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Estate 2006

Lunamoon 10 aprile 2008 ore 19:38
   

AVVISO PER IL LETTORE: questo è il racconto reale e sincero di un’estate gelida, ma è anche il racconto di una vacanza estiva e di una “vacanza” da me stessa, un’ estate in cui il mio cervello ha fatto pace col cuore ed è rimasto per una notte in disparte a guardare. Il racconto è lungo, noioso e non credo vi possa interessare.

 Ho scritto di me e per me…come sempre.

 

 

Giugno 2006

 “Abbiamo bisogno di una pausa per capire che cosa mi accade. Sono confuso e troppo preso dal mio lavoro”.

La pausa di riflessione per fare il punto sulla storia era iniziata a giugno. Ormai non ci vedevamo più e i ritagli di tempo passati insieme erano rari, poco intensi e pieni di vuoti e di silenzi. Ci eravamo persi, ma io non l’avevo messa in conto la crisi della nostra storia e ancora meno l’eventuale fine.

 D. ci aveva pensato da tempo, è chiaro, ma prese la decisione il giorno prima della mia partenza per seguire le lezioni del master di specializzazione. Mi disse che ne “voleva approfittare della mia assenza per pensare, per capire”.

Ricordo quei dieci giorni da incubo tra le lezioni “full immersion” dalla mattina alla sera e le pause passate nella chiesa di fronte, quella con il campanile sorretto da tre grandi pilastri. Alessio mi portava li sotto e tenendomi le mani mi faceva girare veloce con la testa reclinata indietro, guardando le campane su in alto, nel cielo.

Era una di quelle chiese moderne in cemento armato che io  detesto, ma era l’unico luogo dove poter stare un attimo con me stessa, in silenzio, lontana dai colleghi e gli amici del corso. Stavo bene solo lì, in quel luogo spirituale in completo raccoglimento con i mie pensieri e le mie paure. Fosse stato un tempio buddista o una moschea sarebbe stato il mio luogo preferito comunque.

Pier mi guardava arrivare in aula e mi sorrideva con scherno e diceva “Buon Giorno D , come sempre in ritardo e come sempre truccata e sorridente, ormai sei un classico, una certezza!” .

Mi sforzavo di non far mancare il mio solito sorriso sul viso per non mostrare la mia angoscia. Nonostante avessi l’inverno nel cuore, non uscivo di casa senza trucco sul viso e le mie collane abbinate ai vestiti, tanto da suscitare la curiosità di una collega che mi confessò:” Sai la mattina non vedo l’ora che arrivi per vedere che collana indossi!”.

Come sempre orgogliosa e riservata sulla mia vita privata. Solo pochi sapevano il perché dei mie momenti in solitudine e qualcuno notava un sorriso triste e il viso adombrato, nei momenti in cui mi distraevo e poggiavo la “maschera della vincente” accanto a me, sul tavolo tra le penne e gli appunti.

I miei inusuali e scarsi interventi da rompi scatole, l’assenza della mia mano sempre alzata a gara con Elisa per le domande e gli approfondimenti chiesti ai prof e la poca energia mostrata nel mettermi sempre in gioco, nei lavori di gruppo e nell’esperienze dirette, facevano pensare che qualche cosa mi era accaduto, ma pochi mi fecero domande, per delicatezza e “perché siamo del mestiere e noi certe cose le capiamo subito, le osserviamo al volo”; già, ma quando capitano a noi e la terra trema sotto i piedi, non siamo abbastanza bravi a venderci la soluzione. Non abbiamo in tasca tecniche o strategie d’indagine introspettiva efficaci per trovare le risposte che cerchiamo.

Io non avevo risposte per me. Non avevo soluzioni per uscire dall’ansia e dalla paura della possibile perdita (“..e che vadano a farsi benedire le teorie sull’elaborazione del lutto e le sue fasi”).

