Oscar.

03 dicembre 2019 ore 20:14 segnala





A me serve un pubblico, per dar senso
alla noia,
per giustificar un cambio d'abito o la scelta d'un rasoio.
A me serve che su te rimbalzino motti e anatemi,
perchè tu giaccia accanto a me senza l'ansia di negar
ogni loro effetto.
A me non serve che mi corteggi; lo giuro,
ed è perciò che ammisi d'esser eunuco e omosessuale,
a te una sola chance....credermi o no...
ma nel dubbio....corresti via.
A me la vita dette tutto prima ancor di nascere,
e tolse altrettanto appena nato;
che mondo di stupidi nulla s'accostò e m'uccise,
persino la morte fu piu' attraente
dell'inerte deserto che ora
mi applaude.



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« immagine » A me serve un pubblico, per dar senso alla noia, per giustificar un cambio d'abito o la scelta d'un rasoio. A me serve che su te rimbalzino motti e anatemi, perchè tu giaccia accanto a me senza l'ansia di negar ogni loro effetto. A me non serve che mi corteggi; lo giuro, ed è pe...
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Solipsista.

02 dicembre 2019 ore 13:06 segnala



E questo ritmo che s'acquatta e prospera
concimato da esplosioni di commossa emozione,
sarebbe solo musica, è vero,
profusione di crome, di bemolli, manciate di consonanze, di dissonanze
ma messe lì, in quel preciso rigo,
ecco che disintegra quel poco di sicurezze rimaste.
E fermo sul ciglio della sera, nemmeno il pungicar della pioggia infastidisce;
quel principio di pianto percola e mesce umidore a nuvolaglie,
cos'altro aggiungere a tale bellezza
se non il mio miserrimo farfugliare d'amori persi e scordati?
Meglio un ritorno, mesto ma onorevole,
quello che direi, ora,
sarebbe orribil cacofonia.


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« immagine » E questo ritmo che s'acquatta e prospera concimato da esplosioni di commossa emozione, sarebbe solo musica, è vero, profusione di crome, di bemolli, manciate di consonanze, di dissonanze ma messe lì, in quel preciso rigo, ecco che disintegra quel poco di sicurezze rimaste. E fermo s...
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Solipsista.

02 dicembre 2019 ore 12:46 segnala



E questo ritmo che s'acquatta e prospera
concimato da esplosioni di commossa emozione,
sarebbe solo musica, è vero,
profusione di crome, di bemolli, manciate di consonanze, di dissonanze
ma messe lì, in quel preciso rigo,
ecco che disintegra quel poco di sicurezze rimaste.
E fermo sul ciglio della sera, nemmeno il pungicar della pioggia infastidisce;
quel principio di pianto percola e mesce umidore a nuvolaglie,
cos'altro aggiungere a tale bellezza
se non il mio miserrimo farfugliare d'amore persi e scordati?
Meglio un ritorno, mesto ma onorevole,
quello che direi, ora,
sarebbe orribil cacofonia.




Falsario.

30 novembre 2019 ore 16:43 segnala



Non le ho le parole,
gli aggettivi,
nemmeno i sostantivi, no,
e allora li conio,
rumoreggio con le idee e i sospiri,
"ti amicchio" in ombreggianti silenzi,
"nuvoleggi" tra stizziti rimproveri.
A che serve il silenzio,...
è una parete bianca,
una mano sulle labbra del cuore:
voglio far baccano,
guttureggiare tra i tuoi stupori:
lasciami fare...
è amore anche quello,
magari
un amoreggio.


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« immagine » Non le ho le parole, gli aggettivi, nemmeno i sostantivi, no, e allora li conio, rumoreggio con le idee e i sospiri, "ti amicchio" in ombreggianti silenzi, "nuvoleggi" tra stizziti rimproveri. A che serve il silenzio,... è una parete bianca, una mano sulle labbra del cuore: voglio f...
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Mourir d'amour.

