di Renzo e Lucia", avrebbe potuto far dire ai protagonisti: - Cazzo, aveva ragione Don Abbondio quando disse che “questo matrimonio non s’ha da fare”

Come ogni matrimonio, anche quello della coppia del post precedente ha avuto nei primi tempi un susseguirsi di esaltazioni, eccitazioni, brividi e sesso bollente. Poi, lentamente, anch’esso è scivolato in una mortifera routine.

E’ il rischio di sempre. Lo diceva già Balzac nell’ottocento:” Il matrimonio deve continuamente combattere contro un mostro che tutto divora: l'abitudine.”

È naturale, anzi, fatale. La routine finisce per togliere l’alone di mistero e ogni partner diventa prevedibile, scontato, senza sorprese. E questo è male: uno scossone è necessario.

Sì, ma che tipo di scossone?

Come si può arrestare la crisi del matrimonio? C’è un rimedio vero, concreto, realistico o il matrimonio è destinato a morire? E’ questa la domanda che ci si porrà nei prossimi anni.
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« immagine » L’amore è cieco, chi non lo sa? Quello che non si sa è che il matrimonio ti fa recuperare la vista. In poco tempo ci vedi di un bene come mai nella tua vita. Bisogna riflettere su quanto disse il compianto Massimo Troisi: “Non è che sono contrario al matrimonio, però mi pare che u...
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Il matrimonio: prima e dopo

07 giugno 2018 ore 23:14 segnala


Il giorno del matrimonio è il coronamento di un sogno d’amore e l’inizio di una nuova vita. È un giorno circondato da un alone di magia, creato dal sentimento che lega due persone che decidono di donarsi l’uno all’altro, senza riserve e senza limiti. Da quel giorno tutte le gioie si moltiplicheranno per due e i dolori si divideranno per due.

Tempo fa fui invitato a un matrimonio. I due piccioncini si guardavano, si baciavano, si desideravano per tutta il tempo. Erano raggianti di felicità. L’aspettava una vita di amore e di complicità.

Un gruppo consistente di donne li guardava sorridenti con uno strano misto di gioia e di invidia. Improvvisamente questo stesso gruppo smise di ridere e si piazzò con passo cadenzato al centro del salone. Il sorriso che era stato stampato sul loro viso per tutta la cerimonia sparì per essere sostituito da uno sguardo risoluto, deciso, combattivo.

Stupito, chiesi a una mia cugina seduta accanto a me cosa stesse succedendo.
- Un incontro di wrestling. – mi disse concentrata.

La sposa, ultra 40enne, felice come una volpe dentro un pollaio o un gatto dentro una voliera, si staccò, un po’ al malincuore, dal fianco del suo principe azzurro (avrebbe voluto stargli addosso tutta la vita) e si pose di fronte al gruppo di quelle donne in assetto di guerra.

Improvvisamente diede loro le spalle e lanciò dietro di sé il bouquet. Una bomba a mano avrebbe fatto meno danni. Già prima che il mazzo di fiori iniziasse la sua parabola discendente, le donne avevano iniziato a colpirsi senza ritegno, spesso degenerando in colpi bassi. (Ho visto io stesso una 50enne che teneva la lunga gonna di un’altra con il tacco della scarpa per impedirle di saltare). Quando il bouquet iniziò a scendere, le donne iniziarono a saltare come canguri e con le braccia protese verso l’alto, tipo giocatrici di beach volley. La più alta di loro, un giraffone di 180 cm, riuscì con le unghie a sfiorare l’agognato oggetto, ma non fece in tempo ad afferrarlo che le lupe fameliche intorno a lei si arrampicarono come formiche rosse lungo il suo braccio trascinandola a terra. E da quel momento anch’io, come Roy, nel film Blade runner, ho pensato: - “Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare.”

Ho visto tacchi di scarpe schizzare via come proiettili in tutte le direzioni, acconciature barocche dissolversi come nebbia al sole, calze strappate a morsi, unghie, vere e finte, conficcate nelle bianche carni delle rivali, tette che uscivano ora a destra, ora a sinistra, cosce rosee come prosciutti azzannate da aguzzi canini. Alla fine, dal mucchio primitivo che rotolava al centro del salone, si levò un urlo inumano di vittoria. Era del giraffone che era riuscita, al prezzo di lacrime e sangue, a non mollare il bouquet. Come Rocky Balboa, si alzò in piedi con le braccia in alto. In una mano, senza ormai più unghie, teneva stretto il bouquet come fosse la cintura del campione del mondo di boxe. Nel viso un’espressione raggiante che le procurava “addosso l’ira funesta delle cagnette a cui aveva sottratto l’osso.” (Grazie Fabrizio, non avrei saputo dire di meglio).

