Paese che vai vizi (o virtù) che trovi

30 aprile 2018 ore 23:21 segnala


Sebbene film, canzoni e romanzi facciano a gara per decantare l’amore e le sue virtù, l’uomo continua a privilegiare i vizi. Nel crearci, la natura (o Dio), ci ha programmato per essere dei perfetti peccatori. Nonostante la ragione ci faccia discernere il bene dal male, i vizi e i peccati continuano ad attrarci come il drappo rosso attira il toro o come il miele attira le api.

Il concetto di vizio, o peccato, però, non è lo stesso dappertutto. Ciò che è considerato “vizioso” per noi non lo è per altri e viceversa. Ad esempio, un gruppo etnico che vive in Siberia considera la mancanza di ospitalità come il vizio più odioso. Sono talmente gentili con i loro ospiti che per farli stare a loro agio hanno l’usanza di offrire la propria moglie. Forse è per questo che molta gente in quelle latitudini ci sta poco a casa e molte sono le famiglie con la moglie carina ad avere ospiti quasi ogni sera. Se la Siberia non fosse così lontana e freddina, probabilmente non sarebbero pochi gli italiani che andrebbero a visitarla, anche per saggiare concretamente l’ospitalità di questo grazioso gruppo etnico.

Noi occidentali abbiamo sempre avuto una certa difficoltà ad essere così ospitali. Eppure da qualche tempo, anche da noi, concedere la propria donna sta diventando un gioco sessuale di tendenza. Si chiama cuckoldismo.

Ogni società ha la propria lista di cose peccaminose: nella tradizione cristiana, mi riferisco quindi a quello che è chiamato Occidente, esistono i sette vizi capitali, che sono l’invidia, la superbia, la gola, l’avarizia, l’ira, l’accidia e la lussuria. Sono quasi tutti opinabili ma sulla lussuria sono totalmente in disaccordo. Qual è il massimo piacere se non il piacere della carne? Fosse per me toglierei seduta stante la lussuria dalla black list dei vizi e la inserirei a buon diritto nella white list delle virtù.

La lussuria unisce, è la sua mancanza che divide.

La posizione del missionario

26 aprile 2018 ore 21:11 segnala


Chi, leggendo missionario nel titolo, immagina che si parli di sacerdoti che si impegnano a divulgare la fede religiosa in aree in cui essa non è diffusa, sappia che è totalmente fuori strada. L’argomento del post non ha nulla di sacro, invece ha tanto di profano. Si parla infatti di missionario inteso come posizione sessuale e ne voglio parlare perché, secondo statistiche recenti, questa posizione è nettamente in disuso tra le coppie. A quanto pare viene considerata banale, abitudinaria e addirittura antierotica.

Senza scomodare il Kamasutra che, lo dico ai lettori più giovani, semmai ce ne siano, raccoglie la saggezza millenaria indiana sulle posizioni sessuali (ben 64), la coppia, oggi, preferisce altre posture. Quella che intriga maggiormente sembra essere la posizione detta “a pecorina”. Wikipedia la descrive così: “Questa posizione imita la postura generalmente assunta dai mammiferi durante l'accoppiamento. Non è necessariamente l'uomo a guidare il rapporto: la posizione consente anche alla donna di svolgere un ruolo attivo in misura del suo affiatamento con il partner.

C’è poi la posizione dello smorzacandela. Anche stavolta Wikipedia ci dà una mano: "In questa posizione, l'uomo si sdraia supino con gli arti inferiori semi-aperti; la donna si posiziona a cavalcioni sui genitali dell'uomo, con gli arti inferiori aperti e le ginocchia piegate, rimanendo seduta col busto eretto, oppure sdraiata sull'uomo. In entrambe le varianti, la donna sceglie se dare la faccia o le spalle all'uomo."

Infine c’è chi preferisce la posizione in piedi. Da qualche parte ho letto che era la posizione preferita di Mussolini. I partner stanno in piedi, uno di fronte all'altro, solitamente con uno dei due che appoggia la schiena al muro; una variante è quella che vede lei presa in braccio da lui, che la sostiene con le mani poste sotto le natiche. Non so se è chiaro, e per accettarci che lo sia, postiamo un disegnino.

