Il reggicalze.... La seduzione sotto il vestito.

12 settembre 2018 ore 18:19 segnala

Le francesi lo chiamano: "porte-jarretelles", le americane: "garter belt",
le inglesi "suspender belt" o familiarmente "sussies", insomma
chiamatelo come volete, il reggicalze è da sempre il simbolo del fascino
e della seduzione e non a caso è, quasi sempre, ornato da pizzi,
volant, ricami, fiocchetti e nastrini.



Per la sua conformazione questo magico indumento nasce per uno scopo puramente funzionale, ossia quello di sorreggere le calze, ma quando negli anni Sessanta l’apparizione dei pratici collant fece praticamente collassare l’industria del reggicalze, questo indumento riuscì comunque a sopravvivere diventando una vera e propria icona della femminilità più spregiudicata e seducente.



E questo indumento, funzionale al tempo, è sopravvissuto negli anni diventando un simbolo, segno di femminilità, sigillo di classe, marchio d’eleganza, etichetta di benessere, inizialmente di una donna che poteva permettersi quell’accessorio affascinante, di nome reggicalze, di cognome raffinatezza, appartenente alla casta dello stile, alla famiglia della distinzione, al culto dell’essere e dell’apparenza, alla specie rara della signorilità. E poi negli anni è divenuto il segno di una donna vezzosa, seducente ed esibizionista, sinonimo di passionalità, di donne particolari, che lo indossano le calze per esprimere la loro vanità, per il proprio compiacimento e l’orgoglio di possedere quel distinguo di sensualità non comune a tutte le donne.


Anche al giorno d’oggi non ha perso questi valori, e le donne che decidono di indossare il reggicalze, sicuramente sono donne particolari, sofisticate, dotate di un certo fascino e una spiccata eleganza, dalla mentalità aperta e con un consapevole senso della seduzione e dell’erotismo. Non per niente, sono tanti gli uomini che hanno dichiarato di poter perdere la testa per una donna che indossi questo tipo di indumento intimo, considerandolo uno dei protagonisti delle loro fantasie più trasgressive.

Non a caso il reggicalze è sintesi di stile, ricerca e sensualità. Un modo per farsi notare, un tocco di gusto, trasgressione, originalità, un pizzico di egocentrismo, uno strumento di conquista. Indossarlo è indice di personalità e sicurezza, un tocco di glamour, un preciso carattere di donna e tutto trova il suo essere e la sua dimensione in base all’occasione, alla stagione, al vestito, alla calza, agli occhi, alla serata, al desiderio, al corteggiamento.




Ed è proprio lì il confine tra donna e femmina, come la imperiosa Malena che cammina consapevole e piena di fascino e bellezza nel classico vedo e non vedo, presentato in tutta la sua esponenziale leziosità, quando la macchina da presa di Tornatore indugia sulla gonna stretta e magicamente si intravedono le forme dei ganci del reggicalze. E resiste. Resiste negli anni venti, quando la moda propone nuove linee, e con l’avvento del rayon, che acquista immediatamente un sapore retrò e un grande impatto erotico.
E resiste, resiste e diventa un emblema, resiste e sopravvive alla calza stessa. Resiste anche all’avvento del collant, dell’autoreggente, perché il reggicalze affonda le sue radici nella sensualità nell’erotismo compiacente. Provoca desiderio, affascina e attira lo sguardo. Anzi lo calamita e lo porta inevitabilmente a seguirne il suo sviluppo, la curva armonica del movimento, la nota calda di un vibrato, la sua sinuosità che si sviluppa lungo le forme.





Volutamente sexy disegna sul corpo femminile geometrie in cui l'occhio dell'uomo si chiede amabilmente e smarrito se sotto quella gonna fibrillino fiocchetti, e merletti e ganci con le decorazioni in stile barocco delle balze, del pizzo di Cantù e del filetto goriziano. E segue l’unico verso che la visione gli impone, come una cometa per il viandante, un refolo di zeffiro per il marinaio, e sale, e fa salire il desiderio e attraverso il binario nove e tre quarti ti porta nelle parti intime, segrete e inaccessibili lasciando all’immaginazione l’ultimo tratto del sentiero, il paradiso, il circo, la giostra, la Porta di Ishtar, le rose fresche dei Giardini pensili di Babilonia e la regina Semiramide. E’ il trionfo della lussuria, l’apoteosi della seduzione. E’ l’esaltazione del vintage, quasi inutile nel quotidiano, ma fondamentale e indispensabile per le serate speciali e quelle romantiche.