 Mi sedevo accanto a Pier che mi sorrideva affettuosamente, poi come sempre spettinava con le sue mani i miei ricci, già abbastanza scombinati per natura e mi faceva una carezza sul viso dopo avermi baciato sulle guance e stretto forte forte, come solo lui poteva fare in quei giorni. Giorni in cui anche lui meditava di lasciare Elisa, sua ragazza da nove anni. nonché nostra collega anche al corso. Ma io lo compresi dopo.

Pier Paolo  da quel momento divenne il mio migliore amico, una presenza costante. Solo con lui mi mostravo piccola e fragile in quel periodo e lui mi teneva tutta su una mano. Pier sapeva fermare le mie lacrime con le dita e non le faceva arrivare sulle labbra che altrimenti bagnate dall’acqua salata non erano in grado di regalare sorrisi credibili. Faceva di tutto per farmi ridere e ci riusciva. Ogni notte uscivamo in giro con la mia auto, ero obbligata a guidare io perché era più divertente, mi diceva, “tu guidi come un uomo incazzato” e ogni tragitto dalla mia “casa-stanza” ai locali e al suo albergo erano risate e lacrime. Sì, ancora lacrime, non c’era speranza di fermarle, neanche quando ridevo, perché quando io rido mi scendono sempre le lacrime.

 

 Mi viene in mente quando andavo a scuola alle superiori e spesso accadeva che si iniziasse a ridere per una battuta ma alla fine la classe rideva guardando me che allagavo il banco con le lacrime e non smettevo più di farlo, perché le loro facce erano buffe, tutti voltati verso di me che ridevo ancora di più guardando loro.

 

Quelle giornate di corso e uscite con Pier terminavano sempre con un forte abbraccio e un “..a domani mi raccomando in ritardo, truccata e sorridente”, “Ok Pier a domani”.

 

La pausa fu più lunga del previsto, non trovammo soluzione alla crisi e si procedette con alti e bassi sino ad agosto dello stesso anno. Fu un estate fredda, un estate gelida per il mio animo ma volevo viverla comunque, non mi sarei arresa. Avevo voglia di progetti e di cambiamento. Dovevo ripartire da me. Ma dove era l’inizio..il mio inizio?

 

Agosto 2006

Settimana di ferragosto.

Decisi di partire per Costa Rei con i miei cugini nonché amici da una vita. Tutti e sei avevamo da riflettere su qualche cosa e avevamo bisogno di farlo anche tra noi. Affittammo una casa e sabato 11 partimmo, rientro previsto per il sabato successivo.

 

Costa Rei è il luogo di molti ricordi adolescenziali, i ricordi dei nostri campeggi dove ci sentivamo in libertà, e per questo che decidemmo di tornare lì: la spiaggia e “gli scogli di Peppino”, “la piazzetta” dove una sera di circa 15 anni fa, diedero in diretta sul maxi schermo il concerto dei Pink Floyd a Venezia, le canzoni di Vasco urlate fuori dalle nostre tende e la fila per le docce prima di cena col gettone nella tasca dell’accappatoio e in mano la spugna e il bagnoschiuma profumato e poi i preparativi per uscire, il trucco fatto sui tavolini da campeggio con la luce flebile delle torce appese al filo, il mio vestito scollato sulle spalle, stretto in vita, corto e largo nella gonna, come i vestiti delle bambole con il tulle bianco sotto che spuntava e quando lo mettevo con i tacchi alti mi guardavano tutti e mi sentivo bella.

Poi i falò in spiaggia, quando ancora si potevano fare, tutti seduti intorno tra il caldo del fuoco e la sabbia fredda nei piedi scalzi, le chitarre che suonano le canzoni di sempre, Eagles, Guns’n Roses, Vasco, Dire Strits, U2, Battisti, De Andrè…

Al buio ci sentivamo più liberi di urlare e cantare tra un bacio e una tequila con sale e limone. Al buio tanto “i grandi non ci vedevano”. E poi i bagni al mare fatti sotto la luce della luna con l’acqua tiepida per il caldo accumulato durante il giorno.

L’amore rubato negli angoli della spiaggia in ombra, che non venivano raggiunti dalla luce del falò. Angoli di intimità e di libertà trovati dentro un più ampio angolo di paradiso che è la costa sarda sud-orientale, tra la sabbia bianca e sottile che regala carezze, il mare e la luna.

