Pioggia...

28 novembre 2016 ore 03:04 segnala






Siamo fatti della stessa sostanza che dal cielo cade,
a ricordo del nostro effimero passaggio terreno
A volte necessitiamo di te,
per lavare d'umiltà l'anima nostra e silenziare del superfluo i nostri pensieri
Nel fruscio delle gocce che si infrangono sui vetri delle finestre e nelle strade,
doni carezza materna alla figlia terra che del tuo seme fertilizzi
Pioggia, di cui abbiamo perso le origini, ma sempre specchio di noi stessi,
nell'irrazionale che ci è negato conoscere palesi di te il nostro timore.

- Luce0scura -





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Il male della ragione...

24 novembre 2016 ore 00:59 segnala






Se solo avessi un cuore,
saprei cogliere ciò che di buono le persone hanno.
Se solo avessi gli occhi,
saprei guardare tra le crepe del muro di fronte a me.
Se solo avessi le mani,
saprei slegarmi dalle catene di cui mi appesantisco.
Se solo avessi...
Ma ho la ragione,
nuda coscienza che l'anima tinge di sfumare oscure,
che oscure risvegliano il falso apparire dell'essere il mondo.

- Luce0scura -





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« immagine » « immagine » « immagine » « immagine » « immagine » Se solo avessi un cuore, saprei cogliere ciò che di buono le persone hanno. Se solo avessi gli occhi, saprei guardare tra le crepe del muro di fronte a me. Se solo avessi le mani, saprei slegarmi dalle catene di cui mi appesan...
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La piccola fiammiferaia (H. C. Andersen)...

20 novembre 2016 ore 12:54 segnala






Faceva un freddo tremendo; nevicava, e saliva la buia notte; era anche l’ultima sera dell’anno, la vigilia di Capodanno.
In quell’oscurità e con quel freddo, una bambina povera camminava per strada, col capo scoperto e i piedi nudi; a dire il vero, aveva le pantofole quando era uscita di casa; ma a che servivano! Erano pantofole enormi, che fino a poco tempo prima usava sua madre, erano larghissime, e la piccola le aveva perdute attraversando in fretta la strada, mentre due carri passavano a corsa pazza; una non si trovò più, e un ragazzo era scappato via con l’altra, dicendo che ne avrebbe fatto una culla per quando gli fossero nati dei bambini.
La bambina camminava ora coi piedini nudi, che eran rossi e bluastri dal freddo; nel vecchio grembiulino portava una quantità di fiammiferi, e un mazzetto ne teneva in mano, andando; nessuno le aveva dato un soldino comprando qualcosa da lei; e camminava infreddolita e affamata, poverina!
Le finestre erano tutte illuminate e per strada si sentiva un odore squisito di oca arrosto: infatti era la vigilia dell’anno nuovo, e lei proprio a questo pensava.
Andò a sedersi in un angolo tra due case; teneva le gambette rannicchiate, ma sentiva ancor più freddo, e a casa non osava tornare, perché non aveva venduto neppure un fiammifero, non aveva guadagnato un soldo; suo padre l’avrebbe picchiata, e del resto anche a casa faceva freddo; non avevano che un tetto sulla testa e ci fischiava il vento.
Le manine erano quasi intirizzite dal freddo.
Ah! Un fiammifero le avrebbe fatto bene! Bastava che ne tirasse uno fuori dal mazzetto e lo sfregasse contro la parete, per scaldare le dita.
Ne prese uno e: risch! Che fiammata fece, e come ardeva! Mandava una luce chiara e calda come una piccola candela; era una strana luce.
Alla bambina sembrò di essere seduta davanti a una stufa di ghisa, adorna di pomi d’ottone; ah, come riscaldava la dolce fiamma del fuoco.
No, ma cosa succedeva? La piccola stava per protendere i piedi per riscaldare anche quelli, ma la fiamma si spense.

Un pochino di calore avrebbe fatto loro bene! La piccola prese un fiammifero e lo sfregò contro il muro.
Una fiammella si accese e nella dolce luce alla bambina parve di essere seduta davanti a una grande stufa!
Le mani e i piedi cominciavano a riscaldarsi, ma la fiamma durò poco e la stufa scomparve.



