QUEI MIEI 11 ANNI (RACCONTO SCRITTO A MACCHINA NEL 1992)

10 ottobre 2018 ore 02:40 segnala



Spolverare, spacchettare, scavare: a volte si torna indietro anche senza volerlo e per qualche momento, in quel momento, vorremmo restare così indietro, abbastanza da poter rivivere quel frammento.

Questo è il primo romanzo che iniziai a scrivere a undici anni con una vecchia macchina da scrivere appartenente a mio nonno, sulla quale passavo la maggior parte del tempo libero dopo la scuola: l'originale è battuto su fogli a righe scolastici che ancora profumano di ingenuità e voglia di sognare, volare, creare, vivere senza dimenticare.
Quando portai queste prime pagine a scuola, orgoglioso, per farle leggere alla mia maestra, beh... fu il momento in cui probabilmente decisi che potevo fare grandi cose: lei mi diede del bugiardo, asserendo che fosse impossibile avessi scritto io quelle righe e allora per me diventò impossibile che quella potesse darmi del bugiardo.
Nacque Oz, ma questa è un'altra storia.

Buona lettura.


IL PRINCIPE DELLA LUNA PIENA


Era il 1865 nella piccola cittadina di Jackson Ville, a confine tra Germania e Francia, ove si estende la grandissima e tetra “Foresta nera”. Molti parlavano di quella foresta come un luogo misterioso, dimora di ferocissimi lupi grigi. Altri, invece, raccontavano di leggende e dicevano che da qualche parte in quella foresta si aggirasse un terribile lupo mannaro.
Comunque nessuno sa se queste siano leggende o verità.
In quel tempo per via di queste storie il famigerato dottor Prisle Wacchynson studiava la licantropia e le conseguenze che avrebbe avuto sull’uomo.
Sabato 19 dicembre 1865. Robert Wallaby, studente all’università di Oxford, Londra, arrivò in Germania per terminare i suoi studi sul comportamento dei lupi. Arrivato alla stazione di Tiremberg con l’ultimo treno, si apprestò a prendere la prima carrozza che vide.
Salito, disse al cocchiere di portarlo nella cittadina confinante con la Francia (J.Ville), all’università, dove lo avrebbe aspettato il suo amico: il Dr. Prisle Wacchynson. Così avviandosi verso Jackson Ville il cocchiere fece alcune domande a Robert.
Gli chiese con voce cupa e profonda: -Sir, di dove è lei ?
Egli rispose: -Di Oxford signore, ma perché me lo chiede ?
L’uomo tacque.
Intanto arrivarono davanti alla macabra “Foresta nera”.
Il cocchiere fermò la carrozza, prese le valigie del ragazzo e le scaraventò a terra. Robert chiese stupefatto: -Ma perché ha fatto questo ?
La sola cosa che disse fu: -Farà bene a guardarsi le spalle.
Così l’uomo fece dietrofront con la carrozza e fuggì via con una nube di polvere dietro di sé. Rimasto solo, Robert, raccolse le sue valigie da terra e iniziò ad incamminarsi per un sentiero attraverso la foresta, che lo avrebbe portato direttamente a J.Ville. Intanto vide che l’orologio segnava le otto e si sarebbe dovuto affrettare perché non molto più tardi sarebbe calata la notte.
Gli alberi secolari lo facevano rabbrividire al solo sguardo.
Poco dopo la notte era calata e la luna era ormai alta, coperta solo da qualche nuvola, mentre il vento soffiava terribilmente forte; ma lo sconforto più grande era rappresentato dall’inizio di un temporale. Intanto da lontano scorse una luce fioca, proveniente da una vecchia casa, probabilmente. Avanzando cautamente arrivò davanti alla casa, bussò ma nessuno aprì.
Occhieggiando da una finestra notò che non vi era anima viva e si apprestò ad entrare. Con sua grande gioia Robert vide che il fuoco era acceso; posò le sue valigie e volle riscaldarsi, dato che la pioggia lo aveva inzuppato. Era passata ormai un’ora da quando si era appisolato dinnanzi al camino. Pian piano, ancora scombussolato, andò a scrutare attraverso i vetri della finestra e fu abbagliato da una bellissima e lucente luna piena. Comunque, anche se l’acquazzone era passato decise di trascorrere la notte nella baracca.