Il Kamasutra chiama questa postura "congresso sospeso

A forza di sperimentare posizioni ad alto rischio di distrazioni muscolari (strappi), specie per gli ultra cinquantenni, ci siamo dimenticati di com’è fatta la posizione del missionario ed è per questo che mi accingo a rinverdirvi la memoria:

In questa posizione gli amanti si condividono un momento di intimità: essendo uno sopra l'altra è facile baciarsi appassionatamente e guardarsi negli occhi. Non è di poco conto!

Buona missione, fratelli e sorelle.
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« immagine » Chi, leggendo missionario nel titolo, immagina che si parli di sacerdoti che si impegnano a divulgare la fede religiosa in aree in cui essa non è diffusa, sappia che è totalmente fuori strada. L’argomento del post non ha nulla di sacro, invece ha tanto di profano. Si parla infatti di...
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I parenti poveri della Bacheca

24 aprile 2018 ore 14:29 segnala


Diciamocelo chiaramente: Tra la bacheca di Chatta e la pagina dei blog c’è la stessa differenza che passa tra una tazza di caffè e una tazza del cesso: calda e invitante la prima, fredda e asettica la seconda.

La bacheca è Chatta e Chatta è la bacheca. La pagina del blog, ma anche le altre pagine, come forum, gruppi, ect, sono solo i figli degeneri, anzi, i figliastri. Sono come il contorno del piatto principale. Ma non un contorno di patatine fritte, ma di broccoli. Ecco, noi, i blogghiani, siamo i broccoli dei bachechiani. Del resto, basta entrare dentro le due pagine: In bacheca è tutto uno squillo di trombe e rulli di tamburi, sventolio di bandiere e cori da stadio, campane a stormo e trenini dove tutto cantano a squarciagola: “Brigitte bardot, bardot, brigitte peugeot peugeot”. Se invece si esce dalla bacheca e si entra nella stanza del blog, è come entrare in un monastero di clausura: vige il silenzio e la solitudine. Postiamo i nostri post in totale assenza di rumore e ritorniamo nei nostri lavori. Ora et labora.

Di tanto in tanto, quella pace interiore che troviamo nella stanza del blog si trasforma in tormento, sentiamo il bisogno di cambiare aria, di respirare, di vedere il mondo. Chiudiamo allora sommessamente la porta, attraversiamo il corridoio e apriamo la porta della bacheca. Subito siamo investiti dalle note del loro inno ufficiale: brigitte bardot, bardot, brigitte peugeot peugeot”. Vien voglia di partecipare scrivendo qualcosa, ma cosa? La solita stantia citazione arraffata su un sito apposito? Già bastano quelli che di tanto in tanto passano anche sulla pagina del blog. Anche da noi abbiamo frasi fatte tipo: “io sono sempre me stesso, posso piacere o no, ma questo sono e non mi importa di cosa ne pensiate” (Mai visto uno che scrive: “non sono sempre me stesso, a volte fingo”).

Niente, non mi viene in mente nulla. Vorrei scrivere: “mi fate tutti schifo”, così, per adeguarmi alla natura della bacheca, ma non ci riesco. Ritorno in convento. Scrivo un post. Stavolta allego la foto di una bella donna in costume, per ravvivare l’ambiente, per dare alla pagina del blog più luce. Invece mi oscurano subito. Il post viene tolto dalla copertina. La foto era stata apprezzata, avevo avuto del movimento nel mio profilo, cosa rara, tutto diventa di nuovo grigio e tetro.
Mi sovviene Jorge, il personaggio del nome della rosa di Eco, il benedettino che considerava il riso (ridere), ossia il buon umore, sinonimo di eccesso e di immoralità. Chi è lo Jorge del blog di Chatta? Chi lo vuole così tetro? C’è solo un modo per eliminarlo. Postiamo foto di corpi, le cose più belle della natura, spogliamoci




Fatelo anche voi admin, spogliatevi e tutti vi verranno dietro. Svecchiamo questa pagina e come cantava Cocciante in Margherita, “E perché il sorriso possa ritornare ancora, spogliamoci come non abbiamo fatto ancora.

