Alito mefitico sotto i baffi - chat bastarda

20 gennaio 2018 ore 20:45 segnala



Settembre di un anno non precisato, forse duemiladue, non ricordo con esattezza. Macchina dal meccanico, coscienza al posto giusto, la Marlboro tra le dita; ennesima giornata assolata e ventilata: dalle alette delle persiane un paio di raggi solari abusivi si schiantavano sul monitor, mentre le rispondevo "Ok, dai, si può fare. Ci beviamo una cosa e facciamo due chiacchiere".
Da qualche giorno avevo conosciuto quella ragazza strana in una chat; il suo nick aveva a che fare con la terminologia usata nell'indicare film gratuitamente brutali (sangue e mutilazioni ovunque). Effettivamente, in quei pochi giorni precedenti, alla domanda "come mai questo nick?" aveva risposto comodamente elencando alcuni dei film gore che lei adorava.
Quella sera in cui accettai il suo invito a uscire assieme ero cosciente, sapevo che sarebbe stato un appuntamento al buio o quasi; diciamo che sarebbe stato un appuntamento annebbiato: difatti, l'unica volta che avevo visto quella persona era stato tramite una webcam che riproduceva l'immagine con qualità oscena e per non più di un paio di minuti. Bastati quelli comunque a farmi intuire che lei non era propriamente bella. Dopotutto i tratti somatici evidentemente brutti non avevano bisogno di uno studio accurato per essere rivalutati.
Avevo accettato comunque d'incontrarla: perché? perché? perché? In fondo era strano il modo in cui scriveva, non era bella, aveva dichiarato interesse per me ed avevo prontamente pensato "oh, frena!". Durante tutto il pomeriggio di quel fatidico giorno continuavo a pentirmi per poi rasserenarmi; "ma sì, vado lì..., mezz'oretta, due chiacchiere, e poi la sbologno!".
Ancora oggi per qualche motivo mi pento e ripensando a quella sera mi chiedo: perché? perché? perché?

Ore ventuno e venti. Macchina di mia madre, coscienza al posto giusto, dita incrociate: ero appena arrivato nei pressi della stazione Termini (RM); in anticipo di dieci minuti, sperando in un ritardo più sostanzioso da parte sua per potermene andare mascherandomi a "vittima incazzata". Lei dopotutto doveva arrivare in treno, abitava fuori Roma, sarebbe stato plausibile un ritardo. Doveva essere possibile un ritardo.
Alle ventuno e venticinque mi chiamò sul cellulare: "dove sei? Io sono proprio davanti all'entrata della stazione Termini".
Silenzio. Il motore era acceso, i fari anche ma c'era silenzio e buio. Il traffico paranoico. Io ero diventato la voce di me stesso. La gente attorno, per le vie, sotto luci pallide, era diventata la voce della voce di me stesso. Cazzo! Cazzo! Cazzo!
"Arrivo, sono proprio qui vicino" cazzo!
Parcheggiai con le quattro frecce, in doppia fila; scesi dalla macchina, le indicai la mia presenza sventolando un braccio.
Eccola.
Arriva.
Io durante quei giorni in cui chiacchierandoci (tra l'altro intravedendola in video) cercavo d'immaginarla realmente più brutta della norma, mi ero quasi creato la convinzione che poi dal vivo, in realtà, non essendo un vero mostro e paragonata alla mia aspettativa avrebbe acquistato un valore quasi umano; soprattutto mi ero fortemente abituato all'idea che sarebbe stata simpaticissima.

Due baci sulle guance, "come stai?"; un odore sgradevole mi colmò le narici, ma forse era il tanfo di qualche condotto fognario saturo nelle vicinanze.
"Bene, grazie. 'Sto treno non arrivava mai!". Ancora quel puzzo.
La ragazza era pallida, magrissima; il viso scavato tra occhi e mandibola, il naso ingombrante e curvo: vista di lato ricordava un cane smunto. Tra naso e labbra degli evidentissimi peli bruni intervallati e slanciati; in abbigliamento poco femminile, presentava una pettinatura che unita al restante mi fece venire la pelle d'oca: i capelli, lunghi si e no sette centimetri, erano lanciati all'indietro e incollati da abbondante gel, effetto muco.
Avevo fatto decisamente una cazzata ad accettare quell'invito, ma potevo rimediare. Sì, avrei rimediato; dieci minuti contati e mi sarei inventato una scusa per lasciare il campo di battaglia. Ce la potevo fare. Ce la dovevo fare.
Quella notte era particolarmente calda, nonostante ciò la ragazza indossava un giubbotto a taglio corto (stile motociclista); mentre io portavo una camicia che non sarebbe bastata a domare il demonio dal crine lustro.
Appena salita in macchina lei iniziò a discorrere di questo e di quello, quando io trattenevo il respiro. Quel che ricordo dei successivi dieci minuti è un forward veloce:

trovato parcheggio; non è un vero parcheggio. Lei parla “Che mi dici?”. Parole nell’aria. Non ascolto. Annuso. Sguardo di lei fisso su di me. Parole nell’aria. La mia schiena si incolla al finestrino lato guidatore. Mi guarda. Io parlo “Dimmi, dimmi, ti ascolto”. Parole nell’aria. Apro il finestrino dalla mia parte, cinque centimetri. Parole nell’aria. Lo smog colma l’abitacolo, finalmente aria pura che anestetizza dalle parole nell’aria. La mia nuca sul vetro. Il mio sguardo verso monti invisibili. Lei cerca di avvicinarsi. Stop.

Lei: “Insomma? ci beviamo una cosa da qualche parte?”
Io: “…”

Ora, diciamocela tutta: essere bendisposti fino a un certo punto va bene; esserlo oltre i limiti accettabili preclude la possibilità paradossale di una indisposizione personale. Dunque, io non volevo certamente farmi vedere in pubblico con lei, quindi decisi per la soluzione più geniale che potesse venirmi in mente in quel momento; questa, seppure opinabile come scelta, divenne una strada sconosciuta verso il benessere personale momentaneo: “facciamo così, visto che c’è ‘na caciara ‘sta sera, ci fermiamo qui vicino a bere una cosa senza dover fare la fila; che te frega! no?”
Non potevo, non volevo farmi vedere in giro con lei. Non sono mai stato uno stronzo, ma neanche un coglione.
Via Tuscolana: poco distante dalla stazione Termini (RM); un andirivieni di macchine, e gente che avrebbe passato la serata più o meno piacevolmente, all’altezza dei viadotti romani. Un distributore di bibite e snack divenne per me la soluzione al problema: squallido, penserebbe chiunque. Perfetto, pensai io.
L’automobile ferma accanto al distributore. Io fermo davanti a quel distributore: “che prendi?
Dieci minuti: poche chiacchiere; mentre, assaporavo tè al limone e pregustavo la libertà. Il mio era un distacco evidente. Ritmavo un motivetto tra i tanti, schiaffeggiandomi la coscia. Poi, stiracchiandomi, un sospiro seguito dall’invito ad andarcene. Stranamente lei non batté ciglio; sicuramente aveva capito bene che non vedevo l’ora di fuggire, quindi ci riavviammo verso la stazione ferroviaria con mio sommo piacere.
Riuscii a respirare la minore quantità possibile d’aria malsana nell’abitacolo. Sette minuti e ventitre secondi, mi ci vollero per arrivare; finalmente ero salvo.
Nella via adiacente alla stazione mi fermai accanto alla solita coda di automobili posteggiate, rigorosamente in doppia fila e con le quattro frecce. Dopotutto avrei dovuto solo accompagnarla per cento metri, da gentiluomo.
Erano le ventidue e quarantasei, davanti alla stazione Termini di Roma, dove il tempo diventa bastardo e i minuti possono cambiare il corso di molti eventi. Fermo: dieci passi dietro la ragazza che a testa alta scrutava la tabella orari.
Avevo sentito i peli sulle braccia rizzarsi di colpo, la testa leggera, e un senso di abbandono che si era intrufolato sotto la pelle del viso, sicuramente divenuto pallido, quando: “Non ci sono più treni! L’ultimo è partito un paio di minuti fa” aveva esplicato lei. Cosa cazzo avrei fatto? non ne avevo idea.
“Porca miseria, e adesso?”
“E adesso non lo so” rispose
Avevo iniziato ad arzigogolare, mentre la mia mano era diventata una maschera; “Ma, dico io, non lo sapevi che l’ultimo treno lo avresti avuto a quest’ora?”
“No…”

Cristo! cristo! cristo! Ero uscito di casa con trenta euro circa in tasca, più che sufficienti per una bevuta poco impegnativa ma…, cristo! forse a quel punto non mi sarebbero bastati per riportare lei a Puzzaland e ritornare! Senza contare che la sola idea d’affrontare quel viaggio non preventivato mi strinse lo stomaco. E se davvero non mi fossero bastati, quei soldi, per mettere abbastanza carburante? No, non avrei mai chiesto un euro a quella strana creatura; troppo orgoglioso, l’ero sempre stato. Ma poi, chi c’era mai arrivato nel suo habitat? laggiù, sperduto nelle aperte campagne, solo e sconfitto dagli eventi, tra esseri bizzarri e…