25 novembre 2019 ore 22:08 segnala




Ti sei lasciata andare alla vecchiaia,
e la giovinezza se ne è andata in silenzio,
come un amante che al mattino si veste in silenzio
e in cucina beve il tuo caffè.
Ti sei stancata del volare d'una melodia
hai accorciato la distanza tra l'eterno e il tuo divano.
e ti riempi di vite d'altri,
vite di plastica, che odoran di muffa.
Hai smesso, per pigrizia, di pensare alla morte,
di partire per una crociata,
una qualunque pazzia che ti pieghi le gambe.
Hai smesso d'amare la vita di qualcuno che
non abbia il tuo sangue,
e t'accompagni a esseri che dicon sempre si
cuori calmi per i quali sei sempre un eroe.
E morirai senza neanche accorgertene
la smetterai di vivere, così, senza rimpianti;
non ci sarà tempo di averne,
purtroppo.



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« immagine » Ti sei lasciata andare alla vecchiaia, e la giovinezza se ne è andata in silenzio, come un amante che al mattino si veste in silenzio e in cucina beve il tuo caffè. Ti sei stancata del volare d'una melodia hai accorciato la distanza tra l'eterno e il tuo divano. e ti riempi di vite...
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E ti faccio incazzare: Cancro!

24 novembre 2019 ore 23:13 segnala


Questo io,
in perenne arrovellio se morire in un istante o vivere per l'eterno,
ma non per una sola vendita di idee, di stupide idee.
Questo io,
sono io, e lo sono da sempre, con le valige pronte, e una doccia da fare, sempre....con un pasto da mangiare e l'occhio torvo di chi brucia, dentro.
E' come un cancro che di metastasi riempie l'anima, come una guerra da combattere, un nemico da inventare, come l'attesa dell'alba, con le tenebre che salgono poco a poco, come un amore che non avrò mai, un amore che taccia e....m'ami.


Sembra che così tutto vada al suo posto,
i baci, le carezze nella loro casella,
i sospiri in fondo all'anima.

Pare che accussì,
Chistu scuro, fuss nott, e no pavura,
Pare,.... ma 'o ssaje, che nun è accussi',... no,
stu' vllut e malincunia, si tu,.... tu che nun stai accà,
o' ssaje.

Ed ora che pure il sonno, se ne è andato,
mi manca il gusto stazzonato d'un risveglio,
una nota dolce, una qualsiasi,
Pare che accussì.....



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« immagine » Questo io, in perenne arrovellio se morire in un istante o vivere per l'eterno, ma non per una sola vendita di idee, di stupide idee. Questo io, sono io, e lo sono da sempre, con le valige pronte, e una doccia da fare, sempre....con un pasto da mangiare e l'occhio torvo di chi brucia...
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Nel mare del cielo.

23 novembre 2019 ore 21:40 segnala



Quella cosa blu che si muove sotto di me.
Quel marasma di paure che ondeggia
che invita, che occhieggia e s'apre come un amplesso,
lo chiamano, mare.
E pare sempre un ritorno
un abbraccio d'un amico che t'aspetta al binario giusto,
con un certo anticipo, occhieggiando sulle teste della gente.
Quella cosa blu qualcuno lo chiama amore
ma è un bluff, un'invenzione:
è, ripeto, un ritorno,
un saperti viva tra le braccia di qualcuno
che nemmeno conosce
quel colore



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« immagine » Quella cosa blu che si muove sotto di me. Quel marasma di paure che ondeggia che invita, che occhieggia e s'apre come un amplesso, lo chiamano, mare. E pare sempre un ritorno un abbraccio d'un amico che t'aspetta al binario giusto, con un certo anticipo, occhieggiando sulle teste d...
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L'immenso viverti.

20 novembre 2019 ore 13:28 segnala


Il mattino sa di te, dell'eco delle tue ultime sillabe, delle illusioni che ho sciolto in bocca come una caramella d'anice che si ostina a sopravvivere nella mia bocca.
E il giorno succede a ore piu' chiare, e sfoca in quelle leggere nebbie che salgono come una preghiera al cielo, quelle che pregano Dio di darci tregua, di consegnarci al nulla, all'oblio, a una pace che esiste solo sui libri dove.... e vissero felici e contenti.
Viverti è stato immenso e l'immenso viverti è un album dei ricordi, chiuso nel trumeau dell'anima, e quella caramella sta finendo,.... purtroppo.

