La gattazza.

19 aprile 2018 ore 15:12 segnala



T'arruffi di inedie, di desideri,
e insinui quasi un frinir di fluido benessere,
ora spargi le membra su me quasi a voler esser me,
pari una calma, un fluir di rivoli in uno stagno,
un lento fluir che abbruna e scioglie la mia ansia.
Sei un gatto una anima, un giorno che verrà
e hai scelto me, ma non per sempre,
sei come i miei amori,
stagioni che nascono e muoiono a piacere,
sei la fine d'un giorno nei boschi,
qualcosa che a dispetto di me,
c'è.



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« immagine » T'arruffi di inedie, di desideri, e insinui quasi un frinir di fluido benessere, ora spargi le membra su me quasi ad esser me, pari una calma, un fluir di rivoli in uno stagno, un calmo fluir che abbruna e scioglie la mia ansia. Sei un gatto una anima, un giorno che verrà e hai sce...
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19/04/2018 15:12:50
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Parte di te.

18 aprile 2018 ore 16:21 segnala





Vorrei esser una tua lacrima,
e carezzarti la gota;
che c'è di più caro e amico
d'umore acqueo che il guardo t'annega?

È la parola d'un amico,
il dono più bello che un dio ti diede,
è la tua pena più grande,
quella che lui
porta per te.


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« immagine » Vorrei esser una tua lacrima, e carezzarti la gota; che c'è di più caro e amico d'umore acqueo che il guardo t'annega? È la parola d'un amico, il dono più bello che un dio ti diede, è la tua pena più grande, quella che lui porta per te. « video »
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Non mi sognerei mai di....

17 aprile 2018 ore 12:42 segnala




Non ti chiederei mai
di ballare con me,
no,
ma sognerei di sfiorar il caldo delle tue vertebre,
di esserti da guida
di porre il passo dinanzi al tuo.
No ti chiederei mai di compatirmi,
di toccare la mia fragilità,
di guardare una mia lacrima,
perchè esser quello che sono
se non hai voglia d'alzare lo sguardo
sulla mia ammirazione.
Non ti chiederei mai di guardare quel tramonto che ora
muore lì, davanti a me:
tu non hai occhi per guardare,
nè anime a corredo per i miei desideri.
Non mi sognerei mai di posare lo sguardo
sul tuo corpo, no,
non mi va che tu mi veda morire
di desiderio,
e nemmeno tu sappia che..
t'amerei lo stesso
nonostante te.


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« immagine » Non ti chiederei mai di ballare con me, no, ma sognerei di sfiorar il caldo delle tue vertebre, di esserti da guida di porre il passo dinanzi al tuo. No ti chiederei mai di compatirmi, di toccare la mia fragilità, di guardare una mia lacrima, perchè esser quello che sono se non hai...
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17/04/2018 12:42:38
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Si invecchia....

16 aprile 2018 ore 10:50 segnala





S'invecchia con l'invecchiar,
col frantumio d'ossa che s'accompagna a ragnatele
di sogni,
di viaggi mai fatti, di baci mai dati.

S'invecchia e poco si muore,
come il percolar insistente di brina che coagula,
come un frullar d'ali nella sera,
quando un dolor d'ossa panneggia la poltrona.

S'invecchia come una canzone dei Credence,
come la nebbia che scura sul lago,
come la volta che girasti il capo al mio bacio
come le migliaia di volte che ti desiderai.


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« immagine » S'invecchia con l'invecchiar, col frantumio d'ossa che s'accompagna a ragnatele di sogni, di viaggi mai fatti, di baci mai dati. S'invecchia e poco si muore, come il percolar insistente di brina che coagula, come un frullar d'ali nella sera, quando un dolor d'ossa panneggia la po...
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Se ne sai più di me....

13 aprile 2018 ore 21:03 segnala




Parlare della morte non è pessimismo, ma un voler esorcizzare il suo effetto negativo sulla personalità.
Eppure ogni volta che lo faccio, da persona sana, qualcuno cerca di zittirmi, quasi a rinfacciarmi una mancanza di rispetto verso qualcun altro che, per malattia,si avvicina ad essa, alla morte.
Ci sono argomenti, parole che sono tabù e l'ammonimento è quello di usarle solo in casi codificati, per non incorrere negli anatemi di qualcuno che conosce da vicino il dolore di una perdita o di una malattia.
Penso spesso alla morte, non come una iattura, ma come una naturale conseguenza di una vita giunta al capolinea,....e ci penso proprio per avvicinarmi ad essa, con la giusta predisposizione, sperando di aver pagato con onore i debiti (etici) con il prossimo, e se tu, ne sai più di me, non zittirmi, ma insegnami qualcosa.


La via degli orti.

07 aprile 2018 ore 11:09 segnala



E', ricordo,
quella che in ombra stà,
dietro le case, in nascosti patii,
e fu anche dove, i tuoi occhi, seguii,
dapprima come un ladro,
poi come amante.
Nell'orto,
rapido,
d'agosto cresceva il glicine, rifugio pulito,
strinsi piano le tue mani,
e il cuore urlò i suoi battiti;
tu sussurasti un si, ad occhi bassi,
io ti giurai a piedi scalzi
d'esser tuo, oltre,
ben oltre,
la morte.


