Censurato per non aver fatto epochè

22 aprile 2018 ore 17:39 segnala


Una graziosa e garbata admin di chatta mi ha oscurato perché la foto che accompagnava il mio post "La prova costume" non era conforme al regolamento della piattaforma. La foto era stata molto apprezzata dagli utenti, – più di cento contatti – metteva in mostra una giovane donna con un costume decisamente audace, ma che comunque copriva capezzoli e passerina (non saprei usare termini più delicati).

Comunque sia, ho tolto subito la foto e l’ho sostituita con un’altra più “conforme”. Lei mi ha ringraziato per la celerità con cui ho mosso la foto e io ne ho approfittato per fare un po’ il cicisbeo ma, ahimè, senza risultato. Beh, a me questo fatto mi ha fatto venire in mente Husserl e la sua epochè.

Vi invito a stendervi sul divano, chiudere un occhio e disegnare quello che vedete con l’altro. Fatto? Bene. Sono sicuro che non avete disegnato l’arcata sopraccigliare, la punta del naso e i baffi (naturalmente se li avete). Eppure, erano tutti e tre all’interno del vostro campo visivo. Eravate strasicuri di aver disegnato tutto, avreste accettato qualsiasi scommessa, ma avreste perso. Questo è successo perché la mente è sempre in una condizione falsa, condizionata da educazioni ricevute, dall'ambiente che ci circonda e da pregiudizi. Nel caso del disegno avete disegnato solo quello che credevate vi si invitasse a vedere.

Fare un’esperienza vera senza lasciarsi confondere dai nostri preconcetti, costituisce una difficoltà. E qui entra in gioco Husserl con il suo fare epochè. Lui sostiene che bisogna “mettere tra parentesi” tutto ciò che sappiamo e che condiziona tutte le nostre certezze. Si tratta di un lavoro faticosissimo perché tutto quello che sappiamo è talmente radicato dentro di noi, frutto, secondo noi, della logica e del buon senso.

Avete messo sotto chiave tutto? Avete lasciato fuori qualcosa che ritenete che è talmente ovvio che non si può mettere in dubbio? Eravate sicuri anche col disegno, quindi aprite di nuovo la parentesi e buttate dentro anche questa convinzione. Fatto? Bene. Adesso che la nostra mente è una tabula rasa iniziamo a vedere le cose senza preconcetti e pregiudizi.

Secondo voi, se gli amministratori di chatta (gli admin non c’entrano naturalmente) avessero fatto epochè, pensate che avrebbero stilato un regolamento in cui risulta che la foto di una donna in costume, seppur audace, sia da censurare? No, e difatti sono stato oscurato. Non hanno fatto epochè.

Ecco perché la filosofia è importante: Apre le menti.
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La prova costume

19 aprile 2018 ore 16:26 segnala


L’estate è alle porte e le strade delle città si riempiono sempre di più di donne e uomini che scorrazzano in lungo e in largo per combattere un nemico subdolo che durante l’inverno ha invaso il loro corpo, come l’edera con i muri: Il Grasso.

È evidente che a casa la prova costume è fallita.

Grosse gocce di sudore grondano dalla fronte e scivolano sui loro petti e lungo la schiena, tingendo le magliette firmate. I respiri diventano rumorosi come martelli pneumatici e i battiti del loro cuore sembrano tamburi di guerra. Alcuni sembrano prossimi al collasso, la testa viene ballonzolata a destra e a sinistra, i denti fanno bella mostra di sé e gli occhi sono ridotti a piccole fessure. Sembrano tanti Dorando Petri in prossimità del traguardo della maratona delle olimpiadi di Londra del 1908.
Ma il grasso, che durante l’inverno entra nel loro corpo con facilità disarmante, non ne vuole sapere di uscire. Per costringerlo, bisogna supportare la corsa con affamanti diete detox e unguenti rassodanti e anticellulite.
Si sono guardati nello specchio del bagno e si sono visti brutti, con seni penduli e doppi menti, gli occhi spenti come fiori recisi e smagliature financo nei capelli.
Lei no, però




Come ogni anno, ci saranno delle vittime. Le statistiche parlano chiaro: muore più gente trattenendo la pancia con la prova costume che facendo il bagno dopo mangiato. Alcuni saranno soddisfatti, molti no.
Ho letto da qualche parte:
Ogni fisico ha il suo bikini. L'importante è minimizzare i difetti e accentuare i punti di forza.”

