@... Per Me a Te ...@

06 gennaio 2014 ore 17:48 segnala
Quel che molta gente definisce amare consiste nello scegliere una donna e sposarla. La scelgono, te lo giuro, li ho visti. Come se si potesse scegliere in amore, come se non fosse un fulmine che ti spezza le ossa e ti lascia lungo disteso in mezzo al cortile. Tu dirai che la scelgono perché-la-amano, io invece credo che avvenga tutto per la paura della solitudine.

@...Felicità...@

23 dicembre 2013 ore 23:24 segnala
Non ci sono più Feste da quando sei scappata, ogni volta che viene quella notte il cuore si stringe in una morsa infernale, la mia mente cerca di trovare una strada per raggiungerti, ma non riesce a vederla in questo labirinto di infelicità, il vento soffia e grida il tuo nome ed lo stesso nome che grida la mia anima con la speranza che tu ascolti, dimmi dove sei ti raggiungo senza voltarmi indietro, dimmi che stai leggendo questa lettera di pensiero...Io ti sto cercando...( FELICITA')

@... Non ci sono parole ...@

28 ottobre 2013 ore 07:31 segnala
Questo si che è vero Amore
e non si può immaginare
la sua Grandezza...


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Questo si che è vero Amore e non si può immaginare la sua Grandezza... « immagine »
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28/10/2013 07:31:14
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@... Fa bene " Grande " ahahahahah !!! ...@

16 ottobre 2013 ore 13:04 segnala
La donna,nonna di sette nipoti,con immensa tranquillità ha raccontato ai giornalisti,durante un intervista,di essersi iscritta a 13 siti di ricerca di partner, che l’hanno portata ad incontrare oltre 200 uomini in due anni. Tutti rigorosamente più giovani di lei: la maggior parte tra i 30 e i 40 anni.

Carol vuole solo notti passionali e travolgenti,non cerca relazione serie,ma vuol solo divertirsi!

La 62enne racconta “I cinquantenni non hanno l’energia per starmi dietro,se vogliono dormire da me, lo fanno nella stanza degli ospiti: non voglio svegliarmi vicino a loro”.

Carol Bone ha l’aria di una tranquilla di una donna di 62 anni.

La donna divorziata di seconde nozze, ha pensato che era il caso di riempirsi le giornate con un hobby. Penserete la maglia o L’uncinetto?

Non esattamente.Lei ha scelto un divertente hobby : il sesso.