Stava per riaddormentarsi quando uno strano ed agghiacciante ululato lo fece sobbalzare. L’ululato si ripetè per ben sei volte mentre si avvicinava sempre di più. Robert ebbe una folle paura: riprese i suoi bagagli e si rimise in cammino per il sentiero. Non erano passati che pochi minuti quando una strana creatura simile ad un lupo di grande stazza gli balzò contro. Robert dalla paura rimase paralizzato a terra; la bestia digrignando i denti lasciò sgorgare dalle sue labbra un fiotto di bava, assumendo anche una posizione a quattro zampe: aveva gli occhi rossi come se delirasse. Con poche forze, Robert cercò di scappare ma la bestia gli sferrò un colpo con i suoi possenti artigli, ferendolo al petto. Fulmineamente il ragazzo tentò di prendere la pistola dalla giacca ormai sporca del suo stesso sangue, ma l’animale gli sferrò un altro colpo in viso. Robert stava per abbandonarsi del tutto quando all’improvviso si udì uno sparo e la bestia, con il suo ultimo respiro affannato, cadde a terra morta.
Con suo grande stupore Robert si voltò e vide un cacciatore che si trovava lì per caso. Il cacciatore diede la mano a Robert e lo aiutò ad alzarsi dicendo: -Era ora, quella fottutissima bestia è capitata proprio nelle mie mani; a proposito, come ti chiami giovanotto ?
Il ragazzo rispose:- R-R-R-R-Robert Wallaby. Mi vuole spiegare di che razza di animale si tratta ?
Il cacciatore rispose:- Beh, io non saprei, comunque potrebbe leggere questo annuncio se le interessa !
Il cacciatore porse il giornale a Robert, che sfogliando le pagine trovò la notizia con su scritto: “Vari cacciatori di Jackson Ville si sono messi d’accordo per battere ogni angolo della Foresta nera e trovare l’orribile bestia che già da qualche anno si aggirava nei paraggi”. Dopo aver letto quell’annuncio, R.W. decise di andarne a parlare con il dottor Wacchynson e di farsi visitare, per vedere le conseguenze che gli avrebbero portato quelle ferite. Robert chiese al cacciatore se, gentilmente, la mattina seguente lo avrebbe accompagnato a J.Ville.
Domenica 20 dicembre. Il sole splendeva brillantemente sul cielo della cittadina, mentre Robert correva a più non posso per andare all’università di Saint Just. Appena entrato, chiese alla segretaria dove si trovasse lo studio del Dr. Wacchynson. La signorina gli rispose: -Vediamo un po’ ! Ah, si ! Ha lasciato l’università proprio ieri mattina presto, comunque ha lasciato un messaggio per un certo Wallaby.
-Oh, sono proprio io, vado subito !
Aperta la porta dello studio, con suo grande stupore, vide che i libri, i documenti ed i vari appunti erano completamente stracciati; per terra una bottiglietta con su scritto “Lupus in Fabula”. Era accaduto qualcosa di orrendo ! E del messaggio non vi era alcuna traccia, ma decise comunque di portare la bottiglietta con sé.
In un primo momento decise di lasciare i suoi bagagli nel Motel “Royal” di Jackson Ville, dopodiché si sarebbe incamminato verso la vecchia casa del cacciatore situata nel cuore della foresta.
Raggiunta l’abitazione dell’uomo, bussò e venne accolto da costui con grande sorpresa. Robert, anche se rimasto senza fiato, trovò le parole per dirgli: -senta, buon uomo, sa tradurmi la scritta su questa bottiglietta ?
Il cacciatore rispose:- Ma tu non sei il ragazzo che ho aiutato ieri notte ?
Robert annuì facendo cenno con il capo. Il cacciatore lo accontentò dicendogli: -Non riesco a crederci ! qui sopra c’è scritto, ma forse tu non mi crederai, “licantropia genetica”.