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« immagine » Diciamocelo chiaramente: Tra la bacheca di Chatta e la pagina dei blog c’è la stessa differenza che passa tra una tazza di caffè e una tazza del cesso: calda e invitante la prima, fredda e asettica la seconda. La bacheca è Chatta e Chatta è la bacheca. La pagina del blog, ma anche ...
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Censurato per non aver fatto epochè

22 aprile 2018 ore 17:39 segnala


Una graziosa e garbata admin di chatta mi ha oscurato perché la foto che accompagnava il mio post "La prova costume" non era conforme al regolamento della piattaforma. La foto era stata molto apprezzata dagli utenti, – più di cento contatti – metteva in mostra una giovane donna con un costume decisamente audace, ma che comunque copriva capezzoli e passerina (non saprei usare termini più delicati).

Comunque sia, ho tolto subito la foto e l’ho sostituita con un’altra più “conforme”. Lei mi ha ringraziato per la celerità con cui ho mosso la foto e io ne ho approfittato per fare un po’ il cicisbeo ma, ahimè, senza risultato. Beh, a me questo fatto mi ha fatto venire in mente Husserl e la sua epochè.

Vi invito a stendervi sul divano, chiudere un occhio e disegnare quello che vedete con l’altro. Fatto? Bene. Sono sicuro che non avete disegnato l’arcata sopraccigliare, la punta del naso e i baffi (naturalmente se li avete). Eppure, erano tutti e tre all’interno del vostro campo visivo. Eravate strasicuri di aver disegnato tutto, avreste accettato qualsiasi scommessa, ma avreste perso. Questo è successo perché la mente è sempre in una condizione falsa, condizionata da educazioni ricevute, dall'ambiente che ci circonda e da pregiudizi. Nel caso del disegno avete disegnato solo quello che credevate vi si invitasse a vedere.

Fare un’esperienza vera senza lasciarsi confondere dai nostri preconcetti, costituisce una difficoltà. E qui entra in gioco Husserl con il suo fare epochè. Lui sostiene che bisogna “mettere tra parentesi” tutto ciò che sappiamo e che condiziona tutte le nostre certezze. Si tratta di un lavoro faticosissimo perché tutto quello che sappiamo è talmente radicato dentro di noi, frutto, secondo noi, della logica e del buon senso.

Avete messo sotto chiave tutto? Avete lasciato fuori qualcosa che ritenete che è talmente ovvio che non si può mettere in dubbio? Eravate sicuri anche col disegno, quindi aprite di nuovo la parentesi e buttate dentro anche questa convinzione. Fatto? Bene. Adesso che la nostra mente è una tabula rasa iniziamo a vedere le cose senza preconcetti e pregiudizi.

Secondo voi, se gli amministratori di chatta (gli admin non c’entrano naturalmente) avessero fatto epochè, pensate che avrebbero stilato un regolamento in cui risulta che la foto di una donna in costume, seppur audace, sia da censurare? No, e difatti sono stato oscurato. Non hanno fatto epochè.

Ecco perché la filosofia è importante: Apre le menti.
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« immagine » Una graziosa e garbata admin di chatta mi ha oscurato perché la foto che accompagnava il mio post "La prova costume" non era conforme al regolamento della piattaforma. La foto era stata molto apprezzata dagli utenti, – più di cento contatti – metteva in mostra una giovane donna con u...
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La prova costume

19 aprile 2018 ore 16:26 segnala


L’estate è alle porte e le strade delle città si riempiono sempre di più di donne e uomini che scorrazzano in lungo e in largo per combattere un nemico subdolo che durante l’inverno ha invaso il loro corpo, come l’edera con i muri: Il Grasso.

È evidente che a casa la prova costume è fallita.

Grosse gocce di sudore grondano dalla fronte e scivolano sui loro petti e lungo la schiena, tingendo le magliette firmate. I respiri diventano rumorosi come martelli pneumatici e i battiti del loro cuore sembrano tamburi di guerra. Alcuni sembrano prossimi al collasso, la testa viene ballonzolata a destra e a sinistra, i denti fanno bella mostra di sé e gli occhi sono ridotti a piccole fessure. Sembrano tanti Dorando Petri in prossimità del traguardo della maratona delle olimpiadi di Londra del 1908.
Ma il grasso, che durante l’inverno entra nel loro corpo con facilità disarmante, non ne vuole sapere di uscire. Per costringerlo, bisogna supportare la corsa con affamanti diete detox e unguenti rassodanti e anticellulite.
Si sono guardati nello specchio del bagno e si sono visti brutti, con seni penduli e doppi menti, gli occhi spenti come fiori recisi e smagliature financo nei capelli.
Lei no, però




Come ogni anno, ci saranno delle vittime. Le statistiche parlano chiaro: muore più gente trattenendo la pancia con la prova costume che facendo il bagno dopo mangiato. Alcuni saranno soddisfatti, molti no.
Ho letto da qualche parte:
Ogni fisico ha il suo bikini. L'importante è minimizzare i difetti e accentuare i punti di forza.”