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« immagine » E', ricordo, quella che in ombra stà, dietro le case, in nascosti patii, e fu anche dove, i tuoi occhi, seguii, dapprima come un ladro, poi come amante. Nell'orto, rapido, d'agosto cresceva il glicine, rifugio pulito, strinsi piano le tue mani, e il cuore urlò i suoi battiti; tu ...
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Forre e nembi.

05 aprile 2018 ore 15:30 segnala



In alto, molto piu' in alto, tra i nembi che ovattano i larici, le anime dei sogni, rincorrono le preghiere di chi, in basso, con rispetto alle cime, guarda.
Su sentieri morbidi d'aghi e foglie, sul ciottolo che sfugge al passo, su tutto quello che spiana in salite e ripidità, calca il peso di corpo allenato e calmo, nulla è un caso e il guardo precede l'intenzione....ritmo e preghiere, deglutendo un poco, ritmo e nenie spingono lievi tutta la pace che nella bisaccia ha trovato posto, il vento, di mezzana, sposta gocce che percolanti sibilano accanto alla mano.
Il vento rumoreggia tra le fronde, sibila nelle forre e curva in alto arruffando foglie di nebbia, il vento di mezzana sembra un fastidio, ma ti prende le mani e sussurra d'amori lontani, il vento di mezzana viaggia sul tuo passo, smuove i ricordi li spolvera e smeriglia le commozioni.
Resta poco al morir del sole; siedi ai piedi della roccia, e sogna la cima: domani sarà lei a guardare negli occhi l'amore che hai nel cuore.



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« immagine » In alto, molto piu' in alto, tra i nembi che ovattano i larici, le anime dei sogni, rincorrono le preghiere di chi, in basso, con rispetto alle cime, guarda. Su sentieri morbidi d'aghi e foglie, sul ciottolo che sfugge al passo, su tutto quello che spiana in salite e ripidità, calca...
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05/04/2018 15:30:48
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Immortalità.

03 aprile 2018 ore 21:23 segnala


Quello che mi lasci, senza saper di farlo, è un vagar per strade già percorse, con passo silente, in sere tutte uguali, senza apparenti stimoli, senza brilliii di lucidità. Ma è pur sempre tanto: un profumo d'eternità, di elegiaca immortalità.

È un me che non conoscevi,
un fronzolo avanzato di una festa,
sono ciò che non sarei dovuto essere,
un'aria di operetta in teatrino di periferia.


Quello che mi lasci è un segnale di libero che non vuol dire nulla, un semaforo sempre giallo, uno star qui ad aspettar un tram che non arriva, che non esiste. Quanto t'è costato quell'esser così irraggiungibile, quanto il non ascoltar più i miei canti....e quanto il resister, a non carezzar la mia anima? Poco,...tanto,...chissà.

Senza anima un cuore batte per inerzia,
e le nostre strade corrono parallele,
il tuo mare e i miei monti, seguon le loro vie,
ma quella luna lassù è la stessa
da me, da te,
una unione,
un giuramento.
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« immagine » Quello che mi lasci, senza saper di farlo, è un vagar per strade già percorse, con passo silente, in sere tutte uguali, senza apparenti stimoli, senza brilliii di lucidità. Ma è pur sempre tanto: un profumo d'eternità, di elegiaca immortalità. È un me che non conoscevi, un fronzol...
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03/04/2018 21:23:17
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Non ti aspetto.

01 aprile 2018 ore 23:00 segnala



Che ci faccio qui,
la vita a rigirar tra le dita,
ora che i pensieri sono....esauriti, stanchi,
ora che i contorni del tuo viso,
sbiadiscono.
Non ti aspetto piu',
non so piu' farlo,
non riesco piu' ad amar i tuoi ricordi.
No, non ti aspetto piu'.



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« immagine » Che ci faccio qui, la vita a rigirar tra le dita, ora che i pensieri sono....esauriti, stanchi, ora che i contorni del tuo viso, sbiadiscono. Non ti aspetto piu', non so piu' farlo, non riesco piu' ad amar i tuoi ricordi. No, non ti aspetto piu'. « video »
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01/04/2018 23:00:59
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Posti.

30 marzo 2018 ore 22:14 segnala


C'eran i corpi, e, forse le idee,
c'era il sole e il sale nell'aria,
c'era la frescura di una cripta, le odi di vecchie preghiere,
c'era il tuo sudore, il mio sguardo rapace,
e quei baci nell'ombra che sapevan di anice.

Eran posti, reliquie come catacombe cristiane,
eran fragranze, colori, speranze,
e il sapor dell'eterno che si spandeva tra noi,
in quel tremor di calura, di ombrosi patii,
eran anche quelli,... posti.

Non amar me, ma quei luoghi dove giurasti
d'amarmi,
dove i limiti si spostaron in alto,
molto,
non amar me, non il color dei miei occhi,
non il sanguinar del cuore, la pervicacia,
e null'altro che non sia il rimpianto
di quei posti.



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« immagine » C'eran i corpi, e, forse le idee, c'era il sole e il sale nell'aria, c'era la frescura di una cripta, le odi di vecchie preghiere, c'era il tuo sudore, il mio sguardo rapace, e quei baci nell'ombra che sapevan di anice. Eran posti, reliquie come catacombe cristiane, eran fragranze, ...
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