Centodecesimo piano

15 gennaio 2018 ore 11:39 segnala



“Cazzo! …un’altra giornataccia!”

-Il caffè è divino, devo ammetterlo; le ciambelle Dunkin, poi, credo siano l’espressività della ricezione del cervello verso il gusto ammaliante: grasso, olio di semi di palma, olio di semi di cotone. Quattordici per cento di grassi e zero colestero; voi ci credereste mai? io sono convinto, fermamente convinto, che in qualsiasi modo vi vengano scodellate le ciambelle Dunkin, beh, voi le mangereste-

-Perché?-

-Perché, che sia uno spot pubblicitario con protagonista la supermodella di turno vista in tv, anziché il vostro vicino di casa appena incidentato, piuttosto che la dimenticanza di un compleanno all’ultimo momento con conseguente visita al primo “Food and drug”… qualcuno farà in modo che le ciambelle glassate Dunkin facciano parte della vostra lista della spesa-


Sears Tower: io ci lavoro. Fortunato dite? direi confuso, invece; soprattutto, io, per essere precisi, lavoro al centodecesimo piano, o centesimo decimo come preferirebbero i vari Gibran, Allende o Kandinsky. No, forse Kandinsky era un architetto, o un pittore, ecco, sì, credo sia stato un pittore. Comunque io lavoro qui, nel vecchio Sears Tower sulla South Wacker Drive (IL) : la strada è rimasta la stessa e l’edificio, a parte essere stato ribattezzato Willis Tower, mantiene le glorie passate sulle spalle osservando l’andirivieni tra “Pazzo’s” e il panificio “Panera”. L’unica differenza latente tra passato, presente, e futuro di questo fabbricato, è che io so dell’esistenza del centodecesimo piano, quindi io faccio la differenza; in effetti… io, ora, sono un Dio.

Leoj Nitram, è così che mi chiamo al presente; anche se per la ditta sono “Leoj quattro quattro due centodieci, in cosa posso esserle utile?”. Utilità, ecco cosa sono oggi; sono utile.

Come ogni santo giorno timbro il cartellino. Qui al Sears Tower abbiamo orari molto strani. Alcuni lavorano sette, otto ore al giorno; altri bivaccano a dispetto di quelli che si portano il lavoro a casa, in quell’angolo di paradiso tutto tappezzato a ricordi, coi loro cannocchiali puntati a Seul, Nassau, Vienna, Georgetown o Gerusalemme: quelli sono inguaribili, secondo me.
Verso mezzogiorno mi faccio la mia Saint John’s: dicono faccia bene a cuore e arterie per via della sua ricchezza di sali minerali, io me ne sbatto e la bevo per sbronzarmi.

“D’altronde un Dio non deve preoccuparsi della sua salute”

“Avete presente quelle storielle tipo, non saprei, vita dopo la morte? reincarnazioni, protettori, vita eterna separata da Dio o con Dio, energia cosmica, fine irreparabile della vita o nel peggiore dei casi diventare cavalli a dondolo nei nuovissimi parchi gioco Disney? la verità non sta nel mezzo; la verità sta al centodecesimo piano del Sears Tower, al novantesimo del Jin Mao Tower, a Hong Kong al settantacinquesimo del The Center e due piani più in alto di ogni altra vetta raggiungibile: noi siamo al di sopra di tutto, noi possiamo controllarvi, noi possiamo convincervi, convincervi a comprare, convincervi a comprare la vostra bella, succulenta, parte di ciambelle Dunkin.”

Accendo la mia Davidoff, smorza il retrogusto amarognolo della birra. “Cara Davidoff, tu si che sei una signora sigaretta; magari sei stata proprio tu a prepararmi la strada verso la morte. Dopotutto, chissenefrega.”

Il telefono squilla ripetutamente, probabilmente da prima che tornassi in ufficio. Non sono mai stato un altruista e continuo a non esserlo; in fondo, ognuno ha il suo Dio: a proposito, io sono il Dio di un certo Noah Wyle; lui è una specie di artista mai riconosciuto tale, vedovo e con due figli a carico, attualmente sotto morfina al Northwestern dopo un incidente sulla statale novantaquattro. Io non ho potuto evitare nessuno degli eventi che lo riguardassero. Quel cartello affisso alla parete nord, però, continua a fissarmi:

*Dopo questa vita c’e un’altra vita, ma non è la nostra*

Divertente; in fondo è vero. Una volta morto diventi un Dio, Dio di un prossimo nascituro inconsulto: la scelta? … casuale!

Nella mia area siamo millecentoundici lavoranti, anche se io rivolgo parola solamente a quattro persone; uno si chiama Ymmas Moorg e credo sia deceduto un centinaio d’anni fa sul ring. Ymmas si occupa di una simpatica vecchietta, cercando di farle vincere qualche dollaro e tenendola lontana dal Bourbon. Due porte avanti alla mia lavora Aral, una ragazza arrivata qui prematuramente grazie all’incompetenza di alcuni medici all’American di Mosca: lei in questo periodo opera al centralino, assistendo etereamente tutti i devoti ottusi il cui Dio generico è assente per qualsivoglia motivo, intrattenendoli; quindi ebrei, cristiani, indù, esoterici…

Luap e Nomis Reitrac, invece, sono i cosiddetti compagni di giochi; due fratelli morti su un volo per i Caraibi.

Io? Io sono arrivato qui quand’ero un feto; “aborto spontaneo”, così lo chiamarono.

“Aral, per cortesia, chiama Parigi e chiedi di Nagrom Darb; il suo adoratore è un certo Anselme e si trova qui a Chicago per affari: spiega che ho bisogno urgente che lo convinca a distrarsi alla guida tra la…”

Ecco, la famosa collaborazione; a fine corridoio, l’ufficio della più viscida divinità dell’Illinois: stava probabilmente riscattando un vecchio favore da un nostro collega francese a beneficio della sua adoratrice di cui, a quanto ci risulta, s’é invaghito.

“Ora, diciamocela tutta: noi, noi divinità, non possiamo manipolare a piacimento le persone dei piani bassi. Noi stimoliamo i dubbi, perché è il dubbio che porta all’azione; anche l’azione statica, per quanto sia un paradosso, è determinante. Hai dimenticato la valvola del gas aperta? ti fermi nel mezzo dell’Orange Grove e rimuginare e ti prendi la pallottola destinata a un portoricano. Il vivente che stiamo accudendo ci bestemmia? facciamo che gli venga in mente d’attraversare durante una sparatoria, magari stimolando la sua voglia di dolci; una bella scatola da otto di ciambelle Dunkin, perché no! E’ solo lavoro, solo lavoro, e il compenso… beh: vitto e alloggio per l’eternità.”

Il telefono ha ripreso a squillare e non credo sia il mio Noah; lui non è credente e i figli sono troppo piccoli: sarà una delle solite persone convinte di parlare con la madonna.

Ma che volete che ne sappia. In fondo, io, sono solo un povero diavolo.
4c1862a5-b218-4d21-91bf-029ba0937935
« immagine » “Cazzo! …un’altra giornataccia!” -Il caffè è divino, devo ammetterlo; le ciambelle Dunkin, poi, credo siano l’espressività della ricezione del cervello verso il gusto ammaliante: grasso, olio di semi di palma, olio di semi di cotone. Quattordici per cento di grassi e zero colestero...
Post
15/01/2018 11:39:46
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    4

Scrivi commento

Fai la login per commentare

Accedi al sito per lasciare un commento a questo post.