Come ha fatto la donna nella foto che inizia questo post
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« immagine » L’estate è alle porte e le strade delle città si riempiono sempre di più di donne e uomini che scorrazzano in lungo e in largo per combattere un nemico subdolo che durante l’inverno ha invaso il loro corpo, come l’edera con i muri: Il Grasso. È evidente che a casa la prova costume ...
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The End 10°

17 aprile 2018 ore 22:36 segnala


Luca prese l’assegno e, insieme all’anello, lo infilò dentro la busta. Poi girò il foglio di Anna dove non era scritto, prese una penna dalla tasca della giacca e iniziò a scrivere:

"Non ho mai viaggiato, non ho mai visto il mondo. Sono sempre rimasto qui. Ho studiato, mi sono laureato e ho iniziato subito a lavorare. Viaggiare ti permette, come mi hai detto tu, di conoscere “altri modi di confrontarsi alla vita”. Ogni volta che le mie convinzioni sono state in discussione, mi sono sentito minacciato e ho reagito. Le mie credenze fanno parte della mia struttura, sono l’ossatura della mia anima e non sono, non ero, disposto a prendere in considerazione punti di vista diversi ed ero sempre sulla difensiva a proteggere le mie convinzioni. Non posso dire, con tutta onestà, che il tuo modo di vivere una relazione mi abbia pienamente convinto ma mi impegno ad abbandonare pensieri di chiusura e a guardare oltre il mio naso. So che non sarà facile ma metterò sul piatto tutta la mia volontà. E questo perché non voglio perderti. Non riesco a concepire di non vederti più. La camera 276 purtroppo è stata presa. Ma la 277 è libera. L’ho prenotata. Domani, al solito orario, io sarò qui ad aspettarti.
Ciao, Luca."

Ripiegò la lettera, la inserì nella busta e la consegnò al portiere dell’albergo pregandolo di consegnarla a lei.
- Lo farò – disse il portiere
- Grazie – rispose Luca.

Il giorno dopo, Luca era nella stanza in attesa di Anna. L’attesa era snervante. Il suo viso si faceva sempre più pallido e cominciò a pizzicarsi le unghie. Faceva profondi respiri e buttava fuori l'aria dal naso lentamente per non andare in iperventilazione e lasciarsi fagocitare dal panico. Alle 4 in punto Luca tese l’orecchio. Non c’era nulla che interrompesse il silenzio. I minuti iniziarono a passare, accumulandosi come detriti sulla spiaggia, finché non trascorse la prima ora. Poi, passò la seconda e poi la terza. Alle otto di sera, Luca chiuse la porta della camera 277 e ritornò a casa.

Cinque anni dopo, Luca stava passeggiando con sua moglie e il loro bambino di due anni. Ad un tratto vide uscire da un locale Anna. Non era sola. Era con suo marito. Videro Luca e si avvicinarono a lui. Ci furono le presentazioni, poi il marito di Anna iniziò una piccola conversazione con la moglie di Luca. Anna e Luca erano uno davanti all’altro e nei loro occhi era evidente che il loro amore non si era spostato di un millimetro: era lì, fermo, solido, inattaccabile. Anna si sfilò il guanto e Luca poté vedere che portava l’anello che le aveva regalato. Lei non l’aveva mai dimenticato. Esattamente come lui.
Alla fine, si salutarono, promettendosi di rivedersi. Non successe.

Un paio di anni dopo, mentre erano a letto, Cristina, la moglie di Luca, si girò verso suo marito e disse:
“Tesoro, vorrei parlarti di qualcosa che mi incuriosisce. Che idea hai del poliamore?”



