Igrometria zen

15 agosto 2017 ore 23:02 segnala


Si dice che le persone abbiano un innato desidero di conoscere la verità, ma ai miei occhi sembra più che vogliano credere come verità ciò di cui essi sono convinti.
In altre parole, è solo secondario quale sia veramente la realtà.
Semmai una delle mie menzogne accattivanti dovesse guadagnarsi la vostra fiducia, non avreste problemi a ritenerla vera. Oppure, se affermassi qualcosa di sospetto seppur vero, per paura di incappare in un mio raggiro, riporreste fiducia alla bugia sua contraria.
Perciò... Permettetemi di narrarvi quest'ultimo racconto dove, vi avverto fin da subito, ho intenzionalmente inserito un volontario errore in una complessa rete di verità e bugie.
Vi consiglio di rimanere dubbiosi e di avere un cuore di pietra mentre leggete e di armarvi di molta attenzione per distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è.
Spero che, raggiungendo il finale, possiate intravedere il mio imbroglio svelando il trucco alle sue spalle arrivando infine ad esclamare "Ti ho scoperto!".
Me lo auguro per voi dal profondo del cuore.
Se ne avessi uno, ovviamente.
E se io esistessi, ovviamente.
Iniziamo questa storia, dunque: il mio più grande inganno!
Però, lo capirete anche voi, tutto questo potrebbe essere un menzogna...

Quel giorno stavo visitando un famoso santuario in una località dell'Oriente.
Era il primo giorno dell'anno del loro calendario e, come da consuetudine, molti credenti si erano recati in quel luogo affollato per la tradizionale visita di preghiera volta a propiziare le virtù di di buona salute e prosperità per il un nuovo ciclo annuale.
Me ne stavo in disparte ad osservare le persone avvicinarsi all'offertorio e gettare per capriccio il loro prezioso denaro come se fosse spazzatura, quando alle mie spalle udii le voci di due persone.
Due monaci del Culto. L'anziano, a vedersi sicuramente saggio e dalla filosofia navigata, flemmatico nel passo così come nei suoi insegnamenti, accompagnato dal ingenuo novizio, desideroso di apprendere in modo inequivocabile quale fosse la più retta via da seguire per raggiungere l'illuminazione tramandata dal grande asceta fondatore della religione in cui crede.
Naturalmente, chiunque avrebbe scorto l'aura di magnificenza del profeta reincarnatosi nell'adolescente iniziato, anche se ancora velata dall'inesperienza del suo ricettacolo mortale.
Palese era anche la missione del vecchio maestro, giunto dalla capitale del Culto per una lunghissima ricerca del nascituro che avrebbe portato in sè l'anima del venerabile santo, trovandola in quel giovane iniziato.
Mentre passeggiavano nei miei pressi, i due stavano evidentemente discutendo del viaggio che li avrebbe portati al monastero sulla grande montagna, dove in qualità di vascello del benedetto capostipite, il ragazzo avrebbe dovuto apprendere i più profondi insegnamenti della religione e guidare il credo fino alla sua morte.

"Com'è il paese della grande montagna?" chiese il giovane davvero curioso, ma anche turbato dalla novità a cui avrebbe dovuto prepararsi.
Senza scomporsi, il vecchio gli rispose con una voce pacata e sognante mentre con lo sguardo osservava un punto imprecisato all'orizzonte.
"Sai..." disse "Anche io feci una domanda non dissimile al mio maestro, il tuo predecessore. Vuoi ascoltare il suo insegnamento?"
"Lo desidero davvero, maestro." rispose raggiante nell'apprendere le parole del saggio.
"Era un giorno d'inverno, poco prima del ritiro spirituale quotidiano. Passammo nel giardino del tempio, dove alcuni iniziati si stavano sollazzando vicino ad una fontana, schizzandosi vicendevolmente con l'acqua della vasca. Chiesi al saggio se non era fredda quell'acqua visto che ci trovavamo nella stagione più fredda ed il monastero era costruito sulle pendici della grande montagna. Sai cosa rispose?"
"Ditemi, maestro."
"Non disse nulla. In compenso, si avvicinò a quei ragazzi, chiese in prestito un secchio che riempì alla fonte e mi rovesciò direttamente in testa. Poi sorrise e si diresse verso al tempio."
Seguì un attimo di silenzio e contemplazione.
"Capisci cosa intendeva?" chiese l'anziano rivolgendo lo stesso sorriso che quel giorno gli riservò il santo.
Il ragazzo si volse verso il punto all'orizzonte che il maestro stava scrutando, ci pensò alcuni attimi, poi rispose. "Sì, maestro. Ho capito il vostro insegnamento."

Con quella scarna parabola il vecchio monaco, al pari del profeta suo vate, voleva sottolineare come morale da trarre che non esistono parole o descrizioni capaci di surclassare la genuina conoscenza che un uomo può sperimentare da sè attraverso le esperienze che il mondo ci offre.
Una conclusione banale. Persino il più scarso tra i cruciverbisti avrebbe saputo ingegnarsi a esprimerla meglio. Non sembrava certo l'insegnamento di un famoso filosofo spirito guida di un intero culto.
Mi rivolsi anch'io con lo sguardo verso il punto vuoto all'orizzonte, certo di trovarci la troupe di qualche programma televisivo dedicato alle candid camera.
Ed è in quel momento che la consapevolezza si fece strada nella mia mente nelle vesti di un improbabile rewind facendomi rivivere quella scena di poc'anzi.

"Com'è il paese della grande montagna?" chiese il giovane davvero curioso, ma anche turbato dalla novità a cui avrebbe dovuto prepararsi.
"Me l'insegnò il mio maestro quando gli chiesi una cosa simile: freddo, umido e pieno di vecchi stronzi." rispose il maestro con una smorfia annoiata in viso.
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« immagine » Si dice che le persone abbiano un innato desidero di conoscere la verità, ma ai miei occhi sembra più che vogliano credere come verità ciò di cui essi sono convinti. In altre parole, è solo secondario quale sia veramente la realtà. Semmai una delle mie menzogne accattivanti dovesse g...
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15/08/2017 23:02:30
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Commenti

  1. vagarsenzameta 07 ottobre 2017 ore 17:46
    Troppo complicato non ci arrivo ,pero e un bel racconto ugualmente piacevole anche se non ne o scovato il significato.
  2. Living.End 07 ottobre 2017 ore 18:26
    Viene tutto spiegato nelle prime righe.

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