Uomini apisti

20 settembre 2017 ore 22:11 segnala


Indossava una maglietta a girocollo sudaticcia e un cappellino con la visiera in testa. Aveva un pizzetto appena visibile e un’espressione sorridente. A dispetto della sua apparenza bonaria, attraversò a piedi la strada come se fosse il padrone, fermando le macchine, tra cui la mia (io ero il primo della fila) con una appena accennata alzata di mano. Salì nella cabina della sua moto ape che, naturalmente, non era chiusa a chiave e accese il quadro. Il motore singhiozzò a lungo, poi scoppiettò deciso. Dalla marmitta fuoriuscì un fumo nero come il lutto e tossico come un pugno nello stomaco. L’indicatore di direzione (La freccia, per chi parla come si mangia) naturalmente non gli funzionava e dal finestrino, ovviamente senza vetro, uscì il braccio lucido, per avvisare tutta la fila delle macchine che si stava immettendo sulla corsia. Forse si era confessato di fresco, perché gli apisti di solito non avvertono. Loro, procedono e basta.

Con incedere lento e asmatico, l’ape si dispose esattamente al centro della strada ( già quasi lo era da ferma) e si diresse con un’andatura che sfiorava, ma non superava, i venti chilometri orari. Era sprovvista di specchietti retrovisori ma, del resto, cui prodest? Chi mai osa superare un’ape? Difatti restammo tutti dietro, proprio come quando si segue un feretro. Nessuno di noi si permise di suonare il clacson. Non sta bene disturbare il manovratore di un’ape.
Sebbene avvolto dalla nube tossica che fuoriusciva dalla sua rumorosa e arrugginita marmitta, riuscivo a vedere l'ape in tutto il suo splendore. Anche la bruttezza ha qualcosa di bello. Era un tipico tre ruote come spesso si vedono sulle strade del meridione. Il colore era blu, come si addice a una vera ape, ed era tutta ammaccata, com’è giusto che sia. Ho idea che le ammaccature vengano create ad arte dal proprietario per dare all'ape dignità e rispetto. Un’ape nuova è come un jeans lindo e stirato: non si digerisce.

Uno dei due sportelli, quello sinistro, era attaccato al resto del corpo da uno spago; l’altro, invece, si apriva e chiudeva a seconda della forza del vento. Nel traino, sulle due ruote posteriori, c’era un frigorifero, due materassi, una rete da letto matrimoniale, una bombola a gas, un comò, un manichino e uno specchio. Non mi sarei meravigliato di trovarci anche un cadavere fresco di giornata.

A un certo punto, mentre boccheggiavo per il fumo che mi aveva invaso l’auto, mi venne in mente il celebre film “Easy reader”. In quel film, Peter Fonda e Jack Nicholson viaggiano attraverso l'America sulle loro motociclette elaborate e fortemente personalizzate. Ecco, io quel legame indissolubile tra l'americano medio e la proprio moto, simbolo di assoluta libertà, l’ho trovato in quell’apista. La stessa simbiosi, la stessa immedesimazione.

Era evidente che alla fine l'apista era un povero disgraziato che sbarcava il lunario arrangiandosi in mille modi, recuperando e vendendo ferro vecchio, piombo e stracci. Sapeva che il suo aspetto, il suo modo di vestire, di vivere e di comportarsi era malvisto dalla gente, ma lui non se ne curava. L'occhio sociale non lo scalfiva di una virgola. Lui era sopra la sua ape e tanto gli bastava. Accarezzava il manubrio come se fosse la pelle di una bella donna e fischiettava la melodia di una canzonetta. Chi fischietta in quel modo deve essere per forza un uomo felice, pensai. Rimasi dietro di lui per circa un chilometro, poi lui s’immise in una traversa lasciandomi affascinato e allo stesso tempo stranamente oppresso.

2ecaeeb0-7a03-4ac6-a17f-f85a364ed157
« immagine » Indossava una maglietta a girocollo sudaticcia e un cappellino con la visiera in testa. Aveva un pizzetto appena visibile e un’espressione sorridente. A dispetto della sua apparenza bonaria, attraversò a piedi la strada come se fosse il padrone, fermando le macchine, tra cui la mia (...
Post
20/09/2017 22:11:23
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    5

Scrivi commento

Fai la login per commentare

Accedi al sito per lasciare un commento a questo post.