@... Il Cavaliere Nero e la sua Principessa ...@

12 ottobre 2013 ore 21:49 segnala
Tanto tanto tempo fa, che ormai nessuno se lo ricorda più, un cavaliere dall’armatura di ferro e dalla spada lucente dopo lungo peregrinare giunse nel regno di Asgard nella fredda regione del Kvænangen.
Questo luogo era circondato da altissime montagne ricoperte dai ghiacci; il clima così freddo che nonostante fosse già primavera inoltrata i prati erano ancora coperti dalla brina e i fiori e gli alberi non si erano ancora destati dal torpore dell’inverno. Ma ciò che colpì il cavaliere, che di terre straniere in tutti quegli anni ne aveva visitate tante, fu la tristezza della gente che nemmeno lo degnava di uno sguardo. Sebbene inizialmente la cosa lo confortasse poiché così nessuno sembrava notare l’enorme cicatrice che gli deturpava il viso, alla fine si chiese la ragione di tanta scostante indifferenza.
Giunta la sera trovò alloggio in una locanda, sistemò il suo cavallo e cercò di che rifocillarsi. L’oste lo servì quasi senza proferire parola. Il cavaliere era molto stanco e non se ne dolse più di tanto, ma si ripromise, prima di chiudere gli occhi avvinto dal sonno dei giusti, che l’indomani avrebbe indagato su quel luogo tanto triste. Così la mattina seguente, mentre gli servivano la colazione, domandò all’oste, ai suoi servi e agli altri avventori circa il luogo e le loro usanze. Quello che ne ricavò furono delle mezze risposte, dei mugugni, che finirono per fargli saltare la mosca al naso. Solo quando fece per alzarsi stizzito da tavola e magari mettere mano alla spada, un giovane bardo che fino a quel momento se n’era stato in disparte iniziò a parlargli come si deve. Il poeta era nuovo del luogo, ma ne conosceva la storia poiché egli ne era alla perenne ricerca da musicare nelle sue canzoni. I due si misero infine d’accordo che se il cavaliere avesse raccontato la storia dello strano medaglione che portava al collo, il bardo avrebbe ricambiato il favore raccontandogli la storia disgraziata di Asgard.
E fu così che il cavaliere iniziò a raccontare la sua storia. Molti anni prima, quale giovane scudiero del famoso cavaliere Nero, accompagnava il suo signore nelle lontane terre dell’ovest andando a caccia dei pochi draghi rimasti in circolazione. I più feroci serpenti sputafuoco della regione cadevano sotto l’alabarda dell’eroico cavaliere, la cui fama crebbe di giorno in giorno tanto da essere convocato dal re di un regno del sud. Il cavaliere Nero compiaciuto che la sua fama fosse riconosciuta in tutti i regni del mondo si precipitò al cospetto di questo sovrano che lo pregò di sconfiggere il re dei draghi che da qualche tempo aveva scelto di vivere nelle sue sfortunato terre. L’impavido cavaliere accompagnato dal suo fido scudiero andò quindi alla ricerca del più feroce dei feroci draghi e tanto girarono che infine lo trovarono in una enorme grotta scavata nel cuore della più alta montagna. Il cavaliere Nero si fece porgere allora la sua alabarda e, approfittando della bestia addormentata, con quella la trafisse senza indugio al cuore. Parve, ma solo per un momento, che l’ennesimo drago fosse caduto sconfitto, ma non si era fatto i conti con l’imponderabile vigore del re dei draghi che, sebbene ferito, trovò la forza di restituire il mortale colpo al suo aggressore. Il cavaliere Nero stramazzò quindi a terra con la schiena spezzata. In quegli attimi, di fronte all’implacabile sguardo del mostro furente, il giovane scudiero si vide anch’egli spacciato. Fu solo con il coraggio della disperazione che raccolse da terra la spada del suo signore e si lanciò gridando contro il re dei draghi. Lo scontro impari portò incredibilmente il ragazzo ad avere la meglio sulla bestia con la cui testa omaggiò il re per provare che sebbene il cavaliere Nero fosse perito nell’impresa il regno era infine stato liberato. Per gratitudine il sovrano volle farlo cavaliere lui stesso con la spada del suo signore che ancora portava nel fodero e a ricordo dell’impresa volle fargli dono di quel prezioso medaglione con l’effige della testa del re dei draghi che da allora mostrava fiero al petto così come in viso la cicatrice che aveva riportato nello scontro con il più feroce dei feroci draghi.
Il giovane bardo compiaciuto di avere sentito una così bella storia a sua volta mantenne il patto e iniziò a raccontare le vicissitudini del regno di Asgard che a dispetto del clima freddo era stato famoso ai viandanti per la calorosa ospitalità dei suoi abitanti e per le sontuose feste e che richiamavano genti forestiere anche da molto lontano. Era un regno felice e spensierato e non di rado erano proprio il re e la regina accompagnate dalla loro incantevole figlia che aprivano le danze. Tutto era finito quando un mago di passaggio s’invaghì della bella Principessa i cui occhi incantavano come lapislazzuli. Egli s’infatuò talmente della giovane che corse immediatamente dal re a chiederne la mano. Non uno ma per ben cento giorni consecutivi il mago si presentò a corte e ogni giorno con un dono diverso per l’agognata promessa sposa. Il mago era un potente stregone delle terre dell’Est tanto ricco quanto riverito, abituato ad ottenere tutto ciò che desiderava. I sovrani seppur compiaciuti dai doni prima di dare il consenso alle nozze vollero chiedere alla Principessa il suo parere sul fidanzamento. La giovane tanto bella quanto algida, sebbene il mago fosse uomo potente e dalle belle fattezze lo disdegnò, schifando i doni e rifiutando il matrimonio. La Principessa non sapeva che farsene dell’amore. Fu così che il mago pazzo di gelosia e offeso per il rifiuto le scagliò addosso una terribile maledizione: se non sapeva che farsene del cuore egli l’avrebbe tramutato in ghiaccio fino a quando la Principessa non avesse incontrato qualcuno che indifferente all’alterigia le avesse dimostrato il vero amore. La gente del regno furente per il maleficio provò a scagliarsi contro il mago che, per vendetta, tolse loro la gioia di vivere: sarebbero stati liberi quando la loro Principessa si fosse dimostrata degna del vero amore. Da allora, ed erano passati ormai lunghi otto anni, il regno era avvolto nella tristezza e, il re e la regina morti di crepacuore.