T'amo come un villico la sua terra,
con assiduità,
come la zappa il solco, come il sole il seme.
T'amo ogni giorno
al risveglio, nel caffè che gorgoglia nella cuccuma,
t'amo come il pastrano le mie spalle
nel freddo che pare una lama,
t'amo senza il dover amarti,
così, come il lampione che sa di spenger la luce
al primo chiarore.
T'amo perchè c'è monotonia nel ripeter
che quel fluido nelle vene
non è altro che il pensar a te,
che un giorno la smetterò di amarti.
Ma lo sai,
che sono un bugiardo.



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« immagine » Il mattino sa di te, dell'eco delle tue ultime sillabe, delle illusioni che ho sciolto in bocca come una caramella d'anice che si ostina a sopravvivere nella mia bocca. E il giorno succede a ore piu' chiare, e sfoca in quelle leggere nebbie che salgono come una preghiera al cielo, qu...
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Oceani di solitudini.

19 novembre 2019 ore 21:45 segnala



C'eravamo senza saperlo con linguaggi senza suoni
erano i venti delle urla che nelle gole gorgogliavano,
a richiamar anime che conoscevano il tempo.
C'erano i tempi che stritolavano la calma dei nostri idoli
c'erano gli amori che finivano nel nulla,
le stanchezze che pesavano sulle gambe, e le stagioni che volavan via.
Io non so se era giusto l'amar un'idea piu' del mio corpo,
se i tuoi occhi eran davvero di quel colore
o se era la mia anima a vederci vita.
Ora navighiamo a vista
in oceani di solitudini:
saremo come iceberg, mammuth,
ci scioglieremo tristemente al largo
mentre il mondo balla e beve gazzosa credendo di bere
champagne.



oceano di solitudini, dove scheletri di conchiglie vagano fra le onde.... durante una mareggiata che scompiglia la spiaggia assolata... sino al tramonto del sole mentre muore fra le braccia della luna...


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« immagine » C'eravamo senza saperlo con linguaggi senza suoni erano i venti delle urla che nelle gole gorgogliavano, a richiamar anime che conoscevano il tempo. C'erano i tempi che stritolavano la calma dei nostri idoli c'erano gli amori che finivano nel nulla, le stanchezze che pesavano sulle ...
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Da sempre e per sempre.

18 novembre 2019 ore 10:53 segnala


L'avresti immaginato il tuo cielo senza l'abbacinar dei miei sogni, senza l'ansia che c'è in te quando all'angolo della tua vita compaio con l'anima stretta tra le dita e il desiderio d'un tuo bacio scritto nel mio sguardo?
Da sempre e per sempre, stagione dopo stagione ci aspettiamo senza rincorrerci, senza un possesso che screpoli il lucidore dell'eccezionalità delle nostre vite, disgiunte ma indivisibili, comuni in una meravigliosa unicità, parto di un qualcosa che sia più, molto più, d'un banalissimo amore.
Da sempre e per sempre, giuriamo silenziosamente d'esserci ad ogni costo, di tramandare a esseri speciali la magica ricetta del sublimar bisogni d'immenso, di esser presenti anche in un altra vita, di non esser solo carne che sfalderà col tempo, ma incomparabil bisogno di esser sangue in sangue, saliva in saliva.
Da sempre e per sempre....



Ed io, invece, che una lingua per te avevo inventato,
io, dicevo,
tutto intuivo,
e prima ancor che il pensier tuo
avesse forma ,
prima che il peso del sonno sugli occhi si posasse,
con un guizzo, un avverbio ardito,
di nuova linfa ti riempivo, si che la soglia del dolore
più in la spostavo.
Nulla è più rumore nella stanza,
muta è l'anima, prono l'orgoglio, l'arguzia,
sei un cuore a metà,
tu li, a ricordar baci che non ti diedi,
io qui, vivo nei tuoi pensieri.
Da sempre e per sempre.


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« immagine » L'avresti immaginato il tuo cielo senza l'abbacinar dei miei sogni, senza l'ansia che c'è in te quando all'angolo della tua vita compaio con l'anima stretta tra le dita e il desiderio d'un tuo bacio scritto nel mio sguardo? Da sempre e per sempre, stagione dopo stagione ci aspettiamo...
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18/11/2019 10:53:30
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