Robert, stupito, rispose:- Solo ora capisco come mai lo studio del Dr.Wacchynson era così in disordine !
Il cacciatore tirò fuori dalla tasca dei pantaloni un fogliettino poco rovinato e lo diede al ragazzo dicendogli: -L’ho trovato in mano a quella bestiaccia pelosa, ed è intestato a te.
Il ragazzo esclamò: -Come sospettavo, qui vi è scritto “Caro Robert, confrontando i vari gruppi sanguigni di due licantropi da me ritrovati ai margini della Foresta nera, ho trovato una specie di ricetta in grado di alterare geneticamente ogni parte del corpo facendogli assumere sembianze lupesche; ora ti saluto. P.W.”.
Il cacciatore chiese a Robert cosa significasse tutto questo ma Robert rispose:- Ora non posso spiegarti, ti saluto.
Mentre si incamminava verso la cittadina più vicina, per concedersi un po’ di riposo, si sentì stranamente bruciare il petto mentre un po’ di sangue fuoriuscì dalla ferita sul viso.
A poco a poco le forze lo abbandonarono, fino al momento in cui svenne.
Dopo varie ore, riaprendo gli occhi, si accorse di essere in un ambiente alquanto anomalo:
-Ma dove diavolo… ?
Robert notò di trovarsi in una stanza con una finestra che affacciava su un giardino verdeggiante.
Ad un tratto, dalla porta entrò una signorina che fin dal primo sguardo affascinò Robert; ella posò la propria cartellina sul comodino affiancato al letto del ragazzo e gli chiese con voce dolce: -Tutto bene signor Wallaby ?
Il ragazzo rispose di si e imbarazzato ribattè:- Come mai mi trovo qui ?
-Si trova nell’ospedale di “Santa Claire”, perché ieri mattina verso le undici ha avuto degli strani disturbi, per via delle sue ferite.
Cominciando a ricordare qualcosa, il ragazzo volle anche sapere se avevano analizzato un po’ del sangue che aveva perso dalla ferita; la ragazza andò a controllare e rientrò nella stanza insieme al dottor Stevenson, noto chirurgo di J.Ville, con in mano un piccolo contenitore analitico.
Il ragazzo domandò:- Cos’è quello ?
Il dottore rispose:- Il risultato delle sue analisi, e come ho potuto capire nel suo sangue vi sono degli strani ormoni che si moltiplicano con una velocità incredibile.
Robert sbalordito rispose di non credere alle sue parole; il dottore lo contrariò mostrandogli la sua cartella clinica. Robert vide che vi era scritto anche che la notte precedente, inconsciamente, aveva dimostrato una notevole forza aggressiva ed uno strano liquido biancastro gli era scivolato dalla bocca fino a bagnare le lenzuola.
Imbestialito, Robert, si vestì in fretta e furia e di corsa lasciò l’ospedale. Decise, dato che il dottor Wacchynson ormai era morto, di avviarsi verso il porto e salpare per la Gran Bretagna con la “Big Nelson”.
Dopo aver preso tutti i suoi bagagli da dove li aveva lasciati, andò al porto con una carrozza. Dopo due ore arrivò al porto, salutò l’uomo che lo aveva accompagnato e si inoltrò attraverso la marea di persone che attendevano in fila per pagare il biglietto.
Preso il biglietto e salito a bordo, Robert decise di andarsi a riposare nella sua cabina. Dormì fino a l’una di notte finché lo svegliò quel solito dolore al petto. Robert si alzò di scatto e si accorse con malcontento di sentirsi bruciare le mani. All’improvviso un urlo uscì dalla sua bocca, mentre le unghie si andavano pian piano allungando fino a lacerare la pelle delle sue dita. Intanto un’infinità di peli gli crescevano sulle braccia, mentre esse si deformavano a tal punto da diventare come zampe di un grande lupo.
