La mente nel cuore

20 gennaio 2018 ore 13:15 segnala





“Assaggia”.
Il cuore gli batte forte e non sa cosa farsene delle sue braccia, così le tiene incrociate sul tavolo.
Lei gli passa il cucchiaino: sta aspettando. Ci sono tante cose da dire, adesso.
Prima di entrare in casa gli sembrava che si sarebbero esaurite tutte nello spazio che separa l’ingresso dalla cucina. Invece sono stati zitti.
Infila il cucchiaino nella parte bianca della farcitura.
Il sapore del metallo è la prima cosa che sente, poi c’è solo il dolce che si scioglie sulla lingua e gli sveglia una parte del cervello che credeva addormentata.
“Lo so perché sei venuto” dice lei nello stesso momento in cui lui si toglie il cucchiaino dalla bocca e chiede: “Cos’è?”.
“Un gusto nuovo, si chiama Desiderio, assaggiane ancora” suggerisce, col sorriso affabile: “chiudi gli occhi, lasciati andare”.
Lasciati andare, lasciati andare, lasciati andare; quelle parole avevano vibrato, flautate, in un refolo ammaliante. Lei prende un altro mezzo cucchiaino di quella soffice crema lattea, lo imbocca, e lui assapora di nuovo, lentamente, in visibilio. La cucina diventa assente, mentre le sue mani oneste muoiono sulla tovaglia, e un multiverso d’immagini si fa strada: una grande nave a pochi passi dalla spiaggia, il refolo leggero che arriva, è fattuale; tanti marosi in lontananza coprono il vociare di una donna velata, tra le maschere rosee danzanti attorno al suo respiro. E' un miraggio, una santa, forse è una dea, forse è una dea muta, descrive, assuefatto.
Lei sposta prudentemente il vassoio, verso un’estremità della tavola, poi si adagia gentile, distesa su un fianco. I suoi occhi luccicano in quelli di lui appena riaperti, ed entrambi gli sguardi si ritrovano.
“Io c’ero?” domanda con dolcezza.
“Sì, credo. Credo che quella donna fossi tu, in qualche modo”.
“Bene”.
“Comunque, devo dirti una cosa importante”; ma lui non fa in tempo a finire la frase che le dita di lei stanno già lambendogli le labbra.
“Shhh..., lo so, c’è tempo” gli sussurra, un attimo prima di baciarlo sulla bocca come stesse donandosi in eterno a lui , oppure gli stesse ricordando d’averlo già fatto. Lascia le sue labbra, dopo averle cotte di un flusso inventato.
“E ora c’ero?” reclama, accattivante.
“Sì, anche ora c’eri…”.
E un vento tiepido ( lontano dall’Europa o dalla terra tutta, indubbiamente mentale, pensa lui) spalanca le finestre e inizia a sfilare nell’appartamento, quasi dettasse legge; quella folata calda s’abbraccia alle sue guance impietrite e attorno alle caviglie poco scoperte. La luce che trapela da fuori è anormale, sembra di un sole caraibico, e bistratta ogni spazio impolverato tra angoli e mobilia: le nuvole di sabbia, prima fiere e dopo sconfitte sul parquet, continuano a farsi strada tra suppellettili e pelle nuda. Lui si allarma vistosamente quando sente un fiotto di spuma di mare inzaccherargli il viso. Forse è stato un mancamento improvviso, una sorta di svenimento cosciente: è la sua prima giustificazione.
Intanto un altro boccone di dolce meraviglia pasticcera riempie il cucchiaino, fermo tra le dita femminili. Lei si sdraia sulle terga e lascia che la crema le scivoli tra il collo e le clavicole, innalzando il metallo poi, come fosse un trofeo: un altro sguardo fugace a quella bocca ormai asciutta, quindi inarca poco la schiena all’indietro, invitandolo su quella porzione di corpo crudo. “Ancora…, provane ancora un po'”.