 

Arrivammo a Costa Rei e occupammo una delle villette a schiera del residence.

Sistemammo le nostre cose e decidemmo come dividerci gli spazi e i letti.

La vacanza ebbe inizio e ci divertimmo molto. Io decisi di “fare quello che sentivo”.

Ne avevo bisogno e mi sentivo particolarmente energica, vitale ed euforica.

 

(Ora Cambio il tempo, uso il presente, ho bisogno di rivivere quella notte ripercorrendola con le parole).

Il 14 notte usciamo a cena e poi passiamo la notte al Peyote. Sono alla mia terza Cajpiroska alla fragola. Io bevo sempre la Cajpiroska alla fragola perché è dolce e perché la trovo sensuale e femminile e poi conosco bene gli effetti su di me.

Ballo senza sosta e senza curarmi tanto di chi mi sta intorno, gioco con i miei amici , salgo scalza su un piccolo tavolo mentre loro ridono.

 

Ora parlo con te C. Anche se so che non mi leggerai mai, voglio raccontare a te come ho vissuto quei momenti. Tu che sei stato l’iniziatore del mio cambiamento.

Tu che mi hai fatto mettere in discussione le mie poche certezze da brava ragazza “a modo e perbene”.

Sei lì che mi giri intorno, mi hai notata da un pezzo e pian piano entri sempre più nel mio raggio d’azione sino ad arrivare al mio spazio vitale. Non sei bellissimo ma mi piace come ti muovi. Hai i capelli rasati e la faccia da cattivo, più alto di me il tanto giusto e un bel fisico non “palestrato”. Io ho un debole per queste caratteristiche maschili, ma tu certo non lo sai e io neanche te lo faccio capire, infatti ti do le spalle. Adoro gli uomini con i capelli cortissimi o di media lunghezza. Gli uomini con la faccia da schiaffi, quelli che hanno il viso sporco di autostima e il cuore pulito.

Sei talmente vicino a me che è impossibile non urtarti, ti chiedo scusa e ti sorrido ma vedo che tu ne sei felice e mi dici con l’inconfondibile accento romano (per il quale ho un inspiegabile debole) : “…non aspettavo altro, è tutta la sera che cerco il modo per poterti conoscere...”. Andiamo fuori e ci sediamo a parlare.

La serata è quasi terminata e di te so solo che vivi a Milano, lavori in una grossa azienda, sei in vacanza con la tua donna che ti ha appena piantato ed è tornata a Milano, tu continui la vacanza da solo e occupi una bellissima casa su un costone che ha una visuale mozza fiato sul mare, proprio sulla parte alta di Costa Rei.

Il locale deve chiudere ma noi sentiamo di voler ancora parlare e mi proponi di seguirti su a casa tua promettendomi che saremo rimasti solo un po’ fuori in veranda. Sorrido e penso “..perché, idiota,  fuori in veranda non c’è il rischio di finire tu tra le mie gambe e io tra le tue?”. Non riesco a rinunciarci, sei troppo affascinante e poi ho promesso a me stessa che devo fare quello che mi sento e accadrà quel che deve accadere. Accetto il tuo invito, chiedo le chiavi dell’auto ad Eli e ti seguo lungo una strada impervia e sull’orlo di un precipizio. Ho paura dei precipizi…e anche dei giudizi e mentre mi domando che cazzo sto facendo lì, ripenso alle facce degli altri quando ho chiesto le chiavi dell’auto, ma presto giungiamo ormai dentro il giardino della splendida villa che ti ospita. Guardo il mare da la su e resto senza fiato, senza parole. Metti sul prato d’erba un telo da mare e ci sediamo lì a parlare. Mi piace come parli e come mi guardi.

 E’ stato facile scivolare dal prato d’erba alla camera da letto mentre i Dire Straits sul tuo pc continuavano a suonare per il mare, l’aria e le stelle di quella bellissima notte d’estate.

