Questione di sopravvivenza.

25 febbraio 2017 ore 12:36 segnala





Perchè,.....lo intuisci,vero?
E' solo una questione di sopravvivenza, il non voler sapere,
che sarà sempre la stessa cosa,
la stessa malia che incancrenisce volontà e logica.
E' un bisogno, un magone che, stridulo, raspa in gola,
come il fastidio d'aver addosso una maglia di troppo,
come il bisogno d'acqua, alla notte,
senza averla là, sul comodino.
Resta in te, vivo, il sommesso monito,
dentro,
in fondo,....

"resta vivo, tutto passa,.....tu, per te, no, tu non passi".

Parlerai ai tuoi rimorsi, balbettando scuse,
tu lo sai, che continuerai
a prenderti per il culo,
dicendoti cheè solo una questione di sopravvivenza,
che lei o un'altra, è lo stesso,
che anche lei, in fondo,
vive, perchè ha un cuore.
Questione di sopravvivenza.


Per le altre cose posso pagare,
posso aver pelli che s'increspan,
schiene che s'incurvan e unghie nella carne
Per tutte le altre cose, si, posso pagare,
e restar calmo e quieto mentre scelgo la merce,
posso chiamarla con il tuo nome o non guardar il colore dei suoi occhi,
posso guardar la pioggia e vederci solo acqua,
o non fermarmi su una autostrada per sentire la tua voce.
Posso pagare tutto, non ciò che sognavo,
per quello, a sera, ho mille e più scritti:
basteranno,....
chissà.


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« immagine » Perchè,.....lo intuisci,vero? E' solo una questione di sopravvivenza, il non voler sapere, che sarà sempre la stessa cosa, la stessa malia che incancrenisce volontà e logica. E' un bisogno, un magone che, stridulo, raspa in gola, come il fastidio d'aver addosso una maglia di trop...
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La gatta..

23 febbraio 2017 ore 17:23 segnala


T'arruffi di inedie, di desideri,
e insinui quasi un frinir di fluido benessere,
ora spargi le membra su me quasi ad esser me,
pari una calma, un fluir di rivoli in uno stagno,
un calmo fluir che abbruna e scioglie la mia ansia.
Sei un gatto una anima, un giorno che verrà
e hai scelto me, ma non per sempre,
sei come i miei amori,
stagioni che nascono e muoiono a piacere,
sei la fine d'un giorno nei boschi,
qualcosa che a dispetto di me,
c'è.


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« immagine » T'arruffi di inedie, di desideri, e insinui quasi un frinir di fluido benessere, ora spargi le membra su me quasi ad esser me, pari una calma, un fluir di rivoli in uno stagno, un calmo fluir che abbruna e scioglie la mia ansia. Sei un gatto una anima, un giorno che verrà e hai scel...
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La zucca.

22 febbraio 2017 ore 21:10 segnala



Come un ricamo dorato,
una spalmata di assoluto nulla,
abbracciarti è annaspare nel vuoto.
Come? In quale lingua dirti
t'amo?
Come immaginare un tramonto, un film commovente
a te abbracciato,
come benedire il mattino che ti offre al mio letto?

Rimarrai un colore,
arancio,
si, una zucca,
un otre di semi, di "lo faccio dopo"
un qualcosa per cui, mai,
morire per un
si.

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« immagine » Come un ricamo dorato, una spalmata di assoluto nulla, abbracciarti è annaspare nel vuoto. Come? In quale lingua dirti t'amo? Come immaginare un tramonto, un film commovente a te abbracciato, come benedire il mattino che ti offre al mio letto? Rimarrai un colore, arancio, si, una z...
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Parole di nEve.

21 febbraio 2017 ore 21:27 segnala


Cosa era la tua voce?
Cosa s'affastellava nei cuori dei tuoi eroi se non desiderio?
E così siam persi e vuoti
i tuoi silenzi paion odio, rancore,
tu che il sorriso avevi in punta di cuore,
che entrarvi nelle vite di noiose giornate,
ora pari una carta spiegazzata e sporca.
Il tuo silenzio è una resa,
un considerare nulla quello che pensi.
Le parole di nEve, mancano, latitano,
alla nostra tavola il tuo posto è lì,
entra dalla porta del cuore
e torna a sorrider con le tue
parole.


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« immagine » Cosa era la tua voce? Cosa s'affastellava nei cuori dei tuoi eroi se non desiderio? E così siam persi e vuoti i tuoi silenzi paion odio, rancore, tu che il sorriso avevi in punta di cuore, che entrarvi nelle vite di noiose giornate, ora pari una carta spiegazzata e sporca. Il tuo sil...
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Tant l'aria sà da cagnà.

21 febbraio 2017 ore 16:47 segnala



Si, quello che prima, in intuizioni e desideri si accoppia a ragionamenti e progetti, quello che le razionalità nascondono dietro tendaggi, pesanti e occlusivi, quello che solo al tuo io, confessi, meravigliandoti della potenza del tuo sesso, che esclude ogni forma di ragionamento, quello, dicevo, è il vero rapimento, quello,.... tutto questo, precede:

Spogliati,
e a passi lenti
segna il tuo territorio
sul piancito, lordo
dei nostri desideri.
Schiaccia la tua carne
contro la mia, e il fresco ascolta,
irrigidire sui tuoi lombi,
scaverò tunnel di godimenti
nel tuo grembo che trema.
Quella grossa vena
sulla tua fronte,
anticiperà, di poco, le tue
urla:
non avrò pietà dei tuoi sensi,
e le tue lacrime, insieme,
berremo.



e quello che c'è dopo, non è nulla, nulla che valga la pena descrivere, perchè tutto di te, è già morto, dimentico di ogni promessa.