Come ha fatto la donna nella foto che inizia questo post
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« immagine » L’estate è alle porte e le strade delle città si riempiono sempre di più di donne e uomini che scorrazzano in lungo e in largo per combattere un nemico subdolo che durante l’inverno ha invaso il loro corpo, come l’edera con i muri: Il Grasso. È evidente che a casa la prova costume ...
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The End 10°

17 aprile 2018 ore 22:36 segnala


Luca prese l’assegno e, insieme all’anello, lo infilò dentro la busta. Poi girò il foglio di Anna dove non era scritto, prese una penna dalla tasca della giacca e iniziò a scrivere:

"Non ho mai viaggiato, non ho mai visto il mondo. Sono sempre rimasto qui. Ho studiato, mi sono laureato e ho iniziato subito a lavorare. Viaggiare ti permette, come mi hai detto tu, di conoscere “altri modi di confrontarsi alla vita”. Ogni volta che le mie convinzioni sono state in discussione, mi sono sentito minacciato e ho reagito. Le mie credenze fanno parte della mia struttura, sono l’ossatura della mia anima e non sono, non ero, disposto a prendere in considerazione punti di vista diversi ed ero sempre sulla difensiva a proteggere le mie convinzioni. Non posso dire, con tutta onestà, che il tuo modo di vivere una relazione mi abbia pienamente convinto ma mi impegno ad abbandonare pensieri di chiusura e a guardare oltre il mio naso. So che non sarà facile ma metterò sul piatto tutta la mia volontà. E questo perché non voglio perderti. Non riesco a concepire di non vederti più. La camera 276 purtroppo è stata presa. Ma la 277 è libera. L’ho prenotata. Domani, al solito orario, io sarò qui ad aspettarti.
Ciao, Luca."

Ripiegò la lettera, la inserì nella busta e la consegnò al portiere dell’albergo pregandolo di consegnarla a lei.
- Lo farò – disse il portiere
- Grazie – rispose Luca.

Il giorno dopo, Luca era nella stanza in attesa di Anna. L’attesa era snervante. Il suo viso si faceva sempre più pallido e cominciò a pizzicarsi le unghie. Faceva profondi respiri e buttava fuori l'aria dal naso lentamente per non andare in iperventilazione e lasciarsi fagocitare dal panico. Alle 4 in punto Luca tese l’orecchio. Non c’era nulla che interrompesse il silenzio. I minuti iniziarono a passare, accumulandosi come detriti sulla spiaggia, finché non trascorse la prima ora. Poi, passò la seconda e poi la terza. Alle otto di sera, Luca chiuse la porta della camera 277 e ritornò a casa.

Cinque anni dopo, Luca stava passeggiando con sua moglie e il loro bambino di due anni. Ad un tratto vide uscire da un locale Anna. Non era sola. Era con suo marito. Videro Luca e si avvicinarono a lui. Ci furono le presentazioni, poi il marito di Anna iniziò una piccola conversazione con la moglie di Luca. Anna e Luca erano uno davanti all’altro e nei loro occhi era evidente che il loro amore non si era spostato di un millimetro: era lì, fermo, solido, inattaccabile. Anna si sfilò il guanto e Luca poté vedere che portava l’anello che le aveva regalato. Lei non l’aveva mai dimenticato. Esattamente come lui.
Alla fine, si salutarono, promettendosi di rivedersi. Non successe.

Un paio di anni dopo, mentre erano a letto, Cristina, la moglie di Luca, si girò verso suo marito e disse:
“Tesoro, vorrei parlarti di qualcosa che mi incuriosisce. Che idea hai del poliamore?”