 

“Puoi restare a dormire se lo vorrai…mi farebbe piacere trovarti qui domani mattina”. Penso che è già mattina. Sorrido e non rispondo. Aspetto che tu prenda sonno. Mi alzo e mi rivesto. Cerco una penna tra i tuoi libri sul tavolo, ma non ne vedo e non mi va di frugare tra le tue cose. Penso al mio rossetto in borsa, lo prendo e ti scrivo un messaggio sullo specchio del bagno. Sorrido pensando a quanto mi maledirai quando proverai a toglierlo. Concludo il messaggio con un Addio, niente recapiti telefonici niente indirizzi, nessuna possibilità di rintracciarti, per me bastava così.

Era l’inizio del cambiamento. Avevo messo in discussione tante convinzioni: mai lasciarsi andare, tieni sempre tutto sotto controllo, mai a letto con uno sconosciuto appena incontrato in discoteca, mai seguire un uomo che non conosci a casa sua da sola e in strade isolate,  mai fare la “cattiva ragazza”,…“.,questo non sta bene e questo non si fa”…

Forzare i confini a volte rende liberi.

Caro C., grazie, sono felice di averti incontrato e di averti permesso di forzare i miei confini.

 

La vacanza procedette splendidamente nonostante l’ironia di tutti che mi ripeterono continuamente con scherno: “Tu, mi raccomando D., anche stasera fai come ti senti”.

Io faccio sempre come mi sento…e se sapessi cosa sento seguirei l’istinto ancora. Ma non so più come mi sento. Ora proverò a poggiare l’orecchio meglio per poter sentire cosa ho dentro. Farò come quando si avvicina una conchiglia all’orecchio e dentro si sente il mare. 

 

 

 

Lunamoon D.C.

 

Foto dal web:Costa Rei

9135431
    AVVISO PER IL LETTORE: questo è il racconto reale e sincero di un’estate gelida, ma è anche il racconto di una vacanza estiva e di una “vacanza” da me stessa, un’ estate in cui il mio cervello ha fatto pace col cuore ed è rimasto per una notte in disparte a guardare. Il racconto è...
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10/04/2008 19:38:59
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Commenti