Da lontano pare udirsi la tromba di una imbarcazione e una manciata di raggi solari irrompe attraversando le pareti; lui non se ne cura. Intanto un’abbondanza di pulviscolo acquoso ha riempito l’aria. Si mette più comodo, inginocchiandosi sulla sedia, chino sul fiato lento di lei. La colata del dolciume s’arresta facile, tirata via dalla lingua. Lui chiude ancora gli occhi, mentre inspira le fragranze del mare, immaginando: la rena diventa totalmente rosa sulla costa, spiega, e da lontano la donna chiama col dito indice. Una scolaresca dovrebbe essere poco distante, perché sembrano voci allegre di bambini quelle che gli profanano i timpani, e c’è un clima amorevole lì, conclude, riportando le sue pupille a lei.
“Anche stavolta…”.
“Sì, eri tu.” anticipa lui. “Mi sembra tutto così assurdo, però. E’ un sogno?”.
“Ancora no”.
Quasi avessero vita propria, le pareti della cucina, come i mobili e gli elettrodomestici, prendono colore. Accusando veloci riflessi perlacei, in pochi secondi diventano rosa.
Lei prende un’ennesima piccola porzione di dolce, dà una guardata a lui, poi si mette seduta sul tavolo, con i polpacci scoperti e penzoloni, faccia a faccia:
“Se sei venuto per dirmi che è finita, sei sempre in tempo” propone, fragile.
“Veramente…” le sua labbra s’atteggiano a sorriso; “veramente no, anzi…”.
“Allora non voglio sapere adesso, ma tra poco, aspetta solo un po’, vuoi? Un ultimo boccone, va bene?”.
“Va bene”.
“Chiudi gli occhi…”.
La stanza inizia a cantare, con voce flebile. Decine di filastrocche con decine di piccole voci. Le onde si infrangono ai piedi delle sedie, accompagnate da quel soffio caldo che ora scompiglia vestiti e capelli, in quello spazio rosa come una enorme culla in mezzo ai tropici.
Lei si scopre la pancia, poggiandosi comoda sui gomiti, e disegna la pelle liscia col cucchiaino, proprio sotto l’ombelico, formando un cuore di Desiderio soffice; poi prende per mano lui, e accompagna le sue dita fino a fargli sfiorare la crema.
I cori allegri adesso sembrano cantare di vita, oppure d’amore per questa, e sulla gota di lei una minuscola lacrima si fa strada, innamorata anch’essa.
Entrambe le mani iniziano delicatamente a carezzare l’addome, tra molteplici baci che assorbono quella delizia biancastra, finché iniziano a tastare curiose: la rotondità è diversa al suo tatto, o almeno così sembra; c’è una minuscola collina pendente. Come se stesse toccando qualcosa di nuovo, riesce a sentire il flusso vitale, il respiro, uno stato d’animo o forse tutta l’esistenza del mondo chimerico in cui si trova assorto. Quasi gli sembra di poter sentire un lesto battito di cuore a due passi dal paradiso.
Quando alza lo sguardo le lacrime di lei sono ormai copiose e vanno tutte a morirle sul sorriso, su quelle splendide labbra che ora sono più rosee che mai. I due si guardano pochi secondi, il tempo di un breve scambio di parole, ma senza fiatare; poi lei gli stringe la mano chiusa in pugno nelle sue, portandola ad asciugarle il viso:
“E’ ancora così importante quello che dovevi dirmi?”.
Lui tace, infila l’altra mano in una tasca, tira fuori un anello e lo poggia sulla pancia di lei, con gli occhi promettenti.
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20/01/2018 13:15:44
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Commenti

  1. Stella.679 20 gennaio 2018 ore 15:17
    È emozionante :-)
  2. Limite.Esente 20 gennaio 2018 ore 15:19
    @Stella.679 Grazie cara. Ti consiglio "MEGA RAGNI!" se vuoi emozionarti in altro modo.
  3. Stella.679 20 gennaio 2018 ore 15:22
    Troppo forte per una come me...non posso
  4. Limite.Esente 20 gennaio 2018 ore 15:25
    @Stella.679 Sta bene :-)))

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