Delle strane storie e dei prodigi che il cavaliere aveva sentito raccontare durante i suoi innumerevoli viaggi questa lo colpì incommensurabilmente. Ciò che lo incuriosiva maggiormente erano le fattezze della Principessa, tanto bella e irraggiungibile. Pertanto chiese d’incontrarla. Il giovane bardo pur avvertendolo di stare attento a non cadere preda dell’avvenenza della donna, rispose che se voleva rischiare di incontrarla ella era solita trascorrere i suoi pomeriggi primaverili con le sue ancelle nei giardini di bosso attorno al palazzo reale. E proprio lì il cavaliere la incontrò per la prima volta e non appena ebbe incrociato il suo sguardo con quello della Principessa capì che per lui tutto era finito. Non solo la bellezza della Principessa non aveva pari fra tutte le donne del mondo, ma lo sguardo della donna era al contempo così triste e tanto dolce che egli s’innamorò all’istante. Incurante del pericolo, forzò lo sbarramento delle guardie e s’inginocchiò davanti alla sua Principessa dichiarandole il suo amore eterno. Se le parole possono ferire tanto e più delle spade in quel momento fu il silenzio a trafiggere le carni. Senza proferire parola, la principessa lo guardò sdegnata e se ne andò. Quello sguardo tanto gelido e scostante di colei che amava spezzò per sempre il cuore al cavaliere.
Questa triste storia potrebbe finire qui. Ma il cavaliere come da giovane aveva sconfitto il re dei draghi per non aver capitolato all’evidente disfatta, non si arrese nemmeno davanti alla freddezza della sua Principessa e così, arso dal fuoco ardente del suo amore, decise di posizionarsi sotto le finestre delle reali stanze e urlò che non si sarebbe mosso da lì finché colei che egli amava non avesse riconosciuto il suo amore.
Dapprima la Principessa non si curò molto dell’impavido cavaliere che se ne stava lì immobile sotto le sue finestre. Poi s’infuriò: come osava, quell’impudente, dichiarare il suo amore a lei: non lo avrebbe considerato nemmeno se non avesse avuto quell’orrendo sbrego che gli deturpava la faccia. Forse avrebbe dovuto chiamare le guardie, ma alla fine non lo fece perché in fondo era compiaciuta dall’audacia dell’uomo. Il cavaliere da par suo era ancor più ostinato. Per lui la vita non aveva più senso se non accanto alla sua Principessa: né le intemperie che gli arrugginivano l’armatura né gli spasmi della fame e della sete avrebbero potuto farlo desistere.
Così passarono le ore, i giorni e le settimane. Ogni giorno la Principessa mentre le pettinavano i lunghi capelli davanti lo specchio chiedeva ad una delle sue ancelle di sbirciare dalla finestra per controllare se il cavaliere fosse ancora lì ad aspettare e, ogni giorno, l’ancella tornava da lei confermando che sì, il cavaliere era ancora lì, immobile in attesa di una sua risposta.
Così passarono altri giorni, altre settimane e altri mesi. Passò l’estate e quindi arrivò l’autunno con i primi venti gelidi provenienti dal nord che iniziarono a flagellare tutto il regno. Un’ancella mossasi a compassione per lo sventurato amante provò a pregare la Principessa di affacciarsi e dire qualcosa a quel poveretto, ma lei niente. La Principessa era sì compiaciuta dalla dimostrazione di amore del cavaliere, ma purtroppo non aveva più un cuore per ricambiare il nobile sentimento.
Giunse infine l’inverno e con esso una bufera di neve che tormentò il regno di Asgard per giorni e giorni. Accanto al fuoco dell’enorme caminetto posto nella sua stanza, la Principessa di tanto in tanto si domandava per quanto tempo ancora il cavaliere potesse resistere. Le sue ancelle le dissero allora che il cavaliere era tanto coperto dalla neve che di lui se ne scorgeva ormai solo la sagoma. Per un attimo il cuore della Principessa parve sciogliersi e lei fece per alzarsi e correre alla finestra, ma quell’istante passò in un baleno e infine si rimise a giocare a ramino.
Ma ormai una crepa in quel cuore gelato si era creata. Così ogni mattina ora attendeva con trepidazione il messaggio dell’ancella che le confermava che il cavaliere era ancora lì, sepolto nella neve, ma sotto la sua finestra. E si chiedeva se forse non era stata una stupida a non capire quanto il cavaliere dovesse amarla per trovare il coraggio e la forza di patire tutte quelle pene per starle accanto. Gli sguardi assorti rivolti verso alla finestra si fecero infine così frequenti che anche le ancelle iniziarono a sperare che la Principessa si svegliasse dal suo algido torpore e si precipitasse dal suo amato per coronare il loro sogno d’amore.
E venne il primo giorno di primavera. Non era nemmeno l’alba che la Principessa si svegliò e ordinò alle sue ancelle di vestirla con il suo abito più bello. Quando fu pronta ordinò a una squadra di guardie reali di accompagnarla in giardino là dove si trovava il suo cavaliere innamorato. E si iniziò a scavare nella neve, là dove si scorgeva la sagoma gelata dell’impavido cavaliere innamorato. La Principessa raccomandò tanto di agire con cautela per non rischiare di far male al suo amato. Le guardie e le ancelle che avevano seguito la loro Principessa in giardino non credettero alle loro orecchie. La loro algida Principessa dal cuore di ghiaccio aveva forse trovato il suo vero amore. Era quindi giunto il tempo di spezzare l’incantesimo lanciato dal malefico mago dell’Est?
Passarono diversi minuti e tutti trattenevano il fiato, ma scava scava alla fine non trovarono niente, solo una pozza di acqua e fango rossastro, anche l’armatura e la spada si erano dissolte in ruggine. Del cavaliere non v’era rimasto che il ciondolo d’oro con l’effige del drago che la Principessa raccolse dalla fanghiglia come se fosse il pegno d’amore più prezioso del mondo. E la tapina si mise a piangere e pianse lacrime amare. Era stata tanto stupida da non accorgersi in tempo dell’amore vero e alla fine l’aveva perduto per sempre.
Per quanto ne possiamo sapere ancora oggi il regno di Asgard nelle lontane terre di Kvænangen è il posto più triste del mondo intero.