Ma l'età conta? 9°

15 aprile 2018 ore 21:55 segnala


“Ciao Luca,
ho avuto la fortuna di girare il mondo e conoscere tante persone. Sono sempre stata corteggiata, ho avuto diversi uomini ma non ho mai incontrato l’amore. Le mie amiche si innamoravano, io no. Poi, un giorno, mi fu presentato quello che in seguito diventò mio marito e scoprii la ragione per cui non mi ero mai lasciata coinvolgere in altre relazioni: stavo aspettando lui. Era come adesso: bello, saldo nei principi, concreto e buono. Inevitabilmente mi innamorai di lui. Ci sposammo. Avevo sempre saputo, dentro di me, che a tempo debito avrei incontrato l'uomo da amare per il resto della mia vita.

Otto anni dopo, quando ti ho visto camminare dall’altra parte della strada, pensieroso e sorridente, ho sentito il mio cuore battere con la stessa intensità di quando incontrai per la prima volta mio marito. Ho capito, per la prima volta, che il nostro cuore è così grande che può contenere più amori. Possiamo amare più figli con la stessa intensità, perché non possiamo amare due persone allo stesso modo? Certo, non è una cosa comune innamorarsi due volte. A volte non ci si innamora neanche una volta, a dispetto di tutti i matrimoni che fanno presagire il contrario. Ci sono persone che sposi e ci sono persone che ami. Io sono stata fortunata. Ho incontrato l’amore due volte: uno l’ho sposato, l’altro sei tu. Ma tu adesso mi imponi “o io o lui”, mi obblighi a scegliere, ma scegliere mi è impossibile. Significherebbe sacrificare lui o te e per me è inconcepibile. Ognuno di voi due ravviva una parte di me, la esalta. Rinunciare ad uno di voi significherebbe rinunciare ad una parte di me stessa. Ecco perché non volevo rinunciare. Ma tu mi costringi a farlo non mantenendo gli accordi. Io non posso rimanere solo con te. Sono stata veramente tentata, ma non posso. E non per la differenza d’età o per le opinioni degli altri, ma proprio per i motivi che ti ho detto.

Per favore, non provare a contattarmi. Non cambierebbe nulla. Sono terrorizzata all’idea di lasciarti, ma non sono io che ho deciso così.”

Luca smise di leggere con il cuore affranto.
Dentro la busta vi era l’anello che aveva regalato ad Anna. Luca lo prese, rimase a guardarlo per qualche minuto e a rotolarlo tra le dita, come se stesse cercando di riordinare le idee, poi prese dalla tasca…

Ma l'età conta? 8°

13 aprile 2018 ore 16:22 segnala


Luca lo fece accomodare. Non fece in tempo a chiedere se gradisse qualcosa da bere che un manrovescio violento lo colpì in pieno volto. Il viso del marito di Anna trasudava rabbia pura. Luca non reagì, si limitò a portare una mano sulla guancia diventata rossa fuoco.
- Mi dispiace per lo schiaffo – gli disse, amareggiato per il suo comportamento isterico – Non è mia abitudine, ma noi avevamo un accordo, io ti ho accolto nella mia famiglia e tu hai tradito tutti.
- Non avevo scelta. Mi dispiace, non volevo ferirti. Io… l’amo – disse Luca
- L’amo anch'io. Capisco che per te non rispettare il patto dell’esclusività sessuale e sentimentale significhi non amare. Magari accetteresti di più se io tradissi mia moglie in segreto. Ma è appunto questo il vero amore: dirsi tutto. Siamo una cosa sola io e Lei: marito e moglie, ma anche amici, amanti, complici, abbiamo sempre cercato di non appiattirci come succede con tante coppie. Io e Lei sappiamo che l’amore può essere declinato al plurale, ma tu vuoi l’esclusività del suo corpo e della sua anima… già…
- Mi dispiace - ripeté Luca
L’uomo prese un assegno dalla tasca e lo consegnò a Luca dicendo:
- Abbi cura di Lei.
Aprì la porta e andò via. Luca guardò l’assegno. L’importo era di un milione di euro.

