Non passa.

09 gennaio 2017 ore 09:49 segnala


Ma che dici, che vai a pensare,.....no che non passa, è febbre, malaria, quasi peste bubbonica, no, accidenti, non passa, mi dibatto in qualcosa che pare sicurezza, ma il pensiero corre alle tue labbra, alle tue dita, a come sorridi, a quella ciocca che accarezza la gota, alla tua voce che trema nel dirmi che ti piacciono i miei occhi, che piangerai quando non ci sarò.

No che non passa, e a dir il vero, nemmeno lo voglio, mi par d'esser ubriaco senza aver bevuto, e rido, come uno scemo, e ti telefono, subito a dir che già mi manchi, che già cio' che eri, è un mito, una meteora, un....qualcosa che non passa.

Il tempo era vita che passava,...
uno specchio in cui si creavan rughe:
e l'amore divenne tempo,....
e l'attesa di te, divenne tempo
sino a che,... qualcosa inventasti,
qualcosa di alternativo:
era strano e dolce...
tu,
lo chiamasti,
bacio.



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« immagine » Ma che dici, che vai a pensare,.....no che non passa, è febbre, malaria, quasi peste bubbonica, no, accidenti, non passa, mi dibatto in qualcosa che pare sicurezza, ma il pensiero corre alle tue labbra, alle tue dita, a come sorridi, a quella ciocca che accarezza la gota, alla tua vo...
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Lugano.

08 gennaio 2017 ore 11:48 segnala


Se qualcuno mi chiedesse: portami in un posto,...in un bel posto, lo porterei qui, a Lugano.



Lugano, sapeva di caligine nebbiosa
di passi veloci riflessi sull'asfalto,
e il grigiume di piccole onde
che lente, muovevano a riva,
promettevano un sole nascosto.
Tra il pianto del cielo e l'attesa
di te,
lo scalpiccio, annoiato, mormorava,
ad un'ansia
che stringeva le spalle
dei minuti sempre piu' lunghi.
Lugano, dicevo,
sei un rimpianto,
un'ode alla polvere dei ricordi,
una promessa ricamata sui fiori
dei parchi nascosti
in ombrosi cortili.



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« immagine » Se qualcuno mi chiedesse: portami in un posto,...in un bel posto, lo porterei qui, a Lugano. Lugano, sapeva di caligine nebbiosa di passi veloci riflessi sull'asfalto, e il grigiume di piccole onde che lente, muovevano a riva, promettevano un sole nascosto. Tra il pianto del cielo...
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Diverso o unico?

07 gennaio 2017 ore 10:45 segnala



Che significa essere diversi?
Forse scrivere con le "k", o tatuarsi come un maori, o bucarsi lingua e capezzoli, o piuttosto andare al primo appuntamento in bicicletta con in mano un mazzolino di fiori?
Ho paura di quello che qualcuno dirà....

Non voglio essere diverso, per te,....voglio essere....unico.

Come parte di corpo,
che diparte e arieggia via,
come stilla di sospiro che nella sera
rantola, cupamente,
come quel sogno che dipingi nella mente e....
che nella notte si perde in sonni non tuoi,
come ciò ed altro che il cuore in se, racchiude,
come tutto quello che m'hai lasciato
ecco che quest'aria di cristallo, sembra.
È immaginazione
o desiderio,
che importa.
È, e basta.



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« immagine » Che significa essere diversi? Forse scrivere con le "k", o tatuarsi come un maori, o bucarsi lingua e capezzoli, o piuttosto andare al primo appuntamento in bicicletta con in mano un mazzolino di fiori? Ho paura di quello che qualcuno dirà.... Non voglio essere diverso, per te,.......
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Sei la mia voce.

04 gennaio 2017 ore 18:52 segnala


La musica, spesso è la voce della nostra anima....non sempre, ...spesso.
Quasi tutti i momenti belli o tristi della nostra vita hanno avuto come accompagnamento una voce, una musica, una amica.
e col passare del tempo abbiamo adeguato all'età questi compagni: ribelli in gioventu', amichevoli con il passare del tempo, rassegnati e introspettivi nella maturità.
Ogni amore, amicizia, perdita di un caro, nascita, morte è in relazione con una voce che canta i nostri sentimenti e in quei momenti ci sembra che canti esclusivamente per noi.

Quella voce in quel preciso momento è la voce della nostra anima, una supplica al cielo, un esalare ciò che di piu' bello e struggente è in noi.
E' poesia sulle note.