  1. sabino70 11 aprile 2008 ore 14:17
    Ciao D. trovo che hai un modo di raccontarti stupendo che entra e non fà perdere nemmeno una virgola di quello che scrivi. Spero che presto riuscirai a sentire bene il tuo cuore e trovare la strada che ti porti in cima alla felicità.
  2. Ack13 11 aprile 2008 ore 16:24
    ed è stato davvero l'inizio di un cambiamento? Sei diversa oggi? (è solo curiosità)
  3. meteta 11 aprile 2008 ore 23:54
    Un cugino,mi ha detto,quando si ha paura di fare qualcosa quello è un trauma,e poi sempre nello stesso discorso mi ha detto,la risposta dentro di noi la sappiamo sempre,è che magari ancora non vogliamo tirarla fuori. Hai parlato di cugini e così per associazione ti risponde mio cugino. Forse non c'entra,forse si,forse,fai tu. Mi è piaciuto leggere qs post,molto lungo,ma quando devi scrivere di qualcosa che cambia nella tua vita,devi partire da prima,sempre da molto tempo prima perchè prima di quella sera c'è stata tutta un'estate,e forse anche una primavera dentro di te,forse tutte e 4 le stagioni prima dell'Estate. Per me è stato così,mi sono rivista nel tuo scritto,per altre strade,per altri percorsi e altre scelte.E dopo tempo ho capito,che tutto era cominciato sempre prima,molto tempo prima...ma non me ne ero accorta. Un bel post luna,potessi scriverti qui ti direi altro. Un bacio
  4. diabolicocoupe 12 aprile 2008 ore 01:27
    lunga ma piacevolissima;-)
  5. vorreisolamente 12 aprile 2008 ore 12:56
    s’incontrano spesso angoli d’improvvise emozioni d’incoerenza. I piatti della bilancia non debbono essere mai ne troppo pieni ne troppo vuoti La rinuncia per non perdersi non sempre lascia ricordi Il limite degli errori è soggettivo ma segna e lascia ferite. La capacità di rimarginazione è fondamentale quando nel tempo, guardandoti allo specchio tu, che sai la verità, non dovrai desiderare di sputarti addosso, per averlo o non averlo fatto. L’inverno è sempre più lungo mentre l’estate passerà sempre più in fretta. Io amo la mite primavera. Ma io sono io e non desidero più confondermi con niente e con nessuno. Forse così nessuno mi confonderà.
  6. 84INTREPIDA 12 aprile 2008 ore 14:04
    (( e non mi resta che allacciare un paio d ali alla mia testa....)) .. beh è bellissimo leggerti..spero tu stia bene un grande abbraccio intre
  7. ILREGOLATORE 13 aprile 2008 ore 22:43
    momenti indelebili dellanostra vita. "Ora proverò a poggiare l’orecchio meglio per poter sentire cosa ho dentro. Farò come quando si avvicina una conchiglia all’orecchio e dentro si sente il mare." io con il capo appoggiato sulla verde pianura attenderò come il Popolo Degli Uomini il rombo della terra che annuncia i bisonti. Ringrazierò il Grande Spirito dei suoi infiniti sentieri,anche del tuo che non conosco e che pure illumina il cuore.
  8. casavianello 15 aprile 2008 ore 13:21
    sei tornata a scrivere. Mi manca la mia scrittura ma anche la tua sai. non ho parole, mi è piaciuto tutto quello che hai scritto e soprattutto come lo hai scritto. Sento emozione, dolcezza, felicità, dolore, passione... Fose in questo periodo stiamo attraversando momenti molto simili. Io, per imposizioni spesso solo mie, mi sono sempre data tanta limiti che alla fine hanno cominciato atoglirmi il respiro. ed ho cominciato a chiedermi: è così sbagliato volersi sentire emozionata e viva? e la risposta mi ha portato ad intrapendere la strada del cambiamento. L'incontro con uno sconosciuto...la perdita di controllo...la forzatura dei limiti per esswre libera...è questo che mi ha permesso di cominciare a sentirmi viva. bacissimi
  9. Lunamoon 16 aprile 2008 ore 23:32
    SABINO, grazie per le tue belle parole. Sono contenta di aver trasmesso emozioni. Quando si parla di se stessi le emozioni arrivano sempre..al di là di come scriviamo. Baci a presto. ACK, è stato l'inizio di alcuni cambiamenti ma certo non è sufficiente lasciarsi andare un giorno per stravolgere completamente ciò che siamo. Io considero questa esperienza, un po' come una sorta di rito di passaggio, che ha segnato la presa di coscienza di alcuni aspetti di me che ho voluto rivedere e mettere in discussione. Ogni incontro, ogni esperienza determina un cambiamento, soprattutto grazie al valore che noi attribuiamo a quella stessa esperienza. Non sei d'accordo? Grazie , a presto. METETA, grazie di cuore! Hai ragione a volte è necessario ripartire da prima..sempre da lontano per capire e far luce. Sono curiosa di conoscere le altre cose che mi diresti..se vuoi puoi farlo altrove. Grazie e..saluta tuo cugino;-). DIABOLICO, grazie,...anche per aver letto un post così lungo;-) VORREI,hai ragione e credo che a volte sia necessario anche scendere a patti con se stessi, mettere in discussione, essere incoerenti e riuscire comunque a guardarsi allo specchio senza sputarsi in faccia.Anche a me piace la primavera;-) Grazie..