Alle 4 del giorno dopo, Luca fu puntuale all’appuntamento. Stava per entrare quando il portiere dell’albergo gli consegnò una lettera per conto di Anna.
Marco la prese con un attimo di esitazione, poi si diresse alla camera 276. Pensieri negativi gli si presentavano alla mente.
Sulla soglia della stanza una inserviente stava ripulendo, segno che un nuovo cliente stava per venire. Le gambe gli tremarono e il cuore iniziò a viaggiare a mille battiti al secondo. Quello che più temeva si stava avverando.
Con molta fatica aprì la busta. Dentro c’era l’anello. Prese poi la lettera e iniziò a leggere:

Ma l'età conta? 7°

11 aprile 2018 ore 00:14 segnala


Quella notte Luca si girò e rigirò nel letto. Nel sonno, allungò un braccio verso di lei e capì che era solo. Si svegliò smanioso di lei, del suo profumo sulla pelle, del suo sorriso, del suo sguardo. Cominciò a pensare quanto sarebbe stato bello vivere con lei, svegliarsi con lei al suo fianco, guardarla alzarsi dal letto, fare la colazione insieme. Non gli bastava più vederla dalle 4 alle 6 ed era deciso a dirglielo.

Quel pomeriggio, dentro la stanza dell’albergo, Luca prese il coraggio a due mani e la pregò di sedersi sul letto perché aveva qualcosa d’importante da dirle.
Anna temette che Luca volesse smettere la loro relazione e il suo cuore divenne piccolo come quello di un pulcino.
No..no… - disse tra sé e sé – per favore, no…
- Va bene, dimmi. – furono invece le parole che disse, mentre la sua voce si incrinava.
- Non ce la faccio più a vederti solo due ore. Voglio stare accanto a te tutta la vita e voglio avere dei figli con te.

Un tumulto di sensazioni violente scossero Anna e le incendiarono il suo corpo. Da una parte era contenta che Luca non voleva lasciarla, dall’altra però lui stava contravvenendo al loro patto e questo complicava terribilmente le cose.

Lo guardò intensamente pensando a cosa dire. Luca non riusciva a capire cosa quello sguardo così intenso volesse intendere. Aveva paura di perderla.
- Conosci le regole. – disse Anna freddamente. La sua voce era dura adesso.
- Le conosco ma non voglio più rispettarle. – rispose Luca
- Avevamo un accordo che hai appena infranto.
- Lo so, ma io ho trovato la persona con cui voglio dividere la mia vita e questo è molto più importante di qualsiasi accordo.
Anna si alzò di scatto dal letto in preda ad una agitazione che controllava a stento.
- Tu hai 26 anni e io 55.
- Io ti amo.
- Quando avrai 36 anni io ne avrò 65
- Non mi interessa.
- E quando tu avrai appena 40, a me mancherò poco per averne 70.
- Stiamo facendo le addizioni? – disse Luca sperando che con una battuta alleggerisse la tensione.
- Stiamo facendo del buon senso.
- Io credevo che tu mi amassi… - disse Luca
- E se anche fosse? Quelle due ore io e mio marito le abbiamo concordate per non limitarci sessualmente e affettivamente e per non mentirci a vicenda.
- Io ti amo. – disse Luca.
- Dio mio… è complicato, maledettamente complicato – e così dicendo si portò le mani sulle proprie guance in fiamme.
- Sì, lo è, ma è anche molto semplice. Io ti amo, più di ogni altra cosa al mondo. -ribatté Luca.
Dalla tasca prese un anello e lo offrì a lei. Lei lo guardò ancora una volta, come se volesse entrare nella sua anima, poi, il suo viso si addolcì, prese l’anello e lo infilò al dito. Entrava perfettamente
- Come sapevi la mia misura?
- Ho descritto la tua mano al gioielliere.
Anna toccò l’anello con la mano sinistra con evidente piacere, poi gli mise le braccia sulle spalle, le intrecciò attorno al suo collo, e gli sussurrò all’orecchio:
- Vediamoci qui domani. Porterò la valigia. Vivremo qui per i primi tempi. Stasera lo dico a lui.