Lugano, sapeva di caligine nebbiosa
di passi veloci riflessi sull'asfalto,
e il grigiume di piccole onde
che lente, muovevano a riva,
promettevano un sole nascosto.
Tra il pianto del cielo e l'attesa
di te,
lo scalpiccio, annoiato, mormorava,
ad un'ansia
che stringeva le spalle
dei minuti sempre piu' lunghi.
Lugano, dicevo,
sei un rimpianto,
un'ode alla polvere dei ricordi,
una promessa ricamata sui fiori
dei parchi nascosti
in ombrosi cortili.


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« immagine » La musica, spesso è la voce della nostra anima....non sempre, ...spesso. Quasi tutti i momenti belli o tristi della nostra vita hanno avuto come accompagnamento una voce, una musica, una amica. e col passare del tempo abbiamo adeguato all'età questi compagni: ribelli in gioventu', am...
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Com'è che non l'amo piu'?

02 gennaio 2017 ore 07:49 segnala
E' stato il colore diverso del mattino, o che so, il sapore nuovo del caffellatte, lo sguardo fuori nell'orto, il pensiero del freddo che induriva la terra, o mille altre cose che occupavano il posto che prima occupava lei, a meravigliarmi di scoprirlo che non l'amo piu', che quella che verrà, chissà, sarà il centro del mondo, il motivo per il quale mi fermerò in strada, incantato, a pensare a lei, chissà.
C'è un momento che qualcosa di immortale....muore, e lo fa senza che tu veramente lo voglia, così, di inedia, di immagini sbiadite, di lacrime che non sgorgano piu'.
E ti assale la paura di fare qualcosa di male, di brutto, e ti guardi intorno, circospetto, come un ladro; ma non succede niente, e capisci che.....è tempo di vivere: e allora....vivi.


Ho di tua bellezza, occhi,
riempito,
e del rumore del tuo passo, musica, fatto.
E fermo qui, ad aspettare che tu muova
a un qualsiasi posto, anche lontano,
quel brusco muover d'una tua ciocca indipendente,
è un sospiro che sul mio petto muore.

Ed ora volgi il capo e il mio adorare
incontri.
Solo un gesto, un muover l'aria, un aleggiar arie marine,
come l'abbraccio di padre sudato ma....paterno,
come una meraviglia che non conosco ma vedo,
te ne vai ed io ho il cure gonfio,
il granaio di gioia ho riempito.

Il tuo nome non conosco,
ciò che saresti per me,
si.


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E' stato il colore diverso del mattino, o che so, il sapore nuovo del caffellatte, lo sguardo fuori nell'orto, il pensiero del freddo che induriva la terra, o mille altre cose che occupavano il posto che prima occupava lei, a meravigliarmi di scoprirlo che non l'amo piu', che quella che verrà,...
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Beat.

30 dicembre 2016 ore 10:38 segnala


Il tempo sta lì sulla scrivanie tra fogli usati, foto ingiallite, e il tuo ricordo, anima implume, che vedesti in me qualcosa che non sarebbe mai potuto essere,
Beat, cristallo di sensi, quanto amai l'esserti caro e importante, senza l'assillo di dover essere qualcosa che non sono; e come fu facile camminare per un tratto di vita, uomo con uomo, sporco, non alla moda, ma giullare e poeta.
Beat sei stato ciò che un desiderio resta.....un desiderio.


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« immagine » Il tempo sta lì sulla scrivanie tra fogli usati, foto ingiallite, e il tuo ricordo, anima implume, che vedesti in me qualcosa che non sarebbe mai potuto essere, Beat, cristallo di sensi, quanto amai l'esserti caro e importante, senza l'assillo di dover essere qualcosa che non sono; e...
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Vasi.

29 dicembre 2016 ore 13:04 segnala


Ogni volta un amore era come un vaso: ci picchiavi su e il rumore era sempre lo stesso. Rumore di vaso.
E dopo tanti amori pensavo che a pensarci bene, l'amore non era un granché: un vaso dopo l'altro finché non si rompeva.
Poi, un giorno, un vaso al tocco suonò in modo diverso. Ed io picchiai ancora per ascoltare quel nuovo suono....e poi ancora. Il suono era sempre nuovo, diverso.
Pensai.
Delle due l'una: o non era amore, oppure erano gli altri vasi a non essere amore.
E picchiai, e picchiai ancora. Quel suono mi piaceva....assai.
Si, l'amore entra una sola volta nella tua vita: sta a te riconoscere il suono dei quel vaso e pagare per averlo; qualsiasi prezzo.



