L'oscurità...

18 maggio 2016 ore 12:05 segnala




Ebbi un sogno che non era completamente un sogno. Il sole radioso si era spento e le stelle vagavano oscurandosi nello spazio eterno, disperse e prive di raggi. La terra coperta di ghiacci, avvolta dalle tenebre, ruotava cieca nell'aria senza luce; il mattino venne e svanì, ritornò senza portare il giorno, e nel terrore di questa desolazione gli uomini obliarono le loro passioni; e ogni cuore gelò in un'egoista preghiera di luce: e vissero presso fuochi di campo e i troni, i palazzi di re incoronati; i tuguri, le abitazioni di tutti gli abitanti furono arsi come fuoco di segnalazione; si consumarono le città e gli uomini si radunarono attorno alle loro case divampanti per guardarsi ancora una volta in volto; felici coloro che dimoravano nello sguardo dei vulcani, e nei pressi della loro torcia montana: il mondo conteneva una sola timorosa speranza; le foreste furono incendiate, ma in poche ore crollarono distrutte, e i crepitanti tronchi si spegnevano in uno scroscio - e tutto tornava oscuro.



Presso la luce disperata, i volti umani prendevano un'espressione disumana, mentre a tratti le fiammate li rischiaravano di colpo; si stesero alcuni e piangendo si coprivano gli occhi; altri poggiavano il capo sulle mani serrate a pugno, ridacchiando; altri correvano avanti e indietro, tenendo vivo il proprio rogo funebre e fissavano con inquietudine folle il cielo ottenebrato, mortuario manto di un mondo passato; e poi ancora abbassavano lo sguardo nella polvere bestemmiando e i denti digrignavano urlando: stridevano gli uccelli selvatici e, terrorizzati svolazzavano a terra, dibattendo le ali invano; i più selvaggi bruti divennero domi e tremanti; vipere strisciando s'attorcigliavano tra la moltitudine, innocue sibilando - furono trucidate per servire come nutrimento!



E la Guerra che per un attimo sostò, si saziò di nuovo: il pasto fu acquistato col sangue, e ognuno in disparte sedeva tetro satollandosi nello sconforto: svanì l'amore; la terra intera aveva un sol pensiero - la morte ingloriosa e immediata; e i morsi della fame si nutrivano dei visceri, gli uomini si estinguevano, e le loro ossa rimanevano insepolte come la loro carne: esseri scarniti da altri scarniti venivano divorati, perfino i cani si scagliavano sui padroni, tutti, meno uno,fedele a un cadavere, teneva gli uccelli e le belve a distanza, e gli uomini famelici, finché la fame non li essiccava o, i caduti morti si richiamavano le loro mascelle scarne; per sé non cercò cibo,ma con pietoso lamento perenne, e un guaito desolato improvviso, lambendo la mano che non rispose con una carezza, morì.



La folla morì di fame lentamente; ma due di una città enorme, sopravvissero, ed erano nemici: s'incontravano presso le braci morenti di un altare dove un gran numero di oggetti sacri per un sacrilego uso fu ammassato; attizzarono il fuoco, rabbrividendo; con le loro fredde mani inscheletrite, sfregarono le ceneri estenuate, e il loro respiro fievole soffiò per un po' di vita, e ottennero una fiamma ch'era una beffa; e alzarono gli occhi mentre l'ansia si rischiarava, e scorsero il reciproco aspetto: si videro, e strillarono, e morirono.
A ucciderli fu il reciproco aspetto orrendo, senza che sapessero chi fosse colui sul cui volto la carestia l'aspetto del Demonio aveva dipinto. Deserto era il mondo, il popoloso e il potente era una zolla senza stagioni, senza erbe, senza alberi, senza uomo, senza vita, una zolla di morte: un caos di dura argilla.



I fiumi, i laghi, l'oceano erano immoti,nulla si muoveva nelle loro profondità silenziose; prive di equipaggio le navi galleggiavano sul mare imputridendo, gli alberi cadevano a pezzi: una volta caduti, dormivano nell'abisso privo di flutti.
Morte erano le onde; le maree erano sepolte, la loro signora, la luna, era spirata prima; i venti nell'aria stagnante s'erano inariditi, e perirono le nubi;
l'Oscurità non aveva bisogno del loro aiuto: Ella era l'Universo.




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18/05/2016 12:05:39
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