Si baciarono. Quando le loro lingue si accarezzarono, Anna sentì che il suo corpo prendeva fuoco. Gli si abbandonò, premendo i seni contro il suo torace. Lui le alzò la gonna fino alla vita e affondò le sue mani nella carne morbida delle natiche.
Anna uscì, per la prima volta, un’ora dopo.
Quella sera stessa qualcuno suonò il campanello della casa di Luca.
- Chi è?
- Sono il marito di Anna, puoi aprire?

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« immagine » Quella notte Luca si girò e rigirò nel letto. Nel sonno, allungò un braccio verso di lei e capì che era solo. Si svegliò smanioso di lei, del suo profumo sulla pelle, del suo sorriso, del suo sguardo. Cominciò a pensare quanto sarebbe stato bello vivere con lei, svegliarsi con lei al...
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Ma l'età conta? 6°

10 aprile 2018 ore 00:13 segnala



Alle 7 e 30, puntuale, Marco suonò alla porta. La tensione lo attanagliava. Non si capacitava che era stata invitato a cena dal marito della sua amante. La cameriera aprì e lo fece accomodare nella sala da pranzo. Il marito di Anna stava intrattenendo con garbo e gentilezza gli altri ospiti della cena, ma quando vide Luca si scusò con loro e si avvicinò a lui tendendogli la mano con calore.

- Grazie di essere venuto
- Il piacere è mio. – disse Luca.
- Vieni, ti presento gli ospiti.
Fra loro vi era una bella ragazza giovane, sui 25 anni. Luca pensò si trattasse dell’amante. Aveva ragione.
- Piacere, Luca.
- Monica, piacere mio.

La cena fu deliziosa e la conversazione brillante. Il marito di Anna fu incomparabilmente gentile con lui. Era un bell'uomo, alto, magro, con il naso aquilino, capelli brizzolati, ampie spalle, elegante. Ma soprattutto era estroverso e aperto verso gli altri. Alla fine della cena, gli ospiti uscirono tutti insieme e ognuno prese un taxi. Durante la cena era uscito fuori che Luca e Monica abitavano nella stessa zona, decisero quindi di prendere lo stesso taxi.

- E’ da molto che state insieme? – chiese Luca
- Da un anno - rispose Monica
- E non pensi mai, “Che diavolo sto facendo”?
- No.
- Sei innamorata di lui?
- Mi piace. Molto! Mi va bene così. Lui è sposato e io non voglio creare casini. Sua moglie lo sa e io non mi sento in colpa. La vita è fatta di scelte. A volte ci vuole coraggio nel prendere una strada piuttosto che un’altra. Molti questo coraggio non ce l’hanno e le loro vite saranno intessute di lamentele, di rimpianti e di illusioni perdute. Come mia mamma. No, voglio portarmi bei ricordi quando sarò vecchia, non rimpianti. Non ti flagellare, Luca, è tutto alla luce del sole e non stai facendo soffrire nessuno.

Per Luca quel discorso fu come togliersi un peso dalle spalle. Condivideva tutto quello che aveva detto Monica e si sentì sollevato. Aveva sempre avuto un senso di colpa che lo tormentava ogni volta che faceva l’amore con Anna, pensava che fosse sbagliato ma, pensò, sono tutti felici così perché torturarmi? Pensò ad Anna e lo assalì la voglia di fare l’amore con lei.

Il giorno dopo Anna e Luca decisero di passarlo nella camera 276. Fecero l’amore, come tutte le volte che decidevano di rimanere nella stanza. Poi Anna prese una borsa e disse a Luca:
- “Ho voglia di fare un gioco.”
- “Che tipo di gioco?” – rispose Luca
- “Tu non muoverti.” Aprì la borsa e ne uscì delle corde, e con esse legò le mani e i piedi di Luca alle spalliere del letto. Luca, completamente nudo, cercò di muoversi, ma i legami erano troppo stretti. Ebbe un’eccitazione per la sua impotenza di essere in totale dominio di lei.
- “Noto che il gioco ti piace” – disse Anna scorrendo le sue unghie sul suo pene. Luca inarcò la schiena e gemette.
- Adesso ti bendo”
- No, per favore, no, voglio vederti…
- E io voglio che senti solo le sensazioni che ti trasmetto e la vista li limiterebbe.

