La ttoria

14 gennaio 2018 ore 17:08 segnala



“Allora la bottiglia cadde, l’aereo volò, la capra morì, e la vecchia urlava parole incomprensibili. Poi, il buio.
Fu così che finì per Mr. Afro. Però, in qualche modo fu anche così che ebbe inizio.
Ma partiamo dal principio, che ne dici, vuoi conoscere La storia?”. Sorrise.
La piccola Jamila si arrampicò sulle ginocchia del nonno, e si sedette. “Sì! Voio la ttoria!”.
“Ancora quella storia?”, irruppe Aina, portando la camomilla; “Ormai la conosciamo a memoria”. Le sue labbra si atteggiarono in un sorriso e tornò in cucina.
“Lei non la conosce!”, borbottò incalzando la nipotina, “E’ vero che non la conosci?”. Quella mostrò una manciata di dentini sparsi a caso.
“Dunque, che La storia abbia inizio!”. Sorseggiò la camomilla e partì, con una certa enfasi. Jamila alzò i piccoli pugni al cielo: “Aibba inzio!”

Tutto cominciò quando Afro arrivò in un paese chiamato Italia. Lui aveva viaggiato tantissimo, in lungo e in largo, e sapeva che l’Italia era piena di tesori da scoprire. Gli avevano detto che vivere lì sarebbe stato un sogno; e per lui, che era un povero orfano senza un soldo bucato, l’Italia sarebbe stata la salvezza. Immaginava già di poter lavorare nei campi e crearsi una famiglia felice. Tutto sarebbe andato bene.
Quando sbarcò, però, non era proprio come l’aveva immaginato, quel paese. Innanzitutto di campi ce n’erano ben pochi, le città erano grandi e piene di palazzi grigi e cadenti, in più le persone erano scortesi, o perlomeno erano scortesi con lui, che era diverso, perché lui era nero come il carbone.


“Come tte!”, lo interruppe Jamila.
“Sì”, ammiccò, “Come me”.

Tuttavia, dopo molti giorni, finalmente, riuscì a trovare un lavoro. Un lavoro stupendo.

“Attento a quello che dici”, suggerì Aina dalla distanza.
“Per la miseria, non mi interrompere! So come raccontarla!”.
“Ho sposato un burbero”, concluse lei con un grugnito.

Insomma, Afro aveva trovato un lavoro stupendo grazie a delle persone colorate come lui. Doveva vendere caramelle di mille tipi diversi (“Caramelle!”, ripetè ad alta voce. Aina ridacchiò). Quindi vendeva le caramelle in tutte le strade di tutte le città, e poco alla volta diventava ricco! Poteva comprarsi tutti i giocattoli e i vestiti che voleva e andava a mangiare nei ristoranti più belli. Fu allora che cominciò a farsi chiamare Mr. Afro; e tutto procedeva a meraviglia. L’Italia era fantastica, esattamente come gli avevano raccontato.

Terminò la camomilla e ripose la tazza sul tavolino, asciugandosi i lati della bocca con le dita.

Un giorno, però, mentre vendeva le sue caramelle magicamente buone vicino a una grande stazione dei treni, arrivarono quattro persone cattive insieme a un grosso cane peloso. Avevano la pelle bianca con tanti disegni neri, come le zebre, e sulla faccia decine, anzi, miliardi di punte e anelli d’acciaio (“Esagerato!”, commentò Aina nel clangore delle stoviglie); e sulle teste neanche un capello: lisce come i cocchi! Lui pensava che volessero comprare le caramelle, perché era giovane e ingenuo, ma quelli, che erano cattivissimi, volevano invece cacciarlo via. Avevano detto di essere la famiglia Casagrande, che vendevano zucchero in quelle strade, e che, prima di partire per un lungo viaggio, avevano trovato uno dei loro fratelli a lato di una strada, morto, con in tasca delle caramelle identiche a quelle che vendeva Mr. Afro. Per questo volevano cacciarlo via, e se non se ne fosse andato allora l’avrebbero ucciso, perché comunque secondo loro era sporco e nero. Era molto strano; non era mai capitato che qualcuno si sentisse male da morire a causa delle sue straordinarie caramelle. Forse erano troppo dolci! Oltretutto, Mr. Afro si lavava sempre, pensò, non era affatto sporco. Era nero, sì, ma non di sporcizia.