Ne accese un secondo, che arse e rischiarò; quella parte del muro dove la luce cadeva, divenne trasparente come un velo; essa guardò nella stanza, dov’era una tavola apparecchiata con una tovaglia candita e un’oca arrosto fumava deliziosamente.
Ma ecco, cosa più straordinaria ancora, l’oca salta dal piatto e ruzzola sul pavimento e si mette a camminare fino alla povera bambina; ma in quel momento il fiammifero si spense, e davanti ai suoi occhi non rimase che il gran muro di freddo.
Ne accese un altro.
Allora come per incanto si trovò seduta ai piedi dell’albero di Natale, il più bello che si possa immaginare: innumerevoli candeline splendevano sui rami verdi, e immagini variopinte, uguali a quelle che adornavano le vetrine dei negozi, la guardavano dall’alto.



La piccola tese le manine verso di esse, ma il fiammifero si spense; tutte le candeline di Natale salirono in alto, ora erano diventate stelle luminose; una cadde, lasciando un lungo solco di fuoco nel cielo. La bambina pensò allora alla nonna, che amava tanto, ma che era morta. La vecchia nonna le aveva detto spesso: "quando cade una stella, c'è un'anima che sale a Dio". La bambina prese un'altro fiammifero e lo strofinò sul muro: nella luce le sembrò di vedere la nonna con un lungo grembiule sulla gonna e uno scialle frangiato sulle spalle. Le sorrise con dolcezza.
- Nonna! - gridò la bambina tendendole le braccia, - portami con te! So che quando il fiammifero si spegnerà anche tu sparirai come la stufa di rame, l'oca arrostita e il bell'albero di Natale.
La bambina allora accese rapidamente i fiammiferi di un'altra scatoletta, uno dopo l'altro, perché voleva continuare a vedere la nonna. I fiammiferi diffusero una luce più intensa di quella del giorno:
"Vieni!" disse la nonna, prendendo la bambina fra le braccia per volare via insieme nel gran bagliore. Erano così leggere che arrivarono velocemente in Paradiso; là dove non vi era più freddo, angoscia e fame.



Nell’alba fredda, all’angolo tra due case, sedeva una bambina con le guance colorite e il sorriso sulle labbra: morta assiderata nell’ultima notte dell’anno.
Il mattino dell’anno nuovo era sorto su quel piccolo corpicino esanime, che teneva ancora in mano i fiammiferi, di cui un mazzetto era quasi tutto bruciato.
“Ha cercato di scaldarsi”, diceva la gente, ma non potevano sapere che la nonna era venuta a cercarla per portarla in cielo con lei. Nessuno di loro era degno di conoscere un simile segreto!



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« immagine » « immagine » « immagine » « immagine » « immagine » Era l'ultimo giorno dell'anno: faceva molto freddo e cominciava a nevicare. Una povera bambina camminava per la strada con la testa e i piedi nudi. Quando era uscita di casa, aveva ai piedi le pantofole che, però, non aveva po...
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Silenzio...

31 ottobre 2016 ore 00:14 segnala






Silenzio,
di sogni rubati,
di se mancati.
Silenzio,
nella voce rotta di un pianto,
di parole mai dette
e che nulla hanno da dire,
mute a chi non sa ascoltare.
Silenzio,
da qui ogni mia parola nasce.

- Luce0scura -





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Silenzio, di sogni rubati di se mancati. Silenzio, nella voce rotta di un pianto, di parole mai dette e che nulla hanno da dire mute a chi non sa ascoltare. Silenzio, da qui ogni mia parola nasce. « immagine »
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L'oscurità...

18 maggio 2016 ore 12:05 segnala




Ebbi un sogno che non era completamente un sogno. Il sole radioso si era spento e le stelle vagavano oscurandosi nello spazio eterno, disperse e prive di raggi. La terra coperta di ghiacci, avvolta dalle tenebre, ruotava cieca nell'aria senza luce; il mattino venne e svanì, ritornò senza portare il giorno, e nel terrore di questa desolazione gli uomini obliarono le loro passioni; e ogni cuore gelò in un'egoista preghiera di luce: e vissero presso fuochi di campo e i troni, i palazzi di re incoronati; i tuguri, le abitazioni di tutti gli abitanti furono arsi come fuoco di segnalazione; si consumarono le città e gli uomini si radunarono attorno alle loro case divampanti per guardarsi ancora una volta in volto; felici coloro che dimoravano nello sguardo dei vulcani, e nei pressi della loro torcia montana: il mondo conteneva una sola timorosa speranza; le foreste furono incendiate, ma in poche ore crollarono distrutte, e i crepitanti tronchi si spegnevano in uno scroscio - e tutto tornava oscuro.