Lo bendò. Luca sentì correre lungo la sua schiena brividi di paura, ma anche di forte eccitazione. Non poteva guardare né muoversi. Era totalmente in balìa di lei e questo gli procurava scariche di adrenalina.

“Sei pronto per impazzire di desiderio? - sussurro Anna nel suo orecchio
“Oh sì…”

Ma l'età conta? 5°

08 aprile 2018 ore 23:49 segnala


Due giorni dopo una grossa macchina nera si accostò a Luca mentre stava camminando. Il finestrino si abbassò e un signore di bell’aspetto e molto elegante lo chiamò per nome:
- Luca?
- Sì...
- Puoi salire per favore? Dovrei parlarti.
Luca intuì chi potesse essere ed entrò.
- Sono il marito di Anna. - disse il signore. – è un piacere conoscerti. Anna è entusiasta di te, così ho pensato che ci dovessimo conoscere.
Luca non sapeva cosa dire a causa dell’imbarazzo che lo stava sovrastando e si limitò, balbettando, a sussurrare: Gr…grazie.
- No, sono io che ti ringrazio e vorrei sdebitarmi invitandoti a cena sabato. Ti chiedo di accettare il mio invito.
- Certo… sì… mi farebbe…piacere…
Le guance lisce di Luca si imporporarono di un rosso acceso.
- Ottimo. Eccoti il mio indirizzo. Va bene alle 7 e trenta?
- Sì…alle 7 e trenta va bene…sì, ok…
- A sabato allora – disse il marito di Anna
- A sabato – rispose Luca.

Il giorno dopo, nella camera 276, Luca chiese ad Anna come suo marito avesse saputo di entrambi.
- Gliel’ho detto io. - disse Anna con un’assoluta naturalezza.
- Tu? Ma perché?
- Perché è mio marito. Non gli nascondo nulla. Te l'ho detto, noi ci diciamo tutto.
- E sapevi di questo invito?
- No, ma non ne sono sorpresa. Mio marito è sempre molto gentile, stai certo che sarà molto premuroso con te a cena.
- Ma non è normale che tuo marito mi inviti a cena sapendo che vado a letto con te. Non è normale affatto.
- E perché, se lui è felice per noi? – rispose Anna
- È veramente difficile capire per me. Ci provo ma non ci riesco.
Anna si avvicinò al ragazzo e gli prese le mani:
- Dimentica le cose che tu pensi della gente, scoprirai che ci sono persone che hanno altri modi di pensare. Lui è felice, io sono felice, siamo una coppia felice. Siamo sinceri tra noi. Sinceri e complici. Io ringrazio Dio di avermi fatto incontrare una persona così speciale. Sai quante coppie invece non sono tra loro sincere e complici? Sai quanti uomini e donne non si parlano tra loro, sono indifferenti l’uno all’altro, si insultano, mentono a vicenda, poi magari, fuori dalle loro mura di casa sembrano incarnare la coppia ideale. Tu sei giovane, e non lo sai, ma posso assicurarti che non sto esagerando.
Poi, si girò dandogli le spalle e disse:
- Mi aiuti per favore?

Marco le abbassò lentamente la chiusura lampo godendo, centimetro dopo centimetro, della vista della sua pelle nuda. Ancora una volta il vestito scivolò morbidamente a terra. Lei si girò verso di lui e mentre lo guardava fisso negli occhi le sue mani sfilavano la cintura dei pantaloni di Luca, poi si diressero sui bottoni della patta. Il pomo d’Adamo di Luca iniziò a sballottare su e giù. Li slacciò lentamente, uno a uno, sempre guardandolo negli occhi, mordicchiandosi il labbro inferiore. Liberato l'ultimo bottone, infilò la mano dentro la patta e tenendolo saldamente lo tirò verso la camera da letto, mentre i pantaloni, scivolando sui piedi, intralciavano i movimenti di Luca che camminava a piccoli passi trascinato da lei…
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« immagine » Due giorni dopo una grossa macchina nera si accostò a Luca mentre stava camminando. Il finestrino si abbassò e un signore di bell’aspetto e molto elegante lo chiamò per nome: - Luca? - Sì... - Puoi salire per favore? Dovrei parlarti. Luca intuì chi potesse essere ed entrò. - Sono il ...
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08/04/2018 23:49:07
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Ma l'età conta? 4°