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Tanto tanto tempo fa, che ormai nessuno se lo ricorda più, un cavaliere dall’armatura di ferro e dalla spada lucente dopo lungo peregrinare giunse nel regno di Asgard nella fredda regione del Kvænangen. Questo luogo era circondato da altissime montagne ricoperte dai ghiacci; il clima così freddo...
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@... Storia vera ...@

26 settembre 2013 ore 13:45 segnala
Questa è la storia vera di una bambina di otto anni che sapeva che l'amore può fare meraviglie.
Il suo fratellino era destinato a morire per un tumore al cervello. I suoi genitori erano poveri, ma avevano fatto di tutto per salvarlo, spendendo tutti i loro risparmi. Una sera, il papà disse alla mamma in lacrime: "Non ce la facciamo più, cara. Credo sia finita. Solo un miracolo potrebbe salvarlo".
La piccola, con il fiato sospeso, in un angolo della stanza aveva sentito. Corse nella sua stanza, ruppe il salvadanaio e, senza far rumore, si diresse alla farmacia più vicina. Attese pazientemente il suo turno. Si avvicinò al bancone, si alzò sulla punta dei piedi e, davanti al farmacista meravigliato, posò sul banco tutte le monete.
"Per cos’è? Che cosa vuoi piccola?".
"È per il mio fratellino, signor farmacista. È molto malato e io sono venuta a comprare un miracolo".
"Che cosa dici?" borbottò il farmacista.
"Si chiama Andrea, e ha una cosa che gli cresce dentro la testa, e papà ha detto alla mamma che è finita, non c’è più niente da fare e che ci vorrebbe un miracolo per salvarlo. Vede, io voglio tanto bene al mio fratellino, per questo ho preso tutti i miei soldi e sono venuta a comperare un miracolo".
Il farmacista accennò un sorriso triste. "Piccola mia, noi qui non vendiamo miracoli".
"Ma se non bastano questi soldi posso darmi da fare per trovarne ancora. Quanto costa un miracolo?".
C’era nella farmacia un uomo alto ed elegante, dall’aria molto seria, che sembrava interessato alla strana conversazione. Il farmacista allargò le braccia mortificato. La bambina, con le lacrime agli occhi, cominciò a recuperare le sue monetine.
L’uomo si avvicinò a lei. "Perché piangi, piccola? Che cosa ti succede?".
"Il signor farmacista non vuole vendermi un miracolo e neanche dirmi quanto costa... è per il mio fratellino Andrea che è molto malato. Mamma dice che ci vorrebbe un'operazione, ma papà dice che costa troppo e non possiamo pagare e che ci vorrebbe un miracolo per salvarlo. Per questo ho portato tutto quello che ho".
"Quanto hai?".
"Un dollaro e undici centesimi... ma, sapete..." aggiunse con un filo di voce, "posso trovare ancora qualcosa ...".
L’uomo sorrise "Guarda, non credo sia necessario. Un dollaro e undici centesimi è esattamente il prezzo di un miracolo per il tuo fratellino!".
Con una mano raccolse la piccola somma e con l’altra prese dolcemente la manina della bambina. "Portami a casa tua, piccola. Voglio vedere il tuo fratellino e anche il tuo papà e la tua mamma e vedere con loro se possiamo trovare il piccolo miracolo di cui avete bisogno".
Il signore alto ed elegante e la bambina uscirono tenendosi per mano. Quell’uomo era il professor Carlton Armstrong, uno dei più grandi neurochirurghi del mondo. Operò il piccolo Andrea, che potè tornare a casa qualche settimana dopo completamente guarito.
"Questa operazione" mormorò la mamma "è un vero miracolo. Mi chiedo quanto sia costata..."
La sorellina sorrise senza dire niente. Lei sapeva quanto era costato il miracolo: un dollaro e undici centesimi...