Aina piombò roteandogli il palmo davanti al viso: “Insomma…!”. Prese la tazza vuota e tornò di là.

Mr. Afro decise di fuggire, quindi corse a perdifiato lungo tutto il muro rosso della stazione, e sentiva i treni fare ciuf ciuf mentre i quattro Casagrande lo inseguivano strillando. Il grosso cane era veloce come un ghepardo e quando abbaiava sembrava un leone che ruggiva. Riuscì a entrare nella stazione e cercò un treno dove avrebbe potuto nascondersi. Passò su una banchina dove tantissima gente attendeva una partenza o un arrivo, e si andò a mischiare tra la folla giù in fondo: c’era una bambina che piegava un foglio di carta, e ti somigliava (guardò Jamila e lei ridacchiò). Poi c’era una vecchia cinese con la faccia così: si stirò gli angoli esterni degli occhi e Jamila rise forte. Poi una ragazza che beveva tanta acqua, e una capra che maggiava.

“Belava”, specificò Aina, accomodandosi sulla poltrona vicina.
“Si chiama maggiare”.
“Chissà quando te lo sei inventato!”, rimproverò Aina. Si rivolse alla piccola Jamila: “Come fanno le capre?”.
“Fao bee beeeee e e e”, rispose, tutta un fremito, accartocciando le mani minute accanto al viso.
“Hai visto? Belava!”, imboccò al marito.
Lui grugnì.

Allora la ragazza beveva e la capra belava. Fatto sta che c’era molta confusione e Mr. Afro non sapeva che fare. La famiglia di inseguitori era ormai vicina, e quel brutto cane rognoso e bavoso annusava l’aria; prima o poi l’avrebbe trovato, anche in mezzo a quella strana gente. A un certo punto sentì il treno arrivare e decise: si buttò sulle rotaie!

“E poi passa il tleno e ui more?”. Jamila interrogò il nonno con una certa apprensione nei suoi grandi occhi di cioccolato liquido.

Aveva ancora qualche secondo di tempo per salvarsi.

La bimba trasalì. Aina la guardò e si emozionò nel vederla così presa.

Mr. Afro pensava di attraversare i binari, così il treno in arrivo avrebbe intralciato la famiglia Casagrande e il cagnaccio; dopo averli seminati sarebbe potuto fuggire lontanissimo, anche in un altro paese! Il problema fu che un lembo dei suoi pantaloni rimase impigliato, per uno strano caso del destino, in qualche punto lì a terra, sulle rotaie. A quel punto era finita per lui. Il treno si stava avvicinando sempre di più, fischiava e sbuffava, ciuf ciuf, fiii, ciuf ciuf. Non riusciva a liberarsi! Tutta la gente sulla banchina era rimasta sconvolta e guardava Mr. Afro con gli occhi sbarrati.
Quando mancavano pochissimi secondi, sentì i cattivi sbattere i piedi sulla banchina in una folle corsa: "assassino! Sporco assassino!", gridavano. Il cane gigantesco e pulcioso saltava e abbaiava nella calca, finché non arrivò alla fine del marciapiede arrestandosi vicino a una ragazza. La ragazza si spaventò e fece cadere una bottiglia d’acqua che teneva in mano. Una capra lì vicino morì di spavento, oppure finse di morire, cadendo rigida come un legno. Una vecchia cinese iniziò a urlare qualcosa a Mr. Afro, puntando il dito verso il treno. Poi arrivò una ventata che portò un aereo di carta a planare davanti a lui, quando il treno era a due passi, e divenne tutto buio!


“Quindi la bottiglia cadde, l’aereo volò, la capra morì, e la vecchia urlava parole incomprensibili. Fu così che finì per Mr. Afro”, concluse il nonno.
“Era moruto?”, chiese Jamila, non senza un filo di tristezza nella voce.
Il nonno rise di gusto. “Moruto? No, no, piccola mia. Non era moruto”.