08 aprile 2018 ore 01:37 segnala



L’attesa del piacere è anch’essa un piacere, anzi, spesso, la felicità sta proprio nell’attesa. Ma per Luca aspettare il giorno dopo fu una sofferenza. Tutta la notte non riuscì a dormire. E come avrebbe potuto? Le parole di Anna e il suo sguardo quando gli aveva la chiave della stanza dell’Hotel gli erano rimaste impresse nella memoria e non poteva fare a meno di pensarci. La sua anima era un mare in burrasca e il suo corpo vibrava di desiderio per lei. Provava sensazioni che non aveva mai avuto prima. “E’ questo l’amore?” – si chiese. “Sì, lo è, ed è bellissimo.”

Luca era un bel ragazzo. Lo era sempre stato. I suoi lineamenti delicati suscitavano nelle ragazze una sorta di sentimento protettivo. Nelle scuole superiori una ragazza coniò per lui l’appellativo di “angelo biondo”. Naturalmente ebbe diverse ragazze, ma nessuna storia importante. Non riusciva ad innamorarsi. Eppure, le sue donne lo accontentavano in tutto. O forse, era proprio per questo.
Controllò l’orologio. Le quattro e mezzo di mattina. “Dio, quando finirà questa notte?” Un’ora dopo, sempre pensando a lei, scivolò nel sonno.

Ore 16:00. Luca entra nell’ascensore dell’hotel Hilton e si ferma al secondo piano. Attraversa l’elegante corridoio e si ferma davanti la porta della camera 236. Avverte una morsa allo stomaco e la salivazione gli si è azzerata in un istante. Tira un profondo respiro e apre la porta. Anna è in piedi accanto alla finestra, bellissima, come un tramonto, come un cielo ricco di stelle. Indossa un vestito nero con le spalline sottili: sexy nella sua semplicità. Indossa scarpe nere dal tacco alto. Ha in mano due bicchieri. Si avvicina e uno di essi lo porge a lui.

- Ciao – gli dice sorridendo
- Ciao – risponde Luca con un filo di voce.
- Sei nervoso?
- Chi, io? Noo, lo faccio spessissimo.

Lei sorride alla sua battuta. Tocca il bicchiere con il suo e bevono.
Poi, Anna fa scivolare le spalline lungo le sue spalle e il vestito scivola morbidamente a terra lasciandola completamente nuda. Il respiro di Luca si fa affannoso e gli esce un gemito sommesso. Le mani di Anna iniziano ad armeggiare con i bottoni della camicia di Luca. Gliela toglie e gli passa le mani sul petto glabro. Poi gli accarezza i morbidi capelli. Luca è completamente estasiato, in preda ad una fortissima emozione, immobile, per non contaminare quel momento, per non spezzarlo.

- Baciami! – dice Anna guardandolo dritto negli occhi. Luca appoggia le labbra alle sue. Sanno di miele e di zucchero filato.
- Baciami sul collo.

Oh, com'è bello affidarsi a lei, abbandonarsi, accettare che sia lei a guidarlo; è la prima volta per lui essere così sottomesso, docile, ubbidiente con una donna ed è stupendo.
.
Luca la bacia sul collo, lei getta la testa all’indietro per offrirglielo. Sente le labbra roventi di lui che le accarezzano la carne. Le sue mani scivolano nuovamente sul torace di Luca ma stavolta le unghie graffiano la sua pelle. Luca sente dei brividi lungo la schiena. Avvicina la bocca nuovamente alla sua e la bacia di nuovo. La lingua di Anna sembra un fiume di lava morbido. Si baciano e si accarezzano la pelle. E si baciano ancora.
Poi, Anna appoggia le mani sulle sue spalle e lo spinge giù. Docilmente Luca si china sulle ginocchia. E' estasiante per Anna guardarlo giù, tra le sue gambe. In ginocchio. Davanti a lei. I baci di Luca sono sensuali, lenti, la sua lingua accarezza colline e valli finché non giunge lentamente, molto lentamente, al clitoride, e lo bacia, lo succhia, lo bacia. E' così bello che lei deve appoggiare le mani sulle spalle di lui per non perdere l’equilibrio. I suoi muscoli sono tesi, i suoi capezzoli induriti. Le sue mani adesso si spostano dalle spalle ai capelli di Luca. Le sue dita di intrufolano dentro, afferrano delle ciocche e le tirano con forza.