“Allora? ci sei?” aveva esortato la giovane batrace.
“Ah, scusa, stavo pensando”

Ci riavviammo verso la macchina, “Ho capito, dai, sbrighiamoci, ti riporto io”.
Da lontano, le quattro frecce lampeggianti dell’auto speravo diventassero un segnale su un obiettivo da distruggere per via aerea, tipo una fabbrica illegale di munizioni, tramite una coppia di infallibili missili Python 5; in quel caso sì, si sarebbe risolto tutto.
Risalimmo nell’automobile che purtroppo non era stata bombardata da nessun F-16; misi in moto e partii senza indugio. A dispetto della canicola accesi l’aria condizionata, venti gradi d’aria sparata nell’abitacolo benché i finestrini fossero leggermente bassi; perché? Perché avevo notato che su una delle bocchette di ventilazione era aggrappato un deodorante per auto: dolce, buono, fantastico deodorante alla fragranza “Ocean Fresh”; col suo profumo arcano, acido e quasi insopportabile, sembrava sprigionare un’aura angelica. Che venga santificato il tuo produttore, pensai in quel momento.
Dopo qualche minuto di viaggio iniziai a rilassarmi; lei non aveva fiatato, entro un’oretta sarei tornato immune, e la graveolenza pareva essere svanita.
Avevo percorso quasi trenta chilometri quando l’orologio segnava le ventitre e ventisei. Sul raccordo anulare (RM), il traffico era poco, le parole dette anche, e l’uscita per il paese dei fetenti era prossima.
Dovevamo essere sicuramente a buon punto, perché le luci di Roma avevano smesso di abbracciarci a pochi minuti dalla sua ultima indicazione: “Gira qui, e alla seconda a destra”; sì, poi sempre dritto fino al mattino.
Qualche altro chilometro e il buio totale inghiottì asfalto e lamiere.

“Ma, sei sicura che è la strada giusta?”
“Sì, certo”

Le indicazioni stradali diventavano sporadiche.

“Guarda te se nun se semo persi eh!”
“Ma no, tranquillo; siamo vicini”

Le indicazioni stradali divennero inesistenti.

“Cristo! quello che ha attraversato era uno scoiattolo! ma dove cazzo siamo?”
“Ma quale scoiattolo! Sarà stato un topo...”

(Annamo bene…)
Ci eravamo persi.

Chiunque, in quel caso, si sarebbe accorto della situazione malfatta; gli indizi della natura spiegavano tutto: l’aria che trapelava dai finestrini semiaperti era quasi gelida, il crepuscolo aveva fatto atteggiare i miei occhi a sentinelle, il silenzio tutt’attorno era tombale, e la compagnia di altre automobili nei paraggi divenne un’utopia. Iniziai a innervosirmi, perché fondamentalmente ero soffocato dal panico; e quale sarebbe stato il problema se mi fossi perso da solo? nessuno! Forse mi sarei fatto due risate in questo caso, ma in quello no! Volevo solo riuscire a rifilare l’Agapanto alla sua terra madre!
Dopo qualche centinaio di metri, di girellamento alla cieca tra vicoli in terra battuta, s’era presentato finalmente un cartello indicante una via, sconosciuta, che poteva farmi orientare grazie allo stradario che in quella macchina non era mai mancato. Mi fermai proprio lì, sotto quel cartello, con la luce dell’abitacolo accesa e Tuttocittà alla mano.
Cerca, cerca, cerca. Trova, trova, trova la strada. Ti prego, su, su, trova questa stramaledetta strada del cazzo, continuavo a ripetermi dentro; intanto, immaginando di trovarmi in un film, avrei giurato di poter sentire la colonna sonora de Lo squalo crescere nell’abitacolo: poco a poco, furtivamente, la ragazza si stava accostando a me.
Era troppo vicina. Non sbirciavo, cercavo di tenere lo sguardo incollato alla carta ma la sentivo, la sentivo nelle narici: “L’hai trovata questa via?”
Nei successivi cinque minuti io diventai un potenziale killer; poco me ne sarebbe fregato di manette, avvocati, e quant’altro: in quei cinque minuti prossimi al contatto con la specie, potevo diventare l’assassino che non lascia traccia.
Annusai timidamente l’aria quando la soffiata cavalcava la frase: …questa via? …questa via? …questa via?
Il manto fumante d’acquitrinio verde mi fece stringere le narici. Si avvicinò ancora: “Insomma?”.
Sentii solleticarmi l’orecchio; che fossero stati i capelli suoi? No, impossibile, erano talmente impillaccherati che…, cazzo! i baffi! quei pochi baffetti scuri, potevano essere quelli! No! no! no! non dovevano essere quelli!
Qualcosa di simile a una mano carezzò i miei jeans, ad altezza inguinale. Un vortice di sensazioni poco piacevoli mi aveva invaso.
Poi arrivò l’ennesimo vortice, di esalazioni: “Scusa ma perché non facciamo qualcosa qui, visto che ci siamo?”