Presso la luce disperata, i volti umani prendevano un'espressione disumana, mentre a tratti le fiammate li rischiaravano di colpo; si stesero alcuni e piangendo si coprivano gli occhi; altri poggiavano il capo sulle mani serrate a pugno, ridacchiando; altri correvano avanti e indietro, tenendo vivo il proprio rogo funebre e fissavano con inquietudine folle il cielo ottenebrato, mortuario manto di un mondo passato; e poi ancora abbassavano lo sguardo nella polvere bestemmiando e i denti digrignavano urlando: stridevano gli uccelli selvatici e, terrorizzati svolazzavano a terra, dibattendo le ali invano; i più selvaggi bruti divennero domi e tremanti; vipere strisciando s'attorcigliavano tra la moltitudine, innocue sibilando - furono trucidate per servire come nutrimento!



E la Guerra che per un attimo sostò, si saziò di nuovo: il pasto fu acquistato col sangue, e ognuno in disparte sedeva tetro satollandosi nello sconforto: svanì l'amore; la terra intera aveva un sol pensiero - la morte ingloriosa e immediata; e i morsi della fame si nutrivano dei visceri, gli uomini si estinguevano, e le loro ossa rimanevano insepolte come la loro carne: esseri scarniti da altri scarniti venivano divorati, perfino i cani si scagliavano sui padroni, tutti, meno uno,fedele a un cadavere, teneva gli uccelli e le belve a distanza, e gli uomini famelici, finché la fame non li essiccava o, i caduti morti si richiamavano le loro mascelle scarne; per sé non cercò cibo,ma con pietoso lamento perenne, e un guaito desolato improvviso, lambendo la mano che non rispose con una carezza, morì.



La folla morì di fame lentamente; ma due di una città enorme, sopravvissero, ed erano nemici: s'incontravano presso le braci morenti di un altare dove un gran numero di oggetti sacri per un sacrilego uso fu ammassato; attizzarono il fuoco, rabbrividendo; con le loro fredde mani inscheletrite, sfregarono le ceneri estenuate, e il loro respiro fievole soffiò per un po' di vita, e ottennero una fiamma ch'era una beffa; e alzarono gli occhi mentre l'ansia si rischiarava, e scorsero il reciproco aspetto: si videro, e strillarono, e morirono.
A ucciderli fu il reciproco aspetto orrendo, senza che sapessero chi fosse colui sul cui volto la carestia l'aspetto del Demonio aveva dipinto. Deserto era il mondo, il popoloso e il potente era una zolla senza stagioni, senza erbe, senza alberi, senza uomo, senza vita, una zolla di morte: un caos di dura argilla.



I fiumi, i laghi, l'oceano erano immoti,nulla si muoveva nelle loro profondità silenziose; prive di equipaggio le navi galleggiavano sul mare imputridendo, gli alberi cadevano a pezzi: una volta caduti, dormivano nell'abisso privo di flutti.
Morte erano le onde; le maree erano sepolte, la loro signora, la luna, era spirata prima; i venti nell'aria stagnante s'erano inariditi, e perirono le nubi;
l'Oscurità non aveva bisogno del loro aiuto: Ella era l'Universo.




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« immagine » « immagine » « immagine » Ebbi un sogno che non era completamente un sogno. Il sole radioso si era spento e le stelle vagavano oscurandosi nello spazio eterno, disperse e prive di raggi. La terra coperta di ghiacci, avvolta dalle tenebre, ruotava cieca nell'aria senza luce; il mat...
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Lettera agli amici di Gabriel Garcia Marquez...

10 maggio 2016 ore 01:20 segnala




Se per un istante Dio si dimenticasse che sono una marionetta di stoffa e mi facesse dono di un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto ciò che penso, ma penserei a tutto ciò che dico. Valuterei le cose, non per il loro valore, ma per ciò che significano. Dormirei poco, sognerei di più, essendo cosciente che per ogni minuto che teniamo gli occhi chiusi, perdiamo sessanta secondi di luce.
Andrei avanti quando gli altri si ritirano, mi sveglierei quando gli altri dormono.
Ascolterei quando gli altri parlano e con quanto piacere gusterei un buon gelato al cioccolato. Se Dio mi desse un pezzo di vita, mi vestirei in modo semplice, e prima di tutto butterei me stesso in fronte al sole, mettendo a nudo non solo il mio corpo, ma anche la mia anima.