-Continua, così, non smettere” – gli dice.

Si meraviglia lei stessa di quello che dice, solitamente non parla quando fa sesso, ma stavolta vuole totalmente lasciarsi andare e le parole scivolano dalla sua bocca come le nuvole nell’azzurro del cielo.

È bellissimo” – dice – Fammi toccare il cielo”

E il cielo viene toccato. Travolta da ondate di piacere Anna raggiunge l’orgasmo come mai avrebbe creduto possibile.
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« immagine » 4° L’attesa del piacere è anch’essa un piacere, anzi, spesso, la felicità sta proprio nell’attesa. Ma per Luca aspettare il giorno dopo fu una sofferenza. Tutta la notte non riuscì a dormire. E come avrebbe potuto? Le parole di Anna e il suo sguardo quando gli aveva la chiave della s...
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Ma l'età conta? 3°

06 aprile 2018 ore 22:49 segnala


Il venerdì successivo, alle 16, Anna era lì, al solito posto, puntuale. Pensieri neri le attraversavano la mente. Si guardava intorno, con il cuore che le balzava in gola ogni volta che sentiva dei passi avvicinarsi a lei. Guardava continuamente l’orologio, in preda a un'agitazione crescente. Alla fine, l’orologio segnò le diciotto. Gettò un ultimo sguardo intorno a sé, poi salì in macchina e se ne andò.

Luca si sentiva in colpa a pensare che lei fosse lì ad aspettarlo. Ogni muscolo del suo corpo gridava di andare da lei ma i princìpi che gli erano stati inculcati sin da bambino, gli impedivano di farlo: - “Come potrei accettare di dividere la mia donna con un altro? E’ fuori di testa, non riesco a capire come si possa accettare una cosa del genere. No, no, non ci vado, non ci vado.” E nonostante il cuore lo spingesse ad aprire la porta e correre da lei, la ragione prevalse e la porta rimase chiusa.

Altri sette giorni passarono e il venerdì si ripresentò. Il pensiero che lei stava accendendosi una sigaretta da sola, mentre aspettava lui, lo tormentava. Pensava, che il tempo, scorrendo, avrebbe prima o poi allentato i battiti del suo cuore e le pulsioni del suo corpo. Era vero il contrario.

E giunse un altro venerdì. Anna era ferma al solito marciapiedi, con la sigaretta fra le labbra. Stava frugando in borsa alla ricerca di un accendino nella borsa, quando sentì dei passi dietro di lei. Il respiro le si fermò in gola e ogni muscolo del suo corpo parve tendersi. A fatica trovò l’accendino ma non fece in tempo ad avvicinarlo alla sigaretta che da dietro li lei, una mano si fermò davanti la sua bocca con un accendino acceso. Per qualche secondo Anna rimase immobile, sentii il suo cuore andare a sbalzi, come un’auto a cui sta finendo la benzina, poi, lentamente, avvicinò le sue labbra all’accendino e accese la sigaretta. Lentamente si girò verso di lui e lo guardò con un misto di rimprovero e di gioia. Luca sentì una morsa serrargli l'addome alla vista di quello sguardo. Era così bella, con quei grandi occhi da cerbiatto ferito. Anna lo abbracciò come se fosse una zattera a cui aggrapparsi. Rimasero per un po’ abbracciati, poi lei accostò le sue labbra all’orecchio di lui e gli sussurrò:

- “Non riesco a credere che tu abbia fatto passare tre settimane per deciderti a venire da me.”
- Scusa… - disse Luca
Lei prese una chiave dalla borsa e disse:
- Camera 236, Hotel Hilton, alle 16, domani. Sarò lì ad aspettarti.



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06/04/2018 22:49:25
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