Da quel momento in poi, e per tutta la serata, non lo lasciò più. Quando venne il momento dei balli, un elegante signore si avvicinò a lei e con una voce calda le disse: “Posso chiederle un ballo?

La lungagnona deglutì a fatica. Espirò lentamente tutta l'aria dai polmoni nel tentativo di riprendersi dalla sorpresa. “Minchia, ma allora funziona” pensò.
“Sì” – disse semplicemente ed entrambi si diressero verso il centro della sala, e tra le note di “Si maritau Rosa, Saridda e Pippinedda” ballarono, fra lo sguardo invidioso delle colleghe di lotta.

Tre anni dopo si sposarono. E la coppia con cui ho iniziato questo post, come sta dopo tre anni di matrimonio?

Alla prossima
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« immagine » Il giorno del matrimonio è il coronamento di un sogno d’amore e l’inizio di una nuova vita. È un giorno circondato da un alone di magia, creato dal sentimento che lega due persone che decidono di donarsi l’uno all’altro, senza riserve e senza limiti. Da quel giorno tutte le gioie si ...
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Masturbazione: atto finale

30 maggio 2018 ore 21:57 segnala


… La doccia. Il posto preferito dagli uomini per l’autoerotismo è la doccia. Tra la schiuma soffice che l’avvolge e il getto d’acqua calda che lo stimola, la mano dell’uomo scivola giù e gode del diritto legittimo e inalienabile di disporre del proprio corpo e di darsi piacere. Con l’immaginazione entra nel proprio giardino segreto che abita in ogni individuo di qualunque età ed orientamento sessuale e si abbandona ai propri istinti, alle proprie passioni e alle proprie pulsioni.

Naturalmente, come ogni cosa, il troppo stroppia. Un antico proverbio della trinacria recita: “Va bene il vento in chiesa, ma non tale da spegnere le candele”. Ossia, va bene masturbarsi, ma non in tutte le ore del giorno e della notte, altrimenti si sconfina nella patologia, gli occhi si cerchiano, la palpebra cala e il pupo si indebolisce di brutto. Tutti noi uomini lo sappiamo perché nella nostra fase adolescenziale abbiamo attraversato questo momento di furore testosteronico, in cui bastava un soffio di vento che alzava una gonna per sentire gli ormoni armati di baionetta lanciarsi come impazziti direttamente nel sangue.

Chi ha provato l’autoerotismo, difficilmente non ha continuato, a meno che non siano capitati incidenti orribile, come quelli successi a Capitan Uncino e a Edward, mani di forbice, durante la loro prima sega. Per il resto, si va avanti fin dove si può.

Le critiche alla masturbazione sono tante. Si è detto di tutto: che fa ingrassare, che fa venire i brufoli, che provoca cecità. La religione si è accanita contro di essa in modo brutale.

Oggi, per fortuna, le cose sono cambiate e l’autoerotismo per molti oggi vuol dire assecondare una pulsione naturale. Come disse Woody Allen, che della masturbazione è un grande estimatore e maestro: “La masturbazione non è peccato: è sesso con qualcuno che si ama!

https://www.youtube.com/watch?v=70e5tMyAsyw
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« immagine » 3° … La doccia. Il posto preferito dagli uomini per l’autoerotismo è la doccia. Tra la schiuma soffice che l’avvolge e il getto d’acqua calda che lo stimola, la mano dell’uomo scivola giù e gode del diritto legittimo e inalienabile di disporre del proprio corpo e di darsi piacere. Co...
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Elogio della masturbazione 2°

29 maggio 2018 ore 22:43 segnala


Certamente c’erano le donne, ma erano più pelose delle scimmie del Borneo, che sono notoriamente tra le scimmie più pelose dell’intero creato. Purtroppo la ceretta non era ancora stata creata e quando la luce lunare rischiarava la grotta e quindi anche lei, gli occhi del nostro avo si riempivano di lacrime e iniziava a deglutire, col pomo d’Adamo che andava su e giù sul collo tozzo e taurino. Inventandosi un inesistente mal di testa si girava dall’altra parte e si masturbava in silenzio, grazie al pollice opponibile.