Dio mio se avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio e aspetterei l’arrivo del sole. Sulle stelle dipingerei una poesia di Benedetti con un sogno di Van Gogh e una canzone di Serrat sarebbe la serenata che offrirei alla luna.
Annaffierei le rose con le mie lacrime per sentire il dolore delle loro spine e il rosso bacio dei loro petali.
Dio mio se avessi un pezzo di vita, non lascerei passare un solo giorno senza dire alle persone che amo, che le amo. Direi ad ogni uomo e ad ogni donna che sono i miei prediletti e vivrei innamorato dell’amore.
Mostrerei agli uomini quanto sbagliano quando pensano di smettere di innamorarsi man mano che invecchiano, non sapendo che invecchiano quando smettono di innamorarsi!



A un bambino darei le ali, ma lascerei che imparasse a volare da solo.
Ai vecchi insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia, ma con la dimenticanza.
Ho imparato così tanto da voi, Uomini… Ho imparato che ognuno vuole vivere sulla cima della montagna, senza sapere che la vera felicità sta nel come questa montagna è stata scalata.
Ho imparato che quando un neonato stringe per la prima volta il dito del padre nel suo piccolo pugno, l’ha catturato per sempre.
Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardare dall’alto in basso un altro uomo solo per aiutarlo a rimettersi in piedi.
Da voi ho imparato così tante cose, ma in verità non saranno granchè utili, perchè quando mi metteranno in questa valigia, starò purtroppo per morire.
Dì sempre ciò che senti e fa’ ciò che pensi.
Se sapessi che oggi è l’ultima volta che ti guardo mentre ti addormenti, ti abbraccerei fortemente e pregherei il Signore per poter essere il guardiano della tua anima.
Se sapessi che oggi è l’ultima volta che ti vedo uscire dalla porta, ti abbraccerei, ti darei un bacio e ti chiamerei di nuovo per dartene altri.



Se sapessi che oggi è l’ultima volta che sento la tua voce, registrerei ogni tua parola per poterle ascoltare una e più volte ancora.
Se sapessi che questi sono gli ultimi minuti che ti vedo, direi “ti amo” e non darei scioccamente per scontato che già lo sai.
Sempre c’è un domani e la vita ci dà un’altra possibilità per fare le cose bene, ma se mi sbagliassi e oggi fosse tutto ciò che ci rimane, mi piacerebbe dirti quanto ti amo, che mai ti dimenticherò.
Il domani non è assicurato per nessuno, giovane o vecchio. Oggi può essere l’ultima volta che vedi chi ami. Perciò non aspettare oltre, fallo oggi, perchè se il domani non arrivasse, sicuramente compiangeresti il giorno che non hai avuto tempo per un sorriso, un abbraccio, un bacio e che eri troppo occupato per regalare un ultimo desiderio.



Tieni chi ami vicino a te, digli quanto bisogno hai di loro, amali e trattali bene, trova il tempo per dirgli “mi spiace”, “perdonami”, “per favore”, “grazie” e tutte le parole d’amore che conosci.
Nessuno ti ricorderà per i tuoi pensieri segreti. Chiedi al Signore la forza e la saggezza per esprimerli. Dimostra ai tuoi amici e ai tuoi cari quanto sono importanti.



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« immagine » « immagine » « immagine » Se per un istante Dio si dimenticasse che sono una marionetta di stoffa e mi facesse dono di un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto ciò che penso, ma penserei a tutto ciò che dico. Valuterei le cose, non per il loro valore, ma per ciò che signifi...
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Invictus...

11 aprile 2016 ore 01:08 segnala






Dal profondo della notte che mi avvolge,
Buia come un abisso che va da un polo all'altro,
Ringrazio qualunque dio esista
Per la mia indomabile anima.

Nella feroce morsa delle circostanze
Non mi sono tirato indietro né ho gridato.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
Il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo di collera e di lacrime
Incombe solo l'Orrore delle ombre,
Eppure la minaccia degli anni
Mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto stretto sia il passaggio,
Quanto piena di castighi la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima.