Ma l'età conta? 9°

15 aprile 2018 ore 21:55 segnala


“Ciao Luca,
ho avuto la fortuna di girare il mondo e conoscere tante persone. Sono sempre stata corteggiata, ho avuto diversi uomini ma non ho mai incontrato l’amore. Le mie amiche si innamoravano, io no. Poi, un giorno, mi fu presentato quello che in seguito diventò mio marito e scoprii la ragione per cui non mi ero mai lasciata coinvolgere in altre relazioni: stavo aspettando lui. Era come adesso: bello, saldo nei principi, concreto e buono. Inevitabilmente mi innamorai di lui. Ci sposammo. Avevo sempre saputo, dentro di me, che a tempo debito avrei incontrato l'uomo da amare per il resto della mia vita.

Otto anni dopo, quando ti ho visto camminare dall’altra parte della strada, pensieroso e sorridente, ho sentito il mio cuore battere con la stessa intensità di quando incontrai per la prima volta mio marito. Ho capito, per la prima volta, che il nostro cuore è così grande che può contenere più amori. Possiamo amare più figli con la stessa intensità, perché non possiamo amare due persone allo stesso modo? Certo, non è una cosa comune innamorarsi due volte. A volte non ci si innamora neanche una volta, a dispetto di tutti i matrimoni che fanno presagire il contrario. Ci sono persone che sposi e ci sono persone che ami. Io sono stata fortunata. Ho incontrato l’amore due volte: uno l’ho sposato, l’altro sei tu. Ma tu adesso mi imponi “o io o lui”, mi obblighi a scegliere, ma scegliere mi è impossibile. Significherebbe sacrificare lui o te e per me è inconcepibile. Ognuno di voi due ravviva una parte di me, la esalta. Rinunciare ad uno di voi significherebbe rinunciare ad una parte di me stessa. Ecco perché non volevo rinunciare. Ma tu mi costringi a farlo non mantenendo gli accordi. Io non posso rimanere solo con te. Sono stata veramente tentata, ma non posso. E non per la differenza d’età o per le opinioni degli altri, ma proprio per i motivi che ti ho detto.

Per favore, non provare a contattarmi. Non cambierebbe nulla. Sono terrorizzata all’idea di lasciarti, ma non sono io che ho deciso così.”

Luca smise di leggere con il cuore affranto.
Dentro la busta vi era l’anello che aveva regalato ad Anna. Luca lo prese, rimase a guardarlo per qualche minuto e a rotolarlo tra le dita, come se stesse cercando di riordinare le idee, poi prese dalla tasca…

Ma l'età conta? 8°

13 aprile 2018 ore 16:22 segnala


Luca lo fece accomodare. Non fece in tempo a chiedere se gradisse qualcosa da bere che un manrovescio violento lo colpì in pieno volto. Il viso del marito di Anna trasudava rabbia pura. Luca non reagì, si limitò a portare una mano sulla guancia diventata rossa fuoco.
- Mi dispiace per lo schiaffo – gli disse, amareggiato per il suo comportamento isterico – Non è mia abitudine, ma noi avevamo un accordo, io ti ho accolto nella mia famiglia e tu hai tradito tutti.
- Non avevo scelta. Mi dispiace, non volevo ferirti. Io… l’amo – disse Luca
- L’amo anch'io. Capisco che per te non rispettare il patto dell’esclusività sessuale e sentimentale significhi non amare. Magari accetteresti di più se io tradissi mia moglie in segreto. Ma è appunto questo il vero amore: dirsi tutto. Siamo una cosa sola io e Lei: marito e moglie, ma anche amici, amanti, complici, abbiamo sempre cercato di non appiattirci come succede con tante coppie. Io e Lei sappiamo che l’amore può essere declinato al plurale, ma tu vuoi l’esclusività del suo corpo e della sua anima… già…
- Mi dispiace - ripeté Luca
L’uomo prese un assegno dalla tasca e lo consegnò a Luca dicendo:
- Abbi cura di Lei.
Aprì la porta e andò via. Luca guardò l’assegno. L’importo era di un milione di euro.