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« immagine » Si, quello che prima, in intuizioni e desideri si accoppia a ragionamenti e progetti, quello che le razionalità nascondono dietro tendaggi, pesanti e occlusivi, quello che solo al tuo io, confessi, meravigliandoti della potenza del tuo sesso, che esclude ogni forma di ragionamento, ...
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Gli altri.

21 febbraio 2017 ore 08:59 segnala



Uno scrigno nuovo, ogni giorno,
una sorpresa, un dolore, una gioia,
li ritrovo ad aspettarmi là, nella strada,
curvi o fieri, sorridenti o tristi,
gli altri,
tanti me, di colore diverso,
perchè il mio io non finisca con il mio corpo,
ma si spanda in giro per i prati, per le vie, per i cieli,
gli altri,
una essenza, un odore, una lucentezza,
gli altri,
la mia idea di eternità.
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« immagine » Uno scrigno nuovo, ogni giorno, una sorpresa, un dolore, una gioia, li ritrovo ad aspettarmi là, nella strada, curvi o fieri, sorridenti o tristi, gli altri, tanti me, di colore diverso, perchè il mio io non finisca con il mio corpo, ma si spanda in giro per i prati, per le vie, per...
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Ritrovarsi.

20 febbraio 2017 ore 22:29 segnala



Perché non riderne, si, di quelle infantilitá, perché non appropriarci di qualcosa che sembra ridicolo, perché non farne un'abito, un modo di viverci addosso?
È cosi meravigliosamente inutile; tu sei ritta e fiera quando ti incazzi per ombre e presenze, e dolce e lucente di pianto, quando t'avvolgi di un mio t'amo, come se, il dolore di saperti prona e dolente, non fosse già una punizione, per me.
Siamo due adolescenti, in una stanza semibuia....delle nostre bellezze i contorni intuiamo, dei difetti, nulla vediamo, non abbiamo tempo di invecchiare, e nemmeno di morire.
Restiamo così, piu' a lungo possibile: tra poco il tempo, avrà la meglio su di noi.

Manchi alle idee,
manchi ai sospiri,
e par di sprecar infinità d'amore,
se non sapessi dirlo, con queste righe.

Manchi, anche a chi già ti ha,
quando pensa che io, ti voglio,
e che, forse,
a me verrai, prima o poi.

Manchi.


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« immagine » Perché non riderne, si, di quelle infantilitá, perché non appropriarci di qualcosa che sembra ridicolo, perché non farne un'abito, un modo di viverci addosso? È cosi meravigliosamente inutile; tu sei ritta e fiera quando ti incazzi per ombre e presenze, e dolce e lucente di pianto, ...
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20 febbraio 2017 ore 06:05 segnala



Sono stanco,
stanco di vivere,
di chieder qualcosa ora che
non ho voce.
Sono stanco di veder partire i miei amori,
di dar loro appuntamenti in stazioni che
non esistono,
sono inutile e spento come un'idea di eterno
al capolinea di un tram che non passa più.
Sono stanco di vivere
quando il morire è l'ultimo amore,
eri tu il mio coraggio,
tu il respiro
d'un immenso che più non esiste.



Quanto mi fu caro l'invidiar l'argentinio della tua voce, quanto il tuo confonder amori con musiche e canzoni, non saprai mai.
Perchè ci sono carezze che voce non hanno e il loro senso si intende con qualcosa che, grazie a Dio, tu non hai.


Come quando non capisci,
quella sommossa di battiti strani...
è amore, credimi, un amore, ma....strano.

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« immagine » Sono stanco, stanco di vivere, di chieder qualcosa ora che non ho voce. Sono stanco di veder partire i miei amori, di dar loro appuntamenti in stazioni che non esistono, sono inutile e spento come un'idea di eterno al capolinea di un tram che non passa più. Sono stanco di vivere qu...
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Avrei voluto....

19 febbraio 2017 ore 21:33 segnala


Non volevo altro che
invecchiar con te,
contare i giorni, riconoscendoli tutti.
Non volevo altro che
le tue labbra sentir sulle mie,
contar le tue rughe e vederci qualcosa,
come buffe forme nelle nuvole.
Non volevo altro che
il tuo pianto ascoltar dal mio letto di morte,
vederti assorta a leggere le mie odi,
giocar ancora con la tua voce
che mi cerca.
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« immagine » Non volevo altro che invecchiar con te, contare i giorni, riconoscendoli tutti. Non volevo altro che le tue labbra sentir sulle mie, contar le tue rughe e vederci qualcosa, come buffe forme nelle nuvole. Non volevo altro che il tuo pianto ascoltar dal mio letto di morte, vederti asso...
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A scuola di sogni.

17 febbraio 2017 ore 17:07 segnala




Quel posto chiamato...memoria,
quel che muove sogni a vita
riempir.
Quell'antro chiuso alle stelle,
quel grumo di passione, di egoistico me,
quello che riconosce amori da conciliaboli, brusii,
quel pertugio stretto che porta al pulsar vitale
quel labirinto che scoraggia vanesi, arruffapopoli, istrioni,
sta lì, seduto ad aspettar qualcosa che come un vino
matura,
qualcosa da riconoscere nel tempo, senza fretta,
qualcosa che a champagne somigli,
non a "busciante" gazzosa.

A scuola di sogni
a desiderar d'esser un qualcosa che vive,
magari
un solo giorno,
ma quello giusto.

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« immagine » Quel posto chiamato...memoria, quel che muove sogni a vita riempir. Quell'antro chiuso alle stelle, quel grumo di passione, di egoistico me, quello che riconosce amori da conciliaboli, brusii, quel pertugio stretto che porta al pulsar vitale quel labirinto che scoraggia vanesi, ar...
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17/02/2017 17:07:24
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