Come dicevo, fu anche così che ebbe inizio. Perché quando Mr. Afro riaprì gli occhi, si trovò disteso a terra e piuttosto lontano dalle rotaie. La prima cosa che vide, fu il viso di una bellissima donna, colorata come lui, che aveva il sorriso incorniciato da tanti riccioli di capelli scuri e profumati. Era stato salvato!
Della famiglia Casagrande non ne seppe più nulla, ma la donna l’aveva rassicurato e rimesso sulla giusta strada, trovandogli un lavoro bello e sicuro. Dopo qualche anno, lui quella donna la sposò e insieme fecero due splendidi bambini; e allora tutto andò bene: l’Italia era straordinaria, proprio come doveva essere.


Aina si alzò e lo baciò sulla fronte. “Già, proprio come doveva essere”.
Lui si raddolcì; “E adesso che si fa?”, chiese facendo dondolare Jamila sulle gambe.
“U attra ttoria!”, gridò lei, mostrando i denti nel suo dolce sorriso africano.
0e2d8e74-c715-4dbe-8bfc-838e51bbae17
« immagine » “Allora la bottiglia cadde, l’aereo volò, la capra morì, e la vecchia urlava parole incomprensibili. Poi, il buio. Fu così che finì per Mr. Afro. Però, in qualche modo fu anche così che ebbe inizio. Ma partiamo dal principio, che ne dici, vuoi conoscere La storia?”. Sorrise. La picc...
Post
14/01/2018 17:08:52
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    5

Commenti

  1. valchiria1978 29 gennaio 2018 ore 15:17
    è meravigliosa...com'è meraviglioso che la vita ,possa essere raccontata ad un bambino ,come la favola più bella.
    un sorriso.
  2. Limite.Esente 29 gennaio 2018 ore 15:28
    @valchiria1978 Sei la prima a commentare questo pezzo e ti ringrazio davvero. A volte, anzi spesso, sognare e far sognare è l'unica alternativa alla pesantezza di certe vite.
  3. valchiria1978 29 gennaio 2018 ore 16:34
    Hai pienamente ragione ,le problematiche che la vita ci pone ,andrebbero prese con un pò di leggerezza... logicamente laddove fosse possibile.
    vivremmo tutti decisamente meglio :-)
  4. Limite.Esente 29 gennaio 2018 ore 16:37
    @valchiria1978 scrivo proprio per questo; rendere la vita meno pesante a chi ha voglia di lasciarsi trasportare. Peccato che la maggioranza sia masochista.
  5. valchiria1978 29 gennaio 2018 ore 16:42
    oh sì ...io ne conosco parecchie di persone masochiste...alle persone piace ,stare male ...per potersene lamentare ..e a me spiace, spesso cerco nel mio piccolo, di dare uno scossone... ma come si dice: non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire ...comunque c'è anche chi sa apprezzare le gioie che la vita e la voglia di vivere ci da.
  6. valchiria1978 29 gennaio 2018 ore 16:44
    tu scrivi molto bene e arriva quello che vuoi trasmettere ...ed è bella la motivazione che ti spinge a farlo :-)
  7. Limite.Esente 29 gennaio 2018 ore 16:54
    @valchiria1978 grazie ancora cara :*
  8. valchiria1978 29 gennaio 2018 ore 16:56
    prego :-)
  9. fuoco.freddo 27 ottobre 2018 ore 18:39
    scrivi bene...scrivi il bello
  10. Limite.Esente 27 ottobre 2018 ore 18:43
    @fuoco.freddo Ti ringrazio, fa piacere avere lettori che non si limitino a Novella 2000 (esiste ancora?)
  11. fuoco.freddo 27 ottobre 2018 ore 18:46
    credo che ora l'abbiano chiamata Novella 3000...ma non son sicura
    forse avrai capito che non son lettrice appassionata di tali delizie
    il tuo blog invece si fa leggere
    complimenti
  12. Limite.Esente 27 ottobre 2018 ore 18:48
    @fuoco.freddo Allora grazie 3000 in barba alla sedicente Novella! Spero tu legga anche altro e, in ogni caso, ogni commento è ben accetto!
    Grazie ancora, paradosso!

Scrivi commento

Fai la login per commentare

Accedi al sito per lasciare un commento a questo post.