- William Ernest Henley -





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« immagine » « immagine » « immagine » « immagine » « immagine » Dal profondo della notte che mi avvolge, Buia come un abisso che va da un polo all'altro, Ringrazio qualunque dio esista Per la mia indomabile anima. Nella feroce morsa delle circostanze Non mi sono tirato indietro né ho grid...
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Tra luce e oscurità...

28 dicembre 2015 ore 05:12 segnala






Luce, che di quest'alba vivi
ma che nella notte muori:
da me, ora, così lontana.
Nella tristezza, vi è solo l'oscurità
che l'animo nutre di una malsana fame.
Luce che all'oscurità ti intrecciasti,
cosa sei ora?
Quel raggio che, nella buia stanza,
filtra dai vetri della finestra?
Il sorriso di un bambino,
dopo il suo pianto?
Sei la vita prima della morte,
o la vita che inizia dopo essa,
e che ci fa rialzare e lottare?
Luce,
sei la fiamma di una candela,
in una notte fredda e gelida.
Luce,
sei la speranza nell'oscurità più buia,
e nel tuo sentiero mi incammino,
ancora una volta,
per tornare a vivere.

- Luce0scura -





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« immagine » « immagine » « immagine » « immagine » « immagine » Luce, che di quest'alba vivi ma che nella notte muori: da me, ora, così lontana. Nella tristezza, vi è solo l'oscurità che l'animo nutre di una malsana fame. Luce che all'oscurità ti intrecciasti, cosa sei ora? Quel raggio che...
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Non incolpare nessuno...

12 dicembre 2015 ore 00:52 segnala






Non incolpare nessuno, non lamentarti mai di nessuno, di niente, perché in fondo Tu hai fatto quello che volevi nella vita.
Accetta la difficoltà di costruire te stesso ed il valore di cominciare a correggerti. Il trionfo del vero uomo proviene dalle ceneri dei suoi errori.
Non lamentarti mai della tua solitudine o della tua sorte, affrontala con valore e accettala.
In un modo o in un altro è il risultato delle tue azioni e la prova che Tu sempre devi vincere.
Non amareggiarti del tuo fallimento né attribuirlo agli altri.
Accettati adesso o continuerai a giustificarti come un bimbo. Ricordati che qualsiasi momento è buono per cominciare e che nessuno é così terribile per cedere.
Non dimenticare che la causa del tuo presente é il tuo passato, come la causa del tuo futuro sarà il tuo presente.
I tuoi problemi, senza alimentarli, moriranno. Impara a nascere dal dolore e ad essere piú grande, che è il più grande degli ostacoli.
Guarda te stesso allo specchio e sarai libero e forte e finirai di essere una marionetta delle circostanze, perché tu stesso sei il tuo destino.
Alzati e guarda il sole nelle mattine e respira la luce dell’alba.
Tu sei la parte della forza della tua vita. Adesso svegliati, combatti, cammina, deciditi e trionferai nella vita; non pensare mai al destino, perché il destino è il pretesto dei falliti.

- Pablo Neruda -





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Non incolpare nessuno, non lamentarti mai di nessuno, di niente, perché in fondo Tu hai fatto quello che volevi nella vita. Accetta la difficoltà di costruire te stesso ed il valore di cominciare a correggerti. Il trionfo del vero uomo proviene dalle ceneri dei suoi errori. Non lamentarti mai della...
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Anima..

10 dicembre 2015 ore 03:11 segnala










Quando anima ti persi in questo tormento di terre aride?
Quand'anche m'accorsi della tua fame non t'ascoltai.
Preso dal desiderio di ciò che volevo essere e non di ciò che ero,
camminai nell'oscurità dove più luce vi era.
Quando anima ti persi, fu un distacco indolore,
convinto di non aver più bisogno della tua essenza.
Anima, dove sei ora?
In una malinconica ninna nanna ti facesti cullare,
laddove le mie orecchie più potevano udirti.
Anima, nemica dell'effimero,
infine nel mio cuore ti ritrovai e di null'altro ebbi più bisogno:
delle mie vesti mi spogliai e della mia pelle mi ricoprii.
Anima, che di quest'alba ti scaldi:
in te, le origini di quel che ero.

- Luce0scura -





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« immagine » « immagine » « immagine » « immagine » « immagine » Quando anima ti persi in questo pellegrinare in terre aride? Quand'anche m'accorsi della tua fame non t'ascoltai preso dalla brama di ciò che volevo essere e non di ciò che ero camminai e di vita ti persi nell'oscurità dove p...
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