Alle 4 del giorno dopo, Luca fu puntuale all’appuntamento. Stava per entrare quando il portiere dell’albergo gli consegnò una lettera per conto di Anna.
Marco la prese con un attimo di esitazione, poi si diresse alla camera 276. Pensieri negativi gli si presentavano alla mente.
Sulla soglia della stanza una inserviente stava ripulendo, segno che un nuovo cliente stava per venire. Le gambe gli tremarono e il cuore iniziò a viaggiare a mille battiti al secondo. Quello che più temeva si stava avverando.
Con molta fatica aprì la busta. Dentro c’era l’anello. Prese poi la lettera e iniziò a leggere:

Ma l'età conta? 7°

11 aprile 2018 ore 00:14 segnala


Quella notte Luca si girò e rigirò nel letto. Nel sonno, allungò un braccio verso di lei e capì che era solo. Si svegliò smanioso di lei, del suo profumo sulla pelle, del suo sorriso, del suo sguardo. Cominciò a pensare quanto sarebbe stato bello vivere con lei, svegliarsi con lei al suo fianco, guardarla alzarsi dal letto, fare la colazione insieme. Non gli bastava più vederla dalle 4 alle 6 ed era deciso a dirglielo.

Quel pomeriggio, dentro la stanza dell’albergo, Luca prese il coraggio a due mani e la pregò di sedersi sul letto perché aveva qualcosa d’importante da dirle.
Anna temette che Luca volesse smettere la loro relazione e il suo cuore divenne piccolo come quello di un pulcino.
No..no… - disse tra sé e sé – per favore, no…
- Va bene, dimmi. – furono invece le parole che disse, mentre la sua voce si incrinava.
- Non ce la faccio più a vederti solo due ore. Voglio stare accanto a te tutta la vita e voglio avere dei figli con te.

Un tumulto di sensazioni violente scossero Anna e le incendiarono il suo corpo. Da una parte era contenta che Luca non voleva lasciarla, dall’altra però lui stava contravvenendo al loro patto e questo complicava terribilmente le cose.

Lo guardò intensamente pensando a cosa dire. Luca non riusciva a capire cosa quello sguardo così intenso volesse intendere. Aveva paura di perderla.
- Conosci le regole. – disse Anna freddamente. La sua voce era dura adesso.
- Le conosco ma non voglio più rispettarle. – rispose Luca
- Avevamo un accordo che hai appena infranto.
- Lo so, ma io ho trovato la persona con cui voglio dividere la mia vita e questo è molto più importante di qualsiasi accordo.
Anna si alzò di scatto dal letto in preda ad una agitazione che controllava a stento.
- Tu hai 26 anni e io 55.
- Io ti amo.
- Quando avrai 36 anni io ne avrò 65
- Non mi interessa.
- E quando tu avrai appena 40, a me mancherò poco per averne 70.
- Stiamo facendo le addizioni? – disse Luca sperando che con una battuta alleggerisse la tensione.
- Stiamo facendo del buon senso.
- Io credevo che tu mi amassi… - disse Luca
- E se anche fosse? Quelle due ore io e mio marito le abbiamo concordate per non limitarci sessualmente e affettivamente e per non mentirci a vicenda.
- Io ti amo. – disse Luca.
- Dio mio… è complicato, maledettamente complicato – e così dicendo si portò le mani sulle proprie guance in fiamme.
- Sì, lo è, ma è anche molto semplice. Io ti amo, più di ogni altra cosa al mondo. -ribatté Luca.
Dalla tasca prese un anello e lo offrì a lei. Lei lo guardò ancora una volta, come se volesse entrare nella sua anima, poi, il suo viso si addolcì, prese l’anello e lo infilò al dito. Entrava perfettamente
- Come sapevi la mia misura?
- Ho descritto la tua mano al gioielliere.
Anna toccò l’anello con la mano sinistra con evidente piacere, poi gli mise le braccia sulle spalle, le intrecciò attorno al suo collo, e gli sussurrò all’orecchio:
- Vediamoci qui domani. Porterò la valigia. Vivremo qui per i primi tempi. Stasera lo dico a lui.

Si baciarono. Quando le loro lingue si accarezzarono, Anna sentì che il suo corpo prendeva fuoco. Gli si abbandonò, premendo i seni contro il suo torace. Lui le alzò la gonna fino alla vita e affondò le sue mani nella carne morbida delle natiche.
Anna uscì, per la prima volta, un’ora dopo.
Quella sera stessa qualcuno suonò il campanello della casa di Luca.
- Chi è?
- Sono il marito di Anna, puoi aprire?