Sono un killer spietato, nato in sudamerica, partorito dal male del mondo e dal volto sconosciuto. Guido un’automobile poco vistosa che rivernicio dopo ogni assassinio: cambio la targa, cambio i sedili. Chiamatemi Volpe bianca, additatemi quando volete, temetemi se necessario; non avrete mai prove sostanziali per incastrarmi, cazzo!

Sopraffatto dalla situazione, il mio pensiero divenne quasi impulso: “adesso je do un cazzotto in testa, la butto qui fori in mezzo alle frasche; e chi se n’accorge? tanto qui nun c’è un’anima...! Semmai la troveranno, sarà tra qualche anno!”.

“oh, ferma, che stai a fa?” avevo abbaiato; mentre lei con lo sguardo da trota sotto effetto morfina s’era arrampicata sui bottoni dei pantaloni: “E dai! ho voglia” aveva detto.
Non ricordo esattamente la sequenza delle azioni, doveva essere qualcosa tipo levati dalle palle perché mi stai facendo vomitare, espresso in movenze e parole più o meno esplicite. Riuscii però a scollarmela, farla tacere ancora, trovare il percorso giusto e riabilitarmi; erano le ventiquattro e cinquantadue attorno a Roma, dove oscurità e minuti formano una perfetta coppia di stronzi.
Benzina: poca.
Umore: pessimo.
L’indomani: probabilmente traumatizzato.
Quindici chilometri circa di strada e finalmente arrivammo a destinazione.
Ammetto che in quel momento quasi mi pentii dei pensieri malvagi scaturiti durante tutto il tragitto ma, devo ammettere anche che, ero fottutamente felice. Il forward veloce:

Entro di retromarcia nella via. Che cazzo di via stretta. Mi fermo. Parole nell’aria. Sportello aperto, che salvata! Parole nell’aria. “Allora, grazie della bella serata, ti chiamo presto!”. Aria fresca, poi inquinata “ti chiamo…, ti chiamo…, ti chiamo…”. Saluto con la mano. Ingrano la prima, guardo dallo specchietto retrovisore: un saluto a cinque dita. Spengo il telefono. Ricambio il saluto. Gas, asfalto che scorre, libertà.

Il mio pugno alto verso il cielo e stretto assieme al ghigno felicemente egoista divenne la mia vittoria. Giuro, in quel momento mi sentii come un bimbo che a Natale riceve il suo primo videogioco dei Pokemon.
Il carburante bastò per il ritorno, proprio per un pelo direi (a questo punto).

“Mi chiami? Certo! dall’astronave madre!”
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« immagine » Settembre di un anno non precisato, forse duemiladue, non ricordo con esattezza. Macchina dal meccanico, coscienza al posto giusto, la Marlboro tra le dita; ennesima giornata assolata e ventilata: dalle alette delle persiane un paio di raggi solari abusivi si schiantavano sul monito...
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20/01/2018 20:45:27
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Commenti