M'aspetto,
sempre, che ci sia il tuo sguardo,
dietro quel nulla che nella vita
mia,
entra.

M'aspetto e l'aspetto,
il tuo esiger ciò che ti spetta,
le cose che, nella fretta,
non ti dissi.

M'aspetto di sentir, ancora,
l'odore del tuo mare,
lo sciabordio di onde amiche,
il sapor della tinta dei tuoi capelli.

T'aspetto,
ed è il solo motivo che
non mi spinge via di qui:
il timor d'aver perso anche l'ultimo tuo sguardo
quello che avevi la prima volta che
i miei occhi
guardasti.

M'aspetto e t'aspetto.


L'impossibile è possibile.

27 dicembre 2016 ore 20:21 segnala


Conosciutala impazzii per lei.
Era l'impossibile che richiedeva una mia dose di follia.
Non che abitualmente non ne facessi uso, anzi.... la noia di rapporti che concludevano con una spalmata di sesso, mi.....annoiava.
Lei viveva con un uomo che probabilmente aveva sposato, ed era refrattaria ad ogni usuale manovra di corteggiamento.
Ci voleva qualcosa di unico.
O bisognava arrendersi.
E frequentai lui, allora, e guardai i suoi occhi perché lei li aveva guardati...e toccai la sua mano perché lei l'aveva toccata, e risi con lui perché anche lei lo aveva fatto.
E basta.
L'impossibile era possibile.
Per le altre cose.....


Per le altre cose

Per le altre cose posso pagare,
posso aver pelli che s'increspan,
schiene che s'incurvan e unghie nella carne
Per tutte le altre cose, si, posso pagare,
e restar calmo e quieto mentre scelgo la merce,
posso chiamarla con il tuo nome o non guardar il colore dei suoi occhi,
posso guardar la pioggia e vederci solo acqua,
o non fermarmi su una autostrada per sentire la tua voce.
Posso pagare tutto, non ciò che sognavo,
per quello, a sera, ho mille e più scritti:
basteranno,....o no,
chissà.
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« immagine » Conosciutala impazzii per lei. Era l'impossibile che richiedeva una mia dose di follia. Non che abitualmente non ne facessi uso, anzi.... la noia di rapporti che concludevano con una spalmata di sesso, mi.....annoiava. Lei viveva con un uomo che probabilmente aveva sposato, ed era re...
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T'amo e cucino per te.

23 dicembre 2016 ore 11:39 segnala



Il cuore in una sogliola, un fratricidio di sensi,
nella farina che s'affossa tra le branchie,
un sospiro, una fragranza, uno spruzzo di aneto.
T'amo come una fame in un deserto che brucia,
t'amo e creo la gioia della tua gola,
in una "coque" che par neve rappresa,... è una domanda, una supplica.
Prendi me come un Bocuse, un Bartali ruspante,
prendimi come un croissant, una fondue,
ti resterò accanto, sulla veranda, l'orizzonte a guardar,
prendi me, se di me hai fame.
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« immagine » Il cuore in una sogliola, un fratricidio di sensi, nella farina che s'affossa tra le branchie, un sospiro, una fragranza, uno spruzzo di aneto. T'amo come una fame in un deserto che brucia, t'amo e creo la gioia della tua gola, in una "coque" che par neve rappresa,... è una domanda,...
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23/12/2016 11:39:15
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Ah! Piacerti.

22 dicembre 2016 ore 14:03 segnala



Ti piaccio,
e mi piace il saper di piacere,
di titillare la tua anima,
di scoprirti tenue e indifesa,
come un intestino crasso che sbisciola tra le dita,
come i capelli appena lavati quando sanno di vischio,
come l'odore smarroneggiante di nugoli d'atomi della terra che sollevi,
passeggiando,
come la polposa acredine delle ciliege fredde e dure,
come la nebbiosa inquietudine del corruccio dei tuoi occhi chiusi,
spremuti in questo baluginare estivo.
Ti piaccio, perché t'annego in ciò che vedo,
e che tu non sai d'avere.....


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« immagine » Ti piaccio, e mi piace il saper di piacere, di titillare la tua anima, di scoprirti tenue e indifesa, come un intestino crasso che sbisciola tra le dita, come i capelli appena lavati quando sanno di vischio, come l'odore smarroneggiante di nugoli d'atomi della terra che sollevi, pa...
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22/12/2016 14:03:42
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