Bisogna sapere infatti che il pollice opponibile significa che il pollice può essere avvicinato a ciascun altro dito della mano in modo da permettere a questa di chiudersi perfettamente e di afferrare ogni oggetto. E la sua proboscide sembrava fatta a misura di mano. Insieme, mano e proboscide, si combaciavano benissimo.
Naturalmente, quando si fa uso di qualcosa in modo debordante, prima o poi viene il desiderio di variare. In quelle occasioni si avvicinava lei e la prendeva da dietro (era l’unica posizione conosciuta al tempo, poi arrivarono i bravi missionari e insegnarono loro la posizione del missionario, ossia quella del face to face.) Per chi non lo sapesse i missionari pregavano poco e trombavano molto.

Dal periodo greco – romano in poi, le donne persero gran parte della peluria, la loro pelle divenne liscia come la luna, i capelli morbidi come la seta, le spalle tonde, il seno tenero e il culo sodo. Insomma, per farla breve, il bruco si era trasformato in farfalla, o in figa, se proprio non vogliamo usare eufemismi, e la masturbazione ebbe un crollo profondo: tutti iniziarono a trombare come conigli: I filosofi trombavano i ragazzini, le regine si facevano trombare dagli schiavi, i re trombavano le schiave, i leoni trombavano, in senso figurativo, i poveri cristiani e i senatori inchiappettavano, in senso figurativo e non, tutti. (È nel DNA del politico, c’è poco da fare …).

Nel medioevo, la Chiesa divenne potente e affermò che la masturbazione era peccato. Fu un grave sbaglio. Non conoscevano l’indole degli italiani: Noi amiamo fare quello che ci dicono di non fare e quindi iniziammo a segarci di nuovo come pazzi, tanto che si pensa che sia stato proprio un Italiano a inventare gli occhiali.

Si può quindi affermare che la religione è stata l’artefice del successo della masturbazione. Che meraviglioso paradosso!

Successo che continua ancora oggi, con immutato affetto e continuità. Il luogo più accreditato per la masturbazione maschile pare essere…

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« immagine » … Certamente c’erano le donne, ma erano più pelose delle scimmie del Borneo, che sono notoriamente tra le scimmie più pelose dell’intero creato. Purtroppo la ceretta non era ancora stata creata e quando la luce lunare rischiarava la grotta e quindi anche lei, gli occhi del nostro avo...
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Elogio della masturbazione

28 maggio 2018 ore 23:27 segnala


Tutto inizia quando l’uomo ha fatto la sua comparsa sulla terra.

Ogni mattina, in Africa, quando sorgeva il sole, il nostro antenato si svegliava e sapeva che avrebbe dovuto correre più veloce della gazzella. Dopo averla cacciata, uccisa e mangiata, riposava le sue stanche membra dentro una grotta. Fu in quelle ore notturne, quando la luce della luna allontanava paure e tormenti e la mente era finalmente sgombra di infausti pensieri, che il nostro progenitore iniziò a riflettere su quella piccola proboscide che gli penzolava fra le gambe.
"Anche gli elefanti ce l’hanno – pensava - e la usano per raccogliere l’acqua e berla, ma io come faccio?”

Mentre analizzava la piccola proboscide, maneggiandola e tastandola, notò che si alzava, come se una mano invisibile la tirasse su. Non solo, ma mentre lievitava diventava sempre più grossa. Com’è normale che sia, si spaventò e la prima reazione fu di difendersi e cominciò a picchiarla. Subito il pendulo, a causa del dolore, riacquistò la sua dimensione originaria. Ma la curiosità non è prerogativa solo delle donne e dei gatti. Il nostro avo volle ripetere l’esperimento e lo maneggiò di nuovo, e ancora una volta il “coso ciondolante” cominciò ad alzarsi come un cobra che esce fuori da un cesto di vimini nel mercato principale di Marrakech. Questa volta il nostro progenitore non ebbe paura e continuò a maneggiarselo fino a quando il “coso penzolante”, come un piccolo vulcano, eruttò di brutto: “Sticazzi!!” disse con voce tremante il nostro capostipite mentre la lingua si appoggiava fantozzianamente all’angolo del labbro superiore.

Da quel momento ogni sera, 7 sere su 7, ma spesso anche di mattina e di pomeriggio, e a volte senza soluzione di continuità, il nostro avo si trastullava con il suo piffero magico.

Fu così che l’uomo realizzò la più grande scoperta della storia umana, dopo quella del fuoco: La sega.

Sono passati secoli da allora ma ogni uomo venuto sulla terra, - io, ma anche tu, caro lettore - ha continuato, come il suo antico progenitore, a sollazzarsi con il suo flauto. Siamo diventati anche noi, come il nostro avo, dei segaioli. Ma mentre noi, per colpa della Santa Madre Chiesa, lo avvertiamo quasi come un nostro piccolo, sporco, segreto, i nostri avi ebbero la fortuna di nascere prima della religione cattolica e si masturbavano serenamente, non solo in bagno, perché non consideravano affatto quell’atto un peccato, ma quello che in effetti è, e cioè sesso a portata di mano (scusate la sciocca battuta).

