Ma l'età conta? 3°

06 aprile 2018 ore 22:49 segnala


Il venerdì successivo, alle 16, Anna era lì, al solito posto, puntuale. Pensieri neri le attraversavano la mente. Si guardava intorno, con il cuore che le balzava in gola ogni volta che sentiva dei passi avvicinarsi a lei. Guardava continuamente l’orologio, in preda a un'agitazione crescente. Alla fine, l’orologio segnò le diciotto. Gettò un ultimo sguardo intorno a sé, poi salì in macchina e se ne andò.

Luca si sentiva in colpa a pensare che lei fosse lì ad aspettarlo. Ogni muscolo del suo corpo gridava di andare da lei ma i princìpi che gli erano stati inculcati sin da bambino, gli impedivano di farlo: - “Come potrei accettare di dividere la mia donna con un altro? E’ fuori di testa, non riesco a capire come si possa accettare una cosa del genere. No, no, non ci vado, non ci vado.” E nonostante il cuore lo spingesse ad aprire la porta e correre da lei, la ragione prevalse e la porta rimase chiusa.

Altri sette giorni passarono e il venerdì si ripresentò. Il pensiero che lei stava accendendosi una sigaretta da sola, mentre aspettava lui, lo tormentava. Pensava, che il tempo, scorrendo, avrebbe prima o poi allentato i battiti del suo cuore e le pulsioni del suo corpo. Era vero il contrario.

E giunse un altro venerdì. Anna era ferma al solito marciapiedi, con la sigaretta fra le labbra. Stava frugando in borsa alla ricerca di un accendino nella borsa, quando sentì dei passi dietro di lei. Il respiro le si fermò in gola e ogni muscolo del suo corpo parve tendersi. A fatica trovò l’accendino ma non fece in tempo ad avvicinarlo alla sigaretta che da dietro li lei, una mano si fermò davanti la sua bocca con un accendino acceso. Per qualche secondo Anna rimase immobile, sentii il suo cuore andare a sbalzi, come un’auto a cui sta finendo la benzina, poi, lentamente, avvicinò le sue labbra all’accendino e accese la sigaretta. Lentamente si girò verso di lui e lo guardò con un misto di rimprovero e di gioia. Luca sentì una morsa serrargli l'addome alla vista di quello sguardo. Era così bella, con quei grandi occhi da cerbiatto ferito. Anna lo abbracciò come se fosse una zattera a cui aggrapparsi. Rimasero per un po’ abbracciati, poi lei accostò le sue labbra all’orecchio di lui e gli sussurrò:

- “Non riesco a credere che tu abbia fatto passare tre settimane per deciderti a venire da me.”
- Scusa… - disse Luca
Lei prese una chiave dalla borsa e disse:
- Camera 236, Hotel Hilton, alle 16, domani. Sarò lì ad aspettarti.



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06/04/2018 22:49:25
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Commenti

  1. Laregina.nefertari 07 aprile 2018 ore 13:34
    Bella, l'hai scritta tu?
  2. leonardo2018 07 aprile 2018 ore 15:04
    Te lo dirò alla fine, così sarai costretta a leggere tutta la storia. :-p
  3. Illumia1 08 aprile 2018 ore 00:50
    Questa storia mi sembra d'averla letta già
  4. leonardo2018 08 aprile 2018 ore 01:30
    Vuol dire che mi leggi da tempo.
  5. Illumia1 08 aprile 2018 ore 15:05
    Certo è capitato di passare per il tuo blog,ma mi è solo sembrato strano vederla ripostata nello stesso blog tutto qua.
  6. leonardo2018 08 aprile 2018 ore 16:39
    Ho infatti risposto alla tua osservazione: L'avevi letta perché l'avevo scritta.

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