  1. Damaa 20 gennaio 2018 ore 22:00
    Ma.che illusionifantasiosevoi uomini.E ti e'andata bene.Gia alla stazioneRoma Termini,appena vista,se avevi avuto laprontezza, dato disgusto,con una scusa laliquidavi ma una scusa abbasyanza convincente.Dai,vediamo laparte positiva:laprossima volta sara' diverso,non cadrai in tentazioninn piacevoli.Ciao
  2. ASIA 20 gennaio 2018 ore 22:19
    Devo dire che mai mi sono soffermata a leggere i blog..ottima lettura ,scritto bene.mi ha coinvolto da subito ..bravo ( ti è andata bene :hoho prossima volta accertati da subito )
  3. Limite.Esente 20 gennaio 2018 ore 22:22
    @ASIA Grazie tesoro. A questo punto leggi anche il resto che male non fa :-)))
  4. DUCHESSA66 30 aprile 2018 ore 20:17
    la prossima volta un appuntamento di pomeriggio! se va bene ci si rivede magari di sera... è sempre la soluzione migliore, la luce del giorno fa veder tutto meglio la persona in sè gli atteggiamenti la postura ecc..... ciao
  5. R.ocknRolla 03 giugno 2018 ore 23:18
    Cavoli se scrivi bene! Ho letto tutto d'un fiato...
  6. Limite.Esente 03 giugno 2018 ore 23:20
    @R.ocknRolla Ti ringrazio! Spulcia pure il blog se vuoi, è pieno di racconti che spero apprezzerai allo stesso modo %-)
  7. R.ocknRolla 03 giugno 2018 ore 23:23
    @limite.esente ti ho messo nei preferiti così trovo comodamente altri tuoi post. buona serata.
  8. Limite.Esente 03 giugno 2018 ore 23:24
    @R.ocknRolla Va bene cara. Buona serata a te!
  9. 68Moni 05 giugno 2018 ore 07:49
    bel racconto molto divertente .......bravo
  10. michelerossi1969.22 15 luglio 2018 ore 00:50
    bella fantasia... scritto bene, un bel racconto immaginario
  11. Limite.Esente 15 luglio 2018 ore 00:52
    @michelerossi1969.22 Fosse stato fantasia avrei fatto di più. Grazie per la lettura.
  12. effetto.doppler 20 luglio 2018 ore 18:19
    Mi sembrava di essere lì con voi :) Quasi mi pento di averli sempre scacati i blog di Chatta... Ho adorato!
  13. Limite.Esente 20 luglio 2018 ore 18:20
    @effetto.doppler c'è blog e blog :-))) Comunque grazie mille cara e buona lettura, se avrai voglia di continuare col resto :-p
  14. 1sussurro.nelvento 23 ottobre 2018 ore 19:29
    Ciao, devo dire che il tuo racconto ( impossibile sia realtà, anche uno sprovveduto cerca di vedere bene in cam la persona da incontrare, altrimenti potrebbe anche ritrovarsi davanti un uomo o altra specie umana invece di una donna:) ) è avvincente ed inquietante nello stesso tempo :),ben scritto alla fine fa persino sorridere! Se poi fosse realtà...beh allora nn ci sono parole :)....
  15. 1sussurro.nelvento 23 ottobre 2018 ore 19:31
    Ciao, devo dire che il tuo racconto ( impossibile sia realtà, anche uno sprovveduto cerca di vedere bene in cam la persona da incontrare, altrimenti potrebbe anche ritrovarsi davanti un uomo o altra specie umana invece di una donna :-))... è avvincente ed inquietante nello stesso tempo,ben scritto , :-))) alla fine fa persino sorridere! Se poi fosse realtà...beh allora nn ci sono parole :)....
  16. Limite.Esente 23 ottobre 2018 ore 19:32
    @1sussurro.nelvento Beh, come già esplicato è tutto vero: all'epoca su Chatta.it non c'erano le webcam e ci appoggiavamo a MSN messenger e la qualità delle cam purtroppo non era quella di oggi; ma sai, ovviamente non volevo uscire con quella tizia per qualche particolare motivo ma semplicemente concederle una bevuta dopo settimane di chattate in amicizia. Non mi aspettavo qualcosa di simile, ecco :D
    Grazie comunque per l'apprezzamento!
  17. 1sussurro.nelvento 23 ottobre 2018 ore 19:37
    Scusa non mi ero accorta di aver pubblicato due volte ho corretto per farti vedere le faccine sorridenti....Se è tutto vero allora l'avrai certamente presa come un'esperienza della vita virtuale che, nella realtà talora, offre sorprese.
    Ribadisco comunque che scrivi bene e con versatilità. Se non ti spiace tornerò a leggere altri tuoi post. Ciao da Lara.
  18. Limite.Esente 23 ottobre 2018 ore 19:44
    @1sussurro.nelvento Non ti preoccupare, nessun problema.
    Torna a leggere quando vuoi che di materiale ce n'è sempre a volontà, anche se ultimamente ho ripreso in mano i romanzi, qualche lettura breve esce sempre!
    Grazie e ciao da Oz!
  19. BrainDamageDef 15 novembre 2018 ore 22:52
    Racconto gradevole,le potevi offrire un "listerine"...
  20. Limite.Esente 15 novembre 2018 ore 22:54
    @BrainDamageDef sì e magari una visita da un chirurgo, una da uno psicologo, e un catalogo di vestiario più o meno decente :-)))
    Grazie per l'apprezzamento :-)))
  21. Girl092 17 novembre 2018 ore 20:43
    Sono capitata qui per caso ma ho letto con piacere tutto d'un fiato, ci tenevo a sapere come finiva xD complimenti per la scrittura e per la galanteria che comunque hai dimostrato accompagnandola a casa! XD
  22. Laviniesoul 17 novembre 2018 ore 20:45
    ... Nulla da aggiungere ! Ottima scritto : scorrevole ed interessante '' spaccato ''di... Chatta-Incontro. Italiano corretto e, nonostante tutto,
    molto elegante nei termini anche se ( a volte ) ' forti '
    Chapeau à toi! :inchino
    Lavinie
  23. Limite.Esente 17 novembre 2018 ore 20:50
    @Girl092 Adoro chi capita per caso.
    Grazie per l'apprezzamento :-*
  24. Limite.Esente 17 novembre 2018 ore 20:52
    @Laviniesoul grazie pure a te cara!
    Consiglio di leggere anche i restanti scritti perché in qualche modo ce n'è per tutti :-)))
  25. Laviniesoul 17 novembre 2018 ore 21:18
    Merci à Toi !
    Se questo é il tuo ' Stile ' di scrittura, sarà un vero piacere - da parte
    mia - leggere pagine che, sicuramente, saranno altrettanto interessanti.
    Disamina splendidamente ' composta ' di un incontro al ' buio ' ...
    Ribadisco il mio apprezzamento.
    Da ' Scrittrice ' non posso che essere ' curiosa ' nell' apprendere e godere
    nella lettura di scritti di altri ' Autori ' ...