Come diceva un grande filosofo: “Qualche volta fai pensieri strani / e con una mano, una mano ti sfiori / tu solo dentro una stanza, / e tutto il mondo fuori”

Qualcuno avrà pensato… ma non c’erano le donne al tempo che ci si segava così tanto?
Certo che c’erano ma…
Continua…


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« immagine » Tutto inizia quando l’uomo ha fatto la sua comparsa sulla terra. Ogni mattina, in Africa, quando sorgeva il sole, il nostro antenato si svegliava e sapeva che avrebbe dovuto correre più veloce della gazzella. Dopo averla cacciata, uccisa e mangiata, riposava le sue stanche membra de...
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La vera soluzione alla solitudine

25 maggio 2018 ore 19:36 segnala


Sulla bacheca di chatta una donna ha scritto: “Beati voi che mangiate in compagnia.”

Alda merini scriveva invece: «Più mi lasciano sola, più splendo».

Sono due pensieri opposti ma sembra che la solitudine, ai molti, sia più un dolore che un’occasione per splendere.
Non tutti infatti riescono a stare a tu per tu con sé stessi. Non avere nessuno con cui parlare e con cui condividere pensieri o esperienze è per molti una realtà difficile da sopportare.

Essere soli, però, non è scritto nelle stelle, non è un destino assegnato. Spesso la solitudine ha una causa. E spesso la causa è l’orgoglio. In psicologia, sono considerati due tipi di orgoglio: quello positivo e quello negativo. L’orgoglio positivo viene chiamato “autostima”, mentre quello negativo “superbia”. E si sa, la superbia non scende mai di sua volontà dal suo piedistallo.

La solitudine si ciba d’orgoglio negativo. E’ esso che costringe milioni di persone a rimanere dietro a una finestra a guardare gli altri, mentre gli anni passano come fossero giorni, senza lasciare traccia. E quando un giorno non si potrà più chiudere la finestra, scendere le scale, e aprirsi agli altri, il rancore verso sé stessi e i rimpianti cumulati saranno ancora più dolorosi della solitudine.

Se non ci si riesce a lanciarsi dalla finestra

c’è comunque un modo per sconfiggere la solitudine, e non necessariamente è l’amore verso un uomo o una donna come provano a fare tutti. Se questo uomo o donna si trova, bene, altrimenti c’è un rimedio infallibile:

Un cane!


Pensateci bene. La storia è piena di esempi di fedeltà dei cani. Essi sanno sempre cos’è il bene e cosa è il male. Sanno che i padroni (voi) si amano e che i nemici dei padroni si mordono (beh, all’occorrenza perché no? Purché non sia un pitbull). Sono bellissimi i cani e bellissimi sono i loro occhi. Essi ci rimangono accanto nel benessere e nella povertà, nella salute e nella malattia. Darebbero la loro vita per noi. Potrebbero riempire la nostra. Prendetevi un cane, possibilmente in un canile. Peraltro, le statistiche dicono che spesso le persone si conoscono passeggiando con i rispettivi cani. (Qualche conoscenza l’ho fatta anch’io)

Ho letto una volta che “Dio creò l'uomo, poi, vedendolo così debole, gli creò il cane accanto”.

Con il cane Dio ha sfiorato la perfezione.

Sì, non ho sbagliato, ho usato volontariamente il verbo sfiorare. La perfezione Dio, l’ha creata, ma con un altro animale:

Il gatto.


Chi ha un gatto sa che è il coronamento della bellezza, il compimento di un miracolo, la perfezione fatta vivente.
Il gatto, lo sapevano financo gli egizi, è un’altra cosa. Il gatto è un capolavoro. E lo è proprio perché è pieno zeppo di difetti. È evidente che il gatto soffre di un grande complesso di superiorità verso tutti gli esseri viventi, e soprattutto verso i cani che considera una razza troglodita. Basta vederli, i gatti, davanti a una ciotola: il cane mangia, il gatto pranza; il cane sbrodola, il gatto sorseggia; il cane scodinzola, sbava, è impacciato, è un casinista nato. Il gatto è tutt’altra cosa; il gatto è nato raffinato; è elegante nel portamento, aristocratico nei modi e soprattutto ne è ben consapevole. Il cane vive per un nostro comando. La sua felicità dipende soprattutto dal tempo che possiamo trascorrere con lui; al cane non importa nulla aspettare per ore e ore davanti alla porta, se poi sarà premiato con dieci minuti di passeggiata al nostro fianco. Quando arrivi a casa, vedi mai il tuo gatto davanti alla porta o che sta lottando con il cane per chi deve essere il primo a salutarti? No! Tu trovi sempre e solo il cane e pensi gli stia venendo un ictus cerebrale per come è contento di vederti.