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Questa è la storia vera di una bambina di otto anni che sapeva che l'amore può fare meraviglie. Il suo fratellino era destinato a morire per un tumore al cervello. I suoi genitori erano poveri, ma avevano fatto di tutto per salvarlo, spendendo tutti i loro risparmi. Una sera, il papà disse alla...
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@... Stanco ...@

03 settembre 2013 ore 13:05 segnala
Mi sento veramente stanco
i pensieri che vagano
le miei incertezze che mi assalgono
i dubbi di questa questa vita che mi affliggono
cerco di trovare una via d'uscita
a tutto questo
a volte penso che sia inutile
aspettare chi dice di poterti capire
invece pensa solo alle sue esigenze
senza capire per un'attimo che
oltre alle sue ci sono anche le mie
e poi ci si trova fra due fuochi
senza riuscire a spegnerne almeno uno
Tu mi dici fidati di me
ma come posso farlo se poi
da un giorno all'altro
mi rimarchi ciò che vuoi Tu
senza chiedermi cosa vorrei IO
forse una cosa l'ho capita
e che le nostre strade arrivate
a questo bivio mi sa che dovranno
dividersi anche se mi fa male a pensarlo
sta di fatto che mi sento veramente
STANCO cerca di capire almeno questo!!!


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Mi sento veramente stanco i pensieri che vagano le miei incertezze che mi assalgono i dubbi di questa questa vita che mi affliggono cerco di trovare una via d'uscita a tutto questo a volte penso che sia inutile aspettare chi dice di poterti capire invece pensa solo alle sue esigenze senza capire...
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@... La Pena ...@

31 agosto 2013 ore 11:00 segnala
Vago come un'ombra
nel sentiero della notte
e senza sapere
mi riconosco nei rumori
del silenzio
per essere contagiato da chissà chi.
Io penso che sia l'inferno
che mi fa pensare queste cose
strane ed inquietanti
vuole cibarsi della mia pena
perché forse non mi lascerà mai...

( Cavaliere Nero )


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Vago come un'ombra nel sentiero della notte e senza sapere mi riconosco nei rumori del silenzio per essere contagiato da chissà chi. Io penso che sia l'inferno che mi fa pensare queste cose strane ed inquietanti vuole cibarsi della mia pena perché forse non mi lascerà mai... ( Cavaliere Nero ) ...
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@... I Ricordi del Cuore ...@

26 agosto 2013 ore 21:35 segnala
Io speranze che sperai,
sorrisi e pianti miei.
Promesse di allegria
e sogni in cui volai.
Ed il primo spietato Amor mio
siete per me.
Perduti e persi mai
Di lei mi appassionai.
Su di lei giurai e mi ci tormentai.
Pare niente ma il cuore era il mio
poi c'eri Tu...
Vento soffierà, la pioggia pioverà,
la nebbia velerà, il sole picchierà.
Ed il ricordo il ricordo di lei,
non passa mai non passa mai.
Ma che buoni quei baci fra noi.
Forse lei, non vuole smettere mai.
Per vederti mi bastano gli occhi lucidi.
Se ti piace e se ancora tu vuoi
nel ricordo, anche senza di noi
tutto torna possibile, anche tu,
sei qui, oh!!
Qui nel cuore mio......
I ricordi non passano mai
eccoli qui.
Sono molto più forti di noi .
più vivi.


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Io speranze che sperai, sorrisi e pianti miei. Promesse di allegria e sogni in cui volai. Ed il primo spietato Amor mio siete per me. Perduti e persi mai Di lei mi appassionai. Su di lei giurai e mi ci tormentai. Pare niente ma il cuore era il mio poi c'eri Tu... Vento soffierà, la...
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26/08/2013 21:35:54
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