Ecco la donna elegante e raffinata con una gonna longuette e sopra una classica camicia bianca e un cardigan, possibilmente corto in vita. E scarpe con tacchi vertiginosi, nere e senza dettagli particolari. Perché il reggicalze vuole il suo spazio, il suo palcoscenico, in una cena galante, una terrazza sul mare di autunno inoltrato, un pianista, una musica, Cameriere Champagne, ed eccola lì che si lascia trasportare dal suo cavaliere fasciata da un tubino chic dal sapore bon ton, ad una gonna plissé oppure a ruota che fa tanto anni ’50. Le donne lo sanno, coprire ed ammiccare significa conquistare. Sono croce e delizia del genere maschile.
Non c’è che dire! E la donna in reggicalze si riveste di nuova sensualità, e di un potere erotico infinito, autonomo e consapevole, proponendo una figura che guarda al futuro con un occhio nostalgico, regalando un pizzico di eros che rompe gli schemi della contemporaneità e si arricchisce di un sapore di antico retaggio, di miele d’acero e pane messo a lievitare. Appunto! Seduzione e potere dal sapore retrò e dal fascino ineguagliabile



Ma il monito è sempre lo stesso: guai a scadere nella volgarità. Resta un desiderio malizioso interdetto alle timide e consigliato a chi adora giocare con la sensualità, ma non tutte possono permettersi questo fantastico accessorio. Il reggicalze rimane per sempre un simbolo di seduzione, indossato per ammaliare, stregare, incantare, sedurre ed illudere o semplicemente come strumento di richiamo, immortalato nei tanti film non necessariamente erotici. Celebre la scena del film L'angelo azzurro con Marlene Dietrich nel ruolo della cantante Lola Lola. E come dimenticare la sensualità della matura Anne Bancroft nel Laureato che seduce il ragazzino Dustin Hoffman? Oppure l’affascinante Catherine Deneuve in Belle de Jour nel mestiere più antico del mondo? Nella cinecittà nazionale c’è l’imbarazzo della scelta. Tra le tante sicuramente Sophia Loren in Ieri, oggi, domani con un imbarazzatissimo Marcello Mastroianni. Come si fa a non citare Laura Antonelli sulla scala in Malizia oppure la passeggiata di Monica Bellucci nel già citato Malèna di Giuseppe Tornatore?




La leggenda ne attribuisce la paternità a Gustave Eiffel, ma già nel 1876 il merciaio Fereol Dedieu ne ideò un prototipo per ragioni medico-sanitarie; infatti, le giarrettiere, comunemente usate al tempo dalle donne, causavano problemi di circolazione sanguigna. Il prototipo fu però giudicato inestetico e poco seducente. Quando la moda impose il corsetto dotato di laccetti per sostenere le calze, furono le inglesi ad adottarlo per prime a partire dal 1893.




Intorno al 1910, il grande sarto Paul Poiret creò finalmente il reggicalze così come lo conosciamo oggi, in concomitanza alla decadenza del busto e a favore di un intimo più leggero. La locandina del film L'angelo azzurro, in cui si vede Marlene Dietrich indossare un reggicalze in una sublime posa provocante, contribuì a lanciare notevolmente questo indumento intimo.
La Seconda guerra mondiale e la conseguente ristrettezza economica posero un freno alla sua diffusione. Dopo la guerra, dagli Stati Uniti iniziarono ad arrivare le calze in nylon. Michel Rochas creò la guepière. La moda stava cambiando e il reggicalze prendeva una cattiva reputazione, diventando un segno di riconoscimento delle prostitute. Per questo motivo, essendo considerata disdicevole la vista del reggicalze o della balza di una calza da reggicalze, con l'accorciamento delle gonne e poi l'invenzione della minigonna negli anni sessanta cominciarono a diffondersi i collant.





La lunga crisi del reggicalze durò fino agli anni settanta, durante i quali la stilista Chantal Thomas, tra gli altri, reintrodusse la biancheria sexy e sofisticata per le donne eleganti; il reggicalze conservava comunque un'aura peccaminosa. Gli anni ottanta furono quelli della ripresa del reggicalze.
Siamo arrivati alla fine di questo sentiero dell’eros attraverso la storia, il gusto, lo stile e arrivando alla conclusione che la donna che indossa il reggicalze si sente sicura di se stessa e del proprio fascino. In una parola Femmina! E’ questo il compito principale, compito assolto meravigliosamente nel tempo!



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Le francesi lo chiamano: "porte-jarretelles", le americane: "garter belt", le inglesi "suspender belt" o familiarmente "sussies", insomma chiamatelo come volete, il reggicalze è da sempre il simbolo del fascino e della seduzione e non a caso è, quasi sempre, ornato da pizzi, volant, ricami,...
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12/09/2018 18:19:33
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Commenti

  1. gr.andine 12 settembre 2018 ore 20:15
    :-)))
  2. gr.andine 12 settembre 2018 ore 20:16
    :-))) :-))) :-))) :-)))
  3. twin.soul 13 settembre 2018 ore 02:50
    Bel post, studiato, analitico, ma se non ho visto male, manca proprio una foto di Monica Bellucci in Malena che viene giustamente citata!

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