La nona.

01 febbraio 2019 ore 13:48 segnala





Era essenza, nulla di quel che chiamavi
materia,
e tutti i sensi s'alzarono in volo quasi fosser stormo,
quasi migrassero come bisogno di stanzialità.
E con pauroso timore mi chiedesti se
qualcosa, qualcuno potesse spostar nota,
una croma, magari, di quest'adorazione che s'agitava
nelle mie notti.
Ah! Illusa,
come il genio possa esser incanalato, deriso,
da qualsiasi formicolio, da putridume delazionario,
come corregger il perfetto,
il meraviglioso perfetto d'un mio tentarti con un bacio,
illusa,
ciò che è, è,
e non ci resterà che morir l'uno dell'altro,
alla fine della nona.




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« immagine » Era essenza, nulla di quel che chiamavi materia, e tutti i sensi s'alzarono in volo quasi fosser stormo, quasi migrassero come bisogno di stanzialità. E con pauroso timore mi chiedesti se qualcosa, qualcuno potesse spostar nota, una croma, magari, di quest'adorazione che s'agitava...
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01/02/2019 13:48:54
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Commenti

  1. vagarsenzameta 04 febbraio 2019 ore 13:56
    Mi perdoni,ma intende dire "...come SE il genio etc etc"?
    Se non è così dove sta il mio difetto grammaticale che mi fa mancare la comprensione della frase?
  2. luc.ariello 04 febbraio 2019 ore 14:37
    Il periodo in questione scaturisce dalla constatazione (per me ovvia) che nulla può modificare la genialità per assoggettarla a "studi di settore", o indici di gradimento.
    Nulla potrà modificare ciò che e perfetto (la nona).
    E in questo pout-pourri di perfezioni ci infilò (sic) la perfezione della tentazione di un mio bacio, che nemmeno un diniego la cambierà in una imperfezione.
    Contorto, lo ammetto, ma gli scritti (e nemmeno le chiamo poesie) istintivi, spesso sfuggono a regole grammaticali affidandosi alla sonorità di parole che paion sospiri.
    Chi può capire un sospiro?

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