E il gatto... dov’è? Il mio non tenta nemmeno di fare la finta di un saluto. Sa fare di tutto: dormire dappertutto, prevalentemente nel lavandino; aprire le porte: Fa un saltino, abbassa la maniglia, sposta la porta con la zampetta ed entra. Easy! Sa stare attaccato alle tende nei suoi 5 minuti di follia senza soffrire di vertigini. L’unica cosa che gli viene difficile è appunto venirmi a salutare quando rientro. Quisquilie!!

Si pensa che i gatti siano egoisti: niente di più falso. Posso testimoniare personalmente che quando sale sul letto mi permette di poter dormire sul bordo. E un’altra cosa mi preme dire: mi avevano detto che l’addomesticamento con i gatti era molto difficile. Non è vero. Il mio ha addomesticato me e il cane in pochi giorni.

Cane o gatto e via la solitudine.
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« immagine » Sulla bacheca di chatta una donna ha scritto: “Beati voi che mangiate in compagnia.” Alda merini scriveva invece: «Più mi lasciano sola, più splendo». Sono due pensieri opposti ma sembra che la solitudine, ai molti, sia più un dolore che un’occasione per splendere. Non tutti infa...
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25/05/2018 19:36:50
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AAA Cercasi Maschio Alfa

22 maggio 2018 ore 20:09 segnala


"45enne, single per mancanza di veri uomini, con voglia di vivere, cerca maschio alfa. Astenersi:
1) Depilati fino all’anima.
2) Lucidati con creme rivitalizzanti, rinforzanti, rassodanti e idratanti.
3) Shampati a base d frutti di bosco.
4) Balsamati con erbe tropicali.
5) Sopraccigliati ad ali di gabbiano.
6) Selfiati (da selfie) a culo di gallina."

L’annuncio che avete appena letto in realtà non esiste, però riflette il pensiero di molte donne. Sono stanche di uomini troppo narcisisti, sempre pronti a specchiarsi, a sistemarsi i capelli, a farsi le sopracciglia e la manicure. Vogliono l’uomo deciso, determinato, sintetico. Quello che non usa scuse o giri di parole. In ogni comunità c’è lo scemo del villaggio e il figo del villaggio. Lui è il figo, quello che non deve chiedere mai. Il tipo è territoriale: prende possesso dello spazio intorno a lui con tutte le donne che ci sono dentro. Gli americani ci propongono l’uomo alfa in ogni film. Il protagonista si ferisce? Calma… mica sta a frignare. Si strapperà la camicia e userà i brandelli per tamponare la ferita. Se la ferita è davvero profonda, si applicherà un certo numero di punti di sutura, si verserà del whisky per disinfettare la ferita e buonanotte al secchio. È un uomo alfa, lui. Per non parlare poi delle sue frasi ad effetto. Noi comuni mortali rimaniamo a volte senza parole, magari ci vengono quando ormai è troppo tardi, l’uomo alfa invece ha sempre la prontezza di dire la frase giusta in un particolare momento:

In Braveheart, Mel Gibson dichiarava: “Tutti muoiono, non tutti però vivono veramente.” Minchia!!
Nel Gladiatore, Russel Crowe pronunciava: “Fratelli! Ciò che facciamo in vita, riecheggia nell'eternità!” Sticazzi!!

Ho provato a mettere l’annuncio su un sito di incontri. Ecco alcune risposte:
- Ti auguro di sposarlo un maschio alfa, vedrai come ti divertirai, vedrai…
- Dio vi fa, poi vi accoppia.
- Donne non si nasce, si diventa. Tu sei rimasta a metà, come quegli esseri mitologici che abbiamo studiato a scuola, metà donna e metà stronza.

Evidentemente erano tutto uomini non alfa. Poi, è arrivato lui, l’uomo alfa, deciso, determinato, sintetico:

- Ho una pistola da 21 cm. Dimmi solo dove e quando!


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« immagine » "45enne, single per mancanza di veri uomini, con voglia di vivere, cerca maschio alfa. Astenersi: 1) Depilati fino all’anima. 2) Lucidati con creme rivitalizzanti, rinforzanti, rassodanti e idratanti. 3) Shampati a base d frutti di bosco. 4) Balsamati con erbe tropicali. 5) Sopra...
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22/05/2018 20:09:31
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