Il viso si stava riempiendo di tagli e rughe fino al momento della sua conformazione, la quale lo allungò fino a fargli assumere la forma del muso di una terribile bestia. Le orecchie sembravano volersi allungare per proprio conto, mentre l’allineamento dei denti cambiava ogni secondo di più.
Dai suoi occhi uscivano delle lacrime, come se volesse fermare quel terribile incubo e la sua schiena veniva curvandosi sempre più, nel momento in cui Robert cadde a terra e con un terribile ringhiare capì che non aveva più niente di umano. La luna piena risplendeva sul cielo dell’Atlantico e nessuno sapeva dello spaventoso incombere che si aggirava sulla nave.
Il capitano Nelson si rivolse al suo cane:- Ma che cavolo hai da abbaiare, per i sette mari !
Il cane iniziando a ringhiare si mise a correre verso l’altro lato della nave.
Il capitano non si accorse neanche dello strano comportamento di Moby e se ne restò tranquillamente sulla propria sedia fischiettando. Ad un certo punto il cane non si sentì più abbaiare, ma bensì guaire; esso vide gli occhi infuocati del lupo mannaro che prendendolo con i suoi lunghi artigli lo trapassò dal torace fino alla schiena, mentre con le sue zanne gli si avventò alla gola strappandogli la giugulare.
Nelson, nel frattempo, vedendo che il suo cane non faceva più ritorno nella sala comandi, si innervosì e alzandosi dalla sedia decise di andare a controllare. Mentre vagava per il corridoio centrale udì una specie di respiro molto profondo.
Entrato nell’ala ovest della nave sentì un odore che assomigliava a quello della carne putrida; continuando a camminare, inciampò in qualcosa di molle e per via del buio non capì cos’era. Dopo aver acceso la luce, vide che Moby era disteso a terra con il torace trapassato da parte a parte e la giugulare lacerata in un bagno di sangue.
Un brivido di freddo e di paura lo percorse per tutta la schiena. Nell’istante in cui si girò, notò di trovarsi dinnanzi ad una terribile creatura con il sangue del povero Moby che gli colava dalla bocca. Il capitano pensò: “Oh Dio mio ! che razza di scherzo è mai questo ? Ah, ho capito ! deve essere un nuovo film dell’orrore che stanno girando proprio su questa nave”. Con uno scherno di risata si voltò e se ne volle andare. Stava facendo un solo passo, quando l’enorme licantropo con una zampata gli mutilò una gamba in modo da farlo cadere per terra. Nelson cercò di scappare affidandosi alla gamba che gli era rimasta, ma senza successo per via della rapidità del lupo che sferrandogli un altro colpo sul viso lo sfregiò; lasciandolo senza tregua lo azzannò al ventre facendogli fuoriuscire le interiora. Infine, con un secondo morso al collo il sangue schizzò su tutte le pareti con una pressione incredibile. Dopo qualche istante, la bestia cadde a terra e con una metamorfosi simile alla precedente ridivenne umana.
Lunedi 21 dicembre. Stranamente Robert capì di trovarsi nella sua camera, mentre un uomo dall’aspetto incerto disse al ragazzo:- Sveglia ! siamo giunti al porto di Dover.
Ed egli:- ah, si ! mi preparo e arrivo subito.


E ANCORA SORRIDO A PENSARCI, CONTINUANDO A SCRIVERE!

dbc2373b-b792-473e-b80a-2e882e17714e
« immagine » Spolverare, spacchettare, scavare: a volte si torna indietro anche senza volerlo e per qualche momento, in quel momento, vorremmo restare così indietro, abbastanza da poter rivivere quel frammento. Questo è il primo romanzo che iniziai a scrivere a undici anni con una vecchia macch...
Post
10/10/2018 02:40:58
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote

Commenti

  1. Silente.Melodia 10 ottobre 2018 ore 22:56
    non perdere mai la voglia di sognare e di fare ciò che ti rende "vivo"

Scrivi commento

Fai la login per commentare

Accedi al sito per lasciare un commento a questo post.