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« immagine » Quella notte Luca si girò e rigirò nel letto. Nel sonno, allungò un braccio verso di lei e capì che era solo. Si svegliò smanioso di lei, del suo profumo sulla pelle, del suo sorriso, del suo sguardo. Cominciò a pensare quanto sarebbe stato bello vivere con lei, svegliarsi con lei al...
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Ma l'età conta? 6°

10 aprile 2018 ore 00:13 segnala



Alle 7 e 30, puntuale, Marco suonò alla porta. La tensione lo attanagliava. Non si capacitava che era stata invitato a cena dal marito della sua amante. La cameriera aprì e lo fece accomodare nella sala da pranzo. Il marito di Anna stava intrattenendo con garbo e gentilezza gli altri ospiti della cena, ma quando vide Luca si scusò con loro e si avvicinò a lui tendendogli la mano con calore.

- Grazie di essere venuto
- Il piacere è mio. – disse Luca.
- Vieni, ti presento gli ospiti.
Fra loro vi era una bella ragazza giovane, sui 25 anni. Luca pensò si trattasse dell’amante. Aveva ragione.
- Piacere, Luca.
- Monica, piacere mio.

La cena fu deliziosa e la conversazione brillante. Il marito di Anna fu incomparabilmente gentile con lui. Era un bell'uomo, alto, magro, con il naso aquilino, capelli brizzolati, ampie spalle, elegante. Ma soprattutto era estroverso e aperto verso gli altri. Alla fine della cena, gli ospiti uscirono tutti insieme e ognuno prese un taxi. Durante la cena era uscito fuori che Luca e Monica abitavano nella stessa zona, decisero quindi di prendere lo stesso taxi.

- E’ da molto che state insieme? – chiese Luca
- Da un anno - rispose Monica
- E non pensi mai, “Che diavolo sto facendo”?
- No.
- Sei innamorata di lui?
- Mi piace. Molto! Mi va bene così. Lui è sposato e io non voglio creare casini. Sua moglie lo sa e io non mi sento in colpa. La vita è fatta di scelte. A volte ci vuole coraggio nel prendere una strada piuttosto che un’altra. Molti questo coraggio non ce l’hanno e le loro vite saranno intessute di lamentele, di rimpianti e di illusioni perdute. Come mia mamma. No, voglio portarmi bei ricordi quando sarò vecchia, non rimpianti. Non ti flagellare, Luca, è tutto alla luce del sole e non stai facendo soffrire nessuno.

Per Luca quel discorso fu come togliersi un peso dalle spalle. Condivideva tutto quello che aveva detto Monica e si sentì sollevato. Aveva sempre avuto un senso di colpa che lo tormentava ogni volta che faceva l’amore con Anna, pensava che fosse sbagliato ma, pensò, sono tutti felici così perché torturarmi? Pensò ad Anna e lo assalì la voglia di fare l’amore con lei.

Il giorno dopo Anna e Luca decisero di passarlo nella camera 276. Fecero l’amore, come tutte le volte che decidevano di rimanere nella stanza. Poi Anna prese una borsa e disse a Luca:
- “Ho voglia di fare un gioco.”
- “Che tipo di gioco?” – rispose Luca
- “Tu non muoverti.” Aprì la borsa e ne uscì delle corde, e con esse legò le mani e i piedi di Luca alle spalliere del letto. Luca, completamente nudo, cercò di muoversi, ma i legami erano troppo stretti. Ebbe un’eccitazione per la sua impotenza di essere in totale dominio di lei.
- “Noto che il gioco ti piace” – disse Anna scorrendo le sue unghie sul suo pene. Luca inarcò la schiena e gemette.
- Adesso ti bendo”
- No, per favore, no, voglio vederti…
- E io voglio che senti solo le sensazioni che ti trasmetto e la vista li limiterebbe.

Lo bendò. Luca sentì correre lungo la sua schiena brividi di paura, ma anche di forte eccitazione. Non poteva guardare né muoversi. Era totalmente in balìa di lei e questo gli procurava scariche di adrenalina.

“Sei pronto per impazzire di desiderio? - sussurro Anna nel suo orecchio
“Oh sì…”