    Lavinie
  26. Laviniesoul 17 novembre 2018 ore 21:19
    Correggo = nel leggere scritti di altri ' Autori ' *
  27. Limite.Esente 17 novembre 2018 ore 21:22
    @Laviniesoul In realtà il mio "vero" stile lo percepirai altrove: negli sprazzi di romanzi posso dire di essere IO, mentre nel resto sono uno scrittore qualunque.

    Sono sicuro che in qualche modo godrai e allora spero mi farai sapere dove e come avrai goduto, così da perfezionarmi se fosse il caso --oppure decimare le mie convinzioni--
  28. Laviniesoul 17 novembre 2018 ore 21:26
    Che non si fraintenda il termine ' godere' : per quanto mi riguarda questo termine è SOLO riferito alla lettura che amo, così come amo infinitamente la Musica - Tutta ! -
    La cosa che non so é come e dove poter trovare i tuoi scritti.
    Rarissimamente leggo i blog ( forse due o tre nel passato più o meno recente )
    Grazie

    Laviniesoul
  29. Limite.Esente 17 novembre 2018 ore 21:29
    @Laviniesoul Nessun fraintendimento: godere è godere e si gode di un sacco di cose.
    Dove li trovi gli altri scritti? Prova a cliccare sul titolo del blog e avrai a disposizione tutto, scorrendo, piano piano, velocemente, come vorrai.
    Se sei una scrittrice non vedo l'ora di ricevere suggerimenti!
  30. Laviniesoul 17 novembre 2018 ore 22:06
    Grazie :pray: Gentilissimo.
  31. Bigheil 18 novembre 2018 ore 11:59
    ah ah ah, no comment!, però mi sn divertita un sacco, oserei dire uno sketch di zelig scitto :-)))
    I pensieri durante la lettura:
    1)..uhm sicuramente ci sarà il colpo di scena finale...
    2)..ehm no, no,sta sicuramente bleffando...
    3).. cazzo che pirla!...
    4)..ma dai, non è possibile, che esagerato!...
    .....
    Nel mentre, avevo acceso una sigaretta, che si è cosumata da sola, perchè non riuscivo a distogliere lo sguardo dalla lettura, dettato dalla curiosità di leggere come sarebbe andata a finire..il posacenere in quell momento è stato un optional, tanto che la cenere è finita ovunque tranne che dentro...
    Il finale era ovviamente prevedibile e coerente alla situazione, però ti confesso che ho sperato nel colpo di scena; da inguarbile sognatrice romantica quale sono.
    Ciao kiss kiss ;-)

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