è un piacere leggere ancora tue parole qui.A presto. INTRE, grazie dolcezza!...dici che dovrei allacciare delle ali alla mia testa?..io credo che in fondo voli già abbastanza così;-)Baci... REGOLATORE, aspettiamo quei suoni dunque e attendiamo nuovi sentieri da percorrere. Grazie... CASA, sì..avevo intuito che nelle nostre vite ci fossero alcune cose in comune...:-) Ti ringrazio molto per le tue parole. Auguro a te e a me di trovare presto la strada da percorrere. Sai, credo fortemente che nulla accada per caso...dunque aspettiamo..(anche alla finestra) per un pò, ma poi ci si deve muovere e agire per sentirsi vive. Non smettere mai di farlo. Spero di leggere presto sul tuo blog Un bacio supermegagalattico;-).A presto. GRAZIE... Luna
  10. Calicanto 17 aprile 2008 ore 18:03
    che non passavo di qua. E ho fatto bene a farlo. Non ho parole da scriverti su ciò che ho letto... anche se ne sono scorse tante, dentro di me, mentre leggevo.. (fortuna che era un pezzo noioso,a tuo dire! pensa se fosse stato un pezzo interessante..!):-) :rosa
  11. dolcegattina10 18 aprile 2008 ore 07:41
    0:-)Gli amici sono Angeli silenziosi che ti aiutano a rimetterti in piedi quando scordi di volare........questo hai fatto tu per me......mi permesso di volare ancora ...grazie un :staff un :bacio per sereno risveglio.....Antonella......:flower
  12. Dany3MsC 19 aprile 2008 ore 02:11
    ...belle, intense e per nulla noiose...:-) Che dire, non ti conosco, magari sbaglio, ma dalle tue parole traspare un carattere istintivo, passionale e un pò "on the road"... Un caro saluto...:-) Dany
  13. dolcegattina10 19 aprile 2008 ore 07:12
    l’amicizia è come un raggio di sole che entra nel cuore e ti fa vivere..non spegnere mai questo raggio,perchè nella vita c’è sempre qualcuno che ha :bisogno di te...come io adesso .....un:staff e una:rosa per te......buon risveglio e buon sabato...........antonella.....:ok
  14. visual7 19 aprile 2008 ore 16:14
    mi ha emozionato quello che hai scritto Luna ... mi fa piacere aver conosciuto una parte della tua vita così intima, e riscontrare sempre di più il tuo liberarti dai pregiudizi sullo scrivere in un blog ... sei diventata davvero una grande blogger! mi sei mancata .. un bacio!! ciao
  15. dolcegattina10 20 aprile 2008 ore 07:35
    Vorrei che il mio saluto fosse per te una canzone.....un nuovo colore del cielo.....un profumo di aria buona....che fosse serenità per il tuo cuore e per il tuo sorriso...... Un :staff e una :rosa per una serena domenica...... ..........ANTONELLA.......
  16. Lunamoon 21 aprile 2008 ore 17:58
    CALICANTO, non sai quale onore sia per me sapere che sei passata qui e hai letto qualche cosa di me. Tu sei emozionante. Grazie per le tue parole. A presto. DOLCEGGATTINA, grazie per i tuoi saluti e per l'affetto. Non so in che modo le mie parole possono essere a te vicine, ma ne sono felice se pur inconsapevole. Ciao bellissima donna, a presto. DANY, diciamo che tendo molto a razionalizzare ma..come hai letto..non sempre tengo tutto sotto controllo per fortuna..quindi sì, sono istintiva, passionale e "on the road"..direi di sì.Grazie;-) VISUAAAAAAL!!! Ben tornato, che piacere risentirti amico mio. Mi mancavi tu e i tuoi incoraggiamenti esagerati (vedi "grande blogger":-))))Sono felice di leggerti ancora. Non mi abbandonare;-)Baci
  17. dolcegattina10 22 aprile 2008 ore 06:00
    Ho provato a contare il bene che ti voglio e mi sono arrabbiata ........perchè non conoscevo il numero successivo.......un :staff e un :bacio per un dolce e sereno risveglio........
  18. perdonamialessandro 23 aprile 2008 ore 17:21
    ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ciao carissima è la prima volta che entro nel tuo blog.. complimenti sei stata in un posto bellissimo ... ti abbraccio e spero di vederti presto dalle mie parti! ti aggiungo tra i miei blog! a presto ciaoo ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ● ●
  19. visual7 23 aprile 2008 ore 20:41
    io ci sono .. anche se non mi vedi!;-) abbandonare è una parola che non conosco, dovresti spiegarmene il significato!:rosa
  20. Soniaaaaaa91 25 aprile 2008 ore 